Sant’Anastasia, dibattito promosso dalla Pro Loco dell’Arco: Il Piano di Sviluppo Rurale

Alle 18 di questa sera, alla sede della Pro Loco dell’Arco – Sant’Anastasia, in piazza IV Novembre, si terrà l’incontro – dibattito sul Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020: 1, 8 miliardi di euro per la Campania (finanziamenti agevolati per l’agricoltura). A dibatterne ed illustrare quali fondi siano possibili da intercettare e come procedere per averne l’opportunità, ci saranno il consigliere Raffaele Coccia (Pd), i consiglieri regionali Antonio Marciano ed Enza Amato e il dott. Salvatore Apuzzo, funzionario regionale dell’assessorato all’Agricoltura. Il convegno sarà moderato da Rosaria Esposito.  

Sant’Anastasia, alla conferenza degli ex alleati di Abete: «Finanziamento di via Arco perso? Errori sconfortanti degli uffici».

Ciro Busiello (Alleanza per Sant’Anastasia): «Lavori realizzati in modo approssimativo e parziale che qualcuno – noi cittadini, precisamente – dovrà pagare». Il cantiere per la riqualificazione dei marciapiedi di via Arco è fermo e ormai da giorni si disserta su un fatto che dovrebbe essere chiaro ma non lo è per nulla: per l’intera opera occorrono 800mila euro e i cittadini avrebbero tutto il diritto di sapere chi li pagherà. Il finanziamento c’è o no? No, è stato perso stando a quanto sostengono gli ex alleati di Abete. Sì, non è stato perso e si può ancora sistemare tutto e non ci sono stati errori degli uffici comunali, sostiene invece l’assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica, Stefano Prisco. Che aggiunge, in una recente intervista rilasciata a ilmediano.it: «In caso contrario si farà un mutuo».
Ciro Busiello
Ciro Busiello
Proprio i marciapiedi di via Arco sono stati punto focale della conferenza stampa convocata da Alleanza per Sant’Anastasia con gli interventi di Ciro Pavone, Armando Di Perna e Ciro Busiello. Ed è quest’ultimo a ricapitolare l’intera vicenda, i fatti accaduti, step per step. «Il progetto – ricorda Busiello – risale all’amministrazione Esposito. All’epoca furono coinvolti una serie di giovani professionisti ai quali fu chiesto di partecipare attivamente alla progettazione. Gli architetti lavorarono, si prodigarono e iniziarono a collaborare con il Comune. Una volta trovati i fondi per il primo tratto di via Arco – da Lagno Maddalena sino all’angolo del Boschetto per la somma di 200mila euro – sono state firmate lettere di incarico ai tecnici che hanno redatto i progetti preliminari. Più tardi l’ex vicesindaco Di Perna riuscì a intercettare fondi, con l’accelerazione della spesa, per finanziare l’intera opera per l’ammontare di 800mila euro». Dunque da Lagno Maddalena fino al Santuario di Madonna dell’Arco.  Il progetto era a questo punto interamente finanziato e si procedette alla variazione dello stesso. «La nuova amministrazione a guida Abete – continua Busiello – ha pensato bene di appaltarlo, il 18 luglio 2015, affidando i lavori ad una ditta che offrì un ribasso del 36, 5 per cento. Ma i lavori, affinché il finanziamento fosse effettivamente erogato dalla Regione, dovevano terminare entro il 31 dicembre dello scorso anno. Realizzare un’opera di quella portata in pochi mesi era già difficile, dunque a settembre sollecitammo l’amministrazione chiedendo ragione dei ritardi e ci fu risposto che ci sarebbe stato tutto il tempo necessario, che non c’era alcun problema». I lavori sono poi effettivamente iniziati, ma senza il giovane architetto che era stato in precedenza incaricato. «Questa è la prima anomalia – prosegue Busiello –  il tecnico incaricato viene estromesso con un colpo di mano dall’ufficio e non è coinvolto nella realizzazione dell’opera. Con una parcella ancora da pagare e senza che di fatto avesse completato il suo compito. L’architetto in questione ha fatto causa al Comune e sicuramente dovrà essere pagato». Cantieri aperti, annunci di inizio lavoro in pompa magna e si arriva così al 31 dicembre 2015. «I lavori ovviamente a quella data sono realizzati soltanto parzialmente e per di più in maniera approssimativa. I marciapiedi non sono stati lasciati in sicurezza, hanno tolto il basolato antico che era presente sui cordoli sostituendolo con materiali di non uguale pregio e non si sa che fine abbiano fatto gli originali, accatastando materiale di risulta dinanzi ad una scuola elementare e rimuovendo i rifiuti speciali soltanto dopo settimane di nostre proteste e sollecitazioni». La vera questione si apre però nel momento in cui il Comune di Sant’Anastasia sollecita alla Regione l’erogazione della prima tranche del finanziamento, richiede cioè il primo stato di avanzamento dei lavori. «I dirigenti regionali rispondono che il finanziamento di fatto non esiste perché non erano stati fatti adempimenti importanti e che quindi Sant’Anastasia era esclusa. Perciò non solo il finanziamento è perso, ma peggio: non è mai stato fatto il decreto. Un errore sconfortante e paradossale. Intanto però il tecnico deve essere pagato perché ha un incarico scritto e firmato, la ditta ha lavorato e deve essere pagata, il nostro assessore ai Lavori Pubblici dice intanto che riuscirà a risolvere la questione: noi lo speriamo, ma ad oggi i lavori sono ancora fermi e i marciapiedi non sono in sicurezza». Ammesso che il finanziamento sia perso davvero, l’assessore Prisco ha ventilato l’ipotesi di un mutuo da contrarre con la Cassa Depositi e Prestiti. «I soldi costano, lo sappiamo tutti. Per ottenere 600mila euro la comunità anastasiana dovrà sborsarne in questo caso 800mila – dice Busiello – senza contare i tempi tecnici e la propedeutica approvazione del bilancio, passerebbero mesi e mesi. Intanto il cantiere sta lì».  

