“Conoscete  il Mac Guffin?” 

Breve storia di un termine che riassume la suggestiva e lunga storia degli espedienti inventati dai registi. Il Mac Guffin,  termine coniato dal regista Alfred Hitchcock, sta ad indicare un espediente, una scappatoia, un trucco, un pretesto che, all’interno della trama, svolge un ruolo fondamentale per i personaggi: intorno ad esso si svolge la trama e si crea una suspense spasmodica. Dunque, il Mac Guffin, è un elemento motivante il cui fine è guidare la trama: oltre a questo, non serve a nessun altro scopo, non è utile per comprendere il finale e, spesso, non possiede un significato per lo spettatore. Hitchcock fa risalire la sua origine ai racconti di Kipling: infatti, in tutte le sue storie di spionaggio sulle Indie e sugli inglesi che combattevano contro gli indigeni vi era sempre il furto della pianta della fortezza. Questo e niente altro era il Mac Guffin.  Il regista britannico, durante una celebre intervista, spiegando a  François Truffaut  questo espediente narrativo, dice che è sbagliato dare importanza  al Mac Guffin: infatti,  esso non è niente, non ha bisogno di essere molto serio, di essere importante o funzionale alla trama  (Hitchcock, infatti, preferisce svelarlo sempre ai metà del film, mai nel finale).  Tra i Mac Guffin hitchcockiani più celebri vi è sicuramente la busta con i quarantamila dollari in “Psyco”. Ma il Mac Guffin migliore (e con “migliore” si intende quello più vuoto, più inconcludente, più assurdo) è senz’altro quello di “Intrigo Internazionale”. L’unica domanda posta dal film in questione è: “Cosa ricercano le spie?” E la risposta arriva quando un uomo della C.I. A. svela tutto a Cary Grant, liquidando la questione sulla natura misteriosa del personaggio di James Mason con un semplice: “Diciamo che è uno che fa dell’import-export e vende dei segreti di governo!”. Quindi non è nulla di concreto, e ciò dimostra, ancora una volta,  quanto Hitchcock  variasse le  tecniche cinematografiche e che genio innovatore sia stato Altro Mac Guffin passato alla storia è l’uranio ritrovato in casa del capo di un organizzazione criminale, Alexander Sebastian, che doveva essere utilizzato per costruire la bomba atomica. Era il 1944: un anno dopo gli americani avrebbero sbriciolato Hiroshima con la bomba atomica. Hitchcock aveva saputo da voci assai vaghe che alcuni scienziati stavano lavorando ad un progetto segreto sull’ordigno, così gli venne l’idea dell’uranio. Questa cosa, ovviamente, creò al regista non pochi problemi sia con i produttori che con i servizi segreti, che lo spiarono per tre mesi, perché non riuscivano a comprendere la vera funzione del Mac Guffin: “Notorious” non è altro se non la storia di un uomo innamorato di una donna che, durante una missione di spionaggio, è costretta a sposare un altro uomo: l’uranio è un elemento accessorio della trama. Adoperare correttamente un Mac Guffin è complesso, bisogna fargli assumere rilevanza per i personaggi, senza renderlo indispensabile agli occhi dello spettatore. Anche altri registi si sono cimentati nell’uso di questa tecnica: basti pensare alla valigetta nel film “Pult Fiction”, alla scatola blu in “Mulholland Drive”, o all’indimenticabile “Rosebud” in quel pilastro della storia del cinema che è “Quarto potere”. CINEMA E PAROLE http://ilmediano.com/category/cinema-e-parole-2/

