Il “familismo amorale” nel Sud Italia

L’arretratezza economico-finanziaria del Mezzogiorno spiegata da un concetto sociologico.  Banfield, un politologo statunitense, nel suo libro “Basi morali di una società arretrata” (1958), indagava sulle differenze tra Nord e Sud, sull’arretratezza di quest’ultimo e andava alla ricerca di un fattore che potesse spiegarla. La spiegazione data fa riferimento all’esistenza, o all’assenza, della fiducia. http://www.slideshare.net/DiegoGalli1/postcards-from-italy-42543961Lo scrittore individuò come “fattore latente” il familismo amorale, ossia il fatto che nel Sud Italia la fiducia tende a prevalere in gruppi ristretti, di parenti o amici, e a scarseggiare al di fuori di questi, il che porterebbe ad agire solo negli interessi del proprio nucleo, senza guardare al di fuori di esso. La fiducia è un elemento essenziale per lo sviluppo economico-finanziario di un Paese. Accadimenti recenti, come la Grande Recessione del 2007/08, ne rappresentano una prova. La crisi finanziaria ha determinato una riduzione della fiducia verso i mercati e le istituzioni finanziarie: gli individui non si fidavano (non si fidano) più delle banche e la percezione del rischio degli investimenti è aumentata a dismisura. La mancanza di fiducia è quindi una conseguenza della crisi ma può essere considerata anche una causa, nei termini in cui inasprisce l’instabilità dei mercati. In assenza di fiducia, le persone hanno meno incentivo ad intraprendere transazioni o investimenti finanziari e l’eventuale scelta di un investimento non è più dettata dalla razionalità e dalla profittabilità, piuttosto, gli investitori tendono a scegliere come target un contesto a loro più vicino, familiare, di cui si fidano di più. resize.phpRitornando alla situazione del Mezzogiorno italiano, la forte tradizione familiare e l’impostazione “oligarchica” (definita così da alcuni economisti) favorisce la “concentrazione” della fiducia, i cui livelli sono quindi insufficienti al di fuori dell’ambiente familiare. Quest’idea è stata ripresa da altri studiosi in tempi più recenti. Esiste prova empirica del fatto che alti livelli di fiducia all’interno di “piccole élite” ostacolano l’innovazione e lo sviluppo. L’idea sottostante questo risultato è che l’esistenza di fiducia favorisce la cooperazione tra gli individui, il che permetterebbe il raggiungimento di obiettivi più alti sia per i singoli individui, sia per la società tutta. Che economicamente il Sud sia più arretrato rispetto al Nord è un dato di fatto. Che il numero e la tipologia delle transazioni finanziarie siano completamente diversi lo dicono i dati. Il diverso background dei cittadini italiani, avente determinato una diversa struttura della società, potrebbe essere alla base delle differenze attuali nel sistema economico-finanziario.

Marelli di Napoli: nuove commesse a febbraio. In primavera i primi trasferimenti a Gricignano

Ne hanno dato notizia Marco Roselli e Giuseppe Raso, della segreteria nazionale e provinciale Fismic   Dall’incontro di verifica tenuto ieri tra la Fiat-Marelli e i sindacati firmatari dell’accordo Panda è emerso che sarà avviato entro aprile il trasferimento nel nuovo stabilimento di Gricignano di Aversa, in provincia di Caserta, di un primo gruppetto di lavoratori ( una cinquantina ) della Pcma-Marelli ex Ergom di Napoli. Secondo quanto si prevede dovranno essere circa 300 i lavoratori della ex Ergom di via De Roberto, finiti quasi tutti in cassa integrazione a causa della dismissione a Pomigliano delle produzioni Alfa Romeo, da trasferire nella nuova fabbrica che si dedicherà alla produzione di componenti per la Alfa prodotte a Cassino. L’azienda ha inoltre specificato che i lavori per l’impianto casertano proseguono celermente. Nel frattempo entro febbraio dovranno arrivare nuove commesse nell’impianto di Poggioreale, dove resteranno al lavoro, al termine del piano di rilancio, circa altri 250 lavoratori. La notizia dei lavori a Gricignano e delle nuove commesse a Napoli è stata resa nota da Giuseppe Raso, della segreteria provinciale Fismic, e da Marco Roselli, della segreteria nazionale del sindacato autonomo metalmeccanico firmatario di contratto.” Nell’incontro di verifica – aggiungono Raso e Roselli – è stata sottolineata l’importanza dell’indotto nel processo di sviluppo di FCA “.

