Autismo, il 2 aprile il mondo ne ha preso finalmente consapevolezza
Voluta dalle Nazioni Uniti attraverso la risoluzione 62/139 del 2007, la giornata dedicata all’autismo coinvolgerà mezzo mondo. Le città interessate, per sensibilizzare i propri cittadini su questo tema così difficile e delicato, hanno deciso di illuminare alcuni luoghi con una suggestiva luce blu.
Ancora oggi, e fa davvero male doverlo scrivere, chi soffre d’autismo, in particolare le famiglie che ne accudiscono i bisogni, vivono grosse problematiche sociali nonché istituzionali.
Lo abbiamo scritto più e più volte. Basta andarsi a leggere tutti gli articoli che riguardano, ad esempio, l’inclusione scolastica. È possibile prenderne soltanto uno, di quei tanti articoli, per comprendere quanto sia complicato, a volte addirittura impossibile, espletare uno dei diritti universali che definisco quasi basilare: l’accesso all’istruzione.
La carenza di personale docente che sia adeguato, personalizzato, è pane quotidiano. Non sono rari, purtroppo, i casi di allontanamento di studenti autistici. Vengono invitati a cambiare istituto perché ritenuti, da alcune insegnanti, un impedimento alle attività scolastiche. Capita sempre più spesso, poi, che le famiglie con ragazzi affetti da autismo siano costrette a ricorrere ai tribunali amministrativi per ottenere il riconoscimento di diritti sacrosanti, già sanciti dalla legge e mai applicati.
Le istituzioni nazionali, che nel mirabolante gioco dello scaricabarile sono veri professionisti, addossano le colpe agli enti locali. Insomma, quando cercherete risposte, non ne verrete mai a capo. Ci sarà qualcuno che vi spedirà all’interno di un girone infernale dove busserete a mille porte per non ottenere mai nulla in cambio.
Sul Dopo di Noi, legge che milioni di famiglie chiedono a gran voce, è piombato l’oblio. Questa legge, che potrebbe fornire a tanti genitori una tranquillità psicologica negli ultimi anni di vita, è ferma al Senato, con le quattro frecce, e pare non volersi sbloccare. Un vero scandalo. Milioni di nostri connazionali, di cittadini, hanno bisogno dello Stato, della sua presenza, e questo li ignora. Gli volta ignobilmente le spalle.
Tra le iniziative da segnalare qui nel vesuviano, annottiamo con estremo piacere quella tenutasi nel comune di Ottaviano.
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E Isaia Sales spiega perché nel mondo di Google le mafie hanno ancora successo….
Venerdì sera, a Ottaviano, Isaia Sales ha spiegato, ancora una volta, a chi finge di non capire, che il suo libro sull’ Italia mafiosa è, sì, una storia del crimine organizzato, ma è, soprattutto, un fermo invito al sistema politico e alla società civile a riconoscere le proprie colpe.
Venerdì sera, a Ottaviano, nella “sala convegni” dell’ Istituto “Regina Margherita” l’Associazione”Arcobaleno Vesuviano” ha presentato il libro di Isaia Sales “Storia dell’Italia mafiosa”. L’autore è uno dei più grandi studiosi del fenomeno mafioso, a cui ha dedicato articoli fondamentali e saggi che sono pietre miliari nel percorso storiografico: cito, tra tutti, “La camorra Le camorre”, pubblicato nel 1994, e “Le strade della violenza. Malviventi e bande di camorra a Napoli”, che è del 2006. Il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, ha sottolineato il fatto che la presentazione del libro e la presenza di Isaia Sales a Ottaviano sono segni importanti dell’impegno con cui negli ultimi anni la comunità ottavianese sta mettendo la parola “fine” a capitoli angosciosi della sua storia e sta percorrendo, in modo sempre più convinto, la strada della legalità autentica. Segno di questo nuovo capitolo della storia, ha detto il sindaco, è l’attività di promozione culturale del territorio condotta dai giovani.
Dopo i saluti dell’avv. Francesco Urraro, presidente dell’ Ordine degli Avvocati di Nola – l’Ordine ha patrocinato l’evento -, Francesco Gravetti, che coordinava i lavori, ha dato la parola al prof. Marcello Ravveduto. Il quale ha analiticamente indicato i passaggi importanti del libro di Sales , quelli che segnano una svolta nell’analisi del fenomeno mafioso. Nessuno aveva mai scritto, prima di Sales, che “ le mafie appartengono pienamente alla storia d’Italia perché sono state per lungo tempo una forma di cogestione del potere, di affiancamento al potere ( e non solo di quello meridionale ) all’interno della forte interconnessione tra classi dirigenti locali e nazionali”(p. 386). Nessuno aveva mai scritto con la lapidaria chiarezza di Sales che la camorra, la ‘ndrangheta e la mafia fanno parte di un sistema di ordine.
