Blitz ferragostano della Dda: arrestato per aver minacciato imprenditore per il pizzo

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militari del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale della custodia in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di un soggetto riconducibile al clan camorristico GALLO/CAVALIERI, operante in Torre Annunziata, indagato per atti persecutori e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato eseguito in Torre Annunziata, ove l’indagato era al momento libero e scaturisce da attività di indagine, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, in seguito alla denuncia sporta da un imprenditore oplontino in data 26 luglio 2025, amministratore di azienda operante nel campo farmaceutico, ed in seguito a successive denunce da parte di un socio aziendale, anch’egli vittima dei medesimi atti persecutori, che ha consentito di: – accertare la sussistenza di una serie di episodi intimidatori e violenti che duravano da circa un anno e che negli ultimi tempi stavano vivendo una nuova recrudescenza a causa del comportamento aggressivo dell’autore del reato che esigeva denaro o un posto di lavoro, arrivando ad attendere sotto casa le vittime ed i loro familiari, danneggiando le loro autovetture, imbrattando la saracinesca dei loro garage, recapitando scritti minatori, cospargendo di liquido infiammabile uno dei luoghi di lavoro e minacciando di dare fuoco alla struttura; – verificare l’intensificarsi degli atti persecutori nei giorni compresi tra il 12 e 14 agosto 2025; – appurare che l’azione criminosa sarebbe stata posta in essere con metodo e finalità camorristica, facendo leva sulla sua appartenenza – per legami di parentela- al clan “Gallo-Cavalieri” attivo in Torre Annunziata. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, veniva associato presso il Centro Penitenziario di Napoli Secondigliano. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Le ricette di Biagio: spaghetti cacio e pepe. Il pepe sulla tavola di Greci e Romani

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Nel secondo capitolo del suo splendido libro “Storia del peperoncino”, pubblicato dall’editore Donzelli nel 2007, Vito Teti traccia una breve, sfiziosa storia del pepe, ricordandoci che il pepe era già noto ai Greci e ai Romani e che la Scuola medica salernitana lo considerava rimedio prezioso contro la tosse, contro la febbre e contro la bile nera, la malinconia e la fiacchezza del corpo. I tre tipi di pepe, il bianco, il nero e il lungo, venivano dall’India e furono gli Egiziani a diffonderne l’uso nel Mediterraneo.

Ingredienti

  • 320 grammi di spaghetti
  • gr.200 di pecorino romano
  • 2 cucchiai di pepe nero in grani
  • sale
Pestate i grani di pepe in un mortaio fino a ridurli a una polvere fine. Grattugiate il formaggio in un’ampia ciotola, unite il pepe, scaldate l’acqua per la pasta e, al momento opportuno, “calate” gli spaghetti. Versate nella ciotola con il pecorino un po’ di acqua di cottura e mescolate energicamente con una “frusta” fino ad ottenere una cremina. Scolate gli spaghetti, trasferiteli nella ciotola con il formaggio e mantecate. Preparate i piatti di portata e servite in tavola, dopo aver cosparso gli spaghetti con un velo di pepe. (L’immagine deriva dal sito “Casa Pappagallo” e la ricetta dal sito “Cucchiaio d’argento”).
Senza il sale del dramma e il pepe dei capricci, l’amore perderebbe il suo buon sapore (F. Caramagna).
Ci dice Ateneo nei “Deipnosofisti” che il pepe era già noto ai Greci nel V sec. a.C., ma non era molto diffuso. E Plutarco nelle “Questioni conviviali” conferma che i vecchi dei suoi tempi non lo conoscevano. Poi si incominciò a usare il pepe, la mirra e il cipero per aromatizzare il vino: il cipero era un’erba bianca, presente in Egitto, a Rodi e nel deserto libico, presso l’oracolo di Ammone, usata in medicina come rimedio contro le ulcere. Il commediografo Antifane (408- 334 a.C.) ci rivela che per qualche tempo il commercio del pepe fu pericoloso, “se qualcuno lo porta qui, lo accusano come spia e lo torturano”: infatti il pepe arrivava dall’India attraverso la Persia e perciò chi ne faceva commercio veniva sospettato di essere una spia del re di Persia. Teofrasto (371- 287 a.C.) scrive che ci sono due specie del “frutto che chiamiamo pepe”, “una specie è rotonda come la veccia, con l’involucro rossiccio, l’altra piuttosto allungata, nera, con semi simili al papavero. Questa è molto più forte dell’altra, ma entrambe hanno effetto calorifico: perciò esse aiutano anche contro gli effetti della cicuta”. Socrate morì avvelenato dalla cicuta: come antidoti di questa erba velenosa erano indicati, oltre al pepe, anche l’incenso e, dice Platone, il vino. A poco a poco il pepe divenne ingrediente fondamentale nella cucina dei frutti di mare e venne impiegato anche nella preparazione di due tipi di pane: lo “streptikios”, “il pane rivoltato”, che richiedeva anche l’uso di un po’ di latte e di olio, e “l’artolaganon”, nell’impasto del quale entrava, oltre al pepe, al latte e all’olio, anche un po’ di vino leggero. Plinio il Vecchio, che rivelò ai Romani l’esistenza anche del “pepe bianco”, si chiedeva, sorpreso, perché il pepe avesse avuto tanto successo: “…e dire che piace solo per il gusto amaro e lo si va a cercare nell’ India. Chi per primo volle sperimentarlo nei cibi, chi volle stuzzicare il proprio appetito senza aspettare di aver fame? Il pepe e lo zenzero nei loro paesi crescono allo stato selvatico, eppure si comprano a peso come l’oro e l’argento.”. E il trionfo del pepe non si ferma più: tra i secoli XI e XVI l’uso delle spezie diventa, scrive Ferdinand Braudel, “una vera e propria mania”, e al centro di questa mania si accampa quella che Massimo Montanari chiama “la follia del pepe”, ricercato non solo come condimento, ma anche come “medicina”: tra l’altro, tutte le scuole mediche gli attribuivano un solido potere afrodisiaco: a questo potere allude certamente la proposizione in lingua napoletana “ chisto tene ‘o pepe”. Notava Braudel che “la mania delle spezie” appare legata anche al fascino che l’Oriente esercitava sugli occidentali, spingendoli a immaginare l’esistenza dei Paesi di Cuccagna e dei Paradisi terrestri. “Interessante e divertente” Vito Teti definisce il saggio di C.M. Cipolla sul “ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo”: “alcuni studiosi – scrive il Teti – hanno sottolineato come la domanda e il commercio del pepe e delle altre spezie orientali abbiano giocato un ruolo fondamentale per le Crociate”.

