Volla. Cambio look per Via Petrarca

Rifacimento dei marciapiedi con sicura rimozione dei “Pini” e prevista sostituzione con i “Lecci”. Molte sono le “eredità” che i cittadini di Volla hanno ricevuto dagli amministratori del passato e, spesso, queste non “coincidono” con i loro bisogni o desideri, e con le casse comunali. Tra queste, ai primi posti ci sono i famosi “Debiti Fuori Bilancio” che ancora oggi, dopo decenni, continuano a giungere al cassiere dell’Ente, il quale, previa autorizzazione obbligatoria, del consiglio comunale e/o di chi ne fa le veci, deve pagare. Sono i debiti contratti per espropri fatti decenni orsono, per costruire “opere pubbliche” come ad esempio le strade e le scuole. Sono i risarcimenti dovuti per le cause perse dal comune a seguito di citazioni di cittadini per i più svariati “incidenti”, veri o fasulli, dovuti a dissesti stradali o dei marciapiedi. Una delle cause di questi ultimi sono i “Pini”. A Volla, alcuni decenni fa, questi alberi, tipici della macchia mediterranea e ricordo di antiche cartoline, furono “piantati” praticamente ovunque, quasi a voler rappresentare una caratteristica strutturale del paese. Nobile e generosa iniziativa. I pini per la loro bellezza dovrebbero stare nelle pinete e avere la libertà di potersi ramificare nella loro crescita, e per la loro vita secolare. A Volla, furono piantati sui marciapiedi con sistemi non idonei, in “ceste” e di conseguenza le loro radici sono state costrette a forzate ed errate crescite superficiali, provocando dissesto e pericolo. Via Petrarca, la strada che collega Via Rossi a Via Monteoliveto, in questi giorni è sottoposta al “rimozione” dei Pini e al rifacimento dei marciapiedi, diventati oramai inagibili. Via Petrarca è la parallela di viale Michelangelo, dove per gli stessi motivi, ben presto verranno eseguiti gli stessi interventi. La zona che comprende entrambe le strade negli ultimi anni si è  sviluppata notevolmente. Lungo il percorso sono stati costruiti numerosi “parchi residenziali” ed i pini ne avrebbero dovuto dare stile e cornice. Invece sono queste abitazioni, più o meno eleganti, che fanno da cornice agli impraticabili marciapiedi. Il responsabile del Verde Pubblico del Comune di Volla, l’ingegnere Oscar Gatta, ci ha confermato che l’intervento di rifacimento dei marciapiedi è un’eredità della vecchia amministrazione. I Pini sono stati tagliati per prevenire il pericolo di cadute per i passanti, e di cadute degli alberi dovute alla crescita superficiale delle radici e ai vari interventi di potatura delle stesse che ne hanno indebolito la stabilità. Il programma del rifacimento dei marciapiedi prevede che al posto dei pini vengano piantati altri alberi, quasi sicuramente i lecci, come è già avvenuto in via Leopardi, e che in alcuni punti vengano modificati per consentire di creare aree di parcheggio. La soluzione è difficile da accettare per i paladini del verde con spirito nobile e pollice verde, che considerano una magra consolazione la sostituzione con i lecci. L’operazione incontrastabile è inevitabile. Non resta altro ai cittadini che affidarsi alla simbologia. Negli anni 70-80 a Volla è approdato il Pino, albero sempreverde, simbolo di immortalità ed eternità, che simboleggia la felicità coniugale e la fertilità e che, probabilmente, ha influito non poco sullo sviluppo del paese, in termini di crescita del cemento e della popolazione. Oggi a Volla approda il Leccio, simbolo di lunga vita, di perseveranza, maestosità, dignità e di forza. E, forse, è proprio quello di cui Volla ha bisogno, di tanta forza e dignità. A proposito di forza, è stata proprio la “Forza” e il volere di qualcuno che ha consentito e dato priorità a questi interventi solo in alcuni punti del paese? E anche questo lo si deve mandare giù. Come?! Sempre per “Forza”!Via_Petrarca_Marciapiedi Via_Petrarca_Marciapiedi_1 Via_Petrarca_Marciapiedi_3 Via_Petrarca_Marciapiedi_2

Evacuazione dalla zona rossa del Vesuvio, ecco il progetto “Convivenza Vesuvio”

