BREXIT: “yes or not?”

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La nuova Nazione a “statuto speciale” dell’Unione Europea: il Regno Unito.

La notizia della settimana è sicuramente l’accordo, riuscito, tra Regno Unito e Commissione Europea. L’incontro al vertice, tra i 28 leader dell’UE, è avvenuto venerdì sera: il primo ministro inglese, David Cameron, ne esce vittorioso, portando a casa uno “status speciale” per il suo Paese ed una maggiore indipendenza dall’Europa.

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Attualmente, l’Inghilterra è già fuori l’unione monetaria europea – la valuta britannica è la sterlina – e anche fuori dall’area di Schengen – lo spazio senza frontiere interne in cui la circolazione delle persone è libera. Adesso anche l’appartenenza all’unione politica ed economica è in forse.

Logo_brexit_new_size2Il fatto è questo: molteplici spinte politiche hanno portato all’esigenza di ricorrere al parere del popolo inglese, per decidere se restare o uscire (Brexit) dall’Unione Europea.

Le motivazioni a favore dell’uscita dall’Unione sono di varia natura; la totale indipendenza dall’Europa gioverebbe alla competitività dei mercati inglesi, per esempio. Il fattore preponderante, però, riguarda l’immigrazione: il Regno Unito vuole, di fatto, sottrarsi all’emergenza rifugiati.

Chi invece si schiera “all’interno” dell’Unione Europea basa la propria opinione essenzialmente su previsioni macro-economiche. Il parere degli economisti sembra essere unanime: l’uscita danneggerebbe la crescita interna del Paese. Il Financial Times ha riportato un sondaggio fatto a più di 100 intellettuali: nessuno crede che la Brexit gioverebbe al Paese. Un’eventuale uscita dall’UE susciterebbe incertezza, il che avrebbe conseguenze negative sia economiche sia finanziarie. Le società frenerebbero gli investimenti e le famiglie ridurrebbero le spese, il che, chiaramente, fermerebbe la crescita del PIL. L’incertezza colpirebbe anche i mercati e soprattutto i detentori europei di titoli in sterline, il cui valore sarebbe incerto dato che il tasso di cambio subirebbe sicuramente una scossa.

David Cameron si schiera a favore della permanenza. Dopo l’incontro di venerdì – 19 Febbraio – egli può sostenere la sua posizione con ancora più convinzione e può consigliare al popolo inglese di non votare per l’uscita.

1-format530In effetti, il premier l’ha spuntata su tutte le sue richieste. I punti nodali dell’accordo sono tre.

Primo, l’Inghilterra potrà attivare per 7 anni il “freno di emergenza”, vale a dire che i cittadini comunitari hanno diritto ad accedere a tutti i vantaggi del welfare britannico solo dopo 4 anni dall’ingresso nel Paese.

Secondo, alla base dei Trattati europei è il principio di “Unione sempre più stretta”, da cui l’Inghilterra è adesso esentata.

Terzo, il sistema monetaria europeo è stato riconosciuto come multi-valutario, il che concede all’Inghilterra il diritto di esprimersi sulle decisioni dell’Eurozona anche se non ne fa parte.

Il Regno Unito si ritrova, oggi, ad essere una Nazione con uno status speciale. E sulla base di questo accordo, il 23 giugno il popolo inglese si esprimerà in uno dei referendum più importanti della sua storia.

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