Il ruolo della trasparenza e il gioco della comunicazione, in attesa della prossima conferenza stampa della BCE.
La comunicazione è un “coordination game”: ciò che l’emittente dice è tanto importante quanto ciò che il ricevente percepisce e capisce.
Nel caso della Banca Centrale Europea la trasparenza, come caratteristica della comunicazione, non è solo un fine, ma anche un mezzo.
La trasparenza porta con se la fiducia verso le istituzioni, che a sua volta rende l’azione delle stesse più efficaci.
Il mandato della BCE è la stabilità dei prezzi, mantenere il tasso d’inflazione prossimo ma inferiore al 2%, nel medio-lungo termine. Lo strumento della BCE sono i cosiddetti “tassi-chiave di interesse” i quali, tramite un processo di trasmissione, vanno ad influenzare i prezzi dei beni domestici e della importazioni e, quindi, il tasso di inflazione. Affinché questo meccanismo funzioni la BCE ha bisogno che le aspettative dei mercati e degli investitori siano omogenee e stabili.
Ecco come la trasparenza e la chiarezza della comunicazione appaiono come degli elementi imprescindibili, affinché il messaggio sia recepito da tutti gli interlocutori, allo stesso modo.
La conferenza stampa della BCE – che segue ogni riunione del Consiglio Direttivo, ogni 5 settimane – è un appuntamento molto atteso per gli insiders. Per capire quanto attiri l’attenzione degli investitori, basta pensare che durante la conferenza di Dicembre, sottolineo durante, l’euro si apprezzava sul dollaro, la capitalizzazione del mercato azionario riduceva e il rendimento dei titoli di stato aumentava (vale a dire che diventavano più rischiosi).
Il motivo? In base alle parole dette nella conferenza precedente, i mercati – quest’entità – si aspettavano cambiamenti più incisivi.
Durante l’ultima conferenza, lo scorso 21 Gennaio, un giornalista ha chiesto a Draghi se fosse preoccupato di una reazione spropositata dei mercati e lo ha invitato, qualora necessario, a spendere qualche parola in merito per evitare che le persone si agitino prima del prossimo incontro, i primi di Marzo.
Il Presidente ha risposto che “la comunicazione è una relazione bidirezionale”, l’eventuale delusione di una parte trova sicuramente colpe da parte dell’altra.
Gli osservatori della BCE utilizzano una “code list” per tradurre ed interpretare i messaggi. Lo scorso mese Draghi ha detto che il rischio di un’ulteriore riduzione dell’inflazione va “strettamente monitorato”; la traduzione è che è “molto probabile che tale rischio si materializzi”. Il Presidente ha anche detto che “Sarà necessario rivedere e possibilmente riconsiderare la nostra linea di politica monetaria, durante la nostra prossima riunione”. La traduzione è che, quasi sicuramente, i tassi d’interesse saranno modificati e i programmi di acquisto di obbligazioni rafforzati.
I riflettori sono già tutti puntati sulla prossima conferenza stampa che si terrà, a Francoforte, il 10 Marzo.
Un pensiero ad Alfonso Colini che da mesi combatte per la vita: i musicisti e il pubblico cantano insieme, per lui, «Uno su mille».
La serata conclusiva di «Noi per la Collegiata» tenutasi venerdì scorso al Relais de Charme «Rose Rosse» è stata un successo.
La sala era strapiena, anche per la presenza di una folta delegazione proveniente da Sant’Antonio Abate.
Dopo i saluti di Padre Costanzo ed una breve presentazione di Ciro Seraponte prima dei saluti del sindaco Pasquale Piccolo, è iniziato lo spettacolo con l’ingresso in scena dei ragazzi della parrocchia, preparati e coadiuvati dal Gruppo Giovanissimi e dall’Associazione Musica e Cultura, che hanno inscenato la Rappresentazione dei Dodici Mesi, per concludere con una coinvolgente Tammurriata.
