Sant’Anastasia/Concorsopoli, Montuori dinanzi ai pm
Avrebbe confermato tutte le risultanze delle indagini, l’imprenditore salernitano Alessandro Montuori, titolare della Agenzia Selezioni e Concorsi. Difeso dagli avvocati Vincenzo Desiderio e Antimo D’Alterio, Montuori è il secondo indagato, dopo l’ex consigliere Pasquale Iorio che è già da dicembre è ai domiciliari, a comparire volontariamente dinanzi ai pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano per rispondere del proprio coinvolgimento nell’inchiesta che ha fatto venire fuori l’irregolarità dei concorsi pubblici tenutisi a Sant’Anastasia.
Per il momento l’imprenditore, colui che materialmente truccava le prove concorsuali, resta in carcere così come l’ex sindaco Lello Abete e l’ex segretario comunale Egizio Lombardi. Mentre in Procura ancora si continuano a sentire altri candidati, Montuori ha raccontato ai pm tutto ciò che poteva, comprese le modalità utilizzate per alterare i risultati delle prove. I pm gli hanno chiesto nomi, circostanze, luoghi, modalità e lui avrebbe risposto ad ogni cosa, negando però di aver preso soldi per modificare le graduatorie facendo risultare primi alcuni candidati rispetto ad altri. Avrebbe ammesso, infatti, di aver accettato di truccare le prove ma di averlo fatto per «accreditarsi» ulteriormente nei confronti di chi avrebbe, in seguito, potuto ancora utilizzare i servigi della sua agenzia.
Dalla determina 1205 di ottobre 2019 si evince che l’agenzia è stata pagata, per i tre concorsi anastasiani, con la somma di 15mila e 900 euro. Altri soldi, secondo la versione che l’imprenditore avrebbe reso ai pm, non sarebbero entrati nelle sue tasche.
Palma Campania, al via la stagione teatrale: domani la conferenza di presentazione
Si terrà domani, 10 gennaio 2020, alle ore 12, presso il Palazzo Municipale di Palma Campania la presentazione della prima stagione teatrale del comune.
Sarà affidata a Nicola Le Donne, attore con una corposa esperienza teatrale, la direzione artistica della prima stagione teatrale del comune di Palma Campania. La rassegna, suddivisa in 8 spettacoli, si svolgerà da gennaio a maggio.
“La mia idea di teatro – afferma il direttore artistico Nicola Le Donne – è semplice: offrire alle persone spensieratezza, risate e leggerezza, senza per questo perdere di vista i contenuti, che non saranno mai banali o di basso profilo. Il teatro ci fa stare insieme e ci fa dialogare ed è molto importante. Sono felice ed emozionato, spero di poter contribuire ulteriormente allo sviluppo dell’attività teatrale su questo territorio”.
Della stessa opinione anche il primo cittadino di Palma Campania, Nello Donnarumma: “Una simile iniziativa rappresenta un’opportunità unica, in quanto ci consente non solo di incentivare un’attività meritevole di essere coltivata e diffusa come il teatro, ma anche di riqualificare la nostra sala teatrale che necessitava, per ritrovare lo splendore che merita, più attenzione e di chi se ne prendesse cura in maniera costante ed appassionata, come sicuramente saprà fare il nostro nuovo direttore artistico Nicola Le Donne, al quale va il mio grandissimo in bocca al lupo per questa nuova esperienza”.
Somma Vesuviana, Il ricordo di Don Peppino Romano a 34 anni dalla sua morte
In Italia non era mai accaduto un agguato mortale ad un uomo con la tonaca. Quell’uomo fu don Peppino Romano, parroco di Somma Vesuviana, docente di Scienze nel locale liceo Scientifico Torricelli. Rimasto gravemente ferito, morì 34 anni fà in ospedale, proprio quando sembrava che potesse salvarsi. Il ricordo in un’ intervista al giornalista e scrittore Bruno De Stefano.
