LA STORIA DEL “900 IN PILLOLE

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    L”Italia fascista è governata nel culto della personalità di Mussolini. Tutto è propaganda, chi non si allinea è soppresso.

    L”esaltazione e la propaganda del regime sono affidate ai mezzi di comunicazione di massa. La voce dei giornali d”opposizione (l”Avanti!, l”Unità, La Voce Repubblicana) è soppressa. Gli altri giornali sono sotto il diretto controllo fascista e riportano solo notizie di facciata. Le informazioni, invece, che riguardano i problemi della società sono evitate. Gli articoli dei giornali parlano di “DUCE” e di “LUI” (tutto rigorosamente in maiuscolo, quando è riferito al presidente del Consiglio). La radio indottrina le masse e se non tutti possono permettersi il lusso di acquistare un apparecchio o di pagare il canone, allora il governo provvede a dotare di una radio ogni scuola, ogni municipio, ogni dopolavoro, ogni luogo di ritrovo.

    La voce del Duce raggiunge tutti. Dovunque. E gli aforismi attribuiti a Mussolini sono trascritti dappertutto: “Meglio un giorno da leone che cent”anni da pecora”, “Credere, obbedire, combattere”, “Vivere pericolosamente”.
    E, quando il cinema abbandona il muto, il regime agguanta anche le immagini dello schermo. Mentre a Roma, infatti, si inaugura Cinecittà, è istituito il LUCE (L”Unione Cinematografica Educativa). I cinegiornali prodotti dal LUCE vengono proiettati prima di ogni film. Mostrano sempre e solo immagini del Duce: mentre parla alle masse, mentre falcia il grano, mentre assiste alle sfilate, mentre fa ginnastica.

    Il regime incoraggia anche la produzione di film storici. Così accanto ai filoni dei cosiddetti “telefoni bianchi” (storie d”amore), “La segretaria privata”, “La signora di tutti”, “Squadrone bianco”, si producono film come “Scipione l”Africano”, “Ettore Fieramosca”, “Gli ultimi giorni di Pompei”.
    Nello sport –vera esaltazione dello spirito nazionalistico del fascismo- ci sono momenti molto felici. Nelle Olimpiadi del 1920 di Anversa, del 1924 di Parigi e del 1928 di Amsterdam, l”Italia fa incetta di medaglie. Grande risonanza hanno i successi di Nedo Nadi nella scherma e Ugo Frigerio nella marcia.

    Nel 1924, il ciclista Ottavio Bottecchia, “Botescià” per i Francesi, si aggiudica il Tour de France: è la prima vittoria italiana in questa corsa. Nel 1927, poi –come nel 1930 e nel 1932-, Alfredo Binda vince il campionato del mondo di ciclismo: “galleggiava sulla strada con l”armoniosa leggerezza dei suoi colpi di pedale, carezze al piano e morsi al monte”.
    Nei teatri italiani, intanto, si accende la stella di Anna Mencio, diventata, poi Wanda Osiris. A distanza di poco tempo si impone anche il talento di un giovane comico napoletano, Antonio de Curtis, in arte Totò.

    Nel 1924, muoiono Giacomo Puccini e la diva del teatro italiano, Eleonora Duse. Ma la morte che fa più scalpore, è quella che riguarda Rodolfo Valentino, il più famoso attore del cinema muto. La sua scomparsa genera un lutto collettivo. Le sue innumerevoli fans si abbandonano a scene di delirio. Alcune minacciano di suicidarsi. Altre si suicidano davvero!

    Nel campo della letteratura, infine, si saluta, nel 1927, l”assegnazione del premio Nobel a Grazia Deledda. Contemporaneamente, si impongono alle masse i nomi dei grandi narratori, poeti e commediografi del primo Novecento: Massimo Bontempelli (La vita intensa), Italo Svevo (La coscienza di Zeno), Eugenio Montale (Ossi di seppia), Alberto Moravia (Gli Indifferenti), Eduardo De Filippo (Sik Sik, l”artefice magico), Luigi Pirandello (Uno, nessuno e centomila).

    PILLOLE DI “900