Prostitute uccise a Pollena, il fermato è di Sant’Anastasia: la sua confessione e il suo profilo

SANT’ANASTASIA – Si chiama Mario Landolfi, ha 49 anni ed è residente a Sant’Anastasia l’uomo che ha confessato il duplice omicidio delle due prostitute trovate morte in un cantiere edile di Pollena Trocchia. L’uomo, interrogato dai carabinieri nella caserma di Torre del Greco, avrebbe ammesso le proprie responsabilità cercando però di giustificare i due delitti sostenendo di aver agito per legittima difesa. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, i due omicidi sarebbero avvenuti in momenti differenti dopo incontri a sfondo sessuale culminati, stando all’ipotesi investigativa, in violente liti legate al pagamento delle prestazioni. Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e verificare il racconto fornito dal 49enne. A delineare il profilo dell’uomo sarebbe stata anche la moglie, ascoltata dai militari dell’Arma. Dal suo racconto emergerebbe una situazione economica e personale complicata: Landolfi era disoccupato, percepiva il reddito di inclusione e avrebbe svolto saltuariamente lavori in nero. La donna avrebbe inoltre riferito ai carabinieri di presunti problemi legati all’uso di sostanze stupefacenti. Un dettaglio inquietante è emerso durante il fermo. Quando i carabinieri hanno rintracciato il 49enne nella sua abitazione, indossava ancora una maglietta sporca di sangue, ritenuto compatibile con quello dell’ultima vittima. Un elemento che ha ulteriormente aggravato il quadro investigativo già raccolto dagli inquirenti. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e stabilire se vi siano eventuali ulteriori responsabilità o elementi ancora sconosciuti. Intanto la comunità dell’area vesuviana resta sconvolta dalla brutalità del duplice omicidio.

Abusi su baby allieve della scuola di danza, arrestato maestro di musica

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Una lunga attività investigativa, intercettazioni ambientali e un intervento scattato in tempo reale hanno portato all’arresto di un 66enne accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di alcune minorenni. I fatti sarebbero avvenuti a San Giorgio a Cremano all’interno di una scuola di danza dove l’uomo svolgeva lezioni private di musica.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dagli agenti del locale Commissariato di Polizia, avrebbe fatto emergere una serie di comportamenti reiterati nei confronti delle giovani allieve. Tra le presunte vittime ci sarebbe anche una ragazza infraquindicenne, circostanza che ha aggravato il quadro accusatorio.

Gli investigatori, dopo aver raccolto gli elementi iniziali, hanno installato dispositivi audio e video all’interno dei locali utilizzati per le lezioni. Le immagini e le registrazioni acquisite avrebbero consentito agli agenti di assistere in diretta a uno degli episodi contestati, facendo così scattare il blitz e l’arresto in flagranza.

Il 66enne è stato portato nel carcere di Casa Circondariale di Napoli Poggioreale, mentre il giudice per le indagini preliminari ha successivamente convalidato il provvedimento disponendo la custodia cautelare in carcere.

Gli inquirenti hanno precisato che la scuola di danza non avrebbe alcun coinvolgimento nella vicenda e sarebbe totalmente estranea ai fatti contestati all’uomo. Come previsto dalla legge, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e l’indagato resta presunto innocente fino a eventuale condanna definitiva

Somma Vesuviana, rubato il gazebo del presidio Dema

A poco più di un mese dal ristabilimento del presidio Dema al di fuori dei cancelli dell’azienda, è stato rubato il gazebo dove si riunivano i lavoratori

La situazione nella quale si trovano i lavoratori della Dema, acquisita solo un anno fa dal gruppo Adler, è da tempo al centro di polemiche. Ritardi di pagamenti, alcuni stipendi non distribuiti per mancanza di fondi: diciamo un’emergenza a tutti gli effetti.

La mancanza di attenzione da parte dei vertici dell’azienda ha costretto 48 dipendenti ad abbandonare il posto di lavoro, che denunciano un progetto poco credibile e precario.