Successivamente si è esibito il Gruppo «Quelli del Borgo» che ha proposto una passeggiata musicale nel tempo, facendo risvegliare tutti i ricordi del passato, al pubblico attento e contento, che ha molto gradito, lasciandosi andare a lunghi e convincenti applausi per ogni canzone proposta.
É stata citata dal cantante del Gruppo Ciro Seraponte, tra gli altri, anche la Redazione del Mediano.it che in concomitanza celebrava il suo «decennale» a pochi chilometri di distanza, alla quale è stata dedicata la canzone “Volare” con l’augurio da parte di tutti che l’eccellente lavoro prodotto nei primi dieci anni, continui e si rinnovi giorno dopo giorno.
La sala si è riempita di una forte emozione, quando Ciro Seraponte ha espresso un pensiero nei confronti di Alfonso Colini, il ragazzo che nel periodo di Natale è stato oggetto di un gravissimo incidente, e della sua famiglia che sta combattendo da mesi. La canzone scelta per Alfonso è stata «Uno su mille» che si è conclusa al grido «dai Alfonso che ce la fai», tra la commozione di tutti i presenti che hanno molto apprezzato.
Il programma è poi proseguito con il pubblico che cantava insieme al gruppo.
Nei prossimi giorni tutto il ricavato sarà consegnato al Comitato «Salviamo la Collegiata», con i ringraziamenti verso tutti coloro che hanno contribuito al successo della serata.
Somma Vesuviana, La Collegiata
Sulla facciata di una palazzina dei Quartieri Spagnoli eccolo ricomparire; una vera ‘maratona’ di 48ore per l’artista Iodice.
Una ‘maratona’ di 48 ore per riportare El pibe de oro nel cuore di Napoli. Un restauro, quello partito ieri mattina nei Quartieri Spagnoli, che restituisce alla città un piccolo pezzo di storia: il volto di Maradona che anni fa fu disegnato su una facciata di un palazzo e che ora sarà completamente restaurato da un artista di fama internazionale, Salvatore Iodice, che in quel pezzo di città ha il suo quartier generale.
Era da tempo che Iodice – una bottega in quei vicoli e tanti progetti con i ragazzi – voleva metter mano a quel progetto di street art. Poi, grazie ad un caffè con l’assessore alle Politiche Giovanili e alla Creatività del Comune di Napoli, Alessandra Clemente, si è passati ai fatti. “Già, è andata proprio così – racconta la Clemente – ci vedemmo nella sua bottega dopo Natale e decidemmo di ridare colore ad una delle più vecchie forme di street art che ci sono in Italia”. Il disegno che riproduce Maradona fu infatti realizzato quasi 30 anni fa, nel periodo degli scudetti del Napoli.
(Fonte foto: rete internet)
Palazzo Cappabianca sarà anche sede degli scout. Oggi alle ore 12 la cerimonia di inaugurazione; previsti scout da tutta la provincia e non solo.
È prevista per la mattinata di oggi, a partire dalle ore 12, la cerimonia di inaugurazione della sede degli scout del territorio. L’iniziativa si inquadra nel lavoro di ricognizione dei locali dello storico palazzo Cappabianca di via Caracciolo, di proprietà comunale, portato avanti negli scorsi mesi dall’Amministrazione Comunale alla guida di Pollena Trocchia.
Oltre agli spazi per la Parrocchia SS Annunziata, per la Pro Loco, la Croce Rossa e l’Università Suor Orsola Benincasa, anche il corpo dei giovani esploratori avrà quindi una propria casa nella struttura, per poter meglio operare sul territorio. “Abbiamo ritenuto doveroso sostenere il gruppo scout del territorio assegnandogli una sede per l’importante funzione che essi svolgono nella formazione caratteriale delle nuove generazioni e per i valori di cui lo scoutismo si fa portatore, quelli del servizio per il prossimo, della cura della salute e del sano sviluppo delle proprie abilità” ha detto il sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto.
