Somma Vesuviana, Coronavirus,11 contagi in città. Il Sindaco:”Da domani il supporto della polizia provinciale”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di aggiornamento sulla situazione coronavirus a Somma Vesuviana.
Di Sarno: “Aumentati casi a Somma Vesuviana. Dobbiamo aggiornarli ad 11. Ieri sera la notizia del nono caso, questa notte il decimo ed in tarda mattinata l’undicesimo caso. Inviata lettera al prefetto per richiesta Esercito in supporto alle Forze dell’Ordine e alla Polizia Municipale e domani arriverà sul territorio la Polizia Provinciale”.
“I casi di Coronavirus a Somma Vesuviana sono ora 11. Ieri sera, un minuto prima che iniziassi la diretta è arrivato il nono caso, poi questa notte mi è stato comunicato anche un decimo caso ed in mattinata l’undicesimo caso. Dunque a Somma Vesuviana siamo a 11 casi di Coronavirus ma sono in corso analisi su altri tamponi ed abbiamo 100 persone in sorveglianza fiduciaria domiciliare. Domani arriverà la Polizia Provinciale ed abbiamo chiesto anche l’Esercito”. Lo ha annunciato ora il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno.
Si rinnova l’appello alla popolazione.
“Domani arriverà la Polizia Provinciale ed abbiamo ufficialmente chiesto l’Esercito. Rinnovo l’appello alla popolazione ad uscire solo per comprovate necessità indicate nei decreti, non affollare i supermercati e le farmacie. Ricordo che le comprovate esigenze sono di natura lavorativa per quelle attività che possono restare aperte in base ai decreti o per esigenze sanitarie. Non affolliamo i supermercati e non affolliamo le farmacie. Per quanto riguarda il ritiro della spesa – ha proseguito Di Sarno – è disponibile anche il servizio di Croce Rossa Italiana. Numero di tel della Croce Rossa è il seguente: 3312 339074”.
Di Sarno, ha scritto al Prefetto.
“Da giorni, in tutti modi, invito la cittadinanza a stare a casa, ad uscire solo per svolgere le attività necessarie così come previsto dalle norme vigenti, ho chiuso i parchi, cimiteri e tutte le aree pubbliche. Nonostante questo, come in altre città purtroppo, una parte della cittadinanza non sembra avere consapevolezza della gravità del momento e continuamente ricevo segnalazioni di strade affollate, di autovetture che circolano con tanta assiduità. Tenuto conto anche dell’aumento dei casi su tutto il territorio, anche circostante, Vi chiedo l’intervento dell’esercito per il territorio del comune di Somma Vesuviana, al fine di poter al meglio contenere assembramenti ancora troppo frequenti sul nostro territorio ed allo stesso tempo – ha scritto Di Sarno – riuscire a dissuadere chi ancora non si è allineato a quello che ormai è divenuto obbligo per tutti, ovvero di restare a casa se non per comprovati e seri motivi, come da ultimo decreto. E’ nel rispetto di tutti quei cittadini che, al contrario, stanno con grande sforzo e sacrificio rispettando tali regole che vi invito ad intervenire tempestivamente, per non rendere inutili i sacrifici di chi invece con impegno ed evidentemente maggiore consapevolezza della gravità della situazione, sta compiendo. La Polizia Locale e tutte le Forze dell’Ordine in maniera esemplare svolgono il faticoso compito di controllo, anche diffondendo dalle autovetture di servizio messaggi alla popolazione, pur avendo a disposizione un numero di unità sicuramente non sufficiente a fronteggiare le esigenze del territorio ”.
