Nola, maratona solidale per l’ospedale e un dono d’amore per i piccoli

L’associazione non profit, Mamma Nola, non si ferma. Continua la distribuzione di beni di prima necessità per i più piccoli. Avviata la raccolta fondi per contrastare l’emergenza sanitaria con un valido aiuto per l’ospedale Santa Maria della Pietà. È passata appena una settimana e sono stati raccolti già oltre 4 mila euro da devolvere in beneficenza per l’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola. L’iniziativa è stata lanciata dall’Associazione Festa Eterna che da anni sposa il progetto solidale Mamma Nola, vicino alle sorti del territorio e di tutta la cittadinanza. Grazie al prezioso contributo delle Associazioni culturali e sportive, delle Paranze, dei Maestri di Festa 2020 e di numerosi artisti nolani è stato possibile lanciare questa raccolta fondi per aiutare la struttura sanitaria affinché sia provvista di tutto il necessario in questo momento di terribile crisi che ha colpito l’intero pianeta. Basta poco per fare la propria parte. La crisi è dilagante, il mondo si è fermato poco più di un mese fa quando tutto è iniziato. Le sirene delle ambulanze non si spengono, le sale intensive non si svuotano. È bene che chi può, spinto dall’amore verso il prossimo, dimostri con un piccolo gesto la propria vicinanza a un’intera popolazione ormai in ginocchio. Oggi la comunità di Nola cerca di combattere il virus non solo stando a casa, ma aiutando dalle proprie abitazioni l’ospedale della città. Basta un click al seguente link () per dare concretamente una mano contro questa minaccia che, purtroppo, riguarda tutti.

#aiutiamonola è l’hashtag lanciato dal promotore di questa iniziativa, Carlo Fiumicino, che attraverso la piattaforma “Rete del Dono” sta cercando di dare il suo contributo. Tanti sono i chilometri che lo tengono lontano dalla propria terra natale, ma l’amore per la sua città batte qualsiasi distanza e da nord a sud lancia il suo appello di aiuto, affinché sempre più persone possano prendere parte a questa importante maratona solidale. L’intero ricavato sarà utilizzato per acquistare materiale sanitario, dietro indicazioni dei medici nolani. L’amore per il prossimo, soprattutto nei momenti peggiori, non ha confini. Altro importante progetto lanciato negli scorsi giorni ha come obiettivo principale i bambini nolani che in questo momento si trovano in estrema difficoltà insieme alle proprie famiglie. Con il blocco dei lavori e della maggior parte delle aziende, in tanti purtroppo hanno perso il lavoro, ancor di più chi viveva alla giornata e oggi si ritrova con le mani legate. È per loro che Mamma Nola distribuirà su precisa richiesta omogeneizzati, latte in polvere, biscotti, pannolini, salviette, insomma tutto il necessario affinché almeno i più piccoli riescano a soffrire meno in questa situazione di allarme, coccolati dal bene sincero di un’intera comunità.

«Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Questo noto proverbio mette in rilievo quanto sia importante, per ogni essere umano, sentirsi parte di un insieme. Vi è tanto bisogno di un villaggio che riesca a mettere al centro il bambino, intercettando le sue primarie esigenze» – aggiunge Carlo Fiumicino. Insieme, solo uniti nell’amore per il prossimo, si vincerà questa terribile battaglia.

Focolai nei lazzaretti di Napoli: già esaurito ad Acerra il reparto Covid appena inaugurato

