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Le ricette di Biagio: spaghetti cacio e pepe. Il pepe sulla tavola di Greci e Romani
Ingredienti
- 320 grammi di spaghetti
- gr.200 di pecorino romano
- 2 cucchiai di pepe nero in grani
- sale
Senza il sale del dramma e il pepe dei capricci, l’amore perderebbe il suo buon sapore (F. Caramagna).Ci dice Ateneo nei “Deipnosofisti” che il pepe era già noto ai Greci nel V sec. a.C., ma non era molto diffuso. E Plutarco nelle “Questioni conviviali” conferma che i vecchi dei suoi tempi non lo conoscevano. Poi si incominciò a usare il pepe, la mirra e il cipero per aromatizzare il vino: il cipero era un’erba bianca, presente in Egitto, a Rodi e nel deserto libico, presso l’oracolo di Ammone, usata in medicina come rimedio contro le ulcere. Il commediografo Antifane (408- 334 a.C.) ci rivela che per qualche tempo il commercio del pepe fu pericoloso, “se qualcuno lo porta qui, lo accusano come spia e lo torturano”: infatti il pepe arrivava dall’India attraverso la Persia e perciò chi ne faceva commercio veniva sospettato di essere una spia del re di Persia. Teofrasto (371- 287 a.C.) scrive che ci sono due specie del “frutto che chiamiamo pepe”, “una specie è rotonda come la veccia, con l’involucro rossiccio, l’altra piuttosto allungata, nera, con semi simili al papavero. Questa è molto più forte dell’altra, ma entrambe hanno effetto calorifico: perciò esse aiutano anche contro gli effetti della cicuta”. Socrate morì avvelenato dalla cicuta: come antidoti di questa erba velenosa erano indicati, oltre al pepe, anche l’incenso e, dice Platone, il vino. A poco a poco il pepe divenne ingrediente fondamentale nella cucina dei frutti di mare e venne impiegato anche nella preparazione di due tipi di pane: lo “streptikios”, “il pane rivoltato”, che richiedeva anche l’uso di un po’ di latte e di olio, e “l’artolaganon”, nell’impasto del quale entrava, oltre al pepe, al latte e all’olio, anche un po’ di vino leggero. Plinio il Vecchio, che rivelò ai Romani l’esistenza anche del “pepe bianco”, si chiedeva, sorpreso, perché il pepe avesse avuto tanto successo: “…e dire che piace solo per il gusto amaro e lo si va a cercare nell’ India. Chi per primo volle sperimentarlo nei cibi, chi volle stuzzicare il proprio appetito senza aspettare di aver fame? Il pepe e lo zenzero nei loro paesi crescono allo stato selvatico, eppure si comprano a peso come l’oro e l’argento.”. E il trionfo del pepe non si ferma più: tra i secoli XI e XVI l’uso delle spezie diventa, scrive Ferdinand Braudel, “una vera e propria mania”, e al centro di questa mania si accampa quella che Massimo Montanari chiama “la follia del pepe”, ricercato non solo come condimento, ma anche come “medicina”: tra l’altro, tutte le scuole mediche gli attribuivano un solido potere afrodisiaco: a questo potere allude certamente la proposizione in lingua napoletana “ chisto tene ‘o pepe”. Notava Braudel che “la mania delle spezie” appare legata anche al fascino che l’Oriente esercitava sugli occidentali, spingendoli a immaginare l’esistenza dei Paesi di Cuccagna e dei Paradisi terrestri. “Interessante e divertente” Vito Teti definisce il saggio di C.M. Cipolla sul “ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo”: “alcuni studiosi – scrive il Teti – hanno sottolineato come la domanda e il commercio del pepe e delle altre spezie orientali abbiano giocato un ruolo fondamentale per le Crociate”.
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Il Mediano è con Monica: il coraggio non è vittimismo
Ci sono momenti nella vita in cui il silenzio diventa complicità. Questo è uno di quei momenti.
Come redazione de Il Mediano sentiamo il dovere di esprimere pubblicamente la nostra vicinanza e solidarietà a Monica Cito, collega e donna che da anni combatte con una malattia difficile e dolorosa, e che oggi si trova a dover affrontare non soltanto le angosce della situazione, ma anche gli attacchi meschini provenienti da Brusciano, da chi vorrebbe trasformare il suo dolore in un’arma politica.
È inaccettabile. Non solo perché offende una persona che sta lottando con coraggio, ma perché ferisce l’intera comunità. “Il dolore condiviso diventa più leggero”, scriveva Goethe: Monica ha scelto di raccontare la propria battaglia non per esibizione, ma per donare a chi legge una speranza, un esempio, una testimonianza di verità.
