I carabinieri dell’aliquota radiomobile di Torre del Greco sono intervenuti nottetempo in via Michelangelo di Cercola su richiesta di aiuto di un 56enne che aveva sorpreso malviventi mentre tentavano di accedere nel suo stabile.
Nell’immediatezza è stato arrestato De Felice Gennaro, 38 anni, residente in Ercolano e già noto alle forze dell’ordine.
Poco dopo, grazie anche alla descrizione dell’altro malvivente al fatto che questi si era allontanato con l’auto di De Felice, i carabinieri di Ercolano hanno intercettato su via Pugliano il secondo malfattore: Cefariello Vincenzo, 39 anni, residente in Ercolano.
La perquisizione del veicolo e dei due ha portato al rinvenimento e sequestro di arnesi atti allo scasso.
Riconosciuto dalla vittima, anche Cefariello è stato tratto in arresto.
Gli arrestati sono in attesa di rito direttissimo.
(Fonte foto: rete internet)
Tre i sospetti fermati, sarebbero i due killer e il mandante del raid omicida. Due sono di Saviano, uno di Somma Vesuviana, tutti pregiudicati.
I carabinieri hanno stretto la morsa sui presunti colpevoli in poco più una settimana, tra i fermati ci sono i presunti killer che avrebbero esploso tredici colpi di calibro nove freddando senza pietà Domenico Liguori e Francesco Tafuro, i due gestori di una sala scommesse in via San Sossio, a Somma Vesuviana. Il presunto mandante è Eugenio D’Atri, 33 anni, pregiudicato residente a Somma Vesuviana nei pressi del centro scommesse dove lavoravano le vittime. I presunti killer, invece, sono anch’essi entrambi pregiudicati, Nicola Zucaro e Domenico Altieri di Saviano.
Gli indagati hanno risposto per ore alle domande del pubblico ministero, trattenuti nella caserma dei carabinieri di Nola (che ieri hanno ascoltato almeno altre dieci persone informate sui fatti) rilasciando dichiarazioni contrastanti e sono poi stati portati in carcere, con le auto dei militari che – come mostra un video condiviso da centinaia di persone su Facebook – hanno percorso il corso principale di Saviano prima e via Aldo Moro a Somma Vesuviana poi, transitando vicinissimo alle abitazioni ed ai luoghi frequentati dalle vittime, tra gli applausi per i carabinieri e gli insulti per i fermati. Uno dei presunti killer, appassionato di scommesse sui cavalli, sarebbe già finito in manette ad inizio anno (poi rilasciato dopo un processo per direttissima) per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, l’altro sarebbe noto negli ambienti dello spaccio di droga.
La scena dell’omicidio di Tafuro e Liguori era quella di un agguato, di una trappola mortale. Attirati in una stradina di campagna, via Olivella a Saviano, furono poi ammazzati con tredici colpi di pistola. Erano partiti da Somma Vesuviana, i due amici e soci, con due auto. Poi si erano fermati in un locale di Piazzolla di Nola dove avevano incontrato alcuni conoscenti cui avevano riferito di avere un appuntamento. All’appuntamento fatale si erano poi recati con una sola delle auto. A via Olivella un altro mezzo si era affiancato, consumando così l’esecuzione in palese stile camorristico.
Francesco e Domenico, poco più che trentenni e con tutta la vita davanti, non avevano legami con la criminalità, in pochissimi – inquirenti compresi – avevano avanzato sospetti su rapporti «pericolosi» che giustificassero una morte simile. Tutti non hanno fatto che ripetere, negli ultimi giorni, quanto fossero «per bene» i due ragazzi, tanto da suscitare indignazione per il divieto di funerali pubblici.
