V.Malafronte (CPFC): “Dal Governo nessuna misura per il settore florovivaistico, in Campania a rischio 20 mila posti di lavoro

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa da Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti .

“Senza nessun tipo di intervento il comparto florovivaistico campano e nazionale è a rischio fallimento e con esso andranno persi 20.000 posti di lavoro solo nella nostra regione. L’emergenza Coronavirus ha letteralmente messo in ginocchio tutto il settore e dal Governo Centrale non è arrivato nemmeno un attestato di solidarietà” – esprime tutta la sua rabbia e delusione Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani, commentando il decreto “Cura-Italia”.

“Chiediamo una risposta forte e urgente per il nostro settore, che però al momento non c’è stata. L’emergenza legata al Covid-19 è arrivata nel clou della stagione per la produzione e la vendita di piante e fiori, con aziende costrette a mandare al macero il 100% del loro prodotto che ha richiesto ben 6 mesi di lavoro e investimenti importanti. Fiori e piante hanno una durata medio-breve e le numerose disdette, anche a causa dell’impossibilità di svolgere cerimonie e ricorrenze, stanno portando ad azioni eclatanti, ma che danno il senso della situazione che stanno vivendo i nostri operatori” – continua Malafronte.

Da qui la richiesta di un intervento urgente da parte del Ministero dell’Agricoltura: “Consideriamo della massima urgenza applicare misure quali il riconoscimento e l’indennizzo al 100% dei danni diretti subiti; l’istituzione di un Fondo di Sostegno dedicato e garantito per far fronte ai costi anticipati e alle perdite subite; l’azzeramento di tutti i versamenti contribuitivi, previdenziali e assistenziali, sia in capo ai titolari di aziende sia per il personale e contributi in conto capitale e credito di imposta per Eventi e Fiere Internazionali” – afferma il presidente del Consorzio.

“Il crollo degli ordini, le piante rimaste invendute, gli steli non raccolti, l’export praticamente fermo e i continui ordini disdetti dalle regioni del nord Italia, ci fanno ipotizzare già una perdita di 30 milioni di euro di produzione solo in Campania, ma si tratta di un dato che è destinato a salire vertiginosamente. Senza un intervento importante da parte del Governo saremo destinati al default. Abbiamo perso l’8 marzo e perderemo i due mesi più importanti dell’anno, che costituiscono gran parte del nostro fatturato e non avremo grandi margini di manovra per recuperare il terreno perso” – spiega il presidente del Consorzio che conta circa 250 soci in Regione Campania che occupa un posto di rilievo nell’ambito dell’economia agricola regionale per la presenza di un notevole numero di aziende (con circa 20.000 addetti incluso l’indotto) a fronte di una modesta superficie impegnata di 1.010 ettari pari ad appena lo 0,19% della SAU totale regionale.

Intanto continua da parte del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani la raccolta dati per la valutazione dei danni attraverso un’apposita scheda da compilare che è possibile reperire sul sito www.gaiaflorum.com

Emergenza coronavirus in Campania, 120 posti letto all’ospedale Loreto Mare

Ieri  alle 14  stato chiuso  il pronto soccorso dell’Ospedale Loreto Mare che da  oggi accoglierà il primo paziente in terapia intensiva per il covid19″. Lo ha  annunciato il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva. L’ospedale partenopeo di via Marina, infatti, ha subito nei giorni scorsi dei lavori di adeguamento di una ampia area e da oggi sarà dedicato al ricovero dei pazienti del coronavirus. “Al Loreto Mare – spiega Verdoliva – avremo un’area ampia con 120 posti letto per i pazienti del coronavirus. Abbiamo subito 10 posti in più in terapia intensiva e la prossima settimana ne avremo altri venti per la terapia sub intensiva ma già attrezzato con i macchinari per la terapia intensiva, garantendo quindi la pressione negativa. Fa parte della nostra preparazione a un eventuale scenario peggiore per il coronavirus. In due settimane avremo anche ulteriori 40 posti di degenza ad alta intensità di cura per il covid19”. (fonte foto: rete internet)

Il comparto calzaturiero della Campania dona 50.000 euro all’ospedale Cotugno di Napoli

