Sant’Anastasia, al via la II edizione del Carnevale Anastasiano

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Dopo il successo dello scorso anno l’associazione Love for S.Anastasia  ha deciso di riproporre  il Carnevale. 
Nei giorni  21 e 23 febbraio le strade anastasiane saranno  invase da coriandoli  e bimbi festanti , ed in particolare il 21 febbraio ci sarà  la sfilata con tema “Il Giro del Mondo”  degli  Istituti  scolastici che hanno aderito all’iniziativa  (istituto F.D’Assisi/Nicola Amore, Istituto Leonardo Da Vinci, Istituto  Santa Caterina Da Siena).
Il 23 invece ci sarà  la consueta festa in costume in Piazza Arco.
“Quest’anno si aggiunge alla nostra manifestazione un nuovo Istituto scolastico- dice Mimmo De Simone presidente  di Love for – Speriamo che ogni anno il carnevale possa crescere  sempre di più  e radicarsi nelle nostre tradizioni. Un ringraziamento di cuore va ai dirigenti degli istituti scolastici per la loro collaborazione, e un ringraziamento  particolarmente  sentito al nostro sponsor  ufficiale Crisma. Vi aspettiamo  per vivere  insieme il  Carnevale Anastasiano”.
 

Volla, corretta occupazione del suolo pubblico: polizia locale in azione su tutto il territorio

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Riceviamo e pubblichiamo Nei giorni scorsi nuovi interventi sono stati effettuati dalla locale Polizia Municipale, agli ordini del Ten. Col. Formisano Dott. Giuseppe, tesi alla verifica della corretta occupazione del suolo pubblico sull’intero territorio del Comune. A seguito di tali controlli sono stati elevati diversi verbali per violazione dell’art. 20 del codice della strada che sanziona l’occupazione di suolo pubblico senza autorizzazione in via Fraustino, via Rossi, via Dante Alighieri. Elevate le sanzioni principali consistenti nell’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria pari ad €. 173.00 nei confronti degli abusivi il personale della Polizia Locale ha provveduto a richiedere all’ufficio comunale SUAP -sportello unico attività produttive- la chiusura dell’attività commerciale in attuazione della legge 77/97, art. 6, che sanziona l’occupazione di suolo pubblico in violazione di regolamenti comunali o di leggi da parte di operatori di commercio a posto fisso e su aree pubbliche nonché per l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Tale disposizione stabilisce che in caso di recidiva nella predetta violazione, l’ufficio SUAP, dispone, previa diffida, la sospensione dell’attività per un periodo non superiore a tre giorni.  E’ proprio questo che hanno chiesto i caschi bianchi all’ente nel caso in cui le attività commerciali contravvenzionate non si dovessero uniformare al rispetto delle norme vigenti.  In passato già diverse attività commerciali sono state chiuse per inottemperanza all’ordine di rimozione del materiale che occupava illecitamente il suolo pubblico.

Gigli di Nola, patrimonio immateriale Unesco: parte il progetto Savage dell’Università Vanvitelli

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Giovedì la presentazione e l’avvio dei seminari sulla cartapesta Valorizzare i tratti distintivi della  Festa dei Gigli di Nola come tradizione culturale espressione della comunità e promuovere l’arte antica della lavorazione  cartapesta  per tramandarla alla nuove generazioni: parte il progetto SA.V.A.GE. del dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”. Giovedì 20 febbraio la presentazione dell’iniziativa che coinciderà con la partenza dei del ciclo di seminari il primo dei quali sarà dedicato alle tecniche tradizionali della cartapesta, elemento principale della macchina da festa. L’appuntamento è per le 15 nel salone del museo storico archeologico di via Senatore Cocozza a Nola. Ad intervenire saranno il sindaco di Nola Gaetano Minieri, il direttore del dipartimento di Architettura e disegno industriale della Vanvitelli Luigi Maffei ed il direttore del museo Giacomo Franzese. Nella sala Ottaviano Augusto di via Vincenzo La Rocca prenderanno poi il via i seminari che si susseguiranno fino al prossimo 9 aprile e che saranno tenuti da esperti, artisti ed artigiani locali. SA.V.A.GE. nasce dalla partecipazione del dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’Università Vanvitelli di Napoli all’Avviso pubblico della Regione Campania per la “selezione di progetti operativi ed iniziative di studio, didattica o ricerca finalizzati a salvaguardare e valorizzare gli elementi caratterizzanti il patrimonio culturale immateriale della Campania, iscritti nelle liste del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco”. Il progetto punta a rafforzare proprio quegli aspetti che nel 2013 hanno favorito l’iscrizione della Festa dei Gigli di Nola con la Rete delle Grandi Macchine a spalla italiane nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale. Ad affiancare l’Università nella realizzazione delle attività ci saranno il Comune di Nola, la Fondazione Festa dei Gigli, la Rete delle Grandi Macchine a spalla italiane, il museo storico archeologico di Nola, l’Agenzia di sviluppo dei Comuni dell’area nolana, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, la Fondazione ITS BACT, le associazioni MU.S.A e la Contea Nolana.

