La ricetta di Biagio. Tacchino alla pizzaiola e caldarroste: per sopportare le facce di certi campioni dell’anticamorra

Agli indiani d’ America la carne di tacchino dava non solo forza, ma anche calma e pazienza. La ricetta di Biagio  permette di sopportare anche i sermoni che certi predicatori del PD continuano a sciorinare, da pulpiti non sempre collaudati, sui fatti di Quarto.   Tacchino alla pizzaiola. Ingredienti: 4 fette di fesa di tacchino, 4 fette di mozzarella, pomodori pelati, 2 spicchi d’aglio, origano, prezzemolo tritato, parmigiano grattugiato, mezzo bicchiere di vino rosso, olio, pepe, sale. Sistemate in un piatto le fette di tacchino, cospargetele moderatamente di vino, fate in modo che il vino venga assorbito, poi mettete le fette in un tegame, cospargetele di pomodori tritati, aggiungete l’olio, l’origano, il prezzemolo tagliato in pezzi, il pepe e il sale. Girate di tanto in tanto le fette perché prendano sapore e, qualche minuto prima che la cottura sia completata, stendete su ogni fetta di tacchino una fetta di mozzarella e un pizzico di parmigiano grattugiato, e portate la cottura al suo completamento, e la mozzarella a sciogliersi. Invece di sostenere questa “pizzaiola” con un piatto di verdure, ricordando certi abbinamenti suggeriti dalle tradizioni di famiglia, ho scelto come contorno le caldarroste. Ho pensato che la polpa densa e profumata delle castagne di Montella fosse adatta a rinvigorire, insieme al vino rosso, non solo il sapore della carne di tacchino, che di per sé tende a una certa stopposa dolcezza, ma anche la mollezza saporosa della mozzarella. Era importante che le castagne fossero arrostite al punto giusto, e in modo uniforme, e che il “frutto” uscisse intatto dall’ involucro della buccia: per raggiungere questo obiettivo, ho coperto le castagne in padella con un uno spesso foglio di carta da acquerello, opportunamente inumidito, e alla fine ho aggiunto un pizzico di sale. I vapori del sale hanno consolidato il sapore delle castagne e hanno reso agevole, al primo colpo, la sbucciatura integrale. Sulla pizzaiola di tacchino e sulle caldarroste abbiamo bevuto il Recupe rosso della “Fioravante Romano”, vino fresco, giovane, agile, capace di “accendere” la polpa delle castagne, di mettere nervo e delicatezza nella fibra del tacchino e solida nobiltà nella scioltezza della mozzarella.   Biagio Ferrara   Non se ne può più. C’è chi ha sospirato di sollievo: anche i grillini sono italiani, non sono degli alieni. Per giorni non c’è stato telegiornale che non parlasse di Quarto, dei voti della camorra al Movimento di Grillo, delle telefonate “intercettate”, e pareva che il primo problema degli Italiani era se la sindachessa di Quarto dovesse dimettersi o no. Dimettersi poi perché? Perché un consigliere di maggioranza ha avuto i voti di un clan.. Cose che succedono solo a Quarto: in altri Comuni d’Italia non si ha nemmeno l’idea di una sconcezza di tale portata. E poi i capi di questo clan di Quarto perché hanno fatto confluire i loro voti su un rappresentante indiretto? Perché non hanno portato in consiglio comunale un membro del clan? Certe cose gliele avrebbero comunicate a voce, e non per telefono. I telefoni, si sa, vengono intercettati. E se invece la camorra ha volutamente “infiltrato” il Movimento di Grillo, per “sputtanarlo”? Potrebbe essere il tema di un giallo. Il PD ha cercato di “azzupparci” il pane: l’ha fatto con poca classe, con scarsa furbizia. Non ha ricordato il “chi è senza peccato.”, ha cercato di surriscaldare il ferro, e di batterlo finché era caldo. Ha parlato perfino la signora Picierno: ha parlato sorridendo. Il sorriso della Picierno mi ricorda quello della Boschi: una sintesi di stupore continuo, di tentata ironia, di vantata superiorità, di ostentata saggezza: è il sorriso di chi capisce sempre più degli altri e prima degli altri. Modestamente. Certi sorrisi e certe battute di membri del PD locale e nazionale hanno immediatamente trasformato il dibattito da politico in una contesa tra tifosi:chi va di più a braccetto con le mafie? Chi ha il maggior numero di consiglieri e di assessori indagati, sospesi, arrestati? Non se ne può più. Per fortuna Biagio ha preparato un menù da filosofia stoica. La carne di tacchino rasserena, è una sentenza dei Sioux, gli indiani d’ America che anche quando combattevano, combattevano filosoficamente. La calma superiore dei capi indiani era merito della dieta a base di tacchino: il tacchino non a caso è diventato la vittima sacrificale del Giorno del Ringraziamento. E la mozzarella. Mozzarella vuol dire bufala: non credo che in Italia ci sia animale più paziente, tanto paziente da sopportare che il suo nome venga usato per indicare una notizia falsa, un imbroglio, una “bufala”, appunto. E infine ci sono le caldarroste. Sbucciare caldarroste e gustare la solida e tenera polpa costituiscono un’azione assoluta, che non lascia spazio per altri gesti e per altri pensieri. E anche quando le caldarroste sono finite, il sapore si prolunga, si fa più morbido e suggerisce distacco, indifferenza, apatheia. Il Recupe rosso di Luigi Romano è un vino fresco e giovane, è un vino educatamente sincero: ti dice, in silenzio, quali chiacchiere meritano attenzione, e quali sono solo chiacchiere. Irrimediabilmente.

