Covid 19, De Luca a Porta a Porta:”No alla banalizzazione del problema”

Una sintesi del confronto tra De Luca e Fontana nella trasmissione Porta a Porta. “Nelle ultime settimane è andata crescendo una banalizzazione del problema che a me pare estremamente pericolosa”. Lo ha detto il governatore della Campania, De Luca, nella puntata di stasera di Porta a Porta sull’emergenza coronavirus. “Questa è una malattia terribile – ha osservato – questo virus ci fa vedere la morte con gli occhi. Probabilmente è diventato meno aggressivo ma stiamo parlando di un problema di enorme gravità e serietà che va affrontato con grande rigore se vogliamo evitare tragedie per il nostro Paese”. “Stiamo vedendo dati positivi – ha aggiunto De Luca – ma sarebbe un errore drammatico immaginare di avere il problema alle spalle. Il contagio comincia ad essere più contenuto ma non ne siamo fuori e dunque dobbiamo avere comportamenti responsabili cercando di trovare i punti di equilibrio giusti e ragionevoli tra una ripresa di vita economica e sociale e la necessità di tutelare le nostre famiglie da tragedie”.  In Campania abbiamo assunto decisioni anche più rigorose perché ha la maggiore densità abitativa d’Italia e nella fascia costiera ha la maggiore densità abitativa d’Europa, siamo ai livelli di Singapore con 1.500 abitanti per chilometro quadrato. Questa è l’unica regione nella quale non si può sbagliare, perché se si sbaglia viene un’ecatombe”. Il rompete le righe ha aggiunto De Luca-  sarebbe un atto di irresponsabilità totale”. De Luca ha ricordato che “qualche settimana fa si è determinato un problema serio per la Campania e per il Sud, quando all’improvviso si sono riversati nei nostri territori decine di migliaia di giovani studenti e lavoratori che all’improvviso sono rientrati nel Sud. Abbiamo dovuto affrontare un problema drammatico: ridurre le corse dei treni, attivare dei controlli alle stazioni di Roma, Napoli e Salerno, avevamo persone che venivano per motivi non urgenti, non di lavoro, non di altro. Abbiamo corso il rischio di avere un dilagare dell’epidemia di coronavirus,  che non c’è stata perché abbiamo messo in quarantena tutti quelli che abbiamo individuato, li abbiamo messi in isolamento individuale, i sindaci ci hanno comunicato le persone che erano arrivate nei comuni di appartenenza e abbiamo fatto un lavoro di prevenzione molto faticoso, che è riuscito”. “Non è che siamo dei matti che vogliono rischiare la vita e che vogliono rischiare il contagio: vogliamo riaprire nel rispetto della sicurezza dei cittadini, per cui se noi rispettiamo certe misure all’interno della nostra regione dobbiamo rispettarle anche al di fuori della nostra regione”.  Questo ha dichiarato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana , rispondendo alle affermazioni del suo omologo campano, Vincenzo De Luca che propone riaperture diverse a seconda delle regioni. “Se in Campania si possono aprire certi esercizi commerciali che in Lombardia è meglio non aprire non ci sono problemi”, ha detto Fontana, ma “il discorso fondamentale e’ quello della mobilità sul territorio”.
“Io sono assolutamente d’accordo con Attilio Fontana- conclude De Luca-  sul fatto che dobbiamo aprire in tutta Italia, ma aprire in tutta Italia non significa aprire nello stesso modo, perché abbiamo regioni dove non c’è neanche un focolaio di contagio e regioni in cui il problema è fortemente presente. Dobbiamo perlomeno limitare la mobilita, che oggi è limitata ai comuni di appartenenza, alle regioni di appartenenza per alcune settimane”. “Dobbiamo avviarci verso la vita ordinaria ma usando la ragione e non dicendo banalità. Nessuno vuole mettere barriere, new jersey o cavalli di frisia da nessuna parte, si dice semplicemente che occorre una posizione di prudenza”. (fonte foto: rete internet)

Processi celebri. Perché venne assolto  lo scultore Filippo Cifariello  che nel 1905  aveva ucciso la moglie

