Chi li chiama “crocché”, chi “panzarotti”: un fatto è certo: sono nati dal genio di tre grandi Maestri della cucina
Nel 1833 Carème pubblicò la ricetta, che contribuì a rendere definitivo l’ingresso della patata sulla “tavola” dei Francesi. Revel paragonò l’arte di Carème a quella dei grandi pittori. Già prima di lui Vincenzo Corrado aveva messo a punto la ricetta delle “patate in supprese”, una specie di “panzarottini”. Nel 1852 ci fu la consacrazione con Ippolito Cavalcanti, e i “panzarotti” entrarono nella storia della cucina napoletana.
Kg 1 di patate a pasta gialla,3 uova, 40 gr di parmigiano, 40 gr di pecorino, 200 gr di mozzarella, 2 albumi, prezzemolo, sale, pepe, pangrattato, olio di semi. Per una buona riuscita del piatto la scelta delle patate è fondamentale: vanno scelte quelle a pasta gialla perché più “farinose”, altrimenti i crocché rischiano di aprirsi durante la cottura. Lavate le patate e cuocetele in una pentola con abbondante acqua per 20/30 minuti. Sgocciolate la mozzarella, tagliatela a dadini e mettetela in frigo. Scolate le patate, pelatele e passatele nello schiaccia-patate raccogliendo la purea in una ciotola capiente. Aggiungete alla purea le uova, il parmigiano, il pecorino, il sale, il pepe e il prezzemolo tritato. Impastate bene e amalgamate il tutto formando un impasto sodo. Inumidite le mani, prendete una cucchiaiata di impasto e ponetevi al centro qualche dadino di mozzarella. Richiudete l’impasto formando dei cilindretti che andrete a disporre su un piatto da portata. Passate i crocché di patate prima nell’albume e poi nel pangrattato, e riponeteli in frigo per un’ora. Scaldare l’olio in un’ ampia padella e friggete i crocché di patate finché la “panatura” non sarà convenientemente dorata. Sollevate i crocché con una schiumarola e adagiateli su un piatto con carta assorbente. Servite i crocché di patate caldi. (la ricetta segue in sostanza quella pubblicata dal sito “napoli today”).
In realtà, il nome tecnico è crocché. Però si racconta che Peppino De Filippo, ospite a pranzo di amici milanesi, quando la padrona di casa gli domandò se gli piacevano i crocché, prima li osservò nel piatto di portata, poi ne prese uno, lo assaggiò con raccoglimento, infine, rivolto alla signora, emise la sentenza: “Sono perfetti, e perciò chiamateli con il loro vero nome, panzarotti”. In realtà, se la parola “panzarotto”, versione napoletana dell’italico “panzerotto”, che in verità suona un po’ ridicolo, con quel rattrappimento della “e”– dà l’idea di un cilindro imperfetto – , se dunque “panzarotto” ha a che vedere con la “panza”, come dicono i dizionari, allora il nome si adatta molto meglio al “calzone”, alla curvatura della sua pancia. Dicono gli studiosi che il creatore del crocché di patate fu il divino Antoine Carème, il cuoco di Talleyrand, il Leonardo da Vinci della pasticceria, l’inventore del cappello a cilindro degli chef: dice qualcuno che il cappello già lo usava un suo collega, lui lo adottò, lo modificò e ne fece il simbolo dei principi della cucina. Carème avrebbe dettato la ricetta delle sue “croquettes” alla figlia nel 1833, poco prima di morire. Egli suggeriva di trattare le patate passate al setaccio con zucchero, uova, noce moscata grattugiata, di farne palline simili, nella forma e nella misura, a “un uovo di piviere”, e di “rotolare” queste palline“ su una mollica di pane alla quale avrete aggiunto un po’ di parmigiano grattugiato.” L’uovo di piviere ha la forma di uno “strummolo”:rotolando lentamente sulla mollica di pane si allunga ancora di più e diventa simile a un bastoncino, a una “croquette”. Carème poteva mettere insieme zucchero, formaggi e noce moscata, perché, come scrisse J. F. Revel, egli introdusse nella cucina “quello che in pittura si chiama valore” e fu il primo a spiegare “che i sapori e gli odori devono essere giudicati non in assoluto, ma nei loro reciproci rapporti.”. I suoi “crocché” contribuirono a rendere definitivo l’ingresso della patata sulla“tavola” dei francesi.
