Somma Vesuviana e il colera del 1884

La più violenta delle varie pandemie che hanno interessato le nostre
contrade è senza ombra di dubbio quella del colera nel 1884. La sua
influenza – afferma lo storico Domenico Russo – modificò ampiamente la
storia civile e lo sviluppo economico di Napoli e della intera provincia.
Napoli pagò il tributo più alto con 17420 casi e 6999 morti. Il sistema idrico della città di Napoli era, purtroppo, contaminato da condotti fecali. Tale emergenza costrinse il Parlamento nazionale a stilare  un provvedimento speciale, che si tradusse subito in una legge per il risanamento della città di Napoli del 15 gennaio 1885. A Somma – come riferisce il Dott. Domenico Russo – si ebbero solo nove casi, dei quali solo 3 mortali. I registri cimiteriali consultati riportano 5 casi mortali, mentre negli atti del Consiglio comunale del 24 ottobre del 1884, si annotano 6 casi, dei quali 4 erano di sicura importazione partenopea e 2 per l’età decrepita. Certo è che la città di Somma non fu molto colpita dalla malattia, a differenza degli altri Comuni della Provincia che, invece, riportarono quasi 8000 morti. I casi, nella città di Somma, si verificarono in via Tirone, via San Domenico, strada Trivio ed al Casamale in via Castello. Ben due dei 5 casi erano commercianti di frutta che avevano contratto, quasi certamente, l’infezione durante i loro viaggi a Napoli. Nella riunione di Giunta municipale del 30 novembre 1884, Sindaco Michele Troianiello, si deliberò di stanziare la cospicua somma di Lire 180 per soccorrere le poche famiglie colpite. Oltretutto, fu stanziata la somma di Lire 66 per lo spazzamento delle vie pubbliche. La spesa sanitaria fu a completo carico del Municipio, ed in particolare per quella farmaceutica furono pagate determinate somme ai farmacisti Angrisani Gennaro e Tuorto Francesco. Per le spese di disinfezione, furono acquistati 2 quintali di cloruro di calce da usarsi per l’imbiancatura di case e, verosimilmente, per l’inattivazione delle feci, come ci conferma lo storico appassionato Russo. Altre 45 lire furono stanziate per il pagamento della fornitura di latte di asina ai poveri. All’epoca quasi tutte le unità abitative erano costituite da un basso e da una sola camera. Questi locali, oltre ad essere imbiancati, furono sottoposti a vapori disinfettanti (suffumigi). Addirittura la famiglia di tale Maiello Alfonso fu segregata fuori del proprio abitato in una altra casa, sotto la custodia di due guardie campestri (polizia municipale dell’epoca), perché provenienti da Marsiglia. Questo caso evidenziò la lungimirante misura di profilassi che l’Amministrazione cittadina perseguì, se si considera, inoltre, che la pandemia del 1884 arrivò in Italia dalla Francia Meridionale ed in particolare da Tolone. In data 28 dicembre 1884 la Giunta comunale deliberò , ancora, forti spese per l’impianto di un lazzaretto nel soppresso Convento di Santa Maria del Pozzo, dove furono rimodernati 21 vani con restauri all’intonaco e totale biancheggiatura. L’epidemia del colera del 1884 costituì per Somma, come per tutti i paesi viciniori, un avvio verso la ristrutturazione urbanistica e, principalmente, l’avvio per il miglioramento delle condizioni sanitarie e sociali. Ben presto tale fenomeno si attenuò, se si considera che solo nel 1913, dopo ben due altre epidemie coleriche del 1893 e 1911, fu inaugurato finalmente l’acquedotto del Serino a Somma Vesuviana. Il dott. Russo conclude il suo lavoro,  affermando che gran parte del successo della bassa mortalità dell’epidemia in città fu dovuta al fervore degli amministratori dell’epoca ed alla bravura sopratutto di due medici condotti (comunali): Domenico Angrisani e De Falco Mario. Alla loro  memoria,  il Dott. Alberto Angrisani propose, nel 1935, di intitolare due strade del paese.

