La lingua napoletana ai tempi del virus: “’o scemanfù”, “statt’a casa”, “’o strummolo scacato”, “’o tabbaccaro s’’a scioscia”

0
L’egoismo vanitoso, “’o scemanfù” (“ ‘o scemo” c’entra e non c’entra) di tutti quelli che non rispettano le regole dettate per combattere il virus. Il complesso significato del napoletano “Statt’a casa”, e il chiasso di certi giornalisti che cercano solo di mettersi in mostra soprattutto provocando i lettori: ma forse sono già “strummoli scacati”.  I problemi economici sono già gravi, e i proprietari e i lavoratori di ristoranti, bar, ritrovi, botteghe “s’a sciosciano”. “San Gennaro, pienzace tu”, altrimenti diventiamo tutti pazzi: ci portano dalla “monaca ‘e lignamme”.   Cumme si nun parlasse nisciuno. Il Presidente del Consiglio decreta che sono “zone rosse” prima alcune regioni, poi l’Italia tutta, ordina, consiglia e prega che tutti i cittadini restino a casa, e i cittadini che fanno? Danno l’assalto ai treni, se ne vanno a spasso per lo Stivale seminando il virus a destra e a sinistra, svuotano  con incursioni notturne i supermercati, e i giovani continuano a celebrare la “movida” comme si stessemo pazzianno. Il “Corriere della Sera” li ha chiamati “gli adolescenti invincibili” (9 marzo), perché non accettano la clausura: “stare in casa? Ma dai…”. Forse è superficialità, forse è ignoranza, forse è quell’individualismo egoista di cui parlava Bauman: forse è la boria di chi si crede più forte del virus e del caso. La boria è un modo di “sentire” e di comportarsi, è un modo di muoversi e di gesticolare: la lingua nostra napoletana dipinge questa boria con una parola perfetta “scemanfù”, che viene dal francese, “je m’en fous”, “me ne frego, me ne fotto”: ma, a ben vedere, essa è diventata tutta nostra grazie alla prima parte, “scem’”, che, nella casualità della rozza traduzione, aggiunge, splendidamente, significato a significato. Ha ragione Sergio Zazzera: la lingua nostra è “un modo di essere”. A ogni portatore di “scemanfù” Massimo Troisi avrebbe detto “statt’ a casa”, espressione complicata dal fatto che il suo vero senso viene indicato dal tono della voce e dal gesto della mano. “Statt’ a casa” non corrisponde al gentile “resta a casa” con cui in questo momento personaggi famosi ci invitano a chiuderci nelle nostre stanze per spegnere la furia infettiva del virus. L’intraducibile “statt’ a casa” è uno sprezzante invito a non comparire in pubblico, a non frequentare la gente – fai solo ridere, “ si’ ‘no muccuso”- a restare attaccato, in casa, alla “vunnella ‘e mammà”, alla gonna di mammà. Nell’agosto del 1860 un giovanotto sfidò a duello con “la sferra” il camorrista Pasquale Legittimo, detto “Mozzone”: il quale capì che nessuna gloria gli sarebbe venuta dall’ammazzare un ragazzo che tremava tutto, e “cacagliava” perfino, e perciò gli disse solo, guardandolo fisso, “statt’ a casa”.  Peggio di una coltellata, per l’imprudente giovanotto. Soffrono di una variante dello “scemanfù” anche quei giornalisti che sparano titoli solo per far rumore, perché vogliono apparire spiritosi, perché godono nell’andar controcorrente, come quel giornalista che, prima che il virus arrivasse a Napoli, scriveva di invidiare i Napoletani perché avevano “provato” solo il colera, o come quella giornalista, che credo sia napoletana, la quale sostiene che con la guerra al virus il governo sta distruggendo l’Italia e i giovani di oggi e di domani solo per salvare i settantenni. La Olbrechts – Tyteca ha dedicato un saggio all’arte di scuotere, con le parole, i lettori, di stupirli, di “èpater le bourgeois”, ma ormai “i borghesi” hanno capito il gioco, non abboccano più come prima, e lor signori stanno per fare la fine degli “strummoli scacati”. L’abilità del giocatore di “strummoli” consisteva nel far sì il che il movimento della trottola di legno durasse il più a lungo possibile e che fosse una “ruota certa”, lieve come una “seta”: insomma che la trottola non sbandasse subito, non “scacasse”‘o strummolo “scacava” quando, per difetto di costruzione o per errore del lanciatore, incominciava da subito a roteare lentamente  inclinandosi su un lato per poi spegnersi adagiandosi a terra. Tuttavia i “borghesi” che stanno inondando “fb” con l’elogio “del restare a casa”, con l’elenco dei libri che leggono e leggeranno – e, dunque, si prevede un’alluvione “virtuale” di citazioni e recensioni – dimenticano che molti perderanno il lavoro e il guadagno, e dovranno chiudere i negozi e le attività: mentre i fortunati stanno stesi sul divano, “’o tabbaccaro s’’ a scioscia”, come la “signorina” che, non trovando clienti e non avendo un compagno, per spegnere gli ardori “s’a scioscia”, rinfresca una certa parte del corpo agitandovi sopra il ventaglio. Ma bisogna  dire che il ventaglio era anche simbolo di nobile pudicizia, come nel ritratto meraviglioso che Vincenzo Migliaro fece della sorella, e la cui immagine correda l’articolo. Questo dramma finirà: bisogna avere pazienza. “C’’ o tiempo e c’’a paglia s’ammaturano ‘e nespole”: le nespole “comuni” non maturano sulla pianta, ma, colte ancora acerbe, si conservano sulla paglia in un ambiente asciutto e ventilato, e qui giungono a maturazione. Questo dramma speriamo che finisca presto. I Napoletani, credenti e miscredenti, si rivolgono a San Gennaro, “San Gennà’, piensace tu”: perché se la Madonna e San Gennaro non tengono accesi i lumi nostri e di chi ci amministra, “qui s’arriva tutti quanti alla monaca ‘e lignamme”. Cioè, si diventa pazzi.  La statua in legno di una monaca che tendeva la mano per chiedere l’elemosina era collocata all’ingresso del Monastero delle Pentite, presso l’Ospedale degli Incurabili, dove già nel sec.XVI, si curavano le malattie mentali.

