Perché danno tutti addosso al sindaco di Roma, dalla Destra alla Sinistra? Un importante monsignore dice che Marino a Filadelfia ha fatto la figura del “bischero”, del “baccalà”: ma crede che sia un “bischero” vero, o teme che le apparenze ingannino?
Ingredienti: un kg. di baccalà, cime di cavolfiori, una cipolla, uno spicchio d’aglio, sedano, una carota, due acciughe, 5 pomodorini maturi, un peperoncino forte, uva passa, alcuni gherigli di noce, prezzemolo, ½ bicchiere di vino rosso, olio e sale (poco). In una casseruola preparate un soffritto di olio cipolla aglio acciughe sminuzzate e quando le acciughe si sono sciolte aggiungete i pomodorini. Poco dopo versate molta acqua, calate il trito di peperoncino e prezzemolo, e lo “spezzatino” di carota e sedano. Quando il tutto bolle, versate prima i quadratini di baccalà già spellato e diliscato, e dopo 10-12 minuti l’uva passa, le cime dei cavolfiori , i gherigli delle noci tagliati ciascuno a metà, il mezzo bicchiere di vino rosso.. Lasciate bollire per una ventina di minuti, e poi servite la zuppa su larghe fette di pane casereccio. A tavola e in cucina consiglio di usare il Vesuvio vivace rosso delle cantine vesuviane.
Ho ammollato il baccalà – l’operazione è durata quasi due giorni- in un ampio catino, ma di tanto in tanto l’ho messo anche sotto l’acqua corrente, variando lo spessore e la velocità del flusso. Nel catino dove il baccalà era immerso c’erano anche numerose foglie di prezzemolo, di basilico e di menta.
Biagio Ferrara
Questa ricetta non l’abbiamo ancora “provata”, ma quando l’ho letta, per battezzarla, non so perché ho pensato al sindaco di Roma Ignazio Marino, all’asfissiante campagna che è in corso per costringerlo ad andarsene: lo fotografano di nascosto anche quando sta dal barbiere “ e la dissacrazione avanza a colpi di spazzola” (il Venerdì di Repubblica, 2 ottobre). Raramente ho visto un tale schieramento di forze ostili: gli attacchi sono continui e vi partecipano la Destra, la Sinistra e tutti i canali televisivi. Crozza interpreterà il sindaco Marino in ogni puntata del “Paese delle Meraviglie”: insomma ha messo il sindaco al posto del senatore Razzi. Venerdì sera il comico ha tuttavia notato che tutti danno addosso a Marino, anche quei giornalisti della TV e della carta stampata che non hanno mai parlato di “Mafia capitale” e nessuna campagna hanno condotto contro altri sindaci di Roma, che forse conoscevano più di Marino i signori Buzzi e Carminati. Ma lui stesso, il Crozza nazionale, “sfrutta” il sindaco di Roma – per imitazioni in verità poco ispirate –, però si guarda bene dal ridurre a “maschera” e a “macchietta” l’on. Verdini, che pure si è esposto a un uragano di battute, di frizzi e di lazzi paragonando sé stesso a un taxi: “ io sono il taxi che in 10 minuti ti porta da Berlusconi a Renzi”. ( La Repubblica, 27/09), e rivelando di aver giurato a Renzi: costruiremo insieme il partito della nazione. Amen.