E il motivo della loro morte, infatti, come sembrerebbe dalle indagini che hanno poi condotto agli arresti di ieri, su disposizione della Procura di Nola, sarebbe economico. I carabinieri di Nola diretti dal maggiore Michele Capurso affiancati dal nucleo operativo di Castello di Cisterna al comando del maggiore Michele d’Agosto, lo hanno sospettato fin dal primo istante avviando i controlli nel centro scommesse sequestrato il giorno dopo l’omicidio e vagliando ogni chiamata, ogni messaggio, ogni file contenuto nei telefoni di Domenico e Francesco. La svolta si dovrebbe però alle immagini di alcune telecamere disposte nei pressi del locale di Piazzola di Nola dove i due giovani si erano fermati prima di andare all’appuntamento con la morte. In quelle immagini c’erano Domenico e Francesco ma anche una moto con a bordo due uomini, i volti coperti da caschi integrali.
Le perquisizioni a tappeto disposte nella notte tra giovedì e ieri, con numerose pattuglie ed un elicottero a setacciare le zone di Saviano, Somma Vesuviana e Ponticelli, avrebbero fatto ritrovare la moto, uno scooter «incriminato», i caschi ed altre prove, conducendo in maniera inequivocabile ai sospetti poi fermati e interrogati ieri per molte ore.
Ancora non sarebbe chiarissimo il movente che porterebbe ad un presunto debito di gioco di oltre ventimila euro a carico del pregiudicato di Somma Vesuvianoa, c’è ancora molto da portare alla luce sia nel presunto ed ipotizzato movente sia nelle dinamiche che hanno condotto all’assassinio.
«Bastardi, mio fratello vive» – ha scritto ieri la sorella di Francesco Tafuro già all’alba di ieri sul suo profilo Facebook. E che si fosse vicini ad una svolta si era compreso già dalle 3 di notte, con sirene e lampeggianti delle auto dei carabinieri in giro per la cittadina vesuviana, il rumore dell’elicottero che sorvolava le zone interessata. Tantissime persone, dopo i fermi, hanno affollato l’ingresso delle caserme dei carabinieri di Somma e Saviano e anche su Facebook in moltissimi hanno voluto lasciare manifestazioni d’affetto per le due giovani vittime, la gratitudine per carabinieri e inquirenti, la rabbia e lo sdegno nei confronti di chi avrebbe deciso di mettere fine alla vita di Domenico e Francesco.
E il sindaco di Somma Vesuviana preannuncia un esposto al governo.
La protesta dei 500 lavoratori della fabbrica aeronautica Dema di Somma Vesuviana, in lotta contro 99 licenziamenti e la vendita dell’azienda, si sta espandendo nel territorio del polo industriale più importante del Mezzogiorno. Ieri mattina infatti gli operai dell’impianto vesuviano sono sfilati in corteo per le strade di Pomigliano: fumogeni, petardi e traffico bloccato. Tutto questo mentre il sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo, si recava in Regione nel tentativo arginare il pericolo della perdita della più importante realtà industriale del territorio che amministra. ” Sicuramente consegneremo un esposto al presidente del Consiglio e al ministro dell’Industria – preannuncia Piccolo – intanto il comune farà pressing politico: per noi è vitale il fatto che la Dema resti a Somma Vesuviana “. Ieri gli scioperanti hanno formato un presidio davanti all’ingresso dell’Alenia di Pomigliano, uno dei principali committenti dello stabilimento produttore di componenti per aerei. Qui hanno atteso per qualche ora un documento stilato dalla rsu dello stabilimento in cui si producono le fusoliere dei velivoli turboelica Atr. Nel messaggio, poi consegnato, i delegati del consiglio di fabbrica dell’Alenia solidarizzano sostanzialmente con la vertenza dei colleghi della Dema spiegando che l’occupazione, in particolare in territori come quello napoletano, va tutelata a ogni costo. Le maestranze della fabbrica di Somma Vesuviana attribuiscono gran parte delle colpe della loro situazione alla volontà di Finmeccanica di non voler concedere commesse all’azienda di via San Sossio. ” Erano stati annunciati degli impegni da parte di Alenia – sostiene Andrea Morisco, della rsu Dema – che poi non sono stati mantenuti. Ma nel frattempo la nostra azienda aveva provveduto ad assumere “. Intanto l’azienda di proprietà dell’imprenditore Vincenzo Starace versa in una grave situazione finanziaria. Che però osservatori del settore attribuiscono a una serie di “imprudenze” non dovute ai comportamenti delle grandi committenti. Fatto sta che Starace ha annunciato la vendita della Dema alla Seri di Piedimonte Matese, impresa che si occupa di produzioni del tutto diverse da quelle aeronautiche.