Sant’Anastasia. Pitbull feriti: scatta l’allarme sui combattimenti tra cani

Le due bestiole sono state avvistate e soccorse in via Romani da un gruppo di ragazzi. Il monito del sindaco Abete: «Siamo di fronte ad una vergognosa piaga culturale e sociale: implementeremo la campagna di sensibilizzazione verso gli animali». Sabato sera, intorno alle ore 20 in via Romani, un gruppo di ragazzi che si era riunito per qualche chiacchiera ed un caffè in uno dei bar più accorsati della zona, ha notato due pitbull con diverse ferite aperte riconducibili a probabili combattimenti. I giovani hanno dapprima soccorso i due animali a quattro zampe dando loro da mangiare e bere e facendoli visitare da un vicino dottore veterinario ed infine hanno sollecitato Cettina Giliberti, assessore con delega alla Tutela e benessere degli animali la quale si è recata sul posto ed interpellato la Polizia Municipale che a sua volta ha sollecitato l’Asl. Uno dei due pitbull è dotato di microchip mentre all’altro è stato inserito nel tessuto sottocutaneo il circuito integrato in serata ed intestato al comune di Sant’Anastasia. A seguito del ritrovamento dei due cani si è abbattuto sulla cittadina vesuviana lo spettro di eventuali combattimenti, pratica illegale ancora in voga che appassiona soprattutto gli scommettitori che investono il proprio denaro su animali addestrati a cruenti scontri. «Lunedì vedremo a chi appartiene il pitbull con microchip e da lì ci attiveremo sul da farsi e mi impegnerò in prima persona a vigilare su ciò che accade a questi poveri cucciolotti», ci ha dichiarato l’assessore Giliberti, da sempre molto sensibile su abbandono e maltrattamento di animali. Sul caso abbiamo raccolto anche le impressioni del primo cittadino anastasiano, Lello Abete, il quale ha dichiarato testuale: «Condanniamo con fermezza atti di pericolosità ed inciviltà commessi da persone che non hanno un briciolo di umanità e rispetto verso gli animali. Siamo di fronte ad una vergognosa piaga culturale e sociale e pertanto implementeremo la campagna di sensibilizzazione verso gli animali, già avviata dalla nostra amministrazione». I due pitbull sono stati trasferiti al canile di Nola. (Fonte foto: Facebook)

