A Sorrento in mostra le opere dei maggiori artisti italiani del Novecento  

La primavera è alle porte e con il sole anche la grande arte torna a fare capolino in penisola sorrentina. Cultura che, ormai, ha formato binomio con Fondazione Sorrento, l’istituzione presieduta dall’armatore Gianluigi Aponte, che da anni organizza eventi di richiamo internazionale proprio per lo spessore degli artisti e delle opere in mostra.
 
Per la stagione 2016 prevista la realizzazione di due diverse esposizioni. Toccherà prima alla pittura e poi alla scultura del Novecento italiano. “Con queste due mostre fuse in un unicum culturale – spiega il direttore della Fondazione Sorrento, Luigi Gargiulo – si conclude un percorso durante il quale abbiamo avuto l’onore di ospitare capolavori di maestri come Aligi Sassu, Mimmo Paladino e Antonio Biasiucci, Salvador Dalì, Mario Sironi, Pablo Picasso e Arnaldo Pomodoro. Dal prossimo anno, la Fondazione sta già lavorando per un nuovo ciclo di appuntamenti espositivi”.
Intanto che le sale di Villa Fiorentino si preparano ad accogliere le opere sulla pittura del ‘900 italiano, le piazze di Sorrento anticipano la mostra estiva ed autunnale sulla scultura Made in Italy del Novecento. Per la Domenica della Palme, infatti, in alcuni dei punti nevralgici della città saranno visibili le installazioni di grandi scultori del XX secolo: in piazza Andrea Veniero è stata posizionata la “Porta di Edipo” di Augusto Perez; in piazza Sant’Antonino ha trovato posto il “Bifrontale uno” di Pietro Consagra; in piazza Tasso è visibile l’opera “Sviluppo di Forma” di Umberto Mastroianni ed in piazza Angelina Lauro la “Tebe seduta” di Giacomo Manzu’. Tra queste installazioni c’è anche il “Grande Contorsionista” di Luciano Minguzzi, collocato nella fontana posta all’ingresso di Villa Fiorentino.
Dal prossimo 8 aprile, giorno di inaugurazione, si potrà visitare la mostra dal titolo “Visioni Trasversali nella pittura italiana del XX secolo”. Saranno circa 70 le opere di altrettanti artisti suddivise in diverse sezioni esposte nelle sale di Villa Fiorentino, prestigiosa residenza del corso Italia sede della Fondazione Sorrento.
La mostra sulla pittura del Novecento si concluderà il 26 giugno. Giusto il tempo di rimuovere i quadri e sistemare le sculture e per il 9 luglio sarà inaugurata la nuova esposizione composta da circa 50 opere scultoree di altrettanti maestri del ‘900 italiano che rimarranno fino al 6 novembre.

Somma Vesuviana. Difficoltà di parcheggio sul borgo antico? Un residente mette paletti autonomamente

Un residente del borgo, che si dice autorizzato dal Comune, ha fissato paletti di ferro per impedire il parcheggio selvaggio in via Castello.   E’ ormai noto a tutti la difficoltà che da sempre vivono i residenti del borgo antico in merito al parcheggio. Le viuzze,  belle e suggestive per i visitatori, diventano  però sempre più strette e anguste  a fronte di una comunità che cresce a ritmo esponenziale. Vecchi e nuovi residenti lottano quotidianamente per difendere il loro “piccolo spazio” dal parcheggio selvaggio nei pressi delle proprie abitazioni e ,non poche volte,  si sono verificate risse tra vicini.  Ovviamente, come in ogni posto di questo mondo, anche sul borgo antico c’è chi pensa  di avere più diritti degli altri e di considerare il suolo pubblico suolo privato. Così, giusto per non avere più difficoltà nel fare manovre o per uscire dalla propria casa senza problema, c’è qualcuno che ieri ha deciso di dire basta e ha  pensato bene di farlo fissando dei paletti  in via Castello per impedire il parcheggio selvaggio.  Paletti che, stando a quanto al momento  siamo riusciti a capire, sarebbero stati autorizzati dall’Ente Comunale. In attesa di saperne di più, resta la perplessità se non l’incredulità  di quanti da ieri si sono ritrovati ancora uno spazio “ristretto” sullo storico quartiere, ormai soffocato da centinai di auto. La domanda corale è : possibile che l’ amministrazione  abbia  rilasciato un’ autorizzazione simile ? E se si, perchè ha lasciato che provvedesse direttamente il privato? Mah….