Il presidio dei lavoratori Dema davanti all’Alenia
Il mondo ha perso uno dei suoi più importanti uomini di cultura. Filosofo, scrittore, grande esperto di media e comunicazione. Tra le sue opere più importanti, «Il nome della Rosa» e «Il pendolo di Focault».C’è una frase che compendia tutto Eco in un secondo: «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro».
Lui di anni ne aveva 84 e ne aveva vissuti, secondo questa logica, molti più di cinquemila fino alle 22, 30 di ieri sera quando – era ammalato da tempo – si è spento nella sua casa di Milano. Autore di saggi di estetica medievale, linguistica, filosofia, romanzi di successo planetario come «Il nome della Rosa», bestseller con 14 milioni di copie vendute, tradotto in più di cento lingue e dal quale è stato tratto un film di altrettanto successo. Era socio dell’Accademia dei Lincei per le Scienze Morali, Storiche e Filosofiche. L’ultimo libro l’aveva pubblicato il giorno del suo compleanno, nel 2015: «Numero Zero». Ambientato agli inizi degli anni ’90, racconta di una redazione immaginaria con evidenti riferimenti, in chiave romanzesca, alla politica italiana. Tangentopoli, Gladio, Loggia P2, terrorismo. Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna.
Messaggi di cordoglio sono arrivati da tutto il mondo, con comunicati ufficiali e sui social: dal presidente Matteo Renzi, alle case editrici, a cantanti e gente comune. «Nomina nuda tenemos» ha twittato Roberto Saviano. Riprendendo chiaramente l’ultima frase di «Il nome della Rosa»: noi possediamo solo nudi nomi, variazione di un verso del De Contemptu Mundi del dodicesimo secolo.
L’opera di Eco, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, Medaglia d’oro ai benemeriti d’arte e cultura, ben quaranta lauree honoris causa conferitegli da università europee ed americane, il suo esordio nella narrativa fu proprio con «Il nome della Rosa», giallo medievale vincitore del premio Strega dal quale fu tratto l’omonimo film con Sean Connery. E poi, «Il pendolo di Focault», compendio di magia, complotti, esoterismo. «L’isola del giorno prima», «Baudolino», «Il cimitero di Praga» e infine, «Numero Zero». Tra i suoi saggi, «Il problema estetico in San Tommaso», «Filosofi in libertà», «Il superuomo di massa», «Povero Pinocchio», «In cosa crede chi non crede?», «Cinque scritti morali», «La bustina di Minerva», «Kant e l’ornitorinco», «Storia della bruttezza», «Riflessioni sul dolore», pochi preziosissimi testi per l’infanzia come «I tre cosmonauti» e una chicca della letteratura saggistica che è «Diario Minimo». Qui infatti il professore include anche il saggio «Fenomenologia di Mike Bongiorno», edito nel momento di maggiore popolarità dello scomparso presentatore e che lo consacrò a «fenomeno di massa» trasformandolo in un’icona.
Eco era anche tanto altro, come dimostrano i suoi contributi politici e le collaborazioni a «L’Espresso», «Il Giorno», «La Stampa», «Il Corriere della Sera», «La Repubblica», «Il Manifesto» oltre che a riviste internazionali e specializzate, di cultura, letterarie.
