Pompei, Il Cardinale Sepe: ”i clan distruggono i giovani”

Sepe affida alla Vergine di Pompei una preghiera per quanti sanno offrire ai giovani lavoro e legalità. Il cardinale Crescenzio Sepe, che ha preso parte oggi  alla tradizionale messa di preghiera celebrata in occasione della giornata della supplica alla Madonna di Pompei, nella sua omelia si è soffermato sulle tematiche sociali del lavoro e della povertà, invitando i fedeli presenti a pregare «per i disoccupati, che attendono un impiego, per gli ammalati, che attendono una visita, per gli ignudi che attendono un vestito, per i senza tetto e gli emigranti, che chiedono un rifugio dove abitare, per i poveri che chiedono di sfamarsi. Il cardinale poi , ha rivolto un pensiero speciale ai giovani, invocando in particolare la protezione divina delle giovani generazioni «che, non trovando nelle proprie famiglie una adeguata formazione, si lasciano irretire dalle organizzazioni malavitose che distruggono la loro giovinezza. Da qui la preghiera diretta di Sepe che affida a Maria la protezione dei giovani: “Fà, Beata Vergine del Rosario, che quanti sono preposti a realizzare il bene di tutti, sappiano offrire ai giovani lavoro, sicurezza e dignità». Fonte foto: rete internet

Tornavano a Napoli per il fine settimana: un operaio morto e quattro colleghi feriti gravemente

E’ lutto nella Entalpia di Pomigliano, importante azienda che produce condizionatori per le grandi navi.           Un’intera squadra di operai napoletani in trasferta stava per essere spazzata via dal destino. Venerdì sera infatti cinque lavoratori metalmeccanici di un’azienda di Pomigliano, la Entalpia, provenienti dal nord Italia e di rientro alla base, sono stati coinvolti in un terribile incidente sulla carreggiata sud dell’Autostrada del Sole, all’altezza di Baschi, un chilometro dallo svincolo della città umbra di Orvieto. In base al primo bollettino ufficiale uno degli operai, Gaetano Barile, 57 anni, è morto mentre tutti gli altri suoi colleghi versano in gravi condizioni in ospedale. In questo momento i feriti si trovano in vari nosocomi del centro Italia. I loro parenti, residenti della zona compresa tra Ponticelli, Cercola, Sant’Anastasia e San Sebastiano al Vesuvio, venerdì sera si sono precipitati nella sede di Pomigliano della Entalpia, da dove sono partiti alla volta di Orvieto, a bordo dei furgoni messi a disposizione dal titolare dell’azienda, l’imprenditore di Portici Carmine D’Anna. D’Anna, rimasto profondamente scosso da quanto accaduto, ha messo a disposizione dei parenti dei feriti anche le camere dell’albergo in cui si trovano per avere notizie dei loro cari. Non è intanto ancora molto chiara la dinamica dell’incidente. Il furgone in cui gli operai stavano viaggiando, un Peugeot, ha sbandato contro il guard rail che separa le due opposte carreggiate. Quindi il veicolo si sarebbe schiantato su un lato arrestando di colpo la sua corsa. I soccorsi sono giunti dopo poco tempo. L’autostrada è stata chiusa in entrambe le direzioni, per permettere agli elicotteri dei vigili del fuoco e del 118 di atterrare. Traffico paralizzato e code lunghissime ovviamente a causa della improvvisa paralisi. Dopo un’ora è stata riaperta la carreggiata nord ma è rimasta chiusa la sud, dove cioè si è verificato l’incidente. I cinque operai, tutti della provincia di Napoli, stavano rientrando a casa per il fine settimana, dopo aver installato dei grandi condizionatori dell’aria su una nave militare in costruzione nei cantieri di Muggiano, a La Spezia, uno dei principali cantieri navali italiani. La ditta Entalpia infatti è specializzata proprio in questo tipo di lavori. ” Non sappiamo nulla, nemmeno i parenti dei lavoratori che sono venuti qui sapevano nulla. Noi  intanto stiamo andando sul posto, adesso “, hanno dichiarato a caldo i responsabili dell’azienda, venerdi sera, mentre si apprestavano a partire dal piazzale della ditta ubicata in masseria Cutinelli, una zona di confine tra Pomigliano e Sant’Anastasia. Notizie frammentarie. Quel che si sa è che l’incidente è avvenuto all’altezza del chilometro 458 in carreggiata sud. Un tratto che  secondo quanto finora trapelato ha fatto registrare diversi incidenti negli ultimi tempi, diversi dei quali mortali. Stando ad una prima ricostruzione a bordo del mezzo c’erano cinque operai, tutti campani, probabilmente di ritorno dal lavoro, in un furgone della Entalpia, che però non si sarebbe scontrato con altri veicoli. L’uomo che era alla guida, per cause ancora in via di accertamento, avrebbe infatti improvvisamente perso il controllo del mezzo andandosi a schiantare contro le opere di protezione della carreggiata. Un impatto che non gli ha lasciato scampo e che lo avrebbe fatto morire sul colpo. Nello schianto il portellone posteriore del furgone si sarebbe aperto facendo balzare i cinque operai sull’asfalto. Nessun altro mezzo è risultato coinvolto nell’impatto. Immediati i soccorsi. Sul posto si sono precipitati gli agenti della Stradale di Orvieto, i vigili del fuoco del comando provinciale di Terni e i sanitari del 118. A supporto dei soccorsi a terra si sono alzati in volo due elicotteri che si sono occupati di trasportare alcuni feriti. Gli altri sono stati portati via con l’ambulanza. Il traffico ha subito pesanti ripercussioni a causa della chiusura delle carreggiate, disposta per consentire l’atterraggio degli elicotteri ospedalieri. Gli automobilisti che da Firenze erano diretti a Roma sono stati fatti uscire a Valdichiana per poi rientrare ad Orte dopo aver percorso la E45. L’autostrada ha ripreso intorno alle 20 e 30 la normale viabilità.