La vita tormentata di uno scultore notevole (Molfetta, 1864- Napoli,1936), che cercò di conciliare la lezione di Gemito con moduli classicheggianti. Il matrimonio con Maria De Browne, lo scontro continuo tra due caratteri “difficili”. La scena dell’omicidio nella “pensione” Mascotte a Posillipo. La tragica morte della seconda moglie dello scultore, uccisa dalle fiamme nell’appartamento al Vomero.   Filippo Cifariello era già uno scultore di buona fama, quando nel 1890 a Roma, nel Teatro del Varietà, conobbe Maria De Browne, bellissima “sciantosa” che come nome d’arte aveva scelto quello di Bianca de Mercy. I due si sposarono nel maggio del 1894 e la storia della coppia si concluse drammaticamente il 10 agosto del 1905, quando in una camera della pensione Mascotte a Posillipo l’artista uccise la moglie con cinque colpi di pistola. Gli atti del processo, i cui passaggi più significativi vennero pubblicati dall’ avv. Nino Marazzita (rivista “Eloquenza” numero marzo- aprile 1967), raccontano la storia di una relazione che, sia negli anni del fidanzamento che in quelli del matrimonio, fu una tragicomica successione di rotture, litigi, tregue, trattati di pace. Leggendo le dichiarazioni fatte dal Cifariello davanti alla Corte di Assise di Campobasso, dove, tra il  1908 e il 1910, si tenne il processo, si capisce che lei, avendo compreso che Filippo era affascinato dalla sua bellezza e perdutamente innamorato, aveva cercato di piegarlo in modo assoluto e definitivo alla sua volontà, e di costringerlo anche a sopportare i suoi tradimenti. Lui, carattere inquieto e temperamento agitato, era arrivato al punto di “comprare” la fedeltà della moglie versandole somme cospicue di danaro, ma andava continuamente alla ricerca delle prove della sua infedeltà, e non riusciva ad accettare – lo confessò ai giudici – “la mia impotenza nel crearmi una moglie dalla creatura che adoravo”. Queste parole spiegano da sole la complessità di una persona che pretendeva di continuare ad essere scultore anche come marito. In realtà ognuno dei due cercava di “plasmare” l’altro secondo i propri desideri. Cifariello accettò l’incarico, proposto dal Comune di Bari, di scolpire la statua in bronzo di Umberto I a cavallo proprio per procurarsi il danaro che la moglie gli aveva chiesto. Qualche giorno prima dell’11 giugno 1905, in cui Vittorio Emanuele III e la regina avrebbero inaugurato il monumento, lo scultore arrivò allo scontro fisico con il fonditore Bastianelli che non gli aveva versato l’ultima quota dell’ingaggio pattuito e minacciò di non consegnarli la coda del cavallo. Vittorio Paliotti racconta, invece, che la coda già stava al suo posto, e che di notte lo scultore andò a svitarla, per costringere amministratori e fonditore a saldare immediatamente il debito: altrimenti il re avrebbe inaugurato un cavallo senza coda. E’ probabile che a Bari il Cifariello abbia presentato la moglie a un suo amico, l’avv. Leonardo Soria, che fu l’attore dell’ultimo capitolo della storia. Il caso volle che i tre si trovassero insieme nella pensione Mascotte, a Posillipo: e qui si svolsero le scene finali. Lo scultore affronta l’ex amico, lo “penetrò con lo sguardo”, e la canzonettista “cadde ai piedi” del marito: “quanto mi sei piaciuto, sembrava che tu volessi ucciderlo con gli occhi. Quel Soria è un vile”. Soria se ne andò, ma Filippo capì che anche la moglie sarebbe partita con la scusa di andare dalla madre. Allora le diede uno chèque di 10000 lire, a patto che rimanesse, Maria acconsentì, bevvero champagne, ma poco dopo lei cambiò ancora una volta idea: gli comunicò che sarebbe andata a Roma. A letto lui si lamentò, pianse, lodò la bellezza della moglie, che all’improvviso gli disse: sai quanti uomini sarebbero disposti a pagare qualsiasi cifra per una notte d’amore con me? A Roma un tale mi ha dato 3000 lire, senza possedermi. Lui incomincia a gridare, lei impugna una pistola e minaccia di sparargli, e a quel punto lui prende dalla valigia la rivoltella che aveva comprato qualche giorno prima, spara cinque colpi e la uccide, poi corre via dalla stanza gridando “Ammazzatemi, ammazzatemi”. Durante il processo viene provata l’infedeltà sistematica della De Browne e alla Corte la polizia comunica anche l’indirizzo dell’appartamento in cui lei si incontrava con il Soria. Tuttavia la Procura sostiene l’accusa di omicidio premeditato, pur riconoscendo le attenuanti, ma gli avvocati difensori, e in particolare il Pansini e Gaetano Manfredi sfruttano con grande abilità le diagnosi dei periti psichiatrici, in cui allo scultore si riconoscono temperamento neuropatico, carattere nevrastenico e le conseguenze di una “frenosi maniaco- depressiva” di cui egli aveva sofferto nel 1901. La giuria emette una sentenza di piena assoluzione per “vizio totale di mente” nel momento dell’omicidio. La sentenza venne aspramente criticata da giuristi e da giornalisti. Cifariello sposò poi Evelina Fabi, che morì, anche lei, drammaticamente, uccisa dalle fiamme sprigionate da una “macchinetta a spirito” ( sulla copertina della “Tribuna Illustrata” che accompagna l’articolo è rappresentato il vano tentativo dello scultore di salvare Evelina). Cifariello si sposò, infine, con Signe Stimis,e morì suicida nel 1936.  

La Giornata della Terra 2020 è anche un’occasione per riflettere sulle nostre prossime giornate sulla Terra