Riceviamo e  pubblichiamo un comunicato stampa dall’associazione  Assocalzaturifici 
I calzaturieri campani hanno deciso di erogare un contributo di 50.000 euro all’Ospedale Cotugno di Napoli finalizzato a contrastare l’emergenza sanitaria Coronavirus nella Regione Campania. Una iniziativa importante  che ha visto 50 aziende del comparto sostenerla donando 1000euro ciascuna. Adesione di rilievo per il distretto che conta circa 250 aziende con 5500 occupati diretti che arrivano fino a 7000 unitá includendo anche gli indiretti. Il tutto in un momento non facile, con un settore in grande sofferenza, specialmente la provincia di Napoli, che a causa di un calo dell’export  a doppia cifra e un decremento degli occupati ha visto reclamare lo stato di crisi complessa che permetterebbe al sistema calzaturiero di avviare profonde riforme strutturali.
 
Nonostante le aziende siano allo stremo, e stiano ricorrendo da tempo agli ammortizzatori sociali, abbiamo deciso di aiutare economicamente quanti oggi lottano in prima linea nella ricerca ed assistenza dei malati affetti dall’epidemia Covid19.– spiega Pasquale Della Pia, Vice Presidente  assocalzaturifici–  Stiamo vivendo con i nostri lavoratori una situazione che non ha precedenti. In quanto aziende radicate nel territorio abbiamo scelto di portare un aiuto concreto dove davvero c’e’ più urgente bisogno, alla sanità. Perdurante il grave momento di crisi economica che stanno attraversando,  le Pmi della Campania non potevano esimersi dal portare avanti una iniziativa per contrastare gli effetti negativi dell’epidemia sul tessuto socio-economico regionale. La scelta di questa donazione ha avuto adesioni da tutto il comparto, ed é il sintomo che quando si attraversano le difficoltà si é più compatti che mai. Sono sicuro che dopo questa difficile congiuntura ne usciremo tutti più forti con un rinnovato slancio per l’intera categoria. Un sacrificio necessario per far ripartire un distretto strategico per l’economia e i livelli occupazionali della nostra regione”.
 
Sulla stessa linea Siro Badon, Presidente Assocalzaturifici: “Questo gesto generoso dei calzaturieri campani é un esempio virtuoso e concreto di responsabilità sociale. Il momento é davvero complesso anche perché le nuove misure restrittive messe in campo dalle istituzioni sono incisive verso un sistema produttivo fortemente connotato in senso manifatturiero come il nostro comparto, che non si presta facilmente a questa soluzione organizzativa. Naturalmente dove possibile l’azienda favorisce il lavoro a distanza mediate supporti telematici ed informatici. Mi auguro le nuove misure possano dare una iniezione di fiducia alle imprese per superare la crisi. Sono certo che supereremo queste criticità che stanno mettendo a dura prova la nostra vita lavorativa  e private e ben presto ci rialzeremo tutti insieme. Ma nell’immediato dobbiamo combattere l’epidemia impegnandoci tutti con un proprio contributo, anche economico“.

Coronavirus, il volontariato che non si ferma: l’esperienza delle Agenzie di Cittadinanza

iL Csv Napoli e Comune di Napoli raccontano il volontariato che non si ferma: l’esperienza delle Agenzie di Cittadinanza

 

Assistenza leggera, consegna a domicilio di spese e medicinali (nel rispetto delle regole sulla distanza), supporto telefonico e a distanza con skype e youtube. Il volontariato non si è fermato nemmeno in questi giorni di emergenza. A Napoli una risposta concreta alle fasce più deboli è arrivata col progetto delle Agenzie di Cittadinanza, attivato dal CSV Napoli e dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli.

Le Agenzie di Cittadinanza sono attive nelle dieci Municipalità del Comune di Napoli da oltre tre anni e sono gestite da reti costituite da Associazioni di Volontariato e realtà del Terzo settore. Hanno lo scopo di sensibilizzare sulle problematiche più rilevanti della comunità, incrementare la partecipazione e attivare forme di aiuto leggero alle fasce sociali più a rischio. Garantiscono attività di segretariato sociale, percorsi di valorizzazione dell’impegno civico, attività culturali, di prevenzione e benessere, percorsi di autonomia per le persone con disabilità e per gli anziani nonché opportunità di incontro e socializzazione intergenerazionale. Nonostante le difficoltà, in tutte le Municipalità è stato garantito comunque il servizio, seppure rimodulato in base alle esigenze di sicurezza.