Le ricette di Biagio. La zuppa del “bischero”, con baccalà, “cavulisciore” e noci: a conforto del sindaco di Roma Ignazio Marino

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Perché danno tutti addosso al sindaco di Roma, dalla Destra alla Sinistra? Un importante monsignore dice che Marino a Filadelfia ha fatto la figura del “bischero”, del “baccalà”: ma crede che sia un “bischero” vero, o teme che le apparenze ingannino?   Ingredienti: un kg. di baccalà, cime di cavolfiori, una cipolla, uno spicchio d’aglio, sedano, una carota, due acciughe, 5 pomodorini maturi, un peperoncino forte, uva passa, alcuni gherigli di noce, prezzemolo, ½ bicchiere di vino rosso, olio e sale (poco). In una casseruola preparate un soffritto di olio cipolla aglio acciughe sminuzzate e quando le acciughe si sono sciolte aggiungete i pomodorini. Poco dopo versate molta acqua, calate il trito di peperoncino e prezzemolo, e lo “spezzatino” di carota e sedano. Quando il tutto bolle, versate prima i quadratini di baccalà già spellato e diliscato, e dopo 10-12 minuti l’uva passa, le cime dei cavolfiori , i gherigli delle noci tagliati ciascuno a metà, il mezzo bicchiere di vino rosso.. Lasciate bollire per una ventina di minuti, e poi servite la zuppa su larghe fette di pane casereccio. A tavola e in cucina consiglio di usare il Vesuvio vivace rosso delle cantine vesuviane. Ho ammollato il baccalà – l’operazione è durata quasi due giorni-   in un ampio catino, ma di tanto in tanto l’ho messo anche sotto l’acqua corrente, variando lo spessore e la velocità del flusso. Nel catino dove il baccalà era immerso c’erano anche numerose foglie di prezzemolo, di basilico e di menta.   Biagio Ferrara   Questa ricetta non l’abbiamo ancora “provata”, ma quando l’ho letta, per battezzarla, non so perché ho pensato al sindaco di Roma Ignazio Marino, all’asfissiante campagna che è in corso per costringerlo ad andarsene: lo fotografano di nascosto anche quando sta dal barbiere “ e la dissacrazione avanza a colpi di spazzola” (il Venerdì di Repubblica, 2 ottobre). Raramente ho visto un tale schieramento di forze ostili: gli attacchi sono continui e vi partecipano la Destra, la Sinistra e tutti i canali televisivi. Crozza interpreterà il sindaco Marino in ogni puntata del “Paese delle Meraviglie”: insomma ha messo il sindaco al posto del senatore Razzi. Venerdì sera il comico ha tuttavia notato che tutti danno addosso a Marino, anche quei giornalisti della TV e della carta stampata che non hanno mai parlato di “Mafia capitale” e nessuna campagna hanno condotto contro altri sindaci di Roma, che forse conoscevano più di Marino i signori Buzzi e Carminati. Ma lui stesso, il Crozza nazionale, “sfrutta” il sindaco di Roma – per imitazioni in verità poco ispirate –, però si guarda bene dal ridurre a “maschera” e a “macchietta” l’on. Verdini, che pure si è esposto a un uragano di battute, di frizzi e di lazzi paragonando sé stesso a un taxi: “ io sono il taxi che in 10 minuti ti porta da Berlusconi a Renzi”. ( La Repubblica, 27/09), e rivelando di aver giurato a Renzi: costruiremo insieme il partito della nazione. Amen. Sapete quello che è successo a monsignor Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Secondo i giornali, credeva di parlare a telefono con il signor Renzi, e invece parlava con un imitatore, ingaggiato dalla trasmissione “La Zanzara” (la Repubblica, 39/09). Il tema della telefonata -trappola era la presenza di Marino, in prima fila, fasciato con il tricolore, alla messa celebrata dal Papa a Filadelfia. Invitato dal Papa ? No, ha detto Papa Francesco, io