Agrimonda: l’impegno di un singolo cittadino per raccontare un problema collettivo

Il 18 luglio del 1995, nel cuore della notte, un incendio devastò la ditta Agrimonda, una società addetta alla commercializzazione di prodotti per l’agricoltura, inclusi quelli chimici quali pesticidi, fitofarmaci e concimi fertilizzanti. Da allora sono trascorsi quasi venticinque anni e la vicenda non ha trovato ancora una soluzione definitiva, nonostante l’impegno di Ciro Tufano e della sua famiglia, che vivono proprio accanto al sito coinvolto dal rogo. Ma Agrimonda non è solo un problema di Ciro Tufano, perché riguarda tutta la comunità: anzi, ben due comunità, quella di Mariglianella, dove territorialmente il luogo insiste, e quella di Marigliano, comune dirimpettaio separato solo da una carreggiata di via Pasubio. Abbiamo incontrato il signor Tufano, presidente del Comitato Ambiente e Territorio, per delineare il quadro della situazione a quasi un anno dall’avvenuta messa in sicurezza del sito. “La situazione è sempre più drammatica. Dopo la fine dei lavori di rimozione del cumulo, a gennaio 2019, abbiamo atteso altri cinque mesi per l’esito delle analisi validate da ARPAC. I risultati sono allarmanti e quella che io definisco la pseudo messa in sicurezza operata dagli enti regionali ha peggiorato la situazione. È stata coperta la superficie del sito da bonificare con un telo HDPE (geomembrane in polietilene, ndr) che però ha dato vita a un acquitrino, una fogna a cielo aperto che danneggia ulteriormente la salute di chi vive nei dintorni del sito. In seguito alla installazione del telo, avvenuta a giugno 2019, nessun tecnico o esponente delle autorità è venuto ad aggiornarci sullo stato dell’arte e qui non si vede mai nessuno, a parte la Polizia Municipale di Mariglianella che passa ogni tanto per constatare il livello dei miasmi maleodoranti, perché qui l’aria continua a essere irrespirabile”.
Ciro Tufano, presidente del Comitato Ambiente e Territorio
Come riportato proprio nella relazione effettuata nel corso degli anni da Tufano e De Riggi, sulla base dei dati forniti dalla proprietà, al momento dell’incendio nell’area di 2.700 m² della ditta Agrimonda erano presenti circa 235 tonnellate di antiparassitari, 750 t. di concimi, 6 t. di plastica e 40.000 litri di pesticidi liquidi: tra i prodotti a maggiore tossicità e presenti in grandi quantità, vi erano Antracol Fort Blue/Bianco (fungicida), Basamid (insetticida), Galben Blu/Bianco (fungicida), Linuron (diserbante), Pirimor (insetticida), Tairel M 8-65 Bianco/Blue (fungicida) Tiosol (insetticida), Vapam (fungicida), Seccattutto (erbicida). Le indagini eseguite sulle matrici ambientali (suolo, acque sotterranee e aria) non hanno evidenziato criticità, ma la superficialità e lo scarso rigore tecnico-scientifico con cui sono state svolte ne hanno ridotto drasticamente la significatività. Tuttavia, dato che vari enti e professionisti incaricati di redigere indagini hanno sempre riconosciuto l’elevata tossicità e pericolosità del cumulo generato dal rogo (rimosso insieme alle scorie combuste a partire dal 26 giugno del 2017), nel 2006 il sito Agrimonda è stato finalmente inserito tra i cosiddetti S.I.N., i siti di interesse nazionale. Solo nel 2013 però, ben sette anni dopo, il sito è stato incluso nel Piano Regionale di Bonifica dei Siti Inquinati della Regione Campania, e solo nel mese di giugno 2017, a ventidue anni dall’incendio, sono iniziati i lavori per la rimozione delle ceneri tossiche combuste, con un quadro economico del progetto esecutivo per un importo complessivo di €. 