Papa Francesco in visita a Greccio

Tutti siamo legati al grande Santo Francesco. Ma Francesco non è solo Assisi o La Verna. E’ anche la Valle Reatina: Greccio, La Foresta, Poggio Bustone, Fontecolombo. Ognuno di questi luoghi sacri è stato importante per il Poverello di Assisi. E papa Francesco in questi giorni è stato a Greccio. Una visita improvvisata ed inaspettata per i frati e per il santuario.  Con semplicità. Nel silenzio di una preghiera personale, intima. Lì dove san Francesco volle rivivere nel presepe l’amore infinito, giunto a rivestirsi della nostra carne mortale. Insieme alla crocifissione, l’Incarnazione del “suo” Signore, era, per Francesco, fonte di stupore e di meraviglia.  Francesco è sceso in quella grotta scavata nella roccia, si è commosso davanti all’ altare sul masso che servì da mangiatoia nella rappresentazione vivente della Natività, e  ha ammirato gli  affreschi di scuola giottesca della Madonna che allatta il Bambino e del presepe di Greccio.  Questo luogo racconta anche tutto degli ultimi e non facili anni del santo vissuti pienamente «secondo la forma del santo Vangelo», come scrive nel suo testamento.  E proprio Tommaso da Celano, nella sua biografia del santo, nota come Vita Prima, spiega il senso di quella sacra rappresentazione natalizia voluta da san Francesco nel 1223 dopo il suo ritorno dalla Terra Santa: “In quella scena si onora la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà”.  E ancora Tommaso da Celano scrive riferendosi alla vita del Poverello: “La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo. Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro”. E «a questo proposito – afferma sempre il biografo – è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore… Lui stesso assaporò una consolazione mai gustata prima”. Francesco parlò al popolo, e con parole dolcissime rievocò “il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme, il Bambino di Betlemme, e ogni volta che diceva ‘Bambino di Betlemme’ o ‘Gesù’, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole”. Papa Francesco, poi, proseguendo la visita al santuario ha incontrato un gruppo di ragazzi, in ritiro. A loro ha detto: “Lo splendore del palazzo di Erode era grande… Ma i Magi sono stati furbi perché si sono lasciati guidare dalla stella che li ha portati al Bambino… Vi auguro che la vostra vita sia accompagnata sempre da questi due segni che sono un dono di Dio: che non vi manchi la stella, che non vi manchi l’umiltà di scoprire Gesù nei piccoli, nei poveri, in quelli che sono scartati nella società e nella propria vita”. Se veramente viviamo Greccio nella nostra ferialità, sarà Natale, sempre. ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE http://ilmediano.com/category/sociale/annunciare-denunciare-rinunciare/ (Fonte foto: rete internet)

Brusciano, centro aggregazione per l’infanzia: l’amministrazione Romano sempre più attenta al sociale

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Lunedì 11 gennaio 2016 alle ore le 15:30 presso la sede comunale di Brusciano sarà inaugurato il “Centro di aggregazione per l’infanzia e adolescenza” appaltato dall’ambito territoriale Napoli22. Il centro ubicato presso il piano terra dei locali della Casa Comunale opportunamente predisposti per ospitare i servizi richiesti, ha come scopo principale, quello di offrire ai minori un luogo in cui stare insieme, in cui proporre diverse attività, ed in cui trovare spazi da vivere all’insegna della socializzazione e della creatività. Il centro di aggregazione proporrà un laboratorio di sostegno all’apprendimento, laboratorio animativo, laboratorio sportivo, laboratorio trasversale Kaledo ed attività di sostegno alle famiglie. Tali attività pensate e progettate per il Centro Diurno dell’Ambito, avranno articolazioni e strutturazioni diverse, al fine di rispondere in modo più adeguato ai bisogni concreti delle famiglie e dei minori. Circa trenta i bambini residenti nel comune di Brusciano e nei comuni dell’ambito, che avranno l’opportunità di frequentare durante la settimana nelle ore pomeridiane dalle 15.00 alle 19.00, spazi e luoghi di aggregazione idonei e utili ad allontanare i minori dalla strada. L’assessore alle Politiche Sociali, Felicia Mocerino ed il sindaco Giuseppe Romano, ci hanno tenuto in particolar modo ad attivare questo servizio, con l’obiettivo carine di rilanciare fortemente il ruolo dei servizi per l’infanzia sul territorio e dimostrare che partendo dai bambini si vuole investire per un futuro migliore. (Fonte foto: rete internet)  

Nola: irregolarità nella assegnazione dei fondi post terremoto

L’Amministrazione Biancardi condannata per un milione di euro. Pessimo inizio d’anno per l’amministrazione comunale di Nola. Il Tribunale Civile, con sentenza n. 1 del 2 gennaio 2016, ha condannato il Comune di Nola a pagare il considerevole importo di euro 1.059.233,47, oltre interessi, per violazione delle norme di applicazione della Legge 32/1992 che fissa i termini per la erogazione dei contributi alla ristrutturazione degli immobili danneggiati dal sisma del 1980.