Il reparto anti Covid19 della clinica Villa dei Fiori di Acerra, l’unico in un territorio servito di circa 300mila persone, è stato realizzato in tempo record e inaugurato mercoledi scorso, primo aprile. Eccone la capienza: 12 posti letto, 4 di terapia intensiva con ventilatori e 8 di terapia sub intensiva. Ma è già quasi del tutto pieno. E’ diretto dal dottor Nicola Maresca, un medico stimatissimo nell’area, originario della vicina Pomigliano. Ha un figlio che fa lo pneumologo in un ospedale Covid i Verona. A ogni modo il reparto di Acerra nuovo di zecca è già in piena emergenza: dei 12 posti 11 sono occupati. Una saturazione determinata dal fatto che qui sono state trasferite 5 povere anziane di una casa di riposo di Napoli, un vero lazzaretto del Coronavirus, “la Casa di Mela”, ubicata a Fuorigrotta. Sono tutte positive. Gli altri 6 ricoverati nel Covid19 della Villa dei Fiori sono cittadini di Acerra e di Casalnuovo. Si spera intanto che uno dei pazienti della nuovissima struttura acerrana sia in fase di dimissione definitiva, così almeno si libererà un altro posto che potrà essere utile a un territorio, quello a nord est di Napoli, nel polo delle grandi fabbriche, che per il momento conta almeno 120 contagiati ufficiali e altre 400 persone in quarantena cautelativa. “E’ stata Maria Vittoria, la figlia del titolare della cliinica, l’ingegner Ciccarelli, a lavorare notte e giorno per realizzare questo sogno, il nuovo reparto Covid – racconta il dottor Maresca – mettendo peraltro in campo un investimento di non poco conto. Poi mi hanno dato l’incarico di organizzarlo. Intanto i posti sono già quasi tutti occupati. Ma io tenterò di recuperarne altri quando aumenteranno i casi: dobbiamo dare per quanto possibile una risposta alla popolazione”. Il rischio è che chiunque abbia la febbre tenti di andare nel reparto di Maresca. “Si – conferma il dirigente medico – ma purtroppo dobbiamo fare una selezione. Si tratta di ricoverare certamente coloro ai quali diagnostichiamo la polmonite interstiziale”.  Degli 11 pazienti ricoverati nel centro anti Covid di Acerra 8 sono risultati positivi al test del tampone e 3 sono in attesa del risultato. L’efficienza del reparto dipende anche dalla celerità dei test. “Il laboratorio del Cotugno è più che sovraccarico  – spiega ancora Maresca – in media impiega due giorni per darci il risultato”.  Dunque, posti pochi e tamponi lenti. “Qui dobbiamo ricoverare solo i casi che sono veramente da Covid- chiarisce il primario – altrimenti c’è il rischio di saturare inutilmente tutto. L’unico modo per contrastare efficacemente il contagio e dare il via a alle cure adeguate è avere subito i risultati del test”. Reparti da coordinare. Il pronto soccorso della Villa dei Fiori, ubicato in un altro punto della struttura sanitaria, può ospitare circa altre 10-12 persone al giorno. Qui un medico è rimasto contagiato ma il centro delle emergenze è stato chiuso e poi riaperto, previa sanificazione completa, nello spazio di poche ore. A questo proposito c’è un’altra buona notizia: sono risultati tutti negativi i 15 tamponi fatti per i medici, gli infermieri e i pazienti che avevano avuto contatti ravvicinati col medico contagiato. Adesso però la necessità di una sintonia perfetta tra reparto Covid e pronto soccorso è d’obbligo. Fatica che si fa sentire. Sta lavorando duro l’equipe del dottor Maresca, composta da 6 tra medici e infermieri, tra i quali il caposala Roberto Beatello. Si conta già un morto nel Covid 19: un 80enne di Casalnuovo. E per tutti i sanitari i prossimi giorni saranno probabilmente quelli più impegnativi. In giro si vede ancora gente che non rispetta la legge. I numeri del contagio crescono impietosamente.

“ ‘E spaghetti d’’o puveriello”. Una poesia di Di Giacomo: “’o Pataterno”, turista con San Pietro a Piazza Dante, soccorre “’e puverielle”……

