Emergenza coronavirus, l’allarme del Cocer: “Soldati dimenticati e discriminati”

Il Cocer Esercito, con una recente delibera, a tutela del personale militare, ha chiesto che tutti i Soldati impiegati nell’operazione strade sicure (operazione riconvertita ad esigenza Covid) abbiano lo stesso trattamento economico del colleghi delle forze di polizia. È inaccettabile, secondo il Cocer, che gli uomini dell’Esercito, che in questo momento stanno dando il maggior supporto a sostegno delle istituzioni impiegati per  ospedali da campo, medici ed infermieri in prima linea, nuclei di bonifica  controllo biologico, trasporto salme e controllo del territorio, siano ricompensati con indennità straordinarie, nettamente inferiori ai colleghi del Comparto Sicurezza. Una disparità di trattamento inaccettabile. Aprire le casse per dare 70 ore di straordinari (al mese) sia ai poliziotti che ai  carabinieri e 20 (forse 40) ai Soldati i quali, per buona parte, lavorano fuori sede è una mancanza di sensibilità ed attenzione verso chi nel momento del bisogno corre al capezzale del paese. Il Cocer Esercito si  appellato con un comunicato stampa nei giorni scorsi al ministro Guerini affinché questa ingiustificabile sperequazione venga presto sanata a tutela della dignità di tutti i militari dell’esercito. I soldati rispondono come sempre “signorsì” quando occorre salvare vite umane, ma non possono essere trattati come militari di serie B ed alla bisogna essere abbandonati al loro destino di potenziali bersagli di un nemico invisibile contro il quale nessuno può nulla se non i soldati a garanzia del bene comune.

Covid Center Boscotrecase, corsa contro il tempo per allestire i nuovi reparti

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Mario Casillo (Capogruppo regionale Pd), i sindaci di Boscotrecase e Torre Annunziata incontrano i vertici dell’Ospedale “Abbiamo voluto incontrare personalmente la direzione generale dell’Asl Napoli 3 Sud, la direzione sanitaria dell’Ospedale Sant’Anna e Madonna della Neve di Boscotrecase, una rappresentanza di medici, anestesisti, infermieri, operatori sanitari e rappresentanze sindacali della struttura ospedaliera trasformata da qualche settimana in Covid Center” – è quanto affermano in una nota congiunta Mario Casillo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Regionale della Campania, e i sindaci di Boscotrecase e Torre Annunziata, Pietro Carotenuto e Vincenzo Ascione. All’incontro tenutosi presso la sala riunioni dell’Ospedale di Boscotrecase erano presenti il direttore Generale dell’Asl Napoli 3 Sud, dottor Gennaro Sosto, il direttore dell’azienda sanitaria, dottor Gaetano D’Onofrio, il dirigente dell’azienda sanitaria, dottor Savio Marizani, il direttore sanitario dell’Ospedale, dottor Ferdinando Siani, il suo vice, dottor Adriano De Simone, oltre ad una rappresentanza del personale medico, infermieristico e sindacale della struttura ospedaliera. “La conversione dell’Ospedale in Covid Center è stata un’operazione non semplice, effettuata in tempi rapidi per far fronte alla situazione di emergenza che viviamo in tutta Italia. Le attività, nonostante le difficoltà, stanno proseguendo celermente. Come confermato anche dai medici, l’allestimento della struttura prosegue senza sosta e anche le attrezzature che stanno confluendo sono all’avanguardia e tecnologicamente avanzate” – spiegano i tre esponenti politici. “Continuano senza sosta i lavori per l’allestimento di altri 40 posti letto di sub intensiva con la dotazione di altrettanti ventilatori, molti dei quali sono già arrivati e in funzione. Inoltre è stata già bandita la gara da 3 milioni di euro che verrà aggiudicata entro il 31 marzo, per permettere già dall’1 aprile l’inizio dei lavori per realizzare altri 12 posti di terapia intensiva. Un reparto che andrà a integrare l’attuale numero di terapie intensive che in tutta l’Asl Napoli 3 Sud è di 20 unità”. “Per quanto concerne il blocco dei ricoveri la situazione è stata determinata esclusivamente dalla saturazione dei posti disponibili. Scelta operata dalla direzione sanitaria per continuare a garantire livelli adeguati di assistenza ai pazienti presenti nella struttura ospedaliera dove si sta somministrando il farmaco della cosiddetta cura Ascierto, tanto che fino ad ora si registrano 10 pazienti in via di guarigione. Smentendo categoricamente chi vuole disegnare scenari apocalittici e che in questo momento alimentano solo sterili e inutili polemiche”. Nel corso dell’incontro si è affrontato anche la questione sicurezza degli operatori, per i quali è partito lo screening che sarà esteso a tutto il personale. “Vogliamo rivolgere loro il nostro più vivo ringraziamento per lo straordinario lavoro che stanno portando avanti unitamente alla direzione generale e sanitaria. Come confermato dagli stessi sanitari e dalle rappresentanze sindacali quotidianamente arrivano 160 kit per gli 80 operatori impegnati che comprendono anche le mascherine ffp3. La direzione generale ha assicurato che saranno predisposti anche tutti gli accorgimenti per garantire la totale sicurezza per gli operatori in entrata e uscita, con l’implementazione dei percorsi di vestizione” – “Infine si provvederà fin da subito a intensificare un duplice canale comunicativo: il primo tra la direzione sanitaria e i familiari dei pazienti per informarli del loro stato di salute, il secondo verso la popolazione sulle attività sanitarie svolte e che saranno affidate al sindaco di Boscotrecase che provvederà ad informare gli altri colleghi sindaci e la popolazione. La nostra azione di vigilanza sarà quotidiana nell’interesse esclusivo della collettività” -continuano- “Grazie allo sforzo della direzione sanitaria e all’abnegazione del personale ospedaliero che sta lavorando in maniera instancabile e al quale va il nostro più sentito ringraziamento, stanno dimostrando di fronteggiare al meglio questa criticità. Siamo sicuri che ne usciremo tutti più forti e più consapevoli delle nostre enormi potenzialità” – concludono.

