Il capo dello Stato ha organizzato una cerimonia ristretta per tenere un filo diretto con Nadia, vedova del muratore ucraino Anatolij Korol.
“Mi dispiace dover fare questo evento, ma è un riconoscimento per l’eroismo di Anatolij “. Parole semplici e toccanti queste pronunciate ieri mattina dal dal Presidente della Repubblica, durante la consegna nelle mani delle vedova di Anatolj Korol, Nadia, della medaglia d’oro al valor civile e della pergamena presidenziale. E’ una cerimonia semplice quella che si svolge al Quirinale per ricordare la figura del muratore ucraino morto la sera del 29 agosto in un supermercato di Castello di Cisterna, ucciso nel tentativo di sventare una rapina. Al Quirinale non ci sono autorità locali, sindaci, forze dell’ordine, parlamentari. Ci sono solo il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e l’ambasciatore ucraino. Tutto voluto, tutto organizzato così da Sergio Mattarella. Che in questo modo trasforma l’evento in una sorta di incontro familiare, in cui nessuno può metterci il “cappello” e in cui c’è esclusivamente il rapporto diretto tra lui e la famiglia dell’immigrato eroe. Subito dopo la consegna della medaglia e della pergamena il presidente infatti si siede con Nadia, che tiene in braccio la bimba più piccola, di un anno e mezzo, uno scricciolo biondo che quella maledetta sera si trovava adagiata in un carrello della spesa nel supermercato della morte. Mattarella gioca con lei. La piccola per fortuna è vivace come mai. Rivolta tra le manine il telefonino del Capo dello Stato, la sua penna, un suo taccuino. Alla fine il Presidente si arrende. ” Prendi, prendi piccola, portati tutto a casa, non ti preoccupare “, le dice mentre la bambina s’impossessa di penna e blocco note. Penna e taccuino che prenderanno inevitabilmente la strada di Castello di Cisterna. Oggetti che diventano altri ricordi indelebili di quell’incontro. ” Non vi lasceremo soli, ho a cuore quello che è successo a lei e alle sue figlie “, la rassicurazione di Mattarella a Nadia. Quindi il commiato. Nadia con la piccola in braccio e la figlia primogenita quindicenne al fianco entra nella vettura guidata da un amico di famiglia. Durante il viaggio di ritorno da Roma i pensieri scorrono più veloci delle ruote dell’auto che la sta riportando a casa, a Castello di Cisterna. Si perchè la vedova dell’immigrato eroe ha scelto di vivere lì, nel paese della provincia di Napoli dove suo marito ha trovato la morte. Casa sua è lì. La primogenita del resto va a scuola nella vicina Pomigliano, al liceo Imbriani. Intanto Nadia pensa e riferisce ai suoi accompagnatori il bilancio della mattinata davvero speciale. ” Il capo dello Stato – racconta – ha ribadito che l’aiuto delle istituzioni sarà costante nel tempo “. Nadia fa capire che in prospettiva si apriranno alternative che potranno dare una certezza, una continuità a questo suo desiderio di restare in Italia, nel paese in cui suo marito è stato ucciso barbaramente. In macchina la vedova rilegge la pergamena che le ha dato il presidente. ” Anatolij ha dato un mirabile esempio di eccezionale tensione morale – c’è scritto – di elette virtù civiche e di straordinario coraggio a difesa dei valori della legalità, spinti fino all’estremo sacrificio, suscitando l’ammirata riconoscenza dell’Italia tutta “. Parole che riaccompagnano Nadia e le figlie a casa. Nel primo pomeriggio la famiglia Korol è già a Castello di Cisterna. La vita ricomincia da questo momento. Ma le cerimonie non sono finite. Nella vicina Pomigliano c’è alle porte un concerto di beneficenza per Anatolij. Nel frattempo le ultime scritte vergognose contro l’immigrato eroe sono state fatte cancellare dai muri del centro di Castello di Cisterna. Insulti terribili apposti venti giorni fa con vernice e pennarelli sulla chiesa madre, la chiesa di San Nicola, e su altri edifici vicini, nel giorno dell’arresto degli assassini di Korol, i fratellastri rapinatori Gianluca Ianuale, figlio del boss di camorra Vincenzo, e Marco Di Lorenzo. Ha provveduto il sindaco, Clemente Sorrentino, a far rimuovere quelle ingiurie tremende. Con un po’ di ritardo. Ma alla fine l’onta è stata lavata. Con qualche altro colpo di vernice, stavolta del comune.