Ospedali di Nola e Castellammare di Stabia: in arrivo la risonanza magnetica

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L’annuncio del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e margine di una riunione con il commissario straordinario Asl Napoli 3 Sud Antonietta Costantini.   Gli ospedali di Nola e di Castellammare di Stabia saranno dotati di apparecchi per la risonanza magnetica. L’annuncio è del presidente della giunta regionale della Campania,   Vincenzo De Luca, a margine di una riunione tenuta ieri con la commissaria straordinaria dell’ Asl Napoli 3 Sud Antonietta Costantini e con il neo commissario della sanità campana Joseph Polimeni. È stata la stessa manager Costantini a porre la questione al presidente evidenziando la mancanza sull’intero territorio aziendale di strumenti per la risonanza. La scelta va nella direzione di colmare il gap nell’offerta di servizi sanitari in aree densamente popolate con bisogni assistenziali crescenti. “I tempi per la piena operatività – fa sapere la commissaria Costantini – saranno brevi accedendo al mercato Consip che ha già espletato la gara per l’acquisto di apparecchi per la risonanza da destinare alla sanità pubblica campana”.  

Quando Amedeo Maiuri passeggiava fra le antichità di Nola, la città che Annibale non riuscì a conquistare.

Le “passeggiate” organizzate da Gennaro Barbato sollecitano una nuova lettura della mappa archeologica del territorio tra Pompei, Nola e Ottaviano. Sotto le mura di Nola Annibale capì che i Romani avevano imparato la lezione di Canne.   Le “passeggiate” archeologiche organizzate da Gennaro Barbato e dai suoi amici non a caso richiamano alla memoria, nel nome e in certi percorsi, le “passeggiate” che Amedeo Maiuri fece per quei luoghi della Campania in cui era più facile non solo trovare le tracce del passato, ma anche osservare come il presente “sentiva” quelle memorie e ne tutelava i segni. Poco prima dell’inizio della II guerra mondiale Maiuri va a Nola, “in un pomeriggio d’autunno”: il pomeriggio e l’autunno da nota cronologica si trasformano subito in segno di malinconia. Perché Maiuri vede “gli orti rigogliosi”, “i campi frondosi di granturco”, sente “l’afrore del mosto”, ma non trova, nella città in cui si spense Augusto, né le torri, né le porte della cinta muraria, e forse riesce solo a individuare nei muri della Reggia qualcuna delle pietre che Orso Orsini “scardinò e divelse” dal teatro marmoreo, “il più bel monumento romano di Nola”. Nella città in cui un secolo prima Gregorovius trovava ancora nelle donne la severa dignità delle matrone romane, “è molto, se vi riuscirà di rintracciare, tra campi di frumento e festoni di uva, la curva ellisse di un anfiteatro affondato nel terreno come un gran vaso ricolmo”. I vuoti del presente spingono Maiuri a sottolineare l’importanza di Ambrogio Leone, l’autore del “De Nola patria”, “ la più singolare penna di scrittore che abbia avuto l’archeologia meridionale”, l’amico di Pontano e di quel Lorenzo Valla che “ai nolani attribuiva tra l’altro la miglior pronunzia del latino”. E riconosce, il Maiuri, che il nolano cavalier Vivenzio, “ingegnoso erudito del primo Ottocento”, fu “ fra tanti dilapidatori di sepolcri, il primo esempio di consapevole responsabilità scientifica”. E’ giusto, perciò, che il suo nome sia stato dato al vaso del pittore di Kleophrades – l’Idria Vivenzio – su cui c’è “ la più tragica raffigurazione” dell’ultima notte di Troia. E poi Virgilio, Aulo Gellio e Giordano Bruno: ma l’attenzione di Maiuri è tutta concentrata sulla “sconocchiatissima carrozzella” che lo porta verso i colli e che sembra fatta apposta per favorire un colloquio a tre, tra il cavallo, il “forastiero” e il cocchiere, “sotto il sovrano e minaccioso impero della frusta”.      “ Le passeggiate campane “ di Maiuri sono anche una memorabile galleria di ritratti dal vivo. L’archeologo ricorda che l’importanza di Nola dipendeva – e ancora dipende – dalla sua posizione allo “sbocco della gola di Baiano e della gola di Lauro, alla confluenza delle due vie del commercio marittimo” che venivano da Napoli e dal litorale di Pompei, “lungo la grande via carovaniera tra il nord e il sud della penisola”. Anche Annibale lo sa. Nei primi giorni di agosto del 216 a.C., nella piana di Canne, il Cartaginese dà una memorabile e sanguinosa lezione di tattica militare. I Romani intendono ancora la battaglia come una partita di rugby, un elementare movimento in avanti di masse e di pacchetti che cercano di sfondare il centro degli avversari, urtandosi petto contro petto. Annibale fa strage