Lunedì 22 febbraio conferenza stampa ad Eccellenze Campane con Luca Capasso e Paolo Scudieri. Il progetto “Convivenza Vesuvio”, messo a punto dalla Fondazione Convivenza Vesuvio e già recepito dalla legge regionale n.13 del 2008, riguarda tutti gli abitanti dei Comuni della zona rossa del Vesuvio chiamati, in caso di eruzione del vulcano, a lasciare le proprie abitazioni. L’attuale piano della Protezione Civile prevede uno spostamento nelle restanti regioni dell’Italia, “Convivenza Vesuvio”, invece, indica la possibilità di un allocamento nelle province campane. Il progetto si propone di anteporre il concetto di opportunità a quello di emergenza, evitando il drammatico sradicamento della popolazione dalla propria terra e la conseguente dispersione in tutta Italia. Il team della Fondazione ha individuato 4 aree in provincia di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno con scarsa densità abitativa e  significativa presenza di alloggi disabitati, dove i residenti dei Comuni della zona rossa del Vesuvio potrebbero essere trasferiti in caso di eruzione. Ottaviano è il primo Comune della zona rossa ad aver aderito al progetto, con la firma di un protocollo d’intesa i cui dettagli verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà lunedì 22 febbraio alle 11 nei locali di Eccellenze Campane, in via Brin 69 a Napoli. Parteciperanno il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, il patron di Eccellenze Campane Paolo Scudieri e il presidente onorario della Fondazione Convivenza Vesuvio Vincenzo Coronato.  

Somma Vesuviana/Saviano, omicidio Tafuro – Liguori: confessa uno dei tre fermati «Uccisi per trentamila euro di scommesse»

Ieri la fiaccolata a Saviano per Francesco Tafuro. I due giovani titolari del centro scommesse morti per aver tentato di incassare un debito di gioco. Sono morti perchĂ© chiedevano la restituzione di trentamila euro: a tanto ammontavano le scommesse che Francesco Tafuro e Domenico Liguori, titolari di un centro scommesse in via San Sossio a Somma Vesuviana non riuscivano ad incassare. Avevano sollecitato il cliente abituale, accanito scommettitore, a restituire la somma e anche i dipendenti della ricevitoria sapevano del debito, nonchĂ© delle difficoltĂ  economiche che questo stava creando ai due soci. Ma quel debito Eugenio D’Atri, detto «Gegè», 32 anni, avrebbe poi deciso di saldarlo a colpi di calibro nove. PerchĂ© nello strano codice dei clan, i debiti di gioco si pagano. Pena la perdita di un singolare «onore». Così, in una stradina di campagna di Saviano, cittĂ  di Francesco Tafuro per il quale ieri è stata organizzata una funzione religiosa e una fiaccolata partecipatissima, si consuma il duplice omicidio. Tredici colpi di pistola. Domenico e Francesco, poco piĂą di trent’anni, muoiono così l’11 febbraio scorso. Il debito è cancellato, con il sangue di due ragazzi colpevoli soltanto di aver intrapreso un’attivitĂ  imprenditoriale «difficile» che poteva portarli ad avere a che fare con chiunque. Ma a distanza di poco piĂą di una settimana i carabinieri erano giĂ  sulle tracce degli assassini. Ed uno di loro avrebbe giĂ  confessato. Sono tre i fermati, in carcere su decreto della Direzione Distrettuale Antimafia: Nicola Zucaro, 36 anni; Domenico Altieri (31) e Gegè, Eugenio D’Atri. Uno di loro, Altieri, avrebbe parlato ed esposto agli inquirenti la sua versione, raccontando che giĂ  una volta «Gegè» gli aveva chiesto di accompagnarlo da Tafuro e Liguori, i suoi creditori, ha aggiunto di aver rifiutato e di averne pagato le conseguenze tanto che D’Atri lo avrebbe picchiato dinanzi ad un parente. Dal racconto uscirebbe fuori una storia di prepotenza, di sopraffazione, che avrebbe poi portato il complice ad accettare una successiva richiesta sopraggiunta giorni dopo: quella di scortare Tafuro e Liguori in via Olivella. Per parlare, «per mettersi d’accordo». Così accadde, infatti, l’11 febbraio. Altieri avrebbe scortato l’auto  con a bordo Francesco e Domenico, lui a bordo di uno scooter. Nel luogo dell’agguato, della trappola, li attendevano giĂ  D’Atri e Zucaro. Ad Altieri sarebbe stato detto di aspettare poco lontano. Passano pochi minuti e risuonano tredici colpi di calibro nove.  Altieri avrebbe reso una deposizione dettagliata ma gli altri due continuano a negare. Si attende la convalida del fermo ma l’accusa è quella di omicidio, per tutti e tre. Ieri, durante la funzione nella chiesa di San Michele Arcangelo a Saviano, c’erano tutti. In prima fila anche il padre e la sorella di Domenico Liguori. striscione  