“[…] Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita”. Parole e musica che oggi risuonano come una profezia quelle proferite da Pier Paolo Pasolini nel cosiddetto cine-match “La rabbia” del 1962, realizzato insieme all’illustre scrittore Giovannino Guareschi. Certo, la visione che mi accingo a illustrare è romantica, sognatrice. Però. Da quando è iniziata la pandemia ho un riferimento cinematografico in testa che non mi abbandona: “E venne il giorno” (The Happening) di M. Night Shyamalan. In quel film del 2008 le piante sprigionavano una tossina che induceva gli esseri umani al suicidio in una sorta di volontà vegetale di ripristino dell’equilibrio fisico del mondo. Quasi allo stesso modo il COVID-19 fa respirare il pianeta – come dimostrano le immagini, a corredo, del mare di Napoli e dell’inquinatissimo fiume Sarno – fermando le attività (produttive) umane e, di conseguenza, costringendo anche a gesti estremi le persone più in difficoltà. Pensiamo a cosa succederà quando e se l’Unione Europea non troverà un accordo sui bond. Solo l’Italia sta già perdendo miliardi di euro, pensiamo al disastro sociale imminente. Tuttavia faccio anche un’altra riflessione: perché la UE, oltre a pensare ai soldi da elargire, non inizia a muoversi anche su quello che forse è il tema centrale di questa emergenza: rinnovare la cosiddetta normalità. Bisogna agire subito ma dimostrando visione, questa sconosciuta. Oggi mari e fiumi sono limpidi, benissimo: perché non approfittarne per dotare di nuovi strumenti e tempistiche chi ha il dovere di individuare coloro che li inquinano (locali, fabbriche, esercizi commerciali, strutture ricettive, industrie)? Probabilmente la pensa così anche Ciriaco Sapienza, da cui è partita l’idea di una petizione rivolta direttamente al governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per chiedere maggiori controlli sugli scarichi industriali. L’iniziativa conta già quasi tremila firme. “Alle fine del lockdown pretendiamo un’indagine capillare per identificare tutte le industrie che fanno danno alla nostra terra. Non facciamo gli indifferenti, valorizziamo di nuovo la nostra splendida regione che nel corso degli anni è già stata martoriata in tutti i modi possibili”, sollecita Sapienza. Qui il link alla petizione. D’altro canto, quando torneremo alle nostre malsane abitudini, chi oggi è in difficoltà dovrà lavorare il doppio per recuperare: ciò significa anche emettere il doppio e dunque inquinare il doppio, a dimostrazione che tutto questo non sarà servito a nulla. Allora io mi chiedo: perché sarebbe deprecabile l’idea di un reddito universale? Se tutti gli esseri umani potessero contare su un introito fisso mensile, probabilmente non avrebbero più bisogno di stressare se stessi e le risorse naturali, penso alla pesca, agli allevamenti intensivi come a tante altre cose. In che termini? Le dinamiche del profitto, un po’ come le dinamiche del consenso (politico), annullano le nostre libertà e ci costringono a essere ciò che non siamo. Chi esercita il potere attraverso le condizioni del profitto soggioga e tiene in scacco chi non ha altra forma di sostentamento ed è costretto a produrre quanto più possibile per riuscire a guadagnare il giusto (per “campare”, che equivale a sopravvivere). Ma se un uomo fosse premiato da un reddito solo per il fatto di esistere, non sarebbe indotto a vivere piuttosto che a sopravvivere? Così facendo si potrebbe impiegare il tempo per andare a pesca ma non per pescare, se riesco a far passare la sottile differenza. Ognuno sarebbe libero di dedicarsi a ciò che ama davvero, e anche questo significherebbe produttività. Sarebbe una diversa espressione della stessa, una naturale conseguenza dell’umana esistenza sul pianeta Terra. Lo sappiamo che il genere umano fa di tutto per vivere, pur di non morire, ma ad oggi lo fa anche e soprattutto a scapito del pianeta e questo non possiamo più permetterlo o soccomberemo. Il fatto di poter ammirare un ambiente migliore ma senza poterlo esperire, toccare con mano, godere, è un paradosso estremo che ci deve far riflettere. Che vita è questa? Buon Earth Day a tutti.

Earth Day 2020, il respiro collettivo di un’umanità scomposta che vuole celebrare un pianeta oggi più solo ma più felice

Auguri alla Giornata della Terra, nata il 22 aprile del 1970, che compie oggi ben 50 anni. L’iniziativa vede la luce grazie all’impegno dell’attivista John McConnell che nel 1969, in una conferenza dell’Unesco tenutasi a San Francisco, avanzò la proposta di istituire una giornata dedicata a Gaia, la nostra Terra. L’intento, nobilissimo, era quello di sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali del pianeta, stimolando anche dinamiche educative e divulgative che poi hanno attecchito nel corso degli anni. Ancora oggi i gruppi ecologisti approfittano dell’occasione per valutare le criticità ambientali che ci circondano: l’inquinamento atmosferico, delle falde acquifere e del suolo, la distruzione degli ecosistemi, l’estinzione delle specie animali e vegetali, nonché l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. A tal proposito è di queste ore la notizia, decisamente d’impatto, che per la prima volta nella storia i futures statunitensi sui contratti di maggio del petrolio sono crollati talmente tanto da scendere in territorio negativo: un barile di greggio è arrivato a costare, infatti, meno 37 dollari al barile. Potere del lockdown ma che prefigura un serio problema all’orizzonte: alcuni impianti stanno per arrivare alla massima capacità di giacenza e sono in molti a chiedersi dove verranno stipate le nuove scorte di greggio. Tornando a casa nostra, invece, troviamo il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, alle prese con il preoccupante taglio degli alberi. Su Facebook Costa ha pubblicato la richiesta di un approfondimento al Comitato per il verde pubblico, già impegnato a definire le nuove linee guida di gestione del verde pubblico per tutta Italia. Vuole vederci chiaro il ministro: le segnalazioni di tagli massicci alle alberature non provengono solo da alcune zone d’Italia ma sono trasversali, e riguardano aree urbane dislocate praticamente lungo tutto il territorio. Per questo è stato allarmato il Comandante delle Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari Carabinieri, che si é già attivato per le opportune verifiche. 50 anni di Earth Day e non sentirli, anzi. In epoca di pandemia e relativo isolamento la Giornata della Terra 2020 dimostra di stare al passo coi tempi ed evolve quella che è sempre stata una straordinaria mobilitazione di individui in un evento digitale. Una maratona virtuale che per l’intera giornata attraverserà il globo e raccoglierà testimonianze e impegni a favore del pianeta Terra. Il tema di quest’anno tutto speciale è l’azione per il clima: per questo motivo si svilupperà “24 Hours of Action”, un variegato programma teso ad attivare l’impegno individuale in modo responsabile che mostrerà, ogni ora, un’azione possibile da compiere per proteggere l’ambiente, il clima e quindi società. Appuntamento sul sito www.earthday.org per interagire con i contenuti interattivi e live streaming. Giornata della Terra tutta da vivere anche nel napoletano, dove due giovani di Somma Vesuviana e Volla, Marisa e Sara, hanno dato vita a un contest sui loro profili Instagram per premiare il vincitore con la possibilità di dare il proprio nome a un albero di cacao che verrà piantato in Camerun in virtù del progetto Treedom, l’unica piattaforma web al mondo che permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 2010 a Firenze, sono stati piantati più di 1.000.000 alberi in Africa, America Latina, Asia e Italia. Tutti gli alberi vengono piantati direttamente da contadini locali e contribuiscono a produrre benefici ambientali, sociali ed economici. Sara e Marisa (entrambe professioniste nel campo estetico) hanno deciso di creare dei make-up ispirati proprio alla Giornata della Terra. Due bellissime foto che sono un omaggio al pianeta che ci ospita e che diventano lo spunto per aiutare l’ambiente. Partecipare al contest è semplicissimo. Basta scoprire i loro profili Instagram e seguire le istruzioni: (Sara) – https://www.instagram.com/p/B_PjcympDYP/ (Marisa) – https://www.instagram.com/p/B_PjRoHquxp/ Tra i partecipanti verrà sorteggiata una persona che avrà in regalo un albero da piantare in Africa per produrre ossigeno e assorbire fino a 55kg di CO2 annui. Frutti, semi e foglie saranno fonte di cibo e guadagno per le piccole popolazioni camerunensi. Una bella iniziativa tesa a impreziosire una giornata speciale, che possiamo spendere per riflettere sulla condizione dell’ambiente che ci ospita e che, oggi più mai, subisce la nostra assenza e non lamenta sofferenze. Un pianeta più solo ma anche più sano, che senza di noi sembra tornare a respirare. (Foto di Louis Maniquet)

