È da un bel po’ di tempo che tutti, negli ameni paeselli vesuviani, si riscoprono ambientalisti e, tra una scopata e l’altra, capiscono quanto sia bello sporcarsi le mani ma, sarà tutta buona fede?
Più nera di così, non si può e pare che tutti se ne siano accorti e così, tutti, diventano emuli di Legambiente, quella che ormai campa grazie al coinvolgimento di centinaia di scolaresche per il suo “Ripuliamo il mondo”, e guai a toccarglielo! Pare che la moda si sia diffusa soprattutto in prossimità delle campagne elettorali o immediatamente dopo, giusto per confermare in maniera fittizia le promesse fatte in precedenza. E così via, sindaci, assessori, candidati, ambientalisti dal post facile ma dal culetto pesante, associazioni paravento o chicchessia, armati di bustone e ramazza e con addetto stampa e studenti al seguito per sancire il sacro atto con ipocrisia.
Una moltitudine di scope e sacconi all’attacco delle più redditizie vie del centro, perché, quelle più ricche di pattume della periferia, o quelle di campagna, là dove l’amianto impera, in genere le si lascia ai poveri cronisti d’assalto ma, anche in tal caso, l’operazione, il più delle volte è occasionale o di sola facciata. Improvvisamente pare evidente che urga un pedigree ambientalista per supportare il curriculum elettorale di qualcuno, e via a spazzare, in assenza di una pulizia degna di questo nome e che, anche a San Sebastiano al Vesuvio, non ha mai brillato granché, neanche ai tempi migliori del comune “riciclone”, quando invece, l’amministrazione, inorgoglita da cotanto blasone, sversava i suoi rifiuti in area parco e con le due sole cifre intercambiabili, quelle del 4 e del 6 a campeggiare in piazza Belvedere (buontemponi permettendo!) da almeno sette anni a questa parte.
Tutti armati di scopa e paletta, si diceva, e potranno fregiarsi così di aver dato una mano al paese e, considerato l’alto numero di candidati a sindaco, in quel di San Sebastiano, si potrebbe chiedere al commissario prefettizio di assumerli tutti in organico, in modo da risolvere il problema dello spazzamento delle nostre strade, tanto so’ gratis!
Ironia a parte l’azione di pulizia volontaria potrà senz’altro avere un valore simbolico, uno schiaffo morale a chi realmente se lo merita e che dovrebbe ottemperare a tale compito ma, secondo il modesto parere di chi lo ha fatto per anni, ci si è resi conto che, nel migliore dei casi, lo spazzamento volontario non è altro che un’azione palliativa e ad uso e consumo di chi potrà fregiarsene al momento opportuno. C’è bisogno di politiche serie e pianificate e non certo di dilettanti allo sbaraglio con bimbi al seguito per dimostrare un qualcosa che non potranno fare ad oltranza. La questione dei rifiuti non è solo urbana, quella può essere risolta con senso civico, reale o indotto che sia e con professionisti che operino o che siano messi in condizione di operare bene; ma poi c’è un problema maggiore ed quello che nessuno vuol vedere, c’è il rifiuto che noi produciamo ad oltranza e che non amiamo selezionare o pagare quando è speciale o pericoloso e che spesso, anche come comuni cittadini, scarichiamo altrove dove nessuno potrà vederci.