Biagio interpreta la parmigiana di melanzane della Hornby: per la quaresima, “tempo filosofico, adatto a procreare figli”

Lo scrivevano  i medici dell’Ottocento. E nel romanzo “La coguara urbana” Laura L. Sciolla scrive che la parmigiana di melanzane è simbolo del talamo nuziale. Quando le “vecchie” appese erano imbottite di dolciumi…  Astinenza e desiderio nel quadro di V. Palladini.   Parmigiana di melanzane. Ingredienti: 4 melanzane medie, per un totale di circa 1kg e 200 gr. ; 300 gr. circa di salsa di pomodoro giĂ  cotta; 100 gr. di pecorino stagionato grattugiato (4 cucchiai); foglie di basilico; olio, sale. Questi sono gli ingredienti indicati da Simonetta Agnello Hornby nel libro “Un filo d’olio”.  Ho usato il pecorino stagionato di Bagnoli Irpino e ho aggiunto un mezzo bicchiere del coda di volpe vesuviano. La Hornby consiglia “l’olio per friggere”, io mi sono servito dell’olio extravergine, perchĂ© la melanzana è avida di olio, soprattutto  la melanzana dell’agro sarnese, che è abbastanza dolce, e per quanto si possa curare l’asciugatura della parmigiana, il sapore dell’olio “si sente”. Le strisce di melanzana vanno sistemate a strati in uno scolapasta, e ogni strato va “spolverizzato” di sale grosso. Si chiude lo scolapasta con un coperchio tenuto fermo da un peso, e si aspetta che le melanzane perdano gran parte dei loro umori. Vanno poi lavate e spremute “leggermente, a gruppi di 3 o 4 fette per volta tra i palmi delle mani”. Intanto, versate l’olio ( circa mezzo centimetro di altezza, dice la Hornby, ma io penso che ne basti di meno) in una padella “ di almeno 30 cm. di diametro) e accendete il fuoco: quando l’olio si riscalda, incominciate a friggere le melanzane, prima da un lato, poi dall’altro: il segno della completata frittura è il colore “dorato”. Scolate le fette, distribuitele in un piatto e, mentre si raffreddano, spruzzatele, in due passaggi, con gocce rare di vino bianco. Poi  coprite il fondo di una pirofila con un denso velo di salsa di pomodoro, “disponetevi le fette leggermente sovrapposte, a scaletta”. Coprite lo strato con la salsa, e poi spargete su di esso con mano larga il pecorino grattugiato, aggiungete una foglia di basilico, e allo stesso modo costruite il secondo e terzo strato (“ quattro  sarebbe meglio”). Nel forno, “a calore medio” , la parmigiana cuocerĂ  per circa 20 minuti: “ è molto buona calda, ma forse fredda anche di piĂą. Si conserva in frigorifero almeno tre giorni, e può anche essere usata, tagliata a pezzetti, per condire la pasta o il riso”. Noi abbiamo provato l’abbinamento con la pasta, ed è venuto fuori un piatto gustoso, di cui parleremo un’altra volta.   Biagio Ferrara   Nella loro immensa saggezza le religioni pensano alla salute non solo dell’anima, ma anche del corpo. E così il  cattolicesimo, rielaborando  antiche sequenze di riti contadini, ha  disposto che al grasso carnevale seguisse  l’astinenza di quaresima. L’astinenza purga gli umori del corpo e aiuta a sollevare il pensiero e i sentimenti dalla terra, dallo scherzo e dalla lasagna alle cose del cielo.  