Soddisfazione ed entusiasmo, invece, sono stati espressi dal responsabile territoriale degli scout, Sergio Fiorenza. «Siamo molto contenti perché finalmente troviamo una sede nella quale poter organizzare al meglio le nostre attività. Per festeggiare ciò, ma anche per celebrare l’anniversario della nascita di Robert Baden Powell, il fondatore di quello che è il movimento giovanile più vasto al mondo, gruppi scout da tutta la provincia e non solo domani “invaderanno” Pollena Trocchia» ha commentato Fiorenza.
(Fonte foto: rete internet)
Decine di segnalazioni alle forze dell’ordine e alla Prefettura. Ma restano inevase.
Le denunce, anonime e non, vengono trasmesse quasi quotidianamente alle autorità preposte al controllo dei rapporti tra pubblica amministrazione, corruzione e clan della camorra in provincia di Napoli. Ma la stragrande maggioranza di questi esposti diventano lettera morta. Esposti che magari giungono pure al giusto destinatario ma che restano nei cassetti. Inerzia? Complicità? Carenze negli organici, nei mezzi? Problemi organizzativi? Sono molti gli esempi che si potrebbero fare su questa situazione davvero incresciosa. Tanta gente si espone, ci mette la faccia, denuncia. Sfatando così anche il mito negativo dell’omertà che caratterizzerebbe certe zone dell’Italia. Eppure tutti questi sforzi finiscono nel nulla. Alla fine la sensazione è quella di un cancro metastatico, di un sistema che si è ramificato e che alimenta sfiducia. C’è l’impellente necessità di un ricambio negli organismi di controllo del territorio. Ricambio che tarda, però. Non basta a questo punto una diffusa coscienza antimafia. Basti pensare che nessuno dei 90 comuni della provincia di Napoli viene commissariato per infiltrazioni mafiose da tempo immemore. Ci sono casi di municipalità governate da parenti stretti di boss e di personaggi storici del crimine organizzato. Ci sono rapporti trasmessi alla Prefettura che scrivono di sindaci, assessori e dirigenti comunali che quasi ogni giorno sono sorpresi in compagnia di pregiudicati ed affaristi del riciclaggio di danaro sporco. Ma si tratta di segnalazioni inutili. Di fatti acclarati che ormai danno fastidio se soltanto vengono messi alla luce. Il tutto in nome di un’omologazione che alimenta la stagnazione economica e sociale: arretramento e sottosviluppo.
(Fonte foto: Rete internet)
Pubblichiamo di seguito la lettera pervenuta alla nostra redazione e firmata dalla mamma di un alunno del 1 circolo didattico di Somma Vesuviana.Gentile direttore, Le scrivo in merito alla disavventura vissuta dai bambini del plesso Casamale.
I bambini del 1 Circolo didattico di Somma Vesuviana, plesso Casamale, avrebbero dovuto assistere ad uno spettacolo teatrale presso il teatro Summarte. Come da autorizzazione e da organizzazione, il trasporto dal plesso scolastico al teatro, doveva avvenire con il pullman il cui costo era stato già in anticipo pagato: 1 euro più il costo del biglietto. Non sappiamo il motivo ma accade questo: due classi del plesso Casamale restano invano ad aspettare perché l’autista del pullman decide di non accompagnarli mentre nel teatro scalpitano più di 300 bambini. La direzione del teatro decide di iniziare lo spettacolo senza preoccuparsi dei bambini rimasti nel plesso. Interviene un altro autista in soccorso, in barba a tutte le norme di sicurezza. Bambini ed insegnanti in piedi perché ovviamente in numero superiore ai posti per cui è omologato a trasportare e per cui avevamo comunque pagato e programmato. Arrivati al teatro, hanno dovuto aspettare circa 40 minuti sul marciapiede perché la direzione del teatro non ha ritenuto opportuno farli entrare a spettacolo iniziato. Siccome lo spettacolo si doveva ripetere per i bambini del plesso capoluogo, decide di farli aspettare, di nuovo in barba alle norme di sicurezza, perché abbondantemente superato il limite con i 400 posti a sedere. Senza una minima ombra di un vigile urbano nonostante sembra sia stata fatta richiesta. Traffico in tilt e caos totale davanti al Summarte. Alla fine tutto è finito bene e siamo stati fortunati che non sia successo nulla di grave. Voglio che tutta la cittadinanza sappia. Voglio che tutti i genitori possano stare sereni quando affidano i loro figli agli insegnanti. Voglio che la dirigente prenda i dovuti provvedimenti. Voglio che il Sindaco intervenga. Voglio sia fatta luce e chiarezza. Voglio che si individui il responsabile di questo episodio increscioso vissuto sulla pelle dei nostri figli affinché non succeda più.