Poi ha preso la parola l’autore del libro, il quale subito ha sottolineato il rapporto tra la sua carriera di studioso del fenomeno mafioso e l’esperienza politica. “ Quando a Ottaviano – egli ha raccontato – vennero uccisi, in agguati di camorra, Pasquale Cappuccio e Mimmo Beneventano, protagonisti della politica locale, io ero consigliere comunale a Pagani, la mia città. Fui scosso da quegli assassinii e mi imposi un compito: capire perché tutto questo era successo. Successivamente cercai di spiegarmi perché i mandanti e gli esecutori di questi due delitti, e di altri delitti di mafia, non sono mai stati scoperti”. Non ci sono stati, nel magistrale discorso di Isaia Sales, passaggi che non imponessero riflessioni anche amare, che non costringessero a vedere e a rivedere la nostra storia da un nuovo punto di vista.
Dure parole Sales ha dedicato a coloro che, spiegando il fenomeno delle mafie in chiave antropologica, ritengono che la vocazione al crimine organizzato appartenga alla “natura” dei meridionali. Costoro dimenticano che i più coraggiosi avversari delle mafie erano uomini del Sud i quali non si sono mai ritirati dalla battaglia e ai loro ideali hanno sacrificato la vita. Gli “antropologi” non vedono, fingono di non vedere, la rapidità travolgente con cui camorra, ‘ndrangheta e mafia hanno messo radici al Nord ,e non solo nei quartieri abitati da immigrati meridionali, ma anche nei salotti “buoni”, nelle “stanze segrete” dove si prendono decisioni vitali per il destino di banche, di ditte e di opere pubbliche di interesse nazionale.
Fa notare Sales che in Italia tutti coloro che hanno preso le armi contro il potere costituito, briganti, bande di criminali comuni, brigatisti, sono stati rapidamente sconfitti, annientati. Solo i membri delle mafie hanno avuto successo e continuano ad avere successo, perché essi sono schierati con l’ordine costituito, e non contro di esso. Anzi, in Sicilia hanno massacrato i sindacalisti, i minatori e i contadini che combattevano la prepotenza dei padroni delle miniere e dei proprietari terrieri. A chi sostiene che le mafie vincono perché c’è l’omertà della gente il professore rivolge l’invito a domandarsi se per caso non sia vero il contrario, e cioè che la gente si fa i fatti suoi perché vede che i mafiosi non pagano mai per i loro delitti, sono “intoccabili”. Egli ha fatto anche notare che la camorra ha avuto il predominio nell’ Italia postunitaria e nei primi trenta anni del Novecento, mentre la mafia ha incominciato a svolgere un ruolo fondamentale dopo la seconda guerra mondiale e la ‘ndrangheta pare che si sia adattata alla società globale più rapidamente delle altre organizzazioni criminali.
Il discorso e la serata si sono conclusi con le amare riflessioni di Isaia Sales sulla permeabilità della società civile alle infiltrazioni dei mafiosi e sulla enorme quantità di danaro che le mafie ricavano dal controllo monopolistico del mercato della droga: danaro che esse poi investono in tutti i settori dell’economia legale, con il conseguente rovesciamento di tutte le scale dei valori e delle regole, nella politica, nell’economia, nel sistema finanziario, nel mercato del lavoro.
Con il libro, e con il discorso di venerdì Isaia Sales ha aperto un dibattito a cui dovranno necessariamente prestare attenzione anche quelli che ora fingono di non sentire, di non vedere, di non capire.
Foto: rete interent
Napoli, migliaia in piazza contro la legge Fornero
L’intervento finale è stato di Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil.