E’ sfuggito però agli studiosi dell’alimentazione  che dire “astinenza” senza chiarire bene senso e perimetro del concetto poteva generare  qualche serio equivoco. PerchĂ© nell’ Ottocento procreare figli  per “incrementare il genere umano” non era  un atto  connesso  alla voluttĂ  della carne, come pensano i materialisti di oggi: era  un dovere morale e sociale: e dunque non rientrava nello spazio dell’astinenza. Anzi i medici dell’ Ottocento scrivevano su riviste ufficiali che la quaresima cade “nell’epoca dell’anno la piĂą favorevole a preparare l’ uomo alla propagazione della specie, cioè la primavera”.  E dunque “ l’istituzione della quaresima- sosteneva nel 1841 il dott. Berlingieri – sia per la diminuzione o temperanza del cibo, sia per l’astinenza dalle carni, sia per l’epoca dell’anno in cui è prefissa, è sommamente filosofica per la salute e il benessere dell’individuo, come pure per l’incremento del genere umano.”. Questa “doppiezza” della quaresima è confermata dall’ uso – ne parla a lungo Luigi Beccaria – di riempire di dolciumi i fantocci delle “vecchie” appese nei quadrivi : concluso il periodo dell’astinenza i pupazzi venivano “sguarrati” e l’imbottitura si distribuiva ai ragazzi del quartiere. La ricetta che Biagio ha preparato rileggendo la ricetta della Hornby tiene conto di tutti i significati della quaresima: la melanzana è il meno carnevalesco degli ortaggi, porta nel suo colore, il viola, il segno della penitenza, il pecorino stagionato è anche, ma non solo, simbolo della vanitĂ  dei piaceri terreni, ma  la rossa salsa di pomodoro, il vino del Vesuvio e il basilico rappresentano la vitalitĂ  del sangue e l’energia luminosa del fuoco. E giustamente Laura L. Sciolla scrive nel romanzo “ La coguara urbana” (2010) che la preparazione delle melanzane per la parmigiana “rappresenta la via iniziatica che occorre percorrere per passare dal due all’uno, dalla individualitĂ  degli sposi all’unitĂ  del talamo nuziale”: le fette giacciono insieme, in un solo “composto”, dopo aver sopportato la sofferenza del taglio e dopo essersi purificate nel sale. Ma nulla dice la Sciolla degli audaci valori simbolici del pecorino grattugiato: e nulla dico io, soprattutto perchĂ© è quaresima. Il quadro che correda l’articolo Vinicio Palladini lo dipinse nel 1932, in un momento in cui entusiasmi e slanci dell’Italia fascista incominciavano a raffreddarsi, e la speranza si ammosciava giĂ  in una attesa carica di dubbi. L’uomo è una statua di marmo, e la corona che gli cinge il bacino potrebbe anche essere un serto mortuario. La donna è un’asse di legno: il sedere e le gambe si contraggono e si ritraggono. E tuttavia il colore rosso della coperta è brillante e i suoi riflessi ravviavano le carni della signora,  lo sguardo della statua ha ancora qualcosa di vivo, e sul tavolo la pianta grassa esibisce ancora qualche sfumatura di verde. Insomma, non c’ è solo cenere, in questo quadro quaresimale.

