La crisi dell’aeronautica, Dema: c’è l’intesa sui licenziamenti

0
3923

Ma la strada per l’accordo definitivo sullo stabilimento di Somma Vesuviana è ancora irta di ostacoli.   

Dema: l’azienda si dichiara disponibile a revocare i licenziamenti. Licenziamenti che l’azienda si impegna a trasformare in altrettanti provvedimenti di mobilità  volontaria e di cassa integrazione. E c’è anche il sostanziale via libera “consensuale” al fitto di ramo d’azienda per la new company costituita da Dema e dal partner Seri. Nel patto sottoscritto giovedì (che ha avuto come primo effetto la fine degli scioperi e il ritorno al lavoro) in azienda tra l’imprenditore  Vincenzo Starace e la rsu dei sindacati di categoria, la Dema si rende “disponibile, accogliendo le richieste sindacali e allo scopo di salvaguardare nell’immediato i rapporti commerciali con i clienti, a chiedere l’intervento della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale lasciando aperta la procedura di mobilità solo su base volontaria”. Con il documento firmato da Starace e dai delegati di stabilimento le parti convengono sulla necessità di formalizzare l’intesa in sede di esame congiunto regionale, all’Ormel, il prossimo primo di marzo. Dunque, sembra che sia stato scongiurato l’invio, a partire dalla scadenza della procedura fissata a venerdì 4 marzo, delle lettere di licenziamento per 99 dei 457 addetti dello stabilimento di via San Sossio. Restano però delle criticità. Nell’intesa infatti si fa capire che anche la Dema e, in particolare, il nuovo partner Seri, dell’imprenditore di Piedimonte Matese Vittorio Civitillo, hanno sostanzialmente ceduto alle pressioni politiche, istituzionali e sindacali puntate a scongiurare il dramma sociale. Ma le due aziende premettono che a passare nella new company, subentrante attraverso il fitto di ramo d’azienda della Dema, dovranno essere solo 351 dei 457 addetti di Somma Vesuviana. La Dema nel frattempo si farà carico degli esuberi con l’apertura di una procedura di cassa integrazione straordinaria. Da parte di Seri ci sarà però l’obbligo di offrire per cinque anni ai lavoratori che termineranno in cigs un diritto di prelazione nell’ambito delle eventuali nuove assunzioni, sulla base del jobs act, “che dovessero necessitare in base a carichi di lavoro e professionalità”.