1.424.364,05. Purtroppo le emissioni odorigene verificatesi durante l’esecuzione dei lavori hanno comportato la necessità di disporre l’allontanamento temporaneo di alcuni nuclei familiari, che sono ospitati presso alcune strutture alberghiere, in aderenza alle indicazioni dell’ASL NA 3. Infine, il 3 maggio del 2019, una volta completata la rimozione dei rifiuti, l’ARPAC ha consegnato le indagini preliminari e la redazione del piano di caratterizzazione, approvato dalla conferenza di servizi il 6 novembre dello scorso anno. “Siamo fermi alla messa in sicurezza di emergenza con la posa del telo impermeabile, per evitare ulteriore inquinamento delle falde. Il provvedimento in teoria sarebbe provvisorio ma siamo in queste condizioni già da un anno e questo nonostante il dott. Vincenzo Parrella, responsabile UOPC del Distretto 48 dell’ASL Napoli 3, prescriveva già nel settembre 2019 l’adozione di sistema idoneo alla eliminazione dell’inconveniente, a tutela della salute e al fine di evitare con il tempo la proliferazione di microrganismi e insetti e fenomeni putrefattivi maleodoranti. Tra l’altro siamo certi che il telo preservi dalle acque meteoriche? In più parti purtroppo risulta sollevato al momento. Inoltre non è detto che questo coperchio ci protegga dai gas che, muovendosi nel sottosuolo, posso raggiungere anche le abitazioni presenti nell’area intorno al sito, che tante volte abbiamo chiesto di monitorare. Non c’è certezza sui tempi e di conseguenza si prevede un’altra estate di emergenza”, dichiara Salvatore De Riggi, geologo di professione e consulente tecnico in questa battaglia di civiltà. Oggi Ciro e Salvatore si mostrano particolarmente amareggiati dalla scarsa (o per meglio dire nulla) partecipazione della comunità a questa situazione che chiama in causa molti altri cittadini, anche considerando il problema della volatilità delle esalazioni nocive, ampiamente certificate. Già nel lontano 2007, infatti, le determinazioni ambientali frutto del monitoraggio del C.R.I.A. (Centro Regionale Inquinamento Atmosferico) evidenziava, per il solo benzene, valori che possono essere ritenuti d’attenzione. Al momento vige, come da ordinanza, il divieto assoluto di emungimento e utilizzo dei pozzi nelle zone limitrofe il sito ex Agrimonda: questo perché si ipotizza che le esalazioni maleodoranti possano essere collegate all’attività di irrigazione dei campi con acqua proveniente dalla falda inquinata. Tuttavia, non ha ancora avuto luogo l’annunciato screening gratuito della popolazione messo in campo dalle istituzioni, ossia ASL e comuni interessati. “A questo punto, e non da oggi, esigiamo una certezza dei tempi tecnici necessari per la caratterizzazione e la bonifica, l’installazione di una centralina in grado di monitorare le emissioni inquinanti che possono pervenire dal sito e, dulcis in fundo, un po’ di vicinanza perché ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni e anche dai cittadini che sottovalutano la portata collettiva del problema”, aggiunge Ciro Tufano, capitano coraggioso alla ricerca di una rete civica che non riesce a trovare.

