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Collocata sotto il campanile di San Domenico, la bellissima statua dell’Immacolata Concezione fu eretta per volontà del popolo in occasione della Santa Missione del 1954.

 

In Italia – come riferisce il prof. Gennaro Mirolla – gli anni Cinquanta del secolo scorso sono stati consegnati alla storia come gli anni del miracolo economico con una poderosa espansione produttiva, che cambiò il volto della società italiana. A Somma Vesuviana, a quanto pare,il tanto sospirato miracolo arrivò, invece, con il solito ritardo. Bisognò attendere il decennio successivo per cambiamenti degni di nota, specie in campo edilizio e in opere infrastrutturali. In relazione al mondo cattolico, le parrocchie di Somma all’epoca erano cinque. Diverse le ricorrenze celebrate attraverso le novene, tridui, messi solenni, ore di adorazione e processioni. Per quanto riguarda i laici, nelle parrocchie erano presenti associazioni dell’ apostolato della preghiera, terz’Ordini, confraternite e, in qualche luogo, l’Azione Cattolica. Nel campo dell’istruzione, esistevano nei territori parrocchiali colonie estive, corsi di qualificazione e scuole popolari. Nel Rione Casamale, in particolare, non mancava – continua Mirolla – una certa ignoranza religiosa e sue conseguenze, che i presbiteri cercarono di estirpare con l’istruzione catechistica. Tra l’altro, proseguendo l’impegno sul versante della formazione, dal 7 al 21 febbraio del 1954, ci fu in città l’acclamata Santa Missione. Dopo il secondo conflitto mondiale, infatti, vi fu una breve ripresa delle missioni popolari, interrotte precedentemente, principalmente in occasione Nell’Anno Santo 1950 e dell’Anno Mariano 1954.

Nel 1953, in particolar modo, con l’enciclica Fulgens corona, Papa Pio XII ordinò la proclamazione dell’anno mariano per il 1954, il primo nella storia della chiesa. Esso venne chiesto per commemorare il centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria. L’anno mariano, dal dicembre del 1953 al dicembre del 1954, fu riempito di iniziative mariane, di eventi culturali, sociali e caritatevoli. L’ Ordine Francescano di S. Maria del Pozzo, sempre spinto dal pieno amore cristiano della Missione, ospitò nell’ occasione numerose messe e predicazioni con grande concorso di pubblico in maniera speciale; in quanto, proprio in quelle mura, vi era un’ardente devozione alla Vergine Maria concepita senza la macchia del peccato. Fu un anno, insomma, ricco d’iniziative in città.     All’ epoca, a Somma Vesuviana, il Vicario foraneo era don Luigi Prisco. Nato il 28 marzo del 1911 a San Giuseppe Vesuviano, era stato nominato parroco della Parrocchia di San Michele Arcangelo con bolla del 1° luglio 1939. Sacerdote dal carattere intransigente, era solito risiedere in paese e partecipava con frequenza assidua al ritiro mensile della foranìa. Coabitava con i nipoti e possedeva una sgangherata Balilla 508 che guidava personalmente o con l’aiuto del nipote maschio. Tra i suoi compiti ci fu anche quello di commissario delle confraternite. Nell’occasione della Santa Missione, don Luigi Prisco indirizzò una missiva al Sindaco di Somma Vesuviana, Dott. Giuseppe Aliperta, tendente ad ottenere la destinazione dell’area comunale posta al centro delle aiuole antistanti l’albergo D’Avino in Piazza Emanuele Filiberto Duca d’ Aosta, onde far sorgere un monumento marmoreo in onore della SS. Vergine Immacolata, a ricordo dell’ Anno Santo mariano e delle SS. Missioni svoltesi in questo Comune durante il mese di febbraio 1954. Non tutti sapevano che, l’attuale palazzo che si affaccia in via Roma dietro la Madonnina, era un albergo. Giuseppe Aliperta fu un sindaco poco conosciuto, che improntò sempre le sue azioni al principio di vera democrazia. Dapprima monarchico, entrò successivamente nella DC. Era l’epoca in cui lo scudo crociato si appoggiava al serbatoio di voti dei possidenti delle masserie a nord del paese. Solo contro tutti, nell’ inverno del 1953, subì un avvertimento politico ad opera di ignoti nel saliscendi vicino all’attuale convento dei Trinitari, nelle prossimità di Porta Terra nel quartiere storico Casamale. Fu miracolato.

Numerosi colpi d’arma da fuoco provocarono molteplici fori sulla porta destra della sua auto, una topolina. Si dimise il 16 giugno 1955 e si ritirò a Napoli, dove continuò la sua attività di medico. Ebbene, grazie all’impegno del Sindaco e del Consiglio cittadino, il 27 aprile 1954, con delibera consiliare fu destinata l’area comunale in piazza Emanuele Filiberto al centro delle aiuole, antistanti l’albergo citato e prossimamente (sembra un problema geometrico) a metà della bisettrice formata dal lato sud-ovest del campanile di San Domenico e dal lato est della cabina elettrica nel punto intermedio tra il vertice dell’ angolo ed il bordo del marciapiede, così recita la delibera comunale.  Il monumento fu eretto grazie alle oblazioni volontarie dell’intera popolazione. Il Reverendo Vicario Don Luigi Prisco avrebbe, poi, dovuto provvedere a sue spese alla risistemazione delle aiuole e del viale secondo i suggerimenti dell’ufficio tecnico comunale, una volta completati i lavori. L’opera, di cui non conosciamo il realizzatore, fu inaugurata l’otto dicembre 1954 alla presenza del clero, autorità e fedeli. Madrina fu la nobildonna Margherita Rimondini.