BREXIT: “yes or not?”

La nuova Nazione a “statuto speciale” dell’Unione Europea: il Regno Unito. La notizia della settimana è sicuramente l’accordo, riuscito, tra Regno Unito e Commissione Europea. L’incontro al vertice, tra i 28 leader dell’UE, è avvenuto venerdì sera: il primo ministro inglese, David Cameron, ne esce vittorioso, portando a casa uno “status speciale” per il suo Paese ed una maggiore indipendenza dall’Europa. commissione_palazzo-kzaB-U103031219701271MD-640x320@LaStampa.it Attualmente, l’Inghilterra è già fuori l’unione monetaria europea – la valuta britannica è la sterlina – e anche fuori dall’area di Schengen – lo spazio senza frontiere interne in cui la circolazione delle persone è libera. Adesso anche l’appartenenza all’unione politica ed economica è in forse. Logo_brexit_new_size2Il fatto è questo: molteplici spinte politiche hanno portato all’esigenza di ricorrere al parere del popolo inglese, per decidere se restare o uscire (Brexit) dall’Unione Europea. Le motivazioni a favore dell’uscita dall’Unione sono di varia natura; la totale indipendenza dall’Europa gioverebbe alla competitività dei mercati inglesi, per esempio. Il fattore preponderante, però, riguarda l’immigrazione: il Regno Unito vuole, di fatto, sottrarsi all’emergenza rifugiati. Chi invece si schiera “all’interno” dell’Unione Europea basa la propria opinione essenzialmente su previsioni macro-economiche. Il parere degli economisti sembra essere unanime: l’uscita danneggerebbe la crescita interna del Paese. Il Financial Times ha riportato un sondaggio fatto a più di 100 intellettuali: nessuno crede che la Brexit gioverebbe al Paese. Un’eventuale uscita dall’UE susciterebbe incertezza, il che avrebbe conseguenze negative sia economiche sia finanziarie. Le società frenerebbero gli investimenti e le famiglie ridurrebbero le spese, il che, chiaramente, fermerebbe la crescita del PIL. L’incertezza colpirebbe anche i mercati e soprattutto i detentori europei di titoli in sterline, il cui valore sarebbe incerto dato che il tasso di cambio subirebbe sicuramente una scossa. David Cameron si schiera a favore della permanenza. Dopo l’incontro di venerdì – 19 Febbraio – egli può sostenere la sua posizione con ancora più convinzione e può consigliare al popolo inglese di non votare per l’uscita. 1-format530In effetti, il premier l’ha spuntata su tutte le sue richieste. I punti nodali dell’accordo sono tre. Primo, l’Inghilterra potrà attivare per 7 anni il “freno di emergenza”, vale a dire che i cittadini comunitari hanno diritto ad accedere a tutti i vantaggi del welfare britannico solo dopo 4 anni dall’ingresso nel Paese. Secondo, alla base dei Trattati europei è il principio di “Unione sempre più stretta”, da cui l’Inghilterra è adesso esentata. Terzo, il sistema monetaria europeo è stato riconosciuto come multi-valutario, il che concede all’Inghilterra il diritto di esprimersi sulle decisioni dell’Eurozona anche se non ne fa parte. Il Regno Unito si ritrova, oggi, ad essere una Nazione con uno status speciale. E sulla base di questo accordo, il 23 giugno il popolo inglese si esprimerà in uno dei referendum più importanti della sua storia.

Sant’Anastasia, campagna «Adotta un cane», domani gazebo in piazza IV Novembre

Dalle 10 alle 13 di domani (domenica 21 febbraio) tutte le informazioni per chi vuole dare una casa e una famiglia agli ospiti «anastasiani» del canile convenzionato con il Comune di Sant’Anastasia. Meticci, setter, incroci di pastore tedesco e molti altri: è possibile «conoscere» tutti gli «inquilini» anastasiani – piĂą o meno sessanta – collegandosi alla sezione «I nostri ospiti» del sito web www.dogkennelservicesrl.it.  Tutti con microchip e controllati, le femmine adulte giĂ  sterilizzate. Domani, in piazza, per la campagna di sensibilizzazione organizzata dal Comune di Sant’Anastasia insieme al canile Dog Kennel Service, ci saranno anche cuccioli adottabili.10268720_955271297855714_2106334601413416601_n«I nostri cani – dice l’assessore Cettina Giliberti (delega alla Tutela degli Animali nella giunta Abete) – sono ricoverati al canile Dog Kennel Service di Nola e sono circa sessanta. Domani la prima campagna di sensibilizzazione all’adozione con la presenza di un educatore cinofilo e un veterinario oltre alla Trainer, marchio di alimenti per animali». «Non tutti i cani randagi vanno accalappiati – ricorda l’assessore Giliberti – e dunque ricoverati in canile: è una misura necessaria solo per i piĂą aggressivi o capibranco». Nelle ultime settimane è cresciuto inoltre il fenomeno dell’abbandono di pitbull, circostanza che fa pensare ad un giro di combattimenti clandestini. «Proprio questa mattina – aggiunge l’assessore – ne abbiamo trovato uno con ferite da percosse, nell’ultimo mese i casi simili sono quattro, un fenomeno che induce alla riflessione». L’anno scorso la giunta aveva dato, con una delibera di indirizzo, un’altra opportunitĂ  per chi avesse adottato un cane: l’esenzione dalla Tari. «Con il prossimo bilancio – dice l’assessore – contiamo di mettere in atto quell’indirizzo, prevedendo l’esenzione o in ogni caso la riduzione della tassa sui rifiuti per chi deciderĂ  di accogliere un ospite del canile».  