dei legionari: e i Romani imparano che anche la battaglia deve seguire le regole della vita sociale: può essere anche inganno e finzione: i Cartaginesi fingono di cedere, di arretrare, i Romani li incalzano sbilanciandosi, e a quel punto Annibale li attacca alle spalle e sui fianchi. Dopo Canne, il vincitore cerca di conquistare la Campania Felice, la ricca pianura che si stende tra Capua, Acerra, Nola e Nocera, per interrompere le comunicazioni tra Roma e la Puglia, e per controllare le vie che vanno al mare dell’ “ ager pompeianus” e di Stabia: lì dovrebbero arrivare gli aiuti inviati da Cartagine. Secondo Livio, Annibale tenta di conquistare Nola per tre volte, in tre anni, dal 216 al 214. Nel 216 le sue truppe in movimento disordinato si fanno sorprendere dall’ attacco dei Romani che escono all’improvviso dalle tre porte della città, dietro le quali erano rimasti schierati a lungo, in un silenzio tale da ingannare i Cartaginesi. Anche Livio, che sui numeri non fa il sottile, non crede che sia vero ciò che “dice qualcuno”, e cioè che in quella battaglia morirono solo 500 Romani e ben 2800 soldati di Annibale: tuttavia “ l’impresa di quel giorno fu straordinaria, la più grande di quella guerra: infatti, non essere vinti da Annibale in quel momento fu più difficile che vincerlo dopo”. Forse Annibale capisce che gli allievi hanno superato il maestro. L’anno dopo egli è ancora sconfitto da Marcello, “nell’aperta pianura” davanti a Nola. A questo punto Livio crea il mito degli “ozi di Capua” in cui i Cartaginesi sarebbero stati fiaccati, per un inverno intero, dal vino, dalle prostitute e da tutto il repertorio degli stravizi: dei guerrieri che avevano vinto al Trasimeno e a Canne erano rimasti sono “ i rimasugli”, “reliquias”. La leggenda nasce dall’astio che i Romani sentivano non solo contro i Cartaginesi, ma anche contro la spocchia dei Capuani, che si consideravano maestri di eleganza e di raffinatezza. Livio questa volta non ha dubbi: in quella battaglia muoiono un migliaio di Romani e più di 5000 cartaginesi: il giorno dopo Romani e Cartaginesi seppelliscono i loro morti. L’anno dopo, sempre nella pianura di Nola, Marcello potrebbe riportare una vittoria schiacciante, se G. Claudio Nerone, uscito di notte dall’accampamento romano con uno squadrone di cavalieri scelti, riuscisse, con un lungo giro, a prendere alle spalle le truppe di Annibale in movimento. Nerone però non riesce a realizzare il piano, forse perché sbaglia la strada: arriva sul campo di battaglia al tramonto, quando gli eserciti si sono già separati e si stanno contando i morti: qualcuno credeva, dice con cautela lo storico, che fossero stati uccisi meno di quattrocento Romani e più di duemila Cartaginesi. Annibale capisce che non entrerà mai in Nola, e si mette in marcia verso Taranto. Non ci interessa qui discutere dell’attendibilità di tutto il racconto: talvolta lo schema delle battaglie che si ripetono nello stesso luogo e con gli stessi protagonisti “puzza”, in Livio, di artificio letterario: in questo caso servirebbe a consolidare il mito dell’eroe Marcello. Polibio non aveva dubbi: finché rimase in Italia, Annibale non venne mai sconfitto in campo aperto. Ma sappiamo anche che egli non avrebbe mai conquistato Nola con un assedio: nell’arte dell’ assedio non era un Maestro, soprattutto per i limiti tecnologici dell’apparato militare cartaginese. Molti anni fa sentii dire che nei pressi di Ottaviano erano stati trovati corredi funerari punici: alcuni studiosi erano persuasi che tra Nola, Cimitile e Villa Albertini ci fossero le tombe dei soldati di Annibale morti sotto Nola. Le voci sono rimaste voci: il prof: D’Ascoli era scettico, considerando che quasi certamente Annibale aveva fatto bruciare i corpi dei suoi. Ma non si può escludere che ne avesse conservato le ceneri in un tumulo, insieme con i “segni” previsti dalla religione dei Cartaginesi, degli Spagnoli e dei Galli, che costituivano il nerbo del suo esercito. Ma i molti capitoli che Livio dedica ai movimenti di Annibale nella Campania Felix tra il 216 e il 214 a.C. bastano, da soli, a demolire l’opinione di quegli studiosi che tra Pompei e Nola immaginarono, e immaginano, che vi fosse solo una desolazione di selve, di pascoli e di paludi. “Le passeggiate” di Gennaro Barbato servono a sollecitare l’attenzione di chi ha il compito e il potere di ridisegnare la mappa archeologica del nostro territorio con maggiore rispetto dei “segni”, che non sono pochi. Fonte Foto. rete internet

Ottaviano, il sindaco Capasso nomina due nuovi assessori : Paolo Iovino e Salvatore Rianna