Napoli, contraffazione, 60 ordinanze di custodia

Due le organizzazioni nel mirino attive tra Italia e Turchia.
Circa 60 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti a due distinti sodalizi criminali ramificati sull’intero territorio nazionale e in Turchia vengono eseguite in queste ore dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Nel mirino degli investigatori una vasta attività di contraffazione di prodotti recanti i marchi registrati di noti brand nazionali ed internazionali. Da approfondimenti d’indagine risulterebbe che erano contraffatti in maniera estremamente accurata e venivano esportati anche in Cina i capi di abbigliamento prodotti nel Napoletano e falsificati con i marchi di note Griffe di moda. La circostanza è emersa nel corso delle indagini della Guardia di finanza che oggi, nell’ambito dell’operazione Gran Bazar, ha eseguito decine di arresti e sequestri. I finanzieri hanno sgominato due distinti gruppi criminali che importavano materiale dalla Turchia. L’unico contatto tra le due organizzazioni è rappresentato da una banda di falsari che produceva marchi e accessori per entrambi i sodalizi. Prima di arrivare nei negozi di alta moda cinesi i capi di abbigliamento e di pelletteria passavano dalla Gran Bretagna e dalla Germania. In Campania venivano perfezionati per poi partire per la Cina. (Fonte foto: rete internet)

Siani, in un film la mia città cartolina

Dal 7 aprile. Artista produttore con Cattleya, Ansanelli regista.
“Troppo napoletano” era l’appunto che veniva fatto spesso ad Alessandro Siani all’inizio della sua carriera “e proprio questo è il titolo che ho voluto dare al primo film realizzato con Cattleya Lab” racconta l’artista-produttore presentando la commedia diretta da Gianluca Ansanelli, nelle sale dal 7 aprile in 150 copie distribuite da 01 in Campania e nelle regioni del sud, ma non solo. “La nostra è una Napoli più vicina ad una cartolina che a una carta sporca – spiega Siani che ha seguito passo passo progetto e lavorazione, tutti i giorni sul set – volevo raccontare la storia di un bambino di un rione popolare e il suo primo amore per una compagna di scuola altolocata, di Posillipo. E attraverso i suoi occhi scoprire la straordinaria realtà di questa città. Si parla sempre del desiderio di veder mostrata un altra Napoli, che in realtà non esiste: Napoli è unica e siamo noi napoletani ad essere diversi”. (Fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, Padre Costanzo rompe il silenzio: “basta accuse! Il borgo antico ritrovi l’unità”

Padre Costanzo ringrazia per la mobilitazione in suo favore e inviata la comunità a non cercare colpevoli. “Ho fatto voto di obbedienza  e andrò dove i miei superiori mi indicheranno” Si fa sempre più incandescente l’atmosfera sul borgo antico Casamale, dove da circa dieci giorni i residenti cercano di capire e di sapere chi ha complottato( se complotto c’è stato, ovviamente) contro padre Costanzo  al punto  da spingere l’Ordine Trinitario Provinciale  a  trasferirlo in Congo.  Il quartiere è profondamente deluso per la decisione presa dal Provinciale e , soprattutto, profondamente in collera contro chi avrebbe “montato” ad arte una serie di calunnie contro  Padre Costanzo che, stante alla comunicazione ricevuta, dovrebbe lasciare la  Chiesa Collegiata entro giungo.  La notizia ha destabilizzato fortemente  la comunità parrocchiale che si sta mobilitando  da giorni  con una petizione da consegnare alle autorità religiose preposte e con una fiaccolata che si terrà venerdì 8 aprile. Le voci insistenti, le accuse, le tensioni  che in questi giorni  aleggiano sul borgo hanno spinto ieri, durante la messa,  Padre Costanzo a rompere il silenzio : “ Vi ringrazio di cuore di quanto state facendo per me,  non immaginavo  così tanto affetto da parte della comunità  e la cosa mi riempie di gioia. Ma se mi volete bene davvero, vi prego, mettete fine alle calunnie, alle accuse, alle dicerie.  Io non ho fatto nomi e né ho additato nessuno  perciò nessuno va accusato, nessuno va insultato o offeso. Basta calunnie, basta offese! Siate uniti, vi prego.  Io sono un Trinitario, sono un soldato del Signore , ho fatto voto di obbedienza e  devo andare ovunque decidono di mandarmi i miei superiori. Questo è un quartiere che va ricostruito, valorizzato e  perché ciò avvenga è necessario che la comunità viva in pace, sia unita.  Anche se Padre Costanzo andrà via, voi dovete restare  casamalisti, dovete restare uniti. Grazie di cuore a tutti voi.” Ma la comunità non vuole perdere il suo pastore e non sembra disposta ad ascoltare  o a voler accettare la “scusa” del voto d’obbedienza  o qualsiasi altra motivazione, per cui è partita  con la raccolta firme e tutto è pronto per la fiaccolata che- ha spiegato dall’altare Fiore Di Palma- “vuole essere il nostro modo per dimostrare vicinanza  a solidarietà a Padre Costanzo. Le dicerie i e i pettegolezzi non ci appartengono, questa fiaccolata vuole essere semplicemente il nostro segno di solidarietà per  colui che ormai è mio fratello Costanzo, nostro fratello Costanzo”.