“Siamo grati alle associazioni, alle realtà del terzo settore e ai volontari che animano il progetto di Agenzie di Cittadinanza. Non si sono fermati, non hanno fermato la solidarietà: il loro è messaggio di amore e di resistenza civile, che arriva direttamente al cuore della gente. Con il Comune di Napoli ed in particolare con l’assessore alle politiche sociali proseguiremo su questa strada, anzi intensificheremo il nostro impegno in questo periodo così delicato per tutti”, dichiara il Presidente di CSV Napoli, Nicola Caprio.

L’assessorato alle politiche sociali, peraltro, nelle prossime ore attiverà un numero di telefono per i cittadini che hanno bisogno di assistenza (0817955555) e una piattaforma digitale dove poter trovare tutti i numeri utili dei servizi attivi per un supporto alle persone più fragili. Spiega l’assessore Monica Buonanno: “Napoli ha un grande cuore solidale e con le Agenzie di Cittadinanza vogliamo, anche in una fase così complicata, valorizzare e rafforzare le molteplici espressioni di cittadinanza attiva e le reti del volontariato, mettendo al centro le persone e i loro bisogni. Insieme possiamo dire che nessuno è da solo”.

Per tutti quelli che vogliono offrire assistenza, inoltre, è possibile registrarsi al format online http://www.comune.napoli.it/coronavirus-aiuto .

Marigliano, nuove e vecchie criticità per la Pubblica Amministrazione nell’era del Coronavirus