Sant’Anastasia, il coronavirus fa un’altra vittima, è il frate domenicano Giovanni Cattina

Somma Vesuviana, Covid 19 : 10 casi di contagio. Il sindaco scrive al Prefetto
Di Sarno: “Ancora casi nel mio paese. Nono e decimo caso di Coronavirus a Somma Vesuviana. Inviata lettera al prefetto per richiesta Esercito in supporto alle Forze dell’Ordine e alla Polizia Municipale”. “Ieri sera, un minuto prima che iniziassi la diretta è arrivato il nono caso, poi questa notte mi è stato comunicato anche un decimo caso. Dunque a Somma Vesuviana siamo a 10 casi di Coronavirus ma sono in corso analisi su altri tamponi”. Lo ha annunciato ora il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno. Si rinnova l’appello alla popolazione. “Rinnovo l’appello alla popolazione ad uscire solo per comprovate necessità indicate nei decreti, non affollare i supermercati e le farmacie. Ricordo che le comprovate esigenze sono di natura lavorativa per quelle attività che possono restare aperte in base ai decreti o per esigenze sanitarie. Non affolliamo i supermercati e non affolliamo le farmacie. Per quanto riguarda il ritiro della spesa – ha proseguito Di Sarno – è disponibile anche il servizio di Croce Rossa Italiana. Numero di tel della Croce Rossa è il seguente: 3312 339074”. Di Sarno, ha scritto al Prefetto. “Tenuto conto anche dell’aumento dei casi su tutto il territorio, anche circostante, Vi richiedo l’intervento dell’Esercito per il territorio del comune di Somma Vesuviana, al fine di poter al meglio contenere assembramenti ancora troppo frequenti sul nostro territorio ed allo stesso tempo – ha scritto Di Sarno – riuscire a dissuadere chi ancora non si è allineato a quello che ormai è divenuto obbligo per tutti, ovvero di restare a casa se non per comprovati e seri motivi, come da ultimo decreto. E’ nel rispetto di tutti quei cittadini che, al contrario, stanno con grande sforzo e sacrificio rispettando tali regole che vi invito ad intervenire tempestivamente, per non rendere inutili i sacrifici di chi invece con impegno ed evidentemente maggiore consapevolezza della gravità della situazione, sta compiendo”.
RSA Madonna dell’Arco, sanificazione dei marciapiedi e di via Sorrentino
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Sant’Anastasia
E’ regolarmente avvenuto stamattina il quarto intervento di sanificazione delle strade e un’attenzione particolare è stata data a via Padre Raimondo Sorrentino, luogo in cui si trova la sede della Casa di Riposo e Residenza Sanitaria Assistenziale Madonna dell’Arco.
Tutta la struttura con i residenti, come è noto, è attualmente in quarantena in quanto recentemente è stata interessata dal nuovo virus che oltre a mietere 8 vittime ha infettato 52 persone, tra gli anziani ospiti e il personale dipendente, proveniente da vari comuni vesuviani.
L’ASL competente ha tempestivamente provveduto a nominare responsabile della gestione e coordinatore dell’emergenza sanitaria presso la RSA il dott. Antonio Coppola.
La struttura, circondata dal verde e distintasi sempre per la qualità dei servizi di assistenza, gli ambienti confortevoli, la totale assenza di barriere architettoniche che favorisce l’indipendenza degli anziani ospiti e l’integrazione sociale, va senza dubbio supportata affinché superi bene e al più presto questa fase di difficoltà imprevedibili e riesca a tutelare e difendere la vita e la salute dei residenti attualmente in quarantena.
Il quarto intervento di sanificazione programmato dal Responsabile del Servizio Ambiente ing. Antonio Cantalupo ha interessato, inoltre, altre strade periferiche, tra cui via Archi Augustei, via Santa Chiara, via Castiello, via A. Moro, via Marra ed alcune prossime alle abitazioni, corrispondenti alle strade non sanificate nei tre interventi precedenti effettuati sul territorio comunale.
La ditta GPN srl finora ha effettuato tutte le sanificazioni in maniera del tutto gratuita ed ha potenziato la squadra dell’intervento programmato per stamattina utilizzando tre operatori, cioè un autista e due operai con la freccia.
Il Commissario Straordinario, Stefania Rodà, in precedenza ed in questa fase così delicata per il paese, è stata ed è costantemente presente presso l’Ente coordinando i lavori e adottando tutti gli atti necessari ad evitare il propagarsi del contagio e finalizzati alla tutela della salute pubblica.
Siccome in questo caso della pandemia si sta assistendo, specie sui social e WhatsApp, alla diffusione a livello locale e nazionale di notizie infondate, di allarmismi o di ricerca eccessiva di aggiornamenti, i cittadini di Sant’Anastasia sono esortati a collaborare, a rivolgersi all’Ente in caso di effettiva necessità, ad evitare passeggiate, evitare di entrare in contatto diretto con le persone, evitare di sostare nelle piazze e restare a casa con i propri familiari.
Coronavirus, gli imprenditori associati mariglianesi valutano le misure adottate per il commercio
Prosegue il ping pong tra l’associazione dei commercianti e l’amministrazione comunale, alla ricerca di una intesa che possa fornire risposte adeguate in questa delicata fase di emergenza sanitaria e sociale.