Era la mattina del 5 gennaio del 1986 quando, all’estremità di via Mazzini nel popoloso Rione Raimondi di Somma Vesuviana, un commando si affiancò a una Volkswagen Golf e sparò a ripetizione su un uomo che guidava l’auto. Quell’ uomo era don Peppino Romano, parroco di Somma Vesuviana, docente di Scienze nel locale liceo Scientifico E. Torricelli. Dopo la sparatoria, rimasto gravemente ferito, morì pochi giorni dopo in ospedale, proprio quando sembrava che potesse salvarsi, come afferma il brillante giornalista Bruno De Stefano nel suo libro “I Grandi Delitti che hanno cambiato la storia d’Italia”, Ed. Newton Compton.
Don Peppino era nato il 3 gennaio 1934 a Somma Vesuviana nella Masseria Serpente, famiglia contadina la sua. Le sue incoscienti frequentazioni avevano creato non poco imbarazzo alla Chiesa: il giovane parroco della Chiesa di San Michele Arcangelo di Ottaviano, infatti, era amico sin dalla giovinezza di Raffaele Cutolo, divenuto poi il potente e sanguinario capo della nuova camorra organizzata. Don Peppino lo aveva preso sotto il suo manto protettivo quando era solo un esagitato giovanotto ottavianese e lo aveva seguito pure dopo il primo omicidio avvenuto nel 1963 per futili motivi contro un coetaneo. I due non avevano mai smesso di volersi bene e di restare in contatto neppure quando Cutolo era, poi, diventato il capo della nuova criminalità organizzata. Oltretutto il Romano – continua Bruno De Stefano – era in eccellente rapporto soprattutto con Donna Rosetta, la sorella del boss, che gli chiese di aiutarla soprattutto dopo che il fratello era finito in carcere per l’uccisione sopra citata. Cutolo, come ben sappiamo, fu ritenuto insano di mente e spedito all’ospedale psichiatrico di Aversa. Qui Don Peppino gli fece visita ben due volte: sui registri d’ingresso, infatti, il prete risultava attestato una volta come cognato e la volta successiva come cugino. Quando Cutolo tornò in carcere, dopo la latitanza, ormai condannato all’ergastolo, Don Romano diventò uno dei principali riferimenti di Rosetta, la donna che gestiva la cassaforte del clan e si occupava di tenere i rapporti con gli affiliati in libertà. Il vantaggio di indossare l’abito talare lo portò a fare da autista e da accompagnatore alla donna per diverso tempo, soprattutto quando quest’ultima fu costretta a darsi alla latitanza. Nel maggio del 1983, però, Don Peppino fu arrestato con l’accusa di favoreggiamento dopo il ritrovamento, in un appartamento, di un carteggio dal quale si arguì che tra il prete, il boss e sua sorella c’erano stati rapporti che nulla avevano a che vedere con la fede. Un’altra documentazione compromettente fu rinvenuta nell’abitazione del sacerdote a Somma Vesuviana. Secondo la magistratura napoletana, don Peppino Romano non era estraneo all’organizzazione camorristica. Tant’è che fu spedito ad un soggiorno obbligato a Macerata. Tale provvedimento fu poi revocato dopo due mesi. Comunque – continua Bruno De Stefano – le disavventure giudiziarie e la sgradevole fama di “amico del boss” non lo disturbarono più di tanto. Uscito indenne dal processo alla NCO, assistette da libero cittadino alla progressiva demolizione del clan messo in piedi da Cutolo, decimato da arresti e condanne. Don Peppino tornò alla sua vita quotidiana di docente di Scienze e di sacerdote, e sebbene non abbia mai preso le distanze né rinnegato quelle imbarazzanti frequentazioni. La Chiesa nei suoi confronti non adottò alcun provvedimento. Rimase a Somma Vesuviana e non ritenne di aver fatto nulla di male per infliggersi un esilio volontario. La decisione di restare, però, si rivelò però un errore fatale. La guerra di camorra non era ancora finita. Tra la NCO e la Nuova Famiglia c’era ancora qualche conto da regolare: la lista di persone da eliminare era lunga. E in quell’elenco ci fu pure il prete amico di Cutolo.