Cibo scaduto ai bimbi di un asilo di Acerra: mamme in rivolta. Il comune contesta la ditta

Prosciutto cotto “a rischio”.  La “Quadrelle 2001” ammette il grave errore. Ma la responsabile di zona si rifiuta di firmare la constatazione del fatto.         Il prosciutto cotto era scaduto da cinque giorni ma è stato dato lo stesso in pasto ai bambini dell’asilo, i piccoli iscritti alla scuola dell’infanzia di via dei Mille, secondo circolo didattico, una grande scuola ubicata nel centro di Acerra. La spiacevole scoperta è stata fatta dalle mamme dei bambini, che hanno segnalato il fattaccio alle autorità competenti, comune in primis. Sotto accusa è finita la società cooperativa Quadrelle 2001, azienda operante dal 2012 e che ha la sede a Quindici, in provincia di Avellino. Le mamme hanno anche pubblicato le confezioni sospette di prosciutto, le cui etichette riportano chiaramente la data di scadenza del prodotto: l’11 marzo scorso. Ma ci si è accorti della distribuzione nelle scuole delle confezioni di cibo scaduto soltanto mercoledi 16. La contestazione alla ditta Quadrelle è stata consegnata dal comune 24 ore dopo. “Il giorno 16 marzo – si scrive nel documento municipale – è stato dato del prosciutto scaduto a un bimbo che frequenta la scuola dell’infanzia di via dei Mille e che per giunta ha un menù dietetico. Chiamata la vostra responsabile di zona – racconta ancora la funzionaria comunale del servizio –  questa ha confermato l’accaduto ma si è rifiutata, secondo quanto riferito dai responsabili della scuola, di firmare il modulo di constatazione”. Quindi l’avviso del municipio: “La ditta dovrà fornire la giusta motivazione scritta, protocollata e indirizzata al responsabile unico del procedimento. Intanto è invitata alla riunione in municipio con il responsabile di settore, Giuseppe Gargano”. Non si quali provvedimenti prenderà l’ente locale. Sullo sfondo c’è un passato recente, quello della Quadrelle appunto, decisamente turbolento. Il 27 gennaio di quest’anno i carabinieri del Nas, il Nucleo anti sofisticazioni, hanno fatto un sopralluogo in uno dei centri di cottura della ditta, ubicato a Ponte Valentino, a Benevento, riscontrando “la presenza di presenza di pasta per celiaci già scaduta”. La vicenda ha suscitato meraviglia nella città sannitica perchè il centro di cottura era stato aperto appena il 9 dicembre precedente. Un’altra storia controversa è quella relativa al centro di cottura di Orta di Atella, dove pure la Quadrelle aveva il servizio di mensa scolastica. Qui il comune casertano  il 30 gennaio del 2014 ha chiuso la cucina per l’assenza dei certificati di agibilità, della destinazione d’uso, sanitario e della sicurezza degli impianti. La Quadrelle subito dopo ha fatto ricorso al Tar. Ma ha perso. Il tribunale amministrativo ha dato ragione al comune di Orta di Atella rigettando il ricorso. C’è infine una polemica risalente a due anni fa, scoppiata ad Alife, in provincia di Caserta. Qui la Quadrelle è finita sotto accusa per aver avuto rapporti ( una locazione di ramo d’azienda ) con un’altra società, la Quadrelle 2001 onlus, ditta di rifiuti coinvolta in inchieste giudiziarie. Anche ad Acerra la mensa scolastica ha conosciuto una fase molto tormentata. Per tre anni ils servizio non c’è stato perché la Quadrelle e la concorrente Global Service si sono disputate l’appalto attraverso un lungo contenzioso giudiziario terminato l’anno scorso con la vittoria della società di Quindici.
La contestazione del comune alla ditta
La contestazione del comune alla ditta
   