La cassa integrazione ormai viene utilizzata con criteri poco chiari e il fondo integrativo dei dipendenti viene pagato saltuariamente, con la paura di non avere un futuro che si insedia piano piano nei cuori dei lavoratori.

Come dichiarato dai sindacati e dagli stessi dipendenti, in dodici mesi sono mancati per ben 3 volte i fondi per saldare gli stipendi. Cosa inaccettabile.

Data questa enorme situazione di emergenza, nella prima metà del mese di aprile è stato ristabilito il presidio al di fuori dell’azienda e indetto lo stato d’agitazione con articolazione su diverse giornate.

Ma ora, a poco più di un mese dal ristabilimento, il gazebo del presidio Dema non c’è più. Si sospetta un furto da parte di quattro persone, ma l’unica cosa che per ora si sa con certezza è che tutti i dipendenti che lottano insieme per i propri diritti non si fermeranno davanti a questo atto vandalico.

La notizia della scomparsa del gazebo si è diffusa su facebook, grazie ad un post di cittadino dove spiega che nonostante questo episodio, il gazebo verrà ripristinato e che nulla potrà fermare la battaglia contro il declino.

Pollena sotto choc, fermato il presunto killer delle due prostitute: uccise dopo rapporti

Emergono nuovi dettagli sul duplice omicidio scoperto nella notte a Pollena Trocchia, dove due donne sono state trovate morte all’interno di un cantiere edile in viale Italia. Secondo le prime ricostruzioni investigative, le vittime sarebbero state uccise in momenti differenti ma dalla stessa persona. Le indagini condotte dai carabinieri, coordinati dalla Procura di Nola, avrebbero portato all’individuazione di un uomo ascoltato per diverse ore dagli investigatori. Il sospettato avrebbe iniziato a fare le prime ammissioni davanti agli inquirenti, ricostruendo quanto accaduto nei giorni precedenti al ritrovamento dei corpi. Secondo l’ipotesi investigativa, entrambe le donne sarebbero prostitute e avrebbero incontrato l’uomo separatamente. I rapporti sessuali consumati con il presunto responsabile sarebbero poi degenerati in violente discussioni legate al pagamento delle prestazioni. Da qui sarebbe scaturita l’aggressione mortale. Gli investigatori stanno cercando di chiarire con precisione tempi e modalità dei due delitti, verificando se le vittime siano state uccise a distanza di ore oppure di giorni. Fondamentali saranno gli esami medico-legali e i rilievi effettuati nel cantiere, ancora sotto sequestro. L’intera vicenda continua a scuotere la comunità locale mentre gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sull’identità delle due donne e sul possibile quadro accusatorio nei confronti dell’uomo fermato. Il ritrovamento Mistero nella notte a Pollena Trocchia dove due donne sono state trovate senza vita all’interno di un cantiere edile situato in viale Italia. Il drammatico ritrovamento è avvenuto poco prima dell’una, quando sul posto sono intervenuti i carabinieri della sezione operativa di Torre del Greco insieme ai militari della stazione di Cercola. Secondo una prima ricostruzione investigativa, i corpi sarebbero stati individuati nel piano seminterrato di un edificio in costruzione. Le due donne, la cui identità non è stata ancora ufficialmente accertata, sarebbero precipitate da due differenti vani ascensore presenti nello stabile. Una circostanza che ha immediatamente fatto scattare approfondimenti da parte degli investigatori. L’area è stata isolata per consentire i rilievi tecnici da parte della sezione investigazioni scientifiche del nucleo investigativo di Torre Annunziata, arrivata sul posto nelle ore successive al ritrovamento. Gli specialisti stanno analizzando ogni dettaglio utile a chiarire cosa sia accaduto all’interno del cantiere nelle ore precedenti alla tragedia. Al momento gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sull’inchiesta. Le verifiche riguardano sia la dinamica della caduta sia eventuali collegamenti tra le due vittime. Non viene esclusa alcuna pista, anche se tra le ipotesi considerate meno probabili vi sarebbe quella del gesto volontario. Gli investigatori stanno inoltre cercando di ricostruire i movimenti delle due donne attraverso testimonianze, immagini di videosorveglianza e controlli nella zona. Saranno probabilmente decisivi anche gli esami medico-legali che verranno eseguiti nelle prossime ore. La notizia ha rapidamente fatto il giro della comunità vesuviana, suscitando sgomento tra residenti e commercianti della zona, svegliati nella notte dal via vai di mezzi delle forze dell’ordine e soccorritori.

