Con la bombola del gas a venti metri di altezza: i Cub di Acerra sul tetto del castello. Fantoccio “suicida” sulle impalcature

Asserragliati a 20 venti metri d’altezza. Da 41 mesi senza salario.   Si sono portati una bombola del gas e un fantoccio impiccato, “suicida”, sul tetto del castello baronale di Acerra, chiuso al pubblico perché in fase di ristrutturazione. Un gruppo di lavoratori del Consorzio Unico di Bacino, senza salario da tre anni e mezzo, minaccia di far esplodere tutto. La situazione è davvero delicata. Non intendono scendere, come invece era accaduto nelle settimane precedenti.  Sul tetto dell’edificio si sono asserragliati quattro addetti dell’ente regionale rimasti senza soldi e senza incarichi da 41 mesi.

Acerra: addetti consorzio sul tetto del castello

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Senza stipendio da 41 mesi, a impalcature manichino dipinto rosso.
Due lavoratori dell’ex Consorzio di Bacino, sono saliti sul tetto del Castello Baronale di Acerra ed hanno legato un manichino dipinto di rosso alle impalcature che rivestono la struttura a causa di alcuni lavori in corso. I manifestanti, che sono senza stipendio da oltre 41 mesi, chiedono il pagamento immediato per tutti i lavoratori Cub delle spettanze dovute. Sul posto sono giunte le forze dell’ordine ed i vigili del fuoco. I manifestanti erano saliti sulla stessa struttura anche il mese scorso, bloccando i lavori di rifacimento del Castello per alcuni giorni. (Fonte foto: rete internet)

Napoli e Pino Daniele: l’omaggio con un concerto

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Al Palapartenope nel giorno dell’onomastico e del compleanno.
Ieri, giorno del suo onomastico, Pino Daniele avrebbe compiuto 61 anni. Per l’occasione Napoli gli ha reso omaggio in serata con un concerto gratuito al Palapartenope. Il Teatro della Musica di Fuorigrotta gremito ha accolto i tanti artisti, vecchi amici di Pino e giovani talenti che lo hanno voluto ricordare. Gli oltre tremila biglietti distribuiti gratuitamente sul sito del Comune di Napoli erano andati infatti esauriti in 11 minuti. Non casuale la scelta del Palapartenope. È lì infatti che Pino Daniele ha tenuto negli ultimi anni i suoi concerti napoletani insieme agli amici storici e dove ha sempre dimostrato quanto fosse legato alla sua Napoli. ‘Je sto vicino a te’, titolo di una delle sue canzoni più amate e cantate dai fan, è stato il nome dell’evento destinato. Sul palco, insieme al fratello Nello Daniele, motore e anima della serata si sono alternati, tra gli altri, Enzo Avitabile, Joe Barbieri, Mel Collins, Tony Esposito, Claudia Megrè, i Neri per Caso, Valentina Stella. (Fonte foto: rete internet)

Castello di Cisterna: controlli ad “alto impatto” dei carabinieri, 3 arrestati

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Scoperte munizioni in un vano ascensore di insediamento popolare. I carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna insieme a colleghi del Reggimento Campania hanno effettuato un servizio coordinato ad “alto impatto” per contrastare fenomeni d’illegalità diffusa eseguito. Sono stati tratti in arresto: De Liso Giovanna, 32 anni, di Acerra, già nota alle forze dell’ordine, raggiunta da ordinanza emessa dal tribunale di Nola in aggravamento degli arresti domiciliari ai quali era sottoposta per detenzione a fini di spaccio di stupefacenti commessa nel giugno 2015; Egu Blerim, albanese, 30enne, senza fissa dimora, già noto alle forze dell’ordine, raggiunto da ordinanza emessa dalla Corte di Appello di Napoli per evasione commessa a Casoria nel novembre 2014; un 45enne di Brusciano già noto alle forze dell’ordine. Raggiunto da un ordine di carcerazione domiciliare emesso dalla Procura di Nola, dovrà espiare un anno di reclusione per maltrattamenti in famiglia commessa a Brusciano a partire dal settembre 2009. Durante i servizi sono state denunciate 8 persone in stato di libertà e sequestrati circa 25 grammi di hashish e 2 di cocaina. Controllate 23 persone sottoposte a vario contestate a vari utenti della strada svariate infrazioni, 2, per guida senza patente, hanno comportato la denuncia. scoperti 2 casi di mancanza di copertura assicurativa. Sequestrate 32 cartucce calibro 32 rinvenute nell’isolato 3 in via Nino Taranto di Castello di Cisterna all’interno di intercapedine ricavata nel vano ascensore. De Liso ed Egu Blerim tradotti a Pozzuoli e Poggioreale. (Fonte foto: rete internet)

