Somma, sabato apertura del sito archeologico di Villa Augustea

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:  Comunicato Stampa Sabato 29 Marzo – dalle ore 9 e 30 alle ore 12 e 30, apertura del sito archeologico romano – Villa Augustea, a Somma Vesuviana, nel napoletano. Sul portale situato all’interno della Villa Augustea, di Somma Vesuviana, nel napoletano, nelle decorazioni portate alla luce,  ci sono anche le tammorre, strumenti tradizionali della musica popolare vesuviana!   Antonio De Simone, archeologo : “Augusto o non Augusto, certo è che nella Villa Augustea è predominante il tema dionisiaco e questo aspetto rende il sito di Somma Vesuviana già importante. Nelle decorazioni troviamo anche le tammorre, strumenti di musica popolare protagonisti dei Riti della Montagna che a breve inizieranno”.   Apertura della Villa Augustea – Sabato 29 Marzo – dalle ore 9 e 30 alle ore 12 e 30  – località Starza della Regina a Somma Vesuviana. In treno è possibile arrivare scendendo alla fermata Villa Augustea della linea Eav – Circumvesuviana sulla Napoli – Ottaviano – Sarno. In auto, il posto è facilmente raggiungibile tramite autostrada Napoli – Bari con uscita a Pomigliano d’Arco o tramite la superstrada 268 uscita Somma Vesuviana – Pomigliano   Salvatore Di Sarno    –  sindaco del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano: “Ora sarà necessario andare oltre e scavare perchè solo lo scavo fornirà altre risposte”.   Rosalinda Perna  –  Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano:  “Sabato apertura del sito archeologico. Coloro i quali arriveranno a Somma Vesuviana potranno godere anche dell’ottima ristorazione!”. “Sabato 29 Marzo, il mondo di Dioniso sarà protagonista. Il mondo di Dioniso, legame comune con i Riti della Montagna che a breve inizieranno a Somma Vesuviana, è presente nella Villa Augustea in tanti modi. Dioniso significa l’uva, significa il vino e Dioniso è il territorio che produce il vino. Da questo punto di vista l’innesto tra il dionisiaco e il vino e i Riti della Montagna di Somma Vesuviana è una realtà. Nel fregio del portale che troviamo all’interno del sito archeologico della villa romana di Somma Vesuviana, ci sono delle forme circolari. Queste forme simboleggiano lo strumento musicale della tammorra che all’epoca romana veniva chiamato tympanon ma sono tammorre”.  Lo ha affermato l’archeologo Antonio De Simone, alla vigilia della riapertura della Villa Augustea, che sarà il 29 Marzo dalle ore 9 alle ore 13. Dunque 2000 anni fa, c’era la tammorra, tipico strumento musicale popolare protagonista dei Riti della Montagna che a Somma Vesuviana hanno inizio il primo Sabato dopo Pasqua. Una decorazione che potrà essere ammirata Sabato 29 Marzo con tutte le altre ricchezze e bellezze del sito archeologico oggetto dell’importante canpagna di scavo guidata dall’Università di Tokyo con la collaborazione del Suor Orsola Benincasa. L’apertura è organizzata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, Comune di Somma Vesuviana, Pro Loco con le associazioni Tramandars e Amici del Casamale. Sabato 29 Marzo dalle ore 9 e 30 alle ore 13 e 30! Potrebbe esserci anche un complesso termale di epoca augustea. “Un sistema che dunque doveva riscaldare una villa importante, un sito importante.  Siamo in un territorio che ha valenze magiche. Questa è la terra di Dioniso, la terra del Vesuvio, dove si produceva un vino eccezionale che da questa terra giungeva nel Mondo Antico, fino in India. Leggendo di attestazioni archeologiche, senza il rinvenimento del sito archeologico di Somma Vesuviana, senza la Villa di Somma, eravamo convinti che dopo l’eruzione del 79 d.C. ci fosse stata una stasi lunga, profonda, per la produzione del vino. Invece lo scavo di Somma ha dimostrato che il vino si è sempre prodotto. Dunque un territorio fertile dalle grandi potenzialità. E’ chiaro che un territorio del genere, sotto la Montagna, acquistava agli occhi di Augusto l’essenza del magico. Qui, su questo territorio, c’era la villa dei genitori di Augusto e Augusto ha voluto morire in questo territorio”.  