Diario ai tempi del Coronavirus

Dopo due mesi di assenza mi rifaccio vivo. Tengo da un po’ una specie di diario. Alcuni giorni scrivo, altri no. Vorrei condividere gli appunti di tre giorni, l’11 marzo, il 4 aprile e l’11 aprile, per me importanti. Nel primo una visione ancora speranzosa, nel secondo il crollo, nel terzo una sorta di ripresa, di impegno, di denuncia. Pensando ai ragazzi e alle contraddizioni della scuola. 11marzo.  Gli anziani al tempo del coronavirus In tempi di epidemie siamo, naturalmente, noi anziani, i più esposti alle complicazioni. E non ci stupisce che l’età media delle vittime, ad oggi, sia abbastanza elevata. Nonostante allungamento della vita e invecchiamento attivo. Sappiamo bene che la gran parte di noi ci siamo presentati già alla soglia della vecchiaia con acciacchi vari, malattie di lungo corso, conseguenze di una vita spesso non facile: privazioni, carenze sanitarie, lavori a volte usuranti. Non ci lamentiamo, anche perché abbiamo vissuto netti miglioramenti nel corso degli anni; e ancora oggi, in tanti, contribuiamo a sostenere le nostre famiglie in diverse circostanze. Anche ora ci preoccupiamo, mettendo a disposizione tempo e risorse, per i nostri figli e i nostri nipoti, per quello che gli può succedere e per come si organizzano in questo periodo. Ma è logico che siamo noi i più esposti. E pensiamo a noi in riferimento a loro, con tanta tristezza e nostalgia, ma anche con un po’ di consapevolezza di dover svolgere un ruolo, al solito, importante. Persino quando sentiamo affacciarsi l’agghiacciante domanda: a chi dare la precedenza nelle cure intensive; chi salvare per primi? La verità è che si sta parlando molto della crisi sanitaria e della crisi economica, com’è logico; ma stiamo trascurando un’altra crisi, che s’insinua peggio del virus, la crisi morale. Di pari passo con l’aumento dei contagiati, si manifesta con più intensità. Da come ci guardiamo con diffidenza, come ci evitiamo nell’uso di ascensori e scale, come facciamo incetta di cose, anche inutili. Fino a come accettiamo le giuste norme di isolamento: spesso senza alcuna sofferenza, diciamocelo. Arrivando perfino a trovare nell’emergenza e nei comportamenti da essa imposti, l’alibi, l’assoluzione a nostri atteggiamenti diffusi. Di chiusura, di egoismo, di scarsa o nessuna solidarietà. È una crisi, quella morale, che non risparmia nessuno, neppure gli anziani. E però gli anziani hanno diversi modi per difendersi da essa: la prima è la famiglia, ovviamente, come abbiamo visto. Ma c’è un’altra grande opportunità per tanti di essi: è il mondo associativo. Quel contesto in cui, per uscir fuori dall’isolamento e invecchiare attivamente, si organizza tempo libero, apprendimento permanente, turismo sociale, volontariato per assistere i coetanei in difficoltà, impegno civico al servizio della comunità. E però, con l’intensificarsi dei contagi, siamo arrivati a norme riassumibili nel “iorestoacasa”, la necessità per gli anziani di restare a casa. Sembra la negazione e l’opposto dello scopo delle nostre associazioni, che è quello di far uscire gli anziani da casa, dalla solitudine, dalla depressione, da un senso diffuso di inutilità, e portarli nelle attività, negli impegni, nella socialità. Per fortuna c’è il modo per rimediare anche a questa situazione temporanea di disagio. Sentite un po’, per esempio, cosa ha proposto ai soci del suo circolo culturale Auser di Benevento la presidente, Adriana: “Per alleggerire un po’ il cuore senza fare cose a cuor leggero. Ciascuno a casa propria può impegnarsi in lavoretti di bricolage, uncinetto, decorazioni su vetro, cartone ecc. Quando tutto sarà passato si potrà allestire una mostra. Coloro che sono favorevoli a questa iniziativa interagiscono tra di loro in un apposito gruppo. Il secondo gruppo vede invece impegnati coloro che amano la scrittura: l’idea, condivisa appunto da un gruppo di soci, è quella di scrivere un romanzo a più mani. Infine c’è il gruppo di lettori che, alla ripresa, ci parleranno dei testi letterari più famosi sulla “peste” dai versi di Lucrezio, passando per Tucidide fino a Manzoni, Camus, Saramago.  Solo così possiamo continuare le nostre attività e soprattutto manifestare la voglia di non farci sopraffare dall’angoscia per i tempi presenti. Ci basti essere scrupolosi nel rispettare le regole”. 4 aprile. Io, anziano fragile. (Il crollo) Seguace della cultura dell’invecchiamento attivo e impegnato nel terzo settore, ho provato per lunghe settimane a reggere nell’interpretare al meglio il ruolo che mi veniva richiesto, nella famiglia e nella società. Poi…, poi ho subito un crollo, lo ammetto; forse meno di un crollo, o forse di più. Il coinvolgimento diretto come anziano negli sviluppi dell’epidemia: l’età media dei contagiati e morti, la paura per la comparsa di un sintomo (uno non basta, ma…), le lunghe quarantene scelte o obbligate, la modifica traumatica di tutte le abitudini. E i pianti dopo le videochiamate con i nipoti, fratelli e figlie.  