Le ricette di Biagio. La frittata di maccheroni al basilico e al caciocavallo: piatto dei nobili e dei “pannazzari” con la “bardinella”

 La ricetta “aristocratica” di Monsù Francesco di Casa Barracco e la frittata  a un solo strato, “colazione da viaggio” di cocchieri e dei “pannazzari”  vesuviani che andavano in giro con la “bardinella” sulle spalle. Il “caciocavallo del monaco”, formaggio campano. Ingredienti: 500gr. di spaghetti; tre uova; 300 gr. di caciocavallo del monaco, fresco; 300gr. di prosciutto crudo; 50 gr. di parmigiano; foglie di basilico; burro; sale. Mescolate pazientemente la sbattuta delle uova, il parmigiano e gli spaghetti già cotti al dente e opportunamente scolati. Ungete una padella con una ‘nticchia di burro, disponete un primo strato, opportunamente livellato, di spaghetti, coprite lo strato con  fette del prosciutto precedentemente scottate in padella, cospargete il tutto prima con le foglie di basilico, poi con le fette del caciocavallo. Su questo primo strato costruite altri due strati uguali, ciascuno con lo stesso numero di livelli: spaghetti, fette di prosciutto scottato, foglie  di basilico e caciocavallo. La cottura di questa “torta” è quella tradizionale delle frittate di maccheroni: cuocere a fuoco leggero e in padella coperta con il “ tiesto”, far ruotare lentamente la padella sul fuoco perché il grado di cottura sia uniforme,  e, quando la base della “torta” è cotta al punto giusta, rivoltare la “torta” e fare in modo che anche l’altro lato raggiunga lo stesso grado di cottura. Gli esperti, a partire da Jeanne Carola Francesconi, consigliano di non tenere mai la padella a piatto sulla fiamma, per evitare che il “centro bruci, mentre i bordi non si “crostano”, di tenerla inclinata e di farla ruotare sempre nello stesso senso, fino al completamento del giro. La ricetta di questa frittata al basilico l’ho letta nel libro” La cucina aristocratica napoletana” di Franco Santasilia di Torpino, che la attribuisce al Monsù Francesco di Casa Barracco: al posto della scamorza fresca,  indicata dal Santasilia,  ho usato il “caciocavallo del monaco”, che è un formaggio prodotto nel Napoletano e nel Salernitano: un formaggio vaccino, la cui lavorazione prevede l’uso di caglio di capretto.  Per questo la pasta del caciocavallo fresco è filata e elastica, e contribuisce a conservare intatto il sapore della frittata, anche se è consumata fredda.  Il caciocavallo del monaco e il prosciutto scottato in padella consigliano di accompagnare questa frittata con un rosso vesuviano vivace.   