Lo ha annunciato l’archeologo Antonio De Simone dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Un sito archeologico in verticale, all’interno del quale sono venute alla luce ben quattro stratificazioni geologiche di quattro eruzioni diverse quali quella del 79 d.C., del 472 d.C., del 512 d.C. e del 1631, abbracciando una storia forse anche superiore ai 2000 anni. Infatti, al sito archeologico di Somma Vesuviana è emersa l’epoca augustea e non sarebbe esclusa l’eventualità di un’epoca ancora anteriore. Il sito archeologico di Somma Vesuviana è ricco di misteri da svelare e vede un vero trionfo del tema dionisiaco. “L’eruzione del 472 d.C. copre per tre quarti il sito ma non tutto. Il tema dominante è quello dionisiaco con una presenza assoluta di Dioniso, dal grapppolo di vino al volto di Dioniso che compare nelle decorazioni, poi abbiamo i Dolia che ancora dobbiamo esplorare e che risalirebbero ad un periodo anteriore alla villa che si trova in superfice. Dunque chi costruì questa villa, con ogni probabilità dinanzi agli occhi, aveva testimonianze più antiche Non c’è alcun dubbio sull’epoca di Augusto, a Somma Vesuviana, nel napoletano. Sotto al sito archeologico, in grado di raccontarci il dopo 79 d.C. con il rinvenimento di grandi ed imponenti ambienti, la stratificazione geologica dell’eruzione del 472 d.C. , importanti strutture, affreschi, pavimenti mosaicali, celle vinarie, statue, per una grandezza di circa 3000 metri, è venuta alla luce anche l’epoca Augustea, Dunque Somma Vesuviana racconterebbe il prima e il dopo. Il sito della Villa Augustea di Somma Vesuviana, è in grado di raccontarci il periodo antecedente l’eruzione, l’epoca Augustea ed anche fino a quattro secoli dopo l’eruzione che coprì Pompei. Augusto stanco, vecchio, lasciò la politica e poteva decidere di andare nella sua villa a Posillipo o a Capri ed invece ha preferito ritirarsi qui,  in questa zona. Gli ultimi rinvenimenti venuti alla luce a Somma Vesuviana, che attestano questa prospettiva di ricerca testimoniano la fase augustea della  Villa portata alla luce. C’è questa realtà di carattere cronologico che rimanda ad una presenza storica che è molto importante. Noi abbiamo portato alla luce il deposito delle anfore e abbiamo ritrovato, al di sotto del deposito, una zona che ha a che fare con la produzione di energia. Sono venute alla luce delle fornaci. Noi abbiamo trovato delle strutture che sicuramente avranno legami con il fuoco – ha affermato Antonio De Simone –  perchè abbiamo all’interno c’era del carbone, c’era legno bruciato che probabilmente serviva per l’alimentazione di energia in un probabile, grande quartiere termale che potrebbe esserci, appartenuto ad un privato e non di uso pubblico. Sono stati trovati lapilli analizzati dall’Università di Tokyo ed è emerso che risalgono all’eruzione del 79 d.C. ed anche il carbone trovato all’interno di una delle cinque terme, è stato analizzato dall’Università di Tokyo e risale al 79 d.C.. Dunque tutti gli indizi ci spingono in questa direzione”.   Una storia affascinante, misteriosa, quella della Villa Augustea di Somma Vesuviana che aprirà al pubblico Sabato 29 Marzo. Scoperte straordinarie! “Quando abbiamo deciso di iniziare lo scavo, a Somma Vesuviana, è perchè si favoreggiava sulla villa dove sarebbe morto Augusto. Per due decenni, lo scavo aveva dato risultati diversi ma non meno interessanti. E’ venuta alla luce una villa costruita circa 200 anni dopo la morte di Augusto testimoniando però la continuità di vita su questo territorio  – ha proseguito l’archeologo De Simone – e ristabiliva la grande importanza che questa Villa ha come testimonianza del passaggio dal Mondo Antico, al Mondo Tardo – Antico e a quello Medievale. Negli ultimi due anni, però, sono incominciati a venire alla luce tanti segnali estremamente interessanti. Io ho coltivato sempre la speranza che ci fosse una fase più antica. L’evidenza archgeologica che è venuta a rivelarsi, piano, piano, in due anni di lavoro silenzioso, è che la Villa costruita sul finire del II sec. d.C. ha un precedente in una villa che è stata forse abbandonata, o dismessa, o smontata e comunque scomparsa dalla vita a causa dell’eruzione del 79 d.C. e quindi è ritornata in gioco, in modo prepotente, l’esistenza della Villa Augustea. Tutti gli indizi ci dicono che il sito che si trova sotto alla Villa risalente alla fine del II sec. d.C. ci confermano l’epoca augustea, la presenza di una villa abitata da un personaggio molto importante e certamente dotato di particolari mezzi”. In