Tutti siamo legati al grande Santo Francesco. Ma Francesco non è solo Assisi o La Verna. E’ anche la Valle Reatina: Greccio, La Foresta, Poggio Bustone, Fontecolombo. Ognuno di questi luoghi sacri è stato importante per il Poverello di Assisi. E papa Francesco in questi giorni è stato a Greccio.
Una visita improvvisata ed inaspettata per i frati e per il santuario. Con semplicità. Nel silenzio di una preghiera personale, intima. Lì dove san Francesco volle rivivere nel presepe l’amore infinito, giunto a rivestirsi della nostra carne mortale. Insieme alla crocifissione, l’Incarnazione del “suo” Signore, era, per Francesco, fonte di stupore e di meraviglia. Francesco è sceso in quella grotta scavata nella roccia, si è commosso davanti all’ altare sul masso che servì da mangiatoia nella rappresentazione vivente della Natività, e ha ammirato gli affreschi di scuola giottesca della Madonna che allatta il Bambino e del presepe di Greccio. Questo luogo racconta anche tutto degli ultimi e non facili anni del santo vissuti pienamente «secondo la forma del santo Vangelo», come scrive nel suo testamento. E proprio Tommaso da Celano, nella sua biografia del santo, nota come Vita Prima, spiega il senso di quella sacra rappresentazione natalizia voluta da san Francesco nel 1223 dopo il suo ritorno dalla Terra Santa: “In quella scena si onora la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà”. E ancora Tommaso da Celano scrive riferendosi alla vita del Poverello: “La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo. Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro”. E «a questo proposito – afferma sempre il biografo – è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore… Lui stesso assaporò una consolazione mai gustata prima”. Francesco parlò al popolo, e con parole dolcissime rievocò “il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme, il Bambino di Betlemme, e ogni volta che diceva ‘Bambino di Betlemme’ o ‘Gesù’, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole”.
Papa Francesco, poi, proseguendo la visita al santuario ha incontrato un gruppo di ragazzi, in ritiro. A loro ha detto: “Lo splendore del palazzo di Erode era grande… Ma i Magi sono stati furbi perché si sono lasciati guidare dalla stella che li ha portati al Bambino… Vi auguro che la vostra vita sia accompagnata sempre da questi due segni che sono un dono di Dio: che non vi manchi la stella, che non vi manchi l’umiltà di scoprire Gesù nei piccoli, nei poveri, in quelli che sono scartati nella società e nella propria vita”.
Se veramente viviamo Greccio nella nostra ferialità, sarà Natale, sempre.
ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE
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(Fonte foto: rete internet)



