Sant’Anastasia, via Arco ancora un cantiere, la consigliera De Simone (Fi): «Tratti di marciapiedi incompleti e Pasqua alle porte, vogliamo conoscere le soluzioni previste».

 Interrogazioni a firma di Annarita De Simone, sui marciapiedi di via Arco e per la imminente sentenza che riguarda il contenzioso con il Corpo dei Vigili Urbani (500mila euro). L’assise è convocata per le 11 di giovedì 24 marzo. Madonna dell’Arco sta per accogliere, come ogni anno, migliaia di pellegrini e decine di squadre di fujenti ma i lavori di rifacimento e riqualificazione dei marciapiedi non sono ancora terminati. Il cantiere è chiuso. Le soluzioni, la ricetta dell’amministrazione Abete? Per ora solo il silenzio. Ancora non è chiaro come si eviterà il transito di persone, in un giorno in cui non si riesce normalmente a contenere la folla, nei pressi del cantiere chiuso. La consigliera Annarita De Simone, capogruppo di Forza Italia, ha chiesto delucidazioni con un’interrogazione e ha manifestato la volontà di sentire in audizione, durante la seduta di pubblica assise, il responsabile dell’ufficio tecnico, l’ingegnere Gino Coppola. Non è chiaro se le risposte arriveranno nella prossima seduta, ossia giovedì prossimo (Giovedì Santo) o slitteranno comodamente dopo il giorno critico, Lunedì in Albis, appunto. Si vedrà. Ma intanto la De Simone sottolinea: «La data di fine lavoro, prevista per dicembre 2015, è con tutta evidenza saltata. Ad oggi, i marciapiedi di via Arco, interessati da un’opera di rifacimento, si presentano incompleti e sprovvisti delle più elementari condizioni per una corretta e sicura accessibilità». La capogruppo di Forza Italia chiede perciò al sindaco Abete quali siano i reali motivi che hanno causato la chiusura del cantiere e in che modo l’amministrazione intenda intervenire per consegnare ai suoi cittadini un’opera funzionale e senza tagli al progetto iniziale. «Pasqua è ormai alle porte – continua la consigliera –  numerose squadre di fedeli verranno in pellegrinaggio nella nostra cittadina, perciò vorremmo sapere quali soluzioni saranno prese dall’amministrazione per far fronte a quei tratti di strada non ancora completati e se sia stato previsto un piano per la gestione degli spazi sui marciapiedi da affidare ai venditori ambulanti».
Annarita De Simone
Annarita De Simone
Un nervo scoperto, quello dell’organizzazione, dell’assegnazione dei posti pubblici per ambulanti e bancarelle che non evita, puntualmente, il pullulare degli abusivi. «È un evento che caratterizza il nostro paese – dice la consigliera di opposizione – e dovremmo ricavarne il massimo in termini di guadagno e pubblicità, invece è tale il caos che i nostri commercianti preferiscono chiudere i battenti quel giorno. Credo che bisognerebbe programmare molto tempo prima, magari anche con un bando di accreditamento delle postazioni e un controllo che parta alle prime luci dell’alba per evitare almeno i danni, in molti bucano addirittura i marciapiedi per montare le loro postazioni e poi lasciano il luogo in condizioni inaccettabili». Frattanto, ed è l’argomento dell’altra interrogazione che la De Simone indirizza al sindaco di Sant’Anastasia, sta per giungere a conclusione dopo diversi anni l’esposto con cui il corpo dei Vigili Urbani avanzava un’ingente richiesta di risarcimento per mancata retribuzione di ore in cui gli agenti avevano lavorato, senza smontare. «Parliamo di circa 500mila euro – ricorda Annarita De Simone – e non si spiega perché mai un contenzioso così importante e delicato per le casse del paese tanto da poterne sentenziare il dissesto, sia stato sottovalutato, direi quasi tenuto nascosto all’opposizione. Ecco, noi vorremmo sapere cosa accadrebbe nell’eventualità che il Comune sia effettivamente condannato al pagamento della somma richiesta e con quali modalità, e soprattutto con quali risorse, l’amministrazione Abete conti di saldare il debito».    