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Iovino, che si occuperà di urbanistica, viene nominato in quota Forza Italia mentre Rianna, che ha avuto la delega alle politiche sociali, entra in giunta in quota Noi Sud. Il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha nominato due nuovi assessori. Si tratta di Paolo Iovino, 53 anni, avvocato, e di Salvatore Rianna, 46 anni, commercialista. Il primo si occuperà di urbanistica e il secondo riceve la delega alle politiche sociali. Sostituiscono Aniello Giugliano (che aveva la delega al commercio, ora passata direttamente al primo cittadino) e Ciro Sesto. L’assessore Marilina Perna, invece, già titolare di istruzione e cultura, riceve anche la delega all’edilizia scolastica. Commenta il sindaco Luca Capasso: “Sono certo che i due nuovi assessori, stimati professionisti, daranno un valido apporto all’amministrazione comunale e lavoreranno con impegno per il bene della comunità di Ottaviano. A loro va il mio augurio e ai due predecessori il mio ringraziamento per il lavoro svolto”.

Somma Vesuviana, domani flash mob contro l’omofobia. « Loro Sentinelle? Noi Intelligenze».

Alle 11 ci saranno le Sentinelle In Piedi per dire no al decreto Cirinnà e alle adozioni gay. Ma alla stessa ora l’Arcigay distribuirà materiale informativo, inviterà tutti a partecipare ad un flash mob contro l’omofobia e darà il via ad una tammurriata per tutti gli innamorati. Ma Di Sarno replica: «Noi andiamo in piazza per svegliare le coscienze». Ad annunciarlo è Peppe Maiello, componente della Commissione Pari Opportunità di Somma Vesuviana: domani ci sarà una contromanifestazione per protestare contro quella organizzata dalle Sentinelle In Piedi, rete nazionale costituitasi anche nel vesuviano con l’obiettivo di dire no al ddl Cirinnà, ai matrimoni e alle adozioni gay. Arriveranno tutti in piazza alla stessa ora, le 11 del mattino. E se le Sentinelle pro famiglia tradizionale protesteranno in piedi, in silenzio e con in mano un libro, le «Intelligenze in Piedi» – così si sono definiti i contromanifestanti, parteciperanno ad un flash mob organizzato da Angelo Parsi, distribuiranno materiale informativo dell’Arcigay e balleranno a ritmo di tammorra per tutti gli innamorati. Che siano un uomo e una donna, due uomini o due donne. Intanto, dopo il putiferio scatenato dall’annuncio del sit – in contro il Cirinnà e le reazioni, è Francesco Di Sarno, il referente locale delle Sentinelle In Piedi, a replicare: «Oggi le lobby cercano di imporre il loro pensiero, “pensiero unico”. Chi democraticamente dissente diventa fascista, fallito, portatore di odio. Noi non abbiamo un avversario e nemmeno una squadra da sconfiggere, noi siamo in piazza per la libertà nostra e di tutti, siamo in piazza per svegliare le coscienze, anche quelle di chi ci contesta. Il nostro unico nemico si chiama menzogna, inganno, bugia. Noi non offendiamo nessuno e a chi ci insulta io rispondo con una frase di Voltaire “Non la penso come te ma sono disposto a dare la vita affinché tu possa manifestare la tua opinione».

Stati generali della polizia locale: in lacrime il papà del giudice Bisceglia. Ha ricevuto in dono un busto del figlio

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Commozione alla giornata di aggiornamento degli agenti della municipale organizzata ieri mattina  a Casoria.             La due giorni di aggiornamento professionale dei poliziotti municipali è iniziata ieri nella multisala Uci Cinema di Casoria  con una cerimonia da brividi, quando cioè gli agenti dell’associazione nazionale ” Polizia Locale ” e il pubblico ministero Salvatore Prisco hanno donato al papà del magistrato Federico Bisceglia il busto di bronzo raffigurante il figlio. E il papà del magistrato della Terra dei Fuochi scomparso  un anno fa in un incidente stradale non ha potuto fare a meno di ringraziare tutti in un pianto a malapena smorzato.  Davanti a lui c’erano, tra gli altri, il sindaco di Nola, il commissario di Casoria, un assessore di Casavatore e il sindaco di Crispano. La scena del papà di Bosceglia in lacrime è stata terribile ed ha scosso Luigi Maiello, comandante a “scavalco” delle polizie municipali di Casoria e di Nola. ” Federico – ha poi aggiunto il pm Prisco – ci ha insegnato che la polizia municipale è fondamentale per la conoscenza del territorio e che può e deve svolgere compiti di polizia giudiziaria “. Amare le parole del poliziotto municipale e sindacalista Bonora: ” Il problema  è che siamo divisi “.  L’amarezza e la delusione serpeggiano costantemente nella polizia municipale, all’affannosa ricerca di una equiparazione giuridica, contrattuale  e salariale con le altre forze dell’ordine, polizia di Stato e carabinieri in testa. ” Inoltre vogliamo – ha detto Stefano Lulli, della polizia municipale di Roma Capitale – che la memoria delle vittime sia viva in tutti noi, vogliamo far si che le istituzioni, nella prospettiva  della riforma auspicata,  sappiano che anche noi abbiamo avuto le nostre vittime ( il riferimento è stato alle proposte di legge Greco o Di Biagio, che potrebbero migliorare di molto il corpo nazionale della polizia municipale ndr ) “. Altrettanto amare le parole di Luigi Maiello. ” Mentre parliamo della riforma – ha avvertito l’ufficiale di pm – la differenza tra Stato e camorra e che la camorra è avanti. Ma il delinquente capisce che chi ha davanti è un uomo dello Stato non dalla divisa che indossa ma dal comportamento che viene assunto nei suoi confronti . Purtroppo però  spesso le frecce alle spalle ci arrivano da uomini incappucciati che si nascondono anche tra di noi “.  