Biagio Ferrara   A questa mirabile pietanza dedicai un paio di anni fa un articolo in memoria delle frittate di maccheroni di mia madre, che erano sapientemente “arroscate”: il saporoso aggettivo napoletano “arroscato” viene dal latino parlato “russicato”, che vuol dire “rosso”: “un rosso bronzeo e luccicante come il seno di una bella donna che si tosta tutta intera alla luce del mare e del sole”. La similitudine “marina” mi venne dettata dal ricordo delle frittate che in estate ci accompagnavano nelle quotidiane “discese” ai lidi di Torre Annunziata. Ricordai anche che la frittata era di spaghetti, rigorosamente: “mia madre non usò mai i bucatini. La frittata di bucatini viene troppo alta “se ne scenne“: se ne scende, si avvalla. La frittata deve essere morbida in mezzo, di una morbidezza sostenuta, e si mangia fredda. Se la mangi calda, la frittata si apre tutta al primo contatto: da cima a fondo non oppone resistenza, diventa, al gusto e al tatto, una “frolla”. Non è più una frittata. Il boccone deve procurare un piacere pieno e compatto e ,tuttavia vario, nel passaggio del mordere dall’”arroscatura” superiore alla pastosa cedevolezza di mezzo,e da questa alla crosta di sotto, da cui si sprigiona la nota più duratura. E’ un ritmo ternario: lunga- breve- lunghissima. Mangiata calda, la frittata risulta monotona.”. Mia madre era diventata un’artista della frittata, perché era questa la “colazione da viaggio” di suo padre e dei suoi fratelli, cocchieri e “cavallari”.  Successivamente abbiamo scoperto la versione nobile di Santasilia di Torpino – nobile per il monsù, per il basilico, per il prosciutto, e perché è costruita su tre strati – e ci hanno anche raccontato che la frittata di maccheroni – quella semplice, a un solo strato, senza prosciutto, e talvolta con un po’ di pancetta e di rosso di pomodoro –  era, in nome della sua vocazione a “viaggiare”, la vettovaglia anche dei “pannazzari” vesuviani, protagonisti di un’epopea che non ha avuto ancora i suoi cantori. Essi giravano per paesi e villaggi, a vendere panni, con il fagotto in spalla. “ Il fagotto – ricordò Francesco D’ Ascoli – aveva un nome  ignoto al dialetto napoletano…di Napoli: bardinèlla.”. E Peppino Cutolo, sangiuseppese, chiamò “Bardinella “ il giornale su cui molti giovani vesuviani incominciarono a mettere alla prova la loro penna. Ho conosciuto non pochi protagonisti dell’epopea dei “pannazzari” e delle “imprese” dei “pacchisti”, che interpretarono una variante del mestiere, ora rischiosa, ora ambigua, sempre significativa:  tutti raccontavano il Sud con i colori della “paesologia”, prima ancora che questa “scienza” venisse fondata da Franco Mario Arminio: l’arte teatrale dello “zaraffo”, la maliziosa abilità del “braccino”, la calma risoluta dell’  “apparatore”, la lotta tra la “cazzimma” del pacchista e i “vota e gira” del sospettoso compratore meritano un capitolo a parte in un libro sui mestieri napoletani. Ma perché la “bardinella” si chiamava così? E’ probabile che il nome sia un diminutivo di “bardella”, la sella larga usata dai contadini, e accuratamente disegnata da Alceste Campriani nel quadro “citato” accanto al titolo. “ Bardella” è, a sua volta, diminutivo di “barda”, la gualdrappa di cuoio che copriva il cavallo, lo “bardava”. “Io ve servo ‘a barda e ‘a sella”, dice un antico motto napoletano.  