Con la Direttiva n. 2 del 12 marzo 2020 il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha offerto ulteriori indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle pubbliche amministrazioni. Al fine di garantire uniformità e coerenza di comportamenti del datore di lavoro per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nel documento si legge che “le misure adottate per l’intero territorio nazionale sono, fra l’altro, finalizzate a ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici e ad evitare il loro spostamento; tuttavia non pregiudicano lo svolgimento dell’attività amministrativa da parte degli uffici pubblici”. Le amministrazioni sono al corrente che in questo momento la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa è il lavoro agile (smart working) e dunque sono invitate dal Ministero a limitare la presenza del personale negli uffici ai soli casi in cui la presenza fisica sia indispensabile per lo svolgimento delle predette attività. Per fare questo è auspicabile “adottare forme di rotazione dei dipendenti per garantire un contingente minimo di personale da porre a presidio di ciascun ufficio, assicurando prioritariamente la presenza del personale con qualifica dirigenziale in funzione del proprio ruolo di coordinamento”. Di recente la giornalista Milena Gabanelli, ex conduttrice di Report su Rai 3, ha pubblicato sul Corriere della Sera per il suo Dataroom un’inchiesta relativa allo smart working: prima dell’emergenza Coronavirus in Italia i lavoratori “agili” erano 570 mila, al netto di ben 8,2 milioni di persone che non svolgono mansioni manuali o a contatto con il pubblico e che quindi potrebbero lavorare da casa. La normativa italiana prevede e regolamenta due possibilità: lo smart working detto anche “lavoro agile”, oppure il telelavoro. Ebbene oggi, in seguito alla pandemia da COVID-19, secondo i dati del Ministero del Lavoro (aggiornati al 13 marzo scorso) sul territorio nazionale abbiamo 554.754 mila nuovi smart “workers”. Con essi è fisiologicamente aumentato anche il traffico dati dalle abitazioni: addirittura siamo alle prese con un dato che si attesta sul +20-50%. Nel nostro Paese appena il 2% dei lavoratori usufruisce del lavoro agile: una percentuale ridotta, se confrontata con il 20,2% del Regno Unito, il 16,6% della Francia e l’8,6% della Germania. Ma come abbiamo visto, a causa dell’epidemia, c’è stata una improvvisa inversione di tendenza e ora si rischia di improvvisare. Motivo? Come dimostra una recente analisi del Politecnico di Milano, la percentuale delle piccole e medie imprese che non hanno alcun interesse allo smart working è passato nell’ultimo anno dal 38% al 51%. A Marigliano il sindaco Antonio Carpino ha ordinato che fino al 3 aprile l’accesso agli uffici comunali sia consentito esclusivamente per servizi e procedure urgenti e non rinviabili, fissando un appuntamento telefonico con gli uffici competenti. Inoltre, con ordinanza sindacale n. 59 del 12 marzo 2020, il primo cittadino ha ordinato anche la chiusura pomeridiana degli uffici comunali, ad eccezione del Comando di Polizia Municipale, nelle giornate di martedì e giovedì, sempre fino a venerdì 3 aprile. Inoltre, premessa la necessità di ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici ed evitare il loro spostamento, per le attività che non possono essere oggetto di lavoro agile, dal dicastero della PA vengono indicati ulteriori strumenti alternativi come la rotazione del personale, la fruizione degli istituti di congedo, della banca ore o istituti analoghi, nonché delle ferie pregresse, nel rispetto della disciplina definita dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro. Il sistema pubblico di connettività (SPC), disciplinato dal decreto legislativo del 28 febbraio 2005, n. 42, viene definito come un “insieme di infrastrutture tecnologiche e di regole tecniche per lo sviluppo, la condivisione, l’integrazione e la diffusione del patrimonio informativo e dei dati della pubblica amministrazione, necessarie per assicurare l’interoperabilità di base ed evoluta e la cooperazione applicativa dei sistemi informatici e dei flussi informativi, garantendo la sicurezza, la riservatezza delle informazioni, nonché la salvaguardia e l’autonomia del patrimonio informativo di ciascuna pubblica amministrazione”. Tra gli obiettivi del sistema c’è anche quello di garantire l’interazione della PA centrale e locale con tutti gli altri soggetti connessi a internet, nonché con le reti di altri enti, promuovendo l’erogazione di servizi di qualità per cittadini e imprese, e allo stesso tempo fornire un’infrastruttura condivisa di interscambio che consenta l’interoperabilità tra tutte le reti delle PA esistenti. Tuttavia, come ci confermano dalla casa comunale, il settore in città vive qualche difficoltà e non riesce a far scattare le nuove misure: nessuno sa bene cosa fare per ottemperare alle direttive del Ministero, e questo perché probabilmente manca una cultura del lavoro agile e una preparazione a gestire gli imprevisti. A mancare, però, è anche e soprattutto una certa predisposizione tecnica, date le forti restrizioni a cui sono sottoposti i dipendenti comunali, particolarmente vincolati da un punto di vista informatico e poco agevolati nell’accedere agli strumenti digitali. Questo nonostante l’articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124, abbia disposto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di adottare misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano (e questo era previsto entro tre anni, ndr) ad almeno il 10% dei dipendenti interessati di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera. Iniziative strutturate a livello nazionale sono state realizzate solo nel 16% dei dipartimenti e soprattutto, come scrive la Gabanelli, “la sperimentazione la stiamo facendo nelle condizioni peggiori possibili”. A Marigliano poi, dove manca addirittura una rete Wi-Fi pubblica, quanto ancora bisognerà attendere per l’ottimizzazione di un ambiente smart in linea con i bisogni della vivibilità contemporanea, ormai irrimediabilmente connessa?

Mentre Bruto lo pugnalava, Cesare gli disse: “Anche tu, figlio mio”. Glielo disse in greco. Perché?