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“’O Pataterno” e San Pietro turisti a Napoli, a Piazza Dante: San Pietro vestito come un dandy inglese, o come un viaggiatore del Grand Tour. La “mezza limonata” al caffè Diodati, l’incontro con i poveri, e la decisione di portarli in Paradiso. “’A tavuliata” dei poveri in Paradiso. Solo Nannina “’a pezzente” ritorna sulla Terra. Nel poemetto “Lassamme fa’ Dio”, sotto lo “scherzo” della “trovata” teatrale c’è l’amarezza del poeta: solo Dio può salvare i poveri di Napoli, e non su questa Terra.   Ingredienti: 400 gr spaghetti, 4 uova, olio extravergine oliva, parmigiano reggiano, sale e pepe. Mentre gli spaghetti cuociono nella pentola piena d’acqua su fiamma viva, versare abbondante olio d’oliva in una padella antiaderente, immergere nell’olio le uova preparate a “occhio di bue” e coprire la padella con un coperchio. Scolare gli spaghetti già cotti, rimetterli nella pentola, versare su di essi, con l’olio, le uova “rotte” in pezzi con la forchetta, aggiungere abbondante parmigiano grattugiato e il pepe, rimescolare con cura. Gli spaghetti sono pronti per essere portati in tavola ( la ricetta è, in sostanza, quella pubblicata dal sito “Deliziosi tentazioni di Vale”). Chella bella zuppiera ‘e maccarune La poesia “Lassammo fa’ Dio” è, come altre di S. Di Giacomo, un puro e luminoso divertimento in cui il poeta mette genio inventivo, luce, malizia, finezza linguistica e quello “spirito del teatro” che egli considerava elemento essenziale del carattere dei napoletani. Una domenica di Pasqua “’o Pataterno” si sveglia verso le sette, manda a chiamare San Pietro e gli dice che, poiché è una bella giornata, vuole fare una passeggiata sulla Terra, vuole andare a Napoli. E scendono a piazza Dante: “’ o Pataterrno” porta gli occhiali, e questo gli consente di “scanzare nu tramme”, e San Pietro è vestito come un dandy inglese, “nu gilè (comm’o porteno ‘e cocò) /tutto piselli verdi in campo blu/ cappiello a tubbo, cravatta a rabà/…e un piccolo bastone di bambù”. I due “turisti” entrano nel caffè Diodati, il caffè- teatro caro a Ferdinando Russo, e chiedono “due mezze limonate”:  mentre consuma la bevanda, “’o Pataterno” osserva, incantato, il viavai della gente, e, “pusanno ‘o cucchiarino”, domanda a Pietro, il “mio Pierino”, “ ma com’è che si dice che la Terra è infelice? / Ma guarda, guarda un po’ che movimento/ che scena pittoresca, che allegria”. San Pietro lo invita a uscire “mmiez’’a strata”, e Dio Padre si trova in mezzo alla folla dei miseri, “stuorte, struppie, cecate,/ guagliune senza scarpe, / vicchiarelle appuiate a ‘e bastuncielle, / scartellate, malate..”: e tutti “strillano” una sola parola, come una litania, “carità, carità”. “’O Pataterno”, superato il momento della sorpresa, fa un gesto: e cento angeli, scesi dal cielo, stendono un lenzuolo sui basoli di piazza Dante, avvolgono “ ‘e puverielle”, “cchiù de mille”, e li portano in cielo, una “mappata ca pe ll’aria” si agitava, “ma che ghiammo ‘int’’o pallone?”. Appena giungono in Paradiso, i poveri vengono invitati a “na tavuliata”: carne, pesce, frutta, “vine paisane e vine mbuttigliate /…curassò, strega, cummel e anisetta” e, perfino, il “vischisodo a marca inglese”. Per mezzora non si sentono voci: solo rumori di piatti e di bicchieri, e qui il poeta cita la famosa scena di “Miseria e nobiltà”, quando Sciosciammocca e “chill’ati stracciune” contemplano immobili e stupefatti “chella bella zuppiera ‘e maccarune”: e questo è un verso intraducibile, meraviglioso per timbro e ritmo. Un cieco ringrazia “’ o Pataterno”, poi arriva il Sonno, e con il Sonno la Morte: perché riportare questi infelici sulla Terra? “tutta sta gente/ turmentata e nnucente” è meglio che passi dalla gioia del banchetto all’eternità. Solo Nannina “’a pezzente” non ci sta: fugge dal Paradiso, trova a fatica “ ‘a via d’’a casa soia”, perché qui l’aspetta suo figlio, “dint’ a nu spurtone”, che già piangeva, “sennuzziava, cu ‘e manelle stese”…E Nannina se lo stringe al seno, e l’allatta, “dint’’o chiaro ‘e luna”.  La scena finale di Nannina che stringe al seno il suo bambino non è solo “colore napoletano”, l’immagine di un quadro di Irolli.  Di Giacomo è persuaso che le istituzioni non siano in grado di risolvere  il problema della povertà a Napoli: solo Dio può salvare i poveri, e non su questa Terra, ma portandoseli in  Paradiso. L’amarezza, in questo poemetto, viene stemperata, ma non dissolta del tutto, dallo “scherzo” iniziale: e si manifesta in tutta la sua intensità nelle immagini della donna che fa di tutto per tornare  nel vico scuro, – sciuliava ncopp’’o muro /nu raggio ‘e luna, – dal suo bambino, e ll’arravugliaie dint’a nu sciallo viecchio,/s’’o pigliaie mbraccia, s’’o strignette mpietto. A proposito delle uova, ingrediente fondamentale di questo piatto: ricordiamo che nell’Ottocento i venditori di uova e di alici – i “piatti” dei poveri – erano una categoria “protetta” dai camorristi di ogni livello. (fonte foto: Vale)

Covid 19, il deputato Di Sarno:” Tamponi nel vesuviano per individuare gli asintomatici positivi”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato  Di Sarno M5s. Questa mattina il deputato di Somma Vesuviana Gianfranco Di Sarno, ha chiesto al direttore del distretto Asl Napoli 3 sud, di applicare il modello “Casello Tampone” avviato giá dall’Asl Napoli 2 Nord per individuare gli asintomatici positivi sul territorio Vesuviano. Modello già effettuato in Toscana ed Emilia Romagna. “Un sistema che garantisce 50 tamponi al giorno per un totale di 150 tamponi effettuati in tre giorni, dove il paziente arriva in macchina in un piazzale indicato dai sanitari, si ferma presso una postazione dove sono presenti due infermieri ed un medico e, senza scendere dall’auto, viene sottoposto al tampone attraverso il finestrino. Il protocollo del “Casello Tampone”, si conferma come una procedura estremamente veloce, molto sicura e consente di ridurre l’impiego dei Dispositivi di protezione individuale.” Ha affermato il deputato Gianfranco Di Sarno. ” Sarebbe anche necessario far entrare in servizio ulteriori ambulanze sul territorio, dedicate esclusivamente all’effettuazione dei tamponi a domicilio”. Conclude l’onorevole Di Sarno.