Ma nel 1783 Vincenzo Corrado aveva già pubblicato nel libro “Del cibo pitagorico” la ricetta delle patate “in supprese”, a forma di “supressata”- ogni porzione lunga “un mezzo dito”- e aveva suggerito di mettere insieme grasso di vitello, “pochi pezzi di provatura, spezie, gialli d’uova, pane e parmigiano grattato”. A metà dell’Ottocento Ippolito Cavalcanti inserì nel suo libro “Cucina teorico- pratica” la ricetta dei “panzerotti alla mozzarella”, in cui entravano, con la mozzarella triturata, anche farina, uova, provola grattugiata, un pizzico di pepe. Il Duca gourmet consigliava di “attaccare bene gli orli della pasta” prima di tagliarla con “lo sperone” in tanti “panzerotti”, che poi bisognava “adattare nel piatto proprio con salvietta al disotto”. Cavalcanti pubblicò anche la ricetta dei “panzerotti di magro”, in cui i formaggi e le uova erano sostituiti con “scarola ben trita soffritta, alici salate, capperini, mezze olive e pochi pignoli”. I “panzarotti” entrarono definitivamente nella storia della cucina napoletana e nel “cuoppo”, e diedero il nome a una nuova figura di venditore ambulante, il “panzarottaro”,che speriamo di rivedere e di “sentire” al più presto lungo le nostre strade.
(FONTE FOTO:RETE INTERNET)
Madonna dell’Arco, solo quattro positivi alla residenza sanitaria anziani
L’Asl Na 3 Sud ha comunicato oggi che gli esiti dei nuovi tamponi fanno tirare un sospiro di sollievo alla residenza sanitaria anziani tenuta dai domenicani di Madonna dell’Arco: dei trentacinque tamponi effettuati all’interno (27 degenti e 8 in casa albergo, mentre altri tre – per il totale di 38 tamponi effettuati – sono di personale in quarantena a casa e di una deceduta che era già negativa al primo tampone) trenta sono negativi, quattro positivi e uno da ripetere per «materiale insufficiente».
«Oggi è davvero una bella giornata – dice padre Alessio Romano, rappresentante legale della Rsa – e speriamo che anche gli altri quattro degenti guariscano in tempi brevi. Vorrei sottolineare che la Rsa non è mai stato un focolaio, il contagio è arrivato dall’esterno e sono stati subito messe in campo tutte le precauzioni affinché da lì non si diffondesse». Il personale della Rsa tiene inoltre a ringraziare di cuore l’Asl Na 3 Sud e in particolare il dottore Antonio Coppola. «Il personale e i responsabili della Rsa, come pure la direzione sanitaria – continua padre Alessio – si sono detti fortunati ad aver trovato sulla loro strada una persona che, con umanità e professionalità, è stato loro accanto rendendosi disponibile notte e giorno».
Terzigno, tentano di fare esplodere il bancomat: i carabinieri sventano il colpo
I carabinieri della sezione radiomobile di torre annunziata, nel percorrere le strade di terzigno, hanno sventato un furto ai danni di un atm.
I carabinieri – intenti a vigilare le strade cittadine ed i locali commerciali – hanno notato in corso alessandro volta la manomissione del bancomat: nell’erogatore del denaro era stata applicata con della schiuma espansa una miccia a lenta combustione ed un tubo del gas. Il pericolosissimo sistema artigianale era pronto ad esplodere.
non è da escludere che il colpo non sia stato messo a segno perché i malviventi sono stati “disturbati” dalla provvidenziale presenza dei carabinieri e costretti a fuggire.
La zona è stata messa in sicurezza dal nucleo artificieri del comando provinciale di napoli. proseguono le indagini per individuare i responsabili.
Somma Vesuviana, festa della Liberazione: la riflessione virtuale della “San Giovanni Bosco Summa Villa”. Il video
la scuola non si ferma , non si è mai fermata. Con la Didattica a distanza docenti e alunni continuano a mantenere il loro particolare legame e ad avanzare nel percorso educativo tracciato all’inizio dell’anno scolastico. Gli alunni del Scuola Media di primo Grado “San Giovanni Bosco Summa Villa” raccontano e celebrano in un video il 25 Aprile.