La vicenda riguarda il condominio Palazzo Alfano, sito in angolo tra piazza Paolo Maggio e via Ambrogio Leone. L’edificio, gravemente danneggiato durante il sisma, versa in un grave stato di degrado strutturale, tanto che lo stesso sindaco di Nola, con l’ordinanza 2409 del 18 giugno 2010, ordinava “eseguire AD HORAS tutti I lavori necessari atti ad eliminare il pericolo rilevato, nonché procedere alla verifica statica delle strutture”. Ciò anche perché l’edificio in questione sorge in un punto centrale del percorso della processione dei Gigli e ciò aggrava sensibilmente il rischio di danni alle persone in caso di crolli. Il 2 aprile 2012 il Comune di Nola riconosceva ai proprietari del Palazzo Alfano la somma di  euro 1.059.233,47 quale contributo per la ristrutturazione ai sensi delle norme sul dopo terremoto. Ma il contributo non è mai stato erogato. Nel procedimento l’amministrazione Biancardi si giustificava dichiarando che i fondi non erano sufficienti. Dopo essersi visti negare il contributo nonostante fosse già stato regolarmente assegnato, i proprietari affidarono l’incarico di recupero delle somme spettanti presso il Comune di Nola agli avvocati Domenico Ruocco e Carmine Giugliano che avviarono nel 2012 il procedimento che ha portato alla sentenza di condanna dell’amministrazione Biancardi del 2 gennaio. Da quanto si è potuto ricostruire della vicenda, la ripartizione dei fondi post terremoto era stata fissata con diverse delibere di giunta nel 2006 durante l’amministrazione Napolitano. Durante l’amministrazione Biancardi sono stati modificati i termini di assegnazione estendendo la lista dei beneficiari senza però procedere a richiedere al Ministero i fondi a copertura degli ulteriori contributi. In tale situazione, i contributi sono stati assegnati parzialmente ad alcuni aventi diritto escludendo, tra gli altri, i proprietari di palazzo Alfano. Dal dispositivo della sentenza emergono delle gravi responsabilità a carico del sindaco Biancardi e della sua giunta dell’epoca. Infatti, secondo il dispositivo di sentenza, “è evidente, allora, che le ricordate delibere comunali sono da considerarsi illegittime e come tali da disapplicarsi”. La sentenza ribadisce anche che l’Amministrazione Biancardi, ha disapplicato le indicazioni del Ministero delle Infrastrutture che “rispondendo ad un quesito dello stesso Comune di Nola, ha ribadito che non sono rinvenibili ulteriori criteri di di priorità rispetto a quelli previsti dalla legge”. La detta sentenza – dichiara l’avvocato Domenico Ruocco – ha sconfessato la difesa del Comune di Nola, secondo cui il Ministero non avrebbe erogato somme sufficienti a soddisfare le esigenze di tutti gli immobili esistenti nel proprio territorio aventi diritto al richiamato beneficio. Lo stesso Tribunale ha altresì disapplicato, perché ritenute illegittime, le delibere comunali sulla scorta delle quali erano stati individuati particolari criteri di preferenza che, in passato, avevano consentito a soli pochi soggetti di poter beneficiare dei detti ‘buoni contributo’.” In pratica, da quanto si evince dal dispositivo di sentenza, l’amministrazione Biancardi ha assegnato i fondi a una serie di soggetti aventi diritto ma ha omesso di modificare le precedenti delibere di Giunta risalenti al 2006 che fissavano una diversa ripartizione. Da tale mancata rettifica delle delibere della precedente amministrazione, la ripartizione dei fondi operata da Biancardi è quindi risultata inquinata da procedure discrezionali e illegittime. La più grave conseguenza del comportamento illegittimo dell’amministrazione Biancardi è il danno erariale, che ammonta a più di un milione di euro, derivante dagli effetti della sentenza n° 1 del 02 gennaio 2016. Restano da verificare, ad opera della Magistratura contabile e penale, i profili di responsabilità a carico dell’amministrazione Biancardi anche perché, rilevata in sentenza la illegittimità di certi atti amministrativi, il danno erariale all’ente comune di Nola dovrà necessariamente essere risarcito dai responsabili delle evidenziate irregolarità. Nuovo documento 40 Nuovo documento 41 (Foto d’epoca, fonte foto: rete internet)