San Giuseppe Vesuviano: il sindaco Catapano avvia la distribuzione di 5.000 uova di Pasqua a tutti i bambini della città

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di San Giuseppe Vesuviano. È iniziata, questa mattina, la distribuzione di circa 5.000 uova di Pasqua a tutti i bambini della città di San Giuseppe Vesuviano. L’Ente di piazza Elena d’Aosta, dopo i colloqui intercorsi nei giorni scorsi, ha ricevuto la donazione del tipico dolce del periodo pasquale da una nota azienda del territorio, che ha manifestato il desiderio di contribuire ad alleviare le difficoltà che anche i più piccoli stanno vivendo in questi giorni difficili. Gli uffici comunali competenti, dunque, in base alle risultanze dei registri anagrafici rapidamente acquisite, hanno individuato tutte le famiglie della città con bambini nel nucleo familiare, in modo da poter procedere alla distribuzione capillare del dono. Appena ricevuto il via libera, attraverso la disponibilità e la collaborazione della Protezione Civile Comunale, in coordinamento con i Servizi Sociali ed i volontari qualificati che già in questi giorni stanno già intervenendo nei casi di bisogno e di difficoltà, specialmente in favore delle persone anziane o delle famiglie con diversamente abili, questa mattina è iniziata la distribuzione delle uova di Pasqua. I volontari prevedevano di distribuire circa 800 uova ogni giorno, ma l’ampia disponibilità e collaborazione ricevuta hanno fatto sì, che nella sola giornata odierna, se ne riuscissero a consegnare oltre 2.000. La distribuzione, dunque, proseguirà nei prossimi giorni. Tale intervento costituisce solo l’apice di un sistema di welfare tempestivamente avviato dal Comune di San Giuseppe Vesuviano e dal Sindaco Vincenzo Catapano, che sin dai primi giorni dell’emergenza ha stanziato importanti risorse per far fronte ai bisogni alimentari delle famiglie in difficoltà, ha attivato un conto corrente solidale attraverso il quale far pervenire donazioni utili a sostenere il Covid Hospital di Boscoreale, ha avviato il servizio di consegna e spesa e farmaci a domicilio per anziani over 65 e famiglie in difficoltà, ha reso disponibile un servizio di assistenza telefonica psicologica gratuito e, grazie all’alacre lavoro dei Servizi Sociali, che ricevono continue telefonate, sta procedendo ad uno screening continuo dei casi di bisogno, ove intervenire tempestivamente e con efficacia. In questi giorni, inoltre, è stato pubblicato anche l’avviso pubblico che consentirà alle famiglie più bisognose di usufruire di buoni spesa gratuiti per l’acquisto di generi alimentari primari. “Grazie alle risorse stanziate ed alla generosità ed al gran cuore dei cittadini di San Giuseppe Vesuviano che hanno fatto importanti donazioni, abbiamo consegnato già oltre 250 pacchi alimentari a famiglie in stato di bisogno segnalateci dai Servizi Sociali, che stanno svolgendo un lavoro continuo di monitoraggio – commenta Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano – abbiamo intravisto forse un po’ prima degli altri che questa grave crisi sanitaria avrebbe portato difficoltà economiche importanti nelle famiglie di San Giuseppe Vesuviano e, per questo, ci siamo attivati tempestivamente. Il dono dell’uovo di Pasqua ai bimbi della città è un segno di gioia e di speranza, perché sono certo che presto, attenendoci rigorosamente alle regole impartite, riusciremo a far sì che tutto quello che stiamo vivendo sia solo un brutto ricordo e, soprattutto i nostri figli, potranno riprendere con serenità il loro percorso di vita. Io sono in isolamento domiciliare – aggiunge Catapano – perché risultato positivo al tampone per il nuovo cornavirus. Sto bene e desidero ringraziare tutti i componenti dell’amministrazione, i dipendenti e tutti coloro che stanno contribuendo a tenere in piedi la rete degli aiuti, con dedizione ed abnegazione. In particolare, desidero ringraziare Tommaso Andreoli, vicesindaco ed assessore alle politiche sociali, che in questi giorni mi sta sostituendo nelle attività che io posso seguire solo a distanza, verificando da vicino che la macchina degli aiuti, ancorché in condizioni emergenziali, possa funzionare senza criticità particolari”.

Covid 19, Piano anticrisi, i commercialisti coadiuveranno la Regione Campania

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dall’ordine dei commercialisti.

“I dottori commercialisti campani coadiuveranno, insieme alle Camere di Commercio, la Regione Campania nell’applicazione delle misure economiche a favore dei cittadini previste dal piano anticrisi annunciato questa mattina dal presidente Vincenzo De Luca per contrastare l’emergenza economica provocata dal nuovo Coronavirus”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli.

“Sarà un grande sforzo, ma possiamo dirci soddisfatti perché finalmente viene dato alla nostra categoria un riconoscimento di rilievo. Siamo già al lavoro con la Regione – ha aggiunto Moretta -, occorre gestire nel migliore dei modi i fondi che saranno immessi nel circuito finanziario: 604 milioni di euro da distribuire, tra gli altri, alle piccole imprese e ai professionisti”.

Ettore Cinque, assessore al Bilancio della giunta di Palazzo Santa Lucia, ha evidenziato “Grazie agli Ordini dei commercialisti della Campania per il supporto che hanno garantito alla Regione e alle imprese affinché le misure di questo piano possano trovare piena attuazione, facendo arrivare in pochi giorni la liquidità a tutti i soggetti che abbiamo individuato come beneficiari. Stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile e abbiamo necessità di far arrivare le risorse alle persone che hanno maggiore capacità di spesa con scarse disponibilità, altrimenti il circuito economico non ripartirà mai. È un grande sforzo della Regione Campania, speriamo che sia un segnale anche per il governo nazionale”.