Volla. Ufficializzata una delle coalizioni di Centro-Destra

Alla corsa per la poltrona di sindaco, per il comune di Volla, alle prossime elezioni del giugno 2016, è stata ufficializzata una delle coalizioni di Centro-Destra. Fratelli D’Italia-AN, Terra Nostra, Forza Italia e Area Comune, uniti in “Volla a Centro” a sostegno di Luciano Manfellotti, candidato Sindaco. Lo hanno dichiarato Giuseppe Annone, coordinatore cittadino e dirigente provinciale di FDI-AN e Francesco Esposito, che, fino a qualche giorno fa, era stato indicato come candidato sindaco di FDI-AN. “In nome e per conto del gruppo che in questo momento sono onorato di rappresentare, dichiaro il nostro unico ed incondizionato sostegno al candidato a sindaco per il Comune di Volla il Sig. Luciano Manfellotti. La scelta del nostro gruppo e mia in particolar modo, di fare un passo indietro, rappresenta, nello scenario politico locale, un balzo in avanti negli interessi unici del paese e della comunità. Indubbiamente il Sig. Luciano Manfellotti si colloca, nell’ambiente politico locale, in una posizione centrista e moderata che, meglio consente di convogliare le energie ed aggregare le donne e gli uomini validi presenti sul territorio e che vogliono per esso lavorare, di qualunque provenienza esse ed essi siano, rispetto a quella che il sottoscritto rappresenta, certamente proiettata verso il pensiero politico di destra. Per cui, tutto il gruppo locale di FDI, continuerà nel lavoro svolto sul territorio fino ad oggi, con la certezza di amministrare al fianco del Sindaco Manfellotti questa comunità e questo territorio, per offrire a noi tutti, un futuro migliore di quello disastroso che ci avevano fatto intravedere le fallimentari sinistre locali”, questa la dichiarazione, tutta d’un fiato (forse l’emozione era tanta ndr), dell’arch. Francesco Esposito. Ormai non fa più notizia che anime di sinistra, di centro e di destra, e del civismo più o meno convinto, si coalizzino tra loro per vincere le elezioni e per governare (Renzi docet). Quindi, un po’ alla volta le “trattative” si stanno avviando alla conclusione, portando ad amalgamare i le più varie e variabili “anime politiche” del territorio. Il tutto sempre e comunque, ormai è accezione generalizzata, per il “Bene Comune” di Volla.  

Somma Vesuviana: Video-intervista ad Antonio Onorato in concerto al Summarte

Si è tenuto ieri sera al teatro Summarte di Somma Vesuviana, un altro appuntamento della rassegna musicale “Jazz & Baccalà” ideata e curata dal batterista Elio Coppola ed organizzata in collaborazione con l’associazione Musicology. Questa volta a salire sul palcoscenico di via Roma è stato il chitarrista preferito di Pino Daniele, Antonio Onorato, accompagnato dal suo trio.  Un sound tutto napoletano, senza tralasciare la matrice afro, tipica del jazz d’autore, Antonio Onorato ha inondato la sala del teatro Summarte con la sua musica. Accompagnato dal trio con Angelo Farias al basso e Mario De Paola alla batteria, il musicista si è esibito nel corso della serata svoltasi nell’ambito della seconda edizione di “Jazz & Baccalà”. Tra gli altri brani del vasto repertorio offerto al pubblico, Onorato ha suonato anche alcuni pezzi riarrangiati del grande Pino Daniele. Un omaggio che Onorato ha avuto a cuore di fare per ricordare il suo amico scomparso, alla vigilia dell’anniversario della sua nascita. Oggi 19 marzo, infatti, Pino avrebbe compiuto 61 anni. Prima del concerto, come suggerisce la tradizionale formula della rassegna musicale “Jazz & Baccalà”, i presenti hanno potuto gustare uno dei piatti preparati dallo chef di 800 Borbonico, in particolare “mezzemaniche con pancetta, fave e baccalà”. Di seguito l’intervista a cura di Giuseppe Maiello. Dai ricordi di Pino Daniele, alla napoletaneità espressa nella sua musica, con uno speciale saluti a tutti i nostri lettori! Antonio Onorato si racconta ai nostri microfoni. Prossimo appuntamento con la rassegna musicale “Jazz & Baccalà” è fissato per il 15 aprile, quando a salire sul palcoscenico del teatro di via Roma sarà Giancarlo Perna. Nello stesso mese poi andrà in scena anche il “Neapolitan trio” di Marco Zurzulo che il 29 aprile concluderà gli appuntamenti della seconda edizione della rassegna. COLPI DI SCENA http://ilmediano.com/category/colpi-di-scena/

In Regione la moratoria per le pale eoliche.

Per le imprese del settore , un attacco  che mette a rischio 10 mila posti di lavoro.  Lo stop alle nuove installazioni  avviato dal M5S. Ritarda il novo piano energetico. 