Sant’Anastasia, l’ex capostaff di Abete: «Un’amministrazione ignorante, lenta, inconcludente e incapace».

Durissimo l’intervento di Ciro Pavone che ha sottolineato: «È in atto una manovra per prendere funzionari da Succivo o Afragola, stiamo perdendo non solo finanziamenti ma anche il servizio 118 e intanto un vicesindaco in carica da sei mesi non ha ancora sentito la necessità di far capire ai cittadini la sua idea di paese, nemmeno riguardo alle sue deleghe e competenze». L’intervento politico che ha aperto la conferenza stampa di Alleanza per Sant’Anastasia è stato affidato a Ciro Pavone, ex capostaff del sindaco Abete e più volte in polemica con il primo cittadino negli ultimi mesi. A cominciare dall’ultima querelle, con il botta e risposta che li vide protagonisti in due momenti diversi: Pavone che definì Abete «sindaco per grazia ricevuta» e il sindaco che qualche giorno più tardi replicò: «per grazia ricevuta sì, ma dalla Madonna dell’Arco». Ed è proprio su questa risposta a distanza che Pavone coglie l’occasione per replicare a sua volta: «Trovo fuori luogo tirare in ballo la Madonna dell’Arco in una vicenda politica, ma ognuno è cattolico a modo suo ed ha la propria sensibilità». Toni che non si possono dire bassi, quelli di Pavone il quale, innanzitutto, chiarisce: «Mi sembra l’occasione giusta per chiarire definitivamente una cosa: qui non c’è alcuna guerra fratricida o personale, ma una contesa politica tra gruppi che intendono la politica in maniera diametralmente opposta, che hanno condiviso un percorso salvo accorgersi delle diversità e separarsi. È chiaro che abbiano fatto fallire il progetto politico del 2010 per incapacità e inettitudine e che proprio per questo noi abbiamo tutto il diritto di esprimere dissenso». «Questa è una amministrazione ignorante – aggiunge l’ex capostaff prima di Esposito e poi dell’attuale sindaco per il quale fu anche nel 2014 coordinatore della campagna elettorale – poiché ignora completamente il suo ruolo e la sua funzione, il sindaco vorrebbe anestetizzare il paese perché non gli conviene confrontarsi con cittadini attivi, partecipi, protagonisti». Poi vira sul vicesindaco nominato qualche mese fa, l’avvocato Carmen Aprea: «Nulla di personale, ma trovo insopportabile che il vicesindaco di un paese di trentamila abitanti non abbia sentito in sei mesi l’esigenza di un intervento pubblico per farci capire la sua idea per Sant’Anastasia, i suoi progetti, cosa intenda fare. Ha una delega importante, la pubblica istruzione, vorremo sapere cosa pensa del dimensionamento scolastico, ci auguriamo che abbia uno scatto di orgoglio e prenda posizione quanto meno rispetto alle sue deleghe e cominci ad interessarsi dei problemi che attengono alla sua carica». Pavone accenna alla perdita dei finanziamenti, alla riqualificazione di via Arco e a via Marconi che nella seconda parte della conferenza saranno poi approfondite dall’ex vicesindaco Armando Di Perna e da Ciro Busiello, ma si concentra anche su un altro «scippo» che la città starebbe subendo: «A conti fatti, pare che perderemo anche il servizio 118 – dice – il sindaco aveva emesso un’ordinanza che spostava il servizio dai locali di via Arco alla scuola Elsa Morante. Ma pare che la preside abbia revocato il suo consenso senza nemmeno interpellare il primo cittadino e che lui non abbia finora sentito l’esigenza di informarne la città». Il rapporto tra sindaco e funzionari comunali è più volte stato