Somma Vesuviana, Covid 19, Di Sarno: “Multe per chi fa la spesa frazionata, si esce una sola volta a settimana”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Somma Vesuviana.   Di Sarno: “A Somma Vesuviana da oggi multe a tutti coloro i quali si recheranno ogni giorno al supermercato per la spesa frazionata. C’è gente che esce anche due volte nella stessa giornata. Ho inviato lettera a Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale. Ora scatteranno controlli sugli scontrini. NON SI ESCE! La spesa? Al massimo una volta a settimana”. “A Somma Vesuviana multe per coloro i quali si recheranno ogni giorno al Supermercato per la spesa frazionata. Intendo precisare che, per “spesa frazionata” si definisce l’acquisto di pochi alimenti (inferiori a 5) non compresi nei freschi di giornata.  Mi segnalano la presenza di cittadini che escono tutti i giorni per recarsi al supermercato. Ora basta, scattano le multe. Si esca al massimo una volta a settimana per la spesa. Ho scritto alle autorità deputate al controllo sul nostro territorio, Guardia di Finanza di Casalnuovo, Commissariato di Polizia di San Giuseppe Vesuviano,  Stazione Carabinieri di Somma Vesuviana, Comando di Polizia Municipale, che non perdo occasione di encomiare e ringraziare per il lodevole lavoro svolto, nella quale ho espresso la mia preoccupazione per una prassi negativa direttamente riscontrata dal Centro Operativo Comunale e ampiamente rappresentata da numerosi esercizi commerciali di generi alimentari che si è andata affermando negli ultimi giorni, per cui molti cittadini, al fine di uscire in modo ingiustificato, provvedono alla loro spesa attraverso piccoli e distinti acquisti nell’arco della medesima giornata. Ora scattano le multe per violazione del divieto degli spostamenti”. Lo ha annunciato poco fa Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, non distante da Napoli. “Comportamenti simili certamente non sostengono lo sforzo della gran parte della popolazione che con correttezza sta supportando i sacrifici necessari al contenimento dell’emergenza ed alla diffusione del virus attenendosi scrupolosamente alle disposizioni impartite dal governo e dalla Regione Campania. Per tali motivi ho richiesto alle autorità di procedere ad un sistematico controllo degli scontrini della spesa, con lo scopo di verificare gli allontanamenti dei cittadini dalla propria abitazione – ha continuato Di Sarno –   e per scongiurare abusi in tal senso, ovvero diversi spostamenti nell’arco della giornata <spesa frazionata>. Per “spesa frazionata” si definisce l’acquisto di pochi alimenti (inferiori a 5) non compresi nei freschi di giornata. Gli abusi sono da considerarsi violazione del divieto degli spostamenti, sanzionabili ai sensi delle disposizioni emanate per il contenimento della diffusione COVID -19.  Spesa settimanale si, spesa frazionata giornaliera NO! Si verrà multati”. Ed intanto sulle strade di Somma Vesuviana si intensificano i controlli. “La media è di circa 50 controlli giornalieri – ha ricordato Salvatore Di Sarno – effettuati da Polizia Municipale e Forze dell’Ordine, ora abbiamo anche la Polizia Provinciale ed ho chiesto l’Esercito ma dal momento in cui abbiamo persone che escono, escono, escono, anche piu’ volte al giorno per andare a comprare una cosa, due cose e tutti i giorni, adesso multeremo anche fuori ai supermercati”. Grande la catena di solidarietà. Arrivano decine e decine di “spese sospese”. Sindaco e volontari della Croce Rossa impacchettano mentre la Protezione Civile distribuisce alle famiglie che ne hanno bisogno. Il sindaco armato di mascherina, in prima linea. “Sta funzionando la catena di solidarietà messa in campo dalle Associazioni, con i parroci, Protezione Civile e Croce Rossa. Al Centro Operativo allestito presso la Piazza principale ed il Comune, stanno arrivando centinaia di “spese sospese” lasciate ai supermercati o donate da imprenditori e cittadini. Stiamo aiutando tutte le famiglie – ha proseguito Di Sarno – che il coronavirus ha portato in emergenza economica!”. Il sindaco ricorda che per tutte le famiglie che NON VOGLIONO USCIRE c’è la possibilità di acquistare la spesa e di farla ritirare dai volontari della Croce Rossa chiamando al numero di tel 331 233 90 74, soprattutto in presenza di anziani in famiglia. I volontari ritireranno la lista e consegneranno la spesa con i relativi scontrini. PER I BONUS SPESA SI POTRA’ FARE TUTTO TRAMITE WAHTSAPP ED EMAIL. “Le persone che hanno i requisiti al fine di chiedere i buoni spesa potranno informarsi dal sito del Comune ed inviare tutta la documentazione tramite il numero Wahtsapp che è il seguente: tel 370 1548285. Inviare una foto chiara e leggibile del modulo e dei documenti di riconoscimento. Può accedere a questa misura chi ha avuto una chiusura o sospensione di attività lavorativa propria o svolta in qualità di dipendente – ha concluso Di Sarno –  chi non riceve ammortizzatori sociali e non ha alcuna forma di sostentamento. La richiesta può essere presentata o tramite posta elettronica a ambiton22@libero.it o ancora tramite pec a responsabile.po7@pec.sommavesuviana.info o  tramite Wahtsapp. E’ escluso chi ha già una prestazione, chi ha un reddito medio – alto”.

