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Dal dibattito politico in corso l”impressione è che non tutti sono coscienti dell”importanza dell”Unione europea. Eppure le finalità da realizzare sono chiare e definite.
Di don Aniello Tortora

Il 6 e 7 giugno saremo chiamati ad eleggere il Parlamento europeo.
In Italia ci si è azzuffati sulla formazione di accordi di partiti o sul carattere solitario della loro presentazione e sulla composizione delle liste.
Problemi veri e seri per i partiti, ma penso che siano altri i problemi dell”Europa, su cui c”è solo silenzio. Sui manifesti della campagna elettorale leggo solo slogan e frasi ad effetto per “abbagliare” gli elettori: chi parla, infatti, delle politiche che l”Europa deve praticare, degli obiettivi che essa deve proporsi, di un”Europa esistente ma ancora da costruire?

Leggendo ultimamente alcuni articoli di approfondimento sulla questione europea e prendendo le mosse dalla rimeditazione storica delle finalità che la costruzione europea si è proposta ai suoi inizi mi pare di cogliere che sono cinque le finalità principali: la pace, l”integrazione economica e lo sviluppo, la difesa e la crescita della democrazia, l”equità sociale, maggiore equilibrio nei rapporti tra i popoli nel campo economico, sociale e culturale.

1. Obiettivo pace

La prima finalità che si è proposta l”Unione è il mantenimento della pace. La radice prima dell”avvio dell”unificazione è stata la preoccupazione di sottrarsi alla riproduzione della guerra e di conservare la pace. Oggi una guerra europea è resa davvero impossibile dall”unità economica e dall”accresciuta affinità politica e culturale del Continente e la caduta del blocco socialista esclude uno scontro armato con la Russia: è questa la finalità che l”Unione, almeno sul piano dell”Europa Occidentale ha finora compiutamente realizzato (eccetto la tragedia yugoslava). Ma esiste una situazione odierna di squilibrio a livello mondiale con il quale l”Europa deve confrontarsi continuamente. Alcuni recenti avvenimenti hanno dimostrato che di fronte a tutte le crisi diplomatiche e belliche l”Unione non sa parlare con una voce sola; da qui l”incompiutezza dell”unità politica a cui bisogna porre rimedio.

2. Integrazione economica

L”integrazione economica è la seconda finalità di tutta l”operazione.
Anche se gradualmente e non senza contrasti tra i vari paesi, l”integrazione economica – fra attuazione dei primi trattati e nuovi trattati di modifica – è andata avanti con successo e con buoni effetti sullo sviluppo come lo scopo costante e il maggior compito della Comunità, mentre l”unione politica è rimasta a lungo bloccata e incontra gravi difficoltà. L”unione monetaria e la liberalizzazione finanziaria hanno dato una spinta imponente all”Unione, anche se la politica fiscale è stata lasciata come prerogativa dei singoli stati.
Ma anche qui il cammino è ancora lungo. Basti pensare che nell”attuale crisi economica gli stati stanno attuando politiche economiche unilaterali e non trovano neppure la forza di unificare la vigilanza bancaria, lasciata al singolo stato.

3. Unità istituzionale a carattere democratico

La terza finalità, quella di una completa unità istituzionale a carattere democratico, è rimasta sempre imperfettamente realizzata, anche se non si è rinunciato a farlo.
Le istituzioni create all”inizio non hanno avuto una struttura direttamente democratica e scarsi sono stati i progressi successivi in questa direzione. È prevalso il bilanciamento tra organi comuni ma di natura tecnocratica (la Commissione) o giudiziaria (la Corte di Giustizia) e si è imposta la superiorità di un”istanza decisionale di carattere intergovernativo (il Consiglio) che deve decidere in troppi casi all”unanimità, mentre il parlamento, anche quando è divenuto elettivo, rimane dotato di peso secondario e mancano vere forme partecipative includenti i cittadini. È questo un grande paradosso: le più avanzate democrazie, quando agiscono in sede comunitaria, lo fanno con un grave deficit democratico.
Anche qui cӏ molto da camminare ancora e tantissimo.

4. Lo stato sociale

Fin dall”inizio molto manchevole fu a lungo la quarta finalità, quella sociale. Pur trionfando essa in tutta Europa, prevalse la concezione che gli interventi sociali appartengono al compito dei singoli stati. In seguito – col crearsi, nella nuova politica di globalizzazione e di liberismo, di un deficit sociale nella politica degli stati – cominciarono a entrare nei nuovi trattati sia pur deboli disposizioni sul lavoro, la salute, l”istruzione, la cultura. Ma bisogna dire che l”azione della Comunità è del tutto inadeguata e, anzi, i limiti imposti dalla politica monetaria ed economica comunitaria, condiziona, oggi, negativamente le politiche sociali degli stati.

5. Giustizia economica internazionale

Quinto e ultimo tra gli scopi dell”Unione la collaborazione alla giustizia economica internazionale.
Anche se nei trattati vi sono stati impegni di sostegno allo sviluppo del continente africano e dei paesi d”oltremare, con onestà bisogna dire che l”attenzione è stata modesta e incapace di correggere le sperequazione tra paesi avanzati e sottosviluppati conseguente alla decolonizzazione. Oggi, poi, si presentano nel mondo anche opposizioni di carattere culturale e di rifiuti di dialogo tra civiltà e culture diverse (vedi il recante caso-Italia). Anzi si assiste a varie forme di chiusura delle proprie frontiere, impedendo l”accesso agli immigrati dai paesi della povertà, rifiutando l”asilo a molti rifugiati politici e ai profughi per fame e discriminando in molti modi gli stranieri .

Queste cinque finalità sono perfettamente attuali e, spesso, negate.
Vanno tutte rimeditate e riprese. Questo dovremmo esigere dai candidati alle prossime elezioni e dai partiti che li presentano. Ho la netta impressione che non tutti siamo coscienti (a cominciare dai candidati) dell”importanza dell”Unione europea.
Recentemente ho letto che i parlamentari europei italiani sono quelli più pagati (134mila euro l”anno) e quelli più assenteisti.
Forse da qui si comprende, a cominciare dai “nostri”, perchè l”Europa non è ancora decollata definitivamente.