La SMS “San Giovanni Bosco Summa Villa”, in occasione del 75° anniversario della giornata della Liberazione, a causa delle misure di contingentamento dovute alla pandemia globale che impedisce le celebrazioni in forma di assembramento, ha voluto realizzare un momento di unione e riflessione virtuale con la realizzazione di un video montato con il contributo di docenti e studenti. Il lavoro ha lo scopo di mantenere sempre vivo in tutti noi il ricordo della lotta partigiana che ha portato il Paese fuori dall’oppressione nazifascista, conducendolo verso la Liberazione. Il video prodotto esprime un pensiero del Dirigente scolastico, il prof. Ernesto Piccolo, rappresentativo del significato della lotta di Resistenza culminata nella Liberazione del Paese e continua con l’auspicio che anche il momento di emergenza sanitaria che stiamo vivendo, possa vedere sconfitto il nemico attuale, il “Coronavirus”, e proiettare noi tutti verso la vera liberazione dei giorni nostri. Gli alunni, inoltre, declamano versi e pensieri di alcuni celebri autori della letteratura italiana e ricordano alcuni tra i testimoni della lotta partigiana sommese. Per concludere, gli allievi dell’indirizzo musicale hanno profuso grande impegno ed entusiasmo per realizzare una magistrale esecuzione virtuale dell’inno d’Italia, resa possibile grazie all’eccezionale lavoro di alcuni docenti.
Sant’Anastasia, apertura attività, il Pd:”Disponibili a supportare i nostri imprenditori”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Pd
In vista della prima riapertura per alcune attività quali librerie, cartolerie e servizio d’asporto per bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e gelaterie, per raccogliere le reali ed effettive esigenze in vista di un primo passo verso la normalità Il PD di Sant’Anastasia vuole mettersi a piena disposizione dei nostri piccoli imprenditori.
Per questo motivo ci vedremo in videoconferenza domenica 26 aprile alle ore 18.00 per raccogliere i contributi di tutti e portarli all’attenzione del Commissario e di tutti gli Enti competenti perché adottino le misure necessarie.
Chiunque rientri nelle categorie che lunedì potranno riaprire e sia interessato a questo scambio di idee virtuale può scriverci in privato alla pagina facebook “Partito Democratico – Circolo di Sant’Anastasia” o contattare i nostri rappresentanti sul territorio e vi spiegheremo come partecipare.
E non ci fermiamo qua: nei prossimi giorni sicuramente ci faremo promotori di altre iniziative per tutte quelle attività ancora costrette alla chiusura.
Come sempre, senza urla ma con i fatti dalla parte dei cittadini!
25 Aprile, Somma Vesuviana ricorda la vittima civile Ciro Giannoli
Nel Giorno della Liberazione è doveroso ricordare che la Città di Somma Vesuviana fu teatro di stragi commesse dall’esercito tedesco in ritirata. Nell’ intervista, la signora Carmela Alvino, nipote del compianto Ciro Giannoli, racconta la vita di suo zio, che morì il 1 ottobre 1943.
Ciro Giannoli nacque a San Giovanni a Teduccio, quartiere autonomo dell’area orientale di Napoli, il 20 aprile del 1913 da Salvatore e Anna Campagna. Dopo le scuole elementari, frequentò nel suo quartiere la scuola di avviamento professionale Luigi Petriccione, come afferma Carmela Alvino, figlia di Maddalena Giannoli. Scopo dell’istituto, fondato nel 1885, era l’istruzione e la preparazione dei giovani alle specializzazioni lavorative, e ciò con evidente beneficio alla cittadinanza dell’area di San Giovanni a Teduccio. Ciro frequentò, pure, un anno all’Istituto Industriale, ma l’11 giugno del 1928 fu assunto dalla Società Meccanica La Precisa con la qualifica di operaio specifico. Tale società, ubicata a Napoli, si occupava della costruzione degli apparecchi radio FADA. Siamo alla metà degli anni ’30 del Novecento e il regime autarchico impediva l’importazione diretta di prodotti finiti e componenti dall’estero. Nel 1935, il giovane (vedi foto) partì per l’Africa settentrionale, diretto in Libia, ma dopo breve tempo fece ritorno in Patria. Nel 1943 la città di Napoli iniziò a subire continui bombardamenti con circa 181 raid aerei e con un numero di morti stimato tra le 20.000 e le 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile. La famiglia Giannoli fu costretta a sfollare e a trovare ospitalità a Somma Vesuviana presso la villa Di Lorenzo. Il nucleo familiare di Ciro, all’epoca, era composto dai genitori, dalla sorella Concetta con il marito Giovanni Di Guido e dalla sorella minore Maddalena. Il primo ottobre 1943, la giornata più lunga e orribile di Somma Vesuviana, dopo le memorabili quattro giornate di Napoli, i Tedeschi, in ritirata strategica da Napoli – Ponticelli, lasciarono ovunque lutti e rovine. Il primo ottobre iniziò la giornata più lunga per Somma Vesuviana. Durante la ritirata, due tedeschi si diressero verso la villa della famiglia Di Lorenzo ubicata sulla Toppa, via San Pietro, fuori a Porta Terra al Casamale.
