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Nel 1906, centoquattordici anni fa, il Vesuvio si risvegliò con grande fragore, provocando uno dei più violenti fenomeni eruttivi, solo inferiore storicamente a quello del 79 d. C. e del 1631.

Era la Domenica delle Palme del 1906 quando la vita dei paesi vesuviani fu turbata da quell’infausto episodio, che seminò lutti e distruzione in tutti i paesi vesuviani, come afferma il compianto ricercatore Giorgio Cocozza. Il culmine dell’attività raggiunse la sua massima intensità il giorno otto aprile, dopo una forte esplosione, accompagnata da una sensibile scossa tellurica. Nelle prime ore, sulle comunità di Somma Vesuviana, Ottaviano, San Giuseppe ed altre, iniziò a piombare una fitta pioggia di lapilli, mista a pietre e scorie compatte. A Somma la devastazione dei fondi rustici riguardò non solo gli sparsi seminati, ma anche i vigneti ed altre abbondanti piantagioni. Molti edifici crollarono sotto l’eccessivo peso dei materiali piroclastici, accumulati sui tetti; numerosi abitanti perirono sotto le macerie, specie ad Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano. A Somma, nella frazione di S. Maria Costantinopoli, si verificò il crollo di una trentina di case. A via Caprabianca, il giorno 13 aprile, perse la vita il contadino Pasquale D’Avino fu Giovanni, di anni 54, sotto le macerie della sua stalla. In via Margherita, due giorni prima, era morto nel suo letto il sensale Aniello Esposito fu Francesco, di anni 79, chiamato in paese con l’appellativo Tuppete, stavolta, sotto le macerie del solaio. L’unico ferito attestato fu tale De Vivo Vincenzo, come riferisce il prof. Luigi Iroso nelle sue pregevoli ricerche sull’evento.

Intanto, mentre infuriava l’infernale bufera di cenere e lapilli, l’imponente massa lavica iniziò a fuoriuscire lentamente dai cognoli di Boscotrecase: la gente, in preda al terrore, fuggì in cerca di scampo verso luoghi più sicuri. La mattina dopo, il 9 aprile, dopo un’ attenuazione del fenomeno, i centri abitati e le campagne vesuviane presentavano uno spettacolo desolante e straziante. L’economia agricola sommese, unica fonte di sussidio della popolazione, era stata definitivamente compromessa. La somma di 7.000 lire, che il Governo centrale aveva assegnato ai piccoli coltivatori e ai modesti agricoltori, risultò completamente insufficiente a risanare le vistose piaghe, ne tantomeno assicurò la sopravvivenza alle povere famiglie. A tal riguardo la Giunta Comunale, presieduta dal Sindaco Michele Troianiello, sollecitò immediatamente il Governo e il Comitato Centrale di Soccorso di aumentare la predetta somma per consentire il prosieguo della vita sociale e lavorativa. Tale comitato di soccorso fu istituito dal Presidente del Consiglio del Ministri, Giovanni Giolitti, con proprio decreto, il12 aprile 1906. Il suo scopo era di sovraintendere sia alla distribuzione dei sussidi governativi, sia ad emanare tutti i provvedimenti atti ad aiutare la popolazione colpita dal disastro. Tra gli enti meritevoli che si prodigarono a favore delle popolazioni vesuviane, si segnalò  anche la Croce Rossa con il suo segretario Marchese Onofrio di Villarena. A Somma la benemerita istituzione – continua Cocozza – distribuì in più occasioni effetti di biancheria e di vestiario agli infelici popolani. Alcuni drappelli del 41° Fanteria si stanziarono ad Ottaviano, Somma, S’Anastasia ed altri paesi vicini. L’ordine era quello – riferisce il dott. Aniello Langella – di aiutare la popolazione civile ad abbandonare le case, sorvegliare le dimore abbandonate, assistere i feriti, effettuare ricognizioni per lo smantellamento di opere pericolanti.    Unitamente ai numerosi provvedimenti di sostegno, il Governo affidò a regi commissari i Comuni di Ottaviano, Somma, San Giuseppe Vesuviano e San Gennaro di Palma.  Tali ufficiali assunsero i poteri del Consiglio cittadino o comunale. Ogni commissario poteva avvalersi dell’assistenza di una commissione consultiva, composta da sei membri nominati dal Prefetto provinciale tra gli elettori del Comune. Il 19 aprile del 1906 sotto il campanile di San Domenico, nello spazio che attualmente porta a via Aldo Moro, il Duca d’Aosta, Emanuele Filiberto (1869 – 1931), portò di persona il suo conforto alla popolazione di Somma alla presenza del Sindaco Troianiello, della Giunta e del Presidente della Deputazione Provinciale. A ricordo di questo evento, su proposta del consigliere e assessore Francesco Auriemma, fu intitolato successivamente quello spazio al valoroso Duca. Il 19 luglio 1906, inoltre, fu promulgata una legge speciale che concedeva, finalmente, in maniera organica numerosi provvedimenti a favore dei Comuni colpiti. Tra questi i più importanti e significativi furono: la concessione di sgravi fiscali in proporzione ai danni subiti, la costituzione di un consorzio tra Casse di risparmio ed altri istituti per sovvenzione ipotecaria ai danneggiati ed infine la sospensione della riscossione delle imposte erariali sui terreni, sui fabbricati e sulla ricchezza mobile nei Comuni di Somma, Ottaviano, San Giuseppe e San Gennaro di Palma. Dopo gli anni di gestione commissariale, il 18 dicembre 1910, il ricostituito consiglio cittadino eleggeva nuovamente a sindaco il Cav. Michele Troianiello. Con il ritorno alla normalità della attività politica, l’economia sommese risaliva la china della rinascita sotto la spinta e l’impegno dei fieri cittadini di Somma.