“Somma al Cinema 2016”: Rassegna Cinematografica al Teatro Summarte

Si inaugurerà il 13 gennaio 2016 alle ore 21:00 la Rassegna cinematografica che si svolgerà a Somma Vesuviana presso il “Teatro Summarte”, in Via Roma 15. Spettacolo e cultura. Al via il 13 gennaio, “Somma al Cinema 2016”, rassegna cinematografica al teatro Summarte di Somma Vesuviana. Saranno tredici gli appuntamenti settimanali, di mercoledì, in cui il cinema sarà protagonista nella sala che, per più di 50 anni, è stata quella dello storico Cinema Arlecchino. La kermesse nasce da un’idea dell’Arci, ma è condivisa e realizzata grazie all’impegno comune delle associazioni culturali del territorio: Fontana Chiara, Gli amici del Buon Vivere, Universo di Mimì, Ass. Festa delle Lucerne, Percorsi di danza e Rosanna Cimmino. Il primo appuntamento vedrà sul grande schermo, “Le cose belle”, film realizzato da Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, che racconta l’importanza di non arrendersi, coltivando la capacità di sognare. Alla proiezione sarà presente Antonella Di Nocera, produttrice del film. Il fitto calendario di appuntamenti prevede inoltre, anche la proiezione del documentario di attualità “Napolislam” di Ernesto Pagano, che dopo i fatti di Parigi ha subito un’epurazione in molte sale cinematografiche. Il pellicola ambientata nella città di Napoli, racconta con estremo realismo, frammenti di quotidianità di alcuni napoletani convertiti all’Islam. Il programma di “Somma al Cinema 2016”, è sostenuto dal patrocinio di ArciMovie, Teatro Summarte e UCCA, che riconosce l’iniziativa nella propria rassegna itinerante “L’italia che non si vede”. Calendario delle proiezioni: 13 gennaio: “Le cose belle” di A. Ferrente e G. Pipierno 27 gennaio: “Ogni cosa è illuminata” di Liev Schreiber 03 febbraio: “Cloro” di Lamberto Sanfelice 10 febbraio: “Janara” di Roberto Bontà Polito 17 febbraio: “Short Skin” di Duccio Chiarini 24 febbraio: “La famiglia Bélier” di Éric Lartigau 02 marzo: “La bella gente” di Ivan De Matteo 16 marzo: “Airbag” di Juanma Bajo Ulloa 23 marzo: “Vergine Giurata” di Laura Bispuri 30 marzo: “Mio Cugino” corto di Raffaele Cerielo, e di seguito i corti di Vincenzo Caputo 06 aprile: “Napolislam” di Ernesto Pagano 13 aprile: “Pranzo di Ferragosto” di Gianni Di Gregorio 20 aprile: “Lei disse sì” di Maria Pecchioli Per Info: Tel. 3347486822 www.facebook.com/sommacinema www.sommacinema.altervista.org

San Vitaliano, polveri sottili: in arrivo 2 centraline

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Mentre l’ordinanza del Sindaco di San Vitaliano riecheggia sul New York Times. Antonio Falcone rilancia: “Martedì p.v. ho convocato tutti i sindaci del territorio per discutere delle prossime iniziative. Lunedì la Federico II installerà due centraline a confine con Nola e Marigliano”. Qui l’articolo sul New york Times http://www.nytimes.com/2016/01/08/world/europe/in-the-birthplace-of-pizza-pollution-rules-for-ovens-spur-outrage.html?_r=1
 

La scelta di Irina:” Sono ortodossa ma il mio bimbo è cattolico: perché voglio bene a don Peppino “.