Migliaia di persone stamane sono scese in piazza a Napoli e in altre grandi città del Paese per protestare contro la legge Fornero. I manifestanti sono partiti da piazza Dante ed hanno raggiunto piazza Matteotti passando per via Roma. Tra loro sia pensionati che giovani e meno giovani, gente insomma di tutta le età, anche perchè si tratta di un argomento che riguarda tutti. Secondo quanto contestato in piazza ( ma non solo in piazza ) le riforme pensionistiche del governo Monti-Fornero stanno mettendo in pericolo il futuro stesso del Paese, che rischia di vedersi privo di uno stato sociale entro un paio di decenni al massimo. “Ormai una pensione decente e la pensione stessa sono una chimera”, hanno detto i sindacalisti presenti in piazza, provenienti da Napoli e da tutta la provincia. Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, ha pronunciato in piazza Matteotti il suo discorso finale. Il dirigente sindacale è stato molto critico nei confronti del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, accusato di descrivere un’Italia che non è affatto quella reale. “L’economia non va per niente bene”, ha aggiunto Barbagallo.
Ptcp, Paolo Russo (FI): “De Magistris sospenda subito il piano”
“De Magistris sospenda subito il Ptcp imposto ai territori come se l’area metropolitana di Napoli fosse un feudo di sua proprietà. Non faccia finta di nulla di fronte alla mobilitazione di sindaci, amministratori locali ed associazioni di cittadini che hanno apertamente manifestato il dissenso per la deriva autoritaria che ha caratterizzato l’adozione del piano territoriale di coordinamento.”: così il parlamentare e coordinatore Fi della città metropolitana di Napoli, Paolo Russo.
“Non solo è sindaco metropolitano pur non essendo stato eletto dai cittadini ma – aggiunge Paolo Russo – esercita la sua funzione come se fosse un monarca, senza favorire la democratica partecipazione dei sindaci a scelte che riguardano il futuro di una intera collettività”.
“Il Ptcp rappresenta lo strumento cui ogni Comune deve attenersi nella pianificazione urbanistica ed è pertanto indispensabile che ogni sindaco debba essere consultato in seno alla conferenza metropolitana perché possa rappresentare istanze, vocazioni e necessità del territorio di cui è espressione. Tutto ciò – denuncia il deputato – non è avvenuto ed il danno arrecato ai cittadini è stato duplice. Nessuna condivisione di scelte destinate ad incidere su ogni abitante della sterminata provincia di Napoli e blocco totale di tutti i piani urbanistici dei Comuni”.
“De Magistris – conclude Russo – ricordi che viviamo in un paese democratico, la smetta di giocare a fare il dittatorello e revochi subito un atto che più che una delibera ha il sapore di un editto subito da cittadini che non lo hanno mai scelto”.
Sindacalista arrestato per estorsione: stamane l’udienza di convalida. Tutti i particolari
Centrale il contenuto integrale del filmato che ha portato Esposito in carcere. La Uil di Pomigliano col fiato sospeso.
Stamattina Roberto D’Auria, giudice per le indagini preliminari della decima sezione del tribunale di Napoli, terrà nel carcere di Poggioreale l’udienza di convalida dell’arresto di Antonio Esposito. Il sindacalista della Uil Trasporti è stato filmato da una telecamera nascosta mentre prendeva 2500 euro in contanti dalle mani di Giuseppe Morelli, il titolare della Tmp srl, la ditta che gestisce le strisce blu a Pomigliano e in altri comuni dell’hinterland. La scena è stata ripresa nell’ufficio di San Giorgio a Cremano di Morelli, mercoledì scorso. Subito dopo aver preso i soldi Esposito è stato arrestato dagli agenti della compagnia della Guardia di Finanza di Portici. Ieri il video che riproduce la vicenda ha fatto il giro d’Italia. Anche perché le accuse nei riguardi del sindacalista sono di quelle gravi. Esposito, 46 anni, moglie e due figli adolescenti, è sospettato di aver intimato all’imprenditore di non versare nel conto corrente della Uil trasporti il danaro delle trattenute sindacali (11 euro per ogni lavoratore) detratte dalle buste paga dei 14 ausiliari del traffico alle dipendenze della Tmp srl nel cantiere di Pomigliano. L’avvertimento sarebbe stato “condito” dalla minaccia del sindacalista di dare il via agli scioperi in caso di risposta negativa. E in cambio dell’omissione, cioè del mancato versamento delle trattenute nel conto