L’amministrazione  comunale di San Vitaliano aderisce al “Manifesto della Comunicazione non ostile”.

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Un progetto innovativo curato dell’Associazione Parole O-stili che rappresenta un’occasione per ridefinire lo stile con cui si sta sul web e per responsabilizzare gli utenti a scegliere con cura le parole, partendo dal presupposto che i social network, pur essendo luoghi virtuali, non sono un porto franco, ma il centro in cui si incontrano persone reali.
Il via libera è stato sancito con un’apposita delibera proposta dal vicesindaco con delega alla cultura Ivana Mascia.
“Oggi più che mai – afferma l’Assessore Mascia – è necessario dare regole alla comunicazione e tornare ad un linguaggio più corretto e rispettoso in ogni sua forma, principalmente sui social network che sono diventati il canale quotidiano per esprimere odio, frustrazione, diseducazione. Un fenomeno che diventa drammatico – continua il vicesindaco – quando a essere colpiti sono soggetti fragili come gli adolescenti o i personaggi pubblici nello svolgimento delle proprie funzioni o nell’ambito privato. È tempo di contrastare tutto questo partendo proprio dalla comunicazione. Per questo con il Sindaco Raimo abbiamo deciso di aderire alla proposta di ‘Parole O_Stili’ mettendoci in gioco noi per primi, con immagini e parole, a partire dai nostri profili social”.
Il Manifesto è il frutto di un lavoro di partecipazione collettiva a cui hanno contribuito 300 esperti della comunicazione, del marketing, del giornalismo, utenti e appassionati della rete. Con questo provvedimento il Comune di San Vitaliano si impegna a dare attuazione del Manifesto in tutte le attività ed in tutti i canali di comunicazione, non sono online ma anche offline, e a divulgarne il contenuto sul territorio, consapevole della necessità di riportare a un uso corretto del significato delle parole per lo sviluppo di una comunità educante.

La sfida degli anziani…

Il punto di vista delle associazioni del sud

Il contesto complicato

In un contesto complicato e deprivato qual è la nostra regione, è difficile invecchiare, così come è difficile crescere, istruirsi, lavorare. I tanti primati negativi che ci appartengono incidono pesantemente sugli anziani. Abbiamo indossato per molti anni la maglia nera, in Campania, dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Nella misurazione della qualità dei servizi sanitari in Italia, la Campania era all’ultimo posto tra le regioni che scendono sotto la “soglia minima”. La situazione è migliorata, dice con forza il presidente De Luca. “Siamo usciti fuori dal commissariamento” grida con orgoglio. Come non ripensare all’infelice frase dell’ex ministro della sanità, Lorenzin: “I commissariamenti hanno migliorato i conti, ma non il livello delle cure”. Non sapeva che hanno migliorato i conti abbassando il livello delle cure. Lo sanno bene tanti anziani che hanno rinunciato ad esami e analisi mediche, a farmaci e a cure. Non si nutrono in modo adeguato. Vivono in contesti spesso di tale miseria che hanno difficoltà a farsi riconoscere come poveri e quindi destinatari di sostegni vari. Rimangono in casa anche quando non sono più autosufficienti, spesso non per affetto ma per l’indennità di accompagnamento. Anziani a cui, al pari di tanti minori, è tolto il diritto a vivere la propria età. Certo, ci sono anche anziani normali, costretti solo, diciamo così, a continuare a fare i capifamiglia, a farsi carico di figli e nipoti. E infine c’è una piccola quota di anziani che aspirano a una vecchiaia serena, desiderosi di apprendere e viaggiare.