Storie dalla giornata di preghiera interreligiosa tenuta nella chiesa madre di San Felice, a Pomigliano                   E’ la storia di Irina e non solo di Irina, la storia di persone che vengono da paesi lontani e che hanno una gran voglia di integrarsi nella nuova comunità in cui sono approdate. Irina è una giovane donna spinta da un forte desiderio di pace e di serenità mescolato alla stima e all’affetto per un sacerdote, don Peppino Gambardella, il parroco della chiesa madre di San Felice, a Pomigliano. Forse ci sono tutte queste sensazioni, queste emozioni dietro la scelta di Irina Niemirowska, mamma ucraina di religione cristiano ortodossa che ha voluto battezzare con il rito cattolico il suo bambino nato di recente qui, a Pomigliano. Anche il marito di Irina è ucraino ed ortodosso. Ieri la giovane donna ha partecipato alla preghiera interreligiosa organizzata in chiesa da don Peppino, il parroco conosciuto da queste parti, nella città delle fabbriche, con l’appellativo di “prete operaio “. Ieri sera cattolici, cristiani ortodossi e musulmani si sono riuniti in preghiera nel nome della pace. Un’iniziativa in cui la storia di Irina calza a pennello. ” Mio figlio è cattolico – spiega Irina – perchè ogni volta che sono andata in questa chiesa mi è sempre piaciuta. Mi piace questa mia chiesa. Allora ho chiesto a don Peppino di poter battezzare qui il mio bambino. E lui mi ha risposto di si, perché la pace è importante “. Alla domanda di un’eventuale conversione a breve termine del bambino alla religione ortodossa Irina ha risposto così: ” No, una volta battezzato con rito cattolico resti cattolico. Il battesimo ortodosso ha lo stesso significato di quello cattolico ma ha un rito diverso. Noi in Ucraina battezziamo subito i nostri bambini, dopo una settimana, al massimo due. Perché dicono che quando il bambino non è battezzato non può uscire per strada, perché non c’è “protezione”. E la mamma non può uscire di casa finché il bambino non viene battezzato “. C’è dunque una sorta di maggiore “rigidità” nel rito del battesimo ortodosso. ” Si “, conferma Irina, che manifesta una “fame” di pace. ” Abito a Pomigliano da sei anni – racconta ancora la donna ucraina – e ci troviamo bene qui. Abbiamo aderito a questa preghiera molto volentieri anche perchè ora in Ucraina non c’è la pace, c’è la guerra “. A poca distanza Kamal, 37 anni, marocchino, pure lui residente con la sua famiglia a Pomigliano, spiega le ragioni della sua presenza alla preghiera interreligiosa. ” Mi ha fatto piacere questa iniziativa – commenta Kamal –  non c’è differenza tra cattolici, musulmani, ebrei. Viviamo sulla terra insieme. Siamo tutti ospiti della terra: Dio dà una mano a tutti. In Marocco c’è una tradizione tollerante infatti da noi ci sono molti ebrei marocchini: non c’è differenza da noi tra musulmani, ebrei e cattolici “. ” In questa chiesa ci ritroviamo spesso, e con grande piacere, tra cattolici, ortodossi, musulmani “, aggiunge soddisfatta Maria Larinina. Maria viene dalla Russia, da un paese vicino Kazan, 800 chilometri a sud est di Mosca. “Come i trovo qui ? Bene: fin quando c’è lavoro ci si trova sempre bene “. Al termine della preghiera interreligiosa è stato firmato da tutti un documento d’intenti dal titolo significativo: ” Scendiamo in campo per la fraternità con un patto di prossimità e collaborazione “.
Kamal con don Peppino
Kamal con don Peppino

La “bufala” del dolce funghetto del Blu Sky: una strategia vincente

  Missione Compiuta! Il protagonista assoluto della giornata di ieri, nell’area vesuviana, é stato senza dubbio lui: il dolce “Funghetto” del Blu Sky. Un pizzico di follia, una provocazione, una bufala che nasconde un messaggio pubblicitario di una dolcissima invenzione nata da un giovane imprenditore e una testata giornalistica (Il Mediano.it)…. il resto lo hanno fatto gli oltre 10mila lettori dell’articolo e i vari utenti dei social forum (Facebook, Whatsapp e Twitter). “Scoperto spaccio di funghetti al Blu Sky”! Una clamorosa notizia che all’apparenza ha sconvolto l’opinione pubblica della zona vesuviana, per una vicenda che tira in ballo uno dei più noti locali dell’hinterland vesuviano. Ebbene sì! Uno “spaccio” di dolcezza infinita nata dall’invenzione di Mariano Improta, titolare del frequentatissimo bar in via Pomintella a Somma Vesuviana.”Il Funghetto”, un morbido muffin riempito di nutella abbinato ad una cioccolata calda, al latte, fondente o al cioccolato bianco, servita in una brocca in vetro decorata con cioccolato fuso. Niente allucinazioni, nessuna droga, nessun arresto, soltanto tanta dolcezza e buongusto per i fortunati clienti del Blu Sky. Una strategia di comunicazione che ha sicuramente funzionato ma che, purtroppo, ha messo in evidenza un dato a dir poco allarmante, che testimonia la poca attenzione e la superficialità di alcuni lettori. Bastava cliccare nell’articolo e leggere poche righe per capire, come, in maniera divertente, veniva presentato un dolce al cioccolato e nessun tipo di droga, come in tanti hanno veramente creduto. La “bufala” ha funzionato, non c’è che dire, in tanti ci sono cascati, e in tantissimi si sono recati al Blu Sky, e siamo certi che lo faranno prossimamente, per assaggiare il famoso “Funghetto” inventato da Mariano Improta che, tra tante risate e un po’ di meraviglia, nel giro di poche ore é stato letteralmente inondato di telefonate e di messaggi per chiarimenti sulla questione dello spaccio al Blu Sky. Nei prossimi giorni Mariano sarà “costretto” a preparare ancora tanti dolci e buonissimi funghetti per i suoi clienti più affezionati. E adesso…ora che tutto é più chiaro, e che la dolce verità é venuta a galla, non ci resta che tuffarci nello straordinario sapore nutellato lasciandoci “assuefare” dagli effetti immediati del dolcissimo Funghetto del Blu Sky… Cioccolato al latte, cioccolato bianco o fondente? A voi la scelta… Buon funghetto a tutti!!! Il presente articolo é a titolo esclusivamente pubblicitario http://ilmediano.com/somma-vesuviana-scoperto-spaccio-di-funghetti-al-blu-sky/