corrente Uil trasporti, Morelli, sempre in base a quanto contestato, avrebbe potuto trattenere per se la metà dell’importo delle detrazioni sindacali. “Dal filmato pubblicato ieri si nota soltanto un passaggio di danaro, che non è un reato – afferma intanto l’avvocato difensore Gian Mario Sposito – sarà necessario verificare se nei reperti audiovisivi c’è la prova delle accuse”. La minaccia di sciopero sostanzia l’accusa di estorsione. “Soltanto un mese fa – replica Sposito – il mio assistito ha ipotizzato al Martinelli uno sciopero ed è stato durante la vertenza per l’aumento delle ore di lavoro. Poco dopo i 14 ausiliari del traffico di Pomigliano si sono visti aumentare l’orario, e quindi gli stipendi, di 3 ore, passando da 32 a 35 ore settimanali. Ma la registrazione dell’incontro nell’ufficio della Tmp è di molto successiva, risale ad appena tre giorni fa”. Per Sposito dunque si tratta di verificare se esista un contenuto integrale del video, una versione più lunga di quella diramata ieri attraverso il web. “L’udienza di convalida potrà farci capire meglio questo aspetto cruciale della vicenda”, conferma il legale. Nel frattempo la Uil trasporti ha emanato un comunicato ufficiale con cui dichiara di aver sospeso Antonio Esposito e di essere rammaricata per “una vicenda grave che danneggia l’immagine dell’intero sindacato”. “Ho chiesto alla Uil trasporti – eccepisce però l’avvocato Sposito – le intimazioni di pagamento delle trattenute sindacali che il sindacato di categoria ha spedito a Morelli. Ma non me le hanno inviate: ne sono rammaricato”. E’ un identikit complessivamente ordinario quello di Antonio Esposito. Orfano di padre, il sindacalista cresce in uno dei rioni più poveri di Pomigliano, nel vico di Miano. Da giovanissimo, a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, entra poi nell’azienda che si occupa della manutenzione e della pulizia della Fiat. Poco dopo Esposito sposa la figlia di una persona conosciuta nel territorio per la sua filantropia, un attivista impegnato nell’Agvh, l’associazione dei genitori e dei volontari per i portatori di handicap. A livello sindacale da sempre vicino alla Uil territoriale, a un certo punto viene assunto nella ditta di pulizie della Fiat anche un fratello del sindacalista. Di recente la moglie di Antonio Esposito sarebbe stata assunta come assistente nella Fondazione Pomigliano Infanzia, un ente del comune di Pomigliano. Poi però la consorte si sarebbe licenziata. Una vicenda, questa dell’impiego nella fondazione municipale, smentita però dall’avvocato Gian Mario Sposito, legale del sindacalista. Sindacalista che tra il 2010 e il 2013 ha promosso, insieme agli altri sindacati, una serie di scioperi alla Enam, la società comunale di nettezza urbana. Certo è, inoltre, l’impegno politico della famiglia di Esposito a sostegno, l’anno scorso, della candidatura a sindaco di Raffaele Russo, poi riconfermato alla guida della città. Una cognata di Esposito, la sorella della moglie, è stata candidata al consiglio comunale, in una lista civica di maggioranza. Sullo sfondo di tuta questa storia c’è un appalto tribolato, quello gestito appunto dalla Tmp. Sono Quattordici gli ausiliari del traffico assunti a Pomigliano dalla ditta, a partire dal 2012, anno in cui l’azienda ha iniziato a svolgere il servizio di gestione delle strisce blu. Ausiliari che sono tutti iscritti alla Uil trasporti, dal primo momento. “Conoscevamo un sindacalista della Uilm, Crescenzo Auriemma: lui ci ha indicato Esposito per iscriverci al sindacato perché la sua organizzazione è quella dei metalmeccanici mentre noi dovevamo iscriverci all’organizzazione dei trasporti”, racconta, pettorina blu indosso, Antonio Di Maio, giovane rsa, cioè rappresentante sindacale aziendale della Uil Trasporti nel cantiere di Pomigliano della Tmp. Antonio è il figlio di un poliziotto municipale della città .”Abbiamo saputo di questa vicenda – aggiunge – soltanto dai giornali, da internet. Non siamo stati avvisati da nessuno”. Tra gli ausiliari del traffico della Tmp srl ce ne sono cinque assunti dopo una lunga lotta di strada. Si tratta di cinque ex operai della Fiat di Pomigliano i cui contratti a termine non furono confermati dall’azienda automobilistica, nel marzo del 2010. Ne scaturì una battaglia occupazionale che coinvolse le forze politiche e il vescovo della diocesi di Nola, Beniamino