I Di Lorenzo e la famiglia Giannoli, intanto, si erano barricati all’interno. I tedeschi cercarono di forzare il portone con il calcio dei fucili. Giuseppe e Gennaro Di Lorenzo, intanto, avevano già spolverato le loro doppiette calibro sedici, caricandole con pallettoni. Giuseppe, che era in compagnia dell’amico Pietro Merone, si separò da lui alla prima sventagliata di mitra. Merone cercò subito la via di fuga, appendendosi ad un muro di contenimento della villa che si affacciava sul lagno Cavone. Ferito alle mani, fu soccorso da Donna Vincenzina Tuorto con una coperta. Intanto uno dei due tedeschi, seguendo la via di fuga del Merone, arrivò nel giardino della villa Di Lorenzo. Dal viale centrale, in direzione del pollaio, partì una raffica di mitra che ammazzò sul colpo il giovane Ciro. Il registro cimiteriale attesta che determinante fu un colpo alla gola. Il padre Salvatore e il cognato Giovanni Di Guido furono feriti. Gennaro Di Lorenzo, intanto, dalla casa di fronte, reagì subito al fuoco. Giuseppe, invece, aggirò il tedesco, appostandosi dietro il muretto del pollaio e, con una azione energica, lo sorprese alle spalle, ammazzandolo con il suo calibro sedici. Al tedesco morto gli portarono via elmo e mitra. La salma di Giannoli, intanto, fu sistemata in una camera della villa Di Lorenzo. Il triste episodio, testimoniato da tale Luigi Sodano, fu riportato nella rivista Summana n°56 in un articolo dell’appassionato storico Angelo Di Mauro. La salma di Ciro fu interrata nel cimitero cittadino di Somma. Due anni dopo, nel 1945, su disposizione prefettizia, i resti furono esumati e traslati nella cappella di famiglia nel cimitero di San Giovanni a Teduccio, dove attualmente riposano. I lutti in famiglia, purtroppo, continuarono – conclude la nipote Carmela – nei mesi successivi: Concetta, la sorella maggiore di Ciro, in dolce attesa, dopo aver partorito prematuramente una bambina, cui era stato dato il nome di Ciretta in onore allo zio scomparso, la vide morire tra le sue braccia. La bambina, purtroppo, cessò di vivere pochi giorni dopo. Per la morte di Ciro Giannoli non ci fu nessun riconoscimento governativo. L’ unica soddisfazione arrivò dalla ditta La Precisa, che riconoscente verso il defunto, assunse la sorella Maddalena, il cognato Giovanni e il padre Salvatore.
Un 25 aprile particolare, e G. Agamben dice che qualcuno si serve del virus per colpire la democrazia e la libertà
Il “fascismo eterno” di U. Eco, e i sintomi che ci avvertono del suo ritorno. Il sospetto di G. Agamben, uno dei più importanti filosofi italiani, che i centri del potere vogliano servirsi dello “stato d’emergenza” provocato dal virus per attaccare i valori della democrazia. I danni del liberismo, e il timore che la “ricostruzione” provochi il trionfo dell’egoismo, dell’ “homo homini lupus” e apra la strada a un “uomo solo al comando”. Gli ultimi giorni dell’aprile del 1945 nel racconto di Dino Buzzati e di Carlo Levi. Il quadro di R. Guttuso.