Ringrazio anticipatamente per la disponibilità.
Una mamma indignata
Di scena al teatro Piccolo del Bellini di Napoli sino a domani, domenica 28 febbraio c’è “CostellazioniAmleto”, spettacolo nato da un’idea di Carmen Pommella e Giovanni Del Prete, una produzione “Le Pecore Nere”. Il testo e la regia sono stati affidati a Giovanni Del Prete e le luci a Marco Ghidelli. In scena ritroviamo Carmen Pommella, Adriano Falivene, Orazio Cerino, Antonio Vitale, Francesca Iovine e Ettore Nigro. Assistente alla regia Sandra Caraglia.
Tra realtà, fantasia ed abbandono di sé. “CostellazioniAmleto” , spettacolo di scena al Piccolo del Bellini di Napoli sino a domani, sprigiona forti emozioni. Dal classico al contemporaneo, fino a svecchiare un’opera di un’ accesa attualità come quella shakespeariana. Amleto è un ragazzo ricco di rabbia e amore, due sentimenti che insieme sono destinati a fare danni. Il filo conduttore del testo, scritto e diretto dal regista Giovanni Del Prete, segue il leitmotiv della “vendetta”. Tuttavia, la vera chiave di rilettura è già scritta nel titolo. Le costellazioni, non un chiaro riferimento alle stelle, ma bensì una trasposizione teatrale di una seduta psicoanalitica. Attraverso le domande, Amleto rivive i suoi drammi familiari fino a divenire “doppio” e nemico di se stesso. Un personaggio emblematico che in scena, da interprete, diviene spettatore onnisciente. “CostellazioniAmleto” strizza l’occhio al teatro d’autore, con la voglia di sperimentare. La vicenda viene rivissuta all’interno di una stanza chiusa a chiave. Una psicologa ha un duplice ruolo, dirigere la “farsa”, ma al tempo stesso interpretarla per aiutare Amleto e gli altri personaggi a rivivere ed analizzare le proprie emozioni. Basta un attimo per capire lo spessore della recitazione messa in scena dai sei attori, raffinata e accorta, ma sempre naturale. Componenti fondamentali per ammaliare il pubblico e renderlo silenziosamente partecipe di ciò che accade. Sul palco pochi elementi, ma colpisce la disposizione delle “cose” animate e inanimate. Il cerchio delle costellazioni, accompagnato da luci ed ombre che calano sulla scena con le musiche tenui, tratteggiano falsamente i tratti della tranquillità. Proprio come accade nella vita reale, dove la realizzazione di uno spazio ideale viene spesso demolito dall’impossibilità di rimuovere elementi contrastanti, come il dolore che proviamo per ciò che ci accade. In questo modo ci prevarichiamo la possibilità di abbandonarci alla “soluzione” e vivere la propria vita nel superamento degli eventi. “CostellazioniAmleto” è uno spettacolo che fa riflettere sull’importanza di interrogarsi e tenere a mente di amare la propria vita, senza perdersi mai nella disperazione del passato. Il messaggio è chiaro, la follia è un luogo comune che ci costruiamo nella mente, per sfuggire ad una realtà che ci assilla. Bisognerebbe invece, costruire una realtà degna di essere vissuta abbandonando i fantasmi del passato. Una pièce adatta ad un pubblico giovane, ma anche più adulto che vuole sperimentare qualcosa di nuovo, ma senza dimenticare il bel teatro classico.