Sant’Anastasia, Mario Gifuni: «Indignati per l’amministrazione della triade commissariale»

0
L’ex presidente del consiglio comunale, candidato sindaco alle ultime amministrative con la Lega e consigliere uscente, si dice indignato per la gestione dell’emergenza coronavirus a Sant’Anastasia e spara a zero contro il commissario prefettizio e i due subcommissari.   «Il paese è abbandonato, ripiegato su se stesso – dice Gifuni – i commissari non comunicano nulla, non c’è disinfezione delle strade, la raccolta dei rifiuti procede a rilento, non si vede un quadro generale di comunicazione per esercizi commerciali e attività produttive. Sant’Anastasia è totalmente senza guida». Una presa di posizione simile a quella che ieri avevano esternato sia l’ex assessore all’ambiente Alfonso D Fraia sia portavoce e segretario di SìAmo Anastasiani, Ciro Pavone e Ciro Terracciano. «Ed è incredibile che con l’emergenza e le raccomandazioni giornaliere che ci arrivano, per fortuna, dalla tv e dagli organi sovracomunali, a Sant’Anastasia oggi si tenga il mercatino settimanale». «Siamo stati sfortunati – prosegue Gifuni – un commissario prefettizio ha rinunciato all’incarico, un’altra è arrivata ma non riesce a comunicare alla città ciò che sta accadendo. Non possiamo che augurarci che tutto ciò finisca presto ma anche che la triade commissariale vada via da questo comune e che, infine, i cittadini possano eleggere un governo che tenga alla nostra Sant’Anastasia».          

Sant’Anastasia, sì del commissario prefettizio al mercato rionale. De Simone (Fi): “Una follia”