Il sindacalista di Pomigliano arrestato per estorsione: “Mi dimetto dalla Uil, ma sono innocente”

Linea difensiva ancora impostata sull’assoluta estraneità ai fatti contestati.     Antonio Esposito è stato sospeso venerdi dalla Uil, sindacato nel quale milita da oltre venti anni. Intanto il sindacalista sabato sera, subito dopo il suo ritorno a casa, agli arresti domiciliari, ha maturato la decisione di dimettersi al più presto. Lo rende noto il suo legale, l’avvocato Gian Mario Sposito. Stamane, lunedi, Esposito farà trasmettere alla Uil la raccomandata con cui renderà nota questa scelta, che molto probabilmente anticipa quella che sarebbe stata la prossima mossa del sindacato, vale a dire l’espulsione. “Il sottoscritto Esposito Antonio – scrive intanto l’indagato nella missiva – iscritto al sindacato Uil Trasporti, premette di essere stato oggetto delle note vicende giudiziarie dalle quali rifugge con tutta la sua forza nel contempo gridando a piena voce tutta la sua innocenza, e di confidare pienamente nella magistratura e nel suo operato  sicuro del raggiungimento della vera verità. Il sottoscritto premette inoltre di ritenere, per ragioni di opportunità di dimettersi dalla carica in attesa del giudizio a compiersi, anche a tutela dell’organismo del quale sono onorato di aver fatto parte. Con la presente formulo quindi le mie dimissioni dalla carica di dipartimentista e dunque dal sindacato”. L’avvocato Sposito sta intanto valutando l’opportunità di ricorrere al Tribunale del Riesame allo scopo di ottenere una nuova valutazione della vicenda, anche in ragione delle dimissioni di Esposito dal sindacato. Il gip Roberto D’Auria nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari ha comunque ritenuto necessario di svolgere “ulteriori approfondimenti con riferimento alla specificazione delle modalità con le quali venivano registrate le deleghe sindacali”.

Sarri rende felici tutti i tabaccai, Buffon uno solo. Ma quanto è triste il festival delle polemiche sterili