tirato in ballo in questi ultimi mesi, da quando cioè l’ex vicesindaco Di Perna decise di dimettersi dalla carica di assessore che pure Abete gli aveva rinnovato dopo l’azzeramento della giunta. Ed è su questo che torna anche il portavoce di Alleanza per Sant’Anastasia: «Ciò che ci ha spinto a prendere le distanze da questa amministrazione è stato proprio il rapporto che c’era con i funzionari comunali che ritenevamo avessero un atteggiamento ostativo alla nostra linea politica mettendo a serio rischio gli obiettivi. Il sindaco li ha difesi, sua legittima prerogativa, ma ha fatto di più, dando loro la massima indennità a fronte di obiettivi del Peg mai raggiunti. Ora gira voce che al Comune sia in atto una manovra per sostituirne alcuni con altri presi da paesi limitrofi, parlo di Succivo e Afragola, sponsorizzati dagli stessi personaggi grazie ai quali ci ritroviamo assessori da Angri e Ottaviano. Credo che una manovra di questo genere sarebbe perlomeno in malafede, almeno questo. Poi vedremo dove si ferma la malafede e comincia qualche altra cosa». Intanto Alleanza per Sant’Anastasia ha annunciato una serie di iniziative tematiche su questioni territoriali e sovracomunali, a cominciare dalla recente notizia dell’allargamento della Zona Gialla per il rischio Vesuvio. «Argomento sul quale – sottolinea Pavone – non abbiamo sentito una parola». Gli aggettivi, in tutto l’intervento dell’ex coordinatore della campagna elettorale di Abete, si sono sprecati nei confronti della attuale maggioranza: inconcludente, incapace e via di seguito. Ma anche nei confronti dell’opposizione non è stato certo tenero: «Da una parte c’è una opposizione che ha smesso di esserlo per convenienza e connivenza, dall’altro – e parlo del Pd – una opposizione alla quale conviene questo genere di governo che non decide, che perde ogni giorno consensi, così avrà il tempo di organizzarsi e arrivare alle prossime elezioni più forte. Ne è testimone una circostanza: con tutto ciò che accade da mesi a questa parte, finanziamenti persi, atti omessi, incapacità conclamata, il Pd che fa? Attacca noi, dimenticando che chi è oggi a Palazzo Siano sta lì proprio perché la gente ha premiato il nostro progetto, quello che avevamo fatto nei quaranta mesi precedenti. Questo è un fatto storico incontrovertibile». Alla consigliera Veruska Zucconi è stato dato mandato di presentare istanza affinché i consigli comunali si celebrino almeno una volta al mese. «Non quando il sindaco lo ritiene opportuno lasciando passare anche tre mesi e sperando visibilmente che finiscano presto» – incalza Pavone – «una cosa del genere in un paese di trentamila abitanti è addirittura esilarante, è l’assise pubblica il luogo deputato per affrontare e risolvere i problemi del paese». «Oscurantismo» è la definizione che la stessa capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia ha dato per definire il periodo amministrativo a guida Abete. «In effetti – aggiunge Pavone – questa amministrazione vorrebbe oscurare chiunque abbia un minimo di capacità o di intelletto, preferiscono la mediocrità e oramai hanno un solo, unico, comune denominatore: la politica personale, il rapporto eletto – elettore, la maniera più squallida di fare politica, sfido chiunque a trovare una sola affermazione di un qualsivoglia esponente di questa amministrazione che riguardi un tema di pubblico interesse, locale o nazionale. A loro basta coltivare l’orticello dei propri voti».  

