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Sant’Anastasia. Villa Tortora Brayda. Migliorata l’accessibilità

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All’incirca un anno fa, in questa stessa rubrica, dove raccogliamo le “seccature” derivanti dalle barriere architettoniche e dal disinteresse rispetto alle politiche sociali, scrissi del difficoltoso accesso alla villa comunale Tortora Brayda di Sant’Anastasia. Per essere più precisi, l’ingresso che mettemmo sotto la lente d’ingrandimento, sotto le luci della discordia, è quello aperto in via Alcide De Gasperi, lato parco Boschetto.

Siccome è mio solito bacchettare le istituzioni manchevoli, i politici che non fanno di tutto per offrire i migliori servizi ai cittadini, trovo che sia altrettanto giusto, in quelle rare occasioni che capita, informare i nostri lettori di eventuali sviluppi in merito alle storie da noi raccontate. Ed è precisamente questo uno di quei casi. La cosiddetta goccia nel mare.

Certo, non possiamo fare festa grande, esplodere fuochi d’artificio e preparare banchetti con ogni ben di Dio, eppure, un piccolo passo, un magro risultato, siamo pur riusciti ad ottenerlo.

Infatti, in risposta alla nostra segnalazione, oggi, l’ingresso di via Alcide De Gasperi, è stato alquanto migliorato. Come potrete del resto notare dalle immagini allegate a questo articolo, il vialetto, che fino ad un anno fa era incompleto, sconnesso e reso insidioso dalla presenza del terriccio, è stato portato a termine. È possibile notare, quindi, come la pavimentazione composta da pietre cementate al suolo, adesso ricopra tutta quanta la pendenza creando maggior aderenza. Hanno eliminato, inoltre, quel fastidioso palo che consentiva l’ingresso a chiunque tranne a coloro che si muovono su sedia a rotelle.

Lo commentai già a suo tempo senza avere gli attributi del profeta in patria: non si trattava di un’opera complicata da attuare. Di un intervento impossibile che, davanti alla costruzione delle piramidi, sarebbe apparsa interminabile. Bastava davvero poco per far sì che tutti, intendo senza distinzioni di capacità fisiche, potessero accedere al parco ed usufruire di un bene pubblico. Collettivo.

C’è voluto un anno, che in termini italiani non è né tanto né poco, affinché, dopo la terza inaugurazione, la villa divenisse discretamente usufruibile alle esigenze sociali di un disabile.

In quest’arco temporale, l’amministrazione Abete ha dimostrato che, volendo, ascoltando i propri cittadini, finanche quelli scoccianti e tediosi, è possibile migliorare il paese che tutti quanti noi abitiamo.

Attraverso questo aggiornamento, al di la della soddisfazione nel sottolineare questo progresso, ci tengo ad affermare che il quadro, nella sua totalità, non appare affatto completo. Definitivo. Che ogni cosa è stata portata a termine e non ci siano più priorità. Impellenze. Tutt’altro.

All’interno della villa Tortora Brayda, c’è ancora molto da lavorare in materia di accessibilità. Va realizzato, ad esempio, uno scivolo che permetta, a quanti sono in carrozzina, di poter scendere o salire dalla passerella che porta fino al ristorante Donna Giulia. Vanno creati, poi, percorsi tattili per non vedenti. Una segnaletica in Braille che gli consenta di orientarsi. E se proprio vogliamo essere pretenziosi, sentendoci quasi cittadini elvetici, andrebbero aggiunte, a quelle già presenti, delle giostre accessibili ai bambini diversamente abili. Credetemi, mi sembra così un sogno a descrivere questa roba che provo vergogna perfino a scriverlo.

È comunque apprezzabile, torno a ribadire, quanto fatto dall’amministrazione comunale. Con l’auspicio, però, che non si tratti di un caso isolato. Ma che possa essere, invece, il punto di partenza per un insieme di opere ed interventi che pongano una volta e per sempre la parola fine su questo odioso fardello che porta l’appellativo tecnico di: barriere architettoniche.

 

 

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