Decine di segnalazioni alle forze dell’ordine e alla Prefettura. Ma restano inevase.
Le denunce, anonime e non, vengono trasmesse quasi quotidianamente alle autorità preposte al controllo dei rapporti tra pubblica amministrazione, corruzione e clan della camorra in provincia di Napoli. Ma la stragrande maggioranza di questi esposti diventano lettera morta. Esposti che magari giungono pure al giusto destinatario ma che restano nei cassetti. Inerzia? Complicità? Carenze negli organici, nei mezzi? Problemi organizzativi? Sono molti gli esempi che si potrebbero fare su questa situazione davvero incresciosa. Tanta gente si espone, ci mette la faccia, denuncia. Sfatando così anche il mito negativo dell’omertà che caratterizzerebbe certe zone dell’Italia. Eppure tutti questi sforzi finiscono nel nulla. Alla fine la sensazione è quella di un cancro metastatico, di un sistema che si è ramificato e che alimenta sfiducia. C’è l’impellente necessità di un ricambio negli organismi di controllo del territorio. Ricambio che tarda, però. Non basta a questo punto una diffusa coscienza antimafia. Basti pensare che nessuno dei 90 comuni della provincia di Napoli viene commissariato per infiltrazioni mafiose da tempo immemore. Ci sono casi di municipalità governate da parenti stretti di boss e di personaggi storici del crimine organizzato. Ci sono rapporti trasmessi alla Prefettura che scrivono di sindaci, assessori e dirigenti comunali che quasi ogni giorno sono sorpresi in compagnia di pregiudicati ed affaristi del riciclaggio di danaro sporco. Ma si tratta di segnalazioni inutili. Di fatti acclarati che ormai danno fastidio se soltanto vengono messi alla luce. Il tutto in nome di un’omologazione che alimenta la stagnazione economica e sociale: arretramento e sottosviluppo.
(Fonte foto: Rete internet)