Nola. L’opposizione in crisi

“Stampella della maggioranza”: con questa accusa, all’indomani del consiglio comunale del 18 marzo, cinque consiglieri di opposizione hanno preso le distanze dalla restante parte della minoranza.
Il manifesto
Il manifesto
È frattura tra le file dell’opposizione del consiglio comunale. Con un manifesto firmato da cinque dei nove consiglieri di minoranza, lo scorso venerdì si è esternata la divisione che già da qualche tempo sembrava preannunciata. Destinatari dell’attacco pubblico lanciato dai consiglieri Arturo Cutolo, Vincenzo Iovino, Francesco Pizzella, Maria Franca Tripaldi e Domenico Vitale non sono assessori o consiglieri di maggioranza dell’ente di Piazza Duomo, bensì altri tre rappresentanti dell’opposizione, Carmela Scala, Raffaele Parisi ed Emma Vecchione. Il casus belli è stato dato dal consiglio comunale dello scorso 18 marzo, seduta che aveva in programma, tra gli altri punti, la nomina del presidente e del vicepresidente della commissione affari generali e l’adesione all’articolo 21 della legge regionale sul servizio idrico integrato. Convocazione a cui Cutolo, Iovino, Pizzella, Tripaldi e Vitale sono mancati, confidando che la restante parte della minoranza agisse allo stesso modo. I consiglieri Scala, Parisi e Vecchione, invece presenti al consiglio comunale in questione, sono stati allora accusati di fungere da “Stampella della maggioranza”, come riportato nel manifesto, che denuncia: “La maggioranza costituita da 12 consiglieri, sindaco compreso, non avrebbe raggiunto il numero utile per lo svolgimento del consiglio. Il comportamento di aiuto alla maggioranza non fa emergere quanto accade tra le loro file lacerate da profonde spaccature per l’accaparramento di incarichi e deleghe”. Veloce è stata la risposta dei tre consiglieri in quota NCD – UDC: “L’opposizione si fa in aula. È chi abbandona sistematicamente i lavori del consiglio comunale che tradisce il mandato ricevuto dagli elettori” ha dichiarato il consigliere comunale Raffaele Parisi. “Quanto accaduto ed il pretestuoso manifesto firmato dai miei colleghi confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, che ho fatto bene a prendere le distanze da chi continua ad utilizzare il seggio in consiglio comunale per perseguire i propri interessi. La maggioranza, come emerge dagli atti del consiglio comunale, non aveva bisogno del mio voto per approvare i capi all’ordine del giorno. Ripeto: non sono io ad aver sbagliato ma chi persevera in un atteggiamento che certo non aiuta a migliorare la nostra città. Le poltrone non mi interessano ed è per questo che non mi presto al gioco di chi cerca solo di sovvertire il voto democratico per egoismo, rancore e vendetta. L’alternativa a questo governo si costruisce con una proposta seria e credibile e non con i trucchetti che servono solo a dimostrare quanto poco questa opposizione tenga a cuore la nostra comunità” è lo sfogo di Parisi.

“Parco nazionale del Vesuvio … Punto e a capo”

L’attivo movimento di “Cittadini per il Parco” rilancia, all’indomani della nomina del nuovo presidente del PNV, la sua visione di Parco Nazionale e soprattutto della sua gestione “politica”. Una proposta di “forum itinerante” per ascoltare la voce dal basso del territorio, in risposta a quanto stabilito rigidamente dall’alto.

Care cittadine, cari cittadini,

come voi abbiamo appreso dalla stampa della indicazione del dott. Agostino Casillo a Presidente dell’ente Parco. La sua nomina dovrebbe essere ufficializzata entro un paio di mesi dopo le audizioni previste nelle commissioni ambiente di Camera e Senato. Ci asteniamo da qualunque giudizio di merito sulla sua persona in quanto, semplicemente, non la conosciamo. Molto invece ci sarebbe da discutere sul come si è arrivati a questa nomina. Restiamo in attesa di conoscere le decisioni del Ministro dell’Ambiente sul nuovo consiglio di amministrazione dell’ente, augurandoci che le nomine siano tali da assicurare all’ente Parco una classe dirigente in grado di affrontare i problemi strutturali che lo affliggono e quindi di rilanciarne ruolo e funzione.

In ogni caso, come Movimento cittadini per il Parco, non ce ne resteremo con le mani in mano ad attendere fatalisticamente il corso degli eventi.