Marigliano, Covid 19, i consiglieri di minoranza:” Sostegno concreto per il commercio, l’artigianato e le famiglie della città”

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dei consiglieri di minoranza. . Oggetto: Covid 19, emergenza sociale ed economica I sottoscritti  Consiglieri Comunali Filomena Iovine,  Michele Cerciello, Pasquale Beneduce, Rosa Di Palma, Giovanni Papa, Dino Manna, Felice Mautone  dei gruppi di minoranza del Consiglio Comunale di Marigliano chiedono quanto segue: La  grave crisi igienico sanitaria che l’Italia e la nostra città stanno vivendo, che ha comportato la chiusura di gran parte delle attività produttive ed economiche cittadine, purtroppo avrà una immaginabile  ripercussione negativa sull’economia locale con  problematiche implicazioni e ricadute sul tessuto  sociale. Pur apprezzando le attività poste in essere dal Sindaco e dalla sua Amministrazione, riteniamo che esse siano insufficienti sia a dare supporto alle attività commerciali, sia a fornire il giusto sostegno alle famiglie in difficoltà. Chiediamo al Sindaco di convocare un tavolo emergenza Covid 19 con tutte le forze presenti in consiglio comunale indipendentemente dai ruoli di maggioranza ed opposizione al fine di migliorare la risposta alle tante emergenze che così prepotentemente vanno esplodendo in queste ore. Crediamo sia utile poi coinvolgere, in questo processo, anche le realtà associative laiche e cattoliche di cui la nostra Marigliano è ricca. Sarà utile provvedere ad una molteplicità di azioni che cessino di essere “parziali” e “caritatevoli” per divenire modello di integrazione sociale per non lasciare nessuno indietro. Bisogna attivare procedure pubbliche di partecipazione che prescindano dalle nostre stesse persone e consentire accessi non mediati da conoscenze ed imbarazzi, i criteri di assegnazione devono essere predeterminati e certi e con criteri trasparenti che non violino la privacy. Insomma ne abbiamo di cose da fare e noi, anche nel giudizio critico nei confronti della Sua amministrazione, oggi, nell’emergenza nazionale, non ci sottraiamo ad aiutare Lei stesso e prima di tutti i nostri concittadini. Non elemosine, non clientele né scambi elettorali… ma il DOVEROSO sostegno alle imprese, alle attività commerciali, artigianali e alle famiglie della nostra Marigliano. I consiglieri Filomena Iovine                                                      Rosa Di Palma Michele Cerciello                                                    Giovanni Papa Pasquale Beneduce                                                  Felice Mautone Dino Manna                                                            Francesco Capasso  

