Boscoreale, ponte via Pompei: pulizia, riqualificazione e abbattimento per il rilancio dell’area

0
Decisivo intervento di Sviluppo e Territorio guidato da Alfonso Longobardi e Bruno Cammarota 
 
Grazie all’impegno di ‘Sviluppo e Territorio’, il Movimento politico fondato da Alfonso Longobardi, e col sostegno del locale club cittadino, coordinato da Bruno Cammarota, importanti notizie giungono oggi per i cittadini di Boscoreale.
Cammarota spiega: “Il ponte di via Pompei che sovrasta la strada è inutilizzato da anni dalla Circumvesuviana e va abbattuto.
Grazie al sostegno del Consigliere regionale Alfonso Longobardi abbiamo avviato una proficua sinergia istituzionale con il Comune e con l’Eav.
In tal modo si potranno programmare le necessarie opere di abbattimento e la conseguente riqualificazione della zona”.
Longobardi e Cammarota aggiungono:
“Nelle scorse settimane abbiamo effettuato un sopralluogo con i tecnici per definire priorità e interventi. 
L’area ora è interessata da azioni di pulizia, così da ripristinare decoro e sicurezza urbana; Eav finanzierà i lavori di abbattimento del ponte e di adeguamento del manto stradale sottostante. La società di trasporti ha inoltre garantito il ripristino del parcheggio e del servizio di illuminazione del piazzale antistante la nuova stazione della Circumvesuviana di Boscoreale. Con la Politica del fare che pratichiamo ogni giorno stiamo dando risposte concrete ai cittadini ed ai pendolari “.

Sant’Anastasia, neAnastasis: “L’altra faccia di concorsopoli: la mancanza di lavoro”