Meritata sconfitta del Napoli contro l’Udinese, preceduta dalle solite chiacchiere inutili “La Juve gioca prima di noi? Ormai ci stiamo abituando…” Queste sono le parole che ha pronunciato Sarri nel corso della conferenza stampa che ha preceduto Udinese – Napoli, a proposito della non contemporaneità delle partite degli azzurri e dei bianconeri. Intorno a queste poche parole è stata costruita una polemica così inutile e priva di senso che non si può che disprezzare un certo modo di raccontare lo sport in Italia, con la stampa subito pronta a costruire occasioni di liti e la maggior parte dei lettori a sbavare dietro queste occasioni, entusiasta di poter alimentare la guerra delle congetture, che nulla c’entra con il calcio giocato. E c’è qualcosa di perverso nel fatto che a sguazzare nel fango delle diatribe sterili siano soprattutto i tifosi delle squadre più forti, che dovrebbero soltanto godere della superiorità tecnica ed agonistica della loro squadra, senza perdere tempo dietro quattro parole. In ogni caso, lo stesso Sarri nel pomeriggio di domenica, proprio commentando l’inesistente polemica, ha detto: “Se questo ci dà pressione, comunque, vuol dire che non siamo ancora una squadra che può gestire questa pressione”, facendo chiaramente emergere la volontà di far assumere al Napoli tutte le responsabilità di certe prestazioni. Per fortuna (si fa per dire, ovviamente) a chiudere il discorso ci ha pensato il calcio giocato. “Irrati santo subito” ha mostrato lo stesso identico coraggio di quando, per i fischi a Koulibaly, interruppe la partita con la Lazio: ha dato rigori e tirato fuori cartellini gialli e rossi contro una squadra forte e quotata, il Napoli appunto. Ha fatto bene? Ha fatto male? Che importa: la sconfitta ci sta tutta e l’Udinese ha portato a casa 3 punti meritati. Molto meno meritate le sigarette di cui ha beneficiato mister Maurizio Sarri durante la partita: è l’unico allenatore che gioisce quando viene espulso perché così può fumare in santa pace. Noi ce lo immaginiamo mentre, all’apice della sua crisi di astinenza, si alza dalla panchina e comincia ad inveire contro l’arbitro, prendendolo a male parole con la speranza di farlo arrabbiare. Poi, una volta cacciato dalla panchina, chiama il magazziniere Starace e dice: “Prepara ‘o cafè”, perché prima della sigaretta un goccino ci vuole sempre. Insomma, Sarri è uno spot vivente a favore del fumo, fa felici tutti i tabaccai: al contrario di Buffon che ne fa felice uno solo.

Domeniche gratuite nei parchi archeologici , file e numeri da record a Pompei

Da Pompei a Ostia antica a villa Adriana, file e numeri da record nei parchi archeologici. Continua il successo delle domeniche gratuite al museo.   In questa prima domenica di primavera, sin dall’inizio della mattinata, tutti i musei italiani hanno registrato lunghe e ordinate file in tutti i principali luoghi della cultura. Turisti e famiglie stanno godendo di questo importante appuntamento di riavvicinamento al patrimonio culturale che giunge oggi alla sua ventiduesima edizione. Così una nota del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in cui vengono presentati i primi dati dei visitatori dei musei italiani, aperti oggi gratuitamente come ogni prima domenica del mese a seguito della riforma del piano tariffario introdotta dal ministro Franceschini nel luglio del 2014. “La prima domenica del mese è ormai un appuntamento fisso dei cittadini con il proprio patrimonio culturale, una grande festa per le famiglie. Dal Colosseo a Pompei a Ostia antica a villa Adriana – fa notare il ministro Franceschini – questa edizione è segnata dal grande successo dei luoghi dell’archeologia”. Nella sola mattinata di oggi 20.566 persone hanno visitato il Colosseo e l’area archeologica centrale, 19.051 gli scavi di Pompei, 12.516 la Reggia di Caserta, 7.570 Musei e giardini reali di Torino, 5.019 il giardino di Boboli, 4.383 Villa d’Este, 4.309 Villa Adriana, 4.052 la Galleria degli Uffizi, 4.038 gli scavi di Ostia antica, 3.399 il Museo Nazionale Romano, 3.046 la Galleria dell’Accademia di Firenze, 3.012 la Galleria Palatina, 2.713 la Pinacoteca di Brera, 2.552 Castel S.Angelo,2.026 gli scavi di Ercolano, 1.965 le Terme di Caracalla, 1.830 il Museo Nazionale del Bargello, 1.791 la Galleria dell’Accademia di Venezia, 1.557 la Rocca Scaligera di Sirmione, 1.462 la Cappelle medicee, 1.231 la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma; 1.217 il Cenacolo vinciano, 664 il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia

Pomigliano, scandalo strisce blu: il sindacalista Uil arrestato per estorsione torna a casa