Dopo una lunga gestazione, abbiamo deciso di dare inizio ad un forum itinerante dal titolo non casuale “I Comuni per il Parco, il Parco per i Comuni. Un nuovo inizio per il Parco nazionale del Vesuvio”. Un ciclo di incontri e riunioni nei 13 comuni del Parco. In calce a questa e-mail troverete il programma relativo ai primi quattro incontri. Si comincia giovedì 31 marzo a Trecase.

Riunioni con chi e per fare cosa? Con le associazioni del territorio, con gli operatori economici, con gli esponenti dei partiti politici, con gli amministratori e con tutti i cittadini che abbiano qualcosa da dire e voglia di fare per la rinascita del Parco Nazionale del Vesuvio.

Come sa chi ci conosce, per il Movimento non c’è tutela dell’area protetta senza un serio programma di sviluppo economico compatibile. Le due cose o stanno insieme o si elidono a vicenda. Tutela e sviluppo sono una la condizione dell’altro e viceversa. Fatta questa premessa, abbiamo deciso di mettere a disposizione il nostro bagaglio di analisi e proposte come contributo per la discussione e la elaborazione di un nuovo programma per il Parco Nazionale del Vesuvio che, fatta una accurata analisi dello stato delle cose, individui gli obiettivi operativi e le strategie concrete per perseguirli in un arco temporale di medio periodo. Per costruire questo programma riteniamo che il metodo debba essere quello di incontrare le forze sociali e economiche dei 13 comuni del Parco e attraverso il confronto con esse e con gli amministratori locali e i partiti politici arrivare a costruire una piattaforma comune che diventi base di discussione e confronto con il nuovo consiglio di amministrazione dell’ente Parco e con la Comunità del Parco. Suggeriamo anzi ai futuri consiglieri e al nuovo Presidente che questo metodo sia il più corretto per impostare le politiche del Parco e di adottarlo di qui in avanti. Non per una questione di democrazia formale, ma perché le conoscenze e le competenze necessarie per governare il territorio del Parco sono molteplici e frammentate e sono insite nel corpo sociale ed è necessario metterle insieme, farle incontrare e confrontare, per elaborare delle proposte che siano fattibili e potenzialmente efficaci. In questa direzione andava anche la nostra proposta di istituire delle “Consulte tematiche” in seno all’ente Parco quali luoghi permanenti di confronto, discussione ed elaborazione tra ente Parco, operatori economici e cittadinanza variamente attiva.

Noi, intanto, diciamo così, ci portiamo avanti con il lavoro.

Le singole riunioni nei Comuni saranno strutturate in modo tale da avere una discussione ordinata e costruttiva. Ad ogni riunione potrà seguire la attivazione di “tavoli locali” di confronto tra cittadini e amministratori per la analisi di problematiche ovvero la elaborazione di proposte su scala locale. Al termine del ciclo di incontri sarà convocata la III convention di cittadini per il Parco.

Siamo consapevoli, con questa iniziativa, di provare a colmare un vuoto, politico e istituzionale.

Un vuoto dei partiti politici che di Parco non discutono e sulle prospettive del Parco non si confrontano. Un vuoto delle amministrazioni che il Parco hanno sino ad oggi considerato o come un ulteriore vincolo al “laisseiz faire” in campo edilizio ovvero come una occasionale fonte di finanziamento per progetti che poco o nulla avevano a che fare con lo sviluppo agricolo e turistico del territorio (vedi la recente vicenda dei progetti PIRAP). Un vuoto delle associazioni che fanno fatica ad uscire dal proprio specifico contesto tematico e territoriale. Un vuoto degli operatori economici che faticano a costruire tra di loro rapporti operativi di collaborazione nonché quella unità di intenti e di visione che li renderebbe un interlocutore più autorevole nel confronto con le istituzioni.

Ci rendiamo conto di tutte queste mancanze e assolutamente non riteniamo di essere in grado di colmarle. Ma né il Parco né i singoli Comuni potranno mai essere governati bene se non si faranno significativi passi in avanti verso un approccio di tipo più partecipativo al governo della cosa pubblica. Diciamo semplicemente che ci vogliamo provare e che chiediamo a tutte le persone di buona volontà e con idee affini alle nostre di darci una mano. Sul nostro blog troverete anche il documento “Parco nazionale del Vesuvio … Punto e a capo”, che vi invitiamo a leggere e che ci farà da bussola nelle riunioni che seguiranno.