Il 24 marzo scorso Domenico Tomo, presidente di MIA – Marigliano Imprenditori Associati, inviava una richiesta ufficiale per l’adozione di urgenti misure a sostegno del commercio. Auspicando una coraggiosa correzione dei provvedimenti adottati pochi giorni prima in aiuto del settore locale, l’associazione chiedeva l’annullamento di imposte, tasse e tributi per le attività commerciali e produttive, l’annullamento dell’IMU e della TARI per i proprietari dei locali che sono sede produttiva delle attività e l’istituzione di un fondo per il sostegno delle attività economiche da attivare alla fine dell’emergenza. Nel frattempo maggioranza e opposizione hanno intavolato una discussione costruttiva al fine di trovare nuove convergenze e pianificare l’adozione di misure che appaiono condivise da tutte le forze politiche della città: la riduzione dell’80% della TARI con relativa esenzione totale degli altri tributi comunali agli esercizi commerciali e produttivi per il periodo di chiusura previsto dai DPCM e dalle Ordinanze regionali e comunali; inoltre l’applicazione degli sgravi dei tributi promossi e deliberati dal Consiglio Comunale ai commercianti che nel 2019 sono stai penalizzati anche dai cantieri stradali.
Abbiamo interpellato Giovanni Leonessa, vice presidente dell’associazione dei commercianti MIA Marigliano per fare il punto della situazione. Come giudica le misure economiche a sostegno del commercio proposte da maggioranza e opposizione?
Non sono ancora sufficienti ed è importante capire perché. In molti, se non tutti, non hanno la reale conoscenza di qual è il percorso economico di un attività commerciale, di una Partita Iva. Il flusso di cassa che viene interrotto bruscamente come è avvenuto oggi per questa emergenza, provoca un vero e proprio arresto cardiaco dell’attività. Non possono bastare le riduzioni dei tributi. Anche le fatture delle utenze telefoniche, dell’energia elettrica, dell’acqua sono una costante nel capitolo di spesa di una attività che non si annullano o sospendono e che dovranno essere affrontate prima di tutte le altre per poter riaprire. La TARI e gli altri tributi locali, sospesi, ridotti o annullati in parte solo per il periodo di chiusura, si aggiungeranno pericolosamente proprio in coincidenza con gli altri obblighi fiscali posticipati a maggio e giugno. Ci sarà un vero e proprio shock tributario insopportabile con la conseguenza che si dovrà decidere cosa poter pagare e cosa no rimettendo così il conto economico dell’imprenditore nuovamente in sofferenza. Vanno rivisti velocemente quindi anche i tempi di rateizzo di questi tributi. Come in un arresto cardiaco va fatto subito una immissione di energia per rimettere in moto il cuore e questo lo possono fare solo misure economiche adeguate e in linea con l’emergenza che stiamo vivendo. Non serve, per intenderci, un’altra rottamazione dei debiti perché il mercato che si presenterà davanti quando riapriremo non sarà neppure quello della crisi economica che stavamo già vivendo.
Tutto da ripensare quindi?
Non tutto certamente, ma chi fino ad ora ha proposto le misure economiche da adottare in questo settore capiamo bene che non può avere la reale dimensione del complesso meccanismo su cui è costruita la sopravvivenza delle attività commerciali. Molti negozi avevano già iniziato a ritirare la merce utile alla stagione in corso, una stagione che invece stiamo vivendo da reclusi in casa senza nessuna certezza non solo dei tempi di riapertura ma anche di ricostruzione, per usare un termine post bellico. Febbraio, marzo, aprile sono mesi in cui ricadono scadenze di pagamento che possono essere affrontate solo con un flusso di cassa continuo senza il quale, come purtroppo sta avvenendo, può portare alla chiusura definitiva di molte attività. Quanto sta accadendo di conseguenza nelle famiglie non è stato ancora ben compreso.
Come vede allora il futuro e cosa si può fare concretamente per aiutare il settore?
Siamo davvero all’alba di un tempo senza precedenti, paragonabile al secondo dopoguerra, che non ho conosciuto se non dai racconti degli anziani, ma a mio avviso è molto più grave perché ha di fronte una molteplicità di aspetti che oggi sono molto più complessi. Credo però che con il buonsenso e con scelte coraggiose possiamo farcela certamente. Ci saranno nuove opportunità di vita sociale che ci renderanno più uniti. La solidarietà sarà il comune denominatore, ne sono convinto. Dobbiamo farcela, lo dobbiamo ai nostri figli per non lasciarli soli in un tempo sospeso che non possono conoscere. È necessario un anno bianco a partire dalla riapertura degli esercizi commerciali, quando dovremo riprogrammare il percorso produttivo. Annullamento di tutti i tributi per il 2020 e un meccanismo di alleggerimento dei canoni di affitto attraverso la compensazione delle cartelle IMU e TARI dei proprietari dei locali sugli affitti degli esercizi commerciali. Inoltre, condono tombale per tutte le sofferenze con il fisco.