Sant’Anastasia, revocato il regime di 41 bis per il capoclan degli Anastasio

Aniello Anastasio, «’o zio», era a capo della cosca che dominava sulla zona vesuviana tra Sant’Anastasia, Cercola e Pollena Trocchia, essendo il clan nella struttura camorristica degli Alfieri. Ad Anzio, dove era in soggiorno obbligato, aveva costituito una base per il riciclaggio di denaro sporco, quello proveniente dal traffico di sostanze stupefacenti, con l’appoggio di gruppi criminali calabresi, sudamericani e albanesi.  Revocato il regime di carcere duro per Aniello Anastasio. Il boss di Sant’Anastasia finì in manette nel 2003 a seguito di un’inchiesta della Dda ma, prima di allora, il capoclan dell’omonima cosca estese la sua influenza dai paesi vesuviani fino al territorio romano: da Anzio a Nettuno, dai castelli alla capitale. Oggi il tribunale di sorveglianza di Roma ha accolto l’istanza del difensore di Anastasio, l’avvocato Rosario Arienzo, mettendo fine alle restrizioni riguardanti l’isolamento, i colloqui con i familiari e le comunicazioni all’esterno, nonostante sia definito dallo stesso tribunale «un soggetto delinquenziale dei più influenti nell’area vesuviana».IMG_0452 Il legale di Anastasio è riuscito a smontare punto per punto le motivazioni che ancora sussistevano per l’applicazione del regime 41 bis tant’è che i giudici, pur riconoscendo la «caratura criminale» del soggetto e l’attuale permanenza in vita dell’organizzazione che fa capo ad Anastasio, hanno deciso che lo spessore criminale non possa giustificare, a distanza di tredici anni dal primo provvedimento, la proroga sine die del regime detentivo. In pratica, al momento, Anastasio non è ritenuto pericoloso.  Nel 2003 l’inchiesta che vide in prima linea la Dda e un meticoloso lavoro di polizia e carabinieri smantellò con 58 ordinanze di custodia nove clan, tra i quali Anastasio, Veneruso, De Luca Bossa, e evidenziò lo scambio di uomini tra clan per commettere omicidi, estorsioni o gestire il traffico di droga. Ma raccontò anche l’ascesa imprenditoriale del capoclan di Sant’Anastasia, Aniello Anastasio che – destinato al soggiorno obbligato a Roma – aveva investito lì in supermercati, negozi e boutique il ricavato del traffico internazionale di cocaina. Anzio era divenuta base per il riciclaggio del denaro con l’appoggio di gruppi criminali calabresi, sudamericani e albanesi.  Il boss è in carcere per associazione a delinquere di tipo mafioso, tentativo di omicidio e violazione della legge sulle armi. È alla fine degli anni ’90 che, dopo omicidi e arresti che avevano ridotto ai minimi termini il potente clan degli Anastasio, Aniello vive in provincia di Roma, terra di conquista dei clan vesuviani. Ed è dal Lazio che Anastasio avrebbe ricostruito all’epoca il suo clan favorito anche da una raffica di arresti che andarono a decimare il clan di Giuseppe Orefice. Ed è nella guerra tra le due cosche affiancate da altri cartelli alleati (nel caso degli Anastasio, i Veneruso di Volla) che si consumano molte vicende balzate agli «onori» della cronaca nera: le estorsioni ad aziende come il pastificio Russo, storia in cui pagano con la vita tre innocenti dipendenti scambiati per inviati della cosca Veneruso; il patto tra gli Orefice e i Sarno di Ponticelli, l’omicidio della piccola Valentina Terracciano e molti altri ancora. Da rimarcare quanto scritto dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma che pure hanno accolto l’istanza del difensore di Anastasio, l’avvocato Rosario Arienzo. Scrivono, infatti: «Il gruppo di appartenenza del detenuto è attivo sul territorio».

Io bevo le “bollicine”. Al Sud consumo record

Oggi ” ‘Ora della Terra”. A Napoli si spegne il Maschio angioino.

  L’iniziativa mondiale del WWF  contro l’inquinamento.Cresce la sensibilità nelle scuole.

l Maschio Angioino, Castel dell’Ovo e piazza del Municipio a Napoli sono tra i 200 luoghi italiani che aderiscono  alla iniziativa del Wwf  “l’Ora della Terra – Earth Hour ” del 19 marzo Spegneranno  le luci dalle 20.30 alle 21.30 in segno di attenzione per il clima e il risparmio  energetico. Una iniziativa  su scala mondiale che in Italia registra sempre altissima adesione. Il problema climatico viene percepito dalla stragrande maggioranza degli italiani come uno dei più gravi problemi ambientali, al pari dell’inquinamento dell’aria e delle acque. Il 73% lo considera un problema “molto grave”, percentuale che sommata a quella di chi lo considera “abbastanza grave” arriva al 94%». Il Wwf sottolinea che Il cambiamento climatico è  una preoccupazione che accomuna gli elettori di tutti gli schieramenti politici e trova accentuazione tra gli studenti della scuola secondaria – probabilmente sensibilizzati al tema dai loro insegnanti – e tra gli adulti di età compresa tra i 45 e i 54 anni che sono evidentemente testimoni diretti dei cambiamenti in atto. L’88,5% degli italiani ritiene che il cambiamento climatico sia dovuto alle attività umane;   solo il 6% pensa che non ci sia un legame tra questo fenomeno e l’azione dell’uomo. Nel 2015 l’Ora della Terra ha spento la luce in 7.000 città e oltre 170 Paesi e regioni del mondo, coinvolgendo oltre 2 miliardi di persone e centinaia di imprese. ***