Coronavirus a est di Napoli: contagi a Marigliano e Cisterna. Attesa per Brusciano

Il primo caso di Coronavirus in provincia di Napoli era stato registrato il 29 febbraio, a Pomigliano, uno dei centri più importanti e popolati dell’area metropolitana a oriente del capoluogo. Poi però in questa parte dell’area metropolitana c’è stata una sorta di tregua. A un certo punto sembrava che il virus volesse risparmiare questa zona. Fugace illusione: c’è un’improvvisa impennata del contagio. Ieri due tamponi sono risultati positivi. Uno riguarda una persona di Castello di Cisterna, piccolo comune di 7mila abitanti adagiato sul lato est della più grande Pomigliano, di cui è praticamente un rione. Il sindaco del paese, Aniello Rega, è preoccupato. “Ora non posso parlare, sono in riunione”, ha detto in serata, dopo le 21, al telefono, dopo aver confermato il contagio nel territorio che amministra. L’altro caso riguarda un uomo di Marigliano, 30mila abitanti, tornato a casa a febbraio, dalla Lombardia. “E’ in quarantena da allora e con lui si trova in quarantena tutta la famiglia”, ha dichiarato il sindaco, Antonio Carpino. Carpino ieri ha anche annunciato che una persona che aveva avuto contatti con il suo concittadino ora accusa dei sintomi. Si tratta di un giovane uomo della confinante Brusciano, comune di 15mila abitanti che fa da collante tra Castello di Cisterna e Marigliano.”Il risultato del tampone praticato al mio concittadino sarà reso noto domani pomeriggio”, ha fatto sapere ieri sera il sindaco di Brusciano, l’avvocato Giuseppe Montanile. Il virus sta dunque punteggiando il tracciato della vecchia nazionale delle Puglie, tra Pomigliano e Nola.  Preoccupazione anche qualche chilometro più a sud ovest, sulle pendici del monte Somma, versante settentrionale del Vesuvio. Qui un altro contagiato: è un operatore del reparto di igiene mentale dell’ospedale Apicella di Pollena. Il reparto è stato chiuso. Sono 100 i contagiati da Coronavirus in Campania, 45 in provincia di Napoli. Due i morti. Oltre 7mila i contagiati in Italia. Per un totale di 366 morti.

Scuole chiuse per Coronavirus: teppisti a Casalnuovo. Scatta l’allarme vandalismo

Dopo l’atto di vandalismo che nella notte tra sabato e domenica ha colpito l’istituto comprensivo Viviani di Casalnuovo, nella frazione di Casarea, ci si chiede come sia possibile difendere dalla violenza cieca e dal cinismo dei ladri le 2119 scuole pubbliche di Napoli e provincia. Scuole che almeno per il momento, stando alle disposizioni attuali sulla prevenzione del contagio da Coronavirus, dovranno restare chiuse fino al 15 marzo. E’ un numero enorme quello degli immobili da difendere: 991 scuole dell’infanzia, 844 tra scuole elementari e medie e 284 istituti superiori. Moltissimi di questi edifici non hanno un custode e sono ubicati in zone difficili, dove la violenza quotidiana di ogni tipo è piaga da decubito. Ieri però il sindaco di Casalnuovo ha tentato di lanciare un segnale di riscossa con un appello sui social. “Nel momento in cui si chiede maggiore responsabilità, qualche idiota ha pensato bene di vandalizzare la scuola di Casarea.- ha scritto Massimo Pelliccia – ma non vincerete mai, noi non ci fermiamo. Tutto sarà rimesso a nuovo”. Per stamattina il sindaco di Casalnuovo ha convocato un comitato straordinario. Il primo cittadino ha promesso un rafforzamento dei controlli. Ma i segnali sono poco confortanti. nella notte tra domenica e lunedi i vandali avevano già colpito, a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta: fori uso l’elementare Rondinotti. Ed è allarme anche nel resto della penisola. L’altro ieri sono stati danneggiati una scuola elementare di Foggia e un istituto superiore in provincia di Ancona.