Il Coordinamento di cittadini per il Parco   Programma degli incontri Giovedì 31 marzo ore 18 Associazione ospitante: Vivi Trecase Piazza San Gennaro, 1 Trecase Martedì 5 aprile ore 18 Associazione ospitante: Vesuviani in cammino Via traversa vasca Cozzolino, 16 Pollena Trocchia Martedì 12 aprile ore 18 Presso la Libreria Alfabeta – Mondadori Corso Vittorio Emanuele, 134 Torre del Greco Associazione ospitante: Università Verde – Associazione Culturale per l’Ambiente Venerdì 15 aprile ore 18 Presso Centro sociale anziani Piazza Municipio, San Sebastiano al Vesuvio Associazione ospitante: Napoli Trek Vesuvio Gli appuntamenti successivi verranno comunicati nelle prossime settimane

Referendum No Triv, Rinascita Civile Vesuviana scende in campo a sostegno del sì

Il Presidente Giugliano: “Il 17 Aprile dobbiamo votare compatti per il sì, quella delle trivellazioni in mare è una pratica antieconomica e altamente pericolosa per l’ecosistema. Vergognoso l’invito all’astensionismo del PD, già da domani saremo in piazza per spingere i cittadini ad andare alle urne per difendere le nostre coste” Rinascita Civile Vesuviana scende in campo a sostegno del Sì alla consultazione referendaria del 17 aprile per fermare le trivellazioni in mare entro le 12 miglia dalla costa. Già da domenica 20 marzo, gli attivisti del movimento saranno in piazza a sensibilizzare la cittadinanza sul tema, spiegando le ragioni del Sì, volto a fermare una pratica che minaccia gravemente i mari italiani. A spiegare nel dettaglio la posizione di RcV, è il Presidente Francesco Giugliano, il quale dichiara: “Dopo aver sostenuto la scorsa estate i quesiti referendari No-Triv proposti dagli amici di Possibile, la battaglia di Rinascita Civile Vesuviana e di tutte le associazioni ambientaliste a difesa dei nostri mari arriva finalmente alle urne. Il 17 Aprile si terrà il referendum per vietare le trivellazioni a 12 miglia dalle coste italiane, occorre votare Sì per fermare una pratica antieconomica e altamente inquinante, che giova solo a lobbysti e petrolieri”. In effetti, a testimoniare l’oggettiva inutilità delle trivellazioni, ci sono dati piuttosto inoppugnabili, basti pensare che tutte le riserve petrolifere presenti nei nostri mari basterebbero a coprire solo 7 settimane di fabbisogno energetico, mentre quelle di gas coprirebbero solo 6 mesi. A tal proposito, lo stesso Giugliano aggiunge: “Oltre a contribuire in maniera del tutto marginale al nostro fabbisogno energetico, le trivellazioni sono altamente inquinanti, a dircelo sono anche i dati emersi dal recente rapporto di Greenpeace, che ha svelato l’esistenza di un’alta concentrazione di sostanze inquinanti nei pressi delle piattaforme situate nel Mare Adriatico. Inoltre preoccupa il fatto che il Mediterraneo sia sostanzialmente un mare chiuso: un eventuale incidente provocherebbe una vera e propria sciagura ecologica”. RcV, infine, sempre per bocca dello stesso Giugliano, stigmatizza l’atteggiamento tenuto da Governo e Media nei riguardi del referendum: “L’oscurantismo calato sul referendum No-triv non è degno di un paese civile, i cittadini avrebbero diritto ad un’informazione capillare su un tema così rilevante. Vergognoso è anche l’invito all’astensionismo promanante dai vertici del PD, un partito ormai sempre più chiuso e autoreferenziale, che con arroganza crede di poter disporre a proprio piacimento del futuro dei nostri mari e del nostro ecosistema. Il 17 aprile votiamo compatti “Sì”, tuteliamo il nostro territorio e diamo una lezione di democrazia a questi signori che ci governano”. Il primo appuntamento è per domenica 20 marzo in Piazza Garibaldi, a San Giuseppe Vesuviano, a partire dalle ore 10 del mattino.