superficie l’epoca del dopo 79 d.C.  e in profondità l’epoca augustea. Un sito di grande valenza, quello che sta emergendo sempre più a Somma Vesuviana,a 18 Km da Napoli. E’ il sito che testimonia il passaggio del tempo. “La Villa appare di fatto come una testimonianza vivace del passato, dei secoli in evo antico, perchè la Villa pre 79 è una villa che è stata certamente intaccata dall’eruzione del Vesuvio, ma su questa villa più antica si costruisce la villa che è in superfice. Questa villa in superfice sfida tutti i secoli dell’evo antico. Ci sarà una successiva eruzione, quella del 472 d.C. che comporterà il seppellimento della villa. Dunque questo sito è testimone del passaggio del tempo. Ma il 472 d.C. è il periodo in cui l’Impero Romano, anche formalmente scompare per cedere il posto a quello che è il Mondo post Antico e Alto Medioevale. Quindi siamo dinanzi alla testimonianza di un fecondo rapporto – ha affermato Antonio De Simone –  anche se distruttivo, nell’ambiente naturale tra il territorio e il Vesuvio che di tanto in tanto si risveglia. Dunque abbiamo saputo che questi territori non sono stati mai abbandonati dalla frequentazione umana. L’eccezionalità di questo rinvenimento è anche che capita in un territorio favoloso. Un territorio che secondo me attende di essere risvegliato in termini di valorizzazione turistico – culturale. Lo scavo della Villa di Somma Vesuviana, non avviene nel deserto, ma in un territorio dove noi abbiamo attestazioni culturali di diversissimo tipo, soprattutto culturali perchè legate a diverse cronologie. Abbiamo ad esempio il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo, nel cui sottosuolo c’è questo palinsesto di pittura che inizia nell’XI secolo e giunge fino a tutto il XVII secolo con testimonianze eccezionali. Abbiamo il Castello di Lucrezia D’Alagno, abbiamo il grande comparto di Castello nella zona di Montagna, sul Monte Somma. Abbiamo una testimonianza unica al mondo che è il Centro Storico, il Casamale. Credo che il Casamale sia l’unico caso di Terra Murata intatta di epoca Aragonese, un borgo fortificato di epoca aragonese, forse unico esempio di epoca aragonese che abbiamo nella sua integralità. Abbiamo un territorio che magicamente continua ad essere l’attore principale di uan serie di eventi legati al mondo della cultura, perchè sono attestazioni focloriche di particolare importanza. Mi piace ricordare ad esempio la Processione degli Incappucciati del Venerdì Santo, la Festa dei Fuochi sul Monte Somma con la consegna della perteca alla donna amata, la Festa delle Lucerne che è assolutamente unica al mondo. Tutto questo è in un contesto territoriale che produceva e produce ancora oggi uno dei migliori vini al mondo, in un territorio che per una serie di eventi storici, contigenti e curiosi è una delle capitali gastronomiche mondiali ad esempio per il baccalà e stoccafisso. Ci sono tutti gli elementi per uno sviluppo turistico del territorio”. Sabato 29 Marzo, la grande opportunità di entrare in un sito archeologico che conserva molti misteri “Grazie alla Soprintendenza, la Villa Augustea sarà aperta ogni Sabato di fine mese, tutti i mesi. Ora dobbiamo pensare ad andare oltre, perchè la prosecuzione degli scavi sarà determinante e finalizzata a fornire tante risposte. Somma Vesuviana sta lavorando molto sulla vocazione turistica – ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano – e grazie alle associazioni come Pro Loco, Tramandars e Amici del Casamale, puntiamo ad un’apertura in contemporanea anche degli altri siti culturali. Sabato 29 Marzo apriremo anche il Castello di Lucrezia d’Alagno! ”. Le cripte ipogee del Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo, la Villa Augustea, il Castello di Lucrezia d’Alagno e nelle prossime settimane avranno inizio i Riti della Montagna con i canti popolari delle paranze sui versanti del Monte Somma. “Ci prepariamo ai Riti della Montagna e lo facciamo anche con l’apertura della Villa Augustea che sarà il 29 Marzo, dove il tema dionisiaco è predominante. Tutti coloro i quali verranno a Somma Vesuviana  – ha affermato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano – potranno gustare la meravigliosa ristorazione, vedere ed apprezzare i monumenti ma anche le meravigliose tradizioni popolari che stanno per entrare nel vivo!”.  