non l’ho invitato. Colpito. Affondato.. Ma chi abbia invitato Marino, chi abbia pagato il viaggio del sindaco e di due funzionari del Comune, e qual è il cachet che il sindaco ha ricevuto per la lectio magistralis che ha tenuto a Filadelfia, alla Temple University, sono temi che non ci interessano: i costi del viaggio, quali che siano, sono un niente nella storia recente della Città Eterna, in cui una cricca vorace di politici e di delinquenti organizzati si stava ( si sta?) mangiando anche le pietre del Colosseo: e se poi parlassero certe sacrestie… Durante la telefonata- trappola monsignor Paglia ha detto che Marino a Filadelfia era un “imbucato”, che ha cercato inutilmente di farsi ricevere da Papa Francesco, che Papa Francesco è “ fu-ri-bon-do” – proprio così, un “furibondo” sillabato -, e ha concluso, il monsignore, che Marino ha fatto “una figura da bischero”. In napoletano avremmo detto: “chisto sinnaco è proprio ‘nu cavulisciore, ‘nu baccalà”. Ma penso che alla radice della battuta toscaneggiante del monsignore ci sia il tarlo di un dubbio, l’urto tra due ipotesi. Prima ipotesi: il sindaco è proprio così come appare: è un ingenuo, ‘nu cavulisciore, ‘nu baccalà: insomma. è uno che corre gioiosamente incontro alle mazzate e agli schiaffoni. Se questa è la situazione, possiamo noi monsignori organizzare il Giubileo con un sindaco così? Per il Giubileo ci serve un sindaco silenzioso, riservato, uno che non vada in giro a raccontare di tutto, che si tenga lontano dai microfoni. Il Giubileo è una cosa seria, ma seria seria. Ma come si sa, i grandi uomini di Chiesa non si fermano mai alle apparenze: anzi, più le apparenze sono evidenti, e più rosicanti diventano i sospetti. Scatta così la seconda ipotesi: e se Marino fa scena? Anche nella ricetta di Biagio i sapori poveri del baccalà e del cavolfiore esistono solo sulla carta: nel piatto, sono vinti e assorbiti dai sapori esotici, forti e anche un poco diabolici dell’uva passa, del peperoncino, del vino vesuviano, delle noci, delle acciughe. Questa ingenuità di Marino è troppo ingenua per essere vera: e poi c’è la questione dei diari… dell’abitudine di Marino di confessarsi non in parrocchia, ma scrivendo ogni sera su certi quadernetti ….Che sta scritto in questi quadernetti? In questi casi la filosofia delle sacrestie consiglia prudenza. Forse ha ragione Renzi: “Il sindaco va cambiato, ma dopo l’ Anno santo” ( la Repubblica, 30/89). E infatti monsignor Paglia chiude così la telefonata con il falso Renzi: “Sei bravissimo. Complimenti. Andate avanti, tieni duro”. Il sig. Renzi terrà duro: non gli sarà difficile: stanno tutti con lui, dal monsignor Paglia al signor Verdini. Eppure, non si riesce a togliere la sedia di sindaco della Capitale da sotto il sedere di quel “bischero” là. E’ la vendetta del baccalà: lo lavi, lo profumi, lo immergi nella salsa di tutti gli odori più fini e preziosi, ma prima o poi ti arriva in bocca quel frammento, quella scaglia da cui si sprigiona, intatto, l’olezzo archetipo del “baccalare”, e allora tutti gli altri odori signorili, eleganti e riservati – l’uva passa, il pomodoro, la noce, le erbe – in un attimo si squagliano . Dicono che il sig. Verdini, quello del taxi, sia un lettore di Pirandello. Nella Roma che pensa qualcuno sospetta che il dott. Marino vada oltre, sia l’incarnazione stessa di Pirandello. E poi il dott. Marino si chiama Ignazio… Un’ultima considerazione: se fosse capitato al dott. Marino di farsi trascinare in una telefonata con un imitatore di Renzi, Crozza avrebbe fatto una puntata speciale e sai quanti “bischero”…..