Il problema delle risorse

Per tutti questi anziani, soprattutto per i più disagiati, ci adoperiamo e c’impegniamo nella realizzazione di un patto sociale, fondato su solidarietà, partecipazione, inclusione sociale. Le risorse a disposizione sono modeste, troppo modeste, soprattutto al Sud. E se le cose vanno male nel pubblico, figuriamoci nel terzo Settore che ha un ruolo importante, ma sussidiario. Difficilmente ci sono per noi convenzioni o affidamenti. Lo strumento diffuso di finanziamento è il progetto. Con il quale esprimiamo la nostra visione, i nostri punti fermi. Così, almeno per la durata del progetto possiamo sognare e sperimentare. Al centro c’è la persona. Donne e uomini: non beneficiari o assistiti, ma cittadini sostenuti da noi mentre esercitano i loro diritti. Spesso ci si arroga il diritto a rappresentare i propri “assistiti”, ignorando a volte le loro vere esigenze. Non solo bisogni materiali. La nostra assistenza che definiamo “leggera”, come accompagnare una persona in una passeggiata, leggerle una poesia, coinvolgerla nella cura di un’aiuola pubblica, può venire prima di tante altre.

Un impegno politico “accentuato”nelle associazioni del Sud

C’è un impegno politico accentuato nelle nostre associazioni del Sud, lo ammettiamo. Dipende dalla nostra storia e dalla voglia di riscatto. E poi c’è la nostra convinzione che gli anziani sono chiamati a svolgere una funzione importante nel cambiamento della società che tutti auspichiamo. Lo diciamo dalla Campania, al momento ancora la regione più giovane del paese, ma dove ampie schiere di ex giovani si avviano speditamente verso la terza età. Considerando le loro caratteristiche, e cioè più istruiti, meno “usurati” fisicamente, più disposti alla partecipazione e alla vita sociale, occorrono vere e proprie scelte politiche per l’invecchiamento attivo: promozione della cultura di prevenzione, educazione permanente, volontariato di comunità. E così quella che potrebbe sembrare un’emergenza demografica e un costo sociale si rivelerà una grande risorsa per la nostra regione, per tutto il paese e per la democrazia.

Somma Vesuviana, Rianna:”Castiello vice sindaco? Un assessore che non ha dato risultati degni di nota”

Riceviamo e pubblichiamo la  dichiarazione del consigliere di opposizione Salvatore Rianna sulla nomina del Vice Sindaco Giuseppe Castiello “Dopo la revoca del Vice Sindaco Maria Vittoria Di Palma e in attesa di assistere ad altri avvicendamenti in Giunta, non posso che esprimere sconcerto per l’incarico di Vice Sindaco conferito ad un Assessore che finora ha gestito deleghe importanti senza risultati degni di nota. Si è distinto, infatti, per una gestione indecorosa del Cimitero comunale dove continuano a regnare degrado e atavici problemi, per l’invisibile gestione del Patrimonio comunale, per sporadiche iniziative in tema di Ambiente dove si ricorda l’adesione al protocollo Plastic – Free, esistente soltanto sulla carta poiché nelle manifestazioni patrocinate dal Comune (come è accaduto, e ne abbiamo documentazione, alla Festa dello Stoccafisso e del Baccalà) piatti e bicchieri di plastica dilagano. Rispetto poi alle deleghe al Verde Pubblico e all’Arredo Urbano, è sufficiente percorrere le strade della Città per farsi un’idea del fantasmagorico impegno profuso fin qui, ma anche sulla delega alle Politiche Energetiche, più che a una svolta, siamo all’Anno Zero. Il sindaco Di Sarno, a fronte di questa ectoplasmica gestione, ha pensato bene di promuoverlo Vice Sindaco, un ‘secondo’ il cui primo atto è stato quello di prorogare lo Staff, argomento sul quale, prestissimo, avremo tanto da dire.

Il Punto di Vista di Fiore di Palma su…Santa Maria a Castello (Somma Vesuviana)

Il contributo di Fiore Di Palma alla rubrica “Il Punto di Vista”.