Estorceva danaro a un’ammalata di cancro: i Nas arrestano un medico della Napoli bene

Ai domiciliari Rosario ZappalĂ , ex primario dell’ospedale evangelico convenzionato Villa Betania di Ponticelli.     E’ accusato di aver estorto del danaro a una paziente ammalata di cancro producendo certificati falsi. Per questo motivo l’anno scorso il tribunale lo ha interdetto dalla professione medica. Ma secondo gli inquirenti Rosario ZappalĂ , noto medico della Napoli bene, avrebbe violato l’interdizione continuando a visitare i pazienti nella sua casa di via Santa Caterina a Chiaia, a due passi da piazza dei Martiri. Quindi, ieri, è scattato l’arresto per il professionista ed ex primario dell’ospedale evangelico Villa Betania, struttura convenzionata ed equiparata al sistema sanitario pubblico   . Intanto ieri i carabinieri del Nas, il nucleo anti sofisticazioni, hanno notificato al medico, un ecografista di fama, l’ordine di arresto spiccato dal gip Federica Colucci. Adesso ZappalĂ  è ai domiciliari. Con lui sono indagati i vertici e gli ex vertici di Villa Betania, la clinica convenzionata della fondazione che fa capo alle chiese evangeliche napoletane. E’ una brutta storia. Che inizia il 13 settembre del 2014, quando ZappalĂ , all’epoca primario della chirurgia generale della Betania e responsabile del pronto soccorso,  effettua un’ecografia al seno di una paziente, nella clinica di Ponticelli. Subito dopo l’esame il camice bianco spiega alla donna di aver rilevato un’area sospetta, un nodulo nella mammella sinistra ma che nell’ospedale i tempi di attesa per l’ago aspirato sono lunghi (cosa risultata nelle indagini non veritiera)  per cui le consiglia di andare a fare l’esame in tempi stretti nel suo studio, in via Riviera di Chiaia. La donna ha paura. Qualche mese prima le era stato diagnosticato un tumore all’utero per cui decide di fare come le viene sollecitato. Il 15 settembre successivo ZappalĂ  effettua l’ ago aspirato nel suo studio e si fa pagare: 200 euro. E’ qui che inizia il calvario per la paziente. Si perchè alla fine la signora non saprĂ  piĂą nulla di quella diagnosi. Nel frattempo ZappalĂ  non fa esaminare dal patologo della clinica il siero asportato dall’ ago aspirato. Anzi, fa una  cosa che ha dell’incredibile. Il 22 settembre  produce nella clinica un referto in cui attesta falsamente “l’assenza nella paziente di cellule tumorali e un quadro citologico che mostra alcuni elementi come da fibrolipomatosi”. Nel certificato c’è una firma illeggibile, non riconducibile a nessuno dei patologi della Betania. E la signora ammalata resta in un limbo. Non sa piĂą nulla di quella diagnosi. Passano i giorni. Quindi la donna grazie alla sua insistenza si reca dalla responsabile dei patologi della Betania. E’ qui che sia lei che la dottoressa che tenta di aiutarla entrano in possesso di quel certificato fasullo e capiscono tutto. La dirigente del laboratorio di patologia allora riferisce ai vertici della clinica. Si riunisce la commissione, formata da tutti i massimi dirigenti del presidio sanitario: ZappalĂ  viene licenziato. “Un licenziamento solo formale”,  secondo il pubblico ministero della procura di Napoli Giuseppina Loreto. Pm che contesta ai vertici della Betania di aver riassunto ZappalĂ  come consulente ecografista e di aver assunto anche la figlia del medico di origine calabrese, proprio per fare in modo che qualcuno di famiglia lo potesse sostituire proficuamente, stando almeno a ciò che contesta il pm.  Poi, nel febbraio del 2015, la paziente ammalata sporge denuncia . Si attivano i carabinieri del Nas.  Il 28 maggio il tribunale emana per ZappalĂ  l’interdizione di un anno. E il 26 gennaio del 2016 la procura trasmette l’avviso di conclusione delle indagini a ZappalĂ , accusato di concussione e di falso ideologico e materiale, e ai vertici della Betania, sotto inchiesta per omissione di denuncia in concorso. Si tratta di Sergio Nitti, ex presidente pro tempore della Fondazione  Evangelica Ospedale “Villa Betania”, e dei vertici attuali: Pasquale Accardo, direttore generale, Antonio Sciambra, direttore sanitario, e Paolo Morra, direttore amministrativo.  