Depalma. Alla fine degli gli 88 contrattisti a termine della Fiat rimasti senza lavoro 5 hanno ritrovato il sorriso con la ricollocazione, due anni dopo l’estromissione dalla fabbrica, nell’appalto di gestione delle strisce blu. Strisce blu che sono state volute per la prima volta a Pomigliano dal sindaco di Forza Italia, Raffaele Russo. Un provvedimento osteggiato da molti cittadini. Il Codacons, l’associazione dei consumatori, raccolse, nel settembre del 2012, cioè due mesi dopo la stipula del contratto tra il comune di Pomigliano e la Tmp, 4mila firme contro la decisione del sindaco. Nella petizione si contestava in particolare il fatto che le aree di sosta a pagamento hanno coperto ben oltre il 50 % delle zone occupate e che molte strisce blu sarebbero state spinte oltre la fascia di rispetto prevista dal codice della strada. Il risultato è stato che le poche aree vicine al centro cittadino risparmiate dal pagamento del parcheggio sono sistematicamente prese d’assalto. Il che provoca forti disagi. Ma l’appalto delle strisce blu, a Pomigliano come in altri comuni del Vesuviano e del Casertano, è stato tribolato anche per un altro motivo. La ditta che lo aveva vinto, la Urbania di Ercolano, era stata infatti raggiunta, quattro anni fa, da un’interdittiva antimafia. Cosa che spinse il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania e Molise ad affidare il servizio alla Tmp, giunta seconda in graduatoria. L’azienda di San Giorgio ha quindi iniziato la gestione della sosta a pagamento nell’ottobre del 2012. Una gestione che si è rivelata positiva per le casse dell’azienda sangiorgese. Meno per il comune di Pomigliano, che ricava da questo business più che altro privato cifre piuttosto modeste. Nel frattempo non si sono registrati scioperi nel cantiere di Pomigliano della Tmp. “Mai uno sciopero: tutto sempre tranquillo”, conferma un giovane ausiliario del traffico.
San Giuseppe Vesuviano: interrogazione Regionale Vasche Pianillo-Fornillo
Continua incessante il lavoro del Meetup Amici di Beppe Grillo San Giuseppe Vesuviano che, nella settimana che porta all’evento di domenica prossima a favore del referendum contro le trivellazioni, grazie al Consigliere del MoVimento 5 Stelle Luigi Cirillo, ha presentato una interrogazione a risposta scritta in Regione per lo stato in cui versano le vasche Pianillo e Fornillo.
Antichi alvei borbonici usati in passato per convogliare le acque pluviali, per muovere gli antichi mulini e irrigare i campi a valle e che sono state trasformate nei recapiti finali di una parte dell’impianto fognario comunale per farvi confluire, previo trattamento, alcuni tratti fognari delle acque bianche stradali.
Le vasche, nel corso del tempo, sono divenute luogo di raccolta di scarichi reflui di ogni tipo e luogo di sversamento abusivo di rifiuti solidi e liquidi che si sono accumulati in parte nelle vasche ed in parte nei terreni limitrofi e così che le acque continuano a essere gravemente inquinate e, a ogni pioggia, a esondare e contaminare i terreni circostanti con gravi rischi per la salute e l’ambiente. Con ordinanza n. 1719 del 28 dicembre 2012 del Commissario delegato per il superamento del contesto di criticità socio-economico-ambientale nel bacino idrografico del Fiume Sarno sono stati stanziati € 18.460.659,86 per le vasche pedemontane del Vesuvio, Pianillo e Fornillo. Alla luce di ciò è stata presentata apposita interrogazione in cui si chiede alla Giunta regionale se è a conoscenza del grave stato in cui versano le predette vasche e dei rischi per l’ambiente e per la salute degli abitanti dei Comuni limitrofi e se intende assumere provvedimenti al riguardo. Infine, per conoscere dettagliatamente in che modo sia stata impiegata la somma di € 18.460.659,00 stanziata per la manutenzione delle Vasche. Il Consigliere Cirillo ha voluto poi ringraziare gli attivisti locali per gli sforzi profusi: “Sono grato al Meetup di San Giuseppe Vesuviano che ha incessantemente lavorato sul tema e mi ha fornito il dossier per predisporre l’interrogazione all’Assessore all’ambiente”. Il Meetup continua dopo la richiesta di audizione per la discarica in via Contrada Bonifacio e dopo gli esposti alla Capitaneria di Porto riguardanti le vasche Pianillo e Fornillo dello scorso anno a porre al centro dell’agenda politica locale il benessere e la salute dei propri concittadini.