Intanto Antonio Esposito ha annunciato le dimissioni dal sindacato. Il video che lo ha fatto arrestare dura più di 30 minuti.   Ieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Roberto D’Auria, ha fatto scarcerare Antonio Esposito, il sindacalista arrestato mercoledi dalla Guardia di Finanza perchè accusato di estorsione ai danni della Tmp, la ditta che dal 2012 gestisce le strisce blu a Pomigliano. Esposito si trova adesso agli arresti domiciliari a casa sua, nella città della Fiat e dell’Alenia. Ha scritto una lettera con la quale annuncia le sue dimissioni dalla Uil, sindacato in cui milita da oltre venti anni e di cui è uno degli esponenti più in vista nel territorio delle grandi fabbriche. Ieri durante l’udienza di convalida nel carcere di Poggioreale è finito agli atti il video girato nell’ufficio di Giuseppe Morelli, l’imprenditore di San Giorgio a Cremano che gestisce la Tmp. Video che ha messo in ginocchio l’immagine di Esposito e, di conseguenza, del sindacato che rappresenta da tanti anni. E’ un filmato in cui si vede il sindacalista intascare 2500 euro e che nella versione offerta l’altro giorno al grande pubblico del web e delle televisioni dura appena un minuto e mezzo. In realtà il filmato nelle mani della pubblica accusa e dell’autorità giudiziaria dura circa mezz’ora. E’ quindi probabile che l’impianto accusatorio su cui si basa l’arresto di Esposito non sia stato ancora rivelato del tutto. Nel frattempo a Pomigliano si vocifera di un “sistema” che ruoterebbe attorno ai soldi che producono ogni giorno i parcometri  installati lungo le strisce blu, sempre affollate di auto.

Le ricette di Biagio. Vongole non filippine, “cicinielli” non cinesi. I ricordi, e un quadro di Gustaf Soderberg