Sant’Anastasia. Villa Tortora Brayda. Migliorata l’accessibilità

All’incirca un anno fa, in questa stessa rubrica, dove raccogliamo le “seccature” derivanti dalle barriere architettoniche e dal disinteresse rispetto alle politiche sociali, scrissi del difficoltoso accesso alla villa comunale Tortora Brayda di Sant’Anastasia. Per essere più precisi, l’ingresso che mettemmo sotto la lente d’ingrandimento, sotto le luci della discordia, è quello aperto in via Alcide De Gasperi, lato parco Boschetto. Siccome è mio solito bacchettare le istituzioni manchevoli, i politici che non fanno di tutto per offrire i migliori servizi ai cittadini, trovo che sia altrettanto giusto, in quelle rare occasioni che capita, informare i nostri lettori di eventuali sviluppi in merito alle storie da noi raccontate. Ed è precisamente questo uno di quei casi. La cosiddetta goccia nel mare. Certo, non possiamo fare festa grande, esplodere fuochi d’artificio e preparare banchetti con ogni ben di Dio, eppure, un piccolo passo, un magro risultato, siamo pur riusciti ad ottenerlo. Infatti, in risposta alla nostra segnalazione, oggi, l’ingresso di via Alcide De Gasperi, è stato alquanto migliorato. Come potrete del resto notare dalle immagini allegate a questo articolo, il vialetto, che fino ad un anno fa era incompleto, sconnesso e reso insidioso dalla presenza del terriccio, è stato portato a termine. È possibile notare, quindi, come la pavimentazione composta da pietre cementate al suolo, adesso ricopra tutta quanta la pendenza creando maggior aderenza. Hanno eliminato, inoltre, quel fastidioso palo che consentiva l’ingresso a chiunque tranne a coloro che si muovono su sedia a rotelle. Lo commentai già a suo tempo senza avere gli attributi del profeta in patria: non si trattava di un’opera complicata da attuare. Di un intervento impossibile che, davanti alla costruzione delle piramidi, sarebbe apparsa interminabile. Bastava davvero poco per far sì che tutti, intendo senza distinzioni di capacità fisiche, potessero accedere al parco ed usufruire di un bene pubblico. Collettivo. C’è voluto un anno, che in termini italiani non è né tanto né poco, affinché, dopo la terza inaugurazione, la villa divenisse discretamente usufruibile alle esigenze sociali di un disabile. In quest’arco temporale, l’amministrazione Abete ha dimostrato che, volendo, ascoltando i propri cittadini, finanche quelli scoccianti e tediosi, è possibile migliorare il paese che tutti quanti noi abitiamo. Attraverso questo aggiornamento, al di la della soddisfazione nel sottolineare questo progresso, ci tengo ad affermare che il quadro, nella sua totalità, non appare affatto completo. Definitivo. Che ogni cosa è stata portata a termine e non ci siano più priorità. Impellenze. Tutt’altro. All’interno della villa Tortora Brayda, c’è ancora molto da lavorare in materia di accessibilità. Va realizzato, ad esempio, uno scivolo che permetta, a quanti sono in carrozzina, di poter scendere o salire dalla passerella che porta fino al ristorante Donna Giulia. Vanno creati, poi, percorsi tattili per non vedenti. Una segnaletica in Braille che gli consenta di orientarsi. E se proprio vogliamo essere pretenziosi, sentendoci quasi cittadini elvetici, andrebbero aggiunte, a quelle già presenti, delle giostre accessibili ai bambini diversamente abili. Credetemi, mi sembra così un sogno a descrivere questa roba che provo vergogna perfino a scriverlo. È comunque apprezzabile, torno a ribadire, quanto fatto dall’amministrazione comunale. Con l’auspicio, però, che non si tratti di un caso isolato. Ma che possa essere, invece, il punto di partenza per un insieme di opere ed interventi che pongano una volta e per sempre la parola fine su questo odioso fardello che porta l’appellativo tecnico di: barriere architettoniche.    

Acerra, domenica rievocazione storica con botti e spari: ma il Castello è in parte inagibile

Il meetup Acerra Cinque Stelle allerta Vigili del Fuoco e Comune: “Le esplosioni possono danneggiare l’antico maniero e mettere in pericolo la gente”. Il gruppo acerrano del Movimento Cinque Stelle è preoccupato. Domenica sera il Comune riproporrà per la seconda volta negli ultimi due anni l’assalto al Castello Baronale, rievocazione storica di una battaglia consumata qui e risalente al 1421. Uno scontro che vide contrapposti gli eserciti angioino e aragonese. Si tratterà di una rievocazione in costume di quelle costose e zeppe di simulazioni di guerra: l’uso di archibugi e pistoni, per esempio, che producono forti esplosioni a salve con ingenti spostamenti d’aria. Per non parlare dei fuochi d’artificio finali. “Il problema – spiegano però i pentastellati – è che appena la settimana scorsa il comune ha dichiarato l’inagibilità strutturale di parte del Castello stesso”.  Il meetup ha spedito una nota al comando  Vigili del Fuoco della provincia di Napoli, al Comune, alla Polizia Municipale e alla Polizia di Stato di Acerra.  “Pur riconoscendo – si legge nell’avviso trasmesso alle autorità – grande rilievo storico artistico e culturale alla manifestazione appare evidente, per i motivi sopra esposti, la necessità di garantire la stabilità e la sicurezza dell’area del Castello interessata dal crollo che ne ha determinato la dichiarazione di inagibilità, allo scopo di preservare un monumento fortemente simbolico e rappresentativo della storia di Acerra e di evitare rischi per l’incolumità delle persone”. L’ufficio tecnico del comune, a firma dell’architetto Andrea Collaro,  ha sostanzialmente certificato che “lo stato di marcescenza del tetto del Castello, in parte crollato, potrebbe far estendere le dimensioni del crollo”. I Cinque Stelle chiedono al Comune di Acerra di mettere in campo ogni azione in grado di prevenire qualsiasi tipo di spiacevole incidente annunciato. (Fonte foto: rete internet)

Reggia di Portici: Lebro, Ministro Franceschini in visita per rilancio sito borbonico