(Fonte foto: rete internet)
Licenziamenti Almaviva: nulla di fatto dal confronto in Confindustria. I sindacati annunciano lo sciopero. Mercoledi corteo fino alla prefettura di Napoli
Licenziamenti confermati. Manifestazione in concomitanza con l’arrivo di Renzi nel capoluogo campano, il prossimo 6 aprile.
Nulla di fatto dal confronto di ieri pomeriggio nella sede romana di Confindustria tra Almaviva e i sindacati. L’azienda di telecomunicazioni ha confermato i 2988 licenziamenti annunciati lo scorso 21 marzo per le sedi di Napoli, Palermo e Roma. A Napoli sono previsti 400 esuberi. Intanto i sindacati hanno appena annunciato una raffica di scioperi. “Abbiamo chiesto il coinvolgimento del ministro del Lavoro Poletti – fa sapere Osvaldo Barba, segretario della Slc Cgil di Napoli – e per mercoledì prossimo organizzeremo un corteo fino alla sede della prefettura nell’ambito del nuovo pacchetto di scioperi scaturito dal nulla di fatto di quest’esame congiunto”. L’intenzione è di portare i lavoratori dei call center minacciati dai tagli sotto la sede della prefettura di Napoli in occasione della riunione su Bagnoli che sarà presieduta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La procedura di mobilità Alamaviva scadrà il 5 giugno. Quella per il call center Gepin Contact di Casavatore, dove sono previsti 220 licenziamenti per tutti gli organici, scadrà invece il 10 maggio”. Diversa la versione dei fatti fornita da Salvatore Topo e Tammaro Palomba, dirigenti della Fistel Cisl campana. “Riteniamo positivo – affermano – che la riunione in Confindustria abbia fatto scaturire un comunicato congiunto di Almaviva e dei sindacati attraverso cui è stato chiesto il diretto coinvolgimento del ministero per lo Sviluppo Economico”. Anche Palomba e Topo affermano comunque che i sindacati hanno in animo di proclamare uno sciopero nazionale e che l’azienda ieri ha confermato i licenziamenti.
Somma Vesuviana, venerdì 8 aprile fiaccolata per padre Costanzo
La comunità parrocchiale non si rassegna al trasferimento di Padre Costanzo che a giugno, così come stabilito dall’Ordine Trinitario Provinciale, dovrà lasciare la Chiesa Collegiata. Venerdì prossimo, raduno nella piazzetta di San Pietro, l’associazione «Viviamo il Borgo» chiama i cittadini all’adunata per chiedere che il parroco non sia trasferito.
«Padre Costanzo uno di noi», gruppi sui social e petizioni, iniziative e preghiere per chiedere a chi di dovere di non «scippare» al Casamale il suo parroco.
I permessi per la fiaccolata di sostegno e solidarietà nei confronti di padre Costanzo Nganga sono stati chiesti e protocollati all’attenzione del sindaco Pasquale Piccolo e della polizia municipale dall’associazione «Viviamo il Borgo».
La manifestazione si svolgerà con una passeggiata lungo le strade del quartiere Casamale, eccone il percorso: ore 19, raduno in piazzetta antistante chiesa San Pietro; ore 19, 30 inizio con percorso lungo via Ferrante d’Aragona, via Troianiello, via Nuova, via Botteghe, via D’Aragona, via Auriemma, via Giudecca, piazza Collegiata.
Alle 20, 30, preghiera comune in piazza Collegiata e termine della fiaccolata alle 21.
Sant’Anastasia, l’amministrazione fa dietro front: la riqualificazione di via Marconi finanziata con un mutuo e non con i fondi delle Ferrovie.
Con la delibera 106 del 29 marzo scorso, la giunta Abete torna sui suoi passi modificando le modalità di finanziamento per via Marconi: sarà acceso un mutuo a carico dell’Ente e non saranno dunque utilizzati i novantamila euro «della discordia» presi dai fondi RFI destinati alla riqualificazione del quartiere Starza Rosanea quale ristoro per il passaggio della Tav.
Dopo petizioni, criticatissimi convegni, interrogazioni, polemiche in consiglio comunale, esposti alle Ferrovie e alla Corte dei Conti, una delibera di giunta adotta esattamente la soluzione che era stata prospettata dagli ex alleati del sindaco Abete: i fondi erogati da RFI per il quartiere Starza Ponte di Ferro non saranno utilizzati per altre zone, nemmeno quei novantamila euro che qualche mese fa erano stati destinati per la riqualificazione di via Marconi e il cui spostamento ha causato nelle ultime settimane ulteriori frizioni tra ex ed attuali amministratori.