Indimenticabili i suoi dibattiti con altri intellettuali italiani che hanno sfiorato, negli anni, temi prima non consueti per le pagine di cultura: l’enigmistica, per esempio, il fumetto (era un fan sfegatato di Dylan Dog) o la fenomenologia di James Bond.
Nel 2016 dovrebbe uscire una raccolta di suoi scritti edita dalla casa editrice di Elisabetta Sgarbi, si chiamerà “Pape Satàn Aleppe”, il titolo è una citazione dantesca che, come il professore aveva ricordato commentando: «non vuol dire niente, dunque è adatto a descrivere la confusione dei nostri tempi».
Il cognato del personaggio di spicco locale è stato ucciso a settembre.
Da tutti è indicato come un “personaggio di spicco” del territorio, un “uomo di punta” difficilmente incastrabile. L’altra sera però Cuono Lombardi, 54 anni, pregiudicato, cognato di Adalberto Caruso, ucciso in un agguato, a settembre, è stato incastrato da due panetti di hashish rinvenuti dalla polizia nell’auto in cui si trovava insieme ad Andrea Andretta, 30 anni, e a Salvatore Mario Avventurato, di 31 anni. I tre sono stati sorpresi e quindi arrestati in via Crispi, una traversa anonima, appartata, nella zona semi periferica a nord del centro di Acerra. Nell’automobile, una Suzuki Swisft, gli agenti del commissariato di Acerra, diretti dal vicequestore Antonio Cristiano, hanno trovato due panetti di “fumo” del peso complessivo di 200 grammi. I tre sono adesso sono accusati di detenzione ai fini dello spaccio di sostanza stupefacente in concorso tra loro. L’azione dei poliziotti è stata caratterizzata da una notevole dose di abilità. Gli agenti infatti si sono avvicinati alla vettura sospettata, ferma nella stradina, senza che i suoi occupanti si accorgessero della loro presenza. Cuono Lombardi era seduto sul lato passeggero. Andretta era alla guida mentre Avventurato parlava con loro dall’esterno, appoggiato al finestrino dell’automobile. Quando Andretta si è accorto dell’arrivo degli agenti ha tentato di nascondere i panetti di hashish nel sedile posteriore dell’auto. Ma i poliziotti non ci sono cascati e dopo una breve ricerca hanno trovato la droga. Intanto ieri mattina per Lombardi, Andretta e Avventurato, giudicati con rito per direttissima, è stato convalidato l’ arresto in attesa del processo che si terrà ad aprile. Come disposto dall’autorità giudiziaria i tre sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia presso il commissariato della Polstato di Acerra, sino al mese di aprile. L’autovettura, la Suzuki, è stata sequestrata. Ovviamente per il momento non si sa come andrà a finire per Cuono Lombardi. Lombardi è il cognato di Adalberto Caruso, soprannominato “Ignazio a’ mbechera”, vecchi precedenti per spaccio. Caruso è stato freddato da un killer professionista con un solo colpo di pistola 7 e 65 sparato poco sopra la nuca, da distanza ravvicinata, mentre la sera del 20 settembre scorso si trovava seduto su una panchina della centralissima piazza San Pietro. La vicenda, consumata intorno alle sette di una domenica sera, era stata caratterizzata da un episodio sconcertante. Subito dopo l’agguato gli amici e i parenti di Caruso bloccarono un’ambulanza in transito e fecero scendere il paziente che si trovava steso sulla barella. Quindi, una volta liberata d’ “imperio” l’ambulanza, caricarono nella vettura Adalberto Caruso. Trasportato nella vicinissima clinica Villa dei Fiori i medici non poterono far altro che constatare il decesso del pregiudicato. L’accaduto fece indignare le autorità di polizia, che vietarono il funerale in forma pubblica di “Ignazio a’ mbechera”.
L’incontro, promosso dal Centro Studi «Agorà», si è svolto venerdì 19 febbraio, ore 20, in un bar accorsato di via Pomigliano. Presente parte dell’amministrazione Abete, cittadini, associazioni e commercianti della zona.