Ignorato dai media e dimenticato dalla Chiesa, Don Peppino Romano non ha mai avuto giustizia. Killer e mandanti – conclude Bruno De Stefano – non sono mai stati arrestati e stranamente nessun collaboratore di giustizia ha mai saputo confermare chi lo abbia ammazzato.
Torre Del Greco, in scooter con 14 kg di cannabis: preso anche il complice
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Torre del Greco hanno arrestato Eugenio Consolato in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal GIP di Torre Annunziata, su richiesta della locale procura.
Consolato, 36enne del posto,sfuggì all’arresto nel novembre scorso, quando, insieme al 27enne Vittorio Gargiulo, fu sorpreso a bordo di uno scooter con due sacchi neri colmi di marijuana.
Era a volto scoperto e i militari lo riconobbero facilmente. I carabinieri scoprirono poi che fosse vicino di casa del complice. Arrestato, Consolato è ora ai domiciliari.
Truffa alle assicurazioni, così agiva la banda tra Avellino, Napoli e Sant’Anastasia
Una banda specializzata nelle truffe alle compagnie di assicurazioni di cui facevano parte un avvocato, due giudici di pace, un cancelliere, un medico del Loreto Mare e altri professionisti. Inchiesta portata a termine con arresti e misure cautelari nonostante le precauzioni degli indagati che si incontravano sempre in ambienti videosorvegliati ed utilizzavano schede telefoniche dedicate da cambiare spessissimo.
Dieci le ordinanze di custodia cautelare (14 sono gli indagati a piede libero) firmate dal gip al termine delle indagini condotte da pm romani, una pista imboccata grazie alle troppe coincidenze rispetto agli incidenti stradali simulati ad arte che però venivano indennizzati con soldi veri dalle assicurazioni. Le accuse: associazione a delinquere, truffa e falsi seriali. L’inchiesta è stata condotta dal procuratore Roberto Cucchiari e dal pm Roberto Cipolla.
In custodia cautelare in carcere c’è l’avvocato Ciro Gioia, del foro di Avellino con studio al centro direzionale di Napoli e a Mercogliano. Secondo la Procura capitolina è lui la mente dell’organizzazione dei falsi sinistri. In custodia domiciliare il magistrato Luigi Esposito dell’ufficio del giudice di pace di Sant’Anastasia, originario di Cercola da tempo residente a Sorrento, sotto inchiesta il giudice di pace Marcello De Luca che non è però destinatario di alcuna misura cautelare ma indagato a piede libero. Misura di arresti domiciliari anche per l’allora cancelliere Raffaele Rea e suo figlio, nonché per Mohamed Chamalieh, medico di origini siriane in servizio al Loreto Mare. Secondo i giudici era lui a falsificare referti sanitari, quelli indispensabili per ottenere rimborsi di incidenti mai avvenuti.
Per l’avvio dell’indagine che ha portato agli arresti è stata determinante la denuncia fatta da due avvocati napoletani, entrambi fiduciari di Generali Assicurazioni e da qui è partita l’indagine della Procura di Napoli che ha poi dovuto lasciarla – per competenza – ai magistrati della capitale per la presenza dei due giudici di pace
Arresti domiciliari sono stati disposti inoltre per Salvatore e Nunzio D. R., Margherita D. M. e Adele Di Matteo, collaboratrice dell’avvocato avellinese. A mettere la pulce nell’orecchio agli investigatori sono state anche le tante, troppe, coincidenze rilevate in sinistri che sembravano tutti uguali: tutti incidenti con i presunti responsabili che non si trovavano mai. Tutti costruiti su un unico copione: la falsa vittima veniva investita da un sedicente pirata della strada che poi si dava alla fuga. Un componente dell’organizzazione, con l’incarico di «reclutatore» prometteva un compenso a falsi testimoni, la finta vittima dava mandato all’avvocato e altri membri della “banda” l’accompagnavano in ospedale dove il medico compiacente firmava falsi referti, spesso utilizzando vere radiografie, documenti, addirittura cartelle cliniche sottratte agli archivi del Loreto Mare. I documenti, veri o rubati, erano poi consegnati all’avvocato avellinese che faceva partire la richiesta di risarcimento. Ma questa era la parte, diciamo così, più agevole. Perché se poi occorreva l’intervento del giudice, entravano in scena sia quest’ultimo che il cancelliere. Il primo emetteva le sentenze favorevoli, il secondo aveva il compito di dirottare i fascicoli assegnandoli sempre allo stesso giudice. Sono stati accertati, in due anni di indagine, falsi sinistri che hanno fruttato oltre un milione e mezzo di euro. Molti riportavano, quale scena del falso incidente, la statale 268 del Vesuvio.