0
Annarita De Simone, coordinatrice Forza Italia
La voce è univoca, dall’ex maggioranza all’ex opposizione fino ai cittadini comuni che stanno facendo di tutto per rispettare le regole imposte dalle ordinanze contro il contagio da Coronavirus. E da Palazzo Siano, per tutta risposta, dopo mesi in cui nemmeno una sola informazione è arrivata ai cittadini, dopo giorni in cui (a differenza dei paesi limitrofi o di quelli più lontani dove un sindaco, fosse anche il peggiore, fa di tutto per rassicurare e limitare i danni) il commissario prefettizio Stefania Rodà (la seconda in carica dopo lo scioglimento dell’amministrazione Abete) con i due subcommissari cosa fa? Autorizza il mercatino rionale. In un Paese dove la mamma dei cretini è sempre incinta e dove due secondi due dopo l’annuncio del presidente Conte che l’Italia sarebbe divenuta tutta zona rossa c’erano file di paranoici in fila ai supermercati, ammassati a tiro di starnuto, per far scorte di cibo e portarle a casa (nel loro rifugio antiatomico, magari). Non si può che confidare nel buon senso degli anastasiani e in quello dei concessionari del mercatino: ai primi è consigliabile non uscire di casa, ai secondi quello di rinunciare almeno per un paio di settimane alle vendite. Sulle bacheche social, in verità, l’unica piazza al momento frequentabile, il coro di voci è univoco: è una sciocchezza. Non si può non essere d’accordo. “Una follia unica”, afferma sul suo profilo Facebook  Anna Rita De Simone, coordinatrice locale di  Forza Italia –  “non si possono vanificare i sacrifici che stanno facendo i cittadini e gli esercizi commerciali colpiti dalle restrizioni. Spero vivamente che i cittadini disertino il mercatino. Restate a casa”. Effettivamente è difficile capire quali siano le ragioni che hanno indotto il commissario prefettizio a prendere questa decisione,del tutto in controtendenza rispetto al decreto governativo e al parere delle autorità sanitarie. A dire il vero c’è anche chi non perde l’occasione per fare di queste circostanze polemica politica ora del tutto fuori luogo. Ricordiamocelo tutti, se c’è il commissario non lo hanno deciso i cittadini. Sarebbe auspicabile andare presto al voto, ma intanto che vi è tal stato di necessità, tutti i partiti politici, le civiche, chiunque sia votato al bene comune (?) manifestassero al Prefetto l’attuale situazione. Per favore, non con assembramenti, né riunioni, né cortei.

Napoli, vendeva mascherine inadeguate nella stazione centrale, fermato dalla Polfer

Vendeva mascherine, inadeguate ad evitare il contagio da coronavirus, nella stazione centrale di Napoli dove e’ stato fermato dagli agenti della Polfer impegnati ai controlli dei varchi di accesso come indicato dal nuovo dispositivo del governo che ha allargato la ‘Zona rossa’ a tutto il territorio nazionale. Il ‘business della paura’ e’ la nuova frontiera degli abusivi che, da oggi, accanto ai soliti calzini e fazzoletti hanno aggiunto le improbabili mascherine, poco più che una garza, assolutamente inefficaci allo scopo venduti ad ignari passeggeri. Gli agenti hanno controllato l’accesso ai binari di centinaia di persone ed aiutato chi ne aveva bisogno a compilare l’autocertificazione con le motivazioni del viaggio.

