Somma Vesuviana/Saviano, omicidio Tafuro – Liguori: confessa uno dei tre fermati «Uccisi per trentamila euro di scommesse»

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Ieri la fiaccolata a Saviano per Francesco Tafuro. I due giovani titolari del centro scommesse morti per aver tentato di incassare un debito di gioco.

Sono morti perché chiedevano la restituzione di trentamila euro: a tanto ammontavano le scommesse che Francesco Tafuro e Domenico Liguori, titolari di un centro scommesse in via San Sossio a Somma Vesuviana non riuscivano ad incassare. Avevano sollecitato il cliente abituale, accanito scommettitore, a restituire la somma e anche i dipendenti della ricevitoria sapevano del debito, nonché delle difficoltà economiche che questo stava creando ai due soci.

Ma quel debito Eugenio D’Atri, detto «Gegè», 32 anni, avrebbe poi deciso di saldarlo a colpi di calibro nove. Perché nello strano codice dei clan, i debiti di gioco si pagano. Pena la perdita di un singolare «onore».

Così, in una stradina di campagna di Saviano, città di Francesco Tafuro per il quale ieri è stata organizzata una funzione religiosa e una fiaccolata partecipatissima, si consuma il duplice omicidio. Tredici colpi di pistola. Domenico e Francesco, poco più di trent’anni, muoiono così l’11 febbraio scorso. Il debito è cancellato, con il sangue di due ragazzi colpevoli soltanto di aver intrapreso un’attività imprenditoriale «difficile» che poteva portarli ad avere a che fare con chiunque.

Ma a distanza di poco più di una settimana i carabinieri erano già sulle tracce degli assassini. Ed uno di loro avrebbe già confessato. Sono tre i fermati, in carcere su decreto della Direzione Distrettuale Antimafia: Nicola Zucaro, 36 anni; Domenico Altieri (31) e Gegè, Eugenio D’Atri.

Uno di loro, Altieri, avrebbe parlato ed esposto agli inquirenti la sua versione, raccontando che già una volta «Gegè» gli aveva chiesto di accompagnarlo da Tafuro e Liguori, i suoi creditori, ha aggiunto di aver rifiutato e di averne pagato le conseguenze tanto che D’Atri lo avrebbe picchiato dinanzi ad un parente. Dal racconto uscirebbe fuori una storia di prepotenza, di sopraffazione, che avrebbe poi portato il complice ad accettare una successiva richiesta sopraggiunta giorni dopo: quella di scortare Tafuro e Liguori in via Olivella. Per parlare, «per mettersi d’accordo».

Così accadde, infatti, l’11 febbraio. Altieri avrebbe scortato l’auto  con a bordo Francesco e Domenico, lui a bordo di uno scooter. Nel luogo dell’agguato, della trappola, li attendevano già D’Atri e Zucaro. Ad Altieri sarebbe stato detto di aspettare poco lontano. Passano pochi minuti e risuonano tredici colpi di calibro nove.  Altieri avrebbe reso una deposizione dettagliata ma gli altri due continuano a negare. Si attende la convalida del fermo ma l’accusa è quella di omicidio, per tutti e tre.

Ieri, durante la funzione nella chiesa di San Michele Arcangelo a Saviano, c’erano tutti. In prima fila anche il padre e la sorella di Domenico Liguori.

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Daniela Spadaro
Daniela Spadaro
Giornalista professionista

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