Scudetto Napoli: radiocomunicazioni al Centro del Coordinamento per la Sicurezza
Marigliano: città amica per i 4 zampe
Marigliano, nuovi controlli sullo smaltimento rifiuti: sanzioni per 2000 euro
Marigliano, nuovi controlli della Polizia Locale e dell’Ufficio Ambiente sullo smaltimento rifiuti: sanzioni per 2000 euro
Proseguono i controlli serrati da parte della Polizia Locale di Marigliano, in sinergia con l’Ufficio Ambiente guidato dall’ingegnere Terracciano. L’attenzione è ancora una volta rivolta all’operato della ditta incaricata dello smaltimento dei rifiuti, per verificare che la raccolta venga effettuata secondo le modalità previste dal servizio.
Nel corso degli ultimi accertamenti, gli agenti hanno rilevato gravi inadempienze: in particolare, è emerso che né la frazione del vetro né quella del secco erano state regolarmente raccolte. Di conseguenza, sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di 2.000 euro, con contestazioni formali rivolte alla società responsabile.
“Questa mappatura di controlli – ha dichiarato il Comandante della Polizia Locale, Nacar – non fa altro che innalzare il livello di sorveglianza sull’operato delle ditte. Il nostro obiettivo è garantire un corretto smaltimento dei rifiuti su tutto il territorio comunale.”
Un’azione di vigilanza capillare che rientra in un più ampio piano di monitoraggio costante, portato avanti con determinazione dall’amministrazione locale. “Insieme all’Ufficio Ambiente – ha aggiunto Nacar – stiamo lavorando affinché il servizio funzioni nel modo più efficace possibile, reprimendo ogni omissione e assicurando il rispetto delle regole da parte dei soggetti incaricati.”
L’intervento si inserisce nel più ampio impegno dell’amministrazione comunale per la tutela dell’ambiente e della qualità della vita dei cittadini, attraverso un sistema di raccolta rifiuti efficiente e trasparente.
Il chiarimento finisce nel sangue, la tragedia di Daniela e Ilaria: lei lascia pure una figlia
L’ultima sigaretta: un amore finito nel sangue tra Volla e Ponticelli
Una notte di maggio, silenziosa e densa, è stata squarciata da due colpi di pistola e una verità difficile da accettare. In una Renault parcheggiata in via Sturzo, a Volla, si è consumato l’ultimo atto di una relazione segnata da passione, conflitti e incomprensioni. Un addio diventato tragedia: Daniela Strazzullo, 31 anni, lotta tra la vita e la morte in un letto dell’Ospedale del Mare; Ilaria Capezzuto, 34 anni, non c’è più. Si è tolta la vita dopo aver premuto il grilletto contro la donna che diceva di amare.
Le due si erano incontrate per chiarirsi. Forse per lasciarsi con dignità, forse per dare un’ultima possibilità a un legame che aveva sfidato ostacoli, giudizi e convenzioni. Ma qualcosa è crollato. Secondo le prime indagini, è stata Daniela a voler troncare definitivamente, spezzando una dinamica diventata insostenibile. Ilaria, già segnata da difficoltà personali e familiari, non ha retto l’urto emotivo: ha portato con sé un’arma, una pistola con matricola abrasa, e l’ha usata.
Dopo aver ferito gravemente Daniela, è scesa dall’auto, ha camminato per una ventina di passi e si è sparata. La scena, raccontata da alcuni testimoni e ricostruita dai carabinieri, è agghiacciante: due vite spezzate in pochi istanti, due corpi segnati dalla violenza di un amore degenerato.
Dietro questo epilogo tragico si intrecciano storie di difficoltà e ribellioni. Daniela è figlia di un uomo noto ai margini della legalità napoletana, con un passato controverso legato alla gestione abusiva di stabilimenti balneari. Ilaria, madre di una bambina, viveva a San Giovanni a Teduccio, con alle spalle una relazione finita male e alcuni precedenti minori. Entrambe avevano chiuso i loro profili social da mesi, ma chi le conosceva parla di un legame forte, capace di resistere agli sguardi storti e alla mancanza di accettazione da parte di alcuni familiari.
I due quartieri d’origine si sono stretti attorno alle famiglie. Alla Torretta, dove vive Daniela, sono stati annullati eventi previsti per la partita del Napoli, in segno di rispetto. A San Giovanni, il dolore è palpabile: ora il pensiero è tutto per la figlia di Ilaria, a cui bisognerà garantire un futuro sereno, nonostante il lutto e lo shock.
Scampia una sartoria sociale nel bene confiscato alla camorra,
A Scampia una sartoria sociale nel bene confiscato alla camorra, con corsi di formazione per i giovani a rischio , un hub di legalità di oltre 1000 mq per creare lavoro e opportunità sul territorio.
Nasce a Via Roma verso Scampia n. 110, il seme dei legalità della sartoria sociale @fattoascampia nel progetto “Tessitori di Bene”. Un progetto sostenuto dalla Fondazione Con il Sud nell’ambito dell’Avviso “Beni Confiscati alle mafie 2023”, e promosso dalla Fondazione Città Nuova ETS in partenariato con l’Associazione di promozione sociale Chi rom e … chi no, dalla Fondazione Jorit e da L’Orsa Maggiore Coop. Soc.