A prescindere dalla pandemia, cosa è stato sbagliato nell’approcciare il settore anche alla luce di una crisi che sembra ormai infinita?
In un mondo globalizzato non abbiamo voluto credere che eravamo tutti connessi in un unico destino economico. Deve emergere finalmente adesso il concetto di we-economy. È piuttosto l’economia del “noi” di cui dobbiamo parlare e che salverà il nostro futuro e quello di migliaia di famiglie. Nessuno va lasciato indietro. Chi oggi si sente tranquillo non può pensare che lo sia sempre se il mondo produttivo ha fermato il suo percorso. Impiegati, insegnati, dipendenti dello stato, come possono immaginare anche loro un futuro di serenità economica se il cuore pulsante dell’economia si ferma? Nulla sarà più così scontato. Anche i sindacati dovranno riscrivere i loro meccanismi di protezione dei lavoratori. Basti pensare che a Marigliano un negozio di soli 50mq paga circa mille euro di TARI all’anno. È venuto anche il momento di snellire davvero la burocrazia. Oggi, in piena emergenza, si fanno ancora i bandi Consip mentre servono urgentemente mascherine per tutti, innanzitutto per gli operatori sanitari. Servono scelte coraggiose ma prima di tutto abbiamo bisogno di uomini coraggiosi ed io non ne vedo molti adesso.
Quali critiche muove a chi si ritrova ad amministrare il territorio in questa fase di emergenza?
La presunzione di avere sempre la soluzione ad ogni necessità senza un sano confronto. Solo negli ultimi giorni hanno concesso un dialogo a tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione, per raccogliere proposte e strategie da attivare in questa emergenza. Il vero untore oggi può assumere tante forme, quella di chi non ha capito cosa davvero sta accadendo, quella di chi sta facendo disinformazione, anche quella di chi resta indifferente crogiolandosi nella sua comodità economica.
“Mamma Nola”, l’altruismo di una comunità per aiutare le famiglie bisognose
L’organizzazione non profit “Mamma Nola” per combattere la crisi da Covid-19 scende in campo. In questo momento di emergenza sanitaria saranno distribuiti sostegni alimentari per aiutare tutte le famiglie più bisognose del comune.
Lo spirito di una comunità unita che vive all’insegna di forti valori emerge soprattutto nei momenti di maggiore bisogno. L’emergenza che il Covid-19 è stato capace di attivare ha conseguenze disastrose non solo, purtroppo, per chi se ne va, ma anche per chi resta. Il blocco nazionale dei lavori e del normale ciclo produttivo rappresenta per molti una fine già annunciata. Tante le persone costrette a vivere alla giornata anche prima che questo virus facesse la sua entrata in scena, ancor di più quelle con un lavoro precario. L’economia sta inevitabilmente subendo gravissimi colpi, dai quali non tutti riusciranno facilmente a rialzarsi. È in questi momenti di così grave impatto sociale che scende in campo l’amore per il prossimo che nella città di San Paolino ha un nome bene preciso, “Mamma Nola”.
Questo progetto nasce dall’Associazione Festa Eterna che con la città di Nola condivide un legame quasi viscerale, l’amore per la Festa dei Gigli. Portavoce di questa iniziativa solidale è Carlo Fiumicino, nolano d.o.c. che attualmente vive a Brescello in Emilia-Romagna, ma nonostante la distanza non ha mai dimenticato le sue radici. «Sono nolano, ma vivo da 30 anni in Emilia. Non ho mai tagliato il cordone ombelicale con la mia città, non ho mai dimenticato le miei origini» confessa mentre parla della sua Nola, alla quale si sente ancora profondamente legato, nonostante lo scorrere inesorabile del tempo.
“Mamma Nola” nasce per dare alla luce una serie di documentari, grazie al contributo del regista Paolino Di Sauro, per raccontare la storia della festa dal punto di vista storico, culturale e religioso. Impegnata fin dall’inizio nel sociale, questa organizzazione non profit ha a cuore le vite dei suoi cittadini che non possono essere lasciati soli in un momento così difficile da affrontare; intere famiglie che non potendo più lavorare, si nutrono di sconforto perché non riescono a racimolare neanche i soldi necessari per il sostentamento dei propri figli. È sullo sfondo di queste tristi storie che “Mamma Nola” si attiva come qualsiasi madre farebbe per i propri cari. Così inizia la maratona solidale che non prevede una raccolta fondi – troppo lenta per questa situazione di emergenza – ma un’imminente distribuzione di beni alimentari da destinare a tutte le famiglie più bisognose. «Uno dei valori del testamento di San Paolino è la solidarietà nel cammino della speranza» continua Carlo. È un atto che parte dal cuore e non può passare inosservato.