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I misteri dell’ultimo giorno di vita di Giulio Cesare, che forse sapeva della congiura e del pericolo che lo minacciava. Cesare e le donne: l’amore per Servilia, la madre di Marco Bruto, che fu il capo dei congiurati. Le maliziose battute di Cicerone il “Voltagabbana”, e la scena dell’assassinio descritta da Svetonio, il quale dice di aver letto in alcune cronache che Cesare rivolse a Bruto che lo colpiva le sue ultime parole e le pronunciò in greco. Una possibile spiegazione. Il significato dell’ultimo gesto di Cesare.   Ogni 15 marzo – le Idi dell’assassinio di Cesare- dedico un pensiero al francese Michel Rambaud che consacrò i suoi studi a un solo progetto: dimostrare che, nel racconto della conquista della Gallia e della guerra civile, Cesare ha deformato la realtà, ha inventato, ha mentito. Poco ci mancò che sostenesse che la Gallia non venne mai conquistata dai Romani. Ma contro Cesare “scagliarono” i loro libri anche tedeschi e inglesi, e non mancò un italiano, Ettore Pais. Mi piace pensare che le pagine di questi studiosi siano come le pugnalate dei congiurati: hanno contribuito a rendere ancora più grande la figura di uno dei personaggi più grandi della storia dell’Occidente. Subito dopo aver ucciso Cesare, Marco Bruto, “levando in alto il pugnale insanguinato, gridò il nome di Cicerone e si congratulò con lui per la riconquistata libertà”: lo ricordava a tutti Marco Antonio, per dimostrare che anche l’oratore faceva parte della congiura: Cicerone stesso lo racconta, con manifesto orgoglio, nella “Seconda Filippica”. Marco Tullio “ il Voltagabbana” dimenticò i favori chiesti a Cesare durante la guerra contro i Galli, dimenticò che a Brindisi  Cesare, vincitore di Pompeo, aveva concesso la grazia e la vita a lui e a suo figlio. Ma anche l’ingratitudine di Cicerone fu un ornamento per la gloria di Cesare. C’è chi pensa che Cesare sia stato informato della congiura: Svetonio fa un lungo elenco di “prodigi” che gli annunciavano, “senza lasciare alcun dubbio, la sua futura uccisione”: del resto, tra i congiurati c’erano dei noti “chiacchieroni” e il “dittatore”, che aveva costruito le sue vittorie anche grazie a un efficace servizio di informatori, non era un ingenuo, non si lasciava ingannare dalle apparenze. Dice Svetonio che “ Cesare lasciò in alcuni degli intimi il sospetto che non fosse suo desiderio vivere ancora per molto”, e parla delle “sue non perfette condizioni di salute”: poi, spinto dalla sua manifesta ammirazione per il condottiero, ricorda che quasi tutti avevano ammesso che, morendo in quel modo, egli aveva esaudito un proprio desiderio: infatti, durante una cena in casa di Marco Lepido, aveva dichiarato che “una fine istantanea e inaspettata” era “il modo più piacevole di morire”. Forse Cesare intuì che l’esercizio prolungato del potere e la gravità dei problemi interni e esterni che incombevano su Roma avrebbero logorato la sua immagine. Il condottiero ebbe tre mogli legittime, e Cleopatra gli diede un figlio. Ma era nota a tutti la sua “inclinazione ai piaceri dell’eros”. Gli storici antichi elencano con cura le donne che egli conquistò: tutte spose di uomini importanti, tutte appartenenti alle “migliori famiglie”. Ma “più di tutte amò Servilia”, sorella di un tribuno, sorellastra di M. Porcio Catone, madre di Marco Bruto, il cesaricida. A Servilia Cesare donò, durante il suo primo consolato, una perla che valeva – garantisce Svetonio- “sei milioni di sesterzi”; e dopo la guerra civile le vendette, a prezzo minimo,  vasti possedimenti che appartenevano ai pompeiani sconfitti. Poiché quel basso prezzo suscitò la meraviglia di molti, Cicerone ricamò una battuta di spirito: “Il prezzo è ancora più basso di quello che pensate, tertia deducta “: e “tertia deducta” può significare “c’è stato l’abbuono della terza parte” del prezzo già stabilito, ma può anche voler dire che Servilia “mise a disposizione” di Cesare Terza (o Terzia), la figlia avuta dal secondo marito: “si credeva – scrive Svetonio – che Servilia offrisse a Cesare anche i favori di sua figlia Terza”. Quando Cesare, già colpito da molti pugnali, vide che anche Marco Bruto si avventava contro di lui, trovò la forza di dire: “Anche tu, figlio”: lo disse in greco: “ kai su, teknon”. Se la notizia è vera, siamo davanti al prodigio di un uomo che, pur sul punto di morire, pur colpito da decine di pugnalate,  è ancora così lucido da rivelare a Bruto che egli è  suo figlio: non un figlio nell’affetto, non un figlio adottivo – il latino “filius” poteva significare anche questo-, ma figlio vero, generato dal suo seme: e questo poteva dirlo,  con una chiarezza che non lasciava spazio a dubbio alcuno, solo la parola greca “teknon”, dal verbo “tikto”, “generare”. Nessuno può dire con certezza se quelle parole siano state veramente pronunciate da Cesare: Svetonio afferma che la notizia l’hanno tramandata “ quidam “, “certuni”, mentre lui crede che il dittatore abbia emesso un gemito solo alla prima delle ventitré pugnalate, e che poi non abbia pronunciato più parola. Ma proprio Svetonio racconta che Cesare, quando vide che non aveva scampo, “si avvolse il capo nella toga e con la mano sinistra ne tirò la piega fino ai piedi, per cadere più decorosamente”, perché nessuno lo vedesse giacere a terra con le gambe scoperte. Ebbene, un uomo che, mentre sta per morire, e in quel modo, riesce ancora a pensare al decoro del suo cadavere, può anche aver trovato la forza e la lucidità per rivelare al capo dei suoi assassini una terribile verità. Che fu anche una terribile vendetta.