Tragedia a Casoria, ragazzo di 16 anni stroncato da malore dopo aver mangiato un gelato

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Una serata come tante trasformata improvvisamente in tragedia. Un ragazzo di 16 anni ha perso la vita a Casoria dopo essere stato colto da un malore mentre stava tornando verso casa. La vicenda, che ha sconvolto l’intera comunità cittadina, è avvenuta nella tarda serata di ieri in una zona centrale della città. Stando a quanto ricostruito e riportato da Il Mattino, il giovane poco prima si era fermato in una gelateria della zona per acquistare un gelato. Dopo averlo consumato avrebbe ripreso il cammino, fino a quando, pochi minuti più tardi, si sarebbe improvvisamente accasciato al suolo in via Bologna, traversa di via Principe di Piemonte. Immediata la richiesta di aiuto da parte di alcune persone presenti in strada. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 che hanno tentato a lungo di rianimare il sedicenne. I soccorritori hanno eseguito tutte le procedure necessarie nel tentativo di salvargli la vita, ma ogni intervento si è rivelato inutile. Sul luogo della tragedia sono intervenuti anche i carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Casoria che hanno avviato gli accertamenti per chiarire cosa abbia provocato il decesso. La Procura di Napoli Nord ha disposto il sequestro della salma e l’esame autoptico che dovrà stabilire con esattezza le cause della morte. Nel corso delle verifiche, come evidenziato ancora da Il Mattino, sarebbero state sequestrate anche alcune vaschette dei gusti di gelato consumati dal ragazzo. Un provvedimento definito dagli investigatori come un normale passaggio investigativo per escludere ogni possibile causa. Tra le ipotesi considerate dagli inquirenti ci sarebbe anche quella di un malore improvviso e fulminante non necessariamente collegato agli alimenti ingeriti. La città intanto si stringe nel dolore attorno alla famiglia del giovane.

Parchi, finanziamenti e bambini: sale il tono dello scontro tra i leader a Sant’Anastasia

La campagna elettorale per le amministrative di Sant’Anastasia entra nella fase più intensa e i candidati sindaco alzano il livello del confronto puntando su temi molto diversi tra loro: qualità della vita, opere pubbliche, gestione dei fondi PNRR e visione politica della città. Negli ultimi giorni, i tre protagonisti della corsa elettorale hanno scelto i social per lanciare messaggi chiari agli elettori, trasformando il dibattito in un confronto sempre più diretto. Mariano Caserta insiste soprattutto sul tema degli spazi pubblici e delle nuove generazioni. Il candidato parla della futura tendostruttura come di un luogo “non solo dedicato agli sport che non trovano casa a Sant’Anastasia”, ma anche pensato come punto di aggregazione per la comunità. Al centro della sua proposta c’è l’idea di una città “più inclusiva”, con investimenti sulla qualità della vita e attenzione verso i più giovani. Caserta attacca indirettamente le ultime amministrazioni parlando di “fallimento degli ultimi sei anni”, soprattutto per quanto riguarda i servizi dedicati ai bambini. Secondo il candidato, molte famiglie si sono trovate costrette a sostenere costi elevati per attività scolastiche e sportive, mentre diversi spazi pubblici sarebbero stati chiusi anziché valorizzati. “I bambini devono essere ascoltati”, sostiene Caserta, annunciando nuove iniziative dedicate proprio ai più piccoli. Di tono completamente diverso l’intervento del sindaco uscente Carmine Esposito, che concentra il suo messaggio sulla difesa dell’azione amministrativa e, in particolare, del progetto del Parco Pubblico Tortora Brayda. Esposito denuncia la diffusione di “notizie false e tendenziose” sul progetto e rivendica la correttezza del lavoro svolto. Il primo cittadino sottolinea che il parco rappresenta “una realtà tangibile” costruita attraverso l’utilizzo dei fondi PNRR e difende la progettazione portata avanti insieme agli uffici comunali. Nel suo intervento, Esposito ribadisce che “il futuro di Sant’Anastasia non si costruisce con i like sui social ma con progetti approvati e cantieri aperti”, trasformando così il tema delle opere pubbliche in uno dei terreni principali della sfida elettorale. Alessandro Pace, invece, punta gran parte della sua comunicazione sul tema della meritocrazia e del rapporto tra politica e finanziamenti pubblici. Il candidato critica apertamente chi sostiene che la vicinanza politica con i livelli regionali possa garantire vantaggi a Sant’Anastasia. “I finanziamenti non sono favori agli amici”, afferma Pace, sostenendo che le risorse pubbliche debbano premiare esclusivamente competenza e qualità progettuale. Il suo è un attacco diretto alla logica delle “maniglie politiche”, contrapponendo l’idea di una amministrazione fondata su credibilità istituzionale e preparazione tecnica. A pochi giorni dal voto, il confronto elettorale a Sant’Anastasia appare quindi sempre più centrato su tre parole chiave: inclusione, concretezza e credibilità. E la sensazione è che saranno proprio i temi legati ai giovani, ai progetti finanziati e alla fiducia nelle istituzioni a orientare una parte decisiva dell’elettorato.