Da luogo simbolo del potere malavitoso a luogo di speranza e legalità. È questa la forza di un progetto concreto, che ha radici profonde, e che è frutto di un percorso costruito nel tempo e con grande dedizione e passione. La Sartoria @fattoascampia, annovera tra i suoi soci 16 ragazze del quartiere che grazie ad un percorso di Istruzione e Formazione Professionale hanno imparato un mestiere e costituito la cooperativa. Ragazze che avevano abbandonato la scuola ed erano state segnalate dai servizi sociali e che oggi sono pronte a formare altri ragazzi del quartiere in un bene confiscato alla camorra. L’obiettivo è quello di creare un proprio hub sociale in grado di offrire integrazione sociale, lavorativa ed economica.
All’evento di avvio di avvio dei lavori hanno partecipato l’Assessore alla Legalità della Regione Campania, Prefetto Mario Morcone, il Presidente della Fondazione Con il Sud, prof. Stefano Consiglio, Roberto Sanseverino, Presidente della Fondazione Città Nuova, il dirigente del Comune di Napoli dell’Ufficio Beni Confiscati, Nunzia Ragosta, Jorit, che con la sua Fondazione sostiene il Progetto, il Presidente Commissione Affari Sociali del Comune di Napoli, Massimo Cilenti, i presbiteri della Chiesa di Napoli del Decanato 7 e del Decanato 8 ed altre cariche istituzionali ed amministrative del territorio.
Il Progetto mira alla creazione di un polo di sviluppo integrato in una delle aree più fragili della città di Napoli, Secondigliano-Scampia, con l’obiettivo di favorire la crescita sociale, culturale ed economica della comunità attraverso l’avvio di una iniziativa di imprenditorialità sociale legata all’implementazione della Sartoria sociale fatto@scampia.
“In Campania stiamo facendo un grande lavoro”, ha dichiarato Mario Morcone, Assessore alla Legalità della Regione Campania, “La restituzione di quello che la criminalità ha strappato ai cittadini porta posti di lavoro ai giovani e innovazione. Questa è la strada giusta. Finalmente si comincia a capire che al bene confiscato non si legano attività di “nicchia” ma tutto può trasformarsi in vere opportunità di futuro”.
“Abbiamo tolto un bene alla criminalità e allo stesso tempo abbiamo dato la possibilità ai ragazzi di immergersi nel mondo del tessile formandoli come sarti. Spiega Roberto Sanseverino Presidente della Fondazione Città Nuova- “Dietro al progetto c’è dunque un doppio significato. Abbiamo iniziato sei anni fa con sedici ragazze, oggi abbiamo 122 partecipanti. E’ un grande successo. Legalità non significa non rubare ma significa avere un lavoro dignitoso, diritto alle ferie, maternità e pensione.”
“Scegliere questo percorso mi è servito tantissimo”. Spiega Alessia, una delle sartine di Scampia. “Sono felice di quanto costruito con tutte le persone che mi hanno affiancato. All’inizio avevo un po’ di dubbi, anche per inesperienza. Guardandomi indietro, posso dire che non ho mai fatto scelta migliore. Tutti insieme raggiungeremo ulteriori soddisfazioni”.
A Napoli in scena l’eccellenza di Pomigliano danza
Un doppio appuntamento che ha emozionato, formato e lasciato una traccia viva nel cuore di chi c’era. Grazie per l’attenzione.
Cordiali Saluti Paolo PiconeDa Marigliano a Pomigliano e ritorno, Nacar ora denuncia in un dossier: “Fango su di me”
Rievocazione storica Acerra, ARPAC: situazione dell’aria grave. Evento a rischio?
Ex sindaca arrestata, sistema clientare travolge tutto: i retroscena dell’indagine
Dietro le quinte del caso San Vitaliano: il sistema clientelare che ha travolto un’intera amministrazione
Un’inchiesta dalle ramificazioni profonde sta scuotendo le fondamenta del Comune di San Vitaliano, portando alla luce dinamiche oscure che, secondo gli inquirenti, avrebbero trasformato l’amministrazione locale in un centro di potere piegato a logiche clientelari. Al centro del ciclone giudiziario c’è l’ex sindaca Rosalia Masi, ora detenuta nel carcere di Secondigliano, accusata di aver diretto – insieme ad altri membri chiave dell’apparato comunale – una gestione personalistica e irregolare della cosa pubblica.
Le accuse sono gravi: tentata concussione, corruzione, turbativa d’asta e depistaggio. Un quadro che delinea, nelle parole degli investigatori, un sistema in cui l’interesse pubblico sarebbe stato sistematicamente subordinato a favori, relazioni personali e accordi sottobanco. Con lei, altre otto persone sono finite nel mirino della Procura di Nola, tra cui il marito Vitaliano Vellusi – anch’egli in carcere – il vicesindaco Vitaliano Sasso e il comandante della Polizia municipale, Gabriele Fiore.