Giuste tutte le opinioni e le riflessioni che ognuno egregiamente espone sulla questione che imperversa nella località di SANTA MARIA a CASTELLO, importante è capire però quali strumenti usare e quali organi investire di queste situazioni incresciose e contestualmente chiedersi il motivo del non funzionamento delle stesse.

In primis c’è il Parco Nazionale del Vesuvio, che come interessamento e salvaguardia e tutela del territorio è l’istituzione di maggior importanza, (visto che Santa Maria a Castello ricade nel cuore del Monte Somma) in itinere ci sono dei progetti che riguardano l’istituzione di un check point informativo proprio in detta località e il ripristino di tutti gli stradelli ricadenti nel nostro territorio. Perché non si avvia questo progettualità?

Il GAL Vesuvio che insieme ad altri gal si pongono come intermediari tra i finanziamenti europei e le aziende del territorio di appartenenza avente come scopo la tutele e la conservazione del patrimonio naturale, all’interno del Consiglio di Amministrazione del GAL Vesuvio vi è un rappresentante nominato dalla nostra amministrazione ed un Assessore con il doppio incarico. La domanda nasce spontanea: che progetti e che impulsi sono stati fatti dai nostri rappresentanti per il nostro territorio al di là dei Bandi di partecipazione di rito pubblicati?

Infine le Paranze, gruppi di amici che hanno l’onere e l’onore di conservare e trasmettere le tradizioni culturali legate alla Madonna di Castello ed alla nostra Montagna. Dove sta la loro sensibilità verso questo problema? Si pensa (giustamente) solo alla decennale processione nel paese della Madonna ma poi tutto finisce o meglio si pensa al prossimo bicchiere di Catalanesca da bere alla prossima tarantella.

La nostra Amministrazione che ruolo ha nei confronti di questi organi? Cosa ha fatto e cosa sta facendo in merito? Sarebbe il caso di conoscerlo. Nel momento in cui c’è sinergia tra i vari organi paranze comprese, possono arrivare risposte soddisfacenti, altrimenti, sarà solo il Parroco del Santuario a suonare le campane e le opinioni di ognuno ubriacate di Catalanesca.

Il Punto di Vista di Antonio Polise su…Santa Maria a Castello (Somma Vesuviana)

Il contributo di Antonio Polise alla rubrica “Il Punto di Vista”. Di Santa Maria a Castello si parla solamente in campagna elettorale o durante le feste del tre di Maggio, nel primo caso i contendenti politici fanno a gara nel promettere una costante manutenzione dei laghi, un nuovo piano di ristrutturazione della piazza panoramica o un modo più efficiente nella gestione dei sentieri e dei luoghi di culto oltre a rendere più sicuro il luogo la sera ed impegnarsi onde evitare un ulteriore dissesto idrogeologico, queste sono e rimangono soltanto sterili parole senza mai un seguito concreto; nel secondo caso Santa Maria a Castello viene presa in considerazione per quei pochi giorni di maggio in cui si celebrano le feste della montagna. In tutti e due i casi sia i politici che i cittadini hanno una visione periferica e decontestualizzata del luogo. Io a Santa Maria a Castello ci sono cresciuto e ci vivo quotidianamente e posso affermare che questo posto è molto di più di quello che si pensa, chi come me vive la montagna nella sua quotidiana trasformazione stagionale può sottolineare che stiamo parlando di un logo a dir poco magico in cui i cicli della natura fanno comprende la poesia delle piante di alloro che crescono a prescindere dai rovi o delle querce che non conoscono il concetto del tempo e lo vivono all’infinito. Quello che vorrei che comprendesse il lettore è che Santa Maria a Castello è un luogo come pochi e può insegnare tanto alle persone che vogliono ascoltare l’armonia della natura. Per incentivare questo enorme valore del parco nazionale del Vesuvio non ci vuole poi tanto, basterebbe una chiara linea politica e una collaborazione più stretta tra i cittadini attivi di Somma. Oggi lo stato dei fatti è a dir poco pietoso, tutto è lasciato al completo abbandono e nessuno (cittadini compresi) fa nulla per smuovere le coscienze. Alcuni anni fa abbiamo assistito agli enormi incendi che hanno devastato il monte Somma, beh io non ho visto nessun politico (che solo pochi giorni prima si era sgolato, in campagna elettorale, per vantare il proprio legame con la montagna sommese), oltre il sindaco Di Sarno, prodigarsi in prima persona o con comunicati di supporto verso gli abitanti di Santa Maria a Castello. Il mio punto di vista è che delle parole non mi fido più, mi fido solo di quello che riesco a fare io e gli altri cittadini di buona volontà che come me voglio scorciarsi le maniche e mettersi in prima linea, a prescindere dalla politica o dagli interessi personali. Sono convinto che la politica potrebbe dare tantissime risposte, anche con la semplice manutenzione ordinaria dei luoghi, ma non fa nulla perché chi siede negli scranni di palazzo Torino non vive con amore e dedizione il proprio territorio. Solo quando un gruppo di cittadini attivi farà sentire la propria voce la politica attuale si troverà in seria difficoltà perché avrà, finalmente, un interlocutore serio e deciso con cui interagire. Antonio Polise    