“Ho illustrato al Ministro Franceschini, in visita ufficiale alla Reggia di Portici, i progetti e i programmi che la Città Metropolitana di Napoli intende portare avanti per la valorizzazione e il rilancio del sito borbonico”. Ad affermarlo è David Lebro, consigliere delegato al Patrimonio della Città metropolitana di Napoli e capogruppo de “La Città-Campania Domani” al Consiglio comunale. “La visita – spiega Lebro – organizzata insieme al Comune di Portici, è stata l’occasione per far conoscere al Ministro le iniziative, formalizzate già nella delibera di indirizzo di cui mi sono fatto promotore come delegato al Patrimonio e approvata nei giorni scorsi in Giunta dal sindaco de Magistris, che riguardano non solo interventi di restauro del patrimonio storico, artistico ed architettonico, ma anche azioni strategiche volte ad assicurare le migliori condizioni di fruizione del complesso monumentale. Il programma di valorizzazione prevede, infatti, il ripristino dello stato dei luoghi, eliminando gli abusi edilizi, per la cui rimozione sono state già avviate le procedure tecnico-amministrative e interventi di restauro che interesseranno prevalentemente la Dimora Reale, lo Scalone Monumentale, il Bosco Inferiore e il Teatrino di Corte, oltre alle facciate della Reggia, per le quali sono stati già impegnati 2 milioni e 100 mila euro in bilancio. Sono previsti anche due progetti di rilievo, che riguardano la realizzazione della Pinacoteca della Città Metropolitana e l’elaborazione di un piano di comunicazione da affidare mediante procedura di evidenza pubblica. Sarà realizzato, inoltre, un presidio operativo, individuando appositi spazi nel complesso immobiliare della Reggia, da assegnare all’Area Patrimonio dell’Ente, affinché con proprio personale qualificato possa dare attuazione al programma di valorizzazione. Nell’ambito delle attività di riqualificazione del contesto urbano, in sinergia con il Comune di Portici e la Facoltà di Agraria, è stato infine stabilito l’affidamento in concessione dei locali prospicienti la via Università mediante relativo avviso pubblico”. “L’obiettivo  – conclude Lebro – è quello di promuovere un’ attività di cooperazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e favorire l’inserimento della Reggia di Portici nel Circuito storico dei Siti Reali borbonici, riconosciuto dall’Associazione per i Siti Reali e le Residenze Borboniche, compulsando al tempo stesso la candidatura al riconoscimento nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Solo così si potrà creare realmente un circuito turistico culturale dell’intera area metropolitana”. (Fonte foto: rete internet)

Napoli: decine gli utenti di energia elettrica e gas vittime delle truffe operate da Green Network  

  Passaggio di contratti di energia elettrica e gas all’insaputa degli utenti: è questa la truffa segnalata alle autorità da Codici (Centro per i Diritti del cittadini) Campania nei confronti di Green Network. A distanza di un anno dall’emergere del caso, continuano le segnalazioni che stanno arrivando agli sportelli di Codici Campania da parte di utenti truffati per denunciare contratti falsificati da parte di agenti della società Green Network. Cittadini ignari che si ritrovano senza energia elettrica all’improvviso e poi scoprono che a loro insaputa sono diventati clienti di Green Network. Se prima la zona riguardava solo le utenze del centro di Napoli, ora i contratti falsi si stanno espandendo anche in provincia e in particolar modo nella zona vesuviana. Procacciatori appartenenti ad agenzie senza scrupoli che per aggiudicarsi le provvigioni intestano contratti ad utenti apponendo firme apocrife. Pronta la denuncia per la compagnia ed ennesima segnalazione all’Autorità garante.   “La compagnia Green Network, alle nostre segnalazioni, ha prontamente risposto predisponendo il rientro delle utenze con il vecchio gestore ed adottando le misure preventive e ripristinatorie nei casi di contratti ed attivazioni non richiesti di forniture di energia elettrica e/o gas naturale come da delibera dell’Autorità – commenta spiega il segretario regionale di Codici Campania, Giuseppe Ambrosio – ma non capiamo perché non si riesca a mettere un freno a questi procacciatori infedeli, che alla fine sono un danno anche per la compagnia”. Contatori accessibili o semplicemente furto di bollette dalle cassette postali e il gioco è fatto, la richiesta viene inoltrata e l’utente scopre in ritardo, ed a volte anche ad abbassamento di potenza avvenuto, che è stata inoltrata richiesta di cambio fornitura ad altra compagnia. “A volte gli utenti impiegano mesi prima di scoprire di quale gestore sono diventati clienti  – prosegue Ambrosio – solo dopo giri di telefonate ai vari call center delle decine di compagnie presenti sul territorio perché nella maggior parte dei casi segnalati le bollette non arrivano e nessuno riceve la ben nota lettera di benvenuto che potrebbe limitare i danni e consentire di richiedere il rientro in tempi più brevi”. Un associato addirittura è stato costretto a pagare bollette intestate ad un’altra persona – a cui però era associato il numero di Pod della sua utenza – pur di riavere la piena potenza contrattuale. Per Codici Campania si tratta di una vecchia battaglia: l’associazione è parte civile in una serie di processi a carico di procacciatori di contratti truffaldini. “Rientrare con il vecchio gestore anche dopo la denuncia o a seguito di un evidente caso di contraffazione è un impresa – continua Ambrosio – ogni volta l’Autorità, il distributore o lo Sportello per il consumatore danno risposte generiche, lettere chilometriche con elencazione delle delibere dell’Autorità; la sostanza è che il rientro immediato è impossibile e la normativa consente tali comportamenti mentre l’utente è costretto a pagare fatture con costi elevati rispetto ai consumi” Diversi utenti lamentano che una volta trascorsi i mesi e riusciti a rientrare nel vecchio gestore hanno perso il diritto a tariffe speciali scelte in precedenza e per le proprie esigenze perché risultano nuovi clienti e le offerte non sono più disponibili. Quindi oltre al danno la beffa! E per i danni ricevuti, tra ore trascorse tra i vari call center, file interminabili per invio di raccomandate, ripresentazione dei vari documenti al vecchio-nuovo gestore, nessun risarcimento. “In pratica bastano appena cinque minuti per effettuare una richiesta di cambio gestore e anche sei mesi per ritornare con la compagnia precedente, ma spesso e volentieri senza le condizioni contrattuali in vigore – conclude Ambrosio – una situazione all’ordine del giorno a cui l’Autorità deve mettere fine e pretendere che le compagnie ed aziende erogatrici di servizi prima di effettuare la disdetta si accertino della reale volontà da parte dell’utente di cambiare gestore e in casi eclatanti da parte di utenti truffati di consentire il rientro e il ripristino delle vecchie condizioni contrattuali nel vecchio gestore”. L’Associazione Codici si auspica che in futuro le aziende che si affidano ad agenzie esterne per l’approvvigionamento di contratti effettuino dei controlli sul personale impiegato e che sanzionino le persone che si lasciano andare a comportamenti fraudolenti pur di acquisire nuovi clienti. L’Associazione, con sede in San Giuseppe Vesuviano alla Via Murialdo n. 26 – Tel. 0815297180, e in Napoli (Quartieri Spagnoli) al Vico San Sepolcro n. 102 – 0816583004, mette a disposizione i propri professionisti per gli utenti vittime di tale raggiro. (Fonte foto: rete internet)