Ma la strada per l’accordo definitivo sullo stabilimento di Somma Vesuviana è ancora irta di ostacoli.
Dema: l’azienda si dichiara disponibile a revocare i licenziamenti. Licenziamenti che l’azienda si impegna a trasformare in altrettanti provvedimenti di mobilità volontaria e di cassa integrazione. E c’è anche il sostanziale via libera “consensuale” al fitto di ramo d’azienda per la new company costituita da Dema e dal partner Seri. Nel patto sottoscritto giovedì (che ha avuto come primo effetto la fine degli scioperi e il ritorno al lavoro) in azienda tra l’imprenditore Vincenzo Starace e la rsu dei sindacati di categoria, la Dema si rende “disponibile, accogliendo le richieste sindacali e allo scopo di salvaguardare nell’immediato i rapporti commerciali con i clienti, a chiedere l’intervento della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale lasciando aperta la procedura di mobilità solo su base volontaria”. Con il documento firmato da Starace e dai delegati di stabilimento le parti convengono sulla necessità di formalizzare l’intesa in sede di esame congiunto regionale, all’Ormel, il prossimo primo di marzo. Dunque, sembra che sia stato scongiurato l’invio, a partire dalla scadenza della procedura fissata a venerdì 4 marzo, delle lettere di licenziamento per 99 dei 457 addetti dello stabilimento di via San Sossio. Restano però delle criticità. Nell’intesa infatti si fa capire che anche la Dema e, in particolare, il nuovo partner Seri, dell’imprenditore di Piedimonte Matese Vittorio Civitillo, hanno sostanzialmente ceduto alle pressioni politiche, istituzionali e sindacali puntate a scongiurare il dramma sociale. Ma le due aziende premettono che a passare nella new company, subentrante attraverso il fitto di ramo d’azienda della Dema, dovranno essere solo 351 dei 457 addetti di Somma Vesuviana. La Dema nel frattempo si farà carico degli esuberi con l’apertura di una procedura di cassa integrazione straordinaria. Da parte di Seri ci sarà però l’obbligo di offrire per cinque anni ai lavoratori che termineranno in cigs un diritto di prelazione nell’ambito delle eventuali nuove assunzioni, sulla base del jobs act, “che dovessero necessitare in base a carichi di lavoro e professionalità”.
Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli: «L’informazione di frontiera è un punto di forza». Il direttore del Mediano, Carmela D’Avino: «Lettori sempre in crescita e decine di giovani giornalisti avviati alla professione, la nostra “famiglia” ci riempie di soddisfazioni ogni giorno».
Dieci anni di informazione al servizio del territorio, il racconto e la storia di un’area in provincia di Napoli andando sempre più oltre, con attenzione particolare alle realtà del vesuviano e del nolano. Politica, cronaca, cultura, eventi, sport, rubriche, scuola, arte: il Mediano c’è e le statistiche web certificate lo confermano ogni giorno. Ieri (venerdì 26 febbraio) la festa di compleanno nella sala meeting dell’Holiday Inn Vulcano Buono Naples di Nola, con la torta e il brindisi di rito preceduto da un convegno partecipatissimo, «Il racconto del territorio in dieci anni di comunicazione», moderato dal giornalista Francesco Gravetti e al quale sono intervenuti il direttore della testata Carmela D’Avino, il giornalista sportivo Gianluca Gifuni, il professore Luciano Brancaccio (docente di sociologia urbana e reti sociali politiche e comunicative alla Federico II di Napoli) e il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli.
