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Una banda specializzata nelle truffe alle compagnie di assicurazioni di cui facevano parte un avvocato, due giudici di pace, un cancelliere, un medico del Loreto Mare e altri  professionisti. Inchiesta portata a termine con arresti e misure cautelari nonostante le precauzioni degli indagati che si incontravano sempre in ambienti videosorvegliati ed utilizzavano schede telefoniche dedicate da cambiare spessissimo. 

Dieci le ordinanze di custodia cautelare (14 sono gli indagati a piede libero) firmate dal gip al termine delle indagini condotte da pm romani, una pista imboccata grazie alle troppe coincidenze rispetto agli incidenti stradali simulati ad arte che però venivano indennizzati con soldi veri dalle assicurazioni. Le accuse: associazione a delinquere, truffa e falsi seriali. L’inchiesta è stata condotta dal procuratore Roberto Cucchiari e dal pm Roberto Cipolla.

In custodia cautelare in carcere c’è l’avvocato Ciro Gioia, del foro di Avellino con studio al centro direzionale di Napoli e a Mercogliano. Secondo la Procura capitolina è lui la mente dell’organizzazione dei falsi sinistri. In custodia domiciliare il magistrato Luigi Esposito dell’ufficio del giudice di pace di Sant’Anastasia, originario di Cercola  da tempo residente a Sorrento, sotto inchiesta il giudice di pace Marcello De Luca che non è però destinatario di alcuna misura cautelare ma indagato a piede libero. Misura di arresti domiciliari anche per l’allora cancelliere Raffaele Rea e suo figlio, nonché per Mohamed Chamalieh, medico di origini siriane in servizio al Loreto Mare. Secondo i giudici era lui a falsificare referti sanitari, quelli indispensabili per ottenere rimborsi di incidenti mai avvenuti.

Per l’avvio dell’indagine che ha portato agli arresti è stata determinante la denuncia fatta da due avvocati napoletani, entrambi fiduciari di Generali Assicurazioni e da qui è partita l’indagine della Procura di Napoli che ha poi dovuto lasciarla – per competenza – ai magistrati della capitale per la presenza dei due giudici di pace

Arresti domiciliari sono stati disposti inoltre per Salvatore e Nunzio D. R., Margherita D. M. e Adele Di Matteo, collaboratrice dell’avvocato avellinese. A mettere la pulce nell’orecchio agli investigatori sono state anche le tante, troppe, coincidenze rilevate in sinistri che sembravano tutti uguali: tutti incidenti con i presunti responsabili che non si trovavano mai. Tutti costruiti su un unico copione: la falsa vittima veniva investita da un sedicente pirata della strada che poi si dava alla fuga. Un componente dell’organizzazione, con l’incarico di «reclutatore» prometteva un compenso a falsi testimoni, la finta vittima dava mandato all’avvocato e altri membri della “banda” l’accompagnavano in ospedale dove il medico compiacente firmava falsi referti, spesso utilizzando vere radiografie, documenti, addirittura cartelle cliniche sottratte agli archivi del Loreto Mare. I documenti, veri o rubati, erano poi consegnati all’avvocato avellinese che faceva partire la richiesta di risarcimento. Ma questa era la parte, diciamo così, più agevole. Perché se poi occorreva l’intervento del giudice, entravano in scena sia quest’ultimo che il cancelliere. Il primo emetteva le sentenze favorevoli, il secondo aveva il compito di dirottare i fascicoli assegnandoli sempre allo stesso giudice. Sono stati accertati, in due anni di indagine, falsi sinistri che hanno fruttato oltre un milione e mezzo di euro. Molti riportavano, quale scena del falso incidente, la statale 268 del Vesuvio.

Tutti i professionisti coinvolti si sono dichiarati al momento estranei ai fatti e pronti a dimostrare la correttezza delle proprie azioni nel gestire le pratiche di indennizzo.