Brusciano, I^ edizione della Festa dei nonni: una serata tra divertimento e tanta musica

Il 2 ottobre nell’Aula magna della scuola Dante Alighieri si è tenuta una serata all’insegna della musica e del divertimento, che ha visto protagonisti i nonni di Brusciano. Tanta animazione e degustazione per nonni e bambini, tutti insieme in una serata ricca di emozioni. Un evento organizzato e promosso dall’Amministrazione guidata dal Sindaco Giosy Romano, in stretta sinergia con l’Assessore alla Pubblica Istruzione e Politiche Sociali, Felicia Mocerino. Una bella e coinvolgente festa dei nonni, che oltre ad avere effettuato lo screening della salute a cura del Centro Gest Dial: misurazione della glicemia e la rilevazione della pressione arteriosa, hanno accompagnato l’esibizione musicale del gruppo Blu ’70 cantando alcuni brani italiani e napoletani più famosi. “La festa dei nonni –  afferma l’assessore Mocerino – mira a recuperare e aumentare le relazioni tra generazioni distanti, oltre che trasmettere ai nipoti la ricchezza delle esperienze che costituiscono le loro radici. Questa festa si celebra da ben dieci anni e quest’anno per la prima volta anche a Brusciano, l’amministrazione ci ha tenuto ad organizzarla. Con questa festa vogliamo promuovere, nelle giovani famiglie, la consapevolezza del ruolo di sostegno dei nonni ai loro bisogni affettivi, organizzativi ed economici”. Festa dei Nonni 2

Mattarella consegna la medaglia d’oro alla famiglia dell’immigrato eroe: “Baderemo al vostro futuro”.