Sapete quello che è successo a monsignor Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Secondo i giornali, credeva di parlare a telefono con il signor Renzi, e invece parlava con un imitatore, ingaggiato dalla trasmissione “La Zanzara” (la Repubblica, 39/09). Il tema della telefonata -trappola era la presenza di Marino, in prima fila, fasciato con il tricolore, alla messa celebrata dal Papa a Filadelfia. Invitato dal Papa ? No, ha detto Papa Francesco, io non l’ho invitato. Colpito. Affondato.. Ma chi abbia invitato Marino, chi abbia pagato il viaggio del sindaco e di due funzionari del Comune, e qual è il cachet che il sindaco ha ricevuto per la lectio magistralis che ha tenuto a Filadelfia, alla Temple University, sono temi che non ci interessano: i costi del viaggio, quali che siano, sono un niente nella storia recente della Città Eterna, in cui una cricca vorace di politici e di delinquenti organizzati si stava ( si sta?) mangiando anche le pietre del Colosseo: e se poi parlassero certe sacrestie… Durante la telefonata- trappola monsignor Paglia ha detto che Marino a Filadelfia era un “imbucato”, che ha cercato inutilmente di farsi ricevere da Papa Francesco, che Papa Francesco è “ fu-ri-bon-do” – proprio così, un “furibondo” sillabato -, e ha concluso, il monsignore, che Marino ha fatto “una figura da bischero”. In napoletano avremmo detto: “chisto sinnaco è proprio ‘nu cavulisciore, ‘nu baccalà”. Ma penso che alla radice della battuta toscaneggiante del monsignore ci sia il tarlo di un dubbio, l’urto tra due ipotesi.
Prima ipotesi: il sindaco è proprio così come appare: è un ingenuo, ‘nu cavulisciore, ‘nu baccalà: insomma. è uno che corre gioiosamente incontro alle mazzate e agli schiaffoni. Se questa è la situazione, possiamo noi monsignori organizzare il Giubileo con un sindaco così? Per il Giubileo ci serve un sindaco silenzioso, riservato, uno che non vada in giro a raccontare di tutto, che si tenga lontano dai microfoni. Il Giubileo è una cosa seria, ma seria seria. Ma come si sa, i grandi uomini di Chiesa non si fermano mai alle apparenze: anzi, più le apparenze sono evidenti, e più rosicanti diventano i sospetti. Scatta così la seconda ipotesi: e se Marino fa scena? Anche nella ricetta di Biagio i sapori poveri del baccalà e del cavolfiore esistono solo sulla carta: nel piatto, sono vinti e assorbiti dai sapori esotici, forti e anche un poco diabolici dell’uva passa, del peperoncino, del vino vesuviano, delle noci, delle acciughe. Questa ingenuità di Marino è troppo ingenua per essere vera: e poi c’è la questione dei diari… dell’abitudine di Marino di confessarsi non in parrocchia, ma scrivendo ogni sera su certi quadernetti ….Che sta scritto in questi quadernetti?
In questi casi la filosofia delle sacrestie consiglia prudenza. Forse ha ragione Renzi: “Il sindaco va cambiato, ma dopo l’ Anno santo” ( la Repubblica, 30/89). E infatti monsignor Paglia chiude così la telefonata con il falso Renzi: “Sei bravissimo. Complimenti. Andate avanti, tieni duro”. Il sig. Renzi terrà duro: non gli sarà difficile: stanno tutti con lui, dal monsignor Paglia al signor Verdini. Eppure, non si riesce a togliere la sedia di sindaco della Capitale da sotto il sedere di quel “bischero” là. E’ la vendetta del baccalà: lo lavi, lo profumi, lo immergi nella salsa di tutti gli odori più fini e preziosi, ma prima o poi ti arriva in bocca quel frammento, quella scaglia da cui si sprigiona, intatto, l’olezzo archetipo del “baccalare”, e allora tutti gli altri odori signorili, eleganti e riservati – l’uva passa, il pomodoro, la noce, le erbe – in un attimo si squagliano .
Dicono che il sig. Verdini, quello del taxi, sia un lettore di Pirandello. Nella Roma che pensa qualcuno sospetta che il dott. Marino vada oltre, sia l’incarnazione stessa di Pirandello. E poi il dott. Marino si chiama Ignazio… Un’ultima considerazione: se fosse capitato al dott. Marino di farsi trascinare in una telefonata con un imitatore di Renzi, Crozza avrebbe fatto una puntata speciale e sai quanti “bischero”…..