Somma Vesuviana, poche le «Sentinelle In piedi» pro famiglia tradizionale: vince la contromanifestazione

  Bambolotti in braccio per dire sì alle adozioni gay, balli e flash mob, musica e cartelli: «Voi in piedi, noi in tutte le posizioni». Ma il referente vesuviano delle Sentinelle dice: «Manifestazione solo rimandata». Bandiere e cartelli dell’Arcigay, bambolotti in braccio, ballerine, musica, flashmob, video condivisi su Facebook con l’hashtag #sentinelleasfaltate, manifesta allegria. La contromanifestazione organizzata per contrastare quella annunciata dalle «Sentinelle In Piedi», rete nazionale che si erge a difesa della famiglia tradizionale, quella composta da un uomo e una donna, e che protesta per chiedere il ritiro del ddl Cirinnà, è stata partecipatissima. IMG_0132 E Peppe Maiello, componente della commissione Pari Opportunità di Somma Vesuviana, primo a indignarsi per l’annunciata manifestazione delle Sentinelle che avrebbero dovuto essere in tante, in piedi, in silenzio e con in mano un libro, scomoda Malcom X, attivista pro diritti umani, per commentare: «Nessuno può darti la libertà. Nessuno può darti l’uguaglianza o la giustizia o qualsiasi altra cosa. Se sei un uomo te le prendi». E aggiunge: «Loro in piazza per reprimere, noi per evolvere». Con lui, in tanti. IMG_0134 Insomma, dai resoconti, parrebbe una vittoria facile di un’idea su un’altra. Il fatto è che però Francesco Di Sarno, referente delle Sentinelle In Piedi per il vesuviano, precisa: «Ma oggi la manifestazione non si è tenuta perché avevamo chiesto l’autorizzazione per occupare il suolo pubblico soltanto l’altro ieri e non tre giorni prima come è prassi, quindi non ce l’hanno concessa. Perciò abbiamo avvisato tutti coloro che avevano confermato e rimandato il tutto». Però una decina di sentinelle, con tanto di libri in mano c’era… «C’ero io e c’erano pochi altri, siamo andati giusto per un segno, ma la manifestazione così come l’avevamo pensata si farà, con tanto di autorizzazione». E se a Di Sarno si chiede un commento sulla contromanifestazione, la risposta è stringata: «Non commento, io manifesto il mio pensiero e rispetto quello degli altri».        