L’epidemia sconvolge anche il significato delle parole e dei sentimenti. E il quadro di C. D. Friedrich non mi “dice” oggi le stesse cose di ieri

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Il dramma dei morti, della paura, della solitudine, della miseria rovescia il senso delle parole, blocca la Storia alta e quella individuale, scuote il nostro rapporto con la realtà e con noi stessi. La tecnica che i giapponesi chiamano “ kintsugi”. Si modifica la percezione delle immagini, e delle opere d’arte. Il quadro “Viandante su un mare di nebbia” oggi non mi dice le stesse cose che mi  ha detto fino a ieri.   La storia si è fermata, e non sa ancora che strada prendere.La storia è la nostra anima, e la nostra anima, ha scritto Aldo Masullo (la Repubblica, 29 marzo), è come l’acqua in un fosso: se non si muove, non si rinnova, e se non si rinnova, “imputridisce”. La storia minaccia di tornare indietro: Gabriele Romagnoli (la Repubblica, 6 marzo)cita un romanzo di Martin Amis, “La freccia del tempo”, in cui la vita di un medico nazista, Tod Friendly, viene raccontata al contrario, dal letto di morte al momento della nascita. La solitudine, il silenzio, lo spazio, la paura non hanno oggi lo stesso significato di tre mesi fa: non solo il tempo esterno prosegue la sua marcia senza una trama e senza una prospettiva, ma anche il tempo interiore si aggroviglia tra incertezze e confusioni, e ci capita di essere aggrediti, nel vuoto in cui viviamo, da ricordi vivissimi che però non riusciamo a incastrare nella storia del nostro passato, in quella che crediamo sia stata la storia del nostro passato. Sono ricordi reali o fantasie? Le parole cambiano suono e significato: e non solo quelle che la battaglia contro il virus ha reso note a tutti, “positivo”, “picco”, “pronato” ( Antonio Polito ne ha fatto un elenco, CdS, 31 marzo), ma anche quelle del lessico quotidiano, “attesa”, “abbraccio”, “febbre”, “progetto”, “amico”, “passeggiare”.Cambiano le parole e cambia il senso delle immagini, che sono lo spazio dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti: le strade del nostro paese hanno perso la loro identità, il vino nel bicchiere, il pane, la mela non hanno sapore, e non importa che ce l’abbiano, perché mentre mangi, ti chiedi come stanno i tuoi figli, i tuoi genitori, i tuoi parenti, anche se li hai sentiti a telefono un’ora prima, oppure pensi che, finito il dramma del virus, vedremo in modo più chiaro quanti altri drammi sono andati già in scena: la miseria, il massacro degli umili, il trionfo dei delinquenti e degli sciacalli. E la guerra sociale. Barbara Stefanelli (settecorriere.it, 3 aprile) ricorda la tecnica “kintsugi” con cui i giapponesi riparano gli oggetti di ceramica che si sono rotti mettendo insieme i cocci con un collante e con polvere d’oro: “niente sarà più come prima, il vaso non sembrerà come nuovo. Al contrario: le nervature mostreranno il trauma, saranno la mappa rivelatrice di una storia unica e irripetibile. Ogni pezzo rammendato esce dalla produzione in serie e diventa soltanto sé stesso, impreziosito dal metallo e dalla cura.”. Sfoglio ogni sera i libri dell’arte, e ogni sera mi accorgo che quadri, sculture, disegni il cui significato credevo solido e definitivo ora mi dicono qualcosa di nuovo, e di diverso. “Il viandante sul mare di nebbia”, che correda l’articolo, Caspar David Friedrich lo dipinge nel 1818, e subito il quadro diventa l’immagine simbolica del Romanticismo. Il viandante, “assorto”, “nella solenne solitudine sull’ abisso nebbioso”, “nella contemplazione di qualcosa che è al di sopra della comprensione umana”, “ha una grandezza tragica” (Eva di Stefano). Egli è giunto al mare di nebbia, alla non-conoscenza del mondo e di sé, ma in fondo, oltre le rupi, oltre la nebbia, c’è una luce, che secondo gli studiosi (Geismeier, Jensen, Koerner, De Paz), il pittore mette in particolare risalto perché solo in quel punto   i colori vengono stesi a dense pennellate. Quella luce è una speranza ed è una sfida.L’uomo con il bastone è il vero centro dell’opera, perché verso di lui convergono tutte le diagonali, e la sua figura si staglia nitida e ritta sull’indistinto mare di nebbia: ciò significa, dicono gli studiosi, che il viandante ha accettato la sfida, non si fermerà, andrà avanti, verso quella luce, alla scoperta del mondo e del futuro, e alla scoperta di sé. La forza che lo spinge, scrive Geismeier, è quella del sublime, che è vertigine di meraviglia e di paura, di desiderio di conoscenza e di ricerca della mistica Bellezza: il viandante, pronto a diventare viaggiatore, copre con il corredo dei suoi valori simbolici tutta la “strada” che va da Kant a Nietzche, attraverso Kierkegaaard.  Fino a pochi mesi fa avrei condiviso questa interpretazione del quadro, che – lo confesso – non mi ha mai incantato, e per l’eccessivo carico di simboli – era un vezzo del pittore – e per alcune soluzioni formali: non mi è chiara, per esempio, la funzione degli alberi disegnati sulle rocce che emergono dal mare di nebbia. Ma oggi non riesco più a vedere nell’opera il trionfo dei valori della conoscenza, la vittoria dell’uomo “romantico” diventato uomo “globale”. Mi pare che la nebbia sia impenetrabile, che l’abisso sia invalicabile, e che il viandante si tenga saldo sul bastone e sulle gambe per non cadere nel vuoto, per resistere all’urto della paura e dello smarrimento: “sente” che è arrivato alla fine del viaggio. Quel viandante sta per  voltarsi verso di noi, a mostrarci come il vento, che gli scompagina i capelli, muove il suo sguardo, e per in iniziare il viaggio a ritroso, nel tentativo di capire quali sono stati gli errori degli uomini, e in che misura il Caso si è divertito a indurli all’errore. Erano le domande che si ponevano già molti secoli fa il cieco Tiresia e Edipo Re.    