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione dell’associazione neAnastasis sulla questione concorsopoli a Sant’Anastasia. La triste vicenda dei concorsi truccati di Sant’Anastasia è la peggiore risposta che si possa dare ad un problema assai più grave: l’endemica mancanza di lavoro nel Sud.Vale la pena ricordare qualche dato. Secondo un recente rapporto SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno) si stima che negli ultimi quindici anni sono emigrati dal Sud circa due milioni di giovani. Molti di questi sono in possesso di una laurea, o addirittura di un dottorato di ricerca, ossia si tratta di persone altamente qualificate per la cui formazione le famiglie e lo Stato hanno investito ingenti risorse. Paradossalmente, mentre importiamo petrolio a caro prezzo, regaliamo cervelli a paesi che già vantano un PIL elevato. Un fenomeno allarmante, molto più grave dell’immigrazione su cui tanto si specula politicamente. E’ lo specchio di un paese spaccato, un Sud sempre più svuotato della “meglio gioventù”, carburante propulsivo essenziale per far partire lo sviluppo. E se cresce il divario tra Sud e Nord, si amplia anche quello tra Nord e resto dellEuropa. Questi flussi migratori sono la vera emergenza meridionale, ma non l’unica. Un altro dato particolarmente allarmante è quello confermato dall’ultimo rapporto Ocse-PISA (Program for International Student Assessment) che valuta le competenze dei 15enni rispetto alla lettura, la matematica e le scienze. Lo studio viene effettuato in ben 79 paesi per un totale di 32 milioni di studenti intervistati. Purtroppo, anche questi dati confermano una netta spaccatura tra il Nord e il Sud del paese: gli studenti del sud hanno molte più difficoltà con la matematica e la comprensione di un testo. Dati analoghi sono confermati dall’esito dei test Invalsi. Insomma, alle ataviche ragioni che vedono il Sud con un tessuto industriale povero si aggiungono queste nuove minacce: studenti brillanti già formati costretti ad emigrare e tantissimi giovani in possesso di un diploma di scarsa qualità e, per questo, poco spendibile sul mercato del lavoro. Si tratta, evidentemente, di problemi enormi su cui dovrebbe intervenire il governo nazionale con politiche adeguate e gli stessi governi locali di Regioni e Comuni. Ma, su questo aspetto la discussione sarebbe troppo complessa. In questo panorama così difficile è comprensibile che un concorso in un ente pubblico susciti grandi aspettative. La disperazione spinge genitori e parenti a fare qualsiasi cosa, anche a violare la legge e danneggiare chi “santi in paradiso” non ne ha ma che, magari, sono anche più meritevoli. I politici che speculano su questi disagi per raccogliere consensi elettorali, o, addirittura come sembra, denaro, commettono atti gravi non solo per motivi etici e morali. Infatti, reclutare persone giovani in un ente pubblico senza criteri meritocratici condanna l’ente stesso a non dotarsi di persone preparate in grado di far funzionare bene la macchina amministrativa e, quindi, potere rilanciare lo sviluppo locale (preparazione di progetti, ricerca di fondi europei, etc.). Insomma, un cane che si morde la coda. Inoltre, un giovane reclutato illecitamente sarà sempre succube del suo “padrone”. Occorre ricordare, purtroppo, che la speculazione sui posti di lavoro a Sant’Anastasia non è un fatto nuovo. Per molti anni, politici e sindacalisti influenti hanno fatto la loro fortuna politica promettendo posti di lavoro a destra e a manca, sostituendosi così alle regolari agenzie per l’impiego. Per un sindacalista che dovrebbe difendere i diritti dei lavoratori questo è il colmo. Il ruolo di un politico non dovrebbe essere, evidentemente, quello di raccogliere consensi a tutti i costi, scippando anche l’unico strumento di democrazia di una persona, il voto. Semmai dovrebbe lavorare per il bene comune e il futuro della comunità che amministra, usare le sue capacità per crearlo il lavoro. Nonostante le tante oggettive difficoltà, tante sarebbero le occasioni per creare lavoro utile alle persone e al nostro territorio. Senza la presunzione di possedere la bacchetta magica per problemi così difficili e complessi vale la pena ricordare alcune potenzialità dei nostri territori che in questi anni non abbiamo mai visto nelle agende dei nostri politici. Sant’Anastasia ha avuto fino a tempi non remoti una vocazione agricola, anche con la presenza di un piccolo mercato ortofrutticolo. Nessuna delle recenti amministrazioni ha fatto qualcosa di concreto per il rilancio di un’agricoltura di qualità anche in area Parco Vesuvio, un modo questo per tutelare sia il territorio che per rilanciare prodotti tipici locali. Al contrario, in questi ultimi anni i sindaci di Sant’Anastasia hanno parlato alla pancia dei cittadini battendosi contro la zona rossa, o facendosi paladini di coloro che hanno evaso la legge con costruzioni abusive,  puntando così allo sterile e devastante sviluppo del mattone. Nessuna iniziativa pubblica è stata prodotta intorno al progetto  “Vesuvio Verde” (promossa da Gruppo di Azione Locale, GAL, dei comuni vesuviani interni) per organizzare le modalità di valorizzazione e di sviluppo sostenibile del territorio. In un convegno su questo tema organizzato dalla nostra associazione (febbraio 2018) il sindaco Abete, che era stato ufficialmente invitato, si guardò bene dall’intervenire (ad onor del vero partecipò invece la vice-sindaco, Dr.ssa Aprea, ma a titolo personale). Anche l’attività casearia anastasiana non è riuscita a fare quel salto di qualità per valorizzare ulteriormente questi prodotti, fatta eccezione per qualche timida ed isolata iniziativa (ad esempio, il riconoscimento del marchio di qualità della ricotta di fuscella). La presenza del Santuario di Madonna dell’Arco è un’altra occasione persa. Durante ogni campagna elettorale si annunciano grandi programmi sulla cosiddetta Cittadella Mariana per poi archiviarli il giorno dopo. Un Santuario del “500, con annesso un Parco di rara bellezza, come il Parco Tortora Brayda, potrebbe attrarre in modo diverso le migliaia di pellegrini ma anche rendere questo luogo centro di iniziative culturali (congressi, ritiri spirituali, etc) che darebbero linfa a negozi di prodotti locali, a piccoli alberghi e bed&breakfast. Su questo aspetto, occorre riconoscere, purtroppo, che all’incapacità dei politici si è aggiunge la grande assenza dei padri domenicani che potrebbero e dovrebbero fare molto di più per il loro territorio. Il territorio anastasiano e le zone limitrofe hanno altre potenzialità oggi assolutamente disattese. Il Parco Nazionale del Vesuvio potrebbe attrarre un turismo ambientalista minore ma non trascurabile (turismo rurale), evitando che milioni di turisti si concentrino solo alla visita “toccata-e-fuga” del Grande Cono. Al contrario, il comune non riesce nemmeno a tenere pulite le vie di accesso dei sentieri che partono dal centro storico. Esistono poi siti archeologici di grande pregio come la Villa Romana e il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo e il sito termale di Pollena Trocchia. Se i sindaci di questi territori imparassero a “fare sistema”, si potrebbero intercettare finanziamenti europei per rendere usufruibile al pubblico questi siti culturali. In particolare, si potrebbero attrarre, almeno in parte, quei tanti turisti che visitano Pompei e Ercolano, a pochi Km dai nostri territori. E’ evidente che un tale piano richiederebbe l’accordo tra i comuni interessati, la Soprintendenza e le università che stanno curando gli scavi (oltre alle università campane anche quelle di Tokyo e di Oxford). Con un progetto ben scritto e sostenuto da questi enti non dovrebbe risultare difficile intercettare finanziamenti da Bruxells. A corredo di questo sito archeologico servirebbero certamente anche strutture alberghiere ma in un contesto di un progetto generale. Suona strano, invece, che nello stato di abbandono di quel territorio il consigliere Capuano abbia messo in discussione, in prossimità delle elezioni, un PUC in itinere da dieci anni per realizzare alberghi su “specifiche” particelle. E’ evidente che il sospetto che dietro queste operazioni si possano celare mere speculazioni edilizie è concreto. Un altro capitolo, di stretta competenza di un Comune sarebbe l’individuazione delle zone PIP (Piani per Insediamento Produttivi di interesse pubblico) che consentirebbero ai tanti artigiani di non solo di operare in condizioni più idonee ma anche di rilanciare le loro attività. Abbiamo visto, invece, quanta speculazione politica si è fatta negli ultimi decenni sul vecchio piano regolatore e, in particolare sulle zone industriali-artigianali-commerciali-turistiche designate a macchia di leopardo per assecondare interessi di parte. Insomma, se è spregevole che amministratori strumentalizzino la ricerca di lavoro di giovani inquinando dei concorsi pubblici è altrettanto grave la loro incapacità politica-amministrativa per creare un futuro di benessere e di vivibilità per i nostri territori. (fonte foto: rete internet)  