In un recentissimo consiglio comunale il presidente dell’assise tolse la parola alla consigliera Veruska Zucconi (capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia) che avrebbe dovuto, nelle intenzioni, leggere in aula la diffida arrivata da parte di RFI al Comune dopo la petizione promossa dal suo gruppo. E soltanto la sera prima, in un convegno organizzato proprio nel quartiere Ponte di Ferro, gli ex alleati (Carmine Esposito, Armando Di Perna, Lucia Barra, Ciro Pavone) si erano scagliati contro la decisione di dirottare una sia pur minima parte dei fondi erogati quale ristoro dalle Ferrovie.
Questa la doverosa premessa, ma vediamo ora cosa prevede la delibera approvata in giunta comunale (tutti gli assessori presenti, ad eccezione del responsabile del bilancio Antonio Squillante) martedì 29 marzo, ossia quella avente ad oggetto: «La riqualificazione urbanistica ed ambientale del quartiere Starza Rosanea. Studio di fattibilità. Approvazione. Direttive».
La premessa prende in esame gli aspetti negativi, una non corretta pianificazione territoriale, gli inadeguati strumenti di pianificazione, la crescita caotica del tessuto urbano, la viabilità inadeguata e la scelta amministrativa che, al momento, pone attenzione – anche per motivi economici – al recupero dei quartieri più grossi e popolosi, rimandando ad una fase successiva gli interventi più piccoli e sparsi. Per far ciò, si è dato mandato all’Ufficio Tecnico di procedere alla redazione di uno studio di fattibilità volto alla riqualificazione dell’intero quartiere Starza Rosanea, uno studio che ha tenuto conto dell’intento di alleviare i disagi mirando alla riqualificazione urbanistica e ambientale, al recupero del degrado e delle infrastrutture esistenti. Stando a suddetto studio, i costi di massima dell’intero intervento in tutto il quartiere ammonterebbero, da preventivo generale, a 5 milioni e 600mila euro.
Ed è a questo punto che la giunta scioglie il «nodo» dei fondi RFI, approfittando appunto di una delibera che ratifica uno studio di fattibilità, celando una decisione squisitamente politica e partendo da lontano:
«Nell’ambito delle varie problematiche insorte a seguito del passaggio sul nostro territorio della linea ferroviaria alta velocità sono state affrontate e definite una serie di tematiche collegate alle interferenze appunto della nuova linea ferroviaria con le infrastrutture esistenti – si legge nella delibera di giunta – in ultimo, a seguito di ulteriori difficoltà insorte, si è reso è necessario rettificare un precedente protocollo di intesa sottoscrivendo una appendice allo stesso in data 23 luglio 2013 che prevede, per le motivazioni in esso contenute, la corresponsione al comune di un contributo di € 2.500.000,00 da erogare con le modalità e condizioni previste dall’art. 3 dello stesso; l’amministrazione, all’epoca di tale accordo, ebbe ad indicare tra le varie opere, attuabili con il suddetto riconoscimento economico, l’intervento volto ad una diversa sistemazione della Via Pomigliano nella zona in cui esiste interferenza con il tracciato RFI, prevedendo anche itinerari alternativi funzionali alla risoluzione della problematica; inoltre, con le eventuali economie disponibili dalla realizzazione dei lavori di cui sopra, si prevedeva di poter realizzare altre opere, in particolare, l’ampliamento della scuola in via Starza con la costruzione di aule destinate alla prima infanzia e migliorare la viabilità circostante la via Pomigliano – Sant’Anastasia».
In delibera si elencano poi gli impegni «mantenuti», vale a dire la redazione del progetto esecutivo per la sistemazione di via Pomigliano nella zona di interferenza con RFI per una spesa di 625mila euro, precisando che l’esecuzione è «prossima all’avvio»; il progetto preliminare e definitivo della scuola materna in via Starza – Santa Chiara con una previsione di spesa di 2 milioni e 700mila euro; il progetto esecutivo per l’impianto di pubblica illuminazione per la viabilità circostante via Pomigliano, in particolare per via De Filippo (le luci sono già accese, con tanto di manifesti pubblici che inneggiano al «programma attuato») e via Macedonia, per un importo di 94mila euro, con lavori in corso.