Dal 2012 “Mamma Nola” si è sempre mostrata vicina ai più giovani: sono state stanziate borse di studi per valorizzare il patrimonio culturale della festa; è stato realizzato per i più piccoli un parco giochi nella villa comunale di Nola. Grazie a Carlo e alla sua passione per la Festa dei Gigli, lo scorso anno è stato portato a Brescello, città di Don Camillo e Peppone, un obelisco che ha sfilato per le strade insieme alla sua paranza nolana con annessa mostra per valorizzare l’arte della cartapesta.
Progetti che si fanno notare. Siamo abituati a veri e propri bollettini di guerra giornalieri. Ogni tanto, parlare di queste iniziative benefiche proposte da chi anche a distanza condivide le sofferenze della propria città natale non può che riaccendere la speranza, come una luce, seppur fioca, che nel buio ancora resiste.
Madonna dell’Arco, ancora un decesso da Covid -19 alla casa anziani, quattordici nuovi operatori in servizio
La storia della «dottoressa» Rosa: «Ho scelto di restare, non avrei mai lasciato i miei “nonni”»
Al bollettino delle vittime da coronavirus nella residenza anziani di Madonna dell’Arco se ne aggiunge un’altra, ieri mattina. Il bilancio, tragico, è di nove morti. I centralini sono roventi, il telefono non smette un attimo di squillare. I familiari dei «nonni», così li chiamano gli operatori, pretendono notizie sui propri cari, chiusi fuori da quella cinta e da quell’edificio dove svetta la statua della Madonna posizionata qualche anno fa e dove adesso nessuno può entrare. O uscire. A rispondere ai familiari è Rosa Anastasio, assistente sociale e responsabile della casa albergo. Ha 36 anni Rosa, ed è tra i dipendenti risultata negativa al Covid -19. Non era al lavoro quando giorni fa, dopo i primi decessi, fu disposto l’isolamento fiduciario per tutti, ma scelse di rientrare. Si sottopose al tampone e, ancor prima di sapere il risultato, comunicò al marito che lei sarebbe rimasta lì, ben sapendo che non sarebbe più uscita prima di – se tutto andrà bene – almeno due settimane. Che non avrebbe lasciato gli anziani ai quali aveva pensato ogni giorno. La «dottoressa» la chiamano, tutti. Non è un medico ma un’assistente sociale e la responsabile dei rapporti con le famiglie, colei che si era occupata, prima dell’incubo, di organizzare laboratori di cucina e musicoterapia, colei che ha tenuto finora i rapporti con le istituzioni, dall’Asl Na 3 al Comune di Sant’Anastasia. «Ho ricevuto il responso del tampone quando ero già dentro, ho chiamato mio marito (ndr, Pasquale Adamo, il direttore della struttura, risultato anch’egli negativo e ora in quarantena a casa) e ho pianto, sapevo che era preoccupato per entrambi e per me soprattutto. In ogni caso avevo già scelto di restare».
Sotto gli occhi di Rosa sono morte persone con cui aveva parlato ogni giorno, con le quali aveva riso e scherzato. La sua voce trema quando racconta del «libro» che si erano inventati quale testimonianza della vita di ciascuno di loro. Una raccolta di episodi raccontati dai «nonni» che, da settimane, non si aggiorna più. Ora è poco importante, perché tanti sono andati via senza poter salutare i propri cari. «Non è facile, qui. Oggi per fortuna siamo riusciti a trovare nuovo personale dopo ore di incertezza. Alcuni operatori hanno firmato il contratto e poi non si sono presentati, altri sono arrivati, hanno preso servizio e sono andati via dopo poco. Eravamo alla disperazione, poi per fortuna sono arrivati in quattordici e abbiamo tirato il primo sospiro di sollievo dopo giorni».