Somma Vesuviana, licenziamenti Mibex: forse contratti di solidarietà

 Ieri mattina si è tenuto l’incontro all’Unione Industriali, presenti i legali dell’azienda, i sindacati, il sindaco di Somma Vesuviana Pasquale Piccolo e l’assessore Fernando De Simone, rappresentante del sindaco di Sant’Anastasia, Lello Abete.  Sessantasei esuberi su un totale di centosei lavoratori erano stati annunciati dalla Mibex srl del gruppo Massucco Industrie Torino, azienda che produce cuscinetti volventi per il settore ferroviario, come indotto della tedesca Ina – Schaeffler, con sede nello stabilimento ex Fag. La giustificazione dell’azienda è un ulteriore calo di commesse e i lavoratori hanno invocato, pochi giorni fa, solidarietà e interessamento alle istituzioni locali e regionali. Mobilitazioni e proteste finalizzate anche a coinvolgere gli amministratori del territorio facendo sì che fossero presenti all’incontro tenutosi poi stamane all’Unione Industriali napoletana di piazza dei Martiri. Per la Mibex erano presenti i legali che si sono confrontati con i rappresentanti sindacali. «Ci sarà un prossimo incontro direttamente in azienda – ha spiegato subito dopo il sindaco Pasquale Piccolo – e probabilmente si opterà per i contratti di solidarietà». Bisognerà aspettare il prossimo incontro, dunque, anche per capire se ci sia la volontà di mettere in piedi un eventuale piano aziendale che argini i licenziamenti e che non diventi altro motivo di emergenza sociale nel vesuviano. Già nel 2012 la VLF Somma Bearing Spa – precedente denominazione della Mibex – nella quale il gruppo Massucco aveva una partecipazione di minoranza, aveva tagliato il personale di 47 unità tramite la procedura di mobilità con esodo volontario con lo scopo di rilanciare l’azienda già in crisi. L’anno dopo il gruppo Massucco acquisì tutte le quote societarie divenendo unico proprietario e l’anno scorso il nome dell’azienda diventa appunto Mibex.  

Reddito minimo, futuro garantito

Una proposta di legge regionale per garantire un reddito minimo a chi realmente ne ha bisogno per sollevarsi dalla crisi ma allo stesso tempo una misura che potrebbe fare del bene a tutti risollevando l’economia.

È questo un paese dove lo stato rimanda al volontariato l’attuazione degli ammortizzatori sociali, delega all’iniziativa dei privati cittadini, delle associazioni o della chiesa le funzioni dello stato sociale, fanno loro ciò dovrebbe essere di suo competenza e con i pro e i contro che quest’azione comporta. La proposta di questa legge potrebbe smuovere le acque della stagnazione economica e non solo; abbiamo sentito per questo Rosario Marra un componente dell’USB Campania che ci spiega cosa tratta questa nuova proposta.

Rosario, ci parli di questa proposta di legge.

«Sì, è una proposta di legge regionale di iniziativa popolare che, come da normativa vigente, raccogliendo le firme di almeno 10.000 cittadini elettori della Regione Campania la si può depositare presso la segreteria del Consiglio Regionale e dopo un eventuale parere da parte della Commissione Consiliare competente c’è l’obbligo di metterla all’ordine del giorno del Consiglio Regionale della Campania.»

Questo dal lato tecnico ma nel pratico cosa chiede questa proposta di legge?

«Chiede l’istituzione del reddito minimo garantito in Campania, partendo dal presupposto che le iniziative territoriali regionali possano contribuire a sbloccare una situazione di stallo che si è determinata a livello parlamentare, una situazione di sostanziale blocco che si è determinato per le proposte di legge delle iniziative parlamentari sul reddito minimo garantito, che alcuni definiscono reddito di cittadinanza, a livello nazionale. Non partiamo di certo dalla convinzione che l’istituzione, a livello regionale, del reddito minimo garantito, possa sostituire un provvedimento a livello nazionale ma …»

ma si può creare un presupposto!