Il capo dello Stato ha organizzato una cerimonia ristretta per tenere un filo diretto con Nadia, vedova del muratore ucraino Anatolij Korol.     “Mi dispiace dover fare questo evento, ma è un riconoscimento per l’eroismo di Anatolij “. Parole semplici e toccanti queste pronunciate ieri mattina dal dal Presidente della Repubblica, durante la consegna nelle mani delle vedova di Anatolj Korol, Nadia, della medaglia d’oro al valor civile e della pergamena presidenziale. E’ una cerimonia semplice quella che si svolge al Quirinale per ricordare la figura del muratore ucraino morto la sera del 29 agosto in un supermercato di Castello di Cisterna, ucciso nel tentativo di sventare una rapina. Al Quirinale non ci sono autorità locali, sindaci, forze dell’ordine, parlamentari. Ci sono solo il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e l’ambasciatore ucraino. Tutto voluto, tutto organizzato così da Sergio Mattarella. Che in questo modo trasforma l’evento in una sorta di incontro familiare, in cui nessuno può metterci il “cappello” e in cui c’è esclusivamente il rapporto diretto tra lui e la famiglia dell’immigrato eroe. Subito dopo la consegna della medaglia e della pergamena il presidente infatti si siede con Nadia, che tiene in braccio la bimba più piccola, di un anno e mezzo, uno scricciolo biondo che quella maledetta sera si trovava adagiata in un carrello della spesa nel supermercato della morte. Mattarella gioca con lei. La piccola per fortuna è vivace come mai. Rivolta tra le manine il telefonino del Capo dello Stato, la sua penna, un suo taccuino. Alla fine il Presidente si arrende. ” Prendi, prendi piccola, portati tutto a casa, non ti preoccupare “, le dice mentre la bambina s’impossessa di penna e blocco note. Penna e taccuino che prenderanno inevitabilmente la strada di Castello di Cisterna. Oggetti che diventano altri ricordi indelebili di quell’incontro. ” Non vi lasceremo soli, ho a cuore quello che è successo a lei e alle sue figlie “, la rassicurazione di Mattarella a Nadia. Quindi il commiato. Nadia con la piccola in braccio e la figlia primogenita quindicenne al fianco entra nella vettura guidata da un amico di famiglia. Durante il viaggio di ritorno da Roma i pensieri scorrono più veloci delle ruote dell’auto che la sta riportando a casa, a Castello di Cisterna. Si perchè la vedova dell’immigrato eroe ha scelto di vivere lì, nel paese della provincia di Napoli dove suo marito ha trovato la morte. Casa sua è lì. La primogenita del resto va a scuola nella vicina Pomigliano, al liceo Imbriani. Intanto Nadia pensa e riferisce ai suoi accompagnatori il bilancio della mattinata davvero speciale. ” Il capo dello Stato – racconta – ha ribadito che l’aiuto delle istituzioni sarà costante nel tempo “. Nadia fa capire che in prospettiva si apriranno alternative che potranno dare una certezza, una continuità a questo suo desiderio di restare in Italia, nel paese in cui suo marito è stato ucciso barbaramente. In macchina la vedova rilegge la pergamena che le ha dato il presidente. ” Anatolij ha dato un mirabile esempio di eccezionale tensione morale – c’è scritto – di elette virtù civiche e di straordinario coraggio a difesa dei valori della legalità, spinti fino all’estremo sacrificio, suscitando l’ammirata riconoscenza dell’Italia tutta “. Parole che riaccompagnano Nadia e le figlie a casa. Nel primo pomeriggio la famiglia Korol è già a Castello di Cisterna. La vita ricomincia da questo momento. Ma le cerimonie non sono finite. Nella vicina Pomigliano c’è alle porte un concerto di beneficenza per Anatolij. Nel frattempo le ultime scritte vergognose contro l’immigrato eroe sono state fatte cancellare dai muri del centro di Castello di Cisterna. Insulti terribili apposti venti giorni fa con vernice e pennarelli sulla chiesa madre, la chiesa di San Nicola, e su altri edifici vicini, nel giorno dell’arresto degli assassini di Korol, i fratellastri rapinatori Gianluca Ianuale, figlio del boss di camorra Vincenzo, e Marco Di Lorenzo. Ha provveduto il sindaco, Clemente Sorrentino, a far rimuovere quelle ingiurie tremende. Con un po’ di ritardo. Ma alla fine l’onta è stata lavata. Con qualche altro colpo di vernice, stavolta del comune.  
la pergamena del presidente in ricordo di Anatolij
la pergamena del presidente in ricordo di Anatolij

Le ricette di Biagio. Il baccalà degli antichi mestieri: il “vatecaro dei maccheroni” e il “trappetaro”.