Acerra, i vigili urbani denunciano il titolare di una ludoteca per inosservanza dei provvedimenti contro la diffusione del Coronavirus

0
All’interno del locale una festa con concentrazione di bambini. Denunciato dai vigili urbani di Acerra un esercente – titolare di una ludoteca – per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità contro la diffusione del Coronavirus.
Secondo quanto riferito dagli agenti della Polizia municipale di Acerra, all’interno del locale, si stava svolgendo una festa, con bambini, con concentrazione di persone che non rispettava le norme che disciplinano l’accesso e l’assembramento nel locali commerciali, senza contingentamento delle presenze e senza rispettare le necessarie distanze, come prescritto dalle disposizioni normative. La polizia municipale di Acerra continua ad effettuare i controlli per verificare il rispetto delle norme contro la diffusione del Covid-19.
Per tutta la mattinata, inoltre, si sono susseguiti gli appelli del Sindaco Raffaele Lettieri “ad avere dei comportamenti responsabili e non superficiali per evitare la diffusione del
contagio. La mancata osservanza di questi obblighi – specifica il primo cittadino –
costituisce un reato e sarà sanzionato. Evitate comportamenti irresponsabili per la tutela
della salute di tutti, soprattutto dei nostri anziani. Collaborate per affrontare con
ragionevolezza un problema serio”, ha concluso Lettieri.
Si ripete anche l’appello ad attenersi alle comunicazioni ufficiali che provengono dal
Ministero della Salute e dagli organi istituzionali per evitare che si diffondano notizie
parziali e senza fondamento scientifico, che portano ad allarmismo e psicosi.
Contributo foto: web.

Boscoreale, martedì regolarmente la fiera settimanale. Decise rigorose misure di sicurezza igienico sanitaria

0
Si è svolta nella sede comunale una riunione con i rappresentanti dei commercianti ambulanti della fiera settimanale, convocata dal sindaco Antonio Diplomatico per condividere azioni e iniziative a tutela della salute pubblica in questo periodo di emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del virus Covid-19.
Sono state esaminate tutte le problematiche e si è deciso di consentire lo svolgimento della fiera con attuazione di adeguate misure di sicurezza igienico sanitaria.
I commercianti monteranno gli stand adeguatamente distanziati ad evitare la calca, vigilando che non vi sia affollamento e facendo rispettare le distanze di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Presso ogni stand metteranno a disposizione degli utenti liquidi disinfettanti per l’igiene delle mani, e in quelli che somministrano alimenti distribuiranno guanti monouso. In ogni stand sarà affissa una locandina indicante le misure igienico sanitarie dettate dal Ministero della Salute.
I servizi igienici a disposizione degli utenti dovranno essere preventivamente e costantemente igienizzati e sanificati, dotati di liquido disinfettante, e l’accesso dovrà essere regolamentato di modo che non vi sia affollamento all’interno.
Sarà rafforzato il controllo con operatori della polizia municipale per vigilare, con il dovuto rigore, sulla corretta attuazione delle misure stabilite.
“In via prudenziale abbiamo concordato adeguate e rigorose misure di sicurezza igienico sanitaria che allo stato ci permettono di poter consentire lo svolgimento della fiera settimanale – spiega il sindaco Antonio Diplomatico -. Ovviamente confidiamo anche nella imprescindibile collaborazione dei cittadini che devono avere la pazienza e il buonsenso di rispettare senza deroghe le misure stabilite. Abbiamo optato per lo svolgimento della fiera – continua il sindaco – considerando anche l’adeguatezza dell’area mercatale che in termini di spazi permette l’attuazione delle misure.
Tuttavia, resta inteso che se malauguratamente dovesse verificarsi sul nostro territorio un caso di positività al coronavirus, o per nuovi decreti, sarà adottato immediato provvedimento di sospensione della fiera e chiusura dell’area mercatale”.
Contributo foto: web.