Ottaviano, Chiesa di San Michele: il “San Giovannino” di Guido Reni e la “Santa Maria Egiziaca” di Carlo Cignani

Sono due opere di grande valore, ma tutto il patrimonio di opere d’arte delle chiese di Ottaviano e del Palazzo Medici merita di essere conosciuto e studiato. Lo dissero anche Raffaello Causa e Vittorio Sgarbi.  A settembre il Circolo “Armando Diaz” organizzerà visite guidate per i luoghi dell’arte e della storia della nostra città. Correda l’articolo l’immagine del “San Giovannino” di Guido Reni.        Chi non conosce la propria terra non conosce sé stesso (R. Causa)       Raffaello Causa (1923-1984) è stato un grande studioso della storia dell’arte e, come Soprintendente dei Beni Artistici della Campania e Direttore del Museo di Capodimonte, organizzò mostre di eccezionale importanza. Quando era ancora ragazzo, la famiglia si trasferì a Ottaviano, il padre fu docente presso l’Istituto Tecnico e Raffaello frequentò il Liceo Classico “A. Diaz”. Negli anni ’60 dispose che gli esperti della Soprintendenza mettessero ordine nel patrimonio artistico delle chiese ottavianesi e risolvessero il problema delle attribuzioni. Il “San Giovannino” venne giudicato, con qualche cautela, opera di un allievo di Annibale Carracci, ma dopo il restauro della tela, finanziato dalla sezione ottavianese della “Fidapa” e magistralmente eseguito da Umberto Maggio, Luciana Arbace assegnò il quadro al pennello di Guido Reni.   La indussero all’attribuzione la tessitura cromatica dell’incarnato, la varietà dei movimenti del pennello – e nel vello dell’agnello si notano i segni della punta lignea del pennello -, la finissima qualità psicologica dell’espressione di San Giovannino, sereno come si conviene a un Santo, ma di una serenità in cui si nota il segno della malinconia dettata dalla prefigurazione del martirio. Il quadro è, insomma, un prezioso documento dello stile di Guido Reni, della sua capacità di inserire nella concezione classica della pittura alcuni impulsi che già venivano dal Barocco: come, in questo quadro, l’impostazione della figura del Santo e il movimento asimmetrico delle braccia. E’ probabile che il “San Giovannino” sia “arrivato” al Museo di Capodimonte dalla quadreria dei Medici conservata a Ottajano e a Napoli, nel palazzo Miranda, e smembrata dopo la morte di Giuseppe V, l’ultimo principe: la Soprintendenza avrebbe deciso che le opere di Guido Reni e di Carlo Cignani venissero conservate a Ottajano nella chiesa del Rosario, e dopo l’eruzione del 1906, nella Chiesa di San Michele. In un documento del 1963 un funzionario della Soprintendenza scrive che il quadro di Guido Reni “è in deposito” nella Chiesa Patronale di Ottaviano. Del quadro di Carlo Cignani (1628- 1719) già ho scritto sei anni fa, ma è utile sottolineare ancora la bellezza dell’opera. Gli studiosi ritengono che Cignani realizzi una sintesi “estetica” e tecnica tra le tendenze dell’ultima stagione del Barocco e il ritorno ai moduli del classicismo, tra le lezioni di Correggio, di Annibale Carracci e di Guido Reni. Il “classicismo” di Carlo Cignani è documentato dalla sua attenzione per la simmetria, dal suo “amore” per la linea curva e per gli atteggiamenti “meditativi” dei suoi personaggi, mentre l’eco del Barocco si percepisce nella cura dei particolari, nel “realismo” di alcune soluzioni, nei contrasti spesso netti tra luce e ombra, e nell’interesse, talvolta “malizioso”, per il corpo femminile.   A questa lettura “maliziosa” si presta la figura di Santa Maria Egiziaca, la misteriosa eremita egiziana che, prima di convertirsi alla fede in Cristo, visse giorni di manifesta dissolutezza. Il restauro, eseguito qualche anno fa dal dott. Umberto Maggio, ha rivelato lo smalto dei colori e permette di cogliere la raffinatezza dell’“impaginazione”.  La forma stessa del “tondo” consente di vedere con chiarezza che la testa dell’angelo e il fluire dei suoi capelli servono a bilanciare la rilassatezza, verso il basso, del florido corpo dell’Egiziaca: una rilassatezza che conferisce all’estasi il carattere di una morbida sensualità. Le lunghe trecce di capelli conducono il nostro sguardo verso il volto trasognato della santa eremita, dopo aver sottolineato, incrociandosi sul petto con la linea dell’ombra, la pienezza del seno e gli ultimi impulsi della tensione.   Il verde, i grigi, l’azzurro della veste che copre la parte inferiore del “tondo” contribuiscono a rendere più netta la suggestione del silenzio mistico, in cui le pieghe dei panni, l’asimmetrico “movimento” dei lacci e delle chiome e i colori delle carne introducono note significative di realismo.  Memore della lezione del Correggio e di Guido Reni, Carlo Cignani affida alle mani, splendidamente disegnate e dipinte, il compito di “commentare” le “intenzioni” del personaggio: è chiaro che qui esse esprimono un “abbandono” assoluto, totale: Maria Egiziaca si affida tutta alla luce della fede che sta rischiarando il suo cuore e il suo corpo. In questo quadro le soluzioni tecniche realizzano con rigorosa coerenza l’“idea” dell’artista, che par di vedere, mentre con l’aiuto del figlio Felice, dipinge le figure con i piccoli pennelli e con quella “lentezza” che i contemporanei consideravano una caratteristica della sua tecnica di lavoro: una lentezza causata, soprattutto, dalla cura con cui egli stendeva il colore fresco – i chiari, in primo luogo – sugli strati di colore già perfettamente asciutti. E confermano che lo sguardo dell’osservatore deve entrare nei quadri di Cignani dal basso e poi salire gradualmente, lungo la figura, fino al volto. E’ una fortuna trovare questi e altri capolavori lungo la strada che porta al Vesuvio, lungo il sentiero n.1 del Parco Nazionale del Vesuvio: potrebbe essere….