Due antiche ricette per due antichi mestieri. Il “vatecaro dei maccheroni” sapeva acconciare sul carro i maccheroni in modo che la strada piena di fossi non li riducesse in “fregunaglie”. Il “trappetaro” manovrava il torchio per le olive.   Il baccalà del vatecaro dei maccheroni. Ingredienti (per 4 persone): un Kg. di baccalà già spugnato; olio; prezzemolo, aglio; 3 acciughe; un paio di peperoncini piccanti; olive nere; pane grattugiato; mezzo bicchiere di vino rosso. Preparate il baccalà come al solito, lavato,spinato e spellato; dividetelo in pezzi, disponete i pezzi in un tegame, e in acqua fredda, e mettete il tegame sul fuoco. Come incomincia a bollire, togliete i pezzi dal tegame e collocateli in un piatto, a sgocciolare. Non appena si sono asciugati, ungete con l’olio il fondo di un altro tegame, disponetevi i pezzi uno accanto all’altro, in modo che non si tocchino, cospargete equamente il baccalà con i capperi e le olive nere, aggiungete un frammento d’aglio e uno spruzzo di vino rosso, piazzate al centro del tegame i peperoncini piccanti e in mezzo ai pezzi i filetti delle acciughe. Coprite il tutto con il pane finemente grattugiato. Irrorate con gocce d’olio tutto lo strato del pane, e mettete il tegame nel forno. La perfetta “arruscatura” del pane vi dirà che il baccalà è pronto per la tavola. Il baccalà del trappetaro. Ingredienti (per 4 persone): un Kg. di baccalà già spugnato, un kg. di pomodori maturi; olio; una cipolla, due acciughe; mezzo bicchiere di vino rosso; sale; pepe. Preparate il baccalà come al solito, spugnato, lavato, spinato e spellato; tagliatelo in pezzetti minuti. In una casseruola preparate la salsa: l’olio, la cipolla tritata in finezza, le acciughe sfilettate e ridotte in frantumi, e i pomodori fatti in pezzi e liberati dai semi e dalla pelle. Quando la salsa è pronta, calatevi i frammenti di baccalà, e mentre salsa e baccalà diventano un denso amalgama, versate su questo “composto” un parco spruzzo di vino rosso. Dopo una decina di minuti, il “composto” è pronto per la tavola e per larghe fette di pane casereccio. In cucina e a tavola abbiamo usato il Vesuvio vivace rosso doc di alcune aziende vesuviane. Per motivi di spazio sono costretto a tralasciare l’aspetto più importante della cucina del baccalà, che è, a mio parere, la fase della “spugnatura”, dove si decidono la morbidezza e il livello del “salato” dei pezzi che andremo a cuocere. Ma sull’argomento ritornerò.   Biagio Ferrara   Chi come me frequentò a Napoli la Facoltà di Lettere Classiche nella seconda metà degli anni ‘60 ebbe la ventura di essere allievo di Francesco Arnaldi e di Salvatore Battaglia e di apprendere, con largo anticipo rispetto agli “universitari” di altre città, che la civiltà di un popolo comprende anche la cultura materiale, prima di tutto “la tavola”. Memorabili furono le lezioni di Salvatore D’ Elia, primo assistente di Arnaldi, sulla “tavola” di Trimalchione e sugli epigrammi “culinari” di Marziale, e fondamentale risultò la lettura che Battaglia faceva dei romanzi e delle novelle di Verga come documenti di storia siciliana. Salvatore Battaglia ci fece conoscere Lucien Febvre e Marc Bloch, e i metodi della nuova storiografia francese. Queste categorie mi sollecitarono a rileggere i ricordi “alimentari” dell’infanzia e dell’adolescenza e, in particolare, le dotte discussioni su cose di cucina che si svolgevano “int’’ a cortina d’’e pullieri”, dietro il Municipio, dove abitavo, e di cui erano protagoniste zì’ Speranza, zi’ Ninetta – indimenticabili il ragù e la frittata di maccheroni di zì Ninetta -,la signora Immacolata, la signora Eleonora . Ricordo l’esame occhiuto e implacabile a cui esse sottoponevano, uno per uno, i pomodori “ per fare le bottiglie” portati, con il carretto, da Chiarinella, “verdummara” sarnese. Sul cortile si affacciava il forno in cui il fornaio Giovanni preparava il pane per la bottega di “Vitone”: spesso, tra un “forno di pane” e l’altro, egli teneva cattedra sul significato di parole epiche, “mullicuso” e “sereticcio”. Il baccalà del “trappetaro” mia madre lo chiamava il “baccalà trappano”: l’intitolazione esatta la scoprii, durante il servizio militare, in una cantina di Forino, che preparava, con lo stocco e il baccalà, anche braciole di capra, e quando chiesi a Francesco D’Ascoli e a Lello Lupoli cosa “ci azzeccasse” quella ricetta con il “trappetaro”- il “maestro” che manovrava il torchio delle olive -, essi argomentarono che l’idea di congiunzione fosse la frantumazione: il baccalà frantumato come le olive. Qualche anno fa ho scoperto, grazie a Pietro De Paola, proprietario del ristorante “ Le Arcate” di Praja a Mare, che lo “stocco alla trappitara” è una ricetta calabrese in cui lo stocco viene “trattato” con i pomodori, con i peperoncini e con le olive. Vito Teti ha pubblicato questa ricetta nel suo splendido libro sulla “Storia del peperoncino”. “Il baccalà del vatecaro” , un baccalà gratinato promotore di generose bevute, i “vatecari”, carrettieri e trasportatori, lo trovavano in tutte le cantine disseminate lungo le strade più importanti. Poiché il baccalà è, all’origine, un cibo da “tavola” magra e penitenziale, un simbolo di pazienza, ho ampliato la denominazione in “vatecaro dei maccheroni”: un modesto omaggio a quei “vatecari” che ancora nei primi anni del ‘900 trasportavano “carte” e fasci di maccheroni da Torre Annunziata ai paesi del Vesuviano e del Nolano, lungo strade che buche, mucchi di terra, macigni e rovine di muri e di argini rendevano allora veri e propri percorsi di guerra: allora: oggi, invece… Questi “vatecari” erano degli artisti nel sistemare con metodo e con pazienza il carico, nel fermarlo saldamente con funi e canapi: e nell’evitare che al primo sobbalzare del carro incappato in un fosso i maccheroni si frantumassero in “fregunaglie”. Quuuu   Q