L’Anonima Scopatori

È da un bel po’ di tempo che tutti, negli ameni paeselli vesuviani, si riscoprono ambientalisti e, tra una scopata e l’altra, capiscono quanto sia bello sporcarsi le mani ma, sarà tutta buona fede?

Più nera di così, non si può e pare che tutti se ne siano accorti e così, tutti, diventano emuli di Legambiente, quella che ormai campa grazie al coinvolgimento di centinaia di scolaresche per il suo “Ripuliamo il mondo”, e guai a toccarglielo! Pare che la moda si sia diffusa soprattutto in prossimità delle campagne elettorali o immediatamente dopo, giusto per confermare in maniera fittizia le promesse fatte in precedenza. E così via, sindaci, assessori, candidati, ambientalisti dal post facile ma dal culetto pesante, associazioni paravento o chicchessia, armati di bustone e ramazza e con addetto stampa e studenti al seguito per sancire il sacro atto con ipocrisia.

Una moltitudine di scope e sacconi all’attacco delle più redditizie vie del centro, perché, quelle più ricche di pattume della periferia, o quelle di campagna, là dove l’amianto impera, in genere le si lascia ai poveri cronisti d’assalto ma, anche in tal caso, l’operazione, il più delle volte è occasionale o di sola facciata. Improvvisamente pare evidente che urga un pedigree ambientalista per supportare il curriculum elettorale di qualcuno, e via a spazzare, in assenza di una pulizia degna di questo nome e che, anche a San Sebastiano al Vesuvio, non ha mai brillato granché, neanche ai tempi migliori del comune “riciclone”, quando invece, l’amministrazione, inorgoglita da cotanto blasone, sversava i suoi rifiuti in area parco e con le due sole cifre intercambiabili, quelle del 4 e del 6 a campeggiare in piazza Belvedere (buontemponi permettendo!) da almeno sette anni a questa parte.

Tutti armati di scopa e paletta, si diceva, e potranno fregiarsi così di aver dato una mano al paese e, considerato l’alto numero di candidati a sindaco, in quel di San Sebastiano, si potrebbe chiedere al commissario prefettizio di assumerli tutti in organico, in modo da risolvere il problema dello spazzamento delle nostre strade, tanto so’ gratis!

Ironia a parte l’azione di pulizia volontaria potrà senz’altro avere un valore simbolico, uno schiaffo morale a chi realmente se lo merita e che dovrebbe ottemperare a tale compito ma, secondo il modesto parere di chi lo ha fatto per anni, ci si è resi conto che, nel migliore dei casi, lo spazzamento volontario non è altro che un’azione palliativa e ad uso e consumo di chi potrà fregiarsene al momento opportuno. C’è bisogno di politiche serie e pianificate e non certo di dilettanti allo sbaraglio con bimbi al seguito per dimostrare un qualcosa che non potranno fare ad oltranza. La questione dei rifiuti non è solo urbana, quella può essere risolta con senso civico, reale o indotto che sia e con professionisti che operino o che siano messi in condizione di operare bene; ma poi c’è un problema maggiore ed quello che nessuno vuol vedere, c’è il rifiuto che noi produciamo ad oltranza e che non amiamo selezionare o pagare quando è speciale o pericoloso e che spesso, anche come comuni cittadini, scarichiamo altrove dove nessuno potrà vederci.