Emergenza Covid19, Avio Aero di Pomigliano: Failms e Fiom scrivono al Prefetto

Riceviamo e pubblichiamo la lettera della Failms e della Fiom al Prefetto di Napoli   Oggetto: richiesta di sospensione di tutte le attività produttive all’interno dello stabilimento di Pomigliano d’Arco    In un momento drammatico in cui tutta l’Italia si ferma per arginare il contagio di Covid-19 solo l’industria risulta del tutto disinteressata al tema e continua a svolgere la sua attività come se nulla fosse successo, nonostante l’ultimo decreto del governo. La retorica del “stringiamoci a coorte”, salviamo il nostro Paese stando a casa, vale per tutti tranne per gli operai che quotidianamente devono ammassarsi alla catena di montaggio, nei pullman, negli spogliatoi e nelle mense, ove la distanza di sicurezza di un metro non solo non è attuata ma è oggettivamente impossibile. Operai – che come era agevole comprendere immediatamente – stanno cominciando ad ammalarsi e, giocoforza, diverranno veicolo di contagio per le loro famiglie, i vicini, i supermercati dove fanno a fare la spesa. Ricordiamo che nello stabilimento AVIO AERO di Pomigliano ci sono già stati due casi.  Chiunque abbia mai frequentato uno stabilimento produttivo, sa infatti benissimo che in detti luoghi la distanza di un metro (in realtà gli esperti affermano che la distanza di sicurezza dovrebbe essere di almeno un metro ed ottantadue centimetri) è oggettivamente un parametro non rispettabile. E quello che è stato messo in campo dall’azienda, sottolineato da interviste e in una lettera della RSU FIOM FAILMS, sono dichiaratamente insufficienti per poter lavorare in tutta sicurezza. La scelta che il Governo ha fatto con il decreto del 22 marzo 2020 è purtroppo quanto mai chiara: la produzione non si può fermare, costi quel che costi! E pazienza se qualcuno e, cioè gli operai, dovranno pagare il prezzo di una siffatta scellerata scelta, perché buona parte delle produzioni oggi inutili, possano continuare. L’AVIO AERO di Pomigliano non produce beni né offre servizi essenziali né ovviamente beni necessari in questo momento di emergenza, e che le sue attività non rientrano neanche tra quelle discutibili,  individuate dal dpcm 22 marzo 2020 nella lista ATECO. Dunque, il sacrificio che si chiede ai lavoratori non ha alcuna legittimazione né è finalizzato a soddisfare essenziali interessi della collettività. L’unico motivo per il quale l’AVIO AERO continua la produzione va rinvenuto nell’interesse economico della proprietà e dei suoi rapporti di forza e relazionali con la compagine istituzionale. Noi – i cittadini di serie B, i sacrificabili al profitto di pochi – non ci stiamo e non possiamo piegarci a siffatta macelleria sanitaria e sociale. Chiediamo che anche l’AVIO AERO si dimostri responsabile e sensibile alla salute dei lavoratori e per l’effetto disponga la sospensione di tutte le attività produttive sino al 3 aprile, con il riconoscimento dell’intero salario per gli operai. Di contro – ed in assenza della doverosa sospensione generale delle attività – ogni eventuale danno alla salute dei lavoratori non potrà che essere imputato, sulla base delle norme penali e civili allo stato vigenti, al management ed alla proprietà dell’AVIO AERO a cause delle improvvide decisioni assunte, e alle Istituzioni che, con una lettura di parte e molto permissiva nei confronti delle aziende degli ultimi provvedimenti legislativi per affrontare l’emergenza contagio, le hanno dato copertura istituzionale. Pomigliano, 25 marzo 2020             RSU FIOM e FAILMS GEAvioAero        (fonte foto:rete internet)                                           

Ospedale del Mare, i sindacati: “Carenze organizzative nel contenimento della pandemia”