«Sì, si può creare un presupposto facilitando lo sblocco di questa situazione.»

Chi vi appoggia in questa iniziativa?

«A parte l’USB e il cosiddetto sindacalismo conflittuale, quello extraconfederale, anche la FIOM ha dato un appoggio a questa proposta di legge ma anche Libera regionale, ACT, forze politiche come Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Rete dei Comunisti …»

anche SEL?

«Di SEL, alcune sezioni, ad esempio ci sono i compagni di Caivano, di Salerno, che appoggiano l’iniziativa, centri sociali come “081”, Insurgencia, l’Ex Canapificio di Caserta, molto impegnato sui rifugiati, ma anche la Caritas di Caserta ha dato un sostanziale appoggio.»

Ma entriamo nello specifico, cos’è questo reddito minimo garantito?

«Il reddito minimo garantito è una sorta di sostegno al reddito che sulla base di indicatori, di requisiti di reddito…»

l’ISEE?

«La nostra proposta, a differenza di altre iniziative, oltre all’ISEE che valuta soltanto il nucleo familiare, prevede anche un indicatore di reddito imponibile individuale in quanto riteniamo, attraverso fonti statistiche e non solo attraverso la situazione sociale regionale che una parte rilevante della povertà sia a livello individuale, mentre, a livello nazionale, si vuole nascondere questo dato perché si vuole istituzionalizzare il ruolo della famiglia come sostitutivo della wellfare. Quindi abbiamo casi comuni di nonni che sostituiscono i baby sitter, il padre che da la paghetta al figlio di trent’anni, etc. Il reddito minimo garantito ha inoltre due componenti, quella monetaria, relativa a requisiti di reddito, là dove noi, come fascia ISEE familiare prevediamo 21.265 euro annui come fascia familiare e, come reddito imponibile individuale, 7.500 euro. Al di sopra di queste cifre non si percepisce nulla perché si va fuori da un concetto di povertà. La seconda componente è poi quella non monetaria, ossia quella delle agevolazioni, sui trasporti, sui libri di testo scolastici, sul fitto della casa, etc. Chiaramente è questa una proposta di legge che presuppone anche un riordino della normativa regionale in materia sociale e occupazionale perché uno dei problemi che abbiamo in Italia, e per riflesso a livello regionale, è la grossa frammentazione della spesa sociale e occupazionale, una frammentazione voluta, ovviamente, non occasionale. Faccio un esempio: le fonti di finanziamento del fondo sociale regionale, l’ultima annualità, quella del 2015, prevede ben 19 fonti di finanziamento, c’è dunque un’estrema frammentazione che serve a creare una serie di paletti, obblighi, limiti. Infatti, uno dei grandi problemi campani, sia in generale che nello specifico dei fondi sociali occupazionali è quello del grosso accumulo dei cosiddetti residui passivi o addirittura di economia di spesa; in pratica, quei fondi programmati che non si riescono a spendere. Per cui, in una nota sulla copertura finanziaria noi sosteniamo che in realtà, per il reddito minimo garantito in Campania, i fondi ci sono ma vanno spesi e rendicontati, quindi, prima di affrontare una discussione bisogna farla in maniera seria e non demagogica e strumentale, dicendo ad esempio che non ci sono soldi per un obiettivo di questo tipo, occorre anche migliorare la qualità della spesa e la capacità di programmazione, dai fondi strutturali europei fino ai fondi regionali ordinari.»

Questo dal punto di vista burocratico e amministrativo ma come si eviterà che questi soldi vadano a chi non ne ha bisogno?

«Innanzitutto, negli ultimi anni, i sistemi di controllo informatici sono notevolmente aumentati all’interno della Pubblica amministrazione, l’incrocio dei dati tra Agenzia delle Entrate, ENEL, Centri per l’Impiego, etc, da questo punto di vista, è più facile controllare. Poi, siccome noi stiamo discutendo di una proposta di legge, ognuna di queste rinvia a decreti attuativi e nel regolamento sarà previsto l’incrocio tra gli indicatori reddituali e quelli patrimoniali perché è chiaro che c’è chi denuncia un reddito imponibile reddituale di 5.000 euro e poi ha la famosa auto di grossa cilindrata e via dicendo ma comunque non va confuso che, un conto è la risposta a determinate esigenze sociali, un altro punto è l’intensificazione dei controlli. Questo vuol dire che non possiamo fare un discorso simile a quello della Lega che dice che non si devono mandare soldi al Sud perché vanno a finire nelle tasche della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta e via dicendo. Vanno mandati dei soldi al Sud e contemporaneamente va fatta la lotta alla mafia, alla camorra e alla ‘ndrangheta. Come il pericolo di eventuali abusi non può diventare un alibi per politiche di austerity, di tagli alla spesa sociale e occupazionale, perché sono due cose distinte.»

