Anche la Porta chiusa del Santuario di Madonna dell’Arco è un “messaggio”: ci invita a riflettere e a rinnovarci
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Focolaio nell’ospedale di Pozzuoli, Ciarambino M5S:”Colpa di cattiva gestione sanitaria, non dei comportamenti dei cittadini”
Interrogazione della capogruppo regionale: “Misure da sceriffo inutili se si consente promiscuità tra pazienti contagiati e non e i sanitari lavorano senza dpi adeguati”
“E’ ora di smetterla di riversare sui cittadini la responsabilità di un nuovo incremento dei contagi, con annunci di provvedimenti ancora più restrittivi che hanno il sapore di una minaccia. Non possiamo immaginare di uscire da quest’emergenza esclusivamente con le misure da sceriffo e perpetui richiami al senso di responsabilità, se non cominciamo a mettere in campo risposte altrettanto responsabili alle criticità di un sistema sanitario regionale che fa acqua da tutte le parti. Se restare a casa ha consentito in Campania di evitare picchi di contagio ingestibili, è ora arrivato il tempo di mettere a punto un’adeguata strategia sanitaria che finora è mancata e che il presidente della Regione, nonché assessore alla sanità e fino a ieri commissario alla sanità, inizi ad assumersi le sue responsabilità, smettendola di dare la colpa ai cittadini. Se registriamo casi di ospedali lazzaretto non è certo per comportamenti civici non in linea con le prescrizioni. Il caso emblematico di Pozzuoli è solo l’ultimo di un lungo elenco che comprende Cardarelli, Monaldi, San Leonardo di Castellammare e i presidi di Avellino e Ariano Irpino. In ospedali come quello di Pozzuoli i percorsi per i pazienti Covid non solo non sono separati, ma viene consentito l’accesso a sospetti casi di Covid senza un filtro pretriage, con alto rischio di venire a contatto con altri pazienti e un’elevata probabilità di infettare personale sanitario che opera spesso a mani nude o con dispositivi di sicurezza non adeguati”. Lo denuncia la capogruppo regionale M5S e responsabile nazionale sanità Valeria Ciarambino, che ha presentato un’interrogazione sulla situazione preoccupante nell’area flegrea a seguito del contagio di sanitari e degenti nell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli.
“Appare chiaro che il piano di implementazione dell’offerta ospedaliera dell’Asl Napoli 2 Nord risulta inadeguato e imprudente – denuncia Ciarambino nel suo atto – per non aver contemplato la concentrazione in Covid hospital dei pazienti contagiati, o comunque per non aver previsto reparti Covid dedicati. Così come è evidente che l’origine di un’eventuale diffusione del contagio in quell’area sarà probabilmente da collegare al focolaio dell’ospedale Santa Maria delle Grazie, dunque imputabile a una malandata gestione a livello sanitario e non certo a presunti cattivi comportamenti dei cittadini”.
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Ai lati del tempio solo i confratelli mentre il priore, dopo il raccoglimento in preghiera, ha percorso la navata centrale per offrire alla Madonna quattro simboli: una fascia azzurra, rossa e bianca, i colori dei fujenti, un cuore d’argento a rappresentare l’amore di tutto il popolo dei battenti che ieri era comunque lì, su quell’altare, un cero mandato in dono dall’associazione Casamiranda della squadra di Sant’Anastasia e dei fiori per la Vergine. Oltre centomila le persone collegate in streaming per assistere a quello che i domenicani hanno chiamato «il pellegrinaggio dell’anima». Così, ai tempi del Coronavirus e con la cittadella Mariana blindata dalle forze dell’ordine, si è svolto il Lunedì in Albis a Madonna dell’arco, il 569esimo pellegrinaggio dal primo miracolo della Vergine che è datato 6 aprile 1450.
La cittadella Mariana è zona rossa, interdetta anche agli stessi anastasiani, per effetto di un’ordinanza del governatore De Luca emanata proprio per impedire a pochi irriducibili, ad onta del rischio di contagio per sé stessi e per altri, di provare a raggiungere il Santuario che, comunque, dopo l’apertura simbolica delle porte bronzee alle tre del mattino, è stato nuovamente serrato. Le associazioni dei fujenti hanno esposto, in tutta Napoli e provincia, gli stendardi che normalmente sarebbero stati issati sulle bandiere e «mostrati» alla Madonna, ai loro balconi, alle finestre, dinanzi alle loro associazioni, in un imponente flash –mob a distanza. Ma nonostante gli avvertimenti, nonostante la paura, il rischio, i presidi, qualcuno ci ha provato. Ieri si era diffusa la notizia, dopo un post in un gruppo collegato alla Madonna dell’Arco, che trenta fujenti erano stati avvistati in cammino dalla zona di Ponticelli. Comunque sia andata, al Santuario non ci sono mai arrivati e nemmeno i posti di blocco che da sabato, con uno spiegamento di uomini e mezzi che non ha precedenti, «abbracciano» Madonna dell’Arco, ne hanno avuto notizia.
Hanno tentato comunque il pellegrinaggio, come confermato da loro stesse in alcuni commenti social, tre giovani donne. Avrebbero voluto raggiungere la chiesa ma sono state fermate e multate dai carabinieri a Pollena Trocchia, un chilometro soltanto dalla loro meta agognata. L’associazione dei fujenti della quale fanno parte, pur volendo mantenere il massimo riserbo sulla vicenda senza rendere noti né i loro nomi né la «bandiera», ha tenuto a comunicare di essersi dissociata dal loro comportamento. Se fosse stato uno dei tanti lunedì dell’Angelo degli ultimi cinque secoli, ieri sera le porte del Santuario si sarebbero chiuse intorno alle due del mattino. Ieri invece, l’ultima celebrazione in diretta dalla chiesa è iniziata alle 22, l’ora in cui padre Alessio Romano ha chiesto a tutti i residenti di Madonna dell’arco di affacciarsi da balconi e finestre per recitare insieme il Rosario e ascoltare la Supplica, manifestando la propria vicinanza alle migliaia e migliaia di pellegrini che, come promesso, sono rimasti a casa.