Stellantis, punizioni agli operai che scioperano: Auriemma porta caso in Parlamento

 

POMIGLIANO D’ARCO – ​Nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, recenti provvedimenti disciplinari contro alcuni operai hanno sollevato preoccupazioni riguardo al diritto di sciopero. Questi lavoratori erano stati sospesi dall’azienda dopo aver partecipato a uno sciopero il 27 aprile 2024, indetto per protestare contro il malfunzionamento di un impianto di climatizzazione. Il Tribunale di Nola ha successivamente dichiarato illegittime tali sanzioni, riconoscendo il comportamento antisindacale dell’azienda.

In risposta a questi eventi, Carmela Auriemma, vicepresidente vicaria del Movimento 5 Stelle alla Camera, ha espresso forte preoccupazione, definendo l’azione di Stellantis “un attacco in piena regola al diritto di sciopero”. Ha inoltre annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione alla ministra del Lavoro, Marina Calderone, sottolineando la necessità che il governo vigili affinché vengano rispettati i diritti dei lavoratori e le norme sulla sicurezza.

Questa vicenda si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Stellantis e i suoi dipendenti. A febbraio 2025, gli operai dello stabilimento di Pomigliano hanno scioperato per protestare contro un premio di produzione ritenuto insufficiente, pari a circa 600 euro lordi, considerato non adeguato ai sacrifici affrontati.

La situazione evidenzia la necessità di un dialogo costruttivo tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori per garantire il rispetto dei diritti sindacali e delle condizioni di lavoro. L’intervento delle istituzioni appare fondamentale per monitorare e promuovere soluzioni equilibrate che tutelino sia le esigenze produttive dell’azienda sia i diritti dei lavoratori.

                         

Tragedia nella scuola calcio, 14enne muore prima dell’allenamento

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Tragedia a Napoli: Muore a 14 Anni Prima dell’Allenamento   Napoli è sotto shock per la tragica morte di Diego De Vivo, un giovane calciatore di soli 14 anni, tesserato con la Cantera Napoli. Il ragazzo si è sentito male ieri sera, poco prima dell’inizio dell’allenamento, mentre si trovava nella scuola calcio in strada comunale Selva Cafaro (zona San Pietro a Patierno). Nonostante i tentativi di soccorso, per lui non c’è stato nulla da fare.   Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo operativo e della PMZ di Napoli Stella, che hanno avviato gli accertamenti del caso. La salma è attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia, che dovrà chiarire le cause del decesso.   La notizia ha scosso profondamente il mondo del calcio giovanile e la comunità napoletana. Sin da ieri sera, la pagina ufficiale della Cantera Napoli è stata inondata di messaggi di cordoglio. Compagni di squadra, amici e semplici conoscenti hanno voluto esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Diego, ricordandolo come un ragazzo pieno di passione e amore per il calcio.   “Siamo distrutti dal dolore. Diego era un ragazzo speciale, sempre con il sorriso, un compagno leale e un talento puro”, scrive uno dei suoi compagni di squadra. Un altro messaggio recita: “Non ci sono parole per descrivere questa tragedia. Riposa in pace, piccolo campione”.   Il dramma della morte improvvisa di giovani atleti riaccende il dibattito sulla prevenzione e sui controlli medici nel mondo dello sport. Gli esami autoptici potranno fornire risposte più precise sulle cause del malore fatale. Nel frattempo, Napoli piange un altro giovanissimo talento strappato troppo presto alla vita.  

Gli alunni del Liceo “A.Diaz” e dell’“I.C.. D’Aosta” si confrontano con gli scrittori di ieri e di oggi

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Alunni del Liceo “A.Diaz” hanno partecipato con onore al concorso “Colloqui fiorentini”, dedicato quest’anno all’ opera di Pasolini. Gli alunni dell’ “I.C.. D’Aosta” hanno incontrato, recentemente, Lorenzo Marone, autore del romanzo “Un ragazzo normale” e Paolo Siani, fratello di Giancarlo. L’attenzione che tutte le scuole ottavianesi stanno dedicando da tempo ai grandi temi sociali mi induce a sperare che la stessa attenzione dedicheranno alla storia di Ottaviano e del territorio.