Il blitz, avvenuto all’alba di ieri congiuntamente tra la Squadra Mobile di Napoli e i carabinieri di San Vitaliano, ha dato esecuzione a misure cautelari e perquisizioni in diversi uffici e abitazioni. Il tutto si inserisce in una fase ancora preliminare dell’indagine, nella quale tuttavia il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti i rischi di inquinamento probatorio, reiterazione del reato e pericolo di fuga.
Il retroscena: una rete di ruoli strategici e interessi incrociati
Secondo gli atti dell’inchiesta, l’ex sindaca e il marito – già dirigente delle Politiche sociali – non agivano isolati. Le accuse ipotizzano un sodalizio operativo che coinvolgeva il comandante della municipale e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico. Una regia parallela che, stando alle accuse, avrebbe influenzato gare d’appalto, come quella per il servizio di igiene urbana, e favorito determinati soggetti economici.
Un intero ecosistema – tra amministratori, dirigenti tecnici e imprenditori – accusato di aver agito in sinergia per spartirsi pezzi di gestione pubblica e garantire vantaggi reciproci. Sarebbero emersi episodi ricostruiti grazie a intercettazioni e riscontri documentali che gettano ombre su affidamenti, nomine e pratiche amministrative.
Le dimissioni non bastano
Rosalia Masi aveva presentato le proprie dimissioni il 13 maggio, sperando forse di attenuare le conseguenze giudiziarie. Ma l’atto, portato al cospetto del Gip durante l’interrogatorio di garanzia, non è stato sufficiente. La misura cautelare è stata eseguita lo stesso. Davanti al giudice, la Masi ha scelto il silenzio, lasciando solo poche parole: «C’è qualcuno che mi perseguita e vuole farmi del male. E ci è riuscito».
I suoi legali, Luca Capasso e Domenico Dello Iacono, hanno già impugnato il provvedimento ricorrendo al Tribunale del Riesame. Capasso non ha risparmiato critiche all’impianto normativo che regola la custodia cautelare, definendo la riforma Nordio «un aborto giuridico».
Il punto di rottura: una denuncia che ha innescato l’inchiesta
Tutto ha avuto origine, secondo quanto trapelato, da una denuncia presentata a gennaio 2024 da un soggetto che si sentiva penalizzato e minacciato dal clima interno all’amministrazione. È da lì che i carabinieri hanno iniziato a scavare, scoprendo quello che sembrerebbe un meccanismo consolidato, fatto di pressioni indebite, affidamenti pilotati e commistioni tra politica e interessi privati.
Sospeso il consiglio comunale, arriva il commissario
Le dimissioni non si sono fermate alla Masi: anche il vicesindaco e l’intera maggioranza consiliare si sono fatti da parte, travolti dal caso. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto la sospensione del consiglio comunale e nominato un commissario prefettizio: sarà il viceprefetto Carolina Iovino a gestire temporaneamente il governo della città, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso.
San Vitaliano resta così sotto una cappa pesante, con i cittadini spettatori di una vicenda che apre interrogativi profondi sulla trasparenza della gestione amministrativa e sul sistema di potere che avrebbe dominato per troppo tempo, nell’ombra.
Circumvesuviana, treno fermo sulla Napoli-Sorrento, due studentesse si sentono male
Malore per due giovani studentesse sulla linea Napoli-Sorrento della Circumvesuviana. Lo sdegno dei comitati pendolari vesuviani.
Ancora una giornata da incubo per i pendolari della Circumvesuviana. Nella mattinata di ieri, tra le 9 e le 13, l’ennesimo disservizio sulla linea per Sorrento ha lasciato centinaia di passeggeri bloccati, senza informazioni né assistenza. Tra loro, anche due giovani studentesse, costrette infine a rinunciare al viaggio e a fare ritorno a casa.
Una volta rientrate, entrambe hanno accusato gravi malesseri fisici. Una delle due ha avuto un malore già in serata, tanto da rendere necessario l’intervento della guardia medica. Durante la notte le sue condizioni sono peggiorate, richiedendo un nuovo intervento: il medico ha ipotizzato un colpo di calore come possibile causa. Anche l’altra studentessa ha manifestato sintomi simili, con episodi di vomito nel pomeriggio.
Quasi quotidianamente, ritardi e cancellazioni causano sovraffollamenti sui treni di tutte le linee vesuviane. L’episodio di ieri è solo uno dei tanti denunciati dai comitati dei pendolari, che hanno espresso indignazione e rabbia nei confronti dell’EAV, soprattutto alla luce della chiusura per quattro mesi della linea per Baiano.
“Ecco a cosa portano questi continui disservizi: non solo disagi e ritardi, ma veri e propri rischi per la salute. I disservizi sconquassano piani di vita, distruggono giornate, compromettono studio, lavoro e benessere. Basta! Questa dirigenza dell’EAV, già da ieri, deve andare via!”, si legge in una nota diffusa dai comitati.