Napoli. Unioni civili: in migliaia in piazza del Plebiscito

Il corteo ha sfilato per le vie di Napoli e ha raggiunto Piazza del Plebiscito,  illuminata con i colori dell’arcobaleno.   Alcune migliaia di persone hanno sfilato ieri per le vie di Napoli a difesa dei diritti civili di lesbiche, gay, bisessuali e transgender nell’ambito delle manifestazioni previste oggi in tutta Italia. A guidare il corteo che è partito da Piazza Carità, il sindaco Luigi de Magistris. ”Ancora una volta Napoli sostiene i diritti delle famiglie arcobaleno – ha detto – ora tocca al Parlamento avere il coraggio di approvare la legge sulle Unioni civili”.     Il corteo ha raggiunto Piazza del Plebiscito illuminata con i colori dell’arcobaleno. ”Sono i colori della liberta’ – ha affermato il sindaco intervenendo in piazza – se ci piace potremmo mantenerli così a lungo”.     Tra i partecipanti anche Antonio Bassolino, candidato alle primarie del centrosinistra, le parlamentari Pd Anna Maria Carloni e Valeria Valente, il consigliere regionale Francesco Borrelli. fonte foto: ansa.it

Traffico mattutino a Pomigliano, ecco perchè: l’Arpac ha fatto chiudere il sito di trasferenza dei rifiuti

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L’impianto dava la possibilità ai piccoli automezzi nu di potersi muovere nelle stradine della città delle fabbriche. Ora invece ci vogliono i grossi compattatori.              L’Arpac ha fatto chiudere il sito di trasferenza dei rifiuti, risultato non a norma, e il traffico di Pomigliano finisce costantemente in tilt, specialmente al mattino. Dunque: nettezza urbana in difficoltà e automobilisti sul piede di guerra. A causa di questa chiusura dell’impianto i grossi compattatori sono infatti costretti e caricare l’immondizia nelle strette strade della città delle fabbriche, servizio che invece prima svolgevano i piccoli automezzi. Piccoli e quindi agili veicoli che non ingombravano troppo gli spazi destinati alla viabilità e che dopo aver effettuato la raccolta trasportavano i rifiuti fino al sito di trasferenza, ubicato sulla strada provinciale Pomigliano-Acerra. Quando il sito era aperto gli scarti venivano poi trasferiti sul posto dai mini automezzi all’interno dei compattatori, che una volta riempiti si recavano direttamente in discarica, senza passare per Pomigliano. Nel frattempo una soluzione è già in itinere. E’stata avviata la gara d’appalto per la realizzazione di una piattaforma nel sito di trasferenza, cioè di un’attrezzatura che permetterà di tenere i rifiuti distanti dal suolo. Una volta realizzata questa piattaforma il sito sarà riaperto. Ma il servizio nu è complessivamente reso difficile dal fatto che i debiti della Enam, la spa controllata dal comune, non sono ancora un lontano ricordo.