Umberto Eco sosteneva che il fascismo fosse eterno, e indicò i sintomi che ci permettono di capire che sta ritornando. Da qualche anno alcuni di questi sintomi si stanno manifestando con una violenza che dovrebbe indurci alla paura, ma che in realtà ci è di aiuto, proprio come nelle epidemie. Perché essa ci avverte, dà l’allarme. Quindi non ci siamo meravigliati quando un politico della Destra ha proposto di dedicare il 25 aprile di quest’anno non alle memorie della Liberazione, ma ai morti del virus: non mi diranno di no, avrà pensato, per non offendere quei morti. E invece è scivolato sulla sua ingenuità: a Napoli diremmo “si’‘na carta canosciuta”. Sul quotidiano “il manifesto” del 26 febbraio Giorgio Agamben ha scritto che gli effetti dell’epidemia sono stati a bella posta esagerati dai centri del potere per creare uno “stato di eccezione” che permetta di sgretolare la vita sociale, di impedire riunioni e manifestazioni, di controllare la vita privata dei singoli, di ridurre gli spazi vitali dei diritti fondamentali, di usare la paura della povertà come strumento per dominare la società, e di condannare all’ignoranza gli alunni delle lezioni online. Ora Giorgio Agamben non è uno di quegli “sparapalle” che si autoproclamano filosofi: Paolo Mieli, che non condivide le sue idee, riconosce in lui un intellettuale “prestigioso”, che “ha insegnato in alcune tra le più prestigiose università europee e statunitensi, che è stato amico di Elsa Morante, Pierre Klossowski, Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini”. ( CdS, 7 aprile). Credo che Agamben veda la notte troppo nera e senza luce: ma dobbiamo ammettere che questa epidemia sta dimostrando quanto sia stata catastrofica la decisione delle democrazie dell’Occidente di condividere i principi di quel liberismo economico- finanziario che mette il danaro in cima alla scala dei valori, e oggi costringe il Papa a guardarsi dai nemici di casa, a invitare al pentimento gli usurai e a chiedere che si costruisca un mondo nuovo.
Se il cinico liberismo ha contaminato e corrotto le democrazie occidentali, le colpe vanno più o meno equamente divise tra Destra e Sinistra: e sono colpe gravissime, perché hanno provocato direttamente la morte degli anziani nelle case di riposo e negli ospizi, l’inefficienza delle strutture sanitarie, le quotidiane diatribe tra Stato e Regioni, le scene terribili della povertà. Nessuno potrà mai dimenticare quelli che in questo incubo sono morti nella solitudine più spietata, e le file di autocarri militari che trasportano le bare agli inceneritori, e la scena dell’uomo che gira per le strade del Vasto, a Napoli, e, stringendo tra le braccia una neonata, grida: “Non posso accudirla, l’abbandono”. Certo, medici, infermieri, il personale tutto degli ospedali, le forze dell’ordine, i privati cittadini, imprenditori grandi e piccoli stanno costruendo l’immagine di una società che nell’incubo sa essere solidale e generosa: e tuttavia, quando l’incubo finirà e si calcoleranno i danni, e si metterà mano alla ricostruzione, e il danaro verrà distribuito, dallo Stato, dalle Regioni e dai Comuni, come emergenza vuole e come lo “stato di eccezione” impone, c’è il rischio serio che l’ “homo homini lupus” di Hobbes diventi il motivo- guida della società nuova, che le distanze tra ricchi e poveri risultino sempre più nette, che i ricchi e i potenti decidano di affidarsi al Leviatano, a un “uomo solo al comando”, e che i poveri si illudano che il tiranno possa essere utile anche a loro. Del resto, già quasi ovunque si governa per decreti e i parlamentari restano a casa.
Il 26 aprile del 1945 Dino Buzzati racconta sul “Nuovo Corriere” che la sera prima, a Milano, gli “armati fascisti” avevano sprecato le loro munizioni in “inconsulte raffiche”, poiché lo “smarrimento” trasformava ai loro occhi in “immagini minacciose i pacifici cittadini attardatisi fuori casa”. Questa confusione ha il valore di una metafora, e si ripete nel crollo delle dittature, così come si ripetono le scene dei dittatori che si travestono per sfuggire al loro destino, e dei cortigiani che si convertono, si pentono e passano al nemico. uQuesta Quest
Il 30 aprile del 1945 Carlo Levi scrive sul quotidiano della Resistenza “La nazione del popolo”: “Il popolo italiano fu il primo ad essere oppresso dal fascismo, ma fu anche il primo a combatterlo; e in questa lotta ha trovato il modo del proprio rinnovamento. Oggi esso ha dato al mondo l’esempio di come gli uomini liberi sanno troncare i legami con il passato e fondare la giustizia”.