Promuovere il dibattito socio-culturale e politico della comunità anastasiana per determinare il bene comune della collettività, aprendo un confronto tra amministratori e cittadini. È la mission del Centro Studi «Agorà» presieduto da Felice Leone che ieri, venerdì 19 febbraio, ore 20, in un bar accorsato di via Pomigliano ha organizzato insieme al suo gruppo un incontro tra l’amministrazione Abete ed alcuni cittadini del popolato quartiere Ponte di Ferro-Starza.
Oggetto principale della serata è stato lo sviluppo urbanistico della cittadina vesuviana ed in particolare delle periferie che per «Agorà» può avvenire partendo da alcuni interventi riguardanti la creazione della strada parallela a via Rosanea, l’incrocio di via Eduardo De Filippo con via Pomigliano e l’acquisizione e la riqualificazione della vecchia scuola. Tali tematiche sono state trattate alla presenza del sindaco Abete con la giunta quasi al completo, qualche consigliere comunale, commercianti, associazioni ed alcuni abitanti della zona. Ed è stato proprio il sindaco ad intervenire per primo, illustrando lo stato dell’arte del Piano Urbanistico Comunale.
«La mia amministrazione ha ereditato un PUC già strutturato per cui, dopo diversi incontri con l’ex Provincia, è emerso che non erano inseriti alcuni aspetti precedentemente omessi, come la realizzazione dei sottotetti, importanti in caso di eruzione del Vesuvio che consentirebbero il deflusso dei materiali piroclastici, le vie di fuga e l’ampliamento delle aree commerciali preesistenti. Stiamo velocizzando il tutto ed una volta approvato, il documento sarà operativo subito – ha asserito il primo cittadino – La realizzazione della parallela di via Rosanea è importante perché decongestionerebbe il traffico che viene a crearsi nelle ore di punta mentre subito dopo l’approvazione del bilancio riqualificheremo, dopo aver proceduto con l’illuminazione in via de Filippo, Starza Rosanea e la stessa via de Filippo».
L’assessore all’Urbanistica Prisco, ritornando sulla questione PUC, ha aggiunto che «lo strumento urbanistico deve essere non teorico ma attuativo e consente di poter conservare attività esistenti sul territorio e di ampliarsi senza doversi spostare da Sant’Anastasia, ad eccezione di quelle inquinanti per le quali è necessario il trasferimento». «Stiamo facendo un forum sullo strumento urbanistico per consentire ai cittadini di manifestare eventuali ed ulteriori esigenze anche con i progettisti del PUC, dando loro la possibilità di dare consigli a questa amministrazione che è pronta, nei rispetti della norma, a recepirli – ha rintuzzato l’assessore Prisco – Per la vecchia scuola, invece, dobbiamo chiedere alla FSI di riappropriarci della struttura, capire con quali fondi di finanziamento andare avanti e che tipo di attività insediare nell’ex edificio scolastico».
Subito dopo hanno preso la parola i cittadini presenti all’incontro che hanno fatto emergere le problematiche del quartiere come l’alta velocità e la mancanza di marciapiedi in via Rosanea, la raccolta non sempre puntuale dell’organico in qualche punto di via Pomigliano, l’assenza di Vigili Urbani sulle strade più trafficate (se ne contano 19 in organico, ndr), la necessità di costruire in zona una nova scuola media, la possibilità di effettuare screening oncologici a causa della presenza di piccole industrie ritenute inquinanti. Non sono mancati dissensi da parte di qualche cittadino sull’operato della giunta Abete ma il consigliere comunale di maggioranza Mario Trimarco (Sant’Anastasia in volo) ha rassicurato i presenti che è «volontà dell’amministrazione trovare le soluzioni ai tanti problemi nonostante la presenza di cavilli burocratici che rallentano il tutto».
