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L’argomento non deve essere un tabù e bisogna dirlo, perché il pericolo è concreto: l’isolamento a cui siamo sottoposti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus rischia di far aumentare le violenze all’interno delle mura domestiche.

Purtroppo per le donne vittime di violenza restare a casa significa dividere per ventiquattro ore, giorno dopo giorno, gli spazi familiari con il proprio maltrattante: significa non avere più contatti con l’esterno e vedere diminuire drasticamente il proprio spazio personale. Per questo motivo, come riporta Il Messaggero, già nei giorni scorsi i centri antiviolenza italiani hanno inviato una lettera al Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, nell’intento di sollecitare l’attenzione su questa emergenza nell’emergenza, cercando di prevenire e mitigarne gli effetti. Le donne in rete contro la violenza, riunite in un coordinamento nazionale, auspicano “un potenziamento di risorse da destinare ai Centri antiviolenza di tutto il territorio nazionale e una campagna di informazione a 360 gradi su media e social dei numeri telefonici utili (1522 e numeri regionali dei Centri antiviolenza) a cui le donne possano accedere per chiedere aiuto. Tutti sappiano che possono sempre trovare supporto se hanno bisogno di sottrarsi alla violenza, anche se molte credono che i centri antiviolenza siano chiusi”.

I centri antiviolenza invece sono aperti e continuano a offrire servizi  di accoglienza e ascolto anche durante questa emergenza sanitaria e sociale. Succede lo stesso a Marigliano, dove da circa un anno e mezzo è attivo il Punto Donna promosso dall’associazione Maya e gestito dalle socie fondatrici: l’avvocato Elena Serino, consulente legale, la dott.ssa Loredana De Meo, presidente dell’associazione, e la dott.ssa Francesca Vecchione, responsabile del centro. Anche se la sede legale dell’associazione è a Nola, e l’organismo è attivo su tutto il territorio dell’agro nolano, il Punto Donna è nato a Marigliano per rispondere a un’esigenza precisa che veniva dalla città: un caso in particolare ha fatto sì che ci si rivolgesse all’Ordine Francescano Secolare per richiedere la disponibilità di uno spazio fisico dove poter accogliere le donne vittima di violenza. I frati minori del convento di San Vito, oggi divenuto Santuario della Madonna della Speranza, hanno immediatamente provveduto a donare l’uso di alcuni locali e da allora, era l’autunno del 2018, l’associazione Maya assicura quotidianamente un servizio di ascolto e di accoglienza delle vittime di maltrattamenti. I casi registrati sul territorio mariglianese sono molteplici e c’è ancora tanto da fare per portare alla luce il sommerso, a causa di retaggi culturali che non consentono di liberare l’argomento dal vincolo del tabù: “In un anno e mezzo abbiamo incontrato una decina di persone. Può sembrare un numero basso, ma considerando tutto quello che non emerge siamo convinte che ci sia molto di più da scoprire. Purtroppo molto spesso i vicini di casa e la cerchia dei parenti tendono a nascondere o comunque a omettere il più delle volte la gravità di alcune situazioni e questo non aiuta né le donne vittima di violenza né il nostro lavoro”, afferma Elena Serino, avvocato civilista impegnata strenuamente in questa lotta.

Il contatto telefonico del Punto Donna è: 366 998 0851.

Dopo la Pasqua, presso l’ex convento di San Vito partirà anche un corso di formazione che ha lo scopo di attivare e sensibilizzare le “antenne sul territorio”, persone in grado di intercettare il problema per far uscire allo scoperto le difficoltà delle donne che vorrebbero denunciare e per tanti motivi non riescono a farlo.

A dieci giorni dall’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti per le Donne, la lettera aperta condivisa da tutti i comitati che in Italia si occupano di violenza domestica intende avvertire che il periodo di quarantena imposto ai cittadini potrebbe portare a un incremento di abusi sulle donne, proprio come è stato registrato ultimamente in Cina, dove l’emergenza sanitaria sembra scemare. Lì il numero di casi di violenza domestica è salito in maniera vertiginosa e a febbraio il numero è addirittura raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un campanello d’allarme anche per il nostro Paese, da non sottovalutare: per questo motivo è scattata proprio il 24 marzo la campagna antiviolenza promossa dal governo italiano. Su Twitter il ministro Bonetti ha annunciato una batteria di spot televisivi programmati fino al 3 aprile per promuovere il numero 1522 (c’è anche una app) gestito dal Telefono Rosa, per offrire aiuto a chi in questo periodo potrebbe averne più bisogno.