Il direttore e il presidente Lucarelli con redattori collaboratori
«Il Mediano – ha detto il presidente Lucarelli – è riuscito, pur in questa fase di crisi economica nazionale e campana, a portare avanti un piano di sviluppo. L’Ordine è anche un osservatorio attraverso il quale riusciamo ad avere un quadro completo dell’informazione sul territorio e abbiamo visto decine e decine di ragazzi, che si sono formati con questa testata, diventare pubblicisti e alcuni professionisti che hanno proseguito il rapporto strettissimo di collaborazione. Il Mediano.it ha dunque un rapporto forte con il territorio e l’informazione di frontiera, in regioni difficili come la Campania, rappresenta un punto di forza».
Gianluca Gifuni, Luciano Brancaccio, Francesco Gravetti, Ottavio Lucarelli e Carmela D’Avino
Nel corso della serata è stato proiettato un video realizzato dalla redazione del Mediano.it e sono state premiate quattro testate giornalistiche che si sono distinte per l’impegno sul territorio. «Un giornale che premia altri giornali è una inedita e piacevolissima novità» – ha commentato il presidente Lucarelli. «Abbiamo voluto tramutare in un gesto concreto – ha detto il direttore Carmela D’Avino – quanto sancito dalla Carta dei Doveri del Giornalista, ritenendo fondamentali i valori di cooperazione e collaborazione tra colleghi oltre che, naturalmente, il rapporto di fiducia tra stampa e lettori».
Le quattro testate giornalistiche che hanno ritirato il premio del Mediano.it sono Fanpage. it (premio ritirato dal giornalista Ciro Pellegrino), Radio Kiss Kiss Italia (premio ritirato dalla giornalista Mariasilvia Malvone), Canale 21 (premio ritirato dalla giornalista Annarita De Feo) e L’Espresso napoletano.
Il premio a Radio Kiss Kiss Italia consegnato alla giornalista Mariasilvia Malvone
Il direttore e la redazione hanno poi voluto consegnare una pergamena, ricordo dell’evento e in segno di ringraziamento per la collaborazione quotidiana, alle forze dell’ordine del territorio. Presenti all’evento, con parole di stima, il maggiore Giovanni Cenere del Corpo Forestale dello Stato e il vicequestore Valeria Moffa della Polizia di Stato.
In prima linea redattori e collaboratori della testata, dalle redattrici Simona Letizia Ilardo e Carmela Iovino al webmaster e grafico Giovanni Sodano e il direttore del Mediano Sport, Roberto Sica, con tutto il suo staff: Luigi Iervolino, Francesco Carbone e Sabina Aievola, con Sonia Sodano. Presenti gli “storici ” redattori de ilmediano.it: Ciro Teodonno, Pino Neri, Rita Terracciano, Egidio Perna, Titty Caldarelli, Amedeo Zeni, Gianluca di Matola. Oltre a moltissimi rappresentanti delle istituzioni, presenti infatti all’evento il sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo, con gli assessori Simona Cerbone e i consiglieri Peppe Nocerino e Lello D’Avino, il primo cittadino di Sant’Anastasia, Lello Abete, con l’assessore Fernando De Simone.