Sant’Anastasia. Manifesti e dissensi contro l’amministrazione

Il sindaco Abete si dice tranquillo e smentisce le voci di crisi del suo esecutivo. E precisa: «Si tratta di manifesti non politicamente corretti ma faremo chiarezza nelle sedi opportune». Tira aria di forte dissenso all’interno dell’amministrazione Abete. A pochi giorni dalla convocazione del consiglio comunale del prossimo 26 gennaio, infatti, le mura cittadine sono state tappezzate da diversi proclami prima dal gruppo «Sant’Anastasia in volo» rappresentato in pubblica assise dal presidente del consiglio Mario Gifuni e dai consiglieri Rosaria Fornaro e Mario Trimarco che con toni scanzonati accusa di clientelismo Cettina Giliberti, assessore alle Politiche Sociali. «Arcobaleno», «Alleanza per Sant’Anastasia» e «Sant’Anastasia i cittadini prima di tutto», liste che hanno sostenuto Abete nella tornata elettorale di maggio2013, nell’annunciare una conferenza stampa che si svolgerà questa mattina, ore 10.30, nella sede di via Verdi, denunciano i «sei mesi di fallimento dell’amministrazione Abete» e puntano il dito contro i finanziamenti persi per Via Arco e via Marconi ed i lavori fermi su Biblioteca comunale, parcheggio in via Primicerio e Cimitero. Chi allontana ogni dubbio su un’eventuale crisi della maggioranza è proprio il sindaco Abete che ai nostri microfoni ha asserito di sentirsi «sereno, tranquillo», nonostante «Sant’Anastasia in volo abbia fatto un manifesto incomprensibile, inaccettabile, assumendo atteggiamenti non politicamente corretti perché qualora ci fossero problemi in una maggioranza questi vanno risolti all’interno e non sbandierati con manifesti». «Aspetto dei chiarimenti da parte di chi è in consiglio comunale sotto questo simbolo. Non mi pare che si faccia clientelismo nella mia amministrazione né che siamo lenti tant’è che a mio parere abbiamo fatto molto di più delle amministrazioni che ci hanno preceduto – si difende il sindaco Abete – Per quanto riguarda i tre gruppi che hanno firmato l’altro manifesto ed organizzato la conferenza per stamattina ritengo che si tratti della solita manifestazione di routine di tre-quattro persone che si sentonoescluse dalla vita politica anastasiana, chi per inefficienza chi per disadattamento alla politica. Questi possono dire quello che vogliono perchè fino ad oggi non è arrivata alcuna revoca difinanziamento, tant’è vero che abbiamo cantierizzato i marciapiedi di via Arco ed a breve sarà la volta di via Marconi». Sulle opere pubbliche la fascia tricolore assicura che saranno consegnati a breve e medio termine alla cittadina vesuviana «il parcheggio di via Corelli (traversa di via Primicerio, ndr) ed il parcheggio di via Arco mentre i lavori per la biblioteca ed il cimitero hanno solo subito rallentamenti per intoppi burocratici ma ora proseguono spediti». «Nel gruppo «Alleanza per Sant’Anastasia» ci sono un assessore parte integrante della giunta (Fernando De Simone, ndr) ed il consigliere Alfonso Di Fraia il quale ha ripetuto più volte di essere distante dalle prese di posizione di questo simbolo – rintuzza il sindaco Abete – La consigliera Veruska Zucconi che fa parte dello stesso gruppo, invece, ha manifestato qualche dissenso in pubblica assise ma non ci sono altri suoi colleghi che si sono opposti al lavoro dell’esecutivo. Siccome stiamo parlando non di partiti ma di gruppi civici, ognuno si sente legittimato ad usare quel simbolo a proprio piacimento». «Stesso discorso vale per «Arcobaleno» dove i consiglieri Bove e Ceriello e l’assessore Giliberti sono stati eletti sotto questo simbolo e sostengono la maggioranza. Quando un consigliere comunale manifesterà il dissenso all’amministrazione in modo ufficiale, ne prenderemo atto e ne verificheremo le conseguenze» prosegue il primo cittadino il quale dice di voler «continuare a proseguire l’azione amministrativa con tranquillità ma non parlerei di crisi». Ogni dubbio verrà svelato nel corso della pubblica assise di martedì 26.