E’ stato un incontro interessante quello che si è svolto nel Palazzo Medici tra i ragazzi dell’I.C. D’Aosta e lo scrittore Lorenzo Marone in memoria delle vittime della camorra. I ragazzi hanno rivolto domande ben calibrate su storia, struttura e finalità del libro “Un ragazzo normale”: Mimì, un ragazzo napoletano, sogna di acquistare un bellissimo costume da Spiderman per partecipare a una festa in maschera e di poter imitare i supereroi acquistando la capacità di trasmettere il pensiero. Ma il suo rapporto con la realtà incomincia a cambiare quando conosce e diventa amico di un giornalista, Giancarlo Siani; e quando il suo amico, il 23 settembre 1985, viene ucciso dalla camorra, egli incomincia a capire, nel modo più drammatico, come funziona il mondo. Giancarlo venne ucciso perché conosceva la verità sul sistema del malaffare e aveva il coraggio di raccontarla nei suoi articoli, sempre chiari, concreti e documentati. L’impianto narrativo del romanzo si sviluppa intorno a una fondamentale riflessione: gli eventi straordinari, quelli che lasceranno segni definitivi nella vita di ciascuno, spesso accadono all’improvviso, “senza tuoni e particolari avvisaglie. Come una nevicata”. E i ragazzi hanno colto l’importanza di questa idea e hanno ascoltato con attenzione il discorso di Paolo Siani, presidente della Fondazione che porta il nome del fratello: un discorso tutto dedicato al valore della verità e del coraggio. Ha “moderato” l’incontro, con la consueta sapienza, la prof.ssa Clementina Iervolino.

I “Colloqui fiorentini” sono un convegno di letteratura italiani riservato agli alunni delle Superiori. All’edizione di quest’anno, la XXIV, dedicata a Pier Paolo Pasolini, hanno partecipato 150 Istituti Superiori con un gran numero di alunni. Tra questi, anche alunni del Liceo “A.Diaz”, guidati dalle loro docenti, Rita Aprile e Daniela Quisisano: tra le tre sezioni previste, Arte, Narrativa e Saggistica, essi hanno scelto la Narrativa. Uno dei due alunni della prof.ssa Aprile, Michel Nappi, ha disegnato la struttura di un romanzo epistolare, uno scambio di lettere tra Pasolini e il fratello Guido che apre lo spazio a una dimensione onirica e al messaggio di Giordano Bruno sul valore della verità come garanzia di libertà. Anna Catapano, anche lei alunna della prof.ssa Aprile, ha sviluppato, nel testo “Liberazione”, il tema della sofferenza e della necessità di confrontarci con gli “ultimi”, per trovare, nel confronto, verità e libertà. Come si vede, a Firenze e a Ottaviano, gli alunni dei due Istituti ottavianesi hanno discusso degli stessi temi, fondamentali nella cultura sociale del nostro tempo. I relatori dei “Colloqui”, Alessandro D’Avena, Andrea Caspani e Diego Pisano, hanno premiato Nappi e Catapano con una “menzione d’onore”(immagine in appendice). E’ un riconoscimento che va a tutto il Liceo, impegnato da tempo a conciliare, nell’attività, il rispetto della tradizione e l’esigenza di calibrate e sagge innovazioni.

     

Gli alunni del “Tenente De Rosa” al Teatro San Carlo: un’esperienza indimenticabile

Sant’Anastasia. Gli studenti dell’Istituto “Tenente De Rosa” hanno vissuto un’esperienza unica grazie alla partecipazione a “Il Barbiere di Siviglia” al Teatro San Carlo. L’evento ha rappresentato un’ importante occasione in cui gli studenti hanno potuto vivere l’unione tra espressione artistica e acquisizione di conoscenze.    Grande emozione per gli alunni del Primo Istituto Comprensivo di Sant’Anastasia “Tenente De Rosa” che, il 25 marzo, hanno vissuto un’esperienza straordinaria al Teatro San Carlo di Napoli, il più prestigioso della città.   Le classi seconde, terze e quarte hanno partecipato al progetto “Il Barbiere di Siviglia”, accompagnando gli artisti in scena con costumi tipici e contribuendo a rendere lo spettacolo ancora più coinvolgente. Un momento emozionante non solo per il pubblico, ma anche per i docenti, la dirigente scolastica e soprattutto per gli studenti, che hanno potuto sperimentare l’incontro tra arte e istruzione in un modo unico e indimenticabile.   Soddisfatta per la partecipazione dei ragazzi allo spettacolo anche la Dirigente scolastica, la dottoressa Adele Passaro, la quale su FB  ha dichiarato: “Sono proprio questi i momenti che fanno la differenza nell’educazione dei ragazzi perché la scuola diventa un palcoscenico di crescita, apprendimento e sogni”.  

