Somma Vesuviana. Difficoltà di parcheggio sul borgo antico? Un residente mette paletti autonomamente
Cibo scaduto ai bimbi di un asilo di Acerra: mamme in rivolta. Il comune contesta la ditta

Sant’Anastasia, revocato il regime di 41 bis per il capoclan degli Anastasio
Il legale di Anastasio è riuscito a smontare punto per punto le motivazioni che ancora sussistevano per l’applicazione del regime 41 bis tant’è che i giudici, pur riconoscendo la «caratura criminale» del soggetto e l’attuale permanenza in vita dell’organizzazione che fa capo ad Anastasio, hanno deciso che lo spessore criminale non possa giustificare, a distanza di tredici anni dal primo provvedimento, la proroga sine die del regime detentivo. In pratica, al momento, Anastasio non è ritenuto pericoloso. Nel 2003 l’inchiesta che vide in prima linea la Dda e un meticoloso lavoro di polizia e carabinieri smantellò con 58 ordinanze di custodia nove clan, tra i quali Anastasio, Veneruso, De Luca Bossa, e evidenziò lo scambio di uomini tra clan per commettere omicidi, estorsioni o gestire il traffico di droga. Ma raccontò anche l’ascesa imprenditoriale del capoclan di Sant’Anastasia, Aniello Anastasio che – destinato al soggiorno obbligato a Roma – aveva investito lì in supermercati, negozi e boutique il ricavato del traffico internazionale di cocaina. Anzio era divenuta base per il riciclaggio del denaro con l’appoggio di gruppi criminali calabresi, sudamericani e albanesi. Il boss è in carcere per associazione a delinquere di tipo mafioso, tentativo di omicidio e violazione della legge sulle armi.
È alla fine degli anni ’90 che, dopo omicidi e arresti che avevano ridotto ai minimi termini il potente clan degli Anastasio, Aniello vive in provincia di Roma, terra di conquista dei clan vesuviani. Ed è dal Lazio che Anastasio avrebbe ricostruito all’epoca il suo clan favorito anche da una raffica di arresti che andarono a decimare il clan di Giuseppe Orefice. Ed è nella guerra tra le due cosche affiancate da altri cartelli alleati (nel caso degli Anastasio, i Veneruso di Volla) che si consumano molte vicende balzate agli «onori» della cronaca nera: le estorsioni ad aziende come il pastificio Russo, storia in cui pagano con la vita tre innocenti dipendenti scambiati per inviati della cosca Veneruso; il patto tra gli Orefice e i Sarno di Ponticelli, l’omicidio della piccola Valentina Terracciano e molti altri ancora.
Da rimarcare quanto scritto dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma che pure hanno accolto l’istanza del difensore di Anastasio, l’avvocato Rosario Arienzo. Scrivono, infatti: «Il gruppo di appartenenza del detenuto è attivo sul territorio». Oggi ” ‘Ora della Terra”. A Napoli si spegne il Maschio angioino.
l Maschio Angioino, Castel dell’Ovo e piazza del Municipio a Napoli sono tra i 200 luoghi italiani che aderiscono alla iniziativa del Wwf “l’Ora della Terra – Earth Hour ” del 19 marzo Spegneranno le luci dalle 20.30 alle 21.30 in segno di attenzione per il clima e il risparmio energetico. Una iniziativa su scala mondiale che in Italia registra sempre altissima adesione. Il problema climatico viene percepito dalla stragrande maggioranza degli italiani come uno dei più gravi problemi ambientali, al pari dell’inquinamento dell’aria e delle acque. Il 73% lo considera un problema “molto grave”, percentuale che sommata a quella di chi lo considera “abbastanza grave” arriva al 94%». Il Wwf sottolinea che Il cambiamento climatico è una preoccupazione che accomuna gli elettori di tutti gli schieramenti politici e trova accentuazione tra gli studenti della scuola secondaria – probabilmente sensibilizzati al tema dai loro insegnanti – e tra gli adulti di età compresa tra i 45 e i 54 anni che sono evidentemente testimoni diretti dei cambiamenti in atto. L’88,5% degli italiani ritiene che il cambiamento climatico sia dovuto alle attività umane; solo il 6% pensa che non ci sia un legame tra questo fenomeno e l’azione dell’uomo. Nel 2015 l’Ora della Terra ha spento la luce in 7.000 città e oltre 170 Paesi e regioni del mondo, coinvolgendo oltre 2 miliardi di persone e centinaia di imprese. ***
L’Europa che delude su clima e ambiente
Il vertice di Bruxelles dei capi di governo frena sulle energie rinnovabili. Delusione tra gli ambientalisti. Incoerenza nelle decisioni finali.
L’opzione sulle energie rinnovabili per l’Italia e il suo Mezzogiorno restano secondari in ambito europeo. Almeno per ora. Il Consiglio dei 28 Paesi concluso ieri a Bruxelles semina delusione tra quanti si aspettavano aperture sulle fonti non inquinanti . Ancora di più tra coloro che vedono allontanarsi gli impegni sul clima e sull’ambiente. Al contrario, il vertice ha individuato 33 progetti di opere infrastrutturali per assicurare approvvigionamenti e continuità. D’altronde non era affatto scontato che gli Stati membri accogliessero “ con favore la presentazione, da parte della Commissione Ue , del pacchetto sulla sicurezza energetica e della comunicazione dopo la recente conferenza mondiale sul clima di Parigi”. Tutt’altro, si aspettava uno scatto verso norme e decisioni vincolanti con investimenti e posti di lavoro.E’ accaduto, invece, e tutti gli scenari di green economy dovranno aspettare ancora un pò prima di affermarsi. In particolare nei Paesi del Mediterraneo,Italia compresa. La sicurezza energetica dell’Ue sarà garantita da infrastrutture fisiche per un mercato dell’energia pienamente funzionante e interconnesso. Gli impegni sottoscritti prevedono un aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto – il GNL- per le quali occorrono investimenti e rigassificatori. In fondo l’Italia è pronta ed è ben disponibile a questa sfida.Non preoccupa eccessivamente nemmeno il prossimo referendum sulle trivellazioni in mare. Gli interessi in gioco trascurano le opinioni contrarie alle attività estrattive. Diventano poca cosa, ininfluenti a fermare processi che guardano ad altri grandi Paesi. Il vertice ha rafforzato l’ attenzione verso gli Usa per un aumento delle importazioni di gas naturale ottenuto con la fratturazione delle rocce: il fracking. Appare chiaro che quanto tutto ciò contrasti con la tutela dell’ambiente e gli effetti sul clima, non ha sfiorato i pensieri dei capi di stato e di governo. Le critiche italiane di queste ore riguardano la incoerenza della strategia delineata, rispetto alla Conferenza sul clima di Parigi di dicembre scorso. Emerge un sostanziale e deludente rinvio. Nel documento finale si legge che ” l’adattamento della legislazione normativa rimane un priorità” , ma poi tutto viene rimesso a future proposte e ad un nuovo vertice. Poco innanzi gli stessi leader si impegnano a ” ridurre le emissioni di gas ad effetto serra a livello nazionale , ad aumentare la quota di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica “. Di sicuro non è stata una distrazione. ***