La commozione a sentire di coetanei, contagiati, intubati e morti, da soli, senza la presenza dei propri cari. Di morti depositati, ammassati, smaltiti. Un coinvolgimento emotivo, direte. Non vi sembra importante? Quando faccio le videoconferenze con i miei colleghi dell’associazione di tutta Italia, li guardo sullo schermo. E spesso li vedo preoccupati, smarriti. Come me. Perché non parliamo di questi sentimenti comuni? Perché sentirci condannati ad essere eroi per forza? Abbiamo passato una vita in questo ruolo: per essere coerenti, utili alla società. Non lo rinneghiamo, ci mancherebbe! Forse una maggiore partecipazione personale, privata, ci avrebbe aiutato anche in una situazione come questa. Emotivi sì, ma lucidi. Vediamo tante cose che non vanno. Nel mondo delle istituzioni, ma anche nel nostro mondo del Terzo Settore. È così variegato: sbagliamo a volerlo vedere unito, unico. Sono spesso diversi gli interessi di quelli che vi lavorano e di quelli che solo vi partecipano. Una semplice partita di mascherine abbassa i costi dei primi, rende meno velleitari ed esposti gli interventi dei secondi. Ma come si sceglie? È difficile quasi come decidere chi sottoporre per primo alla terapia intensiva. Ma più importante di sentirsi vittime, è la consapevolezza che il paese ha bisogno di noi, ha bisogno anche degli anziani: per curare una crisi che non è solo sociale ed economica, ma anche morale. Ha bisogno di anziani che trovino soluzioni adeguate ai loro problemi, che possano avere il carattere dell’esemplarità, da proporre cioè anche agli altri: ispirate al valore delle persone, delle relazioni, della solidarietà e del servizio alla comunità. Fragilità dell’anziano e impegno sociale si ricompattano in una forma di indignazione profonda di fronte alla strage delle residenze per anziani. L’unica che accomuna Nord, Centro e Sud. Con perfetta coerenza si realizza la missione dell’istituzione totale, dalla segregazione, alla malattia, alla morte. E non vengono risparmiati gli “addetti”. E allora ripenso alle denunce, alle ricerche, agli studi sulla domiciliarità, cioè la possibilità per ognuno di vivere a casa propria. Nell’elaborazione sull’invecchiamento attivo siamo andati molto avanti. Con generosità, abbiamo enfatizzato soluzioni e diffusione di modelli alternativi. Ma qual è la realtà? La percezione, il concetto e il ruolo dell’anziano, a cui abbiamo lavorato in tanti con entusiasmo: è bastato lo tsunami di poche settimane a riportarli indietro anni luce. La ripartenza non sarà facile, e non so in che misura vedrà gli stessi protagonisti. Questi sono alcuni dei pensieri altalenanti che mi attraversano, mentre resto tenacemente aggrappato alla vita. 11 aprile. La scuola contagiata L’esame di terza media non ha il peso dell’esame di maturità (né ce l’hanno gli studenti delle medie e le loro famiglie). E quindi in buona sostanza “salta”, nonostante l’”elaborazione” di una tesina. Per la maturità, stante l’impossibilità e forse anche l’inutilità e i rischi di un rientro, ci sarà un unico colloquio online. Per il resto tutti rimandati a settembre, alunni e scuola. A settembre, dal primo (?), recuperi e lezioni online obbligatorie fino a raggiungere il regime ordinario. Vuoi vedere che non interesserà gli alunni che già da ora non seguono lezioni a distanza, proprio quelli che già studiavano poco, ripetenti e prossimi alla dispersione? Sembrano gli anziani alla mercé del coronavirus. Non stiamo garantendo il diritto allo studio a tanti ragazzi, né lo garantiremo. Veramente pensiamo, avendo stanziato soldi per l’acquisto di pc e tablet, di stare a posto con la coscienza? Chissà quando arriveranno nelle case degli studenti giusti. Poi magari si scoprirà che manca internet… Ma allora? Né le cose vanno meglio per i precari della scuola. Quella categoria che si prende grandi elogi perché rende possibile lo svolgimento dell’anno scolastico, anche se come tappabuchi. Se l’ignoranza fosse paragonabile al Coronavirus, sarebbero gli eroi dell’istruzione. Ma poi la stessa categoria viene guardata con sospetto e con sufficienza se rivendica la stabilizzazione, se vuole passare di ruolo. Senza concorso? Con quale preparazione? ecc. ecc. E così l’incapacità di elaborare un sistema di reclutamento, efficace e rapido, continuano a pagarla loro. Il Ministro ammette che non si riuscirà ad aggiornare le graduatorie d’istituto, deludendo in modo forte le aspettative dei precari. È lo stesso Ministro che incassa gli elogi per la formazione a distanza, e la rende obbligatoria per decreto. Con una certa indifferenza per quelli che rimangono fuori. E poi, rispetto a inadempienze tutte sue e del suo Ministero, pensa che sia sufficiente “scusarsi” con i precari per il mancato aggiornamento. Dovremmo ammettere tutti, a cominciare dal Ministro, che non siamo in grado di assicurare il diritto allo studio, che ci assumiamo la grave responsabilità di allargare il fenomeno della dispersione scolastica, di non saper stabilizzare e utilizzare al meglio gli insegnanti e il personale che abbiamo. Con e senza coronavirus. Per la ripartenza si richiede un mix equilibrato di umiltà, consapevolezza e determinazione, oltre che di competenze e risorse. (fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, oltre 500 tamponi alla casa di cura «Santa Maria del Pozzo», l’amministratore: «Attivati tutti i protocolli»