Somma Vesuviana, Somma Futura e FI: “si cerca di svilire e mortificare il nostro ruolo, il sindaco accolga le nostre proposte”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa da il gruppo Somma Futura e FI   Avevamo offerto collaborazione piena ed indiscussa alla maggioranza e, di contro, l’Amministrazione di Sarno ci risponde che non sappiamo presentare le proposte. L’attivazione di alcune iniziative, del tutto  straordinarie,  miranti a salvaguardare le attività economiche e produttive locali. E’ questo l’oggetto della proposta che abbiamo presentato ieri al Sindaco, come capo dell’Amministrazione Comunale, partecipandola anche ai componenti della Giunta e a tutti i Consiglieri Comunali. Lo abbiamo fatto con lo spirito giusto, con l’umiltà e il senso del dovere che ci ha sempre contraddistinto e, soprattutto adesso,  in questo momento di particolare emergenza, ritenendo opportuno e doveroso promuovere una collaborazione con la maggioranza affinché venissero attuati alcuni atti, azioni e provvedimenti amministrativi con la responsabilità di TUTTI, visto che alcuni di tali provvedimenti potrebbero apparire impopolari, non volendo far passare il Sindaco quale unico responsabile. Prendono atto che la emergenza che siamo costretti a vivere, anche nella nostra Città, Somma Vesuviana, sta mettendo in ginocchio, in modo diretto, l’ economia delle attività produttive e commerciali del nostro territorio, con la totale o parziale sospensione delle attività di piccole e medie imprese, esercizi commerciali, negozi, bar, pizzerie, pub ed altre attività in genere, avevamo proposto di sospendere il pagamento della I^ rata della TARI, in scadenza proprio in questo periodo di tensione e preoccupazione, per palesare la vicinanza non solo dello stato centrale (che sta attuando provvedimenti equipollenti a livello nazionale)  ma anche della amministrazione locale che, seppur nel suo piccolo, potrebbe contribuire ad alleviare tale tensione. Ebbene, ancora una volta, si palese l’intenzione di qualcuno che (presume di sapere tutto e si atteggia a tale, ostentando, in ogni dove, una sapienza superiore a quella realmente posseduta, sintomo di impreparazione e paura) vorrebbe svilire e mortificare il nostro ruolo, di rappresentanti dei cittadini (di migliaia di cittadini), così come avviene sistematicamente in Consiglio Comunale, adducendo, ora, che non sappiamo presentare le proposte. Avete capito bene: la nostra proposta a favore dei Cittadini di Somma Vesuviana, la parte economica e produttiva di essi,  la si vorrebbe liquidare in quattro e quattr’otto, poiché non è stata presentata in modo istituzionale ed inoltre la si ritiene non significativa visto che sono, secondo costoro, ben altre le scadenze che preoccupano gli imprenditori e gli esercenti, ovvero il pagamento degli stipendi, contributi, pagamenti IVA, ecc, e per di più eventuale causa di “buchi” di bilancio. Ma proprio per questo il Comune, nel suo piccolo, potrebbe contribuire ad alleviare le maggiori preoccupazioni !!!!! Ora, essendo convinti che tutti gli operatori del settore produttivo e commerciale apprezzerebbero tale, seppur minima,  iniziativa e non volendo entrare nell’aspetto puramente tecnico (visto che nessun buco o fosso si provocherebbe senza poter rimediare), ci  sarebbero da porre alcune semplici domande:
  • ma allora lo stato centrale, gli altri enti locali, i comuni limitrofi, che stanno valutando di promuovere le stesse o analoghe misure, non capiscono una emerita mazza di finanze ne sono buoni amministratori ed esperti in materia fiscale?
  • le casse del comune non sono mai state in emergenza tanto da richiedere anticipazioni di cassa?
  • se nel caso si dovesse verificare uno stato di emergenza (temporaneo) per le casse comunali, di poche centinaia di migliaia di euro, dovute ad una nobile causa, non sarebbe ampiamente giustificato un intervento di anticipazione di cassa, includendo anche il pagamento degli interessi (se dovessero maturare) ?
  • spostando il pagamento della I^ rata TARI di qualche mese, ad esempio dopo l’estate, quale “buco” cosi profondo si provocherebbe al bilancio annuale?
Ed allora, per una volta, TUTTI INSIEME, ripieghiamo le bandiere, dimostriamo concretamente la vicinanza della nostra istituzione ai cittadini, svestendoci dei panni dei semplici contabili ed assumendoci la responsabilità “del buon amministratore”, quando sono, soprattutto, le emergenze a richiederlo !!!! P.S.: siamo sicuri che il Sindaco, diversamente da qualche suo consigliere,  accolga la nostra  proposta, facendo predisporre dagli uffici competenti gli atti amministrativi consequenziali. I consiglieri Comunali Alloca C. , Di Pilato,  Parisi, Piscitelli        