Con una nota dai toni accesi i sindacati dell’Ospedale del Mare a Ponticelli, che fa parte dell’A.S.L. Napoli 1 Centro, denunciano le gravi carenze palesate nel corso di questa emergenza Coronavirus. Riceviamo da FP CGIL OSPEDALE DEL MARE – CISL FP OSPEDALE DEL MARE – UIL FPL OSPEDALE DEL MARE – FIALS OSPEDALE DEL MARE e pubblichiamo: “L’emergenza sanitaria che sta interessando l’intero Paese, sta aprendo scenari tutt’altro che incoraggianti in Campania e in tutto il meridione. L’incremento  costante dei contagi da SARS-CoV-2 (Covid-19) rischia di mettere in ginocchio il Sistema Sanitario Regionale, già duramente provato da tagli e politiche restrittive messe in atto negli ultimi anni. L’Ospedale del Mare, nonostante la sua giovane età, deve fare i conti con questa realtà quotidianamente. Nonostante tutto, le lavoratrici e i lavoratori, con impegno e dedizione hanno cercato di sopperire alle croniche carenze che in questa Azienda rappresentano ormai la normalità, ma a tutto vi è un limite. Le croniche carenze aziendali vengono quotidianamente gravate da una inadeguata gestione (grosso termine rispetto alla attuale mala gestione) da parte della Direzione Sanitaria Presidiale, che ha raggiunto il culmine in questi momenti di forte tensione. Una Direzione Sanitaria che ancora non ha stabilito percorsi e modalità specifiche da adottare in caso di accesso, attraverso il Pronto Soccorso, di pazienti affetti da SARS-CoV-2, o presunti tali, rendendosi vergognosamente responsabile dell’innesco di una inarrestabile catena del contagio che si estende a pazienti ed operatori. Una Direzione Sanitaria che con la scusa dell’epidemia incontrollata si è isolata, anzi blindata nella propria palazzina, tracciando un profondo solco divisorio con i lavoratori lasciati allo sbaraglio. Una Direzione Sanitaria che quando raramente ha avuto il buonsenso di recarsi in prima linea lo ha fatto in piena sicurezza, bardandosi con DPI di gran lunga più efficaci di quelli in uso quotidiano dal personale a stretto contatto con l’emergenza SARS-CoV-2. “La cosa più simile a un fascista è un borghese spaventato”, citando Brecht. Ad oggi i DPI, palesemente inefficaci e insufficienti, vengono forniti con il contagocce, spesso sono custoditi sottochiave con l’avallo di questa Direzione Sanitaria, negando la sicurezza di TUTTI i lavoratori. L’approvvigionamento, già notoriamente critico, viene gestito in maniera sommaria, senza una attenta valutazione dei reali bisogni delle singole Unità Operative, traducendosi in una distribuzione insufficiente, tra le lamentele nei confronti di chi, incolpevole, è incaricato solo alla consegna. Una Direzione Sanitaria sorda! Sono diverse le note sul tema e su altri temi, che le scriventi OO.SS. hanno portato singolarmente all’attenzione: solo a poche se non pochissime è stato dato seguito. Per tanto, le scriventi OO.SS. non sono più disposte ad attendere oltre. Nell’esclusivo interesse delle lavoratrici e dei lavoratori  che quotidianamente rischiano la propria incolumità in una guerra combattuta senza armi, PRETENDONO l’adozione immediata di protocolli specifici per l’accoglienza e la gestione dei pazienti affetti (o presunti tali) da SARS-CoV-2, un’adeguata fornitura e distribuzione di DPI IDONEI per la salute di utenti ed operatori, che i colpevoli di questa FALLIMENTARE ORGANIZZAZIONE VENGANO RIMOSSI DAGLI INCARICHI; INCARICHI ANCORA UNA VOLTA AFFIDATI AD UNA DIRIGENZA MEDICA CHE SI è DIMOSTRATA FALLACE NEL GESTIRE QUESTA FASE EMERGENZIALE”.

Somma Vesuviana, Somma Futura, la consigliera Di Pilato e Insieme per Somma: “Sostegno alle famiglie in difficoltà”

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dai consiglieri di Somma Futura, dalla consigliera Di Pilato e dal movimento Insieme per Somma(M.Rosaria Raia e Andrea Scala)   I consiglieri di opposizione di Somma Futura e la consigliera Lucia Di Pilato unitamente al Movimento “Insieme per Somma,” nell’ottica di una collaborazione con l’amministrazione, formulano alcune proposte a sostegno dei cittadini. In un momento di grossa crisi come quella che sta attraversando il nostro paese l’amministrazione deve fare un grande sforzo per stare accanto ai cittadini in difficoltà. È il momento di racimolare quanti più soldi possibili (magari spostandosi da voci di bilancio che in questo momento non fanno capo a servizi essenziali) e far partire un GRANDE PIANO A SOSTEGNO DELLE FAMIGLIE. Tre sono i settori sui quali intervenire: 1) Il primo è quello degli alimenti. C’è la necessità di assicurare generi di prima necessità a chi in questo momento non può lavorare e prevedere UN PACCO ALIMENTARE. È indispensabile un censimento veloce attraverso anche una autodichiarazione per tutte le persone che non stanno lavorando (negozi chiusi, lavoratori autonomi ecc) e consegnare il pacco a prescindere dai requisiti reddituali. L’ultima volta è stato fatto dall’amministrazione Piccolo, grazie all’Assessore Salierno, con una somma di 11.000 euro erano previsti circa 100 pacchi mensili per 9-10 mesi consegnati dalla protezione civile locale. La misura potrebbe alleggerire il carico di parecchie famiglie. 2) FARMACI Così come gli alimenti ampliare a più persone e per tutto il tempo della crisi la possibilità di ricevere il bonus farmaceutico. Anche tale misura è stata introdotta dall’amministrazione Piccolo e poi fortunatamente prorogata. La spesa non grava sulle casse comunali in quanto – almeno all’epoca del’ introduzione – la somma impiegata proveniva dagli utili che il consorzio farmaceutico di gestione delle farmacie comunali versava al comune annualmente. 3) AFFITTI Nell’ottica di un concreto intervento l’amministrazione può anticipare i rimborsi per le c.d. “domande dei fitti”. Per tutti quelli che hanno fatto domanda e che sono in graduatoria ma in attesa da anni si potrebbero anticipare alcune quote. Sono soldi corrisposti dalla Regione e che poi l Ente riavrà accreditati. Siamo disponibili a qualsiasi confronto e forma di collaborazione, soprattutto in questo momento, affinché si possa adottare qualsiasi misura di sostegno per le famiglie in difficoltà.