Napoli, il borsino nella settimana d’esordio tra mercato e campo: i nomi in ballo

Manca sempre meno al ritorno in campo dei campioni d’Italia, che avverrà sabato pomeriggio alle 18:30 in casa del Sassuolo, e il Napoli è ancora un cantiere aperto. Infatti, la rosa, nonostante i sei acquisti fatti fino a questo momento, è ancora incompleta ed è necessario lo stesso sforzo dell’anno scorso, quando dopo Ferragosto sono arrivati ben quattro acquisti, uno più decisivo dell’altro. Se Gutierrez dal Girona è atteso in Italia nella giornata di lunedì, è ancora in corso la telenovela Juanlu Sanchez, con le parti che starebbero discutendo sulla percentuale di futura rivendita; sullo sfondo il possibile ritorno di Elmas, l’arrivo di un sesto centrocampista come Diouf del Lens che possa sostituire Anguissa, e la mai spenta suggestione Lookman. Passando al calcio giocato, nel corso dei due ritiri gli azzurri hanno affrontato una serie di amichevoli, l’ultima delle quali contro l’Olympiacos vinta per 2-1. Da un test all’altro, i ragazzi di mister Conte hanno gradualmente aumentato i giri del motore, con un picco di condizione fisica previsto dopo la sosta nazionali a settembre. Sul piano tattico, il modulo base resta il 4-3-3 (motivo per cui si continua a cercare un’ala), anche se negli ultimi giorni di ritiro è stato provato il 4-4-1-1 con McTominay alto a sinistra e De Bruyne al fianco di Lukaku, principalmente a causa delle difficoltà di Lang. Sono giorni cruciali per la costruzione definitiva del Napoli che verrà.