Pomigliano d’Arco, una tappa del giro d’Italia

Il Giro d’Italia 2025, la corsa a tappe di ciclismo su strada professionistico che si svolge annualmente lungo le strade italiane, avrà un percorso impegnativo e mozzafiato, come da tradizione. Sarà un’importante occasione anche per la città di Pomigliano d’Arco, che sarà protagonista di una tappa.   L’UCI, l’Unione Ciclistica Internazionale, ha condiviso il calendario del circuito WorldTour: la Corsa Rosa inizierà il 9 maggio e terminerà il 1° giugno, con 21 tappe distribuite in oltre tre settimane, più tre giorni di riposo.   Oltre a Pomigliano d’Arco, anche i comuni limitrofi – Marigliano, Mariglianella, Brusciano, Castello di Cisterna ed Acerra – avranno l’onore di ospitare il passaggio della corsa, insieme ad altri centri della provincia di Napoli. Per l’organizzazione dell’evento, è già attivo un tavolo di coordinamento, con la Prefettura di Napoli alla guida della cabina di regia.   La Città Metropolitana sta predisponendo una manutenzione totale dei manti stradali interessati dal passaggio della gara. A Pomigliano d’Arco, le vie coinvolte saranno: Via Mauro Leone, Via Roma, Via Pirozzi, il sottopasso della ferrovia, Via Portella e Via Armando Diaz.   Per quanto riguarda i partecipanti, non si hanno ancora conferme ufficiali. Il vincitore della scorsa edizione, Tadej Pogačar, probabilmente non sarà presente, ma si attendono aggiornamenti in merito così come per gli altri partecipanti.  

Chef muore a 32 anni a 12 mesi dall’incidente: Casalnuovo piange Raffaele

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CASALNUOVO – Dopo quasi dodici mesi trascorsi tra ospedali e percorsi di riabilitazione, si è spento Raffaele De Simone, pizzaiolo 32enne originario di Casalnuovo che era rimasto gravemente ferito in un incidente a Rio de Janeiro, in Brasile, dove si trovava per avviare un nuovo locale. Il giovane era rientrato in Italia lo scorso luglio in condizioni critiche, con il rischio di una paralisi totale. La cerimonia funebre si è svolta oggi presso la parrocchia Maria Santissima Annunziata, situata in via Monsignor Peluso, a Casalnuovo di Napoli, cittadina della provincia partenopea da cui proveniva.

De Simone aveva vissuto in Germania fin dall’età di 19 anni, per poi trasferirsi in Brasile con l’obiettivo di lanciare una nuova impresa. Il 19 aprile 2024, tuttavia, era stato vittima di un grave incidente: cadendo da un parapetto, era precipitato per circa tre metri e mezzo, riportando un trauma cranico severo, un’emorragia polmonare e numerose fratture, incluse lesioni alle vertebre. Ricoverato in condizioni disperate, era stato sottoposto a diversi interventi chirurgici e aveva contratto infezioni, venendo poi trasferito in una clinica specializzata nella riabilitazione di pazienti con lesioni spinali. Non avendo una copertura assicurativa, alla sua famiglia era stato richiesto il pagamento di una somma ingente: 350mila euro.

Una parte delle spese era stata coperta attraverso una raccolta fondi online. Nel luglio 2024, era stato riportato in Italia grazie all’intervento del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che aveva autorizzato il pagamento del volo sanitario militare che lo aveva trasferito da Rio de Janeiro a Roma. Una volta atterrato, era stato accolto in una struttura specializzata in neurochirurgia, con il supporto di un team medico messo a disposizione dalla Regione.

