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Sono passati già sedici anni dalla sua prematura scomparsa. Rileggiamo il suo animo di grande artista, generoso e prorompente, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, grazie a un toccante puzzle (a più voci)…

Il 03 aprile del 2004, a soli sessantuno anni, muore Gabriella Ferri. Una delle voci più straordinarie e singolari della musica degli anni Settanta. Una donna passionale, generosa, affascinante che ha avuto una vita difficile e tormentata.

Il dramma: era questa la sua caratteristica. Nella costruzione dei lavori lei andava cercando proprio questo. L’espressione di quello che aveva dentro, il senso drammatico partecipato, passionale della vita.

Per il pubblico più vasto è la grande rivelazione del 1973, quando conduce il primo varietà televisivo della Rai, girato interamente a colori. E’ uno spettacolo del sabato sera che prende il titolo da quello che è già uno dei suoi cavalli di battaglia: Dove sta Zazà. Forse il più bello degli spettacoli televisivi di tutta la storia della televisione (Pippo Franco), condotto da una donna bella, ma amante dei travestimenti (Pino Strabioli). L’alchimia è avere da una parte Antonello Falqui che è il maggior regista del momento, dall’altra Gabriella Ferri che è l’artista emergente e Castellacci e Pingitore che sono gli autori del momento (Pippo Franco).

Quando si era visto mai che una cantante si vestisse da pagliaccio e uscisse fuori vestita da clown e cantasse con tanta verità in televisione? Già solo questo era un fatto che rompeva gli schemi, una grande rivoluzione! (Vincenzo Mollica).

Una grandissima artista, come ha detto di lei il Maestro Federico Fellini: una voce, una faccia, un clown. Una trasformista, un’attrice, una mattatrice che canta, recita, conduce e muove da sola lo spettacolo!

Era espressione della passione e del tormento (Pippo Franco), come quel piatto cinese dolce e amaro (il marito). Era una madre molto diversa (il figlio), l’amica ideale (Luisa De Santis), ti dava tutto (la sorella). Una persona più che un personaggio, dura come un sanpietrino (Valerio Mastandrea). Non penso che abbia mai cantato per cantare (Ferzan Ozpetek), lei interpretava la canzone (il marito). Dove cantava, lì era il centro del mondo (Vincenzo Mollica). E’ stata l’unica persona che è riuscita a cacciarmi dal palco (Patty Pravo). Non era certo una che rispettava la scaletta, era la disperazione degli autori (Dario Salvatori), era una molto dispersiva nel suo lavoro (Antonello Falqui). Lei era un po’ pazzariello, era un po’ clown (Enrico Montesano). Un clown di razza (Antonello Falqui). Era già spettacolo (Vincenzo Mollica) e doveva esprimere se stessa in qualche modo (Pippo Franco). L’intensità del suo sguardo e della sua faccia era incredibile (Enrico Montesano), una maschera con cui nascondeva tutto quel macello che si portava dentro (Luisa De Santis). Era alla ricerca di qualche cosa (Renzo Arbore). Cosa cercava? Non lo so! (Antonello Falqui). Mia madre era molto sensibile (il figlio), era abbastanza infelice nella vita (Antonello Falqui), era molto ansiosa (Luisa De Santis). Crollava (la sorella). Una donna veramente fragile perché molto sensibile che si impone di essere forte (Mia Martini). Non era difficile, ma impegnativa (Enrico Montesano). Era severa con se stessa (la sorella), ma non si preoccupava di quello che gli altri pensavano di lei, non stava a guardare le esteriorità (Pippo Franco). Sapeva di essere diversa (il figlio). Era una donna bellissima (Vincenzo Mollica), tanto è vero che fa la commessa a Piazza di Spagna e fa la modella (Pino Strabioli) e non aveva paura di imbruttirsi (Enrico Montesano). Era un’attrice (il marito), una Magnani canora, una verace (Antonello Falqui), una persona rivoluzionaria (Pippo Franco) eccentrica, bizzosa, capricciosa… testaccina (Renzo Arbore), feroce, terribile, una molto romana lei (Luisa De Santis), dominante (il marito), un’anticonformista (Dario Salvatori), libera (Tosca), troppo in tutto (la sorella), unica (Vincenzo Mollica), una grande madre, una grande moglie, una grande amante, vorace, perturbante, conturbante, turbante (Pino Strabioli). Sicuramente non una donna che io mi sposerei (il figlio), una timida (Antonelo Falqui), una senza pelle (Ferzan Ozpetek), una trasparente (Pino Strabioli), una straordinaria (Vincenzo Mollica). Un aggettivo solo? S’incazzerebbe! (Patty Pravo).

Ciro Castaldo rende omaggio a Gabriella Ferri al Cimitero monumentale del Verano (Roma)