Le grandi innovazioni del IX secolo: la genesi del canto franco-romano

Benvenuti al diciassettesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Oggi racconteremo la genesi del canto franco-romano.     Il periodo compreso tra l’VIII e il IX secolo segna una svolta fondamentale nella storia della musica occidentale grazie alle innovazioni introdotte in epoca carolingia, motivate principalmente da ragioni politiche piuttosto che musicali. Tutto ebbe inizio con l’alleanza tra i Franchi e il papato, culminata nella incoronazione di Carlo Magno come sovrano del Sacro Romano Impero nell’anno 800. Durante questi contatti emerse una netta discrepanza tra il canto liturgico dei Franchi, legato al rito gallicano, e quello romano, definito vetero-romano. La monarchia carolingia, mossa dal progetto di accentrare il potere e uniformare l’impero anche dal punto di vista religioso, agì per trapiantare il rito romano presso i Franchi. L’operazione fu complessa e generò tensioni tra le due fazioni, con i romani che accusavano i franchi di barbarie e questi ultimi che sospettavano i maestri romani di non voler insegnare correttamente per gelosia politica. Il risultato di questo forzato inserimento fu un prodotto ibrido nato dalla contaminazione tra i due repertori, che prese il nome di canto franco-romano. Per vincere le resistenze dei territori soggetti e imporre questo nuovo canto ufficiale, fu diffusa l’astuta leggenda che ne attribuiva l’origine a papa Gregorio I. Secondo il racconto, lo Spirito Santo sotto forma di colomba avrebbe dettato i canti direttamente all’orecchio del pontefice, rendendo il repertorio sacro e immutabile al pari della Bibbia. Questa presunta origine divina portò alla codificazione definitiva del repertorio, determinando il graduale tramonto della pratica improvvisativa e trasformando la didattica in un apprendimento passivo basato sulla memoria, con gli studenti che arrivavano a impiegare anche dieci anni per padroneggiare l’intero corpus liturgico. Per facilitare la memorizzazione, i teorici carolingi classificarono il repertorio in una rigida griglia di otto modi, basati su differenti scale musicali caratterizzate ciascuna da una nota finale e da una nota dominante o corda di recita. Poiché molti canti arcaici non si adattavano facilmente a questo sistema, alcuni vennero forzatamente modificati mentre altri furono definiti irregolari o peregrini. In questo contesto nacque la scrittura neumatica, inizialmente utilizzata da sacerdoti e diaconi come supporto mnemonico simile alla punteggiatura per indicare le inflessioni della voce durante la salmodia. I primi manoscritti con neumi apparvero alla fine del IX secolo, non per essere letti durante l’esecuzione, ma con funzione di archivio per garantire che la tradizione non venisse corrotta. Un’ulteriore forma di espansione del repertorio fu rappresentata dai tropi e dalle sequenze, nati per aiutare i cantori a ricordare i lunghi melismi senza testo. Notker Balbulus, monaco di San Gallo, fu tra i primi a documentare questa pratica che consisteva nel “farcire” i vocalizzi con parole in modo che a ogni nota corrispondesse una sillaba, facilitando così la memoria. Mentre i tropi rimasero legati al canto di partenza, le sequenze divennero col tempo composizioni poetiche e musicali autonome. Parallelamente a questa espansione orizzontale, l’epoca carolingia vide la nascita della polifonia scritta, definita amplificazione verticale. Sebbene la pratica di cantare a più voci fosse già radicata nella tradizione orale popolare, nel IX secolo venne canalizzata nella liturgia per accrescerne la solennità e fu fissata per la prima volta in fonti scritte attraverso trattati come il Trattato d’organum Vaticano. Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