Somma Vesuviana, secondo caso di coronavirus, il sindaco: “Basta! Ci saranno misure ancora più restrittive”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana. “C’è il secondo caso di Coronavirus a Somma Vesuviana. Dobbiamo stare a casa!!! C’è gente che addirittura si reca a casa di amici a cena per stare insieme. NON SI PUO’ FARE E NON SI DEVE FARE! Anche la spesa, dovete farla non giorno per giorno ma dovete fare la spesa di tutta la settimana o anche per due settimane. All’interno dei parchi o dei condomini, ci sono famiglie che si riuniscono con altre famiglie. NON SI PUO’ FARE E NON SI DEVE FARE!!! Mi dicono anche di gente che arriva con le valige alla stazione e si fa venire a prendere con le macchine. Chi viene da fuori, dalle zone critiche DEVE METTERSI IN QUARANTENA. Ora BASTA!! Adesso ci saranno misure ancora piu’ restrittive su tutto il territorio comunale”. Lo ha annunciato adesso Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano

Coronavirus, Paolo Russo (FI) “Tamponi a tutti, soprattutto in Campania dove il contagio non è ancora esploso”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato Paolo Russo (FI) “Non c’è più tempo da perdere! I tamponi vanno eseguiti su tutta la popolazione soprattutto in regioni come la Campania dove il contagio da coronavirus non è ancora esploso” : é quanto afferma il deputato Paolo Russo, responsabile nazionale del dipartimento Sud di Forza Italia. “Da medico non ho dubbi: se vogliamo effettivamente evitare di trasformare l’emergenza in un disastro occorre procedere con delle verifiche a tappeto. Facciamo come si è fatto in Corea o come si sta facendo in Veneto. Non aspettiamo che – aggiunge Paolo Russo – si moltiplichino i focolai di infezione”. “La nostra sanità, grazie alle politiche disastrose di questo governo regionale, non può permettersi i numeri della Lombardia: mascherine ai medici, a tutto il personale sanitario, ai farmacisti e tamponi ai cittadini senza esitare ancora”

Emergenza coronavirus, cazzotti a due vigilanti all’ospedale Cardarelli

Ennesima aggressione all’ospedale Cardarelli: cazzotti a due vigilanti. La segnazione sulla pagina Fb dell’associaizone “nessuno Tocchi Ippocrate”  Di seguito la testimonianza di una guardia giurata: “ieri sera al Cardarelli ,nella tenda della protezione civile ,erano ricoverati dei pazienti con sospetto COVID19, Improvvisamente arriva un ragazzo con i parenti che accusava malore. Di punto in bianco decide di andarsene perché non voleva aspettare i dottori che erano impegnati per un caso più urgente.
Dopo essersene andato, accompagnato dai genitori che insistevano a farlo rimanere, circa 10 minuti dopo ritorna con gli stessi parenti in piena crisi, lo soccorrono ,ma all’improvviso ,mentre lo portano dentro, agisce in un modo violento contro infermieri e vigilanza. Questo ragazzo sferra un cazzotto al vigilante e gli rompe il setto nasale e all’altro vigilante il labbro,le infermiere con camici strappati” Insomma scene di panico in piena emergenza coronavirus, anche in questi momenti drammatici la violenza di alcuni utenti non si ferma.