Il Punto di Vista di Mario Barra su…Santa Maria a Castello (Somma Vesuviana)

Il contributo di Mario Barra alla rubrica “Il Punto di Vista In tutta onestà, frequento poco la Montagna. Ci vado non più di due, tre volte l’anno, per lo più nel periodo di inizio Primavera, quando a Somma ci sono le Feste dedicate alla Madonna di Castello. Non posso dire, quindi, di essere un testimone quotidiano dello stato in cui versa la Montagna e, più in particolare, la zona intorno al Santuario di Santa Maria a Castello. Nonostante questo (o magari proprio per questo), non faccio fatica a rendermi conto di quanto negli ultimi (parecchi) anni, la situazione sia andata peggiorando. Quando ero bambino negli anni 80, ricordo che si pensava alla zona di “Castello” come un posto “bello”, dove alla visita al Santuario si poteva associare qualche ora di svago nel verde, respirando un po’ di aria buona (quell’aria, si dice, apprezzata anche da storiche dinastie reali che hanno regnato su Napoli). Oggi francamente, credo sia diventato difficile poter guardare ancora quel luogo allo stesso modo (il confronto con zone simili di paesi limitrofi è, al momento, imbarazzante). La zona è diventata purtroppo “di confine”, nell’accezione peggiore: una specie di quartiere periferico in salita, a cui si può prestare poca attenzione, perché, in fondo, a pochi interessa veramente. Ci sono alcuni spazi senza più cura, a partire da una piazzetta sfregiata negli anni passati da una mal riuscita operazione di arredo urbano che, nel mezzo, vi montò un belvedere in legno, dalla vita brevissima e finito per essere l’ennesimo simbolo di soldi pubblici non spesi adeguatamente (eufemismo). C’è una timida pineta, mai veramente diventata un luogo che si possa considerare pulito e sicuro per passare qualche ora in pace e consumarvi un pasto all’aperto in tranquillità.  C’è la strada che gira attorno al costone (in alcuni punti malfermo) dove sorge il Santuario, una strada che ormai tutti identificano solo come il più conosciuto rifugio per coppiette, molte delle quali dimostrano di aver ancor meno rispetto del luogp per il modo in cui lo lasciano sporco. C’è poi il sentiero sterrato da cui ci si incammina al Ciglio (la vetta del Monte Somma,) ancora più caro a chi come me fa parte di una Paranza ma che purtroppo è spesso uno dei posti più sfregiati dall’immondizia. C’è la stessa Montagna, con diverse problematicità idrogeologiche di cui forse non comprendiamo bene ancora la portata (e che meriterebbero un approfondimento a parte). C’è la strada principale che dal Centro porta a Santa Maria a Castello, con un destino sempre incerto tra marciapiedi che tendono progressivamente a scomparire e pali dell’illuminazione dall’aspetto malsicuro. Restano alcuni ristoratori, che probabilmente debbono fronteggiare anche un cambiamento nei gusti delle persone e nel fatto che non si fanno più le “feste” di prima.  Qualche ristorante è anche fallito (da anni) e rimane a memoria dei tempi che furono (tempi, molto probabilmente, con qualche eccesso edilizio di troppo). Resta, insomma, un patrimonio storico e naturalistico, oggi in crisi e che rischia seriamente di diventare (definitivamente, perché in certi momenti lo è già) una terra di nessuno. Non sarà facile invertire la tendenza. Possiamo contare forse su poco, ma qualcosa di buono c’è. Anche se lentamente, io credo che la consapevolezza dell’importanza storica e culturale dei luoghi stia crescendo in molti, così come un sentimento di rispetto e conservazione verso la Montagna. Alcuni continuano a lasciare rifiuti, ma le Paranze del Monte Somma, ad esempio, hanno cominciato a mutare atteggiamenti, in passato, discutibili. Ogni anno le Paranze stesse organizzano una giornata di pulizia della Montagna e dei luoghi di Castello, in cui intervengono decine di volontari. Un luogo della Montagna “e Gavete”, non lontano da Santa Maria a Castello, è stato salvato (letteralmente, senza nessuna enfasi) da un gruppo di persone che ne ha fatto il posto in cui celebrare la propria giornata in onore di Santa Maria a Castello.  Un altro gruppo cura un angolo adiacente alla strada principale dove c’è una piccola bocciofila, diventata luogo di ritrovo per diverse persone. Qualche mese fa, alcune associazioni hanno organizzato un bellissimo evento, con l’intervento di studiosi accademici che hanno ricordato ai molti presenti la storia e l’importanza, tra gli altri, del Castello normanno-angioino che dà il nome alla località di cui parliamo. E’ un processo lento e che forse, mi rendo conto, non incide ancora realmente sul comportamento della maggioranza delle persone. Però è un seme da coltivare e da cui ripartire. Bisogna che tutte le forze della città, quelle religiose, politiche, economiche, quelle (forse, soprattutto quelle) legate ad associazioni di cittadini e paranze, facciano in modo da unire e concentrare sforzi nella stessa direzione. Bisogna fare squadra (cosa culturalmente un po’ avversa a una qualche nostra mentalità locale). Qualche iniziativa in questa direzione so essere già in atto e, speriamo, possa trovare una realizzazione compiuta a breve. Personalmente, nell’immediato, credo vada costruito un progetto condiviso e con una visione a lungo termine, nella quale il “Parco del Vesuvio” debba essere visto come l’istituzione fondamentale con cui cooperare. Leggo spesso (anche su questo giornale) di progetti di recupero di alcuni sentieri vesuviani, ma a Somma non si è visto ancora nulla. Bisogna fare in modo di tornare a guardare la zona di Castello come un posto bello in cui andare molto più spesso (è un invito che rivolgo a me stesso per primo) facendo possibilmente l’uso quanto più corretto e essenziale delle auto. Nel principio di questa nuova visione, bisognerà tenere ferme le fondamentali regole di tutela del territorio e delle sue caratteristiche paesaggistiche, rimanendo intransigenti nel farle rispettare (come forse in passato non è accaduto sempre). E’ un compito difficile ma che, nella specificità dei ruoli e delle competenze di ognuno, dovrebbe essere per tutti un’irrinunciabile guida per il futuro.                                                                      Mario Barra