Il premio a Fanpage.it consegnato al giornalista Ciro Pellegrino
In sala anche il già senatore ed ex vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano e il professore Antonio De Simone, archeologo impegnato nella missione italo – giapponese della Villa Augustea di Somma Vesuviana. Hanno fatto pervenire i loro messaggi al direttore e alla redazione del Mediano.it i sindaci Luca Capasso (Ottaviano), Francesco Pinto (Pollena Trocchia), Felice Di Maiolo (Mariglianella), Giosy Romano (Brusciano), l’onorevole Paolo Russo, il vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio, gli Aedi del Borgo e l’Istituto Montessori di Somma Vesuviana, la consigliera comunale Mena Iovine (Marigliano), l’ex vicesindaco di Sant’Anastasia Armando Di Perna, l’assessore Pasquale Fiorillo di Pollena Trocchia, l’Associazione Musicale «Antonio Seraponte» di Somma Vesuviana, il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, professore Ugo Leone, il direttore dei beni culturali del complesso monumentale Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana, Emanuele Coppola, il segretario del Pd di Somma Vesuviana, Giuseppe Auriemma, don Aniello Tortora, parroco pomiglianese nonché collaboratore della testata, e moltissimi altri rappresentanti del mondo delle istituzioni, dell’associazionismo e della cultura. Messaggi che – ci scuserete se qui ne dimentichiamo molti graditissimi – saranno raccolti in un album di prossima pubblicazione sulla pagina Facebook del Mediano.it.
Il premio a Canale 21 consegnato alla giornalista Annarita De Feo
«Ringrazio tutti – ha detto il direttore Carmela D’Avino – dalle deskiste ai collaboratori, da Luigi Pone e Agostino Ragosta con i quali ho iniziato quest’avventura dieci anni fa, al professore Carmine Cimmino che è stato sempre ed è il mio punto di riferimento, oltre a tutti coloro che oggi hanno voluto esserci accanto con la loro presenza o con un messaggio. Ma un grazie particolare, dal profondo del cuore, va a mio padre senza il quale non ce l’avrei fatta».
Il direttore e la redazione del Mediano.it ringraziano anche, tra coloro che hanno consentito il successo dell’evento, l’Holiday Inn Vulcano Buono Naples di Nola, la pasticceria Alaia di Somma Vesuviana e “I Feudi di San Gregorio”.
Il Vice Questore Valeria Moffa con il direttore Carmela D’Avino
L’archeologo prof. Antonio De Simone
Il maggiore Giovanni Cenere con il direttore Carmela D’Avino
L’assessore Fernando De Simone, i sindaci Pasquale Piccolo e Lello Abete, il consigliere Peppe Nocerino
Roberto Sica, Sabina Aievola, Luigi Iervolino
Francesco Gravetti, Ottavio Lucarelli, Carmela D’Avino
Carmela Iovino, Pino Neri, Simona Letizia Ilardo
Daniela Spadaro, Tommaso Sodano, Carmela D’Avino
Sonia Sodano, Giovanni Sodano, Daniela Spadaro
Pino Neri, Daniela Spadaro, Francesco Gravetti
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La targa regalo dell’Amministrazione comunale di Somma Vesuviana
Una mezza giornata presso la sede dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, là dove si prova, assediati da burocrazia, incomprensioni e visioni divergenti, a gestire le sorti dell’area protetta.
Sì, già in passato l’avevo così definito, Fort Apache, nel ricordo di quegli avamposti sperduti dei film western della mia infanzia, quei fortini assediati, generalmente da indiani infidi e cattivi che chissà per quale motivo, ce l’avevano con chi difendeva le sorti della guarnigione.
In verità, io mi sento un po’ indiano e non solo per essere indigeno vesuviano ma per il fatto stesso che di frecce, all’Ente Parco, gliene ho scoccate davvero parecchie ma da buon indiano autoctono l’ho fatto più per sopravvivenza, per amore della mia terra che per astio, cattiveria, perfidia o secondo fine.
All’interno dell’info-point sulla salita di San Michele a Ottaviano, a causa dei lavori in atto al Castello Mediceo, sono asserragliati i 15 dipendenti dell’Ente e al netto di maternità, malattie ed esenzioni varie, svolgono tutte le operazioni necessarie per l’amministrazione di un Parco Nazionale. L’attività è intensa e mi rendo conto di dare anche un po’ fastidio ma, visto l’invito del Direttore, non posso sottrarmi, per cortesia e per diritto di cronaca, a scrivere di questo contesto tanto importante quanto lontano dalla comunità dei vesuviani.