San Giuseppe Vesuviano, discarica in via Bonifacio: chiesta audizione in Regione

Il Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giuseppe Vesuviano, grazie all’attento supporto del consigliere del MoVimento 5 Stelle Luigi Cirillo, ha presentato, in data 9 Marzo 2016, una richiesta di audizione in Regione presso la Commissione Terra dei Fuochi, bonifiche e ecomafie per quanto concerne la disastrosa situazione della discarica posta in Via Contrada Bonifacio. All’incontro, in data ancora da definire, dovrebbero partecipare come parti in causa, il Sindaco, l’ex primo cittadino, l’Assessore Comunale all’ambiente oltre che l’attuale e l’ex Assessore Regionale con delega all’ambiente. L’iniziativa, giunge dopo alcuni sopralluoghi approntati dagli attivisti e dallo stesso consigliere Cirillo nonché al termine di un lungo silenzio sulla vicenda. Dopo la denuncia del Meetup locale del Novembre del 2013 e il conseguente sequestro giudiziario del sito di stoccaggio operato dal Corpo Forestale dello Stato infatti, ad oggi, non risulta nessuno sviluppo della vicenda né in termini di responsabilità penali né in termini di salvaguardia della salute dei cittadini. Per tali motivi quindi, la rete degli attivisti ha deciso di sollevare la questione in Regione per tentare di risolvere una situazione di grave pericolo ambientale in fase di stallo da tanto, troppo tempo. Il Meetup locale quindi, fra le tante difficoltà presenti sul territorio, non abbandona i concittadini e continua, su temi seri, forti, reali e d’impatto a lottare per il futuro della comunità sangiuseppese. C.S.

San Giuseppe Vesuviano. “La legalità comincia da me”: i bambini del Primo Circolo Didattico ricordano don Giuseppe Diana

  L’evento si terrà oggi alle  ore 10:00, in aula consiliare. Oggi alle 10  l’aula consiliare del Comune di San Giuseppe Vesuviano ospiterà l’evento “La legalità comincia da me”. Gli alunni del Primo Circolo Didattico incontreranno esponenti delle istituzioni locali ed operatori del mondo della giustizia, ricordando insieme a loro la figura di don Giuseppe Diana, sacerdote assassinato il 19 marzo 1994 a Casal di Principe dalla criminalità organizzata. “L’unica speranza è non arrendersi mai. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”. Sono le parole di Rita Atria, testimone di giustizia, scelte quale filo conduttore della mattinata dedicata alla legalità. Aprirà l’incontro Maria Rosaria Fornaro, Dirigente del Primo Circolo Didattico. I bambini incontreranno, poi, Vincenzo Catapano, sindaco del Comune di San Giuseppe Vesuviano e Luigi Giordano, magistrato addetto al massimario presso la Corte di Cassazione.

Somma Vesuviana, una «stella» per Francesco Tafuro nel giorno del suo compleanno

Il negozio delle due vittime dell’agguato di Saviano diventa un altare in ricordo di Francesco e Domenico. Domenica delle Palme, domenica di pace, domenica che quest’anno è coincisa con il giorno del compleanno di Francesco Tafuro, il giovane che, insieme al socio e amico Domenico Liguori, fu ucciso a Saviano perché aveva osato pretendere un credito che vantava da un bel po’ di tempo. Francesco, affettuosamente chiamato dagli amici «Francù», e Domenico, meglio conosciuto come «o biondo», sono andati incontro alla morte senza saperlo, a tradimento, lasciando un vuoto incolmabile nei cuori dei familiari e dei tantissimi amici che entrambi frequentavano. Ieri, domenica delle Palme, Francesco avrebbe compiuto 33 anni e i suoi amici hanno voluto fargli arrivare gli auguri in ogni modo possibile: sul suo diario Facebook, davanti al negozio, al cimitero, in qualsiasi posto che parla di lui. Alcuni amici hanno voluto fare anche un regalo a Francesco, con tanto di certificazione e di segnaletica: «Francù ti abbiamo regalato una stella, e gli abbiamo assegnato il tuo nome».  Una gigantografia che ritrae Francesco sorridente è stata messa sulla serranda del negozio di via San Sossio che, insieme a Domenico, gestiva da qualche anno. «Anche da lassù tanti auguri Francù»: questa la frase ben visibile sulla foto e sui gradini esterni del negozio, diventato ormai un vero altare, decine di lumini e di fiori bianchi. Sul muro di fronte, lo striscione utilizzato per la fiaccolata che vede i due amici, belli e sorridenti, uniti dalla frase «sempre nei nostri cuori”». Anche padre Costanzo Nganga, parroco della Chiesa Collegiata, dopo la consacrazione, ha ricordato i due sfortunati giovani, ricordando il compleanno di Francesco Tafuro. Anche se i colpevoli sono stati assicurati subito alla giustizia, Saviano e Somma non dimenticano i loro giovani figli, vittime innocenti di una criminalità spietata.