Morto sub napoletano, partecipò ai soccorsi della Concordia

Del centro polizia La Spezia, morto in ricerca Isabella Noventa.
Rosario Sanarico, l’ispettore di polizia morto nella ricerca del corpo di Isabella Noventa, la donna svanita nel nulla la sera del 15 gennaio scorso, era nato a Napoli il 10 ottobre 1963 e dopo essere entrato in Polizia non ancora ventenne. Nel 1984 era stato assegnato al Centro Nautico e Sommozzatori della Polizia di Stato di La Spezia. Qui ha frequentato il corso per operatore subacqueo come primo passo di una lunga serie di abilitazioni professionali conseguite in questo settore operativo che lo hanno portato ad assumere incarichi di crescente importanza nell’ambito del nucleo sommozzatori del CNeS di La Spezia. Nel corso della sua trentennale attivitĂ , aveva acquisito una notevolissima esperienza partecipando ad un gran numero di interventi, spesso svolti in condizioni ambientali molto difficili, come i soccorsi durante il naufragio di Costa Concordia, tanto da diventare uno dei sommozzatori della Polizia piĂą esperti e apprezzati anche fuori dall’ambiente professionale (FONTE FOTO: RETE INTERNET)

La Regione sospende l’accreditamento della sezione Avis di Casalnuovo

A Marigliano i Nas avevano sequestrato l’autoemoteca della sezione casalnuovese. Senza le necessarie autorizzazioni prelevavano sangue operando all’interno di alcuni locali ubicati accanto alla chiesa di San Vito, a Marigliano. Poi però i carabinieri del Nas, il nucleo anti sofisticazioni, hanno fatto irruzione nei locali e bloccato le attivitĂ  degli operatori che stavano asportando sangue dalle braccia dei donatori. Durante l’ispezione i militari hanno verificato che l’autoemoteca portata sul posto dalla sezione di Casalnuovo dell’ Avis (l’Associazione volontari  italiana del sangue) era sprovvista di alcune documentazioni. Risultato: l’autoemoteca-camper è stata sequestrata e la giunta regionale della Campania ha comunicato in questi giorni di aver adottato, nei confronti della sezione AVIS di Casalnuovo di Napoli, della quale è responsabile la 43enne S.C., di Pollena Trocchia, la sospensione temporanea dell’accreditamento istituzionale. Questo provvedimento scaturisce dall’attivitĂ  svolta dal NAS di Napoli l’8 novembre 2015, giorno in cui il nucleo anti sofisticazioni  ha proceduto appunto al sequestro di un’autoemoteca in uso alla sezione casalnuovese che stava operando una raccolta di sacche di sangue presso locali attigui alla chiesa di Marigliano. In base a quanto emerge dal sito della sezione “oggi l’AVIS di Casalnuovo è una grande realtĂ  associativa che può contare su circa 7000 soci donatori periodici, in grado di raccogliere circa 10000 unitĂ  di sangue intero all’anno”. (Fonte foto: rete internet)

18enne ucciso: il ragazzo fermato era sul luogo del delitto

Movente incerto, forse per uno sgarro o per motivi sentimentali.
 
Era sul luogo del delitto Gaetano Nunziato quando Vincenzo Amendola è stato ucciso: la circostanza emerge dalle indagini sulla scomparsa e sull’omicidio di Amendola, il giovane di 18 anni di cui si sono perse le tracce lo scorso 5 febbraio. Il giovane è stato ritrovato senza vita ieri, sepolto in un terreno del quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli.
Amendola è stato ucciso con un paio di colpi di pistola al viso, tra il 4 e 5 febbraio scorsi, quasi sicuramente nel posto dove poi è stato trovato il cadavere. Nunziato è stato fermato, su disposizione della DDA, ieri pomeriggio, con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso, detenzione di arma ed occultamento di cadavere. Il 23enne, ritenuto vicino a un clan camorristico, ha reso ieri delle dichiarazioni al magistrato di turno della Procura di Napoli che ora sono al vaglio all’autoritĂ  giudiziaria. Sul movente per ora ci sono solo ipotesi: forse un regolamento di conti legato a uno sgarro. Non si esclude anche la pista sentimentale. (Fonte foto: rete internet)