Tutti i professionisti coinvolti si sono dichiarati al momento estranei ai fatti e pronti a dimostrare la correttezza delle proprie azioni nel gestire le pratiche di indennizzo.
Somma Vesuviana, indirizzo turistico e un corso serale: al Majorana si amplia l’offerta formativa
L’Istituto Tecnico Industriale Statale “Ettore Majorana” annuncia le grandi novità 2020 per i prossimi studenti: indirizzo “Turistico”, “Elettrotecnica e Informatica” per il serale. Le iscrizioni sono aperte fino al 31 gennaio c.m.
L’ITIS dell’area vesuviana “Ettore Majorana” ha aperto il nuovo anno con due importanti novità riservate a tutti i ragazzi che si iscriveranno. Oltre ai già esistenti indirizzi di specializzazione in “Elettronica ed Elettrotecnica”, “Trasporti e Logistica”, “Chimica, Materiali e Biotecnologie”, è stato aggiunto “Turismo” e un nuovo percorso di studi serale “Elettrotecnica e Informatica”.
“Con l’indirizzo turistico – spiega il prof. Emanuele Coppola, coordinatore dell’area Ettore Projects – Il Majorana al servizio dei Beni Culturali, si ufficializza un percorso di alta formazione che preparerà tecnici specializzati nel crescente settore della valorizzazione di un territorio che offre infinite possibilità di occupazione e lavoro per i nostri giovani”.
Nelle prossime settimane l’Istituto aprirà le sue porte alle famiglie e a tutti i giovani interessati ad intraprendere un percorso tecnico-industriale: l’open day è previsto nei giorni 11, 18 e 25 gennaio dalle ore 16:00 alle ore 19:00. La scadenza per iscriversi ad uno dei suddetti corsi formativi è il 31 gennaio 2020, mentre per il serale la data si protrae oltre la fine del mese.
“Con il corso serale – aggiunge il Dirigente Scolastico arch. Giuseppe Cotroneo – si va incontro ai tanti giovani e meno giovani che, per motivi di lavoro, sono impossibilitati a frequentare di mattina. Conseguire il Diploma superiore non è mai troppo tardi e non è mai una perdita di tempo”.
Dopo la licenza media, i nuovi studenti che si iscriveranno presso l’ITIS “E. Majorana” avranno la possibilità di ottenere il Diploma di Perito Industriale, utile non solo per garantire sbocchi lavoratori nel settore dell’industria, della programmazione o dell’insegnamento, ma anche per fornire una base efficiente da cui partire per accedere a una qualsiasi facoltà universitaria.
Il corso di studi ha la durata di cinque anni ed è composto dal primo biennio formativo, cui seguono due anni specialistici e infine l’ultimo anno di orientamento. L’Istituto vanta laboratori tecnologici adatti a ogni indirizzo di specializzazione; aule con le moderne L.I.M., le lavagne interattive multimediali; due palestre, di cui una coperta e una scoperta, attrezzate per varie attività sportive, dalla pallavolo al calcio a 5, includendo anche pallacanestro e ping-pong; l’Aula Magna per le rappresentazioni teatrali e le proiezioni cinematografiche e una biblioteca dotata di sala audiovisivi.