Napoli, nella Sala Assoli- Moscato la mostra “Gli occhi della Palestina”

Napoli. Riceviamo e pubblichiamo:  Sold out a Sala Assoli- Moscato per la mostra “Gli occhi della Palestina” di Francesco Cito.

Pienone all’inaugurazione, una presenza numerosa che si è registrata per tutto il fine settimana e che prosegue invariata, in via Lungo Teatro per uno degli appuntamenti più attesi della IX edizione Il Sabato della Fotografia, rassegna dedicata al linguaggio fotografico a cura di Pino Miraglia. Non solo una mostra con alcuni degli scatti più emblematici e significativi di Cito, definito da Ferdinando Scianna “il miglior fotogiornalista italiano” ma una vera e propria lezione di storia durante la quale il maestro ha ripercorso tutte le fasi del conflitto Israelo- Palestine e i suoi sviluppi sociali e politici, testimoniando momenti cruciali come la prima Intifada, gli accordi di Oslo, la seconda Intifada e la costruzione del muro, i campi profughi e la terribile crisi umanitaria purtroppo ancora in corso oggi. Una guerra che Cito documenta da oltre 40 anni, immagini di un genocidio, che si ripetono e si sovrappongono come se il tempo si fosse fermato, spettatore indifferente e sordo al grido di dolore di un popolo morente. Un pugno nello stomaco gli sguardi carichi di terrore dei bambini martoriati, immortalati dalle immagini proiettate nel video “L’innocenza negata” di Cito e Luciano Laghi Benelli. Al termine del racconto di Francesco Cito che ha dato vita a riflessioni e confronti con la platea, ha fatto seguito la proiezione  del film Il tempo che ci rimane di Elia Suleiman.

La mostra che si articola in un percorso espositivo di 24 immagini, una videoproiezione di 80 fotografie e una postazione audio denominata Voci per la Palestina, dalla quale è possibile ascoltare poesie e testi letterari palestinesi da un gruppo di straordinari attori, sensibili alla storia palestinese e alla tragica “evoluzione” di questi ultimi due anni, come: Carlo

Cerciello, Fabio Cocifoglia, Antonello Cossia, Rosalba Di Girolamo, Cristina Donadio, Manuela Mandracchia, Vincenza Modica, Lino Musella, Dalal Suleiman, Imma Villa che hanno, infatti,prestato la propria voce per accompagnare il racconto in immagini del fotografo, potrà essere visitata gratuitamente, fino all’11 maggio. L’obiettivo è quello di informare e sensibilizzare l’opinione offrendo uno sguardo autentico e profondo sulla vita quotidiana dei palestinesi ma anche di due popoli in conflitto da 70 anni, nella speranza che si possa tornare “ad essere umani” e prima o poi scoppi la pace.

L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti e la mostra sarà visitabile fino all’11 maggio durante gli eventi in programmazione. Per info e prenotazioni è possibile contattare il numero 345 467 9142 oppure scrivere a assoli@casadelcontemporaneo.it

Francesco Cito, nato a Napoli nel 1949, è uno dei più importanti fotoreporter italiani. Ha iniziato la

sua carriera nel Regno Unito, collaborando con testate internazionali come The Sunday Times

Magazine e The Observer. Tra i primi a documentare clandestinamente l’occupazione sovietica in

Afghanistan, ha seguito numerosi conflitti tra Medio Oriente e Balcani, dedicando particolare

attenzione alla questione palestinese ed è’ stato inviato speciale durante la Guerra del Golfo. Le sue

immagini hanno ricevuto riconoscimenti prestigiosi, tra cui il primo premio al World Press Photo per

il reportage sul Palio di Siena nel 1996. Ha lavorato con alcune delle maggiori testate italiane e

internazionali, tra cui Life, Paris Match, Stern, Epoca, Il Venerdì di Repubblica e Panorama,

distinguendosi per il suo sguardo crudo e realistico sulla realtà dei conflitti contemporanei

 

Operaio di una ditta di rifiuti muore sul lavoro, tragedia in provincia

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Un nuovo drammatico episodio sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro ha scosso la comunità: Nicola Sicignano, 51 anni, ha perso la vita ieri mentre era in servizio presso un’azienda di smaltimento rifiuti situata a Sant’Antonio Abate. L’uomo, originario di Vico Equense e residente a Gragnano, era un operaio esperto e lavorava nel settore da tempo.