All’incontro Paolo Esposito (capogruppo UdC), iscritto ad «Agorà», ha sottolineato l’importanza di proporre sul territorio «riunioni del genere che permettono di confrontarci su temi e fare proposte», mentre il vicesindaco Carmen Aprea oltre a ribadire che il governo Abete è al lavoro per annullare le differenze che intercorrono tra centro e periferia, auspica nella collaborazione dei cittadini «quando si porteranno miglioramenti alla vivibilità delle strade con i dovuti accorgimenti».
A latere dell’evento il sindaco Abete, oltre a complimentarsi con «Agorà» per la riuscita della serata ha anticipato sulle nostre pagine che a breve ci sarà un incontro anche con i cittadini di contrada Guadagni e «molto probabilmente a marzo faremo una manifestazione pubblica con i cittadini al centro del paese per renderli partecipi delle cose fatte ed accogliere tutte le critiche costruttive che ci aiutano a crescere come comunità».
D’Errico, leader della protesta Cub, si sta facendo un po’ di luce con le candele.
Giovanni D’Errico, 49 anni, da un pezzo non ha più un soldo, da quando quaranta mesi fa ha ricevuto l’ultimo salario dal Consorzio Unico di Bacino di Napoli e Caserta. Nel tentativo di far capire che la sua e quella di altri 1300 addetti del CUB è una vertenza da vita o morte fino all’altro ieri Giovanni si è barricato per quattro giorni e tre notti di fila sul tetto del Castello Baronale di Acerra. Poi è sceso, con in mano la notizia riferita dalla polizia che il presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, riceverà lui e altri suoi compagni di sventura lunedi, in Regione. Ma quando giovedi sera Giovanni è tornato spossato e infreddolito a casa, un alloggio popolare nel rione soprannominato “Congo”, non ha trovato la luce. L’Enel gli ha staccato la corrente perché non ha pagato le ultime tre bollette. Ora Giovanni sta usando qualche candela racimolata da un cassetto.
Il “Perché la democrazia è partecipazione”
Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella e Massimo Napolitano sono operai della Fiat di Pomigliano ma sono stati licenziati due anni fa per aver esposto davanti al reparto logistico di Nola un manichino impiccato a una forca, un fantoccio raffigurante Sergio Marchionne. E’ stata una protesta di quelle eclatanti per protestare simbolicamente contro i suicidi e i tentati suicidi di alcuni cassintegrati Fiat. Da allora non hanno fatto più rientro in fabbrica gli esponenti del Comitato di Lotta Cassintegrati e licenziati. Ora però si riaffacciano alla scena politico-sindacale. Come ? Con una lista elettorale. Hanno infatti annunciato l’intenzione di presentare una lista alle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Napoli.
Ecco il loro manifesto-appello:
Scusate il ritardo, la rivoluzione e’ fatta anche di silenzio in certi momenti….ORA CI SIAMO!!!
LA DEMOCRAZIA E’ PARTECIPAZIONE…il potere deve essere operaio
Gli operai vogliono partecipare alle elezioni comunali a Napoli con una propria lista. I cinque licenziati FIAT, operai della FIAT di Pomigliano e del polo logistico di Nola, operai ed operaie precari e operai disoccupati, hanno costituito una lista da presentare alle elezioni prossime elezioni comunali. E’ una lista “aperta” in cui si possono presentare altri operai e disoccupati che vogliono partecipare.
Perché presentarci direttamente come operai?
Ogni cinque anni c’è la farsa delle elezioni. Gli operai sono sistematicamente esclusi. Nessun partito li rappresenta. A volte, nei partiti c’è la presenza di qualche operaio come “fiore all’occhiello”, ma in queste formazioni alla fine non contano nulla.
Noi non crediamo a questa farsa delle elezioni, ma vogliamo utilizzarla. Gli operai oggi non hanno visibilità. Non hanno ascolto. Nel silenzio generale vengono super sfruttati nelle fabbriche grandi e piccole. Chi si ribella viene licenziato. La magistratura del lavoro sempre più spesso conferma le decisioni del padrone.