Emergenza coronavirus, chiudono 150 brand della ristorazione napoletana

#Napolisiferma. “Ci fermiamo. È la decisione volontaria di oltre 150 brand di Napoli davanti all’aggravarsi della situazione nazionale e in risposta al DPCM dell’8 marzo 2020 per contrastare e contenere il diffondersi del COVID 19”. A spiegarlo è Dario Moxedano, socio dei tre ristoranti partenopei di Muu Muzzarella e tra i fondatori dell’iniziativa. Riunitisi spontaneamente, i ristoratori hanno deliberato la chiusura volontaria dei propri esercizi a partire da mercoledì 11 marzo a data da destinarsi in attesa di indicazioni chiare e decise da parte delle istituzioni regionali e nazionali. “Una decisione sofferta ma necessaria presa per il bene della collettività e per dare una risposta ferma e chiara in questo momento di grande confusione e preoccupazione. Abbiamo rispettato fino ad oggi il decreto legge della Regione Campania osservando con scrupolosità e impegno tutte le normative indicate. L’unica strada per rallentare il contagio e scongiurare il peggio è ridurre, se non evitare, i contatti sociali. E noi vogliamo fare la nostra parte! Abbiamo il dovere di anteporre la salute di tutti, dei nostri collaboratori e dei clienti, alle logiche del profitto. Vogliamo essere d’esempio per altri colleghi e di sostegno al difficile lavoro che stanno facendo le istituzioni. Siamo chiamati tutti a comportamenti di responsabilità e coscienza civica. Solo uniti si potrà vincerà questa battaglia ci auguriamo che tanti altri colleghi si uniscano a noi”, racconta Moxedano. La stessa iniziativa verrà proposta da Milano per l’Unione dei Brand della Ristorazione Italiana.

Terzigno: chiedono soldi a imprenditore e con una latta di benzina gli incendiano scaffali del negozio. Due arresti

I carabinieri della stazione di Boscoreale hanno arrestato due coniugi – un 36enne già noto alle forze dell’otdine e un’incensurata 34enne, entrambi del posto – per tentata estorsione ai danni di un commerciante di Terzigno. L’imprenditore ha chiesto l’intervento dei militari allorquando uno dei due arrestati  – utilizzando una tanica di benzina – ha cosparso alcuni scaffali di liquido infiammabile dandogli poi fuoco. La 34enne, anch’ella presente, intimidiva la vittima con insulti e minacce di morte. Secondo quanto accertato dai carabinieri, i due arrestati avevano imposto all’imprenditore – senza alcun motivo apparente –  il pagamento di una somma di oltre 10mila euro. Se non avesse ceduto alle richieste estorsive, l’intero negozio sarebbe stato incendiato. Arrestati in flagranza durante l’atto intimidatorio, i due sono stati sottoposti ai domiciliari e sono ora in attesa di giudizio. Contributo foto: web

Somma Vesuviana, il consigliere Rianna:”“È il momento di essere una comunità, non solo a parole”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal consigliere Rianna.

Il mio è un appello a tutte le forze politiche di Somma Vesuviana, anche a quelle non rappresentate in Consiglio Comunale. Credo sia giunto il momento di mettere da parte personalismi e protagonismi, di dare spazio al “Noi”, non più all’Io. L’emergenza e il rischio generato dalla diffusione del Coronavirus e la circostanza del primo contagio sul nostro territorio è una chiamata precisa alla Responsabilità, una doverosa opportunità di mettere in pausa le fazioni, per il momento. Le Istituzioni, i rappresentanti del Popolo, devono essere da oggi un unico “corpo” compatto. Questo è l’unico modo per ingenerare fiducia nei cittadini ed è oggi, in questo preciso momento, un nostro DOVERE. La Politica è il perseguimento del Bene Comune, questo basta e ben sappiamo che amministrare è difficile ma in momenti come questo lo è ancor di più. Naturalmente, passata l’emergenza, ciascuno tornerà nelle proprie posizioni naturali, laddove il popolo ci ha collocato, con la dialettica politica e le contrapposizioni di sempre. Ora no, ora Somma Vesuviana ci chiede Unità. Quanto alle azioni concrete, mettiamoci tutti al servizio della Città, di chi chiede risposte, coinvolgendo le associazioni di volontariato per portare, con tutti gli accorgimenti del caso, il necessario aiuto alle persone sole, agli anziani, a coloro che non hanno materialmente qualcuno che se ne prenda cura.