(fonte foto: rete internet)
(fonte foto: rete internet) Polveri killer, l’Arpac ci ripensa: “valori di Acerra anomali per un guasto alla centralina”
“Ad Acerra esiste una criticità ma i dati della centralina relativi alle giornate del 6 e 7 gennaio non sono attendibili a causa di un malfunzionamento dello strumento. In ogni caso attribuiamo la causa di questa criticità ai camini dei riscaldamenti, al traffico automobilistico e all’effetto serra provocato dall’alta pressione. Per quanto riguarda infine le emissioni industriali queste non ci forniscono valori significativi”. E’ la spiegazione fornita ieri dall’Arpa Campania, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, circa l’allarme provocato dagli ultimi dati delle centraline dell’Agenzia sulla qualità dell’aria ad Acerra, numeri da paura che hanno fatto scattare l’allerta inquinamento da polveri sottili. Cifre che hanno spinto l’altra sera gli ambientalisti a chiedere e ottenere l’intervento dei carabinieri per controllare che tipo di rifiuti stesse bruciando il termovalorizzatore. L’Arpac però ieri, attraverso il responsabile della rete di monitoraggio, Giuseppe Onorati, ha spiegato che i rilevamenti del 6 e 7 gennaio non sono validabili a causa di un malfunzionamento della centralina installata nella scuola Caporale, al centro della città. L’Agenzia ha quindi provveduto a cancellare dal suo sito internet questi dati, pur ammettendo che comunque “sia in atto una criticità ad Acerra, ma non nelle dimensioni in un primo momento pubblicate”. Il dato della centralina del 6 gennaio era di 106 microgrammi per metro cubo di pm10, cioè più del doppio del livello massimo consentito. Più grave quello del 7 gennaio: 161 microgrammi per metro cubo. Livelli di polveri sottili più che triplicati dunque. Numeri anomali rispetto agli altri comuni a rischio della provincia di Napoli, dove in alcuni casi i valori avevano superato di poco la soglia dei 50 microgrammi oppure non avevano sforato affatto.
Chirurgia estetica, sos di D’Andrea: ” Combattere l’abusivismo del settore”
Martina (il nome è, ovviamente, di fantasia), 45 anni, di Napoli, è stata operata di recente di mastoplastica additiva da un medico che le aveva garantito professionalità ed esperienza. Ma i risultati dell’intervento sono stati tutt’altro che positivi: la donna ha manifestato infatti una raccolta sierosa ed ematica, oltre ad un estremo gonfiore e dolore a una mammella. Come le è stato riscontrato dagli esperti che ora la seguono. A lanciare l’allarme sui casi in aumento di finti specialisti che provocano seri danni alle pazienti è Francesco D’Andrea, presidente della Società italiana chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. «Grazie al trattamento con un’esclusiva tecnologia che siamo i primi a utilizzare in Italia (il deep care, che sfrutta un’energia termica e sub-termica) abbiamo evitato di sottoporre la paziente a un intervento chirurgico correttivo. Ma i casi di danni provocati da chi si qualifica come specialista nel settore, senza averne le competenze, sono in pauroso aumento». «Frequenti sono le donne che si sono sottoposte, ad esempio, ad aumento delle labbra con filler – spiega D’Andrea – con un risultato deformante legato all’uso di un prodotto vietato come il silicone liquido, ancora proposto da medici senza scrupoli e attenti solo all’aspetto commerciale, dimenticando che noi non vendiamo prodotti ma eseguiamo prestazioni mediche a tutti gli effetti». La sempre maggiore richiesta di trattamenti di medicina e chirurgia estetica, con un trend di crescita di oltre il 10% negli ultimi 5 anni, ha visto aumentare il numero di complicanze e insuccessi, «un numero aggravato dalla crescita di prestazioni eseguite in maniera improvvisata e da medici non specialisti», rimarca il presidente SICPRE. Di conseguenza è in aumento il numero di richieste di interventi secondari per riparare i danni provocati da mani inesperte. «Circa il 30% delle nostre attività rientra in quest’ambito, che non sempre è di facile soluzione. La tipologia di queste complicanze è varia e può essere legata a trattamenti mini invasivi di medicina estetica o rientrare nell’ambito della chirurgia plastica». Sempre più frequenti, secondo D’Andrea, sono i danni da trattamenti «ritenuti semplici come i filler, il botulino, le tecnologie laser o da chirurgia estetica». «Per far fronte a questa problematica come specialisti SICPRE siamo impegnati a fare corretta informazione al cittadino e formazione ai medici con corsi di aggiornamento e master universitari, come quello da me diretto di medicina estetica alla Federico II di Napoli».