 
     

L’Europa che delude su clima e ambiente

 

Il vertice di Bruxelles dei capi di governo frena sulle energie rinnovabili. Delusione tra gli ambientalisti. Incoerenza nelle decisioni finali.

L’opzione sulle energie rinnovabili per l’Italia e il suo Mezzogiorno restano secondari in ambito europeo. Almeno per ora. Il Consiglio dei 28 Paesi  concluso ieri a  Bruxelles semina delusione tra quanti si aspettavano aperture sulle fonti non inquinanti . Ancora di più tra coloro che vedono  allontanarsi  gli impegni sul clima e sull’ambiente. Al contrario, il vertice ha individuato  33 progetti di opere infrastrutturali per assicurare approvvigionamenti  e continuità. D’altronde non era affatto scontato che gli Stati membri  accogliessero  “ con favore la presentazione, da parte della Commissione Ue , del pacchetto sulla sicurezza energetica e della comunicazione  dopo la recente conferenza mondiale sul clima di  Parigi”. Tutt’altro, si aspettava uno scatto verso norme e decisioni vincolanti con investimenti e posti di lavoro.E’ accaduto, invece, e tutti gli scenari di green economy dovranno aspettare ancora un pò prima di  affermarsi. In  particolare nei Paesi del Mediterraneo,Italia compresa.  La sicurezza energetica dell’Ue  sarà garantita da infrastrutture fisiche  per  un mercato dell’energia pienamente funzionante e interconnesso. Gli impegni sottoscritti prevedono un aumento delle importazioni di gas  naturale liquefatto – il GNL- per le quali occorrono investimenti e rigassificatori. In fondo l’Italia è pronta ed è ben disponibile a questa sfida.Non preoccupa eccessivamente nemmeno il prossimo referendum sulle trivellazioni in mare. Gli interessi in gioco trascurano le opinioni contrarie alle attività estrattive. Diventano poca cosa, ininfluenti a fermare processi che guardano ad altri grandi Paesi. Il vertice ha rafforzato l’ attenzione verso gli Usa per un aumento delle importazioni  di gas naturale ottenuto con la fratturazione delle rocce: il fracking. Appare chiaro che quanto tutto  ciò contrasti con la tutela dell’ambiente e gli effetti sul clima, non ha sfiorato i pensieri dei capi di stato e di governo. Le critiche italiane di queste ore riguardano la incoerenza della strategia delineata,  rispetto alla Conferenza  sul clima di Parigi di dicembre scorso.  Emerge un sostanziale e deludente rinvio. Nel documento finale si legge che ” l’adattamento della legislazione normativa rimane un priorità” , ma poi tutto viene rimesso a  future proposte e ad un nuovo vertice. Poco innanzi  gli stessi leader si impegnano a ” ridurre le emissioni di gas ad effetto serra a livello nazionale , ad aumentare la quota di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica “. Di  sicuro non è stata una distrazione. ***

   