I fondi Ue alla prova della burocrazia.

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La  Giunta De Luca vuole voltare pagina rispetto ai fondi 2007-2013.La grande occasione per interventi di sviluppo  in comparti strategici. 

I segnali per l’avvenire sono rassicuranti. I consuntivi del passato allarmanti. L’occasione dei nuovi fondi europei 2014-2020 incoraggiano i Governatori a darsi da fare. Per allontanare il sospetto di essere tardiva e  vittima  del deficit di spesa dei  fondi 2007-2013  la Giunta De Luca ha inaugurato il tavolo della  nuova programmazione. Come atto pubblico si è svolta la prima riunione del Partenariato economico e sociale, che anticipa una analoga  riunione del Comitato di Sorveglianza del Piano Fesr 2014-2020. L’avvio è stimolato direttamente dal Governatore che sull’utilizzo dei fondi,  gioca  molte delle sue carte politiche. La lista degli obiettivi è concisa ma sostanziale: turismo, riqualificazione professionale, energia, infrastrutture, trasporti. Un disegno di lungo periodo che finora ha reso bene. I due Assessori regionali più interessati – Serena Angioli (Fondi Europei) e Amedeo Lepore (Attività produttive) – hanno partecipato alla riunione. Ne sono usciti soddisfatti, dato che i rappresentati dei Comuni e quelli delle organizzazioni sindacali hanno condiviso i passaggi da compiere. Prima di tutto la chiusura della Programmazione 2007-2013. Poi rapidamente a mettere mano alla  presentazione del programma 2014-2020, ai criteri di selezione dei progetti, alla strategia di comunicazione, al regolamento  del Comitato di Sorveglianza. La rapidità è una  scommessa .Il primo punto – i consuntivi 2007-2013- richiederà ancora un anno di lavoro in particolare da parte della burocrazia regionale. Per non declinare in un istantaneo pessimismo gli assessori hanno annunciato che entro giugno saranno pubblicati i primi bandi 2014-2020. Uno sforzo di tolleranza e di “accompagnamento”  verso i nuovi impegni strategici – quasi una invocazione privata – è stato chiesto a tutte le parti interessate. Una priorità è quella ambientale, su cui hanno insisto i rappresentanti delle associazioni intervenute all’incontro. La  Giunta  De Luca non intende ricevere critiche per ritardi e passività di cui è stata dileggiata la precedente Giunta Caldoro. Ma la  burocrazia regionale pesa eccome. Gli atti propedeutici , le istruttorie dei progetti, le autorizzazioni sono state il cavallo di Troia per rendere inefficaci molte idee. Cambieremo tutto, dice spesso  De Luca , ed è chiaro che la grande  occasione gliela sta dando l’impiego dei fondi strutturali e del cofinanziamento italiano in comparti strategici. Dirigenti e funzionari della Regione avranno tempi certi per esprimersi e per dare le autorizzazioni, altrimenti scatterà il silenzio assenso, ha ripetuto più volte. Beh,ci siamo.****

 

Con Higuain va in onda “Supposta per te”. Buffon, che esempio per i giovani!

Un’altra vittoria in rimonta del Napoli, che batte il Genoa 3 a 1
Il primo calcio d’angolo del Genoa, ieri, è arrivato dopo più o meno 70 minuti. E stiamo parlando di una squadra che ha giocato. O meglio: che un gioco ce l’ha. Sta tutta qui la grandezza del Napoli, che riesce a confermare la sua forza anche in partite come quella di ieri, vinta in rimonta e a fatica. E’ la forza del palleggio e dell’attacco, che probabilmente consentirà agli azzurri di approdare in Champions senza troppi problemi, dopo due anni di assenza. Ed è la forza di Higuain, la cui bulimia da goal non si arresta mai. Ieri, memore dell’ospitata tv da Maria De Filippi, si è esibito in una puntata speciale di “Supposta per te”, uno show che quasi ogni domenica dedica al portiere avversario. La pratica scudetto, invece, possiamo archiviarla (a meno che non arrivino sorprese incredibili). Ha ragione Allegri quando dice che una squadra che vince così tanto, come la Juventus, non può essere giudicata solo dagli aiuti arbitrali che riceve. E’, invece, preoccupante per tutto il calcio italiano l’atteggiamento in campo dei giocatori juventini, che spesso si sentono autorizzati a comportarsi con una protervia che a nessun altro calciatore sarebbe consentita (Bonucci docet). E non è questione di favori, fuorigioco, rigori: è una specie di wild card che aiuta molto, psicologicamente, gli zebrati e penalizza tutte le altre squadre.
Detto questo, sul gol preso da Rincon il portierone Pepe Reina non è esente da colpe, la prima delle quali è quella di aver esultato mercoledì scorso per la rete contro la Juventus del suo amico Alcantara. Doveva saperlo, il mitico spagnolo, che i tifosi bianconeri gli avrebbero messo gli occhi addosso fino a farlo sbagliare. Giova ripetere uno slogan già tirato fuori in questa rubrica: profilo basso, anzi “profilo Sarri”.
Da un portiere all’altro, ieri Buffon ha battuto il record di inviolabilità della sua porta. E’ un esempio per tutti, Gianluigi. Soprattutto per i più giovani: nel 1997 falsificò un diploma da ragioniere per iscriversi all’Università. Il sogno di molti studenti.