Madonna dell’Arco, cittadella blindata per Pasqua e Lunedì in Albis: De Luca chiude la frazione per tre giorni

Padre Alessio Romano, priore di Madonna dell’Arco, con il governatore Vincenzo De Luca
Nella diretta streaming di ieri – venerdì 3 aprile – il governatore De Luca ha citato Sant’Anastasia annoverando la città tra quelle più a rischio per “punte di contagio”. Ha poi annunciato di aver chiesto provvedimenti più corposi al Prefetto. Ebbene, tolti i 53 contagi (solo alla Rsa di Madonna dell’Arco) e gli altri, pochi, casi in città, l’unica criticità che abbisogni di urgenti misure riguarda – e il governatore ne è informato quotidianamente – eventuali assembramenti in occasione delle festività pasquali. Ed ecco che ieri è giunta l’ordinanza numero 27 con la quale De Luca blinda per tre giorni (11, 12, 13 aprile) la frazione di Madonna dell’Arco.  “Nei giorni 11, 12 e 13 aprile 2020 è interdetto l’accesso alla frazione di Madonna dell’Arco del Comune di Sant’Anastasia (NA), salvo che per comprovate esigenze di lavoro o di urgente necessità, nei limiti strettamente indispensabili. A tal fine, è fatto divieto agli esercenti del servizio di trasporto pubblico locale, anche non di linea, di effettuare fermate all’interno del territorio di detta frazione ed è disposta la chiusura delle strade di accesso alla frazione medesima, come individuate dal Comune, sentita la Prefettura competente”. Qui si può scaricare: ordinanza-27-def Tutti i pellegrinaggi vietati, le funzioni religiose per la Pasqua sì, ma senza fedeli. Dovrebbe essere ormai pacifico che, a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, anche il pellegrinaggio più imponente della Campania, quello del Lunedì in Albis a Madonna dell’Arco – circa quattrocentomila persone ogni anno, contando solo quel giorno – non si farà. Così è infatti, ma se gli irriducibili fedeli della Mamma dell’Arco sembrano aver accolto la notizia con dispiacere ma buon senso, ve ne sono alcuni – una sparuta minoranza – che non ha alcuna intenzione di rinunciarvi. Alcuni commenti sui social ma soprattutto numerosi messaggi inviati in privato alla pagina facebook del Santuario mariano, non promettono nulla di buono. C’è chi incalza, criticando la nota del priore padre Alessio Maria Romano il quale invita i devoti ad un «pellegrinaggio dell’anima», scrivendo: «Aprite le porte della chiesa e state voi a casa, noi quel giorno ci saremo con tutte le porte chiuse». C’è chi tenta di mettere in guardia il priore inviandogli chat private dalle quali si evince che in tanti si stanno organizzando per raggiungere il Santuario nella notte tra il 12 e il 13 aprile. «Dice la Messa a porte chiuse? E noi andiamo e restiamo fuori, ascoltiamo dagli altoparlanti». Ancora, c’è chi tenta di strappare una promessa e propone un pellegrinaggio ristretto: non tutte le squadre di fujenti ma solo i presidenti con i gonfaloni. Alcuni, più ragionevoli ma in ogni caso mai convinti che per il 2020 il pellegrinaggio debba essere definitivamente annullato, pretendono di conoscere una data diversa, entro maggio, il mese della Madonna. Altri propongono il 12 settembre, la festa dell’Incoronazione nonché onomastico di Maria.  «C’è una piccola speranza?» – ripetono, messaggio dopo messaggio. «Non sono spaventata per il virus – prega una donna, ma per il fatto che il Lunedì in Albis sia annullato, ne sto morendo». A Madonna dell’Arco, poco più in là del Santuario Mariano, nella residenza sanitaria per anziani dei Domenicani, insignita con il premio Buona Sanità 2018, i morti da Covid – 19 ci sono stati davvero. Dieci, un anziano dopo l’altro non ha retto al contagio. Tutta la struttura è in quarantena obbligatoria e ormai da sei giorni la situazione sembra essere normalizzata, con report quotidiani che fanno ben sperare. Di contro, nella diretta streaming di ieri, il governatore Vincenzo De Luca ha citato proprio Sant’Anastasia e i cinquantatré contagi nella casa per anziani, parlando di «punte di contagio preoccupanti» e annunciando di aver chiesto al Prefetto interventi di particolare fermezza. «Il presidente De Luca mi ha fatto contattare ieri – conferma il priore Alessio Romano – e mi è stato chiesto se avessi sentore di eventuali disordini. Non ho potuto che confermare, visti i messaggi che quotidianamente smistiamo e che ci fanno ipotizzare come non sarà un divieto scritto a fermare alcuni irriducibili. Spiace molto a noi tutti ma non è certo la presenza fisica in Santuario a confermare o smentire la devozione per la Madonna, noi faremo in modo di coinvolgere tutti con celebrazioni mandate in streaming ma abbiamo chiesto aiuto al presidente affinché non ci sia alcuna possibilità che, tanti o pochi che siano, l’ostinazione di alcuni possa mettere in pericolo altri». La cittadella Mariana, si evince anche dall’appello del governatore al Prefetto, dovrà essere blindata, come è in effetti poi accaduto con la firma di De Luca all’ordinanza numero 27. Tutti i riti pasquali sarà possibile seguirli dalla pagina facebook «Santuario Madonna dell’Arco», dalla domenica delle Palme al rito della bambagia lunedì 6 aprile, dalla solenne Messa di Pasqua, fino all’apertura delle porte del Santuario – un rito che stavolta rimarrà solo virtuale – alle 3 del mattino del Lunedì dell’Angelo. «Non è possibile sostituire quel giorno – dice il priore – ma quando torneremo alla normalità della vita quotidiana, ciascuno dei devoti potrà venire, adesso sia solo uno spirito di vicinanza e preghiera, basterà per farci sentire, come siamo, tutti fratelli e dunque responsabili gli uni degli altri. Proprio per questo mi rivolgo ancora a tutti i pellegrini, ai fujenti: onorate la Mamma dell’Arco ciascuno a casa propria. Lei ascolta tutti e dovunque».    