La dinamica dell’incidente

Secondo le prime informazioni, ancora in fase di accertamento, l’operaio sarebbe rimasto intrappolato con il braccio e la testa nel nastro trasportatore della linea di lavorazione. Le autorità competenti hanno immediatamente avviato le indagini per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. L’area interessata dall’incidente è stata sottoposta a sequestro per consentire le verifiche del caso.

Indagini in corso

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, il Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, il NIL (Nucleo Ispettorato del Lavoro) di Napoli e gli ispettori dell’ASL competente. Determinante sarà l’analisi delle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza presenti nello stabilimento, che potrebbero fornire elementi cruciali per comprendere le circostanze della tragedia.

Sicurezza sul lavoro: un tema sempre più urgente

L’ennesimo incidente mortale riporta all’attenzione l’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro. Troppo spesso, le misure di prevenzione vengono considerate un costo aggiuntivo anziché una tutela imprescindibile per i lavoratori. Le istituzioni e le parti sociali continuano a sollecitare interventi concreti per arginare un fenomeno che vede ancora troppi incidenti con esiti fatali.

Le dichiarazioni delle istituzioni

“La morte di Nicola Sicignano, deceduto a 51 anni mentre era al lavoro nell’azienda di rifiuti Sant’Antonio Abate, è un nuovo drammatico avviso sulla necessità di rafforzare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Alla sua famiglia esprimo il più sincero cordoglio e la vicinanza di tutto il Consiglio comunale”, ha dichiarato la presidente del Consiglio Comunale di Napoli, Enza Amato.  

Accerchiato e picchiato, aggressione xenofoba a San Gennaro Vesuviano

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Violenza a San Gennaro Vesuviano: ennesima aggressione a un giovane bengalese È un tranquillo pomeriggio domenicale quando, intorno alle 14, la periferia di San Gennaro Vesuviano diventa teatro di un brutale episodio di violenza. Sagor, un ragazzo di 18 anni originario del Bangladesh, sta percorrendo in bicicletta via Mandrile, una strada che collega il comune a Palma Campania e Ottaviano. All’improvviso, uno scooter con due individui a bordo si avvicina: il conducente sferra un calcio per farlo cadere, mentre il passeggero estrae un bastone e lo colpisce con forza. Il giovane perde l’equilibrio, finisce contro un’auto parcheggiata e manda in frantumi il parabrezza. Gli aggressori fuggono, lasciandolo ferito con una frattura al mento e quindici punti di sutura.

Un attacco mirato

L’episodio si inserisce in una lunga scia di aggressioni contro cittadini bengalesi nell’area vesuviana e nolana. Da oltre un anno, si susseguono episodi simili a San Gennaro Vesuviano, Ottaviano e Scisciano. E questi sono solo quelli denunciati: si ipotizza che molti altri non vengano segnalati per paura o per la condizione di irregolarità di alcune vittime.

La denuncia e le indagini

Questa volta, però, come evidenzia l’edizione odierna de Il Mattino, c’è una denuncia formale. A presentarla ai carabinieri è l’avvocato Antonello Leone, spesso punto di riferimento per i migranti vittime di soprusi. Alla denuncia è stato allegato un video che potrebbe rivelarsi cruciale per identificare gli aggressori. Le immagini di una telecamera di sorveglianza mostrano chiaramente lo scooter avvicinarsi alla bici di Sagor, il calcio che lo fa cadere e il colpo con il bastone. I due responsabili sono a volto scoperto, senza casco, il che potrebbe facilitare il loro riconoscimento. Ma non è finita qui. Nel video si nota anche un altro giovane bengalese che passa poco dopo l’attacco e poi esce dall’inquadratura. È un amico di Sagor, anche lui aggredito in un secondo momento e che, per questo, ha sporto un’altra denuncia. Le forze dell’ordine stanno analizzando il filmato per cercare di risalire ai colpevoli e ricostruire la dinamica del doppio raid.

Un fenomeno in crescita

L’episodio ha acceso nuovamente i riflettori su una situazione sempre più preoccupante. Nei mesi precedenti si erano verificati altri attacchi simili: a gennaio un altro bengalese era stato aggredito a San Gennaro Vesuviano, mentre a dicembre 2024 un uomo di 50 anni era stato preso di mira sotto casa sua a Scisciano, mentre rientrava dal lavoro. Sempre nel 2024, casi analoghi si erano registrati a gennaio e marzo tra San Gennaro Vesuviano e Ottaviano.   Foto di repertorio