Detto e fatto. Il Consiglio Regionale della Campania, impegnato nei provvedimenti collegati alla legge finanziaria, ha approvato ieri una moratoria di 180 giorni al rilascio di nuove autorizzazioni per impianti eolici sull’intero territorio campano. Tutto  scaturisce  da una iniziativa del M5S, che ha avuto l’adesione anche della GiuntaDopo le proteste delle Associazioni delle aziende delle  rinnovabili, è arrivata netta anche la censura dell’ Anev, l’organizzazione che riunisce le imprese dell’eolico. E’ in assoluto la più colpita. Il mediano.it nelle settimane scorse ha documentato come lo stop all’eolico stia provocando resistenze e discussioni che imbarazzano anche la Giunta De Luca. L’iniziativa dei cinquestelle coincide , infatti, con l’avvio dell’elaborazione del nuovo Piano energetico regionale e l’inserimento della Campania in un programma di investimenti per nuove strutture alimentate da fonti non inquinanti.Il Presidente della Regione Vincenzo De Luca ha apprezzato l’iniziativa grillina votando i provvedimenti in Consiglio. Si dice che sottovoce abbia chiesto ai grillini di non calcare troppo la mano. Ora, il piano di investimenti per la Campania è pluriennale e vede impegnati i colossi della produzione energetica. Che ne sarà alla fine dell’iniziativa dell’On. Viglione (proponente M5S ) ? Si deve dubitare che la moratoria  non sarà compatibile con una strategia che dovrà  integrare energie fossili e rinnovabili a salvaguardia dell’ambiente e dei consumi di cittadini ed imprese . Nei 180 giorni che si fa? Si  bruciano  i progetti e le richieste di autorizzazioni, salvo poi scommettere sull’eolico per i  futuri fabbisogni ? E le indicazioni nazionali per maggiore spazio alle rinnovabili ? In altre Regioni il problema ha trovato soluzioni condivise, oltre che ben ponderate. Per non dire di altri Paesi, dove tutela del paesaggio, infrastrutture di energie e fabbisogni sono stati condensati in protocolli che tutti rispettano.Gli esponenti cinquestelle si dichiarano disposti a dialogare con le aziende, preoccupati della tutela del territorio e delle tradizioni locali. Ma così non appare.Il dialogo è respinto e  l’Anev senza giri di parole, dice che la moratoria  campana  mette a rischio 10 mila posti di lavoro. Tanto saranno gli occupati nel settore entro il 2020, con le nuove autorizzazioni. La politica è accusata di demagogia e di vecchi pregiudizi. Le aziende vedono un ulteriore attacco da parte nei confronti del loro settore , soprattutto ” a fronte delle numerose segnalazioni sull’illegittimità di simili provvedimenti già sancita per analoghe sciagurate iniziative in altre Regioni “. L’eolico, spiegano, soffre già di altri ostacoli e ritardi normativi, per cui non rimane che la strada dei ricorsi. Qui – per ora-  non si intravedono fenomeni speculativi o di truffe comunitarie, come purtroppo avvenuto in Sicilia. La politica sbanda , anche se è alla sua capacità negoziale che occorre  guardare . Il generale impegno per rimettere a posto un ambiente devastato da mille mani e decenni di incuria dovrebbe chiudere in fretta queste discussioni. Concepire un nuovo Piano energetico-ambientale che integri tutte le fonti  di produzione  con norme e regole rispettose dei territori. A maggior ragione – come abbiamo scritto ieri – che l’Europa  su questi temi, ormai delude ***

SOCIETA’/PUBBLICO E PRIVATO

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Luigi Di Maio nel corteo dei lavoratori Gepin: tutto pronto per dopodomani. A Napoli