Le regole della democrazia non superano i cancelli delle fabbriche!
In questa situazione utilizziamo la farsa delle elezioni per poter dire la nostra, per denunciare la condizione da schiavi che vivono gli operai, per dire che agli operai il diritto di critica è negato.
Non abbiamo nessuna illusione sulle istituzioni. Per gli operai sono organismi nemici e servi schiocchi dei Marchionne. Servono solo per eleggere ogni cinque anni il comitato d’affari dei padroni e delle classi benestanti.
Noi vogliamo essere solo un megafono per gli operai e per tutti i diseredati di questa società.
Per presentare la lista servono cinquecento firme.
Noi facciamo appello ai compagni di Napoli affinché queste cinquecento firme siano raccolte.
Noi siamo quelli dei picchetti alla FIAT. Quelli della gru a piazza municipio. Del concerto di solidarietà per i licenziati FIAT a piazza Dante dove oltre 100 artisti insieme a Daniele Sepe hanno detto no ai licenziamenti politici. Siamo quelli che hanno partecipato alle lotte contro le speculazioni a Bagnoli, a fianco degli studenti, dei disoccupati, del sindacalismo di base. Al fianco degli operai di Melfi, Cassino, Mirafiori, spalla a spalla con i facchini della logistica, comunque
sempre in prima fila con gli sfruttati.
Chiamiamo in causa direttamente i disoccupati, gli operai, gli studenti, i compagni dei centri sociali, tutti quelli con cui siamo stati fianco a fianco in questi anni nelle lotte e le mobilitazioni contro i padroni.
La lista degli operai deve essere presentata. Le cinquecento firme devono essere raccolte.
(Fonte foto: rete internet)
Al vaglio degli inquirenti le sue frequentazioni. il corpo è stato ritrovato vicino al rione case popolari.
É stato molto probabilmente ucciso con uno-due colpi di arma da fuoco al volto Vincenzo Amendola, il 18enne la cui scomparsa era stata denunciata dai genitori lo scorso 5 febbraio e che oggi è stato ritrovato sepolto in una zona di campagna alla periferia di Napoli. Questo è quanto risulta da un primissimo esame esterno del cadavere che è stato ritrovato ad una profondità di circa 50 centimetri.
La zona in cui il corpo è stato nascosto è vicina ad alcune case popolari: da stabilire se il ragazzo sia stato ucciso lì o se il corpo sia stato portato successivamente. Così come restano da stabilire le frequentazioni del 18enne, se cioè possa avere avuto qualche rapporto con esponenti della criminalità organizzata o se invece l’omicidio sia riconducibile alla sua vita privata.
(Fonte foto: rete internet)
In Villa Bruno spettacoli e porte aperte “A Casa di Massimo”.
La città di San Giorgio a Cremano ricorda oggi l’anniversario della nascita di Massimo Troisi, autore di capolavori indimenticabili tra i quali “Ricomincio da tre”, “Scusate il ritardo”, “Non ci resta che piangere” fino a “Il Postino”, candidato a cinque premi Oscar.
L’artista, nato a San Giorgio a Cremano dove mosse i primi passi nel cabaret al Centro Teatro Spazio, oggi avrebbe compiuto 63 anni. Per ricordarlo il Comune e l’associazione “A Casa di Massimo Troisi”, celebreranno l’evento con una festa aperta a tutti. In contemporanea 12 giovani artisti dei paesi vesuviani saliranno sul palco della Fonderia Righetti in Villa per rendergli omaggio attraverso performance teatrali e musicali.
Ogni esibizione è stata pensata come un regalo che ognuno degli artisti avrebbe voluto fare a Troisi. L’associazione “A Casa di Massimo”, presieduta dal fratello Luigi, inoltre, apre le porte a quanti vogliono visitare gli ambienti familiari dell’artista e ammirare oggetti personali dell’attore-regista.
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