Le voci si rincorrevano da giorni ma è stato il sindaco di Palma Campania, Nello Donnarumma, a dare con un post facebook il via all’allarme che si è presto diffuso a Somma Vesuviana. Donnarumma scriveva, riferendosi al settimo caso di Covid – 19 nella sua città: «Si tratta di un nostro concittadino che dal 17 febbraio è ricoverato alla clinica Santa Maria del Pozzo a Somma ed ha, molto probabilmente, contratto il virus in clinica». Non ci è voluto molto perché le voci si diffondessero e sui social iniziassero a circolare voci di contagi ad oltranza. L’amministratore delegato della Santa Maria del Pozzo, l’avvocato Sergio Terracciano ha confermato che nella giornata di ieri sono stati eseguiti ben 500 tamponi. Per i 127 pazienti ricoverati, per i 385 dipendenti e per tutti i collaboratori esterni e i fornitori di servizi.   Intanto, mentre il dipartimento di prevenzione dell’Asl Na 3 si è attivato, l’avvocato Terracciano racconta come è stata affrontata l’emergenza Coronavirus alla casa di cura. «Abbiamo adottato fin dall’inizio tutte le misure di prevenzione secondo le linee guida ministeriali e regionali – spiega l’ad della Santa Maria del Pozzo – inoltre la struttura ha acquistato autonomamente dei test rapidi al fine di valutare lo stato epidemiologico Covid sia per i pazienti che per gli operatori». Sabato scorso, uno di questi test ha dato un esito positivo, si tratta appunto del paziente di Palma Campania che dopo un’ischemia e un ricovero in ospedale era stato trasferito alla casa di cura di Somma Vesuviana. «Nel paziente indice si è evidenziata la sintomatologia quadro e abbiamo deciso di trasferirlo immediatamente, come da procedura prevista, in un centro Covid dell’Asl Na 3 (ndr, a Nola). Dopodiché abbiamo subito provveduto a chiamare la ditta di pulizia che ha sanificato tutti gli ambienti con prodotti certificati dal Ministero e iniziato nuovamente lo screening di ciascun paziente ed operatore». Aggiunge, Terracciano, che prima di sabato non vi era alcun caso positivo, quantomeno non risultava dai test eseguiti fino ad allora. «Nessuno, assolutamente – prosegue – da ieri mattina poi, con tamponi inviati dall’Asl, si è provveduto ai test per tutti i dipendenti, oltre 500, includendo per massima correttezza i dipendenti delle ditte esterne, della manutenzione, della pulizia. Ora rimaniamo in attesa». Intanto sembrerebbe che il paziente «indice», quello di Palma Campania ora ricoverato in ospedale, non sia intubato e non abbia febbre. Quanto alle voci che stanno circolando nelle ultime ore, Terracciano precisa: «In Campania sembra uno sport cominciare a buttare palate di fango alla prima occasione, noi auspichiamo che tutti i test siano negativi, confermando il risultato degli screening precedenti, ma intanto è bene dire che noi abbiamo fatto tutto quel che si doveva fare, a cominciare dal vietare le visite dei familiari subito dopo le direttive e adottando tutte le precauzioni». Se i tamponi evidenziassero altri casi di contagio in clinica? «Metteremmo in essere tutte le procedure, come abbiamo fatto fino ad ora».      

Fase 2 , sìAMO Anastasiani: “Le nostre proposte per cittadini ed imprese”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal movimento politico siAmo Anastasiani.
Il movimento politico “sìAMO ANASTASIANI – IL FUTURO CHE CI MERITIAMO” ufficializza le proposte per implementare l’azione dell’Ente a partire dal 4 maggio, in vista della cosiddetta ‘Fase 2’.
“In questi giorni abbiamo lavorato sodo per dare – come al solito – il nostro contributo di idee, proponendo iniziative attuabili ed orientate a migliorare la qualità della vita degli anastasiani in questo momento difficile per tutti. Lo abbiamo fatto in modo coordinato e serio. Ed è proprio per questo motivo che ci siamo finanche preoccupati di farlo in anticipo, per dare il tempo di riflettere ed organizzarsi a chi oggi è chiamato a governare questo percorso di ripresa” – annuncia il segretario Ciro Terracciano.
Il pacchetto di proposte – già annunciato su Facebook e inoltrato ufficialmente al Comune con una missiva diretta al Commissario Prefettizio – prevede 13 punti suddivisi in 4 macroaree e una cabina di regia permanente fino al 31 luglio: sicurezza del territorio, sostegno al cittadino, incentivi alle imprese e un capitolo dedicato all’edilizia scolastica.
“Il nostro impegno è capillare: dalla decontaminazione dei luoghi pubblici alla sospensione delle tasse fino al 31 dicembre (compresa quella del pagamento di suolo pubblico), passando per la costituzione di un fondo di emergenza da 100.000 € ad uno sgravio fiscale sulle sanificazioni, arrivando ai test sierologici per i dipendenti pubblici, all’installazione di dispencer comunali per la distribuzone di mascherine e guanti, ad un numero verde centralizzato a disposizione degli anziani e dei disabili, alla creazione di uno sportello di supporto alle imprese, ad un protocollo d’intesa con la Polizia di Stato per la sorveglianza del territorio, alla possibilità di nuove apeture al pubblico per le attività commerciali già esistenti e – infine – approfittando della lunga pausa, uno screening dei nostri edifici scolastici finalizzato a migliorare la condizione statica delle strutture” – spiega il portavoce Ciro Pavone.
“Abbiamo anche chiesto un incontro al Commissario Prefettizio: siamo disponibili a dare il nostro contributo all’Ente, come abbiamo fatto fino ad ora con grande senso di responsabilità e in modo sempre propositivo” – conclude Pavone.