Falsi incidenti stradali, arresti e denunce. Coinvolto anche un giudice di pace di Sant’Anastasia
Una vera e propria “fabbrica degli incidenti”, con falsi sinistri stradali e conseguenti truffe con risarcimenti milionari ai danni delle compagnie assicurative e del Fondo di garanzia per le vittime della strada: la Polizia Stradale di Roma, coordinata dalla Procura della Capitale e coadiuvata dalla Stradale di Napoli, ha eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata alla truffa alle assicurazioni e connessi reati contro la fede pubblica e la pubblica amministrazione. Denunciate altre 14 persone.
Troppi incidenti stradali e, soprattutto, troppe similitudini tra i sinistri per non destare il sospetto delle compagnie assicurative che si vedevano costrette ad erogare numerosi risarcimenti. È partita proprio dalle denunce delle compagnie di assicurazione e del Fondo di garanzia per le vittime della strada l’indagine sviluppata in prima battuta dalla Procura di Napoli e poi dalla Procura capitolina, alla quale il fascicolo è stato trasferito per competenza, in quanto coinvolto un giudice di pace di Sant’Anastasia . Quello che è emerso, dopo circa 2 anni di investigazioni dei poliziotti del Compartimento Polizia Stradale per il Lazio e l’Umbria, è stato un vero e proprio “sistema” per trarre ingenti profitti da incidenti stradali mai avvenuti, costruiti “ad arte” da una vera e propria organizzazione a delinquere specializzata e ramificata nel territorio campano, che agiva in modo seriale.
Il protagonista principale era un esperto avvocato del Foro di Avellino che, insieme ad alcuni colleghi, si adoperava per “inventarsi” l’ennesimo incidente, costruendo la dinamica ed il fascicolo del sinistro, curando i dettagli in ogni singola fase. In pratica i sinistri stradali, mai avvenuti, venivano opportunamente rappresentati come “incidenti con fuga”, dove l’ipotetico responsabile era sempre irreperibile. Prospettazione che agevolava l’ottenimento dell’ingiusto profitto.
Agli investigatori il sistema è apparso quasi come una rappresentazione teatrale, dove ogni attore aveva un preciso ruolo ed un copione da recitare. In questo senso, la sceneggiatura dell’incidente prevedeva, come prima fase, quella del reclutamento degli attori: previo compenso, venivano ingaggiate persone che fingevano di essere vittime di incidenti stradali ed altre, invece, che dovevano interpretare il ruolo dei testimoni, rendendo falsa testimonianza sulla dinamica del sinistro. La finta vittima, dopo aver conferito il mandato all’avvocato, veniva contattata da altri membri dell’organizzazione per essere accompagnata presso strutture sanitarie pubbliche, dove il medico compiacente stilava certificati che attestavano conseguenze traumatiche, post incidente, inesistenti.
Ulteriore caratteristica del copione criminale consisteva nell’ideare, in molti i casi, incidenti stradali sulla base di radiografie già illegalmente possedute dall’organizzazione, dalle quali scaturiva la diagnosi del primo soccorso, ovviamente con lesioni compatibili alle circostanze del sinistro. In tali episodi gli esami diagnostici e la documentazione sanitaria di ignari pazienti, veniva acquisita illecitamente dalle strutture sanitarie.