Cerco di muovermi con circospezione e non senza un certo imbarazzo e mi rendo conto che la mia presenza ma soprattutto le mie domande, talvolta infastidiscono chi mi risponde che lo fa con rispettose, flemmatiche e all’occorrenza, professionalmente evasive risposte ma capisco che la frattura esiste, tra il pellerossa pallido e chi presidia Fort Apache poiché così accade quando tutti sono convinti o pensano d’essere nella ragione. La ragione di chi lavora su più fronti contemporaneamente ma in un contesto chiuso, circondato dalla burocrazia e da una politica che non è capace di intendere quali siano le priorità del Vesuviano. E la ragione opposta di chi vive un territorio martoriato da ogni tipo di vessazione e sopruso immaginabile e non avverte nessun contatto con quella che appare una controparte avversa più che un utile e indispensabile ausilio.
È evidente la tensione di chi lavora con ritmi serrati e in contesti angusti, e a maggior ragione quando la mole di lavoro è suddivisa tra le poche unità residue (delle 18 di un tempo si è scesi sulla carta alle di 15 di oggi ma ne servirebbero almeno 5 o 6 in più); al primo piano il direttore fa la spola tra la sua scrivania a quella di una collaboratrice nell’Ufficio Tecnico per imbastire pratiche sanzionatorie e amministrative, pratiche di sequestro, ordinanze di demolizione, tutte pratiche che la Forestale invia al Parco. Al piano Terra una sola dipendente si occupa di protocollo e centralino, altri due dipendenti lavorano allo stesso tavolo dove generalmente pranzano e ricevono il pubblico. Lavorare in queste condizioni è indubbiamente difficile e lo è ancor di più nel momento in cui il Corpo Forestale e il CTA (Coordinamento Territoriale per L’Ambiente del CFS), la polizia del Parco per intenderci, vengono assorbiti dall’Arma dei Carabinieri, frustrando l’azione diretta del Parco sul territorio. Un passaggio armi e bagagli nella Benemerita (dovrebbe essere creato un unico corpo nazionale dei CC con mansioni ambientali) ma senza lasciare nulla all’Ente di per se già male in arnese, neanche gli operai idraulici e forestali degli UTB (Ufficio Territoriale per la Biodiversità e in forze al CFS) tanto utili per la manutenzione dei sentieri.
Tra i dipendenti mancano poi figure essenziali quali un funzionario agronomo, un architetto, ma anche un autista, (in verità manca anche il Presidente e metà del Direttivo) ma mancano addirittura i soldi per la manutenzione minima degli automezzi di servizio. Eppure questo denaro esiste ma per assurdo, il patto di stabilità, blocca 5 milioni di euro di avanzi amministrativi che potrebbero servire ad avviare un circolo virtuoso ormai da tempo interrotto. E intanto a Fort Apache, c’è chi sfregia le auto dei dipendenti i quali si fanno le loro 8 ore di lavoro sopperendo a compiti che potrebbero tranquillamente essere espletati anche dagli uffici tecnici dei comuni del parco e che invece gli rinviano la patata bollente, allungando i tempi, ritardando le risposte alle richieste dell’utenza e tutte le complicazioni del caso. I rapporti con la Comunità del Parco (organo consultivo dell’Ente) sono scarni e i comuni che la compongono intervengono solo nel momento in cui si parla di fondi da distribuire e neanche la scomparsa delle province ha fatto sì che il Parco divenisse un tramite col territorio per i fondamentali fondi strutturali europei.
Lascio pensoso il Castello del Principe che sovrasta il vallone dell’alveo Rosario, quello che una volta conduceva le acque a valle, là dove ora c’è una via Ottaviano Cesare Augusto in stato di eterno cantiere. Mi volto, mentre scendo per via San Michele umida di pioggia e guardo quel baluardo di legalità e mi chiedo se non sia stato già espugnato dall’indifferenza quotidiana, più che dal rumore delle cariche di noi piccoli indiani.
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