Nove i morti, con la vittima da Covid – 19 di ieri. Un’inchiesta aperta sul decesso di uno degli ospiti la cui famiglia ha richiesto l’autopsia. «Non è il momento di parlare di questo – dice Rosa – qui siamo tutti in prima linea e anche le istituzioni, parlo dell’Asl, del coordinatore Antonio Coppola nominato per gestire l’emergenza, del commissario prefettizio di Sant’Anastasia Stefania Rodà, ci stanno accanto costantemente. Qui la vita si è fermata, dobbiamo avere gli occhi aperti e il massimo grado di attenzione. Alcuni degenti anziani, già con patologie importanti, sono positivi asintomatici. Nessuno di noi può distrarsi». Anche da fuori stanno arrivando gli aiuti. Il Lions Club Sant’Anastasia Monte Somma ha deciso di donare alla residenza sanitaria il fondo cassa, altri si stanno mobilitando. «Ci occorrono tute protettive, mascherine, facciamo appello a chiunque possa donarci queste cose, per ora ne abbiamo ma non bastano, ecco soltanto questo ci serve. Ci occorre anche sapere che lì fuori siano coscienti che qui stiamo combattendo con un nemico che non si vede ma è reale, un nemico che ci ha tolto la possibilità di stringere la mano a chi sta morendo, di abbracciare. Di dare un bacio per l’ultima volta a chi consideravamo parte della famiglia. Perché è così, i “nonni” sono la mia famiglia non soltanto il mio lavoro, metto loro davanti ad ogni altra cosa, sono qui per questo. Non ci sono più i sorrisi di prima, dietro le mascherine che non togliamo mai». La speranza però c’è. «Il morale deve essere alto, io sto facendo di tutto per tranquillizzare i parenti, non è facile. Già ieri siamo riusciti a rispondere al telefono a molti, a raccontare loro come è la situazione qui, spero che andrà meglio ogni ora che passa». Non c’è tregua nella lotta contro la morte per le 57 persone blindate dentro la ex casa di riposo domenicana. Sono trentadue gli anziani degenti risultati positivi al tampone, cinque gli operatori, anch’essi positivi, rimasti in struttura. Con Rosa Anastasio ha deciso di entrare anche un altro dipendente, Pasquale Russo, negativo al test. Lo ha fatto contro il volere dei familiari. Sono in prima linea, mentre c’è chi polemizza ancora ipotizzando che da lì possa allargarsi il contagio, mentre c’è chi invoca militari ai confini perché non si riesce a controllare in altro modo il territorio, anche se non si è elevata nemmeno una contravvenzione. Sono in prima linea, Rosa e i suoi colleghi come le migliaia di altri operatori nelle residenze sanitarie e nella case di riposo italiane dove in tanti stanno morendo. La stessa tragedia, da Nord a Sud. Da Bergamo a Palermo. Con numeri spaventosi. Tutti hanno solo letto o appreso dal telegiornale che lì dentro si muore, alcuni si concentrano sui tamponi effettuati ai padri domenicani, priore in testa, risultati tutti negativi. E sui social partono sprizzi di veleno, quasi fosse una colpa non essersi ammalati. Nemmeno quando è andato a benedire le salme. E magari, gli stessi leoni o leonesse da tastiera che riescono a produrre pensieri tanto cristiani, poi vanno a battersi il petto in chiesa.
*Più facile spezzare un atomo che un pregiudizio (Albert Einstein)
Ti viene voglia di mandare a ….quel paese “saputi” e “saputielli”? Càlmati con un piatto di “peperoni alla napoletana”
L’Italiano “saccente” e i napoletani “saputiello” e “saputo”: i tipi sono presenti in questi giorni neri in tutte le trasmissioni della TV e, ovviamente, sui “social”. La poesia di Viviani “’O saputo”. La suggestione fonetica di “saccente” e di “saputo”.La serena indifferenza garantita dai peperoni – bisogna evitare che diventino “puparuoli” – dai capperi e, soprattutto, dalle aringhe, che “sanno” di una storia lunga e affascinante, a partire dal “garum”, la “salsa” di Roma e di Pompei.