“La correttezza non fa notizia, il bene non fa rumore”. Riflessioni di una cittadina di Saviano

Riceviamo e pubblichiamo una riflessioen da parte di una cittadina di Saviano, l’avvocato  Angela Tufano

 

Il rumore non fa bene. Il bene non fa rumore”, asseriva Niccolò Castiglione e mai citazione fu più appropriata per descrivere l’eco mediatica creata a seguito dell’ultimo saluto che, sabato 18 aprile, i medici dell’ospedale di Nola ma soprattutto alcuni cittadini di Saviano hanno voluto tributare al Dott. Carmine Sommese.

Sì perché il clamore dato alla sola notizia del corteo funebre tenutosi nel mio paese ha danneggiato la memoria di un MEDICO che, fedele al giuramento di Ippocrate, ha messo a repentaglio la propria vita per perseguire uno scopo più grande quello della difesa della vita e della salute altrui.

 Infatti, nella gogna mediatica che si è susseguita in questi giorni non v’è stato mai alcun cenno alla generosità di un uomo morto per aver contratto il Coronavirus, primo cittadino di un paese che conta più di 16.000 abitanti e non solo i 200 che inopinatamente si sono riversati in strada sabato mattina, che nonostante i traguardi raggiunti come medico e come politico è rimasto una persona semplice ed umile…uomo del popolo tra il suo popolo.

Ritengo che proprio queste sue qualità umane e l’intima riconoscenza nei suoi confronti hanno portato dapprima i suoi colleghi, medici ed esponenti della pubblica amministrazione, e di poi i suoi compaesani a superare i limiti della legalità per compiere quell’atto di pietas dettato dallo sgomento per perdita di una persona cara.

Atto che, si badi bene non trova il consenso di tanti savianesi che come me hanno scelto di omaggiare il Dott. Carmine Sommese restando nelle proprie dimore, ma che evidentemente può essere compreso alla luce della naturale fallibilità dell’essere umano soprattutto quando si trova a fare i conti con il dolore provocato da eventi inaspettati ed indesiderati.

Ciò che, però, da cittadina di Saviano non posso assolutamente giustificare è che si continui ad identificare tutti quanti i savianesi con il contegno tenuto da una sparuta minoranza!

Mi mortifica ed umilia la sola diffusione delle immagini di sabato mattina laddove i tanti che stanno affollando con le proprie dichiarazioni le pagine di giornali o i social network sono in possesso del video di quanto accaduto venerdì sera a Saviano a poche ore dalla dipartita del Dott. Sommese… una Saviano in lutto… in cui l’oscurità della notte ma soprattutto dei cuori di TUTTI i suoi cittadini è stata diradata dalla flebile luce delle candele apposte alle finestre delle case e per le strade del paese…dove il silenzio veniva rotto soltanto dalla diffusione di un canto funebre e dal rintocco delle campane.

Eppure di ciò si è scelto di non dare alcuna notizia! Saviano è parte di una Nazione dove la democrazia è un valore fondamentale…dove si rispetta la voce della minoranza e stranamente in questo caso quella che si è messa a tacere è proprio la voce della MAGGIORANZA, di quella maggioranza di savianese che in maniera composta e rispettosa della legislazione vigente ha salutato il suo primo cittadino con responsabilità e rettitudine senza prestare il fianco a critiche ma evidentemente la CORRETTEZZA NON FA NOTIZIA…IL BENE NON FA RUMORE, come sosteneva Niccolò Castiglione!

Ad oggi tutti gli abitanti di Saviano sono destinatari del provvedimento giustamente preso dal Governatore De Luca ma non possono però continuare ad essere tutti destinatari di una condanna di inciviltà ed irresponsabilità derivante da una omissiva e parziale narrazione dei fatti.

Ecco perché non ho potuto esimermi dalla presente segnalazione…per rispetto della verità, nella sua interezza, e per rispetto a quel primo cittadino che mai avrebbe voluto veder legato il nome del suo paese e dei suoi conterranei a siffatti eventi; primo cittadino a cui rivolgo il mio ultimo saluto con le parole del Foscolo :” Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna

Funerale del sindaco di Saviano, proseguono le indagini: quarantena obbligatoria per i partecipanti