Somma Vesuviana, questione staff del sindaco, Somma Futura e FI:“I fatti smascherano le bugie”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dai gruppi consiliari Somma Futura e FI. “La rabbia e il livore con i quali alcuni esponenti della maggioranza stanno rispondendo alla nostra denuncia pubblica sul fatto che nello staff del sindaco (costo totale: 100mila euro) lavora anche la moglie del sindaco stesso, dimostra una sola cosa: avevamo ragione noi”. Così il gruppo di minoranza “Somma Futura” interviene sulla questione dello staff del sindaco, nel quale lavora anche la moglie del primo cittadino. Spiegano i componenti del gruppo: “Tutto questo affannarsi ad accampare scuse, a raccontare una realtà falsata dimostra che noi abbiamo colto nel segno: questo staff, così come è strutturato, è inopportuno e moralmente sbagliato. Basta far parlare le date”. I consiglieri ricostruiscono, poi, puntualmente la vicenda: “Il 17 gennaio il gruppo Somma Futura protocolla una richiesta di chiarimenti sullo staff del sindaco. Il 19 febbraio il segretario generale rende noto l’elenco degli staffisti. Scopriamo che sono gli stessi nominati due anni prima (tramite selezione) e che tra loro c’è l’attuale moglie del sindaco (due anni fa non erano marito e moglie). Il 20 febbraio il sindaco con un post su facebook difende l’operato degli staffisti ma non dice che tra loro c’è la moglie. Lo stesso giorno, il 20 febbraio, la moglie del sindaco produce un’istanza per devolvere il suo stipendio a progetti di utilità sociale del Comune. Non sappiamo se tale istanza andrà a buon fine: stiamo aspettando, proprio come la moglie del sindaco, una risposta dai dirigenti competenti.  Di certo, l’improvviso slancio benefico del sindaco e della moglie nasce dopo che noi abbiamo sollevato la questione. Oltre un mese dopo la nostra richiesta. Prima non ci avevano pensato, prima non volevano fare beneficenza, prima se ne sono fregati dei progetti di utilità sociale: i fatti sono questi e non si possono smentire. Così come è un fatto che tra gli staffisti ci sono persone che si sono candidate nelle liste dell’attuale sindaco. Questo non lo dicono: ebbene, lo diciamo noi. Del resto, noi facciamo il nostro compito: l’opposizione. Lasciamo agli altri l’acredine, l’odio, il rancore. Abbiamo il dovere di vigilare sull’operato dell’amministrazione comunale e di informare i cittadini. Lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo e lo faremo ancora”  

Pollena Trocchia, presunto caso nell’unità di Igiene Mentale. Il sindaco:”avviata la profilassi”

«In riferimento all’emergenza “nuovo coronavirus”, onde fugare il campo dalla diffusione di voci e informazioni frammentate e inesatte, si ritiene opportuno avvisare la cittadinanza circa il rilevamento di un presunto caso positivo di un operatore sanitario della locale unità di igiene mentale. Per il soggetto in questione, non residente nel nostro comune, così come per le persone con cui è venuto in contatto, è stata già attivata la profilassi specifica prevista dal caso sotto stretta sorveglianza dell’Asl». Queste le dichiarazioni del sindaco di Pollena Trocchia, Carlo Esposito, che in queste ore firmerà un’ordinanza per ribadire le prescrizioni del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) e dell’ordinanza del Presidente della Regione Campania, entrambe di data odierna, e disciplinare l’accesso alla casa comunale e ai pubblici esercizi.