Marigliano, un Punto Donna per l’accoglienza delle vittime di violenza di genere

L’argomento non deve essere un tabù e bisogna dirlo, perché il pericolo è concreto: l’isolamento a cui siamo sottoposti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus rischia di far aumentare le violenze all’interno delle mura domestiche. Purtroppo per le donne vittime di violenza restare a casa significa dividere per ventiquattro ore, giorno dopo giorno, gli spazi familiari con il proprio maltrattante: significa non avere più contatti con l’esterno e vedere diminuire drasticamente il proprio spazio personale. Per questo motivo, come riporta Il Messaggero, già nei giorni scorsi i centri antiviolenza italiani hanno inviato una lettera al Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, nell’intento di sollecitare l’attenzione su questa emergenza nell’emergenza, cercando di prevenire e mitigarne gli effetti. Le donne in rete contro la violenza, riunite in un coordinamento nazionale, auspicano “un potenziamento di risorse da destinare ai Centri antiviolenza di tutto il territorio nazionale e una campagna di informazione a 360 gradi su media e social dei numeri telefonici utili (1522 e numeri regionali dei Centri antiviolenza) a cui le donne possano accedere per chiedere aiuto. Tutti sappiano che possono sempre trovare supporto se hanno bisogno di sottrarsi alla violenza, anche se molte credono che i centri antiviolenza siano chiusi”. I centri antiviolenza invece sono aperti e continuano a offrire servizi  di accoglienza e ascolto anche durante questa emergenza sanitaria e sociale. Succede lo stesso a Marigliano, dove da circa un anno e mezzo è attivo il Punto Donna promosso dall’associazione Maya e gestito dalle socie fondatrici: l’avvocato Elena Serino, consulente legale, la dott.ssa Loredana De Meo, presidente dell’associazione, e la dott.ssa Francesca Vecchione, responsabile del centro. Anche se la sede legale dell’associazione è a Nola, e l’organismo è attivo su tutto il territorio dell’agro nolano, il Punto Donna è nato a Marigliano per rispondere a un’esigenza precisa che veniva dalla città: un caso in particolare ha fatto sì che ci si rivolgesse all’Ordine Francescano Secolare per richiedere la disponibilità di uno spazio fisico dove poter accogliere le donne vittima di violenza. I frati minori del convento di San Vito, oggi divenuto Santuario della Madonna della Speranza, hanno immediatamente provveduto a donare l’uso di alcuni locali e da allora, era l’autunno del 2018, l’associazione Maya assicura quotidianamente un servizio di ascolto e di accoglienza delle vittime di maltrattamenti. I casi registrati sul territorio mariglianese sono molteplici e c’è ancora tanto da fare per portare alla luce il sommerso, a causa di retaggi culturali che non consentono di liberare l’argomento dal vincolo del tabù: “In un anno e mezzo abbiamo incontrato una decina di persone. Può sembrare un numero basso, ma considerando tutto quello che non emerge siamo convinte che ci sia molto di più da scoprire. Purtroppo molto spesso i vicini di casa e la cerchia dei parenti tendono a nascondere o comunque a omettere il più delle volte la gravità di alcune situazioni e questo non aiuta né le donne vittima di violenza né il nostro lavoro”, afferma Elena Serino, avvocato civilista impegnata strenuamente in questa lotta. Il contatto telefonico del Punto Donna è: 366 998 0851. Dopo la Pasqua, presso l’ex convento di San Vito partirà anche un corso di formazione che ha lo scopo di attivare e sensibilizzare le “antenne sul territorio”, persone in grado di intercettare il problema per far uscire allo scoperto le difficoltà delle donne che vorrebbero denunciare e per tanti motivi non riescono a farlo. A dieci giorni dall’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti per le Donne, la lettera aperta condivisa da tutti i comitati che in Italia si occupano di violenza domestica intende avvertire che il periodo di quarantena imposto ai cittadini potrebbe portare a un incremento di abusi sulle donne, proprio come è stato registrato ultimamente in Cina, dove l’emergenza sanitaria sembra scemare. Lì il numero di casi di violenza domestica è salito in maniera vertiginosa e a febbraio il numero è addirittura raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un campanello d’allarme anche per il nostro Paese, da non sottovalutare: per questo motivo è scattata proprio il 24 marzo la campagna antiviolenza promossa dal governo italiano. Su Twitter il ministro Bonetti ha annunciato una batteria di spot televisivi programmati fino al 3 aprile per promuovere il numero 1522 (c’è anche una app) gestito dal Telefono Rosa, per offrire aiuto a chi in questo periodo potrebbe averne più bisogno.