Sant’Anastasia: in stato di agitazione gli addetti allo spazzamento delle strade

Lavoratori rimasti senza stipendio. Attendono risposte per la prossima settimana.   I dieci operatori ecologici addetti allo spazzamento di strade e piazze hanno appena proclamato lo stato di agitazione. Non percepiscono lo stipendio da quindici giorni. ” Se entro una settimana non avranno lo stipendio daremo il via allo sciopero “, annuncia Gennaro Croce, segretario del sindacato Fismic settore servizi. I dieci addetti senza salario dipendono dalla ditta privata napoletana La Gardenia srl. ” Siamo soggetti a continui passaggi di cantiere – lamentano i lavoratori – nel corso dei quali gli stipendi subiscono sempre gravi ritardi con ulteriori danni anche sul fronte del tfr e degli altri diritti contrattuali e salariali “. A Sant’Anastasia l’appalto comunale per lo spazzamento ammonta a circa un milione di euro all’anno. Il comune ha pagato regolarmente La Gardenia ma la ditta non paga altrettanto regolarmente i lavoratori. ” Negli ultimi tempi stavamo con La Gardenia – raccontano ancora le maestranze – poi siamo passati a una certa Gpn e poi siamo tornati con La Gardenia. E’ una continua girandola che ci sta facendo perdere i soldi ma anche la testa. Inoltre – concludono i lavoratori – non abbiamo una sede. Non abbiamo nessun punto di riferimento logistico della ditta. Le tute e gli scarponi da lavoro ce li riportiamo a casa dopo aver finito “.

Le ricette di Biagio. “ I pàccheri del pescivendolo”: Pessoa trovava ridicole le parole sdrucciole

