Madonna dell’Arco, ancora un decesso da Covid -19 alla casa anziani, quattordici nuovi operatori in servizio

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2007

La storia della «dottoressa» Rosa: «Ho scelto di restare, non avrei mai lasciato i miei “nonni”»

Al bollettino delle vittime da coronavirus nella residenza anziani di Madonna dell’Arco se ne aggiunge un’altra, ieri mattina. Il bilancio, tragico, è di nove morti. I centralini sono roventi, il telefono non smette un attimo di squillare. I familiari dei «nonni», così li chiamano gli operatori, pretendono notizie sui propri cari, chiusi fuori da quella cinta e da quell’edificio dove svetta la statua della Madonna posizionata qualche anno fa e dove adesso nessuno può entrare. O uscire. A rispondere ai familiari è Rosa Anastasio, assistente sociale e responsabile della casa albergo. Ha 36 anni Rosa, ed è tra i dipendenti risultata negativa al Covid -19. Non era al lavoro quando giorni fa, dopo i primi decessi, fu disposto l’isolamento fiduciario per tutti, ma scelse di rientrare. Si sottopose al tampone e, ancor prima di sapere il risultato, comunicò al marito che lei sarebbe rimasta lì, ben sapendo che non sarebbe più uscita prima di – se tutto andrà bene – almeno due settimane. Che non avrebbe lasciato gli anziani ai quali aveva pensato ogni giorno. La «dottoressa» la chiamano, tutti. Non è un medico ma un’assistente sociale e la responsabile dei rapporti con le famiglie, colei che si era occupata, prima dell’incubo, di organizzare laboratori di cucina e musicoterapia, colei che ha tenuto finora i rapporti con le istituzioni, dall’Asl Na 3 al Comune di Sant’Anastasia.  «Ho ricevuto il responso del tampone quando ero già dentro, ho chiamato mio marito (ndr, Pasquale Adamo, il direttore della struttura, risultato anch’egli negativo e ora in quarantena a casa) e ho pianto, sapevo che era preoccupato per entrambi e per me soprattutto. In ogni caso avevo già scelto di restare».

Sotto gli occhi di Rosa sono morte persone con cui aveva parlato ogni giorno, con le quali aveva riso e scherzato. La sua voce trema quando racconta del «libro» che si erano inventati quale testimonianza della vita di ciascuno di loro. Una raccolta di episodi raccontati dai «nonni» che, da settimane, non si aggiorna più. Ora è poco importante, perché tanti sono andati via senza poter salutare i propri cari. «Non è facile, qui. Oggi per fortuna siamo riusciti a trovare nuovo personale dopo ore di incertezza. Alcuni operatori hanno firmato il contratto e poi non si sono presentati, altri sono arrivati, hanno preso servizio e sono andati via dopo poco. Eravamo alla disperazione, poi per fortuna sono arrivati in quattordici e abbiamo tirato il primo sospiro di sollievo dopo giorni».

Nove i morti, con la vittima da Covid – 19 di ieri. Un’inchiesta aperta sul decesso di uno degli ospiti la cui famiglia ha richiesto l’autopsia. «Non è il momento di parlare di questo – dice Rosa – qui siamo tutti in prima linea e anche le istituzioni, parlo dell’Asl, del coordinatore Antonio Coppola nominato per gestire l’emergenza, del commissario prefettizio di Sant’Anastasia Stefania Rodà, ci stanno accanto costantemente. Qui la vita si è fermata, dobbiamo avere gli occhi aperti e il massimo grado di attenzione. Alcuni degenti anziani, già con patologie importanti, sono positivi asintomatici. Nessuno di noi può distrarsi». Anche da fuori stanno arrivando gli aiuti. Il Lions Club Sant’Anastasia Monte Somma ha deciso di donare alla residenza sanitaria il fondo cassa, altri si stanno mobilitando. «Ci occorrono tute protettive, mascherine, facciamo appello a chiunque possa donarci queste cose, per ora ne abbiamo ma non bastano, ecco soltanto questo ci serve. Ci occorre anche sapere che lì fuori siano coscienti che qui stiamo combattendo con un nemico che non si vede ma è reale, un nemico che ci ha tolto la possibilità di stringere la mano a chi sta morendo, di abbracciare. Di dare un bacio per l’ultima volta a chi consideravamo parte della famiglia. Perché è così, i “nonni” sono la mia famiglia non soltanto il mio lavoro, metto loro davanti ad ogni altra cosa, sono qui per questo.  Non ci sono più i sorrisi di prima, dietro le mascherine che non togliamo mai». La speranza però c’è. «Il morale deve essere alto, io sto facendo di tutto per tranquillizzare i parenti, non è facile. Già ieri siamo riusciti a rispondere al telefono a molti, a raccontare loro come è la situazione qui, spero che andrà meglio ogni ora che passa». Non c’è tregua nella lotta contro la morte per le 57 persone blindate dentro la ex casa di riposo domenicana. Sono trentadue gli anziani degenti risultati positivi al tampone, cinque gli operatori, anch’essi positivi, rimasti in struttura. Con Rosa Anastasio ha deciso di entrare anche un altro dipendente, Pasquale Russo, negativo al test. Lo ha fatto contro il volere dei familiari. Sono in prima linea, mentre c’è chi polemizza ancora ipotizzando che da lì possa allargarsi il contagio, mentre c’è chi invoca militari ai confini perché non si riesce a controllare in altro modo il territorio, anche se non si è elevata nemmeno una contravvenzione. Sono in prima linea, Rosa e i suoi colleghi come le migliaia di altri operatori nelle residenze sanitarie e nella case di riposo italiane dove in tanti stanno morendo. La stessa tragedia, da Nord a Sud. Da Bergamo a Palermo. Con numeri spaventosi. Tutti hanno solo letto o appreso dal telegiornale che lì dentro si muore, alcuni si concentrano sui tamponi effettuati ai padri domenicani, priore in testa, risultati tutti negativi. E sui social partono sprizzi di veleno, quasi fosse una colpa non essersi ammalati. Nemmeno quando è andato a benedire le salme. E magari, gli stessi leoni o leonesse da tastiera che riescono a produrre pensieri tanto cristiani, poi vanno a battersi il petto in chiesa.

*Più facile spezzare un atomo che un pregiudizio (Albert Einstein)