“Ciao Napoli, anche se fa male, io me ne vado”

Chi governa e chi governerà questo territorio dovrà prima o poi fare i conti con storie di vita piene di disillusione. Parliamo delle tante eccellenze napoletane senza far finta però che non si stia vivendo un dramma. Se è vero che questa città non è seconda a nessuna, è vero anche che è la prima a dire addio ai suoi ragazzi. Non è difficile consultare su internet i dati sconcertanti della così detta “fuga dei cervelli”, una triste realtà che vede, negli ultimi anni, un’esponenziale crescita del numero dei ragazzi che vanno via dalla nostra nazione e soprattutto dalla nostra città. Il pessimismo o l’allarmismo è di sicuro inutile, sono in tanti a pensare che “bisogna restare nella propria terra e combattere per la crescita!” ma quest’ottimismo ahimè, non basta a risolvere un fenomeno nato prima di tutto per rispondere ad una necessità primaria: senza lavoro, senza opportunità, i ragazzi sono costretti ad andare via. Le storie personali di tanti dipingono un affresco fatto di sacrifici, di lavori a nero o sottopagati, di infiniti stage non remunerati, di impegni, di “voglia di restare nella propria terra”, e nonostante tutto ciò la risposta dell’occupazione è troppo spesso misera e inefficace. Fa male lasciare Napoli, fa male lasciare qualsiasi città dove crescono le proprie radici, dove si rafforzano le ambizioni, dove si coltivano gli affetti più cari ed è per questa ottica che, probabilmente, non bisogna dare per scontato un fenomeno che sembra coinvolgere marginalmente le alte cariche istituzionali, troppo impegnate a perdere tempo e a proporre riforme finalizzate al consenso elettorale piuttosto che alle reali necessità. Non si tratta di autocommiserazioni, non si tratta di scarsa tenacia, quella maggioranza che va via lo fa perché davvero non ne può più. Mentre liberamente si sceglie che “bisogna combattere qui senza arrendersi”, gli anni passano, il tempo vola, i sacrifici si accumulano e i riscontri positivi dell’impegno dato gratuitamente non sono mai minimamente capaci di avvicinarsi a ciò che può assomigliare ad un lavoro. Ma cosa accade nel cervello di chi parte? Quali sensazioni vive chi ha studiato e lavorato qui, senza nessuna possibilità di crescere o di avere almeno un’occupazione dignitosa e retribuita con il giusto valore? Lo abbiamo chiesto a Davide Porzio, classe ‘85, un napoletano, uno dei tanti con laurea 110 e lode (perché, al di là dei noiosi preconcetti, a Napoli sono davvero tantissimi i ragazzi preparati), uno di quelli che ha preso la decisione di provare semplicemente a rivendicare il diritto alla dignità. Davide si è trasferito a Francoforte e la prima curiosità chiestagli è come si fa a vivere in un posto così diverso da Napoli? “Clima mite, buon cibo, ambiente internazionale, facce sorridenti e rilassate, due ore d’aereo da qualsiasi posto d’Europa, un aeroporto internazionale più grande di molte città italiane, servizi che funzionano come dalle nostre parti non siamo abituati neanche a sognare. Non é difficile ambientarsi in questa parte della Germania, non se sei uno che un po’ il mondo l’ha visto, che un po’ di cose le ha capite. Non é difficile ambientarsi a Francoforte, ma é difficile lasciare Napoli”. Sia ben chiaro, sia chiarissimo, che questa riflessione non è un tentativo di sminuire la tempra di rivalsa del nostro territorio ma piuttosto questo grido provocatorio vuole mostrare una duplice verità: la nazione sta facendo davvero troppo poco sminuendo il problema e non cogliendone le pericolose conseguenze. Ormai, per chi vuole lavorare dignitosamente, sta diventando