Strage di Forio, killer e vittima sono di Pomigliano: la segnalazione ai carabinieri prima della mattanza

Pomigliano d’Arco al centro della tragedia di Forio d’Ischia: la vendetta di Antonio Luongo   Una vicenda assurda e dolorosa lega indissolubilmente Pomigliano d’Arco — città d’origine della coppia e del drammatico assassino — alla strage consumatasi a Forio d’Ischia nel pomeriggio di ieri. Lì, Antonio Luongo, 70 anni, originario di Pomigliano d’Arco, si è trasformato in un killer nel cuore dell’estate turistica isolana. Luongo ha viaggiato da Napoli fino all’isola verde con una pistola nascosta nella sua valigia, raggiungendo Forio nella zona del Cuotto, tra alberghi e passanti ignari . Davanti agli occhi attoniti di bagnanti e turisti, ha aperto il fuoco contro Nunzio Russo Spena, 49 anni, anch’egli di Pomigliano d’Arco e oggi compagno della sua ex moglie, e contro la madre di lei, Zinoviya Knihnitska, ucraina di 63 anni. Entrambi sono stati uccisi sul colpo . La caccia si è quindi trasformata in un inseguimento: Luongo ha rintracciato l’ex moglie, Lyudmyla Velykgolova, 42 anni, e le ha esploso contro sei proiettili mentre tentava di rifugiarsi nel portone di casa con il resto della famiglia. La donna è gravissima, ricoverata all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, operata per salvarle la vita: sarà ora trasferita a Pozzuoli. Dopo aver compiuto la missione di morte, Luongo ha rivolto l’arma contro se stesso, suicidandosi poco dopo mentre veniva trasportato in ospedale . A Pomigliano d’Arco, città tradizionalmente legata all’industria e alla comunità a notizia ha colpito come un fulmine a ciel sereno. Non solo per la provenienza dell’assassino ma anche perché la vittima, Russo Spena, era anch’egli un concittadino: un operaio di Pomigliano tragicamente strappato alla vita da una furia premeditata. I Carabinieri della compagnia di Ischia, insieme al nucleo investigativo scientifico, stanno ora cercando di fare luce su dinamiche e responsabilità: dalle segnalazioni precedenti alla tragedia fino ai possibili strumenti di prevenzione non attivati in tempo utile. Rimane il dolore acuto di una comunità che si interroga su come possa una storia di stalking e tensioni familiari degenerare in un massacro,. La denuncia Il fatto è avvenuto in via Provinciale Panza, nella zona del Cuotto, a pochi metri da un grande albergo affacciato sulla baia di Citara, sotto gli occhi attoniti di turisti e residenti che hanno assistito a una scena da incubo.   Secondo quanto riferito dai parenti, il rapporto tra Lyudmyla e l’ex marito – segnato da oltre trent’anni di differenza d’età – era stato caratterizzato da violenze domestiche e ripetuti episodi di stalking, mai denunciati formalmente. La coppia si era separata con il divorzio nel 2021, ma le tensioni non erano mai cessate.   Nelle ore precedenti alla tragedia, alcuni familiari avevano notato Luongo nei pressi dell’abitazione e si erano rivolti ai carabinieri di Forio, temendo il peggio. Una segnalazione formale era stata raccolta, ma non è bastata a evitare il dramma.    

Ciao mito della tv: è morto Pippo Baudo

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La televisione italiana perde il suo simbolo più grande: Pippo Baudo è morto a 89 anni, in un sabato sera che sembra scritto dal destino. Proprio la sera dei suoi varietà, quella fascia oraria che lui aveva trasformato in un rito collettivo.   Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, nato a Militello in Val di Catania nel 1936, è stato più di un presentatore: un costruttore di format, un talent scout, un maestro di intrattenimento. Dopo gli esordi come pianista e cantante, entrò in Rai negli anni Sessanta e si impose con Settevoci. Nel 1968 salì per la prima volta sul palco dell’Ariston e da allora Sanremo non sarebbe stato più lo stesso: tredici conduzioni in totale, di cui sette anche come direttore artistico.   Il sabato sera, il grande show televisivo, era il suo regno: da Fantastico a Canzonissima, da Domenica In a Serata d’onore, il pubblico sapeva che davanti allo schermo avrebbe trovato il suo carisma rassicurante e la sua professionalità. Non a caso ha lanciato o rilanciato figure che avrebbero segnato la musica e lo spettacolo italiano, da Giorgia a Bocelli, da Lorella Cuccarini a Laura Pausini.   La sua carriera ha attraversato anche parentesi nelle tv private, ma il legame più forte è rimasto sempre con la Rai, dove negli anni Novanta fu anche direttore artistico di Rai 1. Negli ultimi tempi si era ritirato a vita privata, rifiutando comparsate e interviste, pur restando nell’immaginario collettivo come “il maestro”.