Relativamente alla legge del 2004, quella del reddito di cittadinanza, che differenze ci sono con la vostra proposta?

«Sì, infatti, perché riproporre quest’iniziativa? Perché riteniamo che l’esperienza del 2004, per quanto sia stata una delle prime iniziative che a suo tempo si fece a livello regionale, è abbastanza superata perché purtroppo, dopo la crisi del 2007/08, il Meridione è entrato in una recessione che dura da 7 anni con una disoccupazione ormai da ritenersi strutturale. Di conseguenza, una misura di tipo sperimentale come quella del 2004, per noi, non va più bene, occorrono misure strutturali e stabili. Inoltre, la legge regionale del 2004, si basava solo su indicatore familiare che noi abbiamo detto insufficiente per fotografare la reale povertà esistente, soprattutto nel Meridione. Poi in quella legge c’erano dei requisiti come ad esempio quello della residenza di Campania e che da punto di vista costituzionale da adito a molte perplessità. Esiste infatti una giurisprudenza a riguardo, la Corte Costituzionale, in più di una sentenza, ha sottolineato come questo possa essere un motivo di discriminazione e quindi di violazione dell’articolo 3 della Costituzione dove tutti i cittadini sono considerati uguali.»

E certo, se stiamo in Italia perché un cittadino deve dimostrare di aver vissuto almeno 5 anni in una regione per poter accedere a un reddito minimo? Ma, la vostra proposta, si differenzia anche da quella del Movimento Cinque Stelle?

«Sì, la loro proposta è la 1148, depositata al Senato; anche in questo caso il riferimento al reddito è esclusivamente a quello familiare, ma riteniamo che ci siano anche in questo caso problemi di incostituzionalità, c’è un aspetto della proposta che è border line rispetto all’art. 3 della Costituzione che, ribadisco non fa discriminazione di sesso, razza, etnia, religione, mentre, la loro proposta, rispetto agli extracomunitari, stabilisce che il reddito di cittadinanza è soltanto per quei paesi che hanno una convenzione di protezione sociale bilaterale. Questo è un modo per escludere dal reddito di cittadinanza la maggior parte degli immigrati residenti in Campania perché, se usciamo dal politichese e andiamo a vedere quanti e quali paesi hanno questa convenzione con l’Italia, si tratta soltanto di 17 paesi, tra cui, ad esempio l’Australia, il Vaticano, la Repubblica di San Marino …»

Paesi che non hanno certo problemi di migrazione economica …

«Certo, mentre restano fuori paesi come il Senegal, l’Eritrea, la Siria e via dicendo.»

Ma questo reddito come viene calcolato, c’è una cifra fissa o una percentuale che varia da caso a caso?

«Noi prevediamo una misura massima di 7.000 euro all’anno corrispondenti a 583 euro al mese. Chiaramente se esiste un reddito da lavoro precario che raggiunge i 4.000 euro allora si aggiunge la differenza di 3.000 euro per raggiunge l’importo massimo dei 7.000 €. Per la Regione Campania questo imporrebbe un esborso notevole poiché dai dati riportati dalla SVIMEZ sulla base di rielaborazioni fatte da quest’associazione su dati dell’ISTAT, noi in Campania abbiamo il 37,7% di persone a rischio povertà, per cui è chiaro che il budget sarebbe molto alto per comprendere, non soltanto persone in povertà assoluta ma anche coloro che si trovano in uno stato di povertà relativa. Per questo riteniamo che la Regione Campania debba mettersi in regola prima con la rendicontazione poiché, la nostra regione, a differenza di altre, non ha ancora approvato formalmente il rendiconto 2013, la maggior parte delle regioni ha infatti già approvato quello del 2014.

Quindi, se non ci sono cifre ufficiali su cui ragionare, diventa assurdo dire, come fa De Luca, che non ci sono i soldi. Come fa a dirlo? Poi, indipendentemente dal reddito minimo garantito, i tanti sperperi di denaro pubblico fanno ormai cronaca quotidiana ma soprattutto la mancata capacità di spendere i fondi strutturali europei. I passi della giunta De Luca, indipendentemente dal fatto che alcuni consiglieri del PD, dopo la nostra iniziativa di raccolta firme, abbiano presentato una loro proposta di legge consiliare sul reddito minimo in Campania, il PD, regionale e nazionale, ha una posizione decisamente contraria, oltre alle solite boutade del presidente De Luca.»

Il termine ultimo per la raccolta delle firme è il …

«È il 28 febbraio.»

A che punto stiamo?