E’ un invito alla speranza, a non dimenticare, a non farsi ingannare. E’ veramente un 25 aprile particolare.
L’Associazione Verace Pizza Napoletana:” Stop immediato ai canoni d’affitto dei locali”
“Occorre al più presto prevedere forme di sostegno per gli esercizi pubblici, in particolare per le pizzerie e la ristorazione sul tema degli affitti; con i locali finora chiusi gli esercenti sono allo stremo e continuare a pagare anche un affitto, spesso oneroso, è una beffa amara”.
Così Antonio Pace, presidente dell’Avpn (Associazione Verace Pizza Napoletana), lancia l’SoS sulla condizione economica che stanno vivendo gli operatori e propone incentivi “diretti e immediati” per gli imprenditori “sul terreno specifico dei canoni di affitto se non si può giungere ad uno stop dei pagamenti”. Pace propone anche di utilizzare la leva fiscale a favore dei piccoli proprietari nel caso di diminuzione dell’affitto. “La questione non va posta come una contrapposizione con i proprietari dei locali, ma è ovvio che, specie a Napoli in un contesto socio-economico precario, i piccoli imprenditori sono in ginocchio. Lo Stato, attraverso le sue articolazioni, deve aiutare, nel concreto, gli esercenti”.
(fonte foto: rete internet)
Dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola di Domenico Visone
Comunicazione di dimissioni irrevocabili dalla carica di Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola.
riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Visone
Comincio dalla fine.
Ancora una volta, ed essendone ancora una volta destinatario in maniera ingiustificata, sono costretto a difendermi da inenarrabili offese, che si qualificano da sole per l’evidente carattere di pretestuosità ed inutilità.
Nella giornata di ieri è apparsa, su alcune testate on – line, una nota nella quale mi si accusava, in maniera del tutto inveritiera, di essere attaccato alla poltrona, di detenere in ostaggio quattromila avvocati, di essere inoperoso e di essere finanche irriguardoso a fronte dei provvedimenti giurisdizionali resi dal TAR Campania.
Tutto ciò è privo di fondamento, è oltremodo offensivo nei confronti del mio decoro, umano prima che professionale, rasentando i limiti della decenza e della tollerabilità ed inducendomi anche a riflessioni sulle azioni future, ispirate alla tutela della mia persona, a fronte di una perseverante campagna di delegittimazione, dettata da uno sfrenato arrivismo ed indetta all’indomani della battaglia di legalità e trasparenza, condotta insieme ad altri cinque Consiglieri che non smetterò mai di ringraziare.
Detto questo, è opportuno che io sottolinei – meglio e più avvedutamente – il contenuto della sentenza emessa dal TAR Campania, resa a margine della ormai nota vicenda della Fondazione Forense di Nola e della seduta del COA dello scorso 25-26.07.2019.
Ebbene, quella sentenza (che ho provveduto personalmente a far pubblicare sul sito del COA e diramare il testo per il tramite della newsletter istituzionale) ha, innanzitutto e prima di ogni cosa, annullato l’esito della seduta del 25-26.07.2019, dichiarando illegittima la nomina di un altro presidente e restituendo, in tal modo, piena dignità al rituale della celebrazione delle sedute del Consiglio, in quell’occasione oggetto di un atto illegittimo; quella stessa sentenza ha – poi – sì detto che il Regolamento si applica, ma ha anche specificato che la procedura di cui all’art. 27 (dai più sbandierata come punto di partenza per una surrogabilità della carica presidenziale nelle forme adottate nel contesto di quanto avvenuto il 25-26.07.2019), va coordinata nell’ambito della previsione dell’art. 11 del Regolamento citato, ovvero che si provveda e si proceda con la convocazione dell’Assemblea degli iscritti, così ridando parola al Corpo Elettorale (anche del Regolamento ho predisposto la pubblicazione ).
Ora, al di là di quanto dirò in seguito rispetto all’attualità dell’attività del COA, è ovvio che la convocazione dell’Assemblea degli iscritti era ed è incompatibile con le misure emergenziali correlate alla pandemia dilagante (la sentenza è stata pubblicata a metà marzo), misure che dettano – tra le altre – il divieto di assembramenti, in specie e soprattutto se in locali al chiuso; questo è l’unico motivo per il quale alcuna convocazione, rispetto a quanto statuito nell’emesso dictum, è stata, ad oggi, disposta, né può esserlo – se non in palese violazione delle normative e disposizioni attualmente vigenti (ma questo, evidentemente sfugge ai più, nel ridondante segno di fini biecamente propagandistici).