I “pàccari” meritavano un nome piano e riposante, e non solo perché, come scrisse Pessoa,  le parole sdrucciole, “come i sentimenti sdruccioli”,tendono al ridicolo. I “paccari”, come la “lasagna”,  sono l’immagine della soddisfazione che si dispiega serenamente.   I paccheri del pescivendolo. Ingredienti: 500 gr.di paccheri; 200 gr. di moscardini; 300 gr. di mazzancolle; 8-10 gamberoni; 300 gr. di cozze; 300 gr.di vongole; 10 pomodorini; ½ bicchiere di vino rosso ( o bianco); prezzemolo; aglio; olio. Questo piatto è una versione rivisitata dei “ paccheri allo scoglio”. Il nome di “paccheri del pescivendolo”,  registrato nel menù di un ristorante calabrese, nasce dal fatto che c’è libertà di togliere e aggiungere ingredienti, a seconda di quello che si trova sui banchi del pescivendolo.  Nei “paccheri allo scoglio” molti mettono solo i gamberoni: io, invece, ho messo anche le mazzancolle, che hanno un sapore più deciso:  non ho usato i calamari, che danno sull’ insipido e sul molliccio, e li ho sostituiti con i moscardini dal sapore vigoroso e netto. Il problema di questo piatto è che alla fine i paccheri con la robustezza di tono e di trama tendono a sovrastare ogni altra presenza: ho cercato di salvare il sapore del sugo di mare sia usando i paccheri dell’ Antico Mulino Falco che, pur rispettando tutti i canoni di questo tipo di pasta, hanno una duttilità e una delicatezza particolari, sia sperimentando, per la “sfumatura”, al posto del bianco, il Vesuvio vivace rosso di Fiore Romano, che ha dato nerbo  alle mazzancolle e alle cozze. Fate aprire cozze e vongole in due diversi tegami e raccogliete, come al solito, il liquido di cottura dopo averlo filtrato. In una pentola fate soffriggere l’olio, l’aglio schiacciato, e, a gradi, i moscardini tagliati a pezzi, i pomodorini divisi in spicchi, i frammenti di prezzemolo. Quando il sugo incomincia a concentrarsi,  aggiungete un po’ di vino rosso, lasciate che sfumi, calate le mazzancolle,  allungate il sugo con il liquido  messo da parte, e poco prima che la cottura sia completa, aggiungete cozze, vongole, e ancora poche gocce di vino .  Intanto avete “saltato” i gamberoni a parte e avete già acceso la fiamma sotto la pentola con i paccheri. Scolateli al dente, amalgamateli con il sugo,  versate nel piatto, ornate la pietanza con i gamberoni e con il prezzemolo tritato. Se avete messo da parte qualche cozza, potete inserirla nella guarnizione. Il vino usato in cucina accompagna il piatto a tavola.   Biagio Ferrara   Si festeggiavano i trenta anni di matrimonio di una coppia. Quando arrivò il primo piatto, paccheri allo scoglio, il proprietario l’annunciò con il piglio e la voce di un boss delle cerimonie, a conferma dei guai che può combinare la TV, anche quando si muove con le migliori intenzioni: “ ‘ paccari, vongole e gammeri d’ammore”, annunciava, con cenni e con smorfie, “zinniando”  a destra e a sinistra. Insomma faceva il simpatico, alludendo al fatto che per antica fama vongole, gamberoni e mazzancolle stimolano Venere, e dunque quel piatto poteva essere non solo piacevole, ma anche utile ai due maturi sposi e a molti di noi invitati. Ma non conosceva, l’aspirante boss,  la “doppiezza” delle vongole: che in napoletano stanno a indicare anche le chiacchiere,  le “palle” nel senso di “ bugie smisurate”: “all’anema d’ ‘a palla”. Mi sono sempre chiesto perché il napoletano, lingua di parole piane e tronche, soprattutto quando parla di cucina, ha dato ai “pàccari”, mi riferisco alla pasta, questo nome sdrucciolo. “Pàccaro” va bene per lo schiaffone dato a mano piena, a tutta mano, come avverte il significato delle due parole greche che compongono il termine: lo sdrucciolo rende nitidamente l’immagine di un gesto fulmineo, violento e sonoro, e della sorpresa che esso genera, e dell’ attesa: perché tutti vogliono vedere come reagirà lo schiaffeggiato. Un “paccaro”, e cioè uno schiaffone, è un capitolo che si apre clamorosamente, e non si chiude. Ma la pasta, che i napoletani chiamano “pàccari, sono il simbolo luminoso di una soddisfazione serena, dell’amicizia, della pace:  meritavano un nome  lungo e paino, di ampia e dolce sonorità, come è ampia e dolce la loro forma: un nome che suonasse come la parola “lasagna”. E non parliamo degli italici che hanno trasformato “paccaro” in “pacchero”, restringendo la “a  in “e” – non sanno che i “restringimenti”, come diceva Nino Taranto, sono dolorosi –  e torcendo quel nome come per strangolarlo. Scrisse Fernando Pessoa che “tutte le parole sdrucciole, / come tutti i sentimenti sdruccioli,/ sono naturalmente/ ridicole”. E’ l’ultima strofa di una poesia pubblicata in “Lettere alla fidanzata”. Ma per fortuna la prima strofa ricorda che “ tutte le lettere d’amore sono / ridicole./ Non sarebbero lettere d’amore se non fossero / ridicole..” “Le lettere d’amore, se c’è l’amore,/ devono essere / ridicole.”. Ricordo che la coppia di maturi sposi mangiò compostamente il piatto di “paccari allo scoglio”: con la stessa compostezza il Vesuvio rosso di “ Fiore Romano” fa vibrare i sapori del sugo di moscardini cozze vongole e mazzancolle, e i “paccari” della ditta di Saviano fanno da sontuoso e tenero letto a questo complicato connubio di toni, di timbri e di corrispondenze.

Acerra, pizzo di Natale nel campo di calcetto: fermate due persone

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Sono del clan Lombardi. Abitano a Caivano.         Una tangente di mille euro pretesa durante le feste di Natale ai danni del titolare di un campo di calcetto di Acerra. Con quest’accusa la Dda di Napoli ha disposto il fermo di due personaggi ritenuti affiliati al clan Lombardi, famiglia mafiosa attiva nel territorio acerrano. I fermati si chiamano Antonio Martino, 45 anni, e Michele Morlando, di 46, entrambi della vicina Caivano. Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno portato alla loro identificazione e al fermo sulla base di un decreto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Martino e Morlando dovranno rispondere di tentativo di estorsione aggravato dal metodo mafioso. In base all’accusa si sarebbero presentati al cospetto del piccolo imprenditore a nome del clan Lombardi.