Le vongole veraci e i “cicinielli” di Biagio vengono da mari italici. Le “pizzelle” di cicinielli e il “soté” sono piatti della tradizione. Nel gioco della memoria alcuni ricordi vivono  solo perché molti altri sono spenti per sempre. Il muro e  il Vesuvio nel quadro di Soderberg.   Frittelle di “cicinielli” all’ aceto bianco di lacryma christi. Ingredienti: gr.300 di “cicinielli”, farina, aceto bianco di lacryma christi, olio. I  “cicinielli”, lavati, sgocciolati e asciugati, vengono prima infarinati e poi versati nell’ olio bollente. Si formano delle “ pizzelle”, che devono “arruscarsi”  da entrambi i lati. Completata l’”arruscatura”, le “pizzelle” verranno sistemate ad asciugarsi su carta assorbente da cucina. Infine, le disporrete su un piatto “schiano” e le profumerete con gocce dell’aceto bianco: quando le gocce saranno interamente assorbite, porterete le “pizzelle” in tavola. Sauté di vongole veraci e fasolari al Coda di Volpe. Ingredienti:  gr. 500 di vongole veraci; gr.500 di fasolari; gr.300 di salsa di pomodoro; un bicchiere di “coda di volpe” del Vesuvio; peperoncino piccante; pane “cafone”; aglio, prezzemolo, olio. Lavate accuratamente le vongole e i fasolari, metteteli in una “caccavella” alta, versate tre quarti del bicchiere di vino,  “’ncuperchiate” e lasciate cuocere a fiamma viva fino all’apertura delle valve. Calate vongole e fasulari in una “caccavella” bassa in cui già stia a riposare un soffritto di olio, aglio e peperoncino. Sul tutto versate lentamente la salsa di pomodoro “allungata” con il liquido di cottura dei molluschi accuratamente spurgato,  bagnate con l’ultima parte di vino, “’ncuperchiate” e lasciate che  una fiamma “moscia” completi senza fretta la cottura.  Il piatto va in tavola cosparso da un abbondante trito di prezzemolo, che aiuta la salsa ad asciugarsi un poco, e scortato da fette di pane “cafone”. Il “coda di volpe” del Vesuvio accompagna a tavola i due piatti.   Biagio Ferrara   La discussione a tavola è politica: uno dei commensali, che legge tre giornali al giorno, lancia invettive contro l’invasione dell’olio tunisino, contro il parmigiano “falsificato” in Brasile, contro stocco e baccalà contraffatti e, esaminando contro luce le “pizzelle” di “cicinielli”, si augura che il “bianchetto” usato da Biagio venga dai mari italici, e non dalla Cina. Mentre Biagio si inalbera e garantisce che è tutta cosa nostra, cioè “d’’o mare ‘e Napule”, mi accorgo che un altro commensale, storcendo il muso, sta per proclamare la superiorità assoluta del “novellame” di Calabria. Ad evitare una guerra tra regioni, racconto, sbalordito,  che in molti allevamenti dell’ Adriatico le vongole veraci nostre sono scomparse, per far posto a vongole dell’ Oceano Pacifico, le quali – ha scritto Vincenzo Del Genio, delegato napoletano dell’ Accademia Italiana della cucina – sono in tutto simili alle veraci, ma hanno un difetto essenziale, definitivo: quando si aprono, non producono umore, quell’umore che serve ai cuochi per far sugo con l’olio e con la salsa del pomodoro. Biagio ci spiega che le vongole filippine “ si scanagliano” al suono: battute sulla pietra,  danno un suono “loffio”, che è un termine prezioso, di origine greca, e significa fiacco, debole di una debolezza irreversibile; ma non riesco a capire quali siano il tono e il timbro di un suono “loffio” di vongola.  Mi affido al sapore delle vongole: e poiché sono saporite, mi dichiaro pronto a scommettere che sono vongole italiche. Poi dicono il razzismo….. Quando ero ragazzo, molti decenni fa, andavamo a caccia di “pizzelle” di “cicinielli” e di “soté” di vongole non solo nei ristoranti di mare, a Torre del Greco, a Torre Annunziata, a Pozzuoli, ma anche nelle locande dell’interno, dove i cuochi che avevano fatto pratica nelle cucine del “Nautilus”, della “Casina Rossa” e della “Ninfea” importavano i menù di mare coniugandoli con quelli dell’orto, e creando un’ epopea che non ha avuto cantori, purtroppo. Come al solito, i sapori richiamano i ricordi del passato remoto, ma lo fanno con una cattiveria bastarda: volti di amici che non vediamo da anni,  espressioni di amici e di compagni che non rivedremo più, gesti, perfino modi di ridere e toni di voce si delineano nitidi eppur remoti, dietro un muro di ombre in cui si sono irrimediabilmente spenti e confusi gli sciami di altri ricordi che vorremmo riaccendere, ma  che non rispondono più alle nostre sollecitazioni: nella nebbia della memoria vaga qualche cognome, qualche frammento di immagine che cerca, vanamente, una piena identità. Questo “teatro” che sempre più frequentemente va in scena davanti ai miei occhi mi fa pensare a certi quadri di Thomas Jones e al quadro di Gustaf Soderberg, che apre l’articolo. E’ una straniante veduta del Vesuvio dal ponte della Maddalena: una veduta impostata non nello studio, ma all’aperto, poiché il profilo del Vesuvio il pennello l’ha tracciato sul colore ancora fresco del cielo. E dunque lo svedese Soderberg mette in primo piano un muro massiccio, dal colore opprimente, scaglioso come una corazza, estraneo a ogni vibrazione di luce. Nel piano di mezzo le forme del ponte sono più agili nel disegno e i rettangoli delle case più mossi nel colore. Infine nel vasto spazio del piano più lontano il Somma -Vesuvio è una sagoma di pura luce, fatta di cielo che all’improvviso si rapprende e si addensa per poi sciogliersi e stemperarsi lentamente,  in un gioco ottico che non si ferma mai. Così  sono i giochi dei ricordi con cui la memoria si diverte….        