Lucio Battisti, Mina e quegli otto minuti entrati nella leggenda…

Il cinque marzo Lucio Battisti avrebbe compiuto settantasette anni, il venticinque, sempre di questo mese, Mina ne compirà ottanta. Vogliamo celebrare questi due miti della canzone riproponendo la storia di un episodio che ha fatto epoca e che li ha visti protagonisti per la prima e unica volta insieme, in diretta televisiva. Nei primi anni Settanta la scatola magica della televisione aveva già fatto il suo progressivo ingresso in moltissime case, sostituendo nelle famiglie italiane il valore simbolico e aggregante dell’antico focolare domestico. Oltre alla meritevole opera di alfabetizzazione, informazione e acculturazione popolare (con la stretta attualità garantita dal telegiornale, tantissimo teatro, una lunga serie di teleromanzi sceneggiati dai classici della letteratura mondiale e una documentaristica di livello eccellente, realizzata da personaggi dal grande spessore culturale come Roberto Rossellini, Mario Soldati e Ugo Gregoretti), la televisione iniziava a diffondere benessere a piene mani con i suoi sonanti gettoni d’oro, soprattutto grazie ai telequiz come Rischiatutto, importato dagli Stati Uniti dall’affermato Mike Bongiorno che aveva già alle spalle una grandissima popolarità dovuta ai seguitissimi programmi Lascia o raddoppia? e Campanile sera. In questo contesto, alle 21:47 del 23 aprile del 1972, scatta l’ora x di un evento entrato di diritto nella storia televisiva/musicale e del costume del nostro Paese. Lucio Battisti e Mina, due mostri sacri della canzone che qualche anno dopo sarebbero stati accomunati dalla decisione di fare a meno delle scene pur continuando a pubblicare dischi, duettano per quella che sarà la loro prima e ultima volta insieme. L’occasione è il grande show televisivo Teatro 10, in diretta sul secondo canale Rai (dal Teatro delle Vittorie di Roma) per la regia del grande Antonello Falqui, benemerito della televisione. L’evento dura solo otto minuti e venti secondi, ma è prorompente, di fortissimo impatto, al punto da rimanere impresso nella memoria collettiva di un’intera generazione. I brani interpretati (nell’ordine) furono: Insieme, Mi ritorni in mente, Il tempo di morire, E penso a te, Io e te da soli, Eppur mi son scordato di te ed Emozioni. Le canzoni sono tutte creature della coppia MogolBattisti, scritte e incise dallo stesso Lucio, da Mina o dalla Formula 3. Per l’occasione i due grandissimi interpreti furono accompagnati dalla band di Battisti giunta a Roma in wagon-lit e non in aereo per contenere i costi affrontati dalla Rai. Era cominciata un’epoca destinata a lasciare il segno. Oggi il mito senza tempo di questi due immensi artisti continua a vivere e a essere divulgato, soprattutto presso le nuove generazioni, anche grazie al recente ingresso ufficiale in Rete di tutta la produzione di Lucio Battisti e alla consueta e prolifica attività della tigre di Cremona. Buona ricerca e buon ascolto.

“La caponata napoletana”, per meditare sulla filosofia della “fresella” e sui capperi che esortano alla speranza