Inceneritore, il vescovo di Acerra: “Pericoloso precedente. Bene ha fatto Costa”

0
“La decisione di bruciare le 600 tonnellate di rifiuti “tal quale” di Napoli nel termovalorizzatore di Acerra ci preoccupa anche perché potrebbe costituire un grave e pericoloso precedente per il territorio. C’è il rischio che ogni emergenza venga risolto in questo modo, facendola pagare sulla pelle dei cittadini dell’area in cui è ubicato l’impianto. Intanto ha fatto bene il ministro Sergio Costa a inviare gli ispettori nell’inceneritore. Un  gesto positivo da parte delle istituzioni”.  Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, rompe gli indugi sulla difficile situazione ambientale che sta coinvolgendo la diocesi e si suoi fedeli che rappresenta. E rompe gli indugi parlando come al solito chiaro e semplice. Del resto il prelato è il tipo che non le ha mai mandate a dire. Ne è la prova quanto è accaduto ieri sera. Di Donna oltre a stigmatizzare questa fase, caratterizzata da una marcata insalubrità dell’aria e dall’utilizzo “spregiudicato”, sia pure previsto dalle norme regionali, dell’inceneritore, ha voluto aggiungere altri elementi alla sua analisi. Secondo quanto riferisce l’ufficio stampa della diocesi il vescovo infatti, nel commentare quanto appunto sta accadendo circa lo smaltimento nell’inceneritore dei rifiuti non trattati prodotti dall’emergenza di Napoli, ha voluto ribadire le frasi pronunciate durante l’omelia di Natale dall’altare del duomo. Eccole: “ Siamo immersi nella notte di una politica sempre più autoreferenziale, lontana dai bisogni dei cittadini. Siamo immersi nelle tenebre dell’indifferenza verso il bene comune. Immersi nella notte dell’inquinamento ambientale. Il problema dei rifiuti è lungi dall’essere risolto, di bonifiche non si parla neppure, le centraline sul controllo dell’aria continuano a sforare, l’inceneritore è ancora lì e non si sa che cosa e quanto bruci. Si, la notte è lunga, troppo lunga”. A ogni modo una tregua c’è. Giovedi sera la Regione ha fatto sospendere l’invio dei rifiuti di Napoli nel forno dell’impianto ubicato al Pantano, fertilissima campagna acerrana visibilmente sfregiata da ogni tipo d’inquinamento. Non si sa ancora bene se ciò effettivamente il frutto di una decisione concordata dalle autorità preposte di Napoli e la Regione Campania o se piuttosto sia scaturita dai controlli fatti scattare nel termovalorizzatore dal ministro dell’ambiente Sergio Costa. Ci sono opinioni divergenti a proposito. Resta il fatto che il territorio a nord est di Napoli rimane come sempre una zona ad alto rischio ambientale.