sempre più inevitabile e necessario lasciare questa città. Ed è gravissimo. Torniamo a Davide e alla seconda domanda: Cosa ti manca di più di questa città? “Mi manca la mia famiglia, i miei amici e mi manca Napoli. Io cerco di spiegare che andare via da Napoli non è la stessa cosa che andare via da qualsiasi altro posto. Se sei nato a Napoli, non sei nato altrove, e se vai via da Napoli, Napoli ti mancherà come una delle persone a te più care. Forse perché nell’infinito perdersi tra i suoi vicoli, come in trent’anni mi é capitato migliaia di volte, non riesci a sentirti solo neanche se è proprio quello che vuoi. Forse perché quelle mura di tufo, quei portici, quegli androni giganteschi, sembra che ti parlino, che ti accompagnino. Forse perché a nessuna città al mondo è chiesto di avere una personalità, ma Napoli ce l’ha, con tutti i difetti di un carattere complesso e impenetrabile, che può essere amabile e deprecabile. Poi quel momento arriva, ed è come quando l’unica donna della tua vita, quella che hai amato come non amerai nessun’altra, ti guarda negli occhi senza riconoscerti più, e ti dice che per lei è finita. Ti dice che in nessun modo, neanche provandoci, riuscirebbe più a darti quello di cui hai bisogno. Si prende il cuore, te lo strappa, te lo mette tra le mani e ti chiede di andare per la tua strada, come se niente fosse successo. Come fosse una lavagna, cancella un racconto lungo trent’anni, si batte le mani per lavar via il gesso, ed é subito pronta a ritornare a scrivere. Un’altra storia, un altro racconto, un’altra vita, in cui tu praticamente non esisti più. Così è stato. Io me lo ricordo. Napoli a un certo punto ti guarda, e mentre a te passano davanti agli occhi le immagini delle infinite volte in cui ti ha cullato, saziato, sconvolto, ti dice che tutto questo non succederà mai più. Che è finita. Ti apre la valigia e, alla rinfusa, prende a buttarci dentro ricordi, camicie, lacrime e calzini. Che tu vorresti almeno trovare la forza per prenderle i polsi e dirle ‘Che, diavolo! Almeno quella maledetta valigia vuoi farla tu?’ In tre mesi la Germania mi ha dato forse più di quanto Napoli mi abbia dato in trent’anni, e senza chiedermi in cambio neanche una goccia di quel sangue che la mia città si prendeva ogni giorno, con violenza e disperazione”. Un’ultima domanda, ci vuole più coraggio ad andarsene o a restare? “Questo io me lo chiedo ancora oggi e mi rispondo con fatica. E mi dico che tanto non fa alcuna differenza. Io ho deciso che quello era il momento della mia vita in cui dovevo andarmi a prendere tutto quello che non avevo mai avuto, anche se questo avrebbe significato perdere tante altre cose. Solo gli alberi hanno le radici. Io non sono un albero. Andrò via di nuovo, magari tornerò. Perché sono certo che arriverà di nuovo quel momento in cui sentirò la necessità di andarmi a prendere ancora qualcosa che sento di meritare. Per il momento mi fermo, comprendo, e sento. Le giornate si allungano e la primavera pare stia arrivando anche qui. Certo con più sforzo, con più fatica. Ma si sa, i fiori più forti, quelli più belli, nascono dai germogli che hanno faticato di più per schiudersi”. La colpa non è di Napoli, ma di chi l’ha venduta al miglior acquirente. Questa città non merita di essere definita come un “luogo dove si vive male e non si cresce”, ma per cancellare questa etichetta bisogna fare di più, molto di più, altrimenti tanti giovani andranno via e questa città senza i suoi ragazzi sarà come il panorama dello splendido golfo senza più nessuna musica di sottofondo, fermo in un crepuscolare silenzio di rabbia e di solitudine.