Il 19 marzo in ricordo di Don Peppe Diana

A ventidue anni dalla morte di Don Peppe Diana, tante le  per commemorarlo.
Il 19 marzo non è solo la festa del Papà e la festività di San
Giuseppe ma è anche la ricorrenza della morte di Don Giuseppe Diana,  sacerdote scrittore e scout italiano ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 per il suo impegno antimafia a Casal di Principe nella Chiesa di San Nicola di Bari. Ammazzato brutalmente alle ore 7.20 del mattino mentre si preparava a celebrare messa da 5 colpi di pistola solo perché aveva  avuto il coraggio di denunciare la camorra casalese e di contrastare l’illegalità e  l’abuso di ogni genere. sacerdote umile e determinato, Don Diana  aveva iniziato una strategia pastorale davvero unica. Le sue non erano prediche generiche ma denunce etiche e politiche. Molto simile è stata la morte di Don Pino Pugliesi a Palermo sei mesi prima. Don Diana sarà  ricordato dal Pontefice Giovanni Paolo II in occasione dell’Angelus del marzo 1994.
 Don Peppe Diana  era un sacerdote  che girava per il paese con jeans , senza tonaca e fumava il sigaro  in pubblico il sigaro. Quando divenne parroco di Casal di Principe si diede subito  da fare per il suo paese, togliendo i ragazzi dalla strada.  Tuttavia, dopo la sua morte, il suo nome fu infangato  tant’è che  si  cercò  di depistare le indagini, accusandolo di strane frequentazioni.  Venne persino descritto da alcune testate giornalistiche non come una vittima della camorra bensì  come uno collegato ai clan.
Don Peppe era innamorato della sua terra di origine infatti nel Natale del 1991 in tutte le chiese di Casale e nelle zone limitrofe venne diffusa una lettera “Per Amore del mio popolo” contro la camorra dei Casalesi.
Sabato 19 marzo 2016 cade il 22 anniversario dell’uccisione di Don Diana e come ogni anno tante sono le iniziative messe in campo per onorare la sua memoria. Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera,  sarà in via Urano, a casa di Don Diana,  dove è stata organizzata l’esposizione di opere degli Uffizi di Firenze, per inagurare la mostra #noninvano , dedicata alle vittime innocenti della criminalità,  Ci sarà anche la presenza dell’attore e regista palermitano PIF e tanti studenti campani.
Giuseppe Francesco Maiello

Somma Vesuviana, via le impalcature dal campanile di San Domenico

Ieri la torre dello storico campanile è stata liberata dall’impalcatura. Tra pochi giorni sarà completata anche la piazzetta.
Somma Vesuviana ritrova il suo campanile. Via le impalcature, si svela l’imponente torre campanaria del complesso di San Domenico.  Un monumento che rappresenta la storia della città viene restituita ai sommesi con una nuova veste. Bianco e grigio, catene in vista e cupola completamente restaurata con le nuove maioliche gialle e verdi.
I lavori di restauro, iniziati nel luglio 2015 in seguito al crollo dovuto ad un fulmine che colpì la cupola del campanile nel 2013, stanno ormai per terminare. Man mano si scopre il velo e si restituisce nuova vita al complesso angioino edificato nel 1294. Ultimi ritocchi alla facciata nord, sistemazione della piazza con sedute, pali di  illuminazione e dissuasori, e la città potrà vivere pienamente il suo monumento più rappresentativo. Un pezzo della città riprende forma, luce e vita.

“Io non ho paura”: a Pomigliano migliaia di studenti nel corteo anti camorra. Ma la città non c’era

Oltre 3mila ragazzi per le strade. Gli adulti però sono rimasti a guardare.   “Ciao don Peppino: io non ho paura”, è la scritta di uno dei tanti cartelli portati da migliaia di studenti che stamattina hanno affollato il corteo organizzato dalle associazioni anti racket locali.  Nel segno di don Peppino Diana, il sacerdote ucciso a Casal di Principe il 19 marzo marzo di 22 anni fa, circa tremila giovani degli istituti medi e superiori della città, accompagnati dai loro professori, hanno colorato di coraggio le vie di una Pomigliano spenta. Al corteo infatti non hanno partecipato gli adulti, i genitori di questi ragazzi, molti dei quali, commercianti compresi, si sono limitati a guardare dai negozi e dai marciapiedi ciò che stava accadendo. La manifestazione è stata organizzata dall’associazione antiracket “Pomigliano per la Legalità”, presieduta da Salvatore Cantone e dedicata a Domenico Noviello, il commerciante assassinato dalla camorra del litorale domizio per essersi rifiutato di pagare il pizzo. In testa al corteo c’erano, tra gli altri, il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, il comandante della compagnia carabinieri di Castello di Cisterna, capitano Tommaso Angelone, il comandante della compagnia della guardia di finanza di Casalnuovo, capitano Danese, il vicequestore e dirigente del commissariato di Acerra, Antonio Cristiano, il presidente dei piccoli commercianti di Pomigliano aderenti all’associazione Caip-Aicast, Ciro Esposito, il noto cantante e imprenditore Felice Romano, e i sacerdoti don Peppino Gambardella e don Virgilio Merone. La manifestazione si è chiusa a piazza Primavera con una serie di discorsi e di testimonianze.