Scattano le prime multe a Saviano dopo gli assembramenti di venerdì scorso in occasione della marcia funebre del sindaco di Saviano, portato via dalla brutalità del Covid-19. Le sanzioni coinvolgono il vicesindaco, i sindaci di Nola e Ottaviano e il consigliere regionale. Le indagini continuano per identificare e sanzionare tutti i presenti, nonostante il divieto previsto dalla legge e la richiesta dei familiari di evitare situazioni di assembramento. Per tutti i partecipanti alla marcia funebre c’è l’obbligo di isolamento domiciliare per 14 giorni. Ancora grande fermento sul web, che continua con messaggi di indignazione contro i provvedimenti che hanno coinvolto tutta la cittadina, nonostante solo una parte di essa si fosse mostrata responsabile dell’accaduto. C’è chi, rispettando la memoria del sindaco, ha preferito omaggiarlo con silenziose preghiere e candele sparse per i viali. Arrivano le prime sanzioni dopo la contestata vicenda che lo scorso venerdì ha visto formarsi assembramenti in strada durante il funerale del sindaco di Saviano, Carmine Sommese, travolto da questo terribile virus che non lascia scampo a nessuno. Nonostante le richieste da parte della famiglia di evitare in alcun modo ogni possibile forma di assembramento, invitando tutti i cittadini a rivolgere una preghiera silenziosa dal chiuso delle proprie abitazioni, circa duecento persone sono scese in strada senza mostrare rispetto né per i familiari del dottor Sommese, né per la legge, che in questo periodo non prevede la celebrazione di nessuna cerimonia o manifestazione organizzata di qualsiasi natura, nonché le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri. Dopo il gran polverone che si è alzato in seguito alla diffusione di video e immagini del corteo funebre, sono state avviate le indagini per fare maggiore chiarezza su questo spiacevole accaduto che inevitabilmente ha arrecato un più grande dolore ai familiari del compianto dottor Sommese. Dopo un’iniziale confronto con il prefetto di Napoli, Marco Valentini, e l’intervento del governatore, Vincenzo De Luca, che ha chiuso ogni accesso a Saviano fino al 25 aprile, sono scattate le prime multe al vicesindaco del comune, Carmine Addeo, presente tra gli astanti il giorno del funerale, nonché il consigliere regionale, Pasquale Sommese, oltre al sindaco di Nola, Gaetano Minieri e di Ottaviano, Luca Capasso, che hanno preso parte agli assembramenti fuori l’ospedale di Nola, dove il feretro era stato portato per un ultimo saluto, prima di giungere nel proprio comune. I carabinieri hanno già notificato le sanzioni amministrative senza fermare le indagini, procedendo all’identificazione nei video e foto di tutte le altre persone che hanno preso parte alla marcia funebre. Con ordinanza n° 56 del 20/04/2020 è stato stabilito l’obbligo di isolamento domiciliare per 14 giorni a tutti i partecipanti alla marcia funebre con divieto assoluto di contatti con altre persone. I cittadini coinvolti sono obbligati a comunicare tempestivamente al medico di Medicina Generale e all’Asl Napoli 3 Sud l’insorgenza di qualsiasi sintomo riconducibile al Covid-19. C’è ancora un gran trambusto sul web, soprattutto dopo il provvedimento di De Luca, che ha “punito” l’intera cittadina, nonostante solo una parte di essa fosse scesa in strada, mostrandosi irrispettosa delle leggi. Ancora tanti i dubbi in merito alla vicenda che saranno fugati dalle indagini dei carabinieri. In questo clima infuocato di rabbia, di indignazione e  di polemiche, però, è passato in secondo piano un gesto significativo per la memoria del sindaco, salutato per l’ultima volta con una preghiera, nel buio della notte, quando solo tante candele riuscivano a illuminare strade ormai spente dopo la sua fine. L’amore, l’affetto e il bene sono sentimenti che non necessariamente vanno sbandierati ai quattro venti. Un atto intimo e commosso, così come avrebbe sicuramente voluto il sindaco Sommese, che vale più di mille parole.

Somma Vesuviana, contagio alla Clinica S.M. del Pozzo, Di Sarno:” Stiamo monitorando costantemente la situazione

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Somma Vesuviana
“Un paziente che era ricoverato presso la Clinica di Santa Maria del Pozzo in Somma Vesuviana, è risultato positivo al Coronavirus. Non è un cittadino di Somma Vesuviana.  Questa mattina alle ore 8 ho incontrato il Direttore Sanitario chiedendo maggiori dettagli. Dalle informazioni in nostro possesso sarebbero stati effettuati tamponi sul personale, mentre altri controlli sempre sul personale verrebbero effettuati in queste ore. Al momento, sempre da quanto ho avuto modo di apprendere non ci sarebbero casi positivi tra il personale. Controlli sarebbero stati effettuati anche sui pazienti dei quali si attendono i risultati. In queste ore c’è anche l’Asl . Allo stato attuale non ci sono le condizioni per la messa in quarantena dei dipendenti e dei familiari dei dipendenti. Negli ultimi 20 giorni per ben due volte mi sono recato di persona con la Polizia Municipale ad effettuare controlli per la verifica del rispetto delle norme di sicurezza COVID all’interno dei reparti della Clinica con un presidio anche esterno.  In queste ore si stanno ricostruendo gli eventi, siamo in attesa di una nota della Clinica e stiamo monitorando costantemente la situazione. Intanto abbiamo altri 2 guariti. La situazione attuale è questa: 24 casi in totale, 2 morti, 4 guariti e 18 positivi attuali tra cui un non sommese”. Lo ha dichiarato poco fa Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana.
C’e piena sinergia a tra i  sindaci.
“E’ un cittadino di Palma Campania – ha affermato il sindaco di Palma Campania, Nello Donnarumma – che ora è ricoverato presso altra struttura. In questo momento per quanto riguarda i cittadini di  Palma Campania abbiamo 5 guariti, 2 contagiati e 100 in quarantena. C’è piena sinergia con il sindaco di Somma Vesuviana con il quale sono in stretto contatto e che ho avuto modo di sentire nella tarda serata di ieri”.