Acerra, coronavirus, intensificati i controlli: denunciate sei persone, chiuso il cimitero

 Proseguono i controlli in città, denunciate 6 persone che circolavano senza “comprovate necessità”. Chiuso il cimitero e firmata l’ordinanza che obbliga chi viene da altre regioni o dall’estero ad isolarsi in casa e comunicare la propria presenza in città alle autorità. Diffusi messaggi di allerta anche in lingua straniera.

Sei persone denunciate in seguito ai controlli della Polizia municipale di Acerra sul rispetto delle limitazioni della mobilità e delle regole per arginare il contagio da Covid-19. Le persone alla verifica degli agenti giravano in automobile oppure a piedi senza le “comprovate necessità”. Continuano le attività della Polizia municipale sulle strade per controllare tutte le vetture in transito: dalle prime ore della mattinata e ancora in corso posti di blocco in tutta la città. Gli agenti della polizia municipale hanno coadiuvato anche gli uomini dell’Arma dei Carabinieri che hanno individuato un assembramento in pieno centro storico, denunciata un’altra persona.

In giornata poi, tramite le pattuglie dei vigili urbani e le auto del nucleo comunale della protezione civile sono stati divulgati per le strade messaggi di allerta per “restare a casa” anche agli stranieri, diffusi in lingua inglese, francese, ucraino e arabo.

Il Sindaco Raffaele Lettieri ha anche firmato tre nuove ordinanze comunali: la prima ordinanza estende l’obbligo di segnalare la propria presenza ad Acerra a tutti coloro che arrivano da fuori Regione, da ogni parte di Italia o del mondo. Chi rientra per soggiornare continuativamente ad Acerra nel proprio domicilio, abitazione o residenza deve segnalare la propria presenza telefonando al Comune di Acerra, al proprio medico. Queste stesse persone devono obbligatoriamente osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni, con  divieto di spostamenti e viaggi. Devono anche rimanere raggiungibili per ogni eventuale attività di sorveglianza; in caso di comparsa di sintomi, devono avvertire immediatamente il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o l’operatore di sanità pubblica territorialmente competente per ogni conseguente determinazione.

La seconda ordinanza si rivolge a tutti gli esercizi commerciali, indipendentemente dall’attività svolta, che sono tenuti a munirsi di un sistema di distribuzione di numeri di attesa dei clienti che aspettano il proprio turno al di fuori dei negozi e di display luminosi, da installare all’esterno in modo tale da garantire ai clienti stessi la possibilità di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro tra di loro, così come previsto dalle misure igienico-sanitarie per il contenimento del Coronavirus. Ai Dirigenti degli Uffici di Poste italiane si ripete l’obbligo di prendere tutte le precauzioni indispensabili previsti dalle normative al fine di salvaguardare la salute di utenti e dipendenti, per evitare l’affollamento eccessivo e garantire l’accesso contingentato e limitato ai clienti, così come previsto dalle misure igienico-sanitarie per il contenimento del Coronavirus.

La terza Ordinanza firmata riguarda la chiusura al pubblico dei cimiteri comunali, sino al giorno 3 aprile incluso, garantendo, comunque, l’erogazione dei soli servizi di sepoltura in forma strettamente privata, in attuazione alle disposizioni delle misure adottate per il contenimento del Coronavirus; il divieto di introdurre materiali e di eseguire qualsiasi lavoro, all’interno dei cimiteri comunali, di ogni attività lavorativa connessa ai servizi cimiteriali di iniziativa privata; la sospensione ad horas di eventuali lavori in corso ed il completo riordino dei luoghi interessati entro martedì.