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Riceviamo e pubblichiamo la lettera della Failms e della Fiom al Prefetto di Napoli

 

Oggetto: richiesta di sospensione di tutte le attività produttive all’interno dello stabilimento di Pomigliano d’Arco 

 

In un momento drammatico in cui tutta l’Italia si ferma per arginare il contagio di Covid-19 solo l’industria risulta del tutto disinteressata al tema e continua a svolgere la sua attività come se nulla fosse successo, nonostante l’ultimo decreto del governo.

La retorica del “stringiamoci a coorte”, salviamo il nostro Paese stando a casa, vale per tutti tranne per gli operai che quotidianamente devono ammassarsi alla catena di montaggio, nei pullman, negli spogliatoi e nelle mense, ove la distanza di sicurezza di un metro non solo non è attuata ma è oggettivamente impossibile.

Operai – che come era agevole comprendere immediatamente – stanno cominciando ad ammalarsi e, giocoforza, diverranno veicolo di contagio per le loro famiglie, i vicini, i supermercati dove fanno a fare la spesa. Ricordiamo che nello stabilimento AVIO AERO di Pomigliano ci sono già stati due casi. 

Chiunque abbia mai frequentato uno stabilimento produttivo, sa infatti benissimo che in detti luoghi la distanza di un metro (in realtà gli esperti affermano che la distanza di sicurezza dovrebbe essere di almeno un metro ed ottantadue centimetri) è oggettivamente un parametro non rispettabile. E quello che è stato messo in campo dall’azienda, sottolineato da interviste e in una lettera della RSU FIOM FAILMS, sono dichiaratamente insufficienti per poter lavorare in tutta sicurezza.

La scelta che il Governo ha fatto con il decreto del 22 marzo 2020 è purtroppo quanto mai chiara: la produzione non si può fermare, costi quel che costi! E pazienza se qualcuno e, cioè gli operai, dovranno pagare il prezzo di una siffatta scellerata scelta, perché buona parte delle produzioni oggi inutili, possano continuare.

L’AVIO AERO di Pomigliano non produce beni né offre servizi essenziali né ovviamente beni necessari in questo momento di emergenza, e che le sue attività non rientrano neanche tra quelle discutibili,  individuate dal dpcm 22 marzo 2020 nella lista ATECO.

Dunque, il sacrificio che si chiede ai lavoratori non ha alcuna legittimazione né è finalizzato a soddisfare essenziali interessi della collettività.

L’unico motivo per il quale l’AVIO AERO continua la produzione va rinvenuto nell’interesse economico della proprietà e dei suoi rapporti di forza e relazionali con la compagine istituzionale.

Noi – i cittadini di serie B, i sacrificabili al profitto di pochi – non ci stiamo e non possiamo piegarci a siffatta macelleria sanitaria e sociale.

Chiediamo che anche l’AVIO AERO si dimostri responsabile e sensibile alla salute dei lavoratori e per l’effetto disponga la sospensione di tutte le attività produttive sino al 3 aprile, con il riconoscimento dell’intero salario per gli operai.

Di contro – ed in assenza della doverosa sospensione generale delle attività – ogni eventuale danno alla salute dei lavoratori non potrà che essere imputato, sulla base delle norme penali e civili allo stato vigenti, al management ed alla proprietà dell’AVIO AERO a cause delle improvvide decisioni assunte, e alle Istituzioni che, con una lettura di parte e molto permissiva nei confronti delle aziende degli ultimi provvedimenti legislativi per affrontare l’emergenza contagio, le hanno dato copertura istituzionale.

Pomigliano, 25 marzo 2020            

RSU FIOM e FAILMS GEAvioAero       

(fonte foto:rete internet)