I consiglieri di Somma Futura avevano già mirato al «cuore» del sindaco Salvatore Di Sarno a metà febbraio, con un comunicato stampa in cui parlavano di «spreco di denaro pubblico inaccettabile» rispetto allo staff, composto da sei dipendenti tra i quali compare Giusiana Guerra, dal 6 dicembre moglie del primo cittadino. Anche a lei è stato, con firma del vicesindaco Castiello, rinnovato il contratto. «Centomila euro l’anno sono un insulto ai cittadini» – scriveva Allocca dopo la richiesta del suo capogruppo, Umberto Parisi, rivolta al segretario generale che aveva poi fornito tutte le informazioni sullo staff.
E ieri Somma Futura, stavolta al completo con il consigliere Vincenzo Piscitelli cui si è unita la capogruppo di Forza Italia Lucia Di Pilato ha incalzato con un manifesto. Forse a quello si riferiva il sindaco poco prima quando sulla sua bacheca facebook scriveva di attendere «la vigliaccata del fine settimana». Fosse o meno così, il manifesto è arrivato, un proclama che si chiede se sia giusto, o meglio «moralmente corretto» che parte di quei centomila euro stanziati sullo staff finiscano a casa del sindaco, o meglio nelle tasche della moglie. Una circostanza che Di Sarno ha smentito poco dopo con due modalità, una più soft sulla pagina istituzionale, una da marito piccato e nervoso sul suo profilo privato. Da sindaco, ha spiegato con documento alla mano che la signora Guerra in Di Sarno devolve il suo stipendio alle politiche sociali, etichettando il manifesto dei consiglieri di minoranza come «da quattro soldi» e consigliando loro di leggere le carte prima di attaccare. Da marito, ha definito i consiglieri di minoranza firmatari del manifesto come «subdoli e vigliacchi, con l’abilità di mascherare dietro false apparenze sentimenti di odio e invidia». Basta dare una scorsa ai commenti e alle condivisioni per capire che anche taluni che in teoria dovrebbero essere più vicino alla minoranza hanno scelto di prendere le distanze da tali attacchi.
Emblematico per esempio il commento di Peppe Di Palma, candidato in Forza Italia in sostegno di Allocca: «Mi dissocio in maniera netta dallo sciacallaggio perpetrato con quel vile e subdolo manifesto, sento il bisogno di farlo perché in quel manifesto c’è un simbolo, quello di Forza Italia, che da anni ha scandito il mio impegno politico». Esprimendo poi solidarietà a Di Sarno da uomo, da marito e da consigliere comunale. Nella serata di ieri la vicenda ha visto altri due interventi, uno del consigliere di maggioranza Peppe Nocerino che ha puntato, con un breve videomessaggio, dritto al nocciolo della questione: il «moralmente corretto» invitando i consiglieri comunali a ricordare quanto poco di «moralmente» corretto vi sia nelle azioni raccontate dagli atti di indagine riguardanti la campagna elettorale 2017, l’inchiesta che ancora – tolta qualche tranche non propriamente politica – non ha avuto risvolti o provvedimenti giudiziari.
Più tardi è arrivato anche il manifesto di replica di Svolta Popolare e LiberaMente, due civiche in sostegno di Di Sarno. Le due civiche consigliano ai firmatari, esponenti di Somma Futura e Forza Italia, di dedicarsi ai problemi reali, ricordando che lo stesso ufficio, nell’epoca di governo del sindaco Ferdinando Allocca, padre dell’attuale consigliere, lo staff non solo costava di più ma vedeva in organico non uno ma ben due nipoti. Anche all’epoca, in verità, nessuno tacque, anzi la notizia rimbalzò su quotidiani locali e nazionali che riportarono sia la versione di Allocca, che era nel diritto di cooptare persone di fiducia nel suo staff, sia i commenti sdegnati dell’opposizione. Ebbene, poter fare una cosa non vuol dire che sia giusto farla. E chiamare i parenti nello staff, come ancora oggi accade a livelli ben più alti degli enti comunali, sarà consentito dalla legge ma forse non propriamente opportuno. A Palazzo Torino però la signora Di Sarno, o come dir si voglia la dottoressa Giusiana Guerra, ci lavorava prima. Appropriato rinnovarle il contratto? Forse no. Confacente devolvere il suo stipendio alle politiche sociali? Una scelta, qualcuno ha detto «una pezza a colori» per evitare polemiche. Sta di fatto che è una sua scelta, quella di continuare a lavorare in municipio. Opportuna? La legge, intanto, lo consente. Vuole farlo gratis? Scelta tempestiva, anche perché in caso contrario gli strali si sarebbero abbattuti sul marito. Esattamente, ricordiamolo, come la questione «nepotismo» mise in imbarazzo Allocca che però mai fece un passo indietro. Tant’è una dei nipoti è in organico dell’ente, l’altro è stato sloggiato dallo stesso Di Sarno all’indomani delle elezioni. Non perché fosse nipote dell’allora sindaco, bensì perché aveva sostenuto suo figlio, il consigliere Allocca, nella campagna elettorale per le amministrative.