Quanto all’ordinarietà dell’attività del COA e, quindi, delle sedute del Consiglio ed all’assunto immobilismo in merito, va detto che lo scrivente – sulla scorta delle previsioni di cui all’art. 73 del D.L. 18/2020 – ha più volte sollecitato il DPO (Data Protection Officer) del COA, dott. Giovanni Notaro, ad attivarsi per dar corso agli adempimenti in materia di privacy e così consentire lo svolgimento delle sedute in sessione da remoto, il tutto nel pieno rispetto del distanziamento sociale, che di certo non era e non è perseguibile nelle stanze del Consiglio; tali solleciti sono del tutto documentati e documentalmente verificabili, essendo contenuti in messaggi di Posta Elettronica Certificata (l’ultimo di essi, in ordine di tempo, è stato trasmesso il 22.04.2020), conservati agli atti del Direttore di Segreteria e liberamente consultabili da ciascuno dei Consiglieri (ma questo, evidentemente sfugge ai più, nel ridondante segno di fini biecamente propagandistici).
Trovo altresì sconcertanti le accuse, infondate, mosse nei confronti della mia persona per l’illegittima sottoscrizione del Protocollo con il Tribunale, la stessa è avvenuta a seguito di un intenso lavoro e di una condivisione, provata attraverso comunicazioni a mezzo PEC, con la maggioranza dei Consiglieri.
Veniamo, ora, alla questione della (inesistente) Fondazione Forense di Nola, del suo dipendente.
La Fondazione Forense di Nola non esiste e non esiste perché non è mai stata registrata nelle forme di legge, di talché manca di personalità giuridica e di autonomia finanziaria; ad oggi (esclusa questa Presidenza), le risorse finanziarie della Fondazione, ovvero le risorse finanziarie che il COA attribuiva alla Fondazione, attingendole dalle proprie casse, sono transitate e sono state appostate su conti correnti bancari intestati ai Direttori/ Fondazione Forense di Nola che si sono succeduti, non essendo possibile l’accensione di un conto corrente che fosse intestato esclusivamente alla Fondazione, e ciò proprio per la carenza di un elemento costitutivo, fondamentale ed indefettibile, quale quello della registrazione.
Ora, tralasciando l’operato di coloro i quali hanno ricoperto la carica di Direttore della Scuola Forense (colleghi stimati ed assolutamente ligi ai propri doveri), la verità è che questa Presidenza, con il supporto del nuovo Direttore nominato, non ha consentito il perpetuarsi di un siffatto modus operandi, essendo lo stesso in stridente contrasto con il dettato normativo e con il generarsi di potenziali profili di responsabilità contabile, stante la natura di Ente Pubblico non Economico dei soggetti attori.
Non esiste, ad oggi, né poteva esistere, un documento ufficiale, certificato da organi contabili che dia esatto riepilogo delle somme elargite dal COA: tanto non poteva essere ulteriormente consentito e tanto si è avversato (questa è la mia colpa, questa è la colpa della Presidenza Visone).
La biasimevole speculazione, poi, sulla posizione del dipendente della Fondazione (cui ho sempre manifestato la mia solidarietà e per il quale avevo combattuto per l’approvazione della delibera del 25.06.2019, poi travolta dalla decisioni del COA) mi lascia sorpreso; non consento e non consentirò più a nessuno di sbandierare infondati tentativi, ab origine inefficaci, di avviarla a soluzione (vi è, persino, una delibera nella quale lo scrivente viene designato quale intestatario, a proprio nome, di un conto corrente su cui far affluire soldi dell’assunta Fondazione, adottata in un estremo tentativo di coinvolgere il sottoscritto in vicende cui è del tutto estraneo).
Pretendo e pretenderò che lo si faccia nel rispetto delle norme e della trasparenza, valori non oltremodo trattabili.