Il Ministro, le trivelle e la democrazia sconosciuta

 

Nuovi discussioni su energia e ambiente con un ritardo di oltre 20 anni. All’estero non comprendono i nostri comportamenti. 

Le dimissioni di un Ministro e il prossimo referendum sulle trivellestanno solleticando gli italiani ad interessarsi di energia e di influenze ambientali. Un destino bizzarro per un Paese dove l’attenzione per questi straordinari argomenti  scaturisce da momenti di angosciosa attualità. Nel caso dell’ex Ministro Federica Guidi accade un pò come il titolo di questa rubrica : pubblico ( un emendamento per un oleodotto da costruire ) e privato ( gli affari connessi a legami sentimentali).Tutto è ancora sottoposto alle indagini giudiziarie. Il caso delle trivelle in  mare è un pò diverso: le piattaforme ci sono, le vedono tutti e gli interessi a farle fermare sono  pubblici. Di privato finora sembra non  esserci nulla . Le coscienze in questi giorni sono scosse dall’armamentario degli schieramenti politici. Etichettare  il premier Renzi  come ” amico dei petrolieri” da una parte,  e bloccare le trivellazioni  in nome di una rinata “sensibilità ambientale” dall’altra, sono messaggi allarmanti di chi fa poco sforzo per andare al cuore del problema. E il cuore del problema è che l’Italia da oltre 20 anni  non ha una politica energetica degna del nome .Tutte le direttive europee e le deleghe di fatto o di diritto praticate a Roma o nelle Regioni non hanno  cambiato  il quadro generale di un settore tanto strategico quanto strapazzato.E tramite il referendum  le Regioni vogliono più voce in capitolo. Di scandali legati agli interessi in campo energetico – e più recentemente in quello ambientale – è piena la storia del Paese. L’eccitazione di pochi giorni ha senso solo se, passato il clamore, tutto torna come prima. E nell’esaltazione  collettiva non è necessario essere preparati, competenti. Parlano tutti sull’onda di un’emotività eccessiva. Il tema è ” coperto” dal nome, dal ruolo del suo malefico eroe. Ci si dà pace fino al prossimo scandalo, alla prossima intercettazione, alla successiva immancabile richiesta di dimissioni di Tizio o di Caio. E’ per un’azione forte e negoziata che ,invece, bisogna agire, recuperando il senso della realtà. Una oggettiva condizione di disparità che vede l’Italia pagare l’energia il 30% in più degli altri Paesi europei.Con un referendum popolare è stato detto no all’energia nucleare. Le 8 Regioni che chiedono di bloccare le  trivellazioni offshore sono arrivate buon ultime dopo comitati e organizzazioni parrocchiali. Molti elettrodotti sono bloccati per mancanza di autorizzazioni. In Sicilia e Calabria i fondi europei per l’eolico sono finiti nella mani della criminalità organizzata. Le concessioni per nuove installazioni in Campania sono bloccate da una mozione della Regione. Il gasdotto proveniente dalla Turchia che arriva sulle coste della Puglia è  contestato da Comuni e istituzioni locali. Per rifiuti urbani,  inceneritori , ecoballe, bonifiche, nemmeno il Ministero dell’ambiente riesce a quantificare con esattezza la spesa annuale a carico dello Stato. Nessun oracolo aveva previsto un disastro economico e sociale di queste dimensioni. Lo sopportiamo quotidianamente. Le tecnologie e le capacità industriali non mancano. Tutt’altro. Le aziende italiane si aggiudicano commesse e progetti in campo energetico ed ambientale in ogni parte del mondo. Non  di rado i loro fatturati crescono più all’estero che in patria. In quei Paesi dove non concepiscono comportamenti suggeriti da una coscienza ambigua che pur potendo risolvere un problema non trova di meglio che contestarne l’esistenza.Una forma di democrazia ancora sconosciuta  ****