La “fresella”, metafora di temi licenziosi e modello di sistemi filosofici: da Ferdinando Russo a Nietzche. Nella “caponata” la scala dei sapori va dalla nobile  “’ncrespatezza” della “fresella” al solare profumo del basilico, attraverso la sazia morbidezza della mozzarella, l’apertura ambigua della cipolla, l’umida densità del tonno, il tono giovane e aggressivo del cappero. C’è tutto, come nella speranza. Il basilico e Santa Rosa da Lima.   Ingredienti (4 persone): 4 freselle, 4 pomodori, gr. 250 di mozzarella, 1 cipolla piccola, gr. 200 di tonno, 4 cucchiai di olio extravergine, 1 cucchiaio di capperi, sale, basilico. Bagnate le “freselle” sotto l’acqua corrente per qualche secondo, sistematele su un piatto e aspettate che nell’assorbire l’acqua acquistino la consistenza che meglio corrisponde al vostro gusto. A quel punto conditele con un pizzico di sale e con un filo d’olio. Lavati e asciugati i pomodori, divideteli a metà e, in una insalatiera, unite ad essi la cipolla affettata finemente, la mozzarella tagliata a dadini, il tonno opportunamente sgocciolato e i capperi. Salate, condite con l’olio, mescolate, lasciate che si completi l’amalgama degli ingredienti. Con questo “amalgama” ricoprite le “freselle”, opportunamente sistemate in un piatto di portata, e lasciate che ne siano insaporite. Prima di portare in tavola, coronate il piatto con abbondante basilico (la ricetta è quella pubblicata dal sito “ricette.com). Il progetto l’ho disegnato da tempo, e ci sto lavorando: ci sono “piatti” che “, nel concerto di odori e di sapori, di percezioni “tattili” e di associazioni di memorie, di immagini, di forme e di tendenze culturali incarnano sensibilmente un sistema filosofico. La “fresella”, fondamento letterale e metaforico della “caponata napoletana”, è un repertorio di simboli. Potremmo parlare della “fresella” raccontando la storia delle botteghe vesuviane, nolane e stabiesi che per tutto l’Ottocento le producevano con un finissimo metodo di cottura, e le esportavano, vincendo la concorrenza dei “forni” livornesi e liguri. Potremmo aggiungere le storie dei marinai che si nutrivano di freselle e di gallette di Castellammare. E poi la struttura della fresella, spugnosa da un lato, “tosta” e compatta dall’altro, modello fascinoso della vita quotidiana, che ora si presenta impenetrabile, ora ci illude fingendo di aprirsi a noi. E poi la forma, l’anello che gira intorno a un buco, e che permise a Ferdinando Russo di vedervi “il disegno” dell’organo sessuale femminile – chella “fresella” llà- e consente agli spiriti puri di cogliervi, invece, l’immagine della storia dell’uomo che non è una retta, ma è un flusso circolare: e non lo dico io, l’hanno detto gli stoici, e Machiavelli, e un certo Nietzche. E poi la letteratura. La “fresella” si finge serva degli altri ingredienti, ma poi si rivela per quello che è veramente, la padrona. Un poeta napoletano che si firmava “R. della Campa” dedicò una poesia, pubblicata nell’ottobre del 1878 da Luigi Chiurazzi, a un “carnacottaro” che girava per i quartieri poveri di Napoli vendendo “cotena e freselle”: “viene, guaglione, azzeccate / viene a fa marennella: / no sordo, teh!, de cutene; / e pure na fresella!”. Alla fine, sia che la fresella accompagni la cotica, sia che faccia da supporto, come nella caponata napoletana, alla mozzarella e al tonno, il nostro gusto sa, per lunga e coerente esperienza, che cotica, pomodori, mozzarella e tonno sono solo aggettivi che si adattano al vero e solo sostantivo, la “fresella”, e ne traggono valore e significato. La “fresella” ci ricorda la sostanza autentica della realtà che dissolve l’inganno dell’apparenza. Ho sempre pensato che Kant e Hegel fossero cultori della “fresella”. Ma la “caponata napoletana” è tutta un manuale di filosofia. Dice l’ “Ecclesiaste” che il cappero è segno della giovinezza: e i grandi medici greci, Galeno e Dioscoride, e i medici medioevali  lo usavano per combattere le infermità del sistema genitale, maschile e femminile: quindi, sulla “fresella” ci sta proprio bene, e ha ragione Nello Oliviero quando scrive che il fiore del cappero è così bello che merita di essere considerato il simbolo della speranza: e gli dei sanno quanto abbiamo bisogno di sperare, in questi giorni. E che dire del basilico, che ha il profumo dell’estate e il sapore della gioia. Santa Rosa di Lima, al secolo Isabel Flores de Oliva, patrona del Perù, protegge anche fioristi e giardinieri: ma non perché si chiama Rosa, e porta Flores di cognome. Ma perché amava le erbe e i fiori: e il beato Leonardo da Porto Maurizio raccontò che una sola volta Cristo Salvatore l’aveva rimproverata: quando aveva visto che Ella sentiva un amore eccessivo per una pianta di basilico. E il Salvatore aveva strappato la pianta dal vaso: la santa non si sarebbe più distratta. Nella “caponata” la scala dei sapori va dalla nobile e spartana “’ncrespatezza” della “fresella” al luminoso profumo del basilico, attraverso la sazia morbidezza della mozzarella, l’apertura ambigua della cipolla, l’umida densità del tonno, il tono giovane e aggressivo del cappero. C’è tutto, in questo “piatto” popolare: proprio come nella speranza.

Somma Vesuviana, attacchi al sindaco sullo staff in cui lavora la moglie. Di Sarno: «Solo odio e invidia»