Somma Vesuviana e l’eruzione del 1906

Nel 1906, centoquattordici anni fa, il Vesuvio si risvegliò con grande fragore, provocando uno dei più violenti fenomeni eruttivi, solo inferiore storicamente a quello del 79 d. C. e del 1631. Era la Domenica delle Palme del 1906 quando la vita dei paesi vesuviani fu turbata da quell’infausto episodio, che seminò lutti e distruzione in tutti i paesi vesuviani, come afferma il compianto ricercatore Giorgio Cocozza. Il culmine dell’attività raggiunse la sua massima intensità il giorno otto aprile, dopo una forte esplosione, accompagnata da una sensibile scossa tellurica. Nelle prime ore, sulle comunità di Somma Vesuviana, Ottaviano, San Giuseppe ed altre, iniziò a piombare una fitta pioggia di lapilli, mista a pietre e scorie compatte. A Somma la devastazione dei fondi rustici riguardò non solo gli sparsi seminati, ma anche i vigneti ed altre abbondanti piantagioni. Molti edifici crollarono sotto l’eccessivo peso dei materiali piroclastici, accumulati sui tetti; numerosi abitanti perirono sotto le macerie, specie ad Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano. A Somma, nella frazione di S. Maria Costantinopoli, si verificò il crollo di una trentina di case. A via Caprabianca, il giorno 13 aprile, perse la vita il contadino Pasquale D’Avino fu Giovanni, di anni 54, sotto le macerie della sua stalla. In via Margherita, due giorni prima, era morto nel suo letto il sensale Aniello Esposito fu Francesco, di anni 79, chiamato in paese con l’appellativo Tuppete, stavolta, sotto le macerie del solaio. L’unico ferito attestato fu tale De Vivo Vincenzo, come riferisce il prof. Luigi Iroso nelle sue pregevoli ricerche sull’evento. Intanto, mentre infuriava l’infernale bufera di cenere e lapilli, l’imponente massa lavica iniziò a fuoriuscire lentamente dai cognoli di Boscotrecase: la gente, in preda al terrore, fuggì in cerca di scampo verso luoghi più sicuri. La mattina dopo, il 9 aprile, dopo un’ attenuazione del fenomeno, i centri abitati e le campagne vesuviane presentavano uno spettacolo desolante e straziante. L’economia agricola sommese, unica fonte di sussidio della popolazione, era stata definitivamente compromessa. La somma di 7.000 lire, che il Governo centrale aveva assegnato ai piccoli coltivatori e ai modesti agricoltori, risultò completamente insufficiente a risanare le vistose piaghe, ne tantomeno assicurò la sopravvivenza alle povere famiglie. A tal riguardo la Giunta Comunale, presieduta dal Sindaco Michele Troianiello, sollecitò immediatamente il Governo e il Comitato Centrale di Soccorso di aumentare la predetta somma per consentire il prosieguo della vita sociale e lavorativa. Tale comitato di soccorso fu istituito dal Presidente del Consiglio del Ministri, Giovanni Giolitti, con proprio decreto, il12 aprile 1906. Il suo scopo era di sovraintendere sia alla distribuzione dei sussidi governativi, sia ad emanare tutti i provvedimenti atti ad aiutare la popolazione colpita dal disastro. Tra gli enti meritevoli che si prodigarono a favore delle popolazioni vesuviane, si segnalò  anche la Croce Rossa con il suo segretario Marchese Onofrio di Villarena. A Somma la benemerita istituzione – continua Cocozza – distribuì in più occasioni effetti di biancheria e di vestiario agli infelici popolani. Alcuni drappelli del 41° Fanteria si stanziarono ad Ottaviano, Somma, S’Anastasia ed altri paesi vicini. L’ordine era quello – riferisce il dott. Aniello Langella – di aiutare la popolazione civile ad abbandonare le case, sorvegliare le dimore abbandonate, assistere i feriti, effettuare ricognizioni per lo smantellamento di opere pericolanti.    Unitamente ai numerosi provvedimenti di sostegno, il Governo affidò a regi commissari i Comuni di Ottaviano, Somma, San Giuseppe Vesuviano e San Gennaro di Palma.  Tali ufficiali assunsero i poteri del Consiglio cittadino o comunale. Ogni commissario poteva avvalersi dell’assistenza di una commissione consultiva, composta da sei membri nominati dal Prefetto provinciale tra gli elettori del Comune. Il 19 aprile del 1906 sotto il campanile di San Domenico, nello spazio che attualmente porta a via Aldo Moro, il Duca d’Aosta, Emanuele Filiberto (1869 – 1931), portò di persona il suo conforto alla popolazione di Somma alla presenza del Sindaco Troianiello, della Giunta e del Presidente della Deputazione Provinciale. A ricordo di questo evento, su proposta del consigliere e assessore Francesco Auriemma, fu intitolato successivamente quello spazio al valoroso Duca. Il 19 luglio 1906, inoltre, fu promulgata una legge speciale che concedeva, finalmente, in maniera organica numerosi provvedimenti a favore dei Comuni colpiti. Tra questi i più importanti e significativi furono: la concessione di sgravi fiscali in proporzione ai danni subiti, la costituzione di un consorzio tra Casse di risparmio ed altri istituti per sovvenzione ipotecaria ai danneggiati ed infine la sospensione della riscossione delle imposte erariali sui terreni, sui fabbricati e sulla ricchezza mobile nei Comuni di Somma, Ottaviano, San Giuseppe e San Gennaro di Palma. Dopo gli anni di gestione commissariale, il 18 dicembre 1910, il ricostituito consiglio cittadino eleggeva nuovamente a sindaco il Cav. Michele Troianiello. Con il ritorno alla normalità della attività politica, l’economia sommese risaliva la china della rinascita sotto la spinta e l’impegno dei fieri cittadini di Somma.

