
Alle tre del mattino di ieri, presidiate da un cordone imponente di forze dell’ordine, le porte del Santuario si sono spalancate, mandando in diretta streaming sui social un’immagine che rimarrà, potente, nella storia del pellegrinaggio di Madonna dell’Arco dove, da più di cinque secoli, arrivano il giorno del Lunedì in Albis in circa cinquecentomila tra fujenti, devoti, curiosi. L’immagine è quella del priore salentino del Santuario Mariano, padre Alessio Maria Romano, vestito con la tonaca bianca dei Domenicani, inginocchiato sul marmo – da solo – a rappresentare le migliaia di «battenti» che non hanno potuto, stavolta, percorrere la navata per prostrarsi dinanzi all’icona della Mamma dell’Arco.
Ai lati del tempio solo i confratelli mentre il priore, dopo il raccoglimento in preghiera, ha percorso la navata centrale per offrire alla Madonna quattro simboli: una fascia azzurra, rossa e bianca, i colori dei fujenti, un cuore d’argento a rappresentare l’amore di tutto il popolo dei battenti che ieri era comunque lì, su quell’altare, un cero mandato in dono dall’associazione Casamiranda della squadra di Sant’Anastasia e dei fiori per la Vergine. Oltre centomila le persone collegate in streaming per assistere a quello che i domenicani hanno chiamato «il pellegrinaggio dell’anima». Così, ai tempi del Coronavirus e con la cittadella Mariana blindata dalle forze dell’ordine, si è svolto il Lunedì in Albis a Madonna dell’arco, il 569esimo pellegrinaggio dal primo miracolo della Vergine che è datato 6 aprile 1450.
La cittadella Mariana è zona rossa, interdetta anche agli stessi anastasiani, per effetto di un’ordinanza del governatore De Luca emanata proprio per impedire a pochi irriducibili, ad onta del rischio di contagio per sé stessi e per altri, di provare a raggiungere il Santuario che, comunque, dopo l’apertura simbolica delle porte bronzee alle tre del mattino, è stato nuovamente serrato. Le associazioni dei fujenti hanno esposto, in tutta Napoli e provincia, gli stendardi che normalmente sarebbero stati issati sulle bandiere e «mostrati» alla Madonna, ai loro balconi, alle finestre, dinanzi alle loro associazioni, in un imponente flash –mob a distanza. Ma nonostante gli avvertimenti, nonostante la paura, il rischio, i presidi, qualcuno ci ha provato. Ieri si era diffusa la notizia, dopo un post in un gruppo collegato alla Madonna dell’Arco, che trenta fujenti erano stati avvistati in cammino dalla zona di Ponticelli. Comunque sia andata, al Santuario non ci sono mai arrivati e nemmeno i posti di blocco che da sabato, con uno spiegamento di uomini e mezzi che non ha precedenti, «abbracciano» Madonna dell’Arco, ne hanno avuto notizia.
Hanno tentato comunque il pellegrinaggio, come confermato da loro stesse in alcuni commenti social, tre giovani donne. Avrebbero voluto raggiungere la chiesa ma sono state fermate e multate dai carabinieri a Pollena Trocchia, un chilometro soltanto dalla loro meta agognata. L’associazione dei fujenti della quale fanno parte, pur volendo mantenere il massimo riserbo sulla vicenda senza rendere noti né i loro nomi né la «bandiera», ha tenuto a comunicare di essersi dissociata dal loro comportamento. Se fosse stato uno dei tanti lunedì dell’Angelo degli ultimi cinque secoli, ieri sera le porte del Santuario si sarebbero chiuse intorno alle due del mattino. Ieri invece, l’ultima celebrazione in diretta dalla chiesa è iniziata alle 22, l’ora in cui padre Alessio Romano ha chiesto a tutti i residenti di Madonna dell’arco di affacciarsi da balconi e finestre per recitare insieme il Rosario e ascoltare la Supplica, manifestando la propria vicinanza alle migliaia e migliaia di pellegrini che, come promesso, sono rimasti a casa.