I dettagli sulla manifestazione di dopodomani. Le iniziative finora intraprese dal vicepresidente della Camera.    Dopodomani, lunedì 21 marzo, alle 9 e 30, il vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, parteciperà al corteo dei lavoratori del call center Gepin Contact, minacciati da una procedura di licenziamento collettivo che scadrà il 10 maggio. La partenza del corteo è stata organizzata da via Galileo Ferraris, davanti al centro di smistamento di Poste spa, la società pubblica che ha dirottato ad altre aziende le commesse destinate per anni a Gepin. “I lavoratori – si scrive nel comunicato diramato dall’ufficio stampa di Luigi Di Maio – manifestano contro la chiusura della sede di Casavatore, 220 gli esuberi, a causa della recessione del contratto con Poste Spa di cui hanno curato il call center per oltre 12 anni”. ” Il vice presidente della Camera – si aggiunge nel messaggio del leader del Movimento Cinque Stelle  – ha chiesto in un’interrogazione ai ministri del Lavoro, Sviluppo Economico ed Economia di estendere ai lavoratori di Gepin la clausola sociale e salvaguardare così  i livelli occupazionali e ha, inoltre,  scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, una lettera per invitarla al corteo di Lunedì ed incontrare i lavoratori Gepin e le loro famiglie”. Di seguito i contenuti integrali dell’interrogazione e della lettera al ministro Guidi scritte dal vicepresidente della Camera.   Roma, 16 marzo 2016 Alla cortese attenzione della Dott.ssa Federica GUIDI Ministro dello Sviluppo Economico e, p.c., del dottor Giampiero CASTANO Responsabile dell’Unità Gestione Vertenze del Ministero dello Sviluppo Economico Via Molise, 2 00187 – ROMA Ho personalmente incontrato una delegazione di lavoratori della società Gepin Contact Spa con sede legale a Roma e una distaccata a Casavatore in provincia di Napoli. Dalle vicende illustrate nell’interrogazione che ho depositato ieri e che allego, èevidente come la crisi occupazionale  di Gepin Contact Spa, che presso il sito di Casavatore (Na) conta 220 dipendenti, derivi dalle decisioni di Poste Italiane, che hanno condotto alla risoluzione unilaterale del rapporto in essere da oltre 10 anni. Con lettera del 21 settembre 2015,l’azienda ha chiesto al Gruppo Poste Italiane di trovare una soluzione che potesse garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali, offrendo diverse soluzioni, ma alla lettera non è tutt’ora pervenuta risposta. Intanto, il 6 aprile 2015 i lavoratori si sono visti avviare la cassa integrazione ordinaria, che scadrà il prossimo 13 aprile 2016. Nel frattempo, lo scorso 9 febbraio è  stato aperto un tavolo di crisi  al Ministero dello Sviluppo Economico nel corso del quale l’Amministrazione di tale Ministero si è  impegnata a convocare Poste Italiane.Tuttavia, a distanza di oltre un mese non vi sono state rilevanti novità. Lo scorso mercoledì 9 marzo il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato le sigle di categoria  nazionale e le aziende del settore call center coinvolte negli esuberi generati dalle gare di Poste Italiane ed ENEL, aziende entrambe partecipate dello Stato, ma non è ben chiaro quale sia stato l’esito dell’incontro e, al contempo,è evidente come in tutta questa vicenda si sia realizzata una gara al massimo ribasso senza tenere in alcuna considerazione la clausola sociale. Pertanto Le chiedo di sposare una interpretazione estensiva della cosiddetta “clausola sociale”, comma 10 dell’articolo 1 della legge 28 gennaio 2016, n. 11, invitando in sede di tavolo tecnico le parti ad applicare immediatamente il dettato normativo anche ai bandi di gara usciti prima della sua entrata in vigore. È doveroso che aziende con importanti partecipazioni pubbliche applichino la “clausola sociale” al fine di garantire la continuità dei livelli occupazionali in aree particolarmente gravate da fenomeni di disoccupazione e carenza di lavoro. Intanto,i lavoratori del sito di Casavatore  hanno organizzato per il prossimo 21 marzo alle ore 9.30 una manifestazione di protesta che inizierà dinnanzi la sede di Poste italiane(Centro Smaltimento di via G. Ferraris a Napoli)e terminerà alla Regione Campania (Centro Direzionale di Napoli, IsolaA6). Ritengo che la situazione richieda un impegno diretto che vada oltre la burocrazia e, proprio per questo, lunedì prossimo io sarò con quei 220 lavoratori della Gepin nel tentativo di trovare uno sbocco positivo per questa annosa questione. Se vuole, signora Ministro, possiamo andare insieme e parlare di soluzioni, confrontandoci direttamente con le 200 famiglie che stanno vivendo questo dramma. Luigi DI MAIO ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12517 Dati di presentazione dell’atto Legislatura: 17 Seduta di annuncio: 590 del 15/03/2016 Firmatari Primo firmatario: DI MAIO LUIGI  Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE Data firma: 15/03/2016 Destinatari Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
  • MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO delegato in data 15/03/2016 Stato iter:  IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-12517 presentato da DI MAIO Luigi testo di Martedì 15 marzo 2016, seduta n. 590 LUIGI DI MAIO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che: l’interrogante ha incontrato una delegazione di lavoratori della società Gepin Contact Spa, con sede legale a Roma e una distaccata a Casavatore, in provincia di Napoli, collegati con la società Uptime (compartecipata al 70 per cento da Gepin Contact e al 30 per cento da Sda Express Courier); la Gepin Contact Spa è stata detentrice dei servizi di assistenza clienti del gruppo Poste italiane dal 2003 per la gestione dei servizi di risoluzione dei reclami per Poste italiane e Sda. Tuttavia, nel 2014, la nuova dirigenza designata dal Governo Renzi e affidata alla dottoressa Luisa Todini, presidente, e al dottor Francesco Caio, amministratore delegato, ha deciso di indire una gara al massimo ribasso che ha condotto, con un importo di 0,296 centesimi di euro al minuto per la chiamata che ha visto vincere la commessa alla società I Care, che di fatto già oggi sta espletando il servizio; è evidente come la crisi occupazionale di Gepin Contact Spa, che presso il sito di Casavatore conta 220 dipendenti, deriva integralmente dalle decisioni di Poste italiane che hanno condotto alla risoluzione unilaterale del rapporto in essere da oltre 10 anni; l’azienda, con lettera del 21 settembre 2015, ha tentato di chiedere al Gruppo Poste italiane di trovare una soluzione che potesse garantite la salvaguardia dei livelli occupazionali, offrendo diverse soluzioni, ma alla lettera non è tutt’ora pervenuta risposta; intanto, i lavoratori si sono visti avviare il 6 aprile 2015 la cassa integrazione ordinaria che scadrà il prossimo 13 aprile 2016; secondo quanto si apprende da fonti di stampa, nell’aprile 2015, il proprietario pro tempore della Gepin Contact Spa è stato arrestato con l’accusa di bancarotta fraudolenta per un crac da 170 milioni di euro. Poco dopo l’azienda è stata ceduta ad un’altra proprietà, ma la sensazione è che questa sia subentrata solo per smantellare; di fatto, di fronte al silenzio di Poste italiane e alla disdetta pervenuta il 29 dicembre 2015, con una proroga formale di 6 mesi fino al 30 giugno prossimo, Gepin Contact il 26 febbraio 2016 ha di fatto annunciato la mobilità per 350 dei 430 dipendenti tra Roma e Napoli, decretando di fatto la chiusura del sito di Casavatore, che – secondo fonti di stampa verrebbe chiuso, mentre, presso la sede di Roma, dovrebbero essere tagliati 130 dei 230 posti di lavoro; la scadenza della procedura è prevista per il prossimo 10 maggio; il 9 febbraio 2016 è stato aperto un tavolo di crisi al Ministero dello sviluppo economico nel corso del quale l’amministrazione di tale Ministero si è impegnata a convocare Poste italiane, tuttavia, a distanza di oltre un mese non vi è stata alcuna novità; i lavoratori del sito di Casavatore hanno organizzato manifestazioni di protesta dinnanzi la direzione generale della Campania di Poste italiane, fino alla prefettura ove chiederanno un incontro col prefetto; il 9 marzo 2016 il Ministero dello sviluppo economico ha convocato le sigle di categoria nazionale e le aziende del settore call center coinvolte negli esuberi generati dalle gare di Poste italiane ed Enel entrambe partecipate dello Stato, ma non è ben chiaro quale sia stato l’esito dell’incontro; è evidente come in tutta questa vicenda si sia realizzata, per l’interrogante, una gara al massimo ribasso senza tenere in alcuna considerazione la clausola sociale; il 13 febbraio 2016 è entrato in vigore il comma 10 dell’articolo 1 della legge 28 gennaio 2016, n. 11, recante deleghe al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. Il primo periodo di tale comma stabilisce che «in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continua con l’appaltatore subentrante, secondo le modalità e le condizioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro applicati e vigenti alla data del trasferimento, stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale» –: quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro del lavoro e delle politiche sociali per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per il rispetto delle clausole sociali; quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro dello sviluppo economico per la risoluzione della crisi aziendale di cui sopra e, in particolare, se non ritenga, vista la drammaticità della situazione, di dover sposare una interpretazione estensiva del citato comma 10 dell’articolo 1 della legge 28 gennaio 2016, n. 11, invitando, in sede di tavolo tecnico, le parti ad applicare immediatamente il dettato normativo anche ai bandi di gara usciti prima della sua entrata in vigore, ma il cuiiter procedurale non è ancora concluso; quali urgenti iniziative di competenza, il Governo, nella sua qualità di azionista di Poste italiane, intenda assumere al fine di evitare che l’azienda indica gare al massimo ribasso e senza tenere in alcuna considerazione la clausola sociale. (4-12517) http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/12517&ramo=CAMERA&leg=17  