Coronavirus, secondo decesso a Pomigliano. I particolari. E il prefetto apre Alenia e Avio Aero

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“Ha fatto colazione e si è accasciata. E’ la ricostruzione di una morte improvvisa quella fatta ieri dal sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, durante la comunicazione ufficiale via web della seconda persona deceduta in città dopo essere stata colpita dal Coronavirus. Si tratta di una donna di 80 anni che risiedeva in un parco ubicato nella periferia occidentale della città. Ora si teme per il marito. Ha la febbre alta ma si trova ancora in casa. E’in attesa del risultato di un tampone. Nell’abitazione dei due coniugi vive anche un figlio, cinquantenne. La donna scomparsa era originaria di un paese in provincia di Salerno. Si ipotizza che abbia contratto il Coronavirus dopo aver partecipato diversi giorni fa al funerale di un parente, nel Salernitano. Nel corteo funebre, consumato poco prima che scattassero i divieti di assembramento, tra i vari parenti e amici della signora ce n’erano alcuni poi risultati positivi al terribile Covid 19. Ma non è finita. Sempre nel primo pomeriggio di ieri il sindaco di Pomigliano ha comunicato che altri due concittadini, marito e moglie, sono risultati positivi. Dunque, nella città delle grandi fabbriche metalmeccaniche, rimaste in maggioranza aperte, sale a 7 il numero dei contagiati emersi dal test del tampone. Due sono appunto i deceduti: l’anziana donna originaria di Salerno e un operaio che lavorava in una ditta di lavorazione dei rifiuti, a San Vitaliano. Fabbriche aperte dicevamo. Ieri il prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha firmato l’autorizzazione a tenere aperti i grandi stabilimenti di produzioni aeronautiche Leonardo ex Alenia di Pomigliano e Nola e Avio Aero di Pomigliano. Qui la tensione è alta tra sindacati e aziende. La Fiom sta proclamando scioperi a raffica nel tentativo di tenere lontani i tanti lavoratori che affollano questi impianti. Nell’Avio Aero si sono registrati due casi di contagio. A questo proposito nella prima serata di ieri il sindaco di Pomigliano ha chiarito che “i due lavoratori Avio Aero positivi sono di Afragola e di Arco Felice, frazione di Pozzuoli, e che il lavoratore puteolano ha solo i genitori residenti a Pomigliano”. Un altro contagiato nel polo delle fabbriche è un operaio della FCA residente a Napoli. Lo stabilimento automobilistico è chiuso dal 12 marzo. Lo sarà fino al 3 aprile. Un impiegato contagiato anche nella Leonardo di Pomigliano. E’ di Napoli ed è ricoverato al Cotugno.

Madonna dell’Arco, sesto decesso nella residenza anziani. Due positivi. Tampone anche al priore