Il Punto di Vista, la nuova rubrica del Mediano.it

Da sempre è questione di…punti di vista. Ed è così che si chiama la nuova rubrica del Mediano.it che parte oggi. L’idea è semplice: un argomento, le riflessioni di due o più persone, con l’intento di stimolare il dibattito. Sarà, questo, uno spazio nel quale si potrà parlare di tutto, dal randagismo alla fatiscenza degli edifici scolastici, dal degrado degli spazi urbani alla mancanza di strutture sportive. E non sarà necessariamente un punto di vista limitato alla realtà locale di Somma Vesuviana. Per la prima uscita vi proponiamo tre punti di vista su un «pezzo» importante della città: Santa Maria a Castello. C’è chi come Mario Barra (leggi qui) individua un seme di positività nelle Paranze e auspica che germogli in un progetto condiviso con altre istituzioni; C’è chi come Antonio Polise (leggi qui) in quella zona ci è cresciuto e che delle «parole» non si fida più; C’è, ancora, chi come Fiore Di Palma (leggi qui), si pone delle domande e infine giunge alla conclusione che – parroco a parte – forse non ci sarà chi «suona le campane». Non ci sarà forse cioè chi riuscirà a ridare a quell’angolo di Somma Vesuviana, che avrebbe tutte le potenzialità per essere indicato come piccolo frammento di paradiso, per il panorama, per il verde, per l’atmosfera, una nuova vita e un nuovo decoro.