Pomigliano d’Arco, agevolazioni Tari: scatta l’indagine esplorativa

Sostegni sulla tassa rifiuti: previste esenzioni e riduzioni “Lavoriamo per una gestione delle risorse pubbliche attenta sia all’equilibrio finanziario sia alla tutela sociale.” Con queste parole l’Assessore al Bilancio Mattia De Cicco ha commentato l’indagine esplorativa rivolta alle famiglie in condizioni di difficoltà economica. Per i cittadini di Pomigliano d’Arco, a partire dal prossimo 3 giugno sarà possibile presentare domanda, tramite protocollo o PEC, per accedere all’agevolazione sulla TARI, la tassa sui rifiuti. L’iniziativa, proposta dal Settore Affari Finanziari e approvata nel corso della Giunta Comunale lo scorso 7 maggio, è finalizzata a sostenere le fasce più fragili della popolazione. L’avviso è rivolto ai residenti nel Comune da almeno un anno, in possesso dell’intestazione di un’utenza domestica TARI. È prevista l’esenzione totale della tassa per i nuclei familiari con ISEE fino a 6.000 euro, mentre per la fascia compresa tra 6.001 e 9.530 euro è stabilita una riduzione del 50%, nei limiti delle risorse disponibili e subordinatamente ai successivi atti dell’Amministrazione. Inoltre, a parità di ISEE, verranno agevolati i nuclei familiari in cui sia presente un componente con disabilità al 100% o con età superiore ai 70 anni. In caso di ulteriore parità, l’ordine di assegnazione seguirà la data di presentazione delle istanze all’Ente.

Arriva a Marigliano “L’Arte si fa madre”, evento all’insegna della cultura

Riceviamo e pubblichiamo

La città di Marigliano accoglie ufficialmente la rassegna culturale “L’Arte si fa Madre”, un progetto di rigenerazione artistica e umana ideato e prodotto dallo studio di management culturale e legale Jus et Ars della Ph.D. Fulvia Serpico, con il patrocinio morale del Comune di Marigliano.

   

Il titolo della manifestazione racchiude un concept profondo: l’atto creativo non è solo esercizio estetico, ma una forza generatrice di vita, emozioni e cultura. Come una figura materna, l’arte accoglie, nutre l’anima e si fa custode della tradizione, trasformando il tessuto urbano in un grembo fertile dove far nascere nuove visioni del mondo.

Ispirandosi alla celebre visione di Joseph Beuys — “Il vero e unico capitale dell’essere umano è la creatività” — l’evento punta a innescare un cambiamento reale, dando voce a linguaggi creativi capaci di farsi portatori di messaggi innovativi e di speranza.

Questa visione prende vita grazie a un nutrito collettivo di artisti provenienti dal territorio e dalle diverse province della Campania tra cui:

Jacopo Camera, Antonietta Fierro, Chiara Monda, Margherita D’Alessandro, Cristina Sodano, Simona Mostrato, Raffaele Del Giudice di Anima Campania, Sofia Maglione, Laura Polise, Marina Vitolo, Gilda Antoniello, Fabiana Sidote, Gisella Santucci, Luigi Saviano, Luciana Scippa, Angelo Corcione, Lavinio Sceral, Sonia Di Marzo e Ermelino di Paolo.

Il cuore dell’iniziativa è la mostra diffusa “Fuori l’Arte!”, che fino al 30 maggio vede le vetrine dei negozi del corso principale trasformate in spazi espositivi inediti. Una “passeggiata artistica” che invita i cittadini a riscoprire il valore del tempo e dell’osservazione, portando la bellezza fuori dai luoghi convenzionali per renderla un incontro quotidiano.

Il calendario prosegue il 31 maggio con la mostra d’arte ed estemporanea degli allievi de “La Fucina dell’Arte”, a cura di Antonietta Fierro, che si terrà presso la sede della scuola.

Seguirà, il 6 giugno, una mattinata artistica ed estemporanea accompagnata da suggestioni musicali nella piazza del Comune di Marigliano.

Il culmine della rassegna avrà luogo il 20 e 21 giugno con il finale presso il chiostro del Santuario della Madonna della Speranza (San Vito).

Gli storici spazi del complesso ospiteranno una due giorni di esposizione dedicata alle opere che hanno animato le vie della città, arricchita da ulteriori lavori degli artisti aderenti al progetto e dal prestigioso contributo critico del Prof. Gianpasquale Greco.

Come sottolineato dall’ideatrice Fulvia Serpico: “l’obiettivo è rendere visibili le idee e le proposte di lettura della nostra contemporaneità, offrendo a Marigliano un nuovo nutrimento per rigenerarsi attraverso un linguaggio semplice, diretto e potente, capace di rendere l’arte un elemento vivo e quotidiano nel grande teatro della vita”.