Un’altra morte ieri (martedì 24 marzo)  nella residenza sanitaria per anziani tenuta dai padri domenicani di Madonna dell’Arco. Sei decessi in due settimane, ma la signora morta ieri pomeriggio era la sola che da giorni presentava sintomi, tanto da spingere il suo medico curante a chiedere per lei, otto giorni prima, un tampone. Glielo hanno fatto, alfine. Ma soltanto la sera prima che morisse, dopo altri cinque passati a miglior vita. Non ha potuto conoscere il risultato. Intanto però domenica scorsa furono effettuati altri tre tamponi, tutti sulle salme dei degenti deceduti nelle ore precedenti. Ebbene, due di quegli esami sono positivi al coronavirus, uno no. Dei tre decessi avvenuti domenica, uno non ha alcun collegamento con il Covid – 19, due invece sì. Altri risultati arriveranno nelle prossime ore. Intanto la struttura sanitaria dei domenicani è in quarantena fiduciaria ma tutto fa pensare che già a partire da questa mattina diverrà obbligatoria. Dovranno restare nella residenza degenti, personale sanitario, parasanitario ed ausiliario e ricostruire poi tutti i contatti, le visite dei parenti, quelle dei medici di base.
Padre Alessio Romano, Rettore del Santuario di Madonna dell’Arco
Tra i contatti c’è anche padre Alessio Romano, così come c’è il cappellano della struttura, padre Luca. Ad entrambi nella tardissima serata di ieri sono stati effettuati i tamponi, così come – per precauzione – a tutti i confratelli e al personale del convento.  «Sono molto rattristato – dice padre Alessio – almeno una parte di tutto ciò si poteva evitare se il tampone richiesto molti giorni fa fosse stato eseguito subito ma comprendo che ora l’Asl sia subissata di richieste. Noi seguiremo tutti i protocolli già del resto messi in atto dopo i primi decreti. Quanto a me, non sono preoccupato. Dai primi di marzo prendo precauzioni ed evito ogni contatto per tutelare i confratelli, alcuni dei quali sono anziani e malati». Prega padre Alessio, e dà appuntamento ai fedeli per una diretta streaming alle 15 di oggi, sulla pagina facebook “Santuario Madonna dell’Arco” e su quella di Ilmediano.it. Oggi è l’anniversario del quarto miracolo della Madonna dell’Arco, quello delle stelle*, che risale al 25 marzo 1675. «Ci affidiamo alla Mamma dell’Arco» – ripete il priore. Tamponi, dopo le 23 di ieri, anche ad altri (tra personale e degenti) residenti della casa anziani. Parrebbe, anche ad altri domenicani, anche se il priore – data l’emergenza coronavirus in atto – si era ben guardato dallo stare accanto ai “fratelli” già a rischio per età e condizioni di salute.   * Un evento prodigioso avvenne il 25 marzo 1675. Così ne scrive padre Ludovico Ayrola: “È l’ora del tramonto del 25 marzo 1675, un religioso del convento piamente pregava dinanzi all’altare di Maria, quando alzando gli occhi verso l’Immagine, vide sotto la lividura della guancia risplendere un color d’oro e tutto intorno sfavillare numerose e piccole stelle. Teme una allucinazione e chiamato il sacrestano senza prevenirlo, l’invita a guardare l’Immagine. L’interrogato colmo di meraviglia, conferma le luci e le stelle, e corre a chiamare il Priore, in quel tempo il padre Giuseppe Rosella. Questi si fa accompagnare da altri due frati all’altare della Vergine, che confermano l’evento. Il padre priore a tutti i religiosi presenti impose, sotto forma di precetto di obbedienza, di non parlare ad alcuno di quanto avevano visto, affinché nessuno possa essere suggestionato ed il miracolo si sveli da sé. Alle prime luci dell’alba, il vescovo di Nola, monsignor Filippo Cesarino, è nel Santuario a visitare la Sacra Immagine. Osserva lungamente le stelle, e non approvando il silenzio dei padri sul prodigio ordina di divulgare la notizia e di non porre ostacoli alla gioia ed al fervore dei fedeli. Ritornato a Nola, comanda che per tutta la diocesi s’istituiscano pubbliche processioni di ringraziamento. Il Viceré del tempo, Antonio Alvarez Marchese D’Astorga, accorre anche lui al Santuario, e confermando simile ordine del Vescovo di Nola, comanda che per mano di pubblico notaio venga redatto documento dell’accaduto, da inviare poi al Re di Spagna, assieme a riproduzione dipinta del miracolo. Dopo il Viceré vennero e constatarono il prodigio l’Arcivescovo Cardinale Orsini (più tardi papa Benedetto XIII), l’inquisitore, i Consultori del Santo Uffizio. Il 26 aprile, dopo un mese dall’apparizione delle stelle, il notaio Carlo Scalpato da Nola, richiesto dal Priore del convento, redasse l’atto in presenza e con la testimonianza di moltissime persone autorevoli, religiose e civili, tra le quali troviamo il Nunzio della Santa Sede presso il Regno di Napoli sua eccellenza Marco Vicentino, Vescovo di Foligno; il Vescovo di Nola Filippo Cesarino; il Vicario Generale della Diocesi, Giovanbattista Fallecchia; il Duca D. Fabrizio Capece Piscicelli del Sedil Capuano e suo fratello Girolamo; don Nicola Capecelatro; il residente del Duca di Toscana presso la Corte di Napoli. D. Santolo di Maria, ed il giudice del luogo dottor Onofrio Portelli”. A testimonianza di quel prodigioso evento, oggi ad abbellire l’immagine della Madonna ci sono dodici stelle sul vetro che ne regge le corone.