“AD ARZANO I SOLDI DEL COMUNE LI HA GESTITI LA CAMORRA”

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    Il paesone a nord di Napoli è risultato fortemente condizionato dalla camorra. Coinvolti politici del centro-sinistra. Continua il nostro viaggio tra i Comuni sciolti per camorra.
    Di Amato Lamberti

    Arzano, 40.000 abitanti, una area industriale dove sono allocate alcune delle industrie più prestigiose della provincia di Napoli, è diventato famoso in Italia perchè è stato lo scenario, “un poco scarrupato”, delle vicende di una classe di alunni raccontate dal libro, “Io speriamo che me la cavo”.

    Il contesto territoriale nel quale il Comune di Arzano insiste, quello dell’area a nord di Napoli, è caratterizzato da elevati indici di criminalità e dalla presenza di diverse organizzazioni criminali, tra cui emergono, quello che resta della cosiddetta “alleanza di Secondigliano”, il clan Di Lauro e quello degli “scissionisti”, il clan Maisto, e, soprattutto, il clan Moccia , che di Arzano ha fatto il luogo privilegiato di investimenti immobiliari e commerciali. A parte i traffici criminali, in particolare traffico e spaccio di droga, e le attività estorsive, i clan che operano ad Arzano, da tempo, sembrano aver preso il comando sia delle attività economiche della città, che di quelle amministrative del Comune.

    Gli stessi magistrati, non sapendo come collocare le “famiglie” gravitanti anni addietro nella cosiddetta “alleanza di Secondigliano”, utilizzano il termine “magliari” per indicare i De Rosa (produttori e commercianti di abbigliamento griffato falsificato; gestori di aziende sanitarie private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale ); Tommaso Sorrentino, Angelo Caiazza, Ciro Perna, tutti imprenditori nel settore dell’abbigliamento, alcuni dei quali accusati anche di produzione di marchi contraffatti, oltre che di abusi edilizi e, soprattutto, di forti condizionamenti dell’amministrazione comunale in relazione a significative operazioni urbanistico-edilizie.

    Condizionamenti tanto evidenti e palesi, anche a livello di opinione pubblica, da far scrivere, il 30/04/2007, sul maggiore quotidiano napoletano, ad opera di uno degli inviati di punta del giornale, Enzo Ciaccio, “Arzano, municipio assediato dai clan”. Il 26 luglio del 2006, a poco più di un anno dal rinnovo del Consiglio comunale, nel quale viene riconfermato il sindaco diessino De Mare e la giunta di centro-sinistra, l’ingerenza della criminalità nella gestione del Comune era di pubblico dominio, tanto che il prefetto di Napoli, sulla base degli elementi forniti dalle forze dell’ordine, invia una commissione per la verifica della correttezza dell’azione amministrativa. In particolare, ad attirare l’attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia, era stata l’attivazione di un “project financing” per la realizzazione in Arzano di un nuovo cimitero, affidato alla impresa “Di Tella Fiorenzo snc” di Casal di Principe, in odore di camorra.

    Il progetto viene approvato da un Consiglio comunale precettato di urgenza e sorvegliato, come denunciò il giornalista Mimmo Rubio (poi minacciato e messo sotto scorta), sia all’interno che all’esterno dell’aula da un nutrito gruppo di esponenti del clan Moccia spalleggiati da esponenti dei casalesi. I consiglieri che avevano manifestato perplessità sulla delibera del progetto o l’intenzione di non votarlo, perchè palesemente irregolare, furono tutti “avvicinati” e “consigliati”, prima e durante il Consiglio, per ottenerne il voto favorevole.

    Per il clamore delle notizie date dalla stampa il provvedimento venne revocato dalla stessa amministrazione comunale, ma le reazioni criminali non si fecero attendere, con intimidazioni al giornalista e alla sua famiglia, e con l’invio di un pacco bomba, che scoppiando in casa ferì gravemente la moglie, all’ ex presidente del Consiglio comunale, Elpidio Capasso. La Commissione d’accesso presenta una prima relazione il 15 dicembre 2006 ma viene, sembra per forti pressioni politiche, prorogata e presenta relazioni il 23 marzo 2007 e il 21 dicembre 2007, nelle quali sono evidenziati con assoluta chiarezza i condizionamenti sull’amministrazione comunale delle organizzazioni criminali, attraverso persone che fanno parte dell’amministrazione a livello politico, tecnico, dirigenziale e impiegatizio.

    Solo il 13 marzo 2008 si procede allo scioglimento del Comune di Arzano, motivandolo con una corposa documentazione che chiama direttamente in causa amministratori, consiglieri comunali, dirigenti degli uffici tecnici, della polizia municipale. In particolare, tra le principali cause dello scioglimento, viene indicata la situazione della “Arzano Multiservizi” nella quale viene registrata la contiguità del direttore tecnico e di alcuni componenti dell’A.T.I. con ambienti della criminalità organizzata. A carico del direttore tecnico della Arzano Multiservizi è stato avviato, nel 2008, “un procedimento penale per associazione camorristica finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta onde favorire ditte vicine al clan dei casalesi negli appalti della TAV”.

    Inoltre, caso unico, finora, per società miste comunali, la Arzano Multiservizi è stata colpita da interdittiva antimafia, relativamente ai soci privati scelti con procedura giudicata irregolare. Non si tratta, quindi, solo di un carrozzone politico-clientelare, i cui costi vengono tutti scaricati sul Comune, mettendone a rischio la stabilità economica, ma di una società fortemente condizionata da interessi della criminalità organizzata. Il quadro è desolante: come indicano le numerose interrogazioni parlamentari, a governare ad Arzano è la criminalità organizzata, i cui uomini occupano anche posizioni di responsabilità politica nei partiti della maggioranza e si dividono tutti i posti di comando delle iniziative affaristiche sostenute, promosse, messe in atto sul territorio, dalla stessa Amministrazione comunale.

    La cosa più grave è che non si è registrata alcuna reazione, a livello regionale e nazionale, da parte dei partiti di centro sinistra, nei confronti di una situazione che vede così pesantemente coinvolti, in rapporti con la criminalità organizzata, esponenti politici, locali e non, dello stesso schieramento.

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