Spara contro ex, nuovo compagno e madre di lei. Poi si ammazza

  La dinamica – Sparatoria choc a Forio d’Ischia: intorno alle 18, in via provinciale Panza 350, un 69enne ha assassinato due persone e ferito gravemente una terza, prima di togliersi la vita. Le vittime sono il compagno e la madre della sua ex moglie, un 48enne e un 63enne di origini ucraine. Entrambi sono morti sul posto, raggiunti dai proiettili esplosi dall’uomo. Non soddisfatto, avrebbe inseguito anche la sua ex moglie, una 42enne, anch’essa di origini ucraine, colpendola con più colpi d’arma da fuoco. La donna è stata immediatamente soccorsa e trasferita all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, dove resta in condizioni critiche, con prognosi riservata. Dopo la furia omicida, il 69enne ha rivolto l’arma contro sé stesso. La zona, a forte vocazione turistica, è stata teatro di attimi di terrore. I carabinieri stanno cercando di chiarire i motivi di quella che appare come una drammatica vicenda familiare. Le ultime Dramma a Cuotto di Forio, una delle zone turistiche più frequentate dell’isola d’Ischia. Poco dopo il tramonto tre persone sono rimaste uccise in una sparatoria avvenuta davanti a un bar della zona. Secondo quanto trapelato, si sarebbe trattato di un gesto dettato da motivi passionali: un uomo avrebbe fatto fuoco contro il rivale e una donna straniera, per poi rivolgere la pistola contro se stesso. Ci sarebbe anche una quarta persona rimasta ferita.   Il duplice omicidio-suicidio ha gettato nello sconforto la comunità e i tanti presenti che, nel cuore di agosto, affollano la località turistica. I colpi esplosi hanno provocato momenti di panico, con residenti e turisti che hanno cercato riparo lungo la strada.   Sul posto sono arrivati in pochi minuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini. Gli investigatori stanno verificando la dinamica e ascoltando testimoni oculari per chiarire ogni dettaglio della vicenda. Intanto l’area davanti bar è stata isolata per consentire i rilievi. Le prime notizie Una giornata di festa si è così trasformata in tragedia. La comunità di Forio e tutta l’isola d’Ischia restano sgomente di fronte a un fatto di sangue che ha colpito nel cuore di una delle sue zone turistiche più frequentate. Una sparatoria si è verificata oggi nella zona Cuotto, sulla Provinciale per Panza, a Forio d’Ischia. L’episodio è avvenuto in un bar molto frequentato, situato a ridosso della strada provinciale e affollato di turisti che si erano radunati per ammirare il tramonto e gustare un aperitivo con vista mare. All’improvviso diversi colpi d’arma da fuoco hanno interrotto la tranquillità del pomeriggio di metà agosto: tre le persone coinvolte, di cui due in condizioni gravi. L’area a ridosso della Provinciale che conduce al Belvedere, nota per il suo panorama mozzafiato, si è trasformata in pochi istanti in uno scenario di caos e paura, con i presenti che hanno cercato rifugio all’esterno del locale. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e le ambulanze del 118, che hanno trasportato i feriti d’urgenza in ospedale. Le indagini sono in corso per ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare le cause della sparatoria.  

Il Mediano è con Monica: il coraggio non è vittimismo

Ci sono momenti nella vita in cui il silenzio diventa complicità. Questo è uno di quei momenti.
Come redazione de Il Mediano sentiamo il dovere di esprimere pubblicamente la nostra vicinanza e solidarietà a Monica Cito, collega e donna che da anni combatte con una malattia difficile e dolorosa, e che oggi si trova a dover affrontare non soltanto le angosce della situazione, ma anche gli attacchi meschini provenienti da Brusciano, da chi vorrebbe trasformare il suo dolore in un’arma politica.

È inaccettabile. Non solo perché offende una persona che sta lottando con coraggio, ma perché ferisce l’intera comunità. “Il dolore condiviso diventa più leggero”, scriveva Goethe: Monica ha scelto di raccontare la propria battaglia non per esibizione, ma per donare a chi legge una speranza, un esempio, una testimonianza di verità.

Definire “vittimismo” la sua scelta è non soltanto ingiusto, ma disumano. È segno di una politica che smarrisce il senso più autentico dell’impegno pubblico: l’umanità. “Non si governa una città senza cuore” – lo dimostrano queste parole che pesano più di mille programmi elettorali.

Monica non chiede pietà. Chiede rispetto. E noi siamo con lei e con tutte le persone che trovano forza nei suoi scritti. Raccontare la malattia non è mai un atto di debolezza: è semmai un atto di straordinario coraggio.

A chi l’ha insultata, resta soltanto la miseria delle proprie parole. Alla comunità civile resta invece un esempio luminoso: quello di una donna che continua a lottare, che non rinuncia alla verità, che trasforma la sofferenza in un messaggio d’amore.