«Abbiamo abbondantemente superato il 50% dell’obiettivo ma è chiaro che se in queste ultime settimane, anche grazie agli organi di stampa, riusciamo a sensibilizzare l’opinione pubblica campana potremmo riuscire a superare l’obiettivo richiesto delle 10.000 firme.»

Oltre ai banchetti per le vie cittadine dove possono firmare i cittadini?

«Dal 7 gennaio è possibile firmare presso tutte e dieci le sedi delle municipalità partenopee.»

Quindi anche il comune di Napoli appoggia l’iniziativa …

«Sì, tanto è vero che a dicembre ha fatto una delibera di giunta in appoggio a questa iniziativa, inoltre vari consiglieri comunali hanno fatto una proposta di iniziativa consiliare ai sensi dello statuto regionale che prevede la possibilità di far propria una proposta di legge di iniziativa popolare e inviarla al consiglio regionale …»

Una sorta di sponsor …

«Sì, una volta inviata al consiglio regionale, sempre lo statuto prevede che venga messa all’ordine del giorno.»

Quindi la Regione è poco ricettiva in tal senso …

«La Regione ma soprattutto la Giunta Regionale che al momento non è disponibile. Questo potrà anche dipendere dal tipo di pressione che l’opinione pubblica farà.»

Diciamo che potrebbe cambiare qualora l’onda mediatica facesse suo quest’argomento e costringesse De Luca ad interessarsene.

«Questo senz’altro. Un certo black-out c’è.»

Ma non è possibile che quest’oscuramento venga anche dal fatto che l’opinione pubblica si sta un po’, come dire … “leghizzando”? Nel senso che, dare i soldi, non solo ai campani meno abbienti ma anche agli stranieri, pare che non piaccia proprio a tutti. No le pare che ci possa essere un cambio di mentalità anche qui da noi? Creando una sorta di disaffezione nei confronti di questo tipo di politiche sociali.

«Sì questo problema c’è ed è dovuto anche ad una grossa confusione esistente in materia, in quanto noi riteniamo che il reddito minimo garantito, oltre ad essere uno strumento di lotta contro la camorra, rendendo difficile reclutare manovalanza a basso costo, sarebbe anche importante rispetto ai lavoratori italiani, proprio per la questione immigrati, perché oggi questi rappresentano un esercito industriale di riserva, oggi sono quella quota di forza lavoro a basso costo e di cui veniamo a conoscenza solo quando i tragici episodi di cronaca ne parlano come esempio sfruttamento. Detto questo, il reddito minimo garantito serve per far emergere le forme più estreme di lavoro nero e serve a rafforzare i lavoratori italiani che in questo modo hanno un minor dumping sociale.»

Quindi, secondo questo ragionamento, l’immigrato, così come l’italiano, percependo quegli scarsi seicento euro al mese ci penserebbero due volte ad abbassarsi a condizioni miserrime di lavoro o addirittura infoltire le schiere della manovalanza criminale.

«Certo e rafforzerebbe anche la posizione degli italiani …»

Ma, cinquecentoottantotto euro, possono sbarcare il lunario di un extracomunitario ma non quello di un italiano, abituato a stili di vita diversi …

«La situazione sta gradualmente peggiorando, un po’ il Job’s Act, un po’ il modello Expo’ col suo volontariato forzato, stiamo arrivando ai mini jobs tedeschi, si lavora poco e si guadagna pochissimo. Un’involuzione verso una situazione stabilmente precaria; col reddito minimo garantito pensiamo possa esserci un impulso per l’economia, nel senso che, le fasce sociali che realmente spendono sono le fasce sociali meno abbienti perché quelle abbienti risparmiano o investono all’estero.»

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Omicidio Anatolij Korol, l’udienza a marzo

 Accolta la richiesta dei legali, assassini e complici saranno giudicati con rito abbreviato. La famiglia Korol si costituirà parte civile nel processo. Gli assassini del muratore ucraino che tutti hanno definito «eroe», perché perse la vita il 29 agosto scorso tentando di sventare una rapina nello store di Castello di Cisterna dei supermercati Piccolo, saranno giudicati con rito abbreviato. Per i due assassini, Marco Di Lorenzo e Gianluca Ianuale, fratellastri, la prima udienza è stata fissata il 30 marzo. Così anche per i due presunti complici. Di Lorenzo e Ianuale sono entrambi figli, uno legittimo l’altro nato fuori dal matrimonio, del boss Vincenzo Ianuale, attualmente in carcere. Le accuse per loro sono di omicidio, rapina, porto abusivo d’arma da fuoco e ricettazione. I carabinieri li arrestarono una settimana dopo l’omicidio a Scalea, in Calabria. Entrambi si dissero pronti a collaborare con la giustizia. I due complici, Emiliano E. e Mario I. dovranno rispondere del concorso in rapina, ma per il primo la situazione è più grave giacché secondo l’accusa sarebbe stato lui a fornire arma e mezzi per la rapina.