I consiglieri di Somma Futura avevano già mirato al «cuore» del sindaco Salvatore Di Sarno a metà febbraio, con un comunicato stampa in cui parlavano di «spreco di denaro pubblico inaccettabile» rispetto allo staff, composto da sei dipendenti tra i quali compare Giusiana Guerra, dal 6 dicembre moglie del primo cittadino. Anche a lei è stato, con firma del vicesindaco Castiello, rinnovato il contratto. «Centomila euro l’anno sono un insulto ai cittadini» – scriveva Allocca dopo la richiesta del suo capogruppo, Umberto Parisi, rivolta al segretario generale che aveva poi fornito tutte le informazioni sullo staff. E ieri Somma Futura, stavolta al completo con il consigliere Vincenzo Piscitelli cui si è unita la capogruppo di Forza Italia Lucia Di Pilato ha incalzato con un manifesto. Forse a quello si riferiva il sindaco poco prima quando sulla sua bacheca facebook scriveva di attendere «la vigliaccata del fine settimana». Fosse o meno così, il manifesto è arrivato, un proclama che si chiede se sia giusto, o meglio «moralmente corretto» che parte di quei centomila euro stanziati sullo staff finiscano a casa del sindaco, o meglio nelle tasche della moglie. Una circostanza che Di Sarno ha smentito poco dopo con due modalità, una più soft sulla pagina istituzionale, una da marito piccato e nervoso sul suo profilo privato. Da sindaco, ha spiegato con documento alla mano che la signora Guerra in Di Sarno devolve il suo stipendio alle politiche sociali, etichettando il manifesto dei consiglieri di minoranza come «da quattro soldi» e consigliando loro di leggere le carte prima di attaccare. Da marito, ha definito i consiglieri di minoranza firmatari del manifesto come «subdoli e vigliacchi, con l’abilità di mascherare dietro false apparenze sentimenti di odio e invidia». Basta dare una scorsa ai commenti e alle condivisioni per capire che anche taluni che in teoria dovrebbero essere più vicino alla minoranza hanno scelto di prendere le distanze da tali attacchi. Emblematico per esempio il commento di Peppe Di Palma, candidato in Forza Italia in sostegno di Allocca: «Mi dissocio in maniera netta dallo sciacallaggio perpetrato con quel vile e subdolo manifesto, sento il bisogno di farlo perché in quel manifesto c’è un simbolo, quello di Forza Italia, che da anni ha scandito il mio impegno politico». Esprimendo poi solidarietà a Di Sarno da uomo, da marito e da consigliere comunale. Nella serata di ieri la vicenda ha visto altri due interventi, uno del consigliere di maggioranza Peppe Nocerino che ha puntato, con un breve videomessaggio, dritto al nocciolo della questione: il «moralmente corretto» invitando i consiglieri comunali a ricordare quanto poco di «moralmente» corretto vi sia nelle azioni raccontate dagli atti di indagine riguardanti la campagna elettorale 2017, l’inchiesta che ancora – tolta qualche tranche non propriamente politica – non ha avuto risvolti o provvedimenti giudiziari. Più tardi è arrivato anche il manifesto di replica di Svolta Popolare e LiberaMente, due civiche in sostegno di Di Sarno. Le due civiche consigliano ai firmatari, esponenti di Somma Futura e Forza Italia, di dedicarsi ai problemi reali, ricordando che lo stesso ufficio, nell’epoca di governo del sindaco Ferdinando Allocca, padre dell’attuale consigliere, lo staff non solo costava di più ma vedeva in organico non uno ma ben due nipoti. Anche all’epoca, in verità, nessuno tacque, anzi la notizia rimbalzò su quotidiani locali e nazionali che riportarono sia la versione di Allocca, che era nel diritto di cooptare persone di fiducia nel suo staff, sia i commenti sdegnati dell’opposizione. Ebbene, poter fare una cosa non vuol dire che sia giusto farla. E chiamare i parenti nello staff, come ancora oggi accade a livelli ben più alti degli enti comunali, sarà consentito dalla legge ma forse non propriamente opportuno. A Palazzo Torino però la signora Di Sarno, o come dir si voglia la dottoressa Giusiana Guerra, ci lavorava prima. Appropriato rinnovarle il contratto? Forse no. Confacente devolvere il suo stipendio alle politiche sociali? Una scelta, qualcuno ha detto «una pezza a colori» per evitare polemiche. Sta di fatto che è una sua scelta, quella di continuare a lavorare in municipio. Opportuna? La legge, intanto, lo consente. Vuole farlo gratis? Scelta tempestiva, anche perché in caso contrario gli strali si sarebbero abbattuti sul marito. Esattamente, ricordiamolo, come la questione «nepotismo» mise in imbarazzo Allocca che però mai fece un passo indietro. Tant’è una dei nipoti è in organico dell’ente, l’altro è stato sloggiato dallo stesso Di Sarno all’indomani delle elezioni. Non perché fosse nipote dell’allora sindaco, bensì perché aveva sostenuto suo figlio, il consigliere Allocca, nella campagna elettorale per le amministrative.