EAV, l’emergenza Coronavirus accelera la sperimentazione dello smart working

Con la legge n. 81 del 22 maggio 2017, entrata in vigore il 14 giugno dello stesso anno, si stabilivano le misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e le misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato. Il provvedimento, globalmente diffuso con il nome di “smart working”, rappresenta già da anni un fenomeno affermato nel mondo del lavoro, soprattutto fuori dal nostro Paese, contribuendo a sviluppare una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Anche in Italia, però, l’attenzione verso modalità di lavoro “smart” sta crescendo: secondo i risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano il 58% delle grandi imprese ha già introdotto iniziative concrete. Lo scorso 3 marzo 2020 il presidente del consiglio di amministrazione di EAV – Ente Autonomo Volturno, Umberto De Gregorio, ha comunicato che anche l’azienda ex Circumvesuviana intende sperimentare l’utilizzo del lavoro agile in favore di determinate categorie di dipendenti (forse è la prima volta per una società partecipata in Campania). L’iniziativa si rende necessaria in considerazione dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di COVID-19, ossia il Coronavirus. “EAV – scrive De Gregorio – intende utilizzare le opportunità offerte dall’uso delle tecnologie per individuare soluzioni di flessibilità organizzativa che consentano ad alcuni dipendenti (particolarmente esposti alle conseguenze del contagio) e che svolgano determinate funzioni, di lavorare in piena sicurezza per la propria salute. In questo modo si potrà evitare il rischio di contagio, fermo restando l’assolvimento delle mansioni e dei compiti assegnati”. Di conseguenza, fino al prossimo 30 giugno verrà avviato un periodo di sperimentazione, con l’introduzione del lavoro agile che coinvolgerà, su base volontaria, i lavoratori inquadrati nella prima area professionale e nell’area operativa amministrazione e servizi, per i quali l’azienda riterrà sussistente la piena compatibilità delle attività svolte con l’esecuzione della prestazione lavorativa in modalità smart working. È necessario, dunque, che lo svolgimento della prestazione non sia vincolato alle sedi aziendali e che il lavoro agile non contrasti con il livello di riservatezza che caratterizza le mansioni e i compiti assegnati. In questa prima fase di sperimentazione la possibilità di smart working verrà concessa esclusivamente ai dipendenti di età pari o superiore a 65 anni, alle dipendenti durante il periodo di gravidanza certificato da strutture sanitarie pubbliche e, infine, ai dipendenti affetti da particolari patologie (tra cui malattie croniche dell’apparato respiratorio e malattie dell’apparato cardio-circolatorio). “Il lavoro agile – spiega ancora il presidente De Gregorio – potrà essere richiesto solo da chi ha con l’azienda un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche nella forma del part-time orizzontale […] e l’adesione avverrà a seguito di richiesta del lavoratore”. L’accordo si baserà sul presupposto necessario che il dipendente sia connesso e collabori con il resto dell’azienda, svolgendo la prestazione in modalità di lavoro agile soltanto durante l’orario diurno e nei giorni feriali. Escluso anche il ricorso al lavoro supplementare e al lavoro straordinario. Una volta terminato questo periodo di prova, della durata di circa quattro mesi, EAV valuterà l’andamento e l’impatto del lavoro agile e valuterà la possibilità di estendere la modalità ad altre categorie di dipendenti, a prescindere – e forse è questa la vera notizia – dall’emergenza sanitaria in corso. In fondo non tutti i mali vengono per nuocere.