Pollena Trocchia: il segretario dei Giovani Democratici invita a far fronte comune per i problemi dell’Apicella

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Cunzi (GD) in un comunicato: “Unire politica e società civile per l’ospedale Apicella” Sono ormai passati quasi cinque anni da quando, il 13 Agosto 2011, il pronto soccorso dell’ospedale Cav. Raffaele Apicella e molti suoi reparti furono chiusi, sostituiti da un PSAUT che attivo H24 per 365 giorni all’anno, ma che si limita ad attività di osservazione medica e piccola chirurgia. E’ evidente che, in presenza di un codice rosso, poco si può fare e si è costretti a trasferimenti verso altri presidi, anche territorialmente distanti, come quelli di Torre del Greco o di Nola. “L’ospedale Cav. R.Apicella ha rappresentato per anni un punto di riferimento non solo per Pollena Trocchia ma per tutto l’hinterland vesuviano, potendosi ritenere un fiore all’occhiello della sanità campana – afferma Armando Cunzi, segretario dei Giovani Democratici di Pollena Trocchia, che prosegue – Nonostante oggi vi troviamo degli ottimi medici che, pur privati di mezzi e strumentazione, provano a portare avanti il loro lavoro con passione e dedizione, la struttura sembra oramai destinata a sopravvivere al di sotto delle sue potenzialità, rimanendo centro per la lungo-degenza, riabilitazione e medicina generale post-acuti. Non possiamo ignorare il cambio di passo a trecentosessanta gradi che si è verificato a livello regionale rispetto al precedente governo di centrodestra. Anzi, consapevoli di avere un governo regionale attento alle esigenze dei cittadini e dei territorio speriamo vivamente che questo possa estendersi anche nell’ambito sanitario a noi più vicino. Chiediamo in pratica di evitare l’ennesima sconfitta per la sanità campana: non lasciamo al suo abbandono un presidio ottimale sia per la posizione che occupa, sia per il capitale umano e professionale che possiede”. “Come giovani attivi e attenti al presente del nostro territorio così come al suo futuro – è l’invito di Cunzi – chiediamo a tutte le forze politiche e all’intera società civile fatta di associazioni, sindacati, movimenti e privati cittadini di unirsi in un unico fronte per combattere una battaglia di civiltà. Per noi, per tutti”. (Fonte foto: rete internet)