“Disse ‘o saputo /niente è peggio ‘e nu cafone sagliuto”
“Rispose ‘o cafone puntuto/ ‘o ppeggio ncè: è ‘o saputo”
Ingredienti: 4 grossi peperoni gialli, 50 g capperi sotto sale, 3 acciughe salate, aglio, olio d’oliva, passata di pomodoro, pane casereccio, sale. Tagliate a metà i peperoni gialli, liberateli dai piccioli, dai semi e dalle costole interne. Dopo averli sciacquati sotto l’acqua corrente, tagliateli a strisce. Scaldate in una casseruola mezzo bicchiere d’olio d’oliva e unitevi uno spicchio d’aglio, sbucciato ma intero. Fatelo leggermente imbiondire e, a quel punto, aggiungete i peperoni. Mescolateli e lasciateli appassire a calore medio, quindi salateli e versate un bicchiere di passata di pomodoro allungata con mezzo bicchiere d’acqua calda. Lavate i capperi, eliminando tutto il sale. Sgocciolateli perfettamente, poi tritateli insieme con le acciughe, già liberate dalle lische e dal sale.. Mescolate questo trito ai peperoni ormai giunti a cottura, lasciandoli insaporire insieme ancora per uno o due minuti. I peperoni alla napoletana vanno in tavola accompagnati da croccanti fette di pane casereccio, fritte in olio ben caldo e precedentemente messe a sgocciolare su un foglio di carta assorbente da cucina.( La ricetta è sostanzialmente quella pubblicata sul “sito” “la cucina italiana”.
Nun ce sta niente a fa’. Molte parole napoletane sono intraducibili in lingua italiana. Certo, “’o saputo” corrisponde più o meno a “saccente”, al presuntuoso che ostenta, dice il “Devoto-Oli”, una cultura che non c’è. Ma il saccente “italiano” è fastidioso e “invadente”, sale in cattedra e sul pulpito, si affaccia ai balconi, alza la voce: la parola stessa, “saccente”, è rumorosa come un solenne rimprovero. Anche il “saputo” napoletano può comportarsi in questo modo: appena gli “dai la corda”, scrive Viviani in una poesia che dedicò al tipo, egli “scantona / e caccia ‘a fore tutt’’o malamente;/ e fa ‘o saputo, ‘o dotto, ‘o competente, / ca te ‘mbriaca ‘e chiacchiere, te stona. “. Questo “saputo” urlante è anche invidioso: “ma si ce sta ‘a vanta’, sinceramente, / è l’unica campana che nun sona”. Questo tipo di “saputo”- saccente la lingua napoletana lo chiama, di solito, “’o saputiello”, e conferisce al diminutivo una connotazione ironica: “’o saputiello”, proprio perché interviene urlando su ogni argomento, alla fine scivola sempre su qualche buccia di banana, e va a finire a terra: insomma, si sputtana da solo.“Chi è tre, e pe’ s’avantà’,dice: Io so’ quatto,/ ritorna a zero ! ‘a cifra soja chell’’è.”: ricordava il grande Viviani. Abilissimi a lanciare bucce di banane sotto i piedi dei “saputielli” sono Carofiglio e Cacciari, e lo fanno sempre nel momento preciso in cui “’o saputiello” di turno smette di urlare, credendo di aver sbaragliato gli avversari. Anche questo è contropiede.
Il “saputo” autentico è “cazzimmoso”, è furbo: non interviene mai su quei temi dove ognuno può dire giustamente la sua, che so, la politica, la morale, la religione, l’arte: prende la parola sugli argomenti seri che presentano ancora spazi aperti, l’economia, la medicina, la storia (la massoneria, i Borbone, Garibaldi, gli Inglesi), e non urla, non aggredisce gli interlocutori, riconosce perfino i loro meriti: ma con la posatezza con cui Mezzacapa spiega a Totò e a Peppino che Milano sta in Lombardia e ci si va in treno, il “saputo” cazzimmoso dice ai presenti: il vostro ragionamento si sviluppa lungo la strada giusta, ma ne percorre solo i due terzi, e poi si ferma. L’ultimo tratto ve lo spiego io. Modestamente. Del resto, la parola “saputo” comunica la suggestione fonetica della calma, dell’uomo sicuro di sé, chiuso nei vasti spazi della sua scienza: è un uomo diventato sapere.
La TV ci offre oggi un vasto assortimento di “saputi” virologi e di “saputi” alimentaristi: e tra poco scenderanno in campo i “saputi” economisti. Perché “i peperoni alla napoletana” ci aiutano a conquistare la serena indifferenza? Perché il peperone non ammette distrazioni: se, quando lo mangi, pensi ad altro, il peperone diventa “puparuolo” e “se piazza ‘ncopp’’o stommaco”. Delle virtù dei capperi e dell’aglio ho già parlato in un articolo recente. Ma ancora più grande è il potere rasserenante delle acciughe: ti conquistano con il loro mobile sapore e con il profumo della loro storia: il garum, la “salsa” dei Romani e di Pompei; i quadri; la pesca dei Malavoglia; la “follia” di Marinetti che proclamava: “Per ascoltare meglio la Nona di Beethoven è preferibile mangiare datteri ripieni di acciughe”.
E forse aveva ragione.