Rifiuti in strada a Napoli, Legambiente: “non può più essere chiamata emergenza”

“Le immagini che raccontano di paesaggi di cumuli non differenziati in periodi alterni continuano ad essere la cornice della città di Napoli, soprattutto nelle aree periferiche, sono una drammatica realtà che non può più essere chiamata emergenza. Non chiamatelo più ciclo dei rifiuti”. Così, in una nota, Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania parla dell’emergenza rifiuti per strada nella città di Napoli. “Questo è un labirinto che continua ad avere come unica via d’uscita strade secondarie lontane dalla tanto decantata economia circolare. – continua – Semplicemente una situazione indecorosa che mette a rischio anni di sforzi di tanti cittadini e comuni virtuosi che fanno una raccolta differenziata di qualità. E per evitare di sporcare l’immagine e soprattutto per scongiurare una crisi sanitaria i rifiuti tal quale si mandano all’inceneritore senza nemmeno informare i cittadini ricicloni di Acerra che vivono in territorio già martoriato”. “Se questa scorciatoia diventasse la via d’uscita principale sarebbe un passo indietro di decenni a danno del valore che oggi la raccolta differenziata ha assunto in gran parte del territorio campano” conclude. (fonte foto: rete internet)

Inceneritore Acerra: Costa manda l’ispezione. Borrelli: “No anomalie”. Bloccati i rifiuti da Napoli. Stop terza linea a febbraio