FCA Pomigliano, la “strage” dei vigilantes al tempo del Covid19: licenziato un altro sorvegliante

La “strage” dei vigilantes Fiat ai tempi del contagio: settimo vigilante licenziato nel giro di alcuni mesi da FCA Security, controllata del gruppo FCA, a Pomigliano. E’ un giovane della vicina acerra, R.C., 35 anni. Qualche giorno fa è stato estromesso dal mondo del lavoro per motivi disciplinari. Anche gli altri colleghi che lo hanno preceduto hanno subito un provvedimento disciplinare del genere. Comunque quest’ultima è una storia complessa. R.C. aveva fatto ricorso al tribunale del lavoro contro l’azienda per un presunto demansionamento. Tra le prove presentate dal lavoratore c’erano alcune registrazioni telefoniche fatte da lui. Ma secondo l’azienda quelle registrazioni fatte conversando al telefono con colleghi e responsabili di lavoro sono state realizzate senza avvisare gli interlocutori. “E’ quindi venuto meno il rapporto di fiducia”, il motivo sostanziale del licenziamento. Intanto è una mattanza occupazionale quella che si sta abbattendo sui 70 vigilantes della grande fabbrica automobilistica di Pomigliano, per la gran parte ancora impegnati nei servizi di sorveglianza dello stabilimento, chiuso da quasi un mese a causa del contagio. Una sfoltita silenziosa che sta avendo come sfondo la tragedia nazionale del Coronavirus. Intanto pare proprio che il taglio sia pure consentito in questo periodo maledetto. Si perché il licenziamento disciplinare non rientra nella moratoria provvisoria sui licenziamenti, lo stop varato dal governo nell’ambito dei decreti economici anti contagio. “Più che di provvedimenti formativi – commenta Mario Di Costanzo, della Fiom di Napoli settore auto –  dovremmo parlare in questi casi di provvedimenti punitivi, vale a dire il cui obiettivo non è quello di richiamare il lavoratore a un comportamento corretto ma piuttosto di punire e basta. C’è inoltre, ma non è cosa secondaria, la sensazione netta che questi provvedimenti punitivi servano a ridimensionare gli organici di FCA Security Pomigliano in una fase aziendale difficile”.