E a Monica vogliamo dire: “Continua a scrivere. Non smettere mai. La tua voce è un bene per tutti noi”.

Notte di paura a Casoria, pizzeria danneggiata da una forte esplosione

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Momenti di tensione si sono vissuti nel cuore di Casoria durante la notte. Intorno alle 2:45, un’esplosione ha rotto la quiete, svegliando decine di cittadini. In tanti, impauriti, hanno aperto le finestre e si sono riversati sui balconi per cercare di capire l’origine di quel fragore, accompagnato da fumo scuro e dal rumore sordo dei vetri andati in frantumi.

L’episodio si è verificato in via Principe di Piemonte, davanti a una nota pizzeria della zona. Secondo le prime ricostruzioni, a provocare il boato sarebbe stato un grosso petardo fatto esplodere davanti alla vetrina del locale. L’onda d’urto ha mandato in frantumi i vetri della facciata e ha danneggiato parte dell’ingresso, lasciando i segni evidenti dell’accaduto.

Subito dopo l’esplosione sono giunti sul posto i carabinieri della tenenza di Arzano, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato le indagini. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e verificando eventuali immagini di videosorveglianza per ricostruire con precisione cosa sia successo e chi possa aver piazzato l’ordigno.

Per fortuna, non si registrano feriti. Al momento dello scoppio la strada era praticamente deserta e nessun passante è rimasto coinvolto. La paura, però, è stata tanta, con i residenti che hanno raccontato di aver temuto il peggio.

Restano aperte tutte le ipotesi sulla matrice: gli inquirenti non escludono che possa trattarsi di un atto intimidatorio o di un gesto dimostrativo. La comunità locale, turbata da quanto accaduto, attende ora risposte rapide dalle autorità.

Foto di repertorio

Incidente sull’Asse Mediano, muore a 26 anni: era agente della Polizia Penitenziaria

Un’altra tragedia della strada ha colpito la Campania nel giorno di Ferragosto. A perdere la vita è stato Giuseppe Di Micco, 26 anni, nativo di Acerra e originario di Afragola, rimasto vittima di un grave incidente lungo l’Asse Mediano.

Secondo una prima ricostruzione, il giovane avrebbe perso il controllo della sua auto, finendo contro il guardrail. L’impatto è stato violentissimo. Subito soccorso, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale del Mare di Napoli, dove i medici hanno fatto di tutto per salvarlo. Purtroppo, le ferite riportate non gli hanno lasciato scampo e il 26enne è deceduto in tarda serata.

La vittima non era un ragazzo qualunque: Giuseppe prestava servizio come agente della Polizia Penitenziaria e lavorava in un istituto carcerario della provincia di Firenze. Una carriera intrapresa con serietà e impegno, che lo aveva portato lontano dalla sua terra, pur restando legatissimo alle proprie origini.

La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente sia la comunità di Acerra che quella di Afragola, dove era molto conosciuto e stimato. In poche ore i messaggi di cordoglio hanno invaso i social, testimonianza dell’affetto e della vicinanza di amici, colleghi e semplici conoscenti. In tanti lo ricordano come un giovane solare, sempre pronto ad aiutare gli altri, con un futuro ancora tutto da scrivere.

I carabinieri stanno lavorando per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente, mentre la salma è stata restituita ai familiari per l’ultimo saluto. Le esequie si preannunciano molto partecipate, con la presenza di parenti, amici e colleghi che vorranno stringersi intorno alla famiglia in questo momento di dolore.

Un destino crudele ha spezzato troppo presto la vita di Giuseppe Di Micco, lasciando un vuoto enorme nella sua comunità e tra chi lo aveva conosciuto.

Fermato dopo inseguimento a Volla: era su uno scooter rubato

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VOLLA: fugge con uno scooter rubato, 20enne arrestato dai Carabinieri E’ di Ponticelli e ha 20 anni. Da questa notte è in camera di sicurezza, arrestato dai Carabinieri della stazione di Volla per resistenza e ricettazione. I militari lo hanno notato in via Lufrano, nei pressi di un distributore di carburanti. Complici alcuni recenti furti di veicoli in zona e l’atteggiamento sospetto del giovane, i carabinieri hanno deciso di approfondire. Il 20enne non li ha attesi, ha avviato lo scooter ed è fuggito. L’inseguimento è durato poco. Il giovane è stato ammanettato, lo scooter sequestrato perché provento proprio di un furto commesso poche ore prima. Antonio Di Dato è ora in attesa di giudizio.