Mentre i dati del rilevamento delle polveri sottili (l’ultimo è quello relativo al 9 gennaio) sono ancora molto preoccupanti in particolare per il territorio di Acerra, si arricchisce di nuovi capitoli questa fase dell’emergenza rifiuti a Napoli. Il ministro dell’ambiente, Sergio Costa, ieri sera ha infatti disposto l’invio nel termovalorizzatore degli ispettori ministeriali, che sono quindi entrati nell’impianto insieme con i carabinieri del NOE, il nucleo operativo ecologico. L’obiettivo è stato quello di verificare la correttezza delle operazioni di incenerimento delle centinaia di tonnellate di rifiuto “tal quale” proveniente da Napoli, dove si sta consumando una brutta emergenza sanitaria a causa di una serie di non ancora molto ben chiarite cause tecniche ed organizzative. Gli ambientalisti, ma anche il PD locale, avevano a questo proposito messo tutti in guardia sul rischio che tra i rifiuti di Napoli potessero finire pure quelli pericolosi, che per legge non possono terminare nel forno. Poi però, sempre nella stessa serata di ieri, c’è stato un piccolo colpo di scena, sia pure preceduto da una precisa richiesta del Comune di Napoli. Questo perchè la Regione Campania, su domanda appunto della municipalità partenopea, ha deciso per la sospensione dell’invio nell’inceneritore dei rifiuti provenienti dal capoluogo, che stavano entrando da due giorni nel forno dell’impianto senza prima passare per gli ormai malfunzionanti stir, gli impianti di preparazione del combustibile derivato dagli scarti urbani e destinato al termovalorizzatore. Dunque: nella grande struttura brucia rifiuti non sta entrando più il cosiddetto, quanto temuto, “tal quale”. A confermarlo sono stati stamattina due esponenti dei Verdi della Campania, il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, e Vincenzo Peretti, che hanno a loro volta ispezionato l’inceneritore, forno zeppo di rifiuti compreso, e controllato i dati delle centraline piazzate sui camini. “Premettiamo che siamo contro gli inceneritori e le politiche di incenerimento – hanno precisato i due politici – ma dobbiamo anche far sapere in tutta onestà che non abbiamo rilevato nulla di anomalo nel termovalorizzatore: non c’erano i tanto temuti rifiuti pericolosi e le centraline dei camini riportavano dati del tutto conformi alla legge e per nulla preoccupanti”. Borrelli ha anche riferito che l’A2A ha reso noto un nuovo stop programmato per manutenzione: la terza linea del termovalorizzatore si fermerà dal 14 febbraio al 5 marzo, per venti giorni quindi. Sarà l’ ennesimo  stop dopo quello, più lungo, che per la manutenzione della turbina ha costretto l’impianto a restare in questo caso completamente paralizzato per tutto il mese di settembre e per i primi giorni di ottobre. Intanto i due treni e la nave che le autorità di Napoli sono riuscite a recuperare per smaltire il resto dei rifiuti rimasti a terra nel capoluogo stanno per entrare al lavoro allo scopo di salvare il capoluogo da questa ulteriore emergenza. A ogni modo non è stato ancora reso noto l’esito dell’ispezione ministeriale nell’inceneritore per cui nulla di ufficiale si sa ancora sulla regolarità o meno delle attività dell’impianto effettuate in questi ultimi giorni. Oggi pomeriggio c’è stata una nuova ispezione. Stavolta i carabinieri del NOE sono entrati nella struttura del Pantano insieme con i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia per la protezione ambientale. Si trovano ancora all’interno. Nelle prossime ore se ne saprà di più.

Terzigno: Rotary Club e Rotaract organizzano “l’abito solidale”

0
L'”abito solidale” è l’evento organizzato dal Rotary Club e Rotaract Poggiomarino  Vesuvio Est Distretto 2100 che si svolgerà in Terzigno (NA) presso la sede dell’Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice Piazza Troiano Caracciolo del Sole.  Il nobile obiettivo è di raccogliere fondi destinati all’Istituto religioso Figlie di Maria Ausiliatrice di Terzigno (NA) e alla Rotary Fondation che destinerà il ricavato al progetto Polio Plus finalizzato a contribuire all’eradicazione della poliomielite nel mondo. L’evento consiste nell’offrire cifre a partire da 5 Euro in cambio di abiti nuovi messi a disposizione da aziende private locali del settore. La raccolta si effettuerà Sabato 11 Gennaio 2020 dalle ore 16.00 alle ore 20.30 e proseguirà nei giorni 12, 18, e 19 Gennaio in mattinata dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e nel pomeriggio dalle ore 16.00 alle 20.30.  

Nola, museo storico: Maurizio De Giovanni presenta il suo ultimo romanzo “Nozze”

0
Maurizio De Giovanni presenta il suo ultimo libro “Nozze”. L’autore dei “Bastardi di Pizzofalcone” sarà a Nola oggi, venerdì 10 gennaio, ospite del circolo culturale Passepartout e del “Lions Club Nola Host Giordano Bruno” presieduto da Gaetano Rosario Porcaro. 
L’appuntamento è alle ore 17.30 nel salone del museo storico archeologico di via Senatore Cocozza. All’incontro, oltre all’autorue, interverranno il sindaco Gaetano Minieri e il direttore del museo Giacomo Franzese.
In scaletta anche la lettura di alcuni brani a cura di Gennaro Caliendo.
“Una nuova opportunità per Nola di conoscere, ed apprezzare, lo stile letterario di uno scrittore figlio del Sud che ha saputo trasmettere emozioni e contaminazioni accreditandosi tra gli autori più stimati del panorama letterario italiano – spiegano gli organizzatori – un onore ed un piacere avere Maurizio De Giovanni a Nola che saprà offrire la giusta occasione per un confronto ed un dialogo stimolanti”.
Lo scrittore Maurizio De Giovanni

Acerra, scoperto un altro panificio abusivo. Borrelli e Filosa: “La coppia verrà perseguita duramente. Ci stanno avvelenando.”

