Il vertice di Bruxelles dei capi di governo frena sulle energie rinnovabili. Delusione tra gli ambientalisti. Incoerenza nelle decisioni finali.
L’opzione sulle energie rinnovabili per l’Italia e il suo Mezzogiorno restano secondari in ambito europeo. Almeno per ora. Il Consiglio dei 28 Paesi concluso ieri a Bruxelles semina delusione tra quanti si aspettavano aperture sulle fonti non inquinanti . Ancora di più tra coloro che vedono allontanarsi gli impegni sul clima e sull’ambiente. Al contrario, il vertice ha individuato 33 progetti di opere infrastrutturali per assicurare approvvigionamenti e continuità. D’altronde non era affatto scontato che gli Stati membri accogliessero “ con favore la presentazione, da parte della Commissione Ue , del pacchetto sulla sicurezza energetica e della comunicazione dopo la recente conferenza mondiale sul clima di Parigi”. Tutt’altro, si aspettava uno scatto verso norme e decisioni vincolanti con investimenti e posti di lavoro.E’ accaduto, invece, e tutti gli scenari di green economy dovranno aspettare ancora un pò prima di affermarsi. In particolare nei Paesi del Mediterraneo,Italia compresa. La sicurezza energetica dell’Ue sarà garantita da infrastrutture fisiche per un mercato dell’energia pienamente funzionante e interconnesso. Gli impegni sottoscritti prevedono un aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto – il GNL- per le quali occorrono investimenti e rigassificatori. In fondo l’Italia è pronta ed è ben disponibile a questa sfida.Non preoccupa eccessivamente nemmeno il prossimo referendum sulle trivellazioni in mare. Gli interessi in gioco trascurano le opinioni contrarie alle attività estrattive. Diventano poca cosa, ininfluenti a fermare processi che guardano ad altri grandi Paesi. Il vertice ha rafforzato l’ attenzione verso gli Usa per un aumento delle importazioni di gas naturale ottenuto con la fratturazione delle rocce: il fracking. Appare chiaro che quanto tutto ciò contrasti con la tutela dell’ambiente e gli effetti sul clima, non ha sfiorato i pensieri dei capi di stato e di governo. Le critiche italiane di queste ore riguardano la incoerenza della strategia delineata, rispetto alla Conferenza sul clima di Parigi di dicembre scorso. Emerge un sostanziale e deludente rinvio. Nel documento finale si legge che ” l’adattamento della legislazione normativa rimane un priorità” , ma poi tutto viene rimesso a future proposte e ad un nuovo vertice. Poco innanzi gli stessi leader si impegnano a ” ridurre le emissioni di gas ad effetto serra a livello nazionale , ad aumentare la quota di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica “. Di sicuro non è stata una distrazione. ***