(FONTE FOTO:rete internet)
Somma Vesuviana, coronavirus, altri tre contagi in città
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana.
Di Sarno: “Sesto, settimo ed ottavo caso di Coronavirus a Somma Vesuviana. Credo che si debbano chiudere i confini dei paesi. Siamo in una fase cruciale dell’epidemia. Chiedo a tutti di rispettare le norme. Uscire di casa solo per comprovate esigenze. La spesa? Se possibile una volta ogni 15 giorni. Non affolliamo i supermercati”.
“Siamo al sesto, settimo ed ottavo caso di Coronavirus a Somma Vesuviana, paesino del vesuviano in Campania. Chiedo a tutti i cittadini di rispettare le norme. La spesa? Una volta ogni 15 giorni se fosse possibile”. Lo ha annunciato il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno.
Stare tutti a casa ed uscire solo per comprovate esigenze.
“Ricordo che le comprovate esigenze sono di natura lavorativa per quelle attività che possono restare aperte in base ai decreti o per esigenze sanitarie. Non affolliamo i supermercati e non affolliamo le farmacie. Per quanto riguarda il ritiro della spesa – ha proseguito Di Sarno – è disponibile anche il servizio di Croce Rossa Italiana. Numero di tel della Croce Rossa è il seguente: 3312 339074. Ho invocato la presenza dell’Esercito sul nostro territorio. Le Forze dell’Ordine e la Polizia Municipale stanno facendo un lavoro meraviglioso ma il territorio è esteso. Dico semplicemente che nessuno e soprattutto io, vuole descrivere qualcuno come untore. Più restringiamo i movimenti e prima ne usciremo. C’è un focolaio, questo focolaio è in quel territorio e così come è stato fatto altrove da altri sindaci, ho invocato la chiusura dei confini, al fine di avere un maggiore controllo e dunque la presenza dell’Esercito. Quanto è accaduto a Madonna Dell’Arco è un fatto grave, ora stiamo entrando in una fase cruciale e per questo motivo ritengo che sia necessario garantire ancora maggiore controllo di rispetto dei decreti e delle norme.
Non si tratta di impedire alla gente di andare a lavorare, per quelle attività che ricordo eventualmente possano rimanere aperte in base ai decreti, ma si tratta di poter garantire maggiori controlli sul territorio. Un territorio che comprendendo i comuni limitrofi è abitato da piu’ di 100.000 persone.
No a polemiche perché andrebbero solo contro la popolazione. Si a proposte concrete, costruttive necessarie al rispetto dell’intera comunità. Dobbiamo essere cittadini uniti, gente nella gente ed essere non gruppo ma squadra. Noi dobbiamo vincere questa sfida quanto prima e dobbiamo farlo garantendo una buona qualità della vita e la vita stessa il piu’ possibile. Tardare la vittoria sul virus significa aumentare i rischi per tutti. Tardare la vittoria sul virus significa ammazzare quasi definitivamente l’economia delle famiglie e del territorio.
Ringrazio la popolazione sommese. La stragrande maggioranza di voi sta rispettando le restrizioni con immenso sacrificio. Però continuo a vedere troppi spostamenti, dobbiamo aiutare le Forze dell’Ordine e la Polizia Municipale e per questo chiedo l’intervento dell’Esercito.
Ringrazio la minoranza e la maggioranza, tutto il Consiglio Comunale di Somma Vesuviana per i consigli davvero utili all’intera città di Somma Vesuviana. Consigli che cercherò di tradurre in atti concreti per la popolazione”.
Somma Vesuviana, l’associazione Amici del Buon Vivere aderisce all’iniziativa “Ricordati di un Amico”
Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dall’Associazione “Amici del Buon Vivere”
L’associazione “Amici del buon vivere” aderisce all’iniziativa promossa da don Nicola De Sena, parroco di San Michele Arcangelo di Somma Vesuviana, “Ricordati di un Amico”. «La nostra associazione – sostiene il presidente, dottor Raffaele Esposito – ha nel suo Dna l’obiettivo di realizzare o di supportare le iniziative di solidarietà sociale, soprattutto a vantaggio dei nostri concittadini che si trovano ad affrontare le conseguenze non semplici derivanti dall’emergenza in atto. Risulta naturale per noi, dunque, sostenere lo splendido progetto di don Nicola, in un momento così complesso per tutto il Paese». L’invito è quello di aggiungere ai propri acquisti alimentari qualche prodotto in più da destinare alle famiglie più deboli e in difficoltà di Somma Vesuviana.