0
Nella giornata di ieri 9 gennaio, i Carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, hanno scoperto una coppia, marito e moglie, che producevano abusivamente pane nel seminterrato della propria abitazione ad Acerra, utilizzando come combustibile per i forni anche pedane con chiodi arrugginiti. La coppia è stata denunciata mentre il locale sottoposto a sequestro e il pane prodotto distrutto. “Produrre pane o qualsiasi genere alimentare con materiali che possono gravemente contaminarlo è un vero atto criminale che mette a repentaglio la salute e la vita delle persone. Queste persone, questi delinquenti, ci stanno avvelenando.  La coppia che produceva il pane in modo illegale dovrà essere perseguita duramente.”- hanno commentato così il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e Mimmo Filosa Presidente dell’Unipan l’associazione dei panificatori della campania. Credit foto: web.

Somma Vesuviana, cane di sei anni ucciso da giovane pitbull. La famiglia: “Vogliamo giustizia”

Dodo aveva sei anni, era un simpatico meticcio che viveva libero nel giardino della famiglia Alaia, in via Zingariello. Dodo ha attraversato il “ponte” nella maniera più triste, azzannato e ucciso da un altro cane, il pitbull che da un anno viveva nella casa accanto.  Di questa storia raccontiamo solo i fatti, non sta a noi giudicare di chi sia la colpa. Ci sono esposti all’Asl, alla polizia municipale e ai carabinieri, prima e dopo. La famiglia di Dodo, ancora sconvolta dalla sua perdita, racconta che la vita felice del cane di casa è finita quando nella proprietà accanto è arrivato un pitbull. Da quel momento in poi comincia l’incubo. I pitbull sono cani che possono essere feroci o dolcissimi, ma qui la razza non è in discussione. Fatto sta che i due cani non si piacciono, il pit diventa sempre più grosso e ringhia costantemente contro Dodo. Un giorno riesce ad azzannarlo e a ferirlo all’orecchio. Chiaramente una lotta per il territorio e in questi casi, se non si riesce a tenere a bada il proprio cane, si rischia la tragedia. Da quel giorno, da settembre 2019 cioè, la famiglia Alaia  inizia ad allertare le autorità competenti dall’Asl alla polizia municipale locale all’ufficio competente di Cercola ma, dopo ogni intervento, la situazione si risolveva con un verbale e una richiesta di maggiore attenzione alla proprietaria del pitbull. Per evitare che Dodo si avvicinasse alla rete di recinzione dove c’era l’altro cane, la famiglia Alaia, a malincuore, è stata costretta a tenere Dodo legato. “Volevamo proteggerlo- racconta in lacrime la signora Alaia – volevamo evitare il peggio. Ho implorato più volte l’intervento della polizia municipale e dei veterinari di Cercola ma tutti hanno sottovalutato la situazione. Quel cane è aggressivo e pericoloso e lo sanno tutti, qui ci sono bambini, i miei nipotini e se avesse azzannato anche uno di loro? Noi amiamo i cani, li adoriamo. Adoravamo il nostro Dodo…”.  Il 5 gennaio la tragedia prende forma: il pitbull squarcia la rete di recinzione e azzanna, ferendolo gravemente, il povero Dodo. La scena che si presenta davanti agli occhi del figlio della signora Alaia è a dir poco raccapricciante: il pit azzannava il povero Dodo, ormai agonizzante, e il sangue schizzava ovunque nel piccolo giardino. Le urla strazianti del giovane, l’arrivo della padrona del pitbull che cerca di calmarlo e la corsa disperata verso una clinica veterinaria: tutto accade in un attimo. Dodo viene portato al pronto soccorso della clinica veterinaria di Casalnuovo, dove morirà poco dopo. Il giovane della famiglia Alaia in serata posta una foto del cane agonizzante sul Facebook e dà libero sfogo al suo dolore invocando giustizia. Il post, pubblicato sul gruppo “Succede a Somma Vesuviana”, sarà poi rimosso. Nel frattempo viene sporta denuncia alla caserma dei carabinieri, ai quali sarà dettagliato tutto l’iter dell’ultimo anno e le continue richieste d’aiuto fatte alle autorità competenti. Il pitbull ovviamente viene allontanato  ed è tuttora  presso una struttura adeguata a casi simili. Tra qualche giorno, stando a qualche indiscrezione, il grosso cane potrebbe essere rilasciato e tornare  a casa ma la famiglia Alaia non ci sta. “Ci siamo affidati ad un avvocato, andremo fino in fondo. Non importa quanto tempo ci vorrà ma tutti quelli che sono stati inadempienti dovranno pagare” . Chi ha ucciso Dodo? Il pitbull o la superficialità e l’indifferenza di tanti?