Ho, altresì, sottolineato come mancassero all’appello versamenti di quote di iscritti per oltre € 400.000,00 (mai incassate negli esercizi precedenti e mai seriamente oggetto di attività di recupero coattivo tanto è che una parte non sarà più recuperabile), tesoretto che in questo momento avrebbe potuto consentire a questa Presidenza di dare un sostanziale supporto agli iscritti.
Voglio ed ho il dovere di ringraziare quanti mi hanno votato e quanti in Consiglio mi hanno sostenuto.
Voglio ringraziare ed abbracciare forte l’Avvocato Giuliana Albarella, l’Avvocato Francesco Boccia, l’Avvocato Gian Vittorio Sepe, l’Avvocato Salvatore Travaglino e l’Avvocato Maria Viscolo; di essi, non posso dimenticare lo slancio, la vigoria ed il coraggio con i quali mi hanno sostenuto in questa battaglia per la legalità.
Non ho mai manifestato, io, interesse ed attaccamento alcuno alla poltrona, non ho mai detenuto in ostaggio alcuno (consiglieri ed iscritti), ho solo tentato, con forza, di essere corretto, scontrandomi con resistenze incomprensibili e prive di ragionevolezza.
Per quella stessa verità, di cui rimarrò sempre convinto assertore, e non perché – come altri diranno – manchi una maggioranza, anzi nel nome della maggioranza degli iscritti che mi hanno voluto come Presidente e come Consigliere candidato alla carica di Presidente mi hanno votato, comunico le mie irrevocabili dimissioni dall’incarico presidenziale ricoperto, precisando che continuerò – quale Consigliere del COA – a svolgere le mie funzioni di vigilanza e controllo, perché tutto abbia a svolgersi secondo quanto legge e legittimità dettano, non deflettendo e non arretrando di un solo passo dalla battaglia intrapresa.
Comunico, altresì, di sospendere a tutto il 31.7.2020 le mie prerogative di Con-sigliere Anziano, affinché altri abbiano a svolgerle e ad attivarsi in merito a quanto di stretta competenza.
Nola, lì 24.4.2020
Avv. Domenico Visone
Covid 19, il Prof Ascierto : “C’è troppa gente in strada: l’emergenza non è ancora finita”
Il Prof. Paolo Ascierto, coordinatore del gruppo di ricerca per l’emergenza coronavirus che mette insieme Regione Campania, l’Azienda dei Colli, il Cnr e l’Istituto dei tumori di Napoli, è intervenuto in diretta telefonica alla trasmissione radiofonica “La Radiazza”, condotta da Gianni Simioli e con il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, per fare il punto della situazione coronavirus in Campania:
” Sono preoccupato, stiamo abbassando la guardia, c’è troppa gente in strada e nel tragitto dall’ ospedale a casa noto che c’è sempre troppo traffico. I buoni risultati degli ultimi giorni sul calo dei contagi e il ritorno alle belle giornate ha spinto la gente ad uscire ma è un grandissimo errore. Non è finita, l’emerga continua, potremmo cominciare a tirare un sospiro di sollievo quando il valore registrato di zero contagi sarà ripetuto per 6-7 volte consecutive.
II vaccino richiede tempi tecnici abbastanza lunghi, credo che lo avremo l’anno prossimo, nel frattempo possiamo ricorrere a farmaci come Tocilizumab che riescono a contenere in maniera importante gli effetti deleteri della malattia e aspettare che venga prodotto un buon anti-virale.
I numeri dicono che la sanità campana sta facendo ottime cose in questa emergenza e per questo il nostro lavoro viene molto apprezzato, soprattutto all’estero ed indicato come modello da seguire.”
“Come racconta il prof. Ascierto l’emergenza non è finita, i contagi a Napoli sono in calo ma in altre zone invece la situazione è ben diversa. Serve ancora la massima attenzione e responsabilità, per questo chiediamo a tutta la cittadinanza di restare in casa e di non trasgredire i protocolli di sicurezza altrimenti si rischia fortemente di vanificare tutto il lavoro e gli sforzi compiuti fino a questo momento e sarebbe inoltre un’enorme mancanza di rispetto nei confronti di combatte e di chi ha sofferto e soffre a causa di questo virus. In queste ore ci arrivano tante segnalazioni di gente che esce di casa come se l’emergenza fosse finita. I trasgressori dovranno essere puniti in modo severo, si deve tutelare la salute pubblica.” –ha affermato Il Consigliere Borrelli, membro della commissione sanità, assieme a Simioli.
