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Con la legge n. 81 del 22 maggio 2017, entrata in vigore il 14 giugno dello stesso anno, si stabilivano le misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e le misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

Il provvedimento, globalmente diffuso con il nome di “smart working”, rappresenta già da anni un fenomeno affermato nel mondo del lavoro, soprattutto fuori dal nostro Paese, contribuendo a sviluppare una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Anche in Italia, però, l’attenzione verso modalità di lavoro “smart” sta crescendo: secondo i risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano il 58% delle grandi imprese ha già introdotto iniziative concrete. Lo scorso 3 marzo 2020 il presidente del consiglio di amministrazione di EAV – Ente Autonomo Volturno, Umberto De Gregorio, ha comunicato che anche l’azienda ex Circumvesuviana intende sperimentare l’utilizzo del lavoro agile in favore di determinate categorie di dipendenti (forse è la prima volta per una società partecipata in Campania). L’iniziativa si rende necessaria in considerazione dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di COVID-19, ossia il Coronavirus.

“EAV – scrive De Gregorio – intende utilizzare le opportunità offerte dall’uso delle tecnologie per individuare soluzioni di flessibilità organizzativa che consentano ad alcuni dipendenti (particolarmente esposti alle conseguenze del contagio) e che svolgano determinate funzioni, di lavorare in piena sicurezza per la propria salute. In questo modo si potrà evitare il rischio di contagio, fermo restando l’assolvimento delle mansioni e dei compiti assegnati”.

Di conseguenza, fino al prossimo 30 giugno verrà avviato un periodo di sperimentazione, con l’introduzione del lavoro agile che coinvolgerà, su base volontaria, i lavoratori inquadrati nella prima area professionale e nell’area operativa amministrazione e servizi, per i quali l’azienda riterrà sussistente la piena compatibilità delle attività svolte con l’esecuzione della prestazione lavorativa in modalità smart working. È necessario, dunque, che lo svolgimento della prestazione non sia vincolato alle sedi aziendali e che il lavoro agile non contrasti con il livello di riservatezza che caratterizza le mansioni e i compiti assegnati. In questa prima fase di sperimentazione la possibilità di smart working verrà concessa esclusivamente ai dipendenti di età pari o superiore a 65 anni, alle dipendenti durante il periodo di gravidanza certificato da strutture sanitarie pubbliche e, infine, ai dipendenti affetti da particolari patologie (tra cui malattie croniche dell’apparato respiratorio e malattie dell’apparato cardio-circolatorio).

“Il lavoro agile – spiega ancora il presidente De Gregorio – potrà essere richiesto solo da chi ha con l’azienda un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche nella forma del part-time orizzontale […] e l’adesione avverrà a seguito di richiesta del lavoratore”. L’accordo si baserà sul presupposto necessario che il dipendente sia connesso e collabori con il resto dell’azienda, svolgendo la prestazione in modalità di lavoro agile soltanto durante l’orario diurno e nei giorni feriali. Escluso anche il ricorso al lavoro supplementare e al lavoro straordinario. Una volta terminato questo periodo di prova, della durata di circa quattro mesi, EAV valuterà l’andamento e l’impatto del lavoro agile e valuterà la possibilità di estendere la modalità ad altre categorie di dipendenti, a prescindere – e forse è questa la vera notizia – dall’emergenza sanitaria in corso.
In fondo non tutti i mali vengono per nuocere.