Inceneritore di Acerra, l’allarme di ambientalisti e PD: “Rischi per i cittadini”

  Fumo nero dai camini dell’inceneritore di rifiuti. La foto, impietosa, è stata scattata ieri mattina da un cittadino del posto che l’ha poi fatta girare nel web. E’ un’immagine che sta facendo preoccupare. “Chi deve garantire la nostra salute? Chi ci assicura che tra i rifiuti solidi urbani di Napoli conferiti o ancora da conferire all’inceneritore non si nascondano rifiuti speciali e pericolosi, che per legge non devono essere bruciati?”. E’ questo intanto il dubbio sostanziale avanzato dagli ambientalisti acerrani, guidati da Alessadro Cannavacciuolo, e dal Partito Democratico di Acerra sul via libera allo smaltimento nel termovalorizzatore delle 600 tonnellate di rifiuto tal quale proveniente dal capoluogo in emergenza. In un comunicato i democrat definiscono “inaccettabile questa situazione anche alla luce del fatto che Napoli non si è dotata di impianti intermedi” auspicando che “la Regione Campania inauguri una nuova stagione della gestione dei rifiuti anche attivando le bonifiche e rendendo più chiaro, efficace e trasparente il sistema di controllo della qualità dell’aria”. “C’è un problema di trasparenza – concludono i democratici – che coinvolge pure il ruolo istituzionale del sindaco di Acerra”. Dopo la pubblicazione dei dati allarmanti dell’Arpac sulla qualità dell’aria ad Acerra, relativi al 6 e 7 gennaio, gli ambientalisti hanno presidiato l’ingresso del termovalorizzatore per denunciare l’arrivo di rifiuti direttamente da Napoli, giunti senza passare per il trattamento di tritovagliatura degli stir, ormai in grave sofferenza tecnica. Ma i dati del 6 e del 7 sono stati poi annullati dalla stessa Arpac “per un guasto alla centralina”. “Quando siamo andati a protestare Sapevamo benissimo – puntualizza Cannavacciuolo – che l’inceneritore può anche bruciare il tal quale. Ma chi ci garantisce che nel tal quale non siano finiti anche amianto, rifiuti radioattivi, batterie, mercurio o altro ancora ? A Napoli del resto sta succedendo di tutto. La gente sta scaricando attorno ai cassonetti qualsiasi cosa per cui – si chiede ancora l’ecologista – perché noi che in questi territori facciamo la differenziata e paghiamo la tassa sui rifiuti dobbiamo poi pagare lo sfascio di Napoli”. Gli ambientalisti hanno chiesto e ottenuto l’arrivo, l’altro giorno, nel termovalorizzatore dei carabinieri del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico. Effettuato un controllo sulle attività di smaltimento. Nel frattempo ieri l’Arpac ha pubblicato l’ultimo dato sulla qualità dell’aria di Acerra. I valori hanno sforato anche ieri, ma di poco. Si sono tenuti molto bassi: 53 microgrammi per metro cubo di pm10, 3 microgrammi più del livello massimo consentito. Valori irrilevanti invece nella zona industriale della città.