Ma, ecco la notizia, tra l’elenco delle opere compare inaspettatamente il finanziamento (con delibera 366 del 2015) di parte del progetto esecutivo di sistemazione di via Marconi per un importo di 90 mila euro e si specifica che tale «possibilità» era ritenuta «compatibile» con il contributo concesso. Fatto sta che RFI, intanto, ha diffidato l’amministrazione dal procedere.
Intanto, nel piano delle opere pubbliche adottato sono previste la scuola di via Santa Chiara e il riordino viario del quartiere Starza, entrambi dell’ammontare di 2 milioni e 700mila euro per ciascun progetto.
«Allo stato – continua la delibera approvata il 29 marzo – l’amministrazione atteso che né l’una né l’altra opera sopra citate, dati i costi eccessivi da sostenere e la scarsa capacità economica disponibile, può essere di fatto e nella sua interezza avviata, ha considerato che solo quella relativa alla riqualificazione Urbanistica/ambientale del quartiere Starza Rosanea si presta ad essere realizzata per gradi e con lotti funzionali».
Il fatto è, tanto è vero che lo si precisa nel documento, il protocollo di intesa con RFI prevede il trasferimento a favore del Comune di un’ultima tranche dell’importo convenuto (2 milioni e 500 mila euro), a condizione che entro l’anno 2016 siano avviate le procedure di gara per almeno il 50 per cento dell’importo riconosciuto.
«Alla luce di quanto sopra – prosegue la delibera – l’amministrazione comunale, impossibilitata al momento ad avviare le procedure volte alla realizzazione della scuola materna prevista, non disponendo dell’intero importo in quanto solo parzialmente coperto dai fondi RFI, considera necessario prioritariamente avviare da subito l’intervento di riqualificazione, attraverso uno stralcio funzionale, finanziandolo con i fondi RFI disponibili».
Insomma, al di là delle terminologie in burocratese, quei soldi vanno spesi e subito. E vanno spesi per il quartiere cui sono destinati. Tant’è che la giunta ha approvato lo studio di fattibilità e – attenzione – ha proposto ha RFI una integrazione al protocollo ed ha modificato le modalità di finanziamento di via Marconi.
La modifica proposta dall’amministrazione alle Ferrovie è semplice ed ha il sapore di una scappatoia contrattuale, eccone il testo: «precisare che il contributo riconosciuto, anche se genericamente già indicato, sia destinato prioritariamente per migliorare le condizioni di viabilità e riqualificazione Urbanistica/Ambientale del quartire Starza Rosanea, integrando il punto 3.2 del protocollo medesimo». L’aggiunta un po’, diremmo, «furba», sta in quell’avverbio che sembra capitato lì per caso: «prioritariamente». Come dire, prima quella zona e poi, se resta qualcosa, anche altro. Ma non si era detto che era già possibile? La giunta chiede anche altro a RFI: in considerazione dell’impossibilità economico – finanziaria di poter mettere in esecuzione almeno il 50 per cento delle opere sull’ammontare dell’importo riconosciuto, chiede appunto di procrastinare la scadenza a fine 2018 (e non più entro quest’anno).
Quanto a via Marconi? I novantamila euro presi dai Fondi RFI non saranno più destinati a tale opera. La soluzione? Il Comune accenderà un mutuo. Per tutte le opere, invece, per le quali non saranno sufficienti i fondi RFI nel quartiere, la giunta prevede di far ricorso a finanziamenti europei, dando mandato agli uffici competenti di approfondire la possibilità di intercettarli attraverso la verifica di bandi ad hoc.
Somma Vesuviana e Napoli: Nas di nuovo in azione
Sequestrati nel comune vesuviano tre quintali di prodotti dolciari. A Napoli invece nel mirino i farmaci “pirata”.
A Somma Vesuviana, presso la pasticceria con annesso laboratorio “La Fabbrica dei Dolci”, legalmente rappresentata da R. G., 64 anni, di Marigliano, i carabinieri del Nas di Napoli hanno proceduto al sequestro amministrativo di 280 chili circa di prodotti dolciari vari (pastiere, torta rustica , cassate, pizzette, rustici e pasta frolla) a causa della mancata rintracciabilità dei prodotti alimentari. E a Napoli, nel prosieguo di attività di indagine finalizzata a contrastare l’importazione clandestina ed il commercio abusivo di farmaci di provenienza illecita, il Nas ha perquisito l’abitazione di una cittadina ucraina, J. D., rinvenendo e sottoponendo a sequestro giudiziario circa 500 confezioni di medicinali di provenienza estera. La cittadina ucraina è stata deferita alla competente autorità giudiziaria.