Definire “vittimismo” la sua scelta è non soltanto ingiusto, ma disumano. È segno di una politica che smarrisce il senso più autentico dell’impegno pubblico: l’umanità. “Non si governa una città senza cuore” – lo dimostrano queste parole che pesano più di mille programmi elettorali.
Monica non chiede pietà. Chiede rispetto. E noi siamo con lei e con tutte le persone che trovano forza nei suoi scritti. Raccontare la malattia non è mai un atto di debolezza: è semmai un atto di straordinario coraggio.
A chi l’ha insultata, resta soltanto la miseria delle proprie parole. Alla comunità civile resta invece un esempio luminoso: quello di una donna che continua a lottare, che non rinuncia alla verità, che trasforma la sofferenza in un messaggio d’amore.
E a Monica vogliamo dire: “Continua a scrivere. Non smettere mai. La tua voce è un bene per tutti noi”.
Notte di paura a Casoria, pizzeria danneggiata da una forte esplosione
Momenti di tensione si sono vissuti nel cuore di Casoria durante la notte. Intorno alle 2:45, un’esplosione ha rotto la quiete, svegliando decine di cittadini. In tanti, impauriti, hanno aperto le finestre e si sono riversati sui balconi per cercare di capire l’origine di quel fragore, accompagnato da fumo scuro e dal rumore sordo dei vetri andati in frantumi.
L’episodio si è verificato in via Principe di Piemonte, davanti a una nota pizzeria della zona. Secondo le prime ricostruzioni, a provocare il boato sarebbe stato un grosso petardo fatto esplodere davanti alla vetrina del locale. L’onda d’urto ha mandato in frantumi i vetri della facciata e ha danneggiato parte dell’ingresso, lasciando i segni evidenti dell’accaduto.
Subito dopo l’esplosione sono giunti sul posto i carabinieri della tenenza di Arzano, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato le indagini. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e verificando eventuali immagini di videosorveglianza per ricostruire con precisione cosa sia successo e chi possa aver piazzato l’ordigno.
Per fortuna, non si registrano feriti. Al momento dello scoppio la strada era praticamente deserta e nessun passante è rimasto coinvolto. La paura, però, è stata tanta, con i residenti che hanno raccontato di aver temuto il peggio.
Restano aperte tutte le ipotesi sulla matrice: gli inquirenti non escludono che possa trattarsi di un atto intimidatorio o di un gesto dimostrativo. La comunità locale, turbata da quanto accaduto, attende ora risposte rapide dalle autorità.
Foto di repertorio
Incidente sull’Asse Mediano, muore a 26 anni: era agente della Polizia Penitenziaria
Un’altra tragedia della strada ha colpito la Campania nel giorno di Ferragosto. A perdere la vita è stato Giuseppe Di Micco, 26 anni, nativo di Acerra e originario di Afragola, rimasto vittima di un grave incidente lungo l’Asse Mediano.
Secondo una prima ricostruzione, il giovane avrebbe perso il controllo della sua auto, finendo contro il guardrail. L’impatto è stato violentissimo. Subito soccorso, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale del Mare di Napoli, dove i medici hanno fatto di tutto per salvarlo. Purtroppo, le ferite riportate non gli hanno lasciato scampo e il 26enne è deceduto in tarda serata.
La vittima non era un ragazzo qualunque: Giuseppe prestava servizio come agente della Polizia Penitenziaria e lavorava in un istituto carcerario della provincia di Firenze. Una carriera intrapresa con serietà e impegno, che lo aveva portato lontano dalla sua terra, pur restando legatissimo alle proprie origini.
La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente sia la comunità di Acerra che quella di Afragola, dove era molto conosciuto e stimato. In poche ore i messaggi di cordoglio hanno invaso i social, testimonianza dell’affetto e della vicinanza di amici, colleghi e semplici conoscenti. In tanti lo ricordano come un giovane solare, sempre pronto ad aiutare gli altri, con un futuro ancora tutto da scrivere.
I carabinieri stanno lavorando per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente, mentre la salma è stata restituita ai familiari per l’ultimo saluto. Le esequie si preannunciano molto partecipate, con la presenza di parenti, amici e colleghi che vorranno stringersi intorno alla famiglia in questo momento di dolore.
Un destino crudele ha spezzato troppo presto la vita di Giuseppe Di Micco, lasciando un vuoto enorme nella sua comunità e tra chi lo aveva conosciuto.