L’avvocato inoltrava la richiesta risarcitoria al Fondo di garanzia per le Vittime della strada, restando poi in attesa di ricevere una congrua proposta economica di indennizzo. Per alcuni sinistri il Fondo erogava direttamente il risarcimento, per altri era necessario richiedere l’intervento del Giudice di Pace compiacente. A questo punto emerge il secondo livello organizzativo del sistema criminale, dove l’avvocato ed i suoi sodali si avvalevano dei contatti con un Giudice di Pace ed un Cancelliere. Quest’ultimo si è rivelato come figura strategica del sodalizio criminale, in quanto nella fase di iscrizione a ruolo, “pilotava” il fascicolo del finto sinistro dirottandone l’assegnazione al Giudice di Pace compiacente. Il dispositivo delle Sentenze, in questo modo, non poteva che essere favorevole e blindato.
Tutti i componenti dell’organizzazione erano retribuiti secondo il livello funzionale e la tipologia di prestazione svolta; tuttavia il valore del compenso era sempre proporzionale al valore del risarcimento ottenuto. Nel corso dei due anni di attività investigativa è stato accertato che le procedure, consolidate e strutturate, messe in piedi dall’organizzazione, avevano reso oltre 1 milione e mezzo di euro. Il contributo del Giudice di Pace e del Cancelliere aveva trasformato il sistema in una “macchina perfetta” che ogni mese produceva decine di iscrizioni a ruolo di falsi sinistri stradali con la conseguente emissione di sentenze favorevoli.
L’associazione, inoltre, si avvaleva di standard di sicurezza, tecnologici e organizzativi particolarmente performanti, con telecamere a circuito chiuso per il controllo degli ambienti e numerose schede telefoniche per la gestione dei contatti.
Le modalità di interazioni tra i sodali della rete criminale erano inoltre rigide e vincolate, garantendo così l’anonimato dei vertici del gruppo criminale. Per questo, per gli scambi di informazione o la pattuizione dei compensi, venivano impiegati degli intermediari, onde evitare contatti diretti tra i capi e i complici occasionali, avvalendosi di sodali che svolgevano mansioni di livello inferiore. Talvolta, nelle conversazioni venivano adottate tutte le cautele possibili, utilizzando anche allusioni e metafore.
Casalnuovo di Napoli: ambiente, sviluppo, sicurezza, lavoro. I temi dell’evento organizzato da Fratelli d’Italia
Si terrà Venerdì 10 Gennaio alle ore 18 a Casalnuovo di Napoli l’evento promosso e organizzato dalla rete territoriale di Fratelli D’Italia nella provincia a Nord di Napoli.
Un momento di confronto e dibattito sui temi dell’ambiente, lo sviluppo, la sicurezza, i trasporti e il lavoro.
La tappa di avvicinamento alle Elezioni Regionali della prossima primavera metterà sul tavolo le questioni che riguardano una parte consistente del territorio della Provincia di Napoli.
Il dibattito sarà aperto con i saluti del Sindaco di Casalnuovo Massimo Pelliccia e vedrà le presenza del Presidente dell’ASI Giosy Romano, dell’Ingegnere ambientale Alberto Di Buono, del Parlamentare di Fratelli D’Italia Marcello Gemmato e del Senatore Antonio Iannone.
Saranno presenti il Coordinatore Regionale di Fratelli D’Italia Gimmi Cangiano e il Coordinatore Provinciale Nello Savoia.
La rete territoriale sarà rappresentata dai Coordinatori Cittadini di: Afragola, Raffaele Di Maso. Casalnuovo, Massimiliano Cosimo.Volla, Angela Sgritto. Pomigliano D’arco, Nello Pinto. Poggiomarino, Giuseppe Orefice.
Parteciperanno inoltre il consigliere comunale di Casalnuovo Anna Romano e i Dirigenti Pasquale Allocca di Marigliano, Felice Mercogliano di Nola, Raffaele Barbato di Acerra, Andrea Cavucci di Afragola e Giuseppe D’Angelo di Arzano.
L’incontro sarà il primo di altri appuntamenti che la rete territoriale intenderà mettere in campo per ascoltare i cittadini e